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Stories / Poems

Stories by al-ğāḥiẓ

il rinoceronte

italian

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La maggior parte di coloro che negano l’esistenza di un animale chiamato rinoceronte sostiene che è soltanto una favola simile a quella dell’uccello ’anqā’ muġrib, che si vede riprodotto nel disegno dei tappeti dei persiani e che nella loro lingua è detto simurg, nome che significa «trenta uccelli», perché portatore di distruzione come uno stormo di rapaci. Si dice infatti talora, quando si vuole significare la morte o la scomparsa di qualcuno: «L’uccello ’anqā’ è disceso dall’aria su di lui». Secondo una leggenda i persiani avrebbero detto a un profeta: «Noi non crederemo in te, fino a quando non avrai messo la museruola all’uccello ’anqā’, e fino a quando non avrai trasformato l’oggi nello ieri!».
Ma invece l’esistenza del rinoceronte è confermata da molti e anche il profeta Davide – che scendano su di lui la benedizione e i favori divini – lo nomina esplicitamente nei salmi. Lo stesso Aristotele nel libro sugli animali ne parla, chiamandolo «l’asino indiano, che ha un solo corno piazzato in mezzo alla fronte», e gli abitanti dell’India sono tutti d’accordo su questa caratteristica. Il numero di questi animali è raro perché la femmina è poco prolifica e avrebbe una gestazione lunghissima, ancora più lunga di quella degli elefanti. Si dice a proposito dei suoi piccoli una cosa così straordinaria che, se non fosse ripetuta continuamente da tutti gli indiani, sarebbe ritenuta una leggenda: quando essi sono ancora nel ventre materno, ma la gestazione è arrivata alla fine e la madre sta per partorirli, essi mettono fuori la testa e brucano le foglie che sono attorno. Il piccolo, una volta rifocillato, ritira dentro la testa e si comporta così fino a quando, essendo cresciuto e non sopportando più la esiguità di quello spazio, esce completamente. Al momento della sua uscita è così forte e vigoroso da poter andare alla ricerca del cibo ed è capace di difendersi: del resto nessun animale, selvaggio o no, lo attaccherebbe perché quando si trova in un luogo a pascolare nessun altro si avvicina a meno di una distanza notevole, perché esso li intimidisce e fuggono per paura davanti a lui. Si cita come esempio della forza e della potenza del rinoceronte il fatto che esso, con il corno posto sulla fronte, dia un colpo tale a un elefante da sollevarlo da terra e gettarlo lontano, senza essere spaventato dalla mole dell’avversario e senza alcuna difficoltà, e l’elefante non si risolleva tanto presto: forse però questo racconto appartiene più al mito che alla realtà.
Quanto al corno del rinoceronte, un uomo degno di fede mi ha detto di averlo visto, e che essi sono alla base larghi circa due spanne, più larghi che lunghi, e l’estremità è appuntita; essi sono compatti e lisci, in qualche parte più molli e in altre più duri, ma la loro resistenza è a tutta prova. Da Bassora si spediscono corni di rinoceronti verso la Cina, perché dall’India essi passano prima nei nostri porti: la polvere del corno di questo animale ha delle proprietà per le quali è molto ricercata.
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