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emilio de marchi

la galleria vittorio emanuele (it)

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SE come v'è un idrometro, che segna il crescere e il calare delle acque dei fiumi, vi fosse anche un misuratore della vita più o meno intensa d' una città, è nella galleria Vittorio Emanuele che Milano andrebbe a collocare questo curioso strumento. Non avviene cosa infatti, non passa nell'aria il rumore d'una festa o d'una sventura, di cui 1' ottagono della nostra Galleria non risenta o poco o tanto l'influenza e non ne dia qualche segnale, come il quadrante di un barometro al variare del tempo. C'è un flusso e riflusso di gente, un andare e venire di luce là sotto , un non so che nelle botteghe e nella illuminazione, che vi dice con quasi precisione se oggi è giorno di festa o di lavoro, se vuol fare bel tempo, se d'inverno o d'estate, se le cose della Scala vanno bene o vanno male, se è un giorno di elezioni o un altro di conquista nelle acque di Tunisi, se è carnevale o quaresima; e così via, si può dire che, mentre nelle altre vie, lunghe e tortuose , la vita e le sue manifestazioni vanno più disperse, sotto la cupola del Mengoni passino come sotto a una lente, o risuonino più forte, come sotto una volta.
Un Diogene che potesse ivi fermare la sua botte, a dispetto delle guardie, avrebbe occasione di studiare gli uomini e le cose senza bisogno di rotolarla per il corso. Ecco, per esempio , il bullettino medio d' una giornata, quale sarebbe, se si potesse collocare il biometro che ho detto:
Ore 7 ant. - poca gente. - Milano dorme. Ore 9 - gente che corre - Milano lavora. Ore 11 - pieni i caffè. - Milano fa colazione. Mezzodì -cantanti e impresari. - Milano è la prima città musicale del mondo. Ore 3 pom - molta gente felice - Milano si prepara al pranzo. Ore 6 - nessuno. - Milano pranza. Ore 7 - il vaporino. - Milano si diverte. Ore 9 - folla. - Milano digerisce. Ore 10 - la gente dirada. - Milano rincasa. Mezzanotte - pochi lumi. - Milano dorme.
Dorme, sed cor suum vigilat: quelli che non hanno una casa, o che, avendola, l'hanno perduta, o che patiscono l'insonnia; quelli che gli amici menano a perdizione ; i traditi nell'amore e nelle gambe ; chi deve partire con una corsa prima dell'alba ; chi torna da una festa da ballo, o da un letto di morte, tutti coloro insomma che il caso, la sventura, o il capriccio conducono per le strade dopo le due e le tre ore di notte , convengono in Galleria attratti dal centro e dalla sicurezza del luogo. Sono questi i rari nantes che potrebbero prestare il titolo a un romanzo meno nojoso degli altri ; ed è certo che non si passeggia inutilmente dopo la mezzanotte in su e in giù per la Galleria. Dio vi guardi, figliuoli, da questa e da molte altre disgrazie. Quando, spenti i lumi, meno i quattro lampioni agli angoli , la volta e il tettime s'imbrunano, prendendo il colore dell'acciajo; e quando la luna vi piomba addosso le sue fosforescenze di madreperla, non si ode che un brontolìo di voci e un suono distinto di passi sul pavimento pulito, spazzato, lucido, trasparente come l'acqua, - la Galleria è uno spettacolo che fa pensare, che incute nell'animo un senso pauroso di riverenza, come a vedere una cattedrale di notte.
Quando si sparge e corre per la città una grande notizia politica, o ricorre un grande anniversario, immensa è la fiumana di gente che vi si versa di giorno e di sera. Quivi arrivano i primi telegrammi, i primi supplementi ; s'impastano avvisi manoscritti sopra le imposte delle botteghe, e la gente, non preoccupata dal pensiero delle carrozze e della pioggia, si raduna, fa crocchio, si rimescola. Nei giorni di grande illuminazione, per due correnti contrarie la folla striscia lenta e faticosa, ma senza urti e senza ingorghi sul lastrico come un fiume grosso, ma non torbido ; nel bruno degli abiti borghesi spiccano le divise dei soldati, i scialli delle mamme, i cappellini delle popòle, i grembiuli bianchi delle servette, e tutta questa famiglia umana ciarla, abbrucia e ribolle sotto il riverbero di mille, fiammelle che sembrano corone di gemine. I caffè, specialmente il Biffi e il Gnocchi, riboccano anch'essi, straboccano; fra sedia e sedia, fra tavolino e tavolino, non v'è posto che per la gamba lesta e sottile del cameriere, e gli avventori si ammontonano, e quasi prendono il caffè l'uno stille ginocchia dell'altro. Il fumo dei sigari, la vampa dei lampadari, la chiacchiera di tanti chiacchieroni, il tintinnio delle tazze e dei cucchialini sui vassoi, il grido di chi comanda e di chi risponde, l'orchestrino che s'ingegna di strombazzare la marcia dell'Aida, il muggito della folla che vien dal di fuori, la luce bianca e ardente del gas, tutto lo spettacolo d'una sera di festa straordinaria , come lo statuto o il ventidue marzo, fanno una atmosfera di serra, sbalorditoja, dove non può resistere che il polmone artificiale di chi abita le grandi città, dove un montanaro resterebbe abbagliato come un fringuello fra gli specchi, e da dove si scappa col forte picchiamento dei polsi e colle vertigini, per averne le scalmane e i luminelli negli occhi un gran pezzo della notte.
E così pure un grande dolore pubblico ha il suo contraccolpo in Galleria, come se qui fosse il cuore della città. Chi si ricorda la sera del 9 gennaio, quando si seppe che Vittorio era morto? chiuse le botteghe, che per essere tutte belle e splendide e poste in fila come tante specchiere, fanno sentire più profondamente la loro mancanza, la folla pareva umiliata, scoraggiata, e si vedevano davvero le lagrime, che s'inventano spesso tanto volontieri, così per le grandi, come per le piccole cose.
Arriva a Milano un reggimento nuovo? una carovana di pellegrini francesi? una compagnia di alpinisti tedeschi? - Senza bisogno di leggere i giornali voi trovate i soldati , i pellegrini, gli alpinisti in Galleria. I piccoli geni che spuntano , i famosi pianisti di passaggio (sempre a braccio del Filippi), il celebre giornalista di Roma, il celebre scrittore di Bologna, i corazzieri del re , l'ambasciatore giapponese o un suo figliuolo, chi è scampato per un miracolo da un incendio, da un duello, da una valanga, chi ha sposato di fresco una bella donnina, tutti quelli , per farla corta , che possono provare qualche consolazione a essere veduti e segnati a dito , passando nell'ottagono della Galleria, è come se cadessero nel bel mezzo d'una pupilla. Volete sfoggiare un' opinione , un cappello , un pajo di stivali ? Mettete una cravatta rossa, il vostro cappello e il vostro pajo di stivali, e, fatti due giri, anche i cani ne discorreranno. Avete una notizia, una barzeletta, una carota da spacciare? - Non la buttate nel fango delle strade. - Volete chiedere dieci lire ad un amico? - non andate sui bastioni ad aspettarlo. - Desiderate raccogliere degli abbonati per un vostro giornale, di cui l' Italia non può far senza? - È molto tempo che vi bolle nel cuore un odio accanito contro un rivale o contro un maldicente? - In Galleria voi trovate l'amico capace di tutto, cioè, di ridere alla vostra facezia, di mangiare la vostra carota, di credere alle vostre idee, di prestarvi dieci lire o di chiedervene venti : uno schiaffo poi dato a un insolente in pieno ottagono è d'un effetto così sonoro e immediato, che Dante Alighieri, ne' vostri panni, ne ringrazierebbe e ne loderebbe il Signore.
D'inverno, quando nevica o soffia il diavolo a quattro, è una vera provvidenza di potervisi rifugiare come in casa sua, di chiudere l'ombrello, di accendere il sigaro : si mettono le mani in tasca e così, lirum larum, si passa leggendo i frontespizi dei libri, i cartoni delle musiche del Ricordi; si assaggiano cogli occhi i marons glacés delle pasticcierie e ci scaldiamo lo stomaco coi punch che bevono gli altri al di là delle vetriate. C'è poi sempre qualche nuova bizzarria a vedere.
Oggi è un capitano dei lancieri alto che pare un campanile : domani è una signora provinciale vestita di verde: un altro giorno è una bella fioraja, che dicono nuova, cioè appena arrivata da Napoli, o sono i tirolesi che cantano nella birreria Stocker , o il professore Ialolnelo che dà concerti sui bicchierini del Campari, o vi danno un foglietto gratis che annuncia il prossimo arrivo in questa celebre città d'un altro celebre professore di chiromanzìa (chi non è professore di qualche cosa?) o la presenza d'un pesce cane pescato nelle acque di Trieste.
Così un poveretto, senza spendere un quattrino, si diverte come alle marionette. Accade talvolta d'intendere un gran colpo come di pistola in fondo, laggiù, non si sa dove. La gente si volta, corre a vedere, fa la montagna.
Cos'è stato ? - Non so, un colpo. - Chi? - Una pistola? - s'è ammazzato? - un ubriaco ? - dove ? - Ciao, Spargella, cos'è stato ? - Un uomo portava un' imposta ed è caduto. - E l'uomo ? - È rimasto in piedi. - O bella ! - Chi vedo, anche Tognino in Galleria? - Ciao, Tognino. - Bravo Tognino, viva Tognino ! -
Al grido di viva molti si fermano, molti ridono, poi la gente passa, e un povero diavolo, come dico, senza spender nulla, si diverte come alle marionette.
Penso sempre che disgrazia sarebbe stata per noi milanesi, se invece d'una Galleria, bella e magnifica come un salone, col pavimento di mosaico, con tante statue e pitture dilettevoli e ad un tempo istruttive, ci avessero edificata un'altra cosa, come sarebbe a dire una piramide o mettiamo pure anche un porto di mare.
Dove si andrebbe ogni sera fra le sette e le otto e ogni festa fra le quattro e le cinque ? dove si potrebbe aspettare un amico poco preciso, anche un'ora intera, senza soffrire le pene dell'inferno, e dove farlo aspettare il doppio senza rimorso? dove moverebbero i primi passi i giovinetti che posseggono una chiave del portello ? e dove le fioraie, che da un pezzo hanno perduta anche la chiave del portello ? Dove i giornalisti, gli artisti, i critici, i politici potrebbero ogni giorno prender il loro bagno di opinione pubblica e affilare lirum larum le piccole forbici della maldicenzuccia ? e gli scolari del liceo potrebbero trovare una traduzione, che poi si copia in bello addirittura ?
Immaginate voi una rivoluzione seria (che Dio ne scampi) sotto questa tazza di vetro, quando la gente perde la dirittura e cominciano le fucilate ? per ogni colpo striderebbe l'anima del povero Mengoni nelle lastre infrante, e in due ore la Galleria Vittorio Emanuele, il trionfo della linea curva (come disse uno scrittore non angoloso), il più bel passeggio coperto del mondo, sarebbe ridotta alla condizione d'un pagliajo. Poco mancò che non ce la guastasse del tutto la grandinata del 74, nel tempo d'un Pater noster. Il cielo a un tratto divenne buio e pensoso : poi, non potendone più, rovesciò i primi saggi d'una gragnuola non mai veduta nè a Milano, nè fuori del dazio. Eran uova di gallina, d'un guscio che pareva di granito. Ai primi colpi crepitarono tutta la cupola e i bracci della croce; ai secondi caddero i vetri e gragnuola asciutta; ai terzi si aggiunsero piombi, traversini, mensole che, rovesciandosi sulle finestre, sulle botteghe, sui fanali, rompevano altri vetri, altri fanali, furiosamente, dando un suono diabolico di chiodi scossi, finché aperte le breccie, squarciata la pancia della rotonda, entrò il diluvio a lavare il resto. Chi vide quella sera la Galleria buja, coi lampioni scassinati, i globi di cristallo seminati in terra, coll'armatura del tetto a pezze e ad occhi senza occhiali può dire d'aver veduta la casa delle streghe.
Non so se le guide del Bedeker diano notizie del famoso vaporino, notandovi accanto un curieux o un remarkable; ma so che i forastieri, e specialmente le vecchie signore americane, ne sono innamorate. Verso l'ora d'accendere i lumi, la gente comincia a far siepe e a guardare in su, dove nel grigio cristallino della vasta coppa si agitano un uomo e un tizzone acceso. Già per i quattro bracci della gran croce vanno via via accendendosi i lumi, mentre nuova gente entra a poco a poco per le quattro porte, e stagna nel mezzo, o divaga non tanto lontano, chiudendo in cuore la compiacenza del vicino spettacolo.
Quelli stessi che i gravi pensieri della giornata rendono meno sensibili alle profane gioie della vita ; i professori e gli uomini di stato, che hanno letto sui libri la descrizione delle antiche sette meraviglie, e che hanno navigato nel mare della vita più ancora di Ulisse, fingono di non curarsene, voltano le spalle, accendono i loro discorsi sulla immortalità dell'anima, sulla questione monetaria, come se nel globo immenso della cupola non s'agitassero quell'uomo e quella face; ma quando sono accesi ormai tutti i lampioni del pian terreno, e si ode lo squillo della cornetta che dà il segnale e i nasi si voltano in su, e sorge dalla moltitudine prima un bisbiglio e poi un gran respiro di consolazione, anche gli uomini seri si arrestano, non importa se la cosa sia volgare e ripetuta. Il vaporino colla sua coda di fuoco si avvia, adagino, adagino, lasciando dietro di sè tante virgole luminose, si affretta curvandosi nella linea della cupola, scappa come un topolino,, seminando la luce e descrivendo in mezzo minuto un luminoso zodiaco.
Nessuno parla per quel mezzo minuto: i colli seguono l'orbita del vaporino, e nel tempo ch'esso impiega a tornare al suo punto di partenza, due terzi almeno degli astanti hanno girato una volta sopra sè stessi in forza di quella forza, che attira le farfalle intorno alla candela.
Curieux! gracieux! bello! ah! ah! ah! Ben le bell! Madonnina! - Hast du gesehen? - e cento altre esclamazioni liete e oneste tengono dietro al famoso avvenimento, che da, quasi quindici anni rallegra tutte le sere gli occhi dei mortali.
La folla si distende, si disperde, non ci pensa più, ma domani sera sarà lo stesso ; e il vaporino rallegrerà i nostri figliuoli e i figliuoli dei nostri figliuoli, se la luce elettrica non verrà prima a rompere le uova nel paniere.
Si potrà dire e lo si dice che la Galleria è una sconcezza di stucco, che non ha nessun gusto d'arte, che è la grotta di Eolo, che in architettura è scorretta come la lettera d'un pompiere innamorato ; ma tutti ce la invidiano e le signore americane, di cui parlai di sopra, se potessero, vorrebbero portarla a casa nel baule.
Se fosse di marmo, sento dire, sarebbe molto più bella. Lo so, ma a questo mondo è una buona regola di supporre sempre che le cose possono essere più brutte di ciò che sono, o almeno che le cose che non esistono sono sempre le più inutili e le più sciocche.
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