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andrea lombardi

il ragno senza ragnatela (it)

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Mentre ogni formica se ne andava in giro tutto il giorno per riempire di cibo il formicaio, e mentre ogni ape svolazzava dall’alba al tramonto da un fiore all’altro per fare scorta di polline, mentre anche ogni altro insetto passava il giorno a lavorare per il bene suo e dei suoi piccoli insettini, in giardino c’era qualcuno che sembrava passare le sue giornate senza far niente, suscitando l’invidia e l’antipatia di chiunque si trovava a passargli davanti.
“Eccolo lì, anche oggi il signorino se ne sta fermo a prendere il sole,” diceva uno scarafaggio a un vermicello indicando un ragno fermo al centro della sua ragnatela.
“Beato lui!” ribatteva il piccolo verme, che di certo avrebbe voluto essere al posto del ragno invece di dover rotolare nella terra in cerca di qualcosa da mangiare.
“Bella la vita del ragno,” concordava il calabrone che svolazzava sopra di loro. “Basta stendere una ragnatela ed aspettare che qualcosa ci resti impigliato!”
Quasi tutti gli insetti che vivevano in quel giardino la pensavano allo stesso modo, e più passava il tempo e più tutti si convincevano che il ragno non fosse altro che un pigrone. Un pigrone che, tra le altre cose, con le sue ragnatele finiva spesso per creare non pochi problemi agli altri animaletti.
Non passava giorno, infatti, senza che una farfalla o un moscerino andassero a sbattere contro un muro o su una pianta per non finire invischiati in quelle ragnatele, e lo stesso valeva per ogni cavalletta, grillo, ape o coccinella che passava nei paraggi.
Anche le formiche non vedevano di buon occhio le tele del ragno, poiché quando il ragno decideva di tesserle vicino al terreno erano sempre costrette a girarci intorno, oppure a faticare ancora di più per arrampicarsi sulle ragnatele ed attraversarle da una parte all’altra.
A chi si lamentava con lui per il suo comportamento il ragno rispondeva sempre la stessa cosa e sempre con la stessa aria indispettita.
“Mi sono mai lamentato io del ronzio delle api che mi rimbomba tutto il giorno nelle orecchie?” chiedeva agli insetti dall’alto della sua tela. “Mi avete mai sentito protestare contro le formiche che si arrampicano sulla mia ragnatela senza prima pulirsi le zampe?”
Ogni volta tutti gli insetti prendevano atto di come col ragno non si potesse proprio ragionare, e per quieto vivere continuavano a sopportare in silenzio i fastidi che gli causava, e a vedere il ragno come un pigrone che si godeva la vita alla faccia loro e delle loro fatiche.
Quello di cui gli insetti non si accorgevano, però, era che in realtà, tra tutti gli animaletti che abitavano in giardino, quello che faticava di più era proprio il ragno. Nessuno immaginava infatti quanto fosse faticoso costruire le tele enormi che il ragno era così bravo ad appendere da un ramo all’altro di un alberello o tra un muretto e un vaso di fiori. Né qualcuno aveva mai pensato allo sforzo incredibile che il ragno doveva fare ogni volta che con il suo filo tirava su qualcosa da terra per mangiare o per costruirsi un riparo per quando pioveva.
Nessuno comunque avrebbe mai immaginato che la cosa più faticosa e difficile per il ragno era preparare il filo che conservava dentro la schiena, e poiché quel filo era la cosa più preziosa che aveva, la sua ricetta era il segreto che il ragno custodiva più gelosamente.
La ricetta per un buon filo cambiava di ragno in ragno, e ognuno imparava la sua dalla mamma e il papà e la tramandava poi ai suoi ragnetti quando anche loro erano grandi abbastanza per costruire da soli le loro tele.
Il segreto della ricetta del ragno che viveva in giardino era appunto un segreto, e quanto quella ricetta fosse importante per lui lo avrebbero scoperto presto anche tutti gli insetti, scoprendo anche di essersi sempre sbagliati sul conto del ragno e sul suo stile di vita.
Una mattina, mentre faticavano sotto al sole come ogni giorno, le api, le formiche e tutti gli altri insetti del giardino lanciavano di tanto in tanto un’occhiata al ragno, che in barba ai loro sforzi si dondolava allegramente su un filo come se stesse alle giostre.
O almeno questo era ciò che pensavano tutti gli insetti, senza sapere che il ragno stava in realtà faticando ben più di loro per appendere quel filo a una pianta e iniziare a costruire una nuova ragnatela.
“Guarda come si diverte quel ragno!” diceva lo scarafaggio al solito vermicello. “E noi qui sotto a sudare per trovare qualche briciola!”
“Beato lui!” rispose come rispondeva sempre il vermicello, anche se cambiò idea di colpo quando vide il ragno perdere l’equilibrio e andare a sbattere contro la pianta, quindi ruzzolare a terra e, dopo essere rotolato nell’erba come una pallina di gomma, sbattere la testa contro un sassolino e restare immobile a pancia all’aria.
“Povero lui!” esclamò il vermicello mentre insieme allo scarafaggio e agli altri insetti correva a vedere se il ragno avesse bisogno di aiuto.
Anche se il ragno stava antipatico a tutti, infatti, gli animaletti di quel giardino erano pur sempre animaletti per bene, e avrebbero preferito dover continuare a parlar male del ragno vedendolo in splendida forma piuttosto che liberarsi di lui e delle sue ragnatele lasciandolo lì per terra a cavarsela da solo.
“Ragnetto, stai bene?” gli chiese il calabrone ronzando più forte del solito per farlo svegliare, e subito iniziarono a ronzare anche le api per dargli man forte.
Il ragnetto però non apriva ancora i suoi occhietti da ragno, nonostante le formiche avessero iniziato nel frattempo a pizzicargli le zampine.
Gli insetti avevano quasi perso le speranze quando la coccinella si avvicinò alla testina del ragno per sentire se respirava ancora, e all’improvviso il ragnetto non solo si risvegliò di colpo, ma risvegliandosi iniziò anche a ridere a crepapelle!
Le formiche pensarono subito che quella caduta doveva aver fatto impazzire il povero ragno, e solo dopo un istante si accorsero che la colpa era della coccinella e delle sue piccole ali.
“Ferma, mi fai il solletico!” disse il ragno tra una risata e l’altra, e smise di ridere solo quando la coccinella si allontanò un po’.
“Cosa è successo?” chiese il ragno tornando a farsi serio. “E perché state tutti qui intorno invece di lavorare in giardino?”
Subito tutti gli insetti che erano accorsi si ricordarono di quanto era antipatico quel ragno, ma gli raccontarono comunque di com’era caduto sbattendo la testa e perdendo i sensi.
Per la prima volta da quando lo conoscevano il ragno sorrise a tutti e li ringraziò per l’aiuto che gli avevano dato, e per la prima volta tutti pensarono che in fondo quel ragno non doveva essere così antipatico come avevano sempre pensato.
A quel punto però si era fatto tardi e gli insetti dovevano tornare al loro lavoro, e anche il ragno, dopo essersi massaggiato la testa per la gran zuccata che aveva dato, tornò ad arrampicarsi sulla sua ragnatela e a pensare a un posto meno pericoloso dove costruirne una nuova.
Trovare il posto giusto non era un problema, poiché quel giardino era pieno di vasi, piantine e alberelli su cui poter appendere ragnatele di ogni forma e dimensione, e la cosa più difficile si rivelò presto essere quella che per il ragno era sempre stata la più semplice.
Dopo essersi arrampicato in cima a una piantina di basilico, infatti, il ragnetto stava già per spruzzare il suo filo da una foglia all’altra quando si accorse che la sua riserva di filo si era esaurita.
“Forse ne avrò perso un pochino cadendo,” pensò il ragno tra sé e sé, e senza prendersela troppo riscese giù dalla pianta per preparare del nuovo filo.
Quando si guardò intorno in cerca degli ingredienti per la sua ricetta segreta, il ragno ebbe però uno strano presentimento. Dopo qualche istante il presentimento diventò una certezza, e il ragno smise di guardarsi intorno poiché si rese conto che non sapeva dove cercare, e soprattutto che cosa, e mentre la testa prese a girargli e ognuna delle zampette a tremare più dell’altra, dovette prendere atto che la zuccata rimediata poco prima gli aveva fatto scordare la ricetta per il suo filo portentoso!
Il povero ragno restò lì immobile in un angoletto del giardino senza sapere che fare, e un’altra volta tutti gli insetti smisero di lavorare per vedere cosa combinava il ragno, chiedendosi se gli effetti del capitombolo a cui avevano assistito stessero facendosi ancora sentire.
Dopo qualche istante, però, il ragno riprese a muoversi con aria convinta, e tirando un sospiro di sollievo anche gli insetti poterono tornare al loro lavoro.
“Bene, adesso mi ricordo tutto,” disse il ragno puntando verso il lato opposto del giardino, dove sorridendo raccolse una fogliolina di menta e due di basilico, un ciuffetto di muschio, un po’ di terra e un sassolino rotondo per schiacciare e mischiare tutto per bene.
Dopo aver aggiunto un po’ d’acqua a quel miscuglio il ragno si affrettò a berlo tutto fino all’ultima goccia, e dopo aver aspettato qualche minuto si sentì finalmente pronto per tessere la sua tela.
Oltre ad aver ritrovato la memoria il ragnetto ritrovò anche le energie, e ancor più in fretta di prima si arrampicò di nuovo sulla piantina di basilico, e in quattro e quattr’otto aveva già finito la sua nuova ragnatela. Prima ancora di terminarla, però, il ragno si accorse che c’era qualcosa che non andava, e purtroppo non era il solo ad essersene accorto.
Impigliate tra le maglie della ragnatela, infatti, c’erano già un’ape, un paio di mosche e persino il calabrone, che subito chiese al ragno cosa gli fosse saltato in mente.
“Ragnetto, mi meraviglio di te!” gli disse ronzando di rabbia. “Questa non è una ragnatela, è una trappola!”
Lì per lì il ragno non capì cosa volesse dire il calabrone, e tanto meno perché lui e gli altri insetti fossero finiti sulla sua tela. Solo dopo un istante si accorse che la ragnatela non era bianca come quelle che aveva sempre fatto ma verde proprio come la pianta a cui era appesa, col risultato che lì tra le foglie era praticamente impossibile vederla!
Il ragno si scusò subito con quei poveri animaletti mentre li aiutava a liberarsi dalle maglie della sua tela, e al dispiacere per avergli creato quel fastidio si aggiunse quello di aver scoperto che la sua ricetta segreta non era solo segreta ma anche sbagliata!
Di nuovo perplesso e un tantino abbattuto, il ragnetto riprese ad andarsene in giro per il giardino in cerca d’ispirazione, e dopo aver deciso di costruire una nuova ragnatela sulla fontanella al centro del prato sembrò finalmente ricordarsi quali fossero gli ingredienti giusti per il suo filo.
“Un semino di limone, due fili d’erba e un pezzetto di guscio di noce, poi una manciata di terra e un po’ di acqua tiepida,” disse il ragno tornando a sorridere, e dopo essersi procurato tutti gli ingredienti ed averli mescolati con il sassolino che aveva tenuto da parte, di nuovo bevve il suo miscuglio, e di nuovo si preparò a lavorare sulla sua nuova ragnatela.
Anche stavolta, però, prima ancora di completarla il ragno si accorse che nella sua tela c’era qualcosa di strano. Il colore stavolta era giusto, e ad essere sbagliato era qualcosa di ben più importante, poiché dopo che il ragno aveva iniziato a tessere la tela in cima alla fontanella, il filo si era allungato a tal punto da arrivare a sfiorare l’erba!
“Qualcosa non torna,” sbuffò il ragno perplesso e nuovamente sconsolato, e ad aumentare il suo sconforto arrivarono le risatine degli insetti che avevano smesso di nuovo di lavorare per guardare cosa faceva, e che dopo aver sempre invidiato quel ragno erano ben felici di poterlo finalmente prendere un po’ in giro.
“Ragnetto, ma che combini?” gli chiese ridendo lo scarafaggio. “La tua ragnatela sembra fatta di gomma!”
“Povero ragno,” disse anche il vermicello che gli strisciava sempre di fianco, “più che una ragnatela quella sembra un’altalena!”
A quel punto il ragnetto decise di andare a riposarsi per evitare un’altra figuraccia, convinto che la notte avrebbe portato consiglio e che, soprattutto, una bella dormita gli avrebbe fatto ricordare la vera ricetta del filo che prima di quel giorno non lo aveva mai tradito.
Anche la mattina seguente, però, le cose non andarono proprio secondo i piani del ragno, e se la prima ragnatela che stese quel giorno si rivelò troppo debole, quella che preparò subito dopo era talmente resistente e appiccicosa che al povero ragnetto ci volle tutta la mattina per riuscire a staccare le zampe dai fili in cui si era invischiato da solo.
Subito tutti gli insetti ricominciarono a prendere in giro il ragnetto, e a ogni tentativo che andava a vuoto lo prendevano in giro ancora di più.
“Qualcosa mi dice che da oggi in poi vivremo tutti più sereni,” disse la cavalletta al suo amico grillo, e il grillo e le api e tutti gli altri abitanti del giardino sembravano ancor più allegri di lei, poiché finché il ragno non avesse ricordato la sua ricetta nessuno avrebbe più corso il rischio di restare impigliato nelle sue ragnatele.
L’unico a non ridere era proprio il ragnetto, per il quale più passava il tempo e più la cosa iniziava a farsi seria. A forza di aggiungere alla ricetta rametti di rosmarino, pinoli e foglioline di più o meno ogni pianta, il ragno aveva infatti le idee più confuse che mai, e col passare delle ore, poi dei giorni e infine delle settimane, il ragno finì per perdere le speranze, e smise addirittura di provare a ricordare la ricetta che ormai dava per persa.
Vedendolo vagare per il giardino con la testina abbassata e lo sguardo mogio, tutti gli insetti si resero finalmente conto della gravità della situazione, e di come le sventure che fino a quel giorno li avevano fatti ridere e vivere un po’ più tranquilli avevano reso triste quello che in fondo era pur sempre uno di loro.
“Povero ragno,” diceva ogni giorno il vermicello guardando il ragnetto sempre più avvilito, e la stessa cosa pensavano anche tutti gli altri suoi amici e vicini di tana, e più passava il tempo e più nessuno aveva voglia di scherzare sulle disavventure del ragno.
“Bisogna fare qualcosa per aiutarlo,” disse finalmente la coccinella, e non ci mise molto a convincere anche gli altri, poiché tutti pensavano che il rischio di finire invischiati in una ragnatela fosse una cosa di poco conto rispetto al dover vedere il ragnetto così disperato.
Il problema era che nessuno sapeva cosa fare per aiutarlo, soprattutto perché per risolvere il problema del ragno bisognava fargli ricordare la sua ricetta segreta, una ricetta che il ragno aveva ovviamente tenuto sempre per sé.
Anche la coccinella sapeva che aiutare il ragnetto sarebbe stato difficile, ma sapeva anche che aiutarlo era importante non solo per il bene del ragno, ma anche per quello di tutto il giardino.
“Lo so che le tele del ragno hanno creato problemi a tanti di noi,” disse agli altri la coccinella, “però senza quelle ragnatele il giardino non sembra più lo stesso.”
La coccinella aveva ragione, e anche se in passato nessuno degli insetti era mai andato d’accordo col ragno, ognuno di loro pensandoci su si rese conto di essere affezionato a quel ragnetto e persino alle cose che faceva ogni giorno.
“È vero,” sospirò il vermicello, “rotolarsi nella terra non sarà più la stessa cosa senza il ragno che si arrampica sulle sue ragnatele e sul pino vicino alla siepe.”
“Il vermicello ha ragione,” disse lo scarafaggio scuotendo la testa. “Andare in giro in cerca di briciole sarà più triste senza il ragno che tesse la tela mentre sgranocchia chicchi di riso.”
“E anche volare da un fiore all’altro era più divertente quando potevamo guardare il ragno che passeggiava nell’erba,” aggiunsero una dopo l’altra anche tutte le api.
Di colpo sul faccino della coccinella spuntò un sorriso, poiché senza rendersene conto, grazie ai loro ricordi, ognuno degli insetti aveva appena aiutato il ragno più di quanto potesse pensare, e dopo aver ringraziato tutti, e senza che nessuno capisse il perché, la coccinella si affrettò a volare dal ragno.
“Resina di pino, chicchi di riso e fili d’erba!” disse la coccinella tutto d’un fiato dopo aver trovato il ragno che camminava senza meta in fondo al giardino.
Subito una luce illuminò gli occhi del ragno che finalmente ritrovava il sorriso, e dopo aver ringraziato la coccinella volle urlare a tutti la sua gioia: “Eccola, è questa la mia ricetta segreta!”
Certo, a quel punto segreta quella ricetta non lo era più, ma il ragno era convinto che quello non sarebbe stato un problema, e come lui ne erano convinti anche tutti gli insetti, che sapevano bene che per fare una ragnatela non ci vuole solo la ricetta per un buon filo, ma soprattutto un ragno esperto che sappia tesserlo nel modo giusto.
Da quel giorno il ragno e gli altri abitanti del giardino diventarono grandi amici, e tutti impararono a vedere il ragno come il gran lavoratore che era, e le sue ragnatele non più soltanto come delle scocciature.
Da parte sua il ragno volle sdebitarsi con gli altri insetti per l’aiuto che gli avevano dato, e trovò il modo giusto per farlo proprio grazie al filo che era tornato più portentoso che mai.
“Grazie ragnetto!” dissero in coro le formiche dopo che il ragno costruì degli zainetti di tela per le loro provviste.
“Sei un vero amico, ragnetto, grazie a te non avrò più troppo caldo!” disse lo scarafaggio quando il ragno gli regalò un ombrellone fatto di ragnatela.
Giorno dopo giorno il lavoro degli abitanti del giardino divenne meno faticoso grazie ai regali che il ragnetto continuava a fare ad ognuno, finché proprio il ragno divenne l’animaletto più ammirato di tutti, e quello a cui tutti volevano più bene.
“Beato lui!” diceva il vermicello quando vedeva il ragno sulla sua ragnatela, e finalmente lo diceva senza un briciolo d’invidia. “E beati noi ad avere un ragno per amico!”
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