il mio cuore per un principe
italian
"Bisogna che ti sistemi un po', Alisa!" Intenta a preparare il vassoio, Alisa fece del suo meglio per non farsi ferire dalle osservazioni impertinenti della cuoca, Maria. "Il principe Benito gradisce che il personale sia immacolato. Se non ti sforzerai un po', non manterrai a lungo questo lavoro." "Lo farò" assicurò Alisa annuendo. "È solo che sono arrivata qui di corsa.
Avevo appena scoperto che mi era stato offerto il posto. Sono dovuta correre a casa per cercare qualcuno che badasse a Marietta." "Non usare sempre la bambina come scusa" replicò Maria pungente. "Una donna nella tua sfortunata posizione può ritenersi fortunata che le sia stato proposto di fare da governante nella villa del principe Benito. Sai quante cameriere sarebbero più che liete di prendere il tuo posto? Dovresti presentarti con i capelli legati e magari anche con un po' di trucco. Non stai più pulendo i camini, adesso! Devi adeguarti alla posizione che hai." "Lo farò, Maria..." Il vassoio tra le mani, Alisa imboccò il lungo corridoio, la nuova uniforma candida che si muoveva leggermente a ogni passo, le scarpe immacolate dalla spessa suola di gomma che non producevano il minimo rumore toccando il pavimento di marmo più che lucido. Con una lieve smorfia aggiunse la parola sistemarsi all'infinito elenco di cose urgenti che doveva fare.
Doveva.
Aveva bisogno di questo lavoro. Anche se gli orari erano impossibili, anche se stare al passo con la vita piena di impegni del principe Benito significava vedere a malapena Marietta mentre lui era lì a Niroli. Sì, ne sarebbe sicuramente valsa la pena. Alzando la mano per bussare alla porta della sua camera da letto, Alisa si accorse che stava leggermente tremando.
Come cameriera di palazzo, era abituata a confrontarsi con l'esistenza dorata e senza pensieri dei reali, ma sempre tenendosi a una certa distanza, lavando loro lenzuola e piatti, pulendo i pavimenti. Inosservata e non necessaria.
Fino a quel momento!
Il principe Benito aveva fatto la sua entrata trionfale a Niroli appena tre sere prima. Ospite del cugino, l'adorato per quanto reprobo principe Luca Fierezza, Benito era salpato con il suo yacht da sessanta metri dalla vicina isola Contarini, e durante la breve permanenza sull'isola di Niroli non aveva mancato di farsi riconoscere, come del resto accadeva di solito durante le sue frequenti visite. Nei corridoi di palazzo erano circolati pettegolezzi di lunghe serate di giochi e feste, e la prima vittima delle sue maniere brusche era stata la fidata e scrupolosa governante Bianca, licenziata in tronco per avere apparentemente alzato gli occhi al cielo alle eccessive pretese della sua ultima fiamma, Victoria. La seconda vittima era stata la stessa Victoria, cacciata dal principe, come si mormorava, per aver alzato a sua volta gli occhi davanti a una delle sue eccessive richieste.
Alisa si augurava di non aggiungersi all'elenco.
Due tocchi delicati sulla porta, un istante di educata attesa, ed entrò, trattenendo per un istante il fiato con la stessa forza con cui stringeva il vassoio, gli occhi che faticavano ad abituarsi al buio.
"Il caffè, Sua Altezza." A quanto pareva, il principe detestava le conversazioni inutili. Un breve cenno di saluto sarebbe bastato, era stata istruita. Poi doveva versargli il caffè mentre si svegliava, sistemargli la tazza sul comodino, tirare le tende e preparargli il bagno.
A quel punto avrebbe potuto riprendere a respirare normalmente.
In quel frangente, però, non era tanto la sua condizione di principe a turbare Alisa mentre avanzava nella stanza. Non era nemmeno il bisogno disperato che aveva di tenere quel lavoro. No, ciò che faceva tremare i suo nervi di ventunenne nel trovarsi lì di fronte a lui era qualcosa di più elementare. Non era mai stata nella camera da letto di un uomo prima di allora. Almeno non alla presenza del legittimo occupante.
Non si era mai trovata di fronte a un uomo che dormiva.
Benito giaceva prono sull'ampio letto, i cuscini gettati sul pavimento, la mano abbandonata di lato come se fosse su un materassino e sfiorasse l'acqua sotto di lui. Persino nella semioscurità era bellissimo, molto più di quanto non apparisse nelle fotografie che lei aveva visto. Spalle larghe, capelli corvini, mascelle scolpite e cesellate alla perfezione, naso aquilino e due labbra carnose, leggermente aperte. Mentre Alisa gli versava il caffè della mattina, le sopracciglia gli si inarcarono appena. Era ovvio che considerasse quel servizio come dovuto.
Dove diavolo si trovava?
Allungando le gambe, Benito non incontrò nulla. Non era abituato a uno spazio vuoto nel proprio letto. Con indolenza aprì un occhio, ma anziché riprendersi, lottò per non destarsi, assaporando il profumo dolce e femminile che gli riempiva le narici, la voce carezzevole che l'aveva svegliato, e guardando di sottecchi le dita lunghe e affusolate che con un lieve tremito gli stavano servendo il caffè.
"Che ore sono?" "Le undici." La voce ora proveniva dall'altra parte della stanza. Benito si girò verso il suono, mettendosi a sedere e osservando la ragazza che stava tirando i pesanti tendaggi. Riccioli scuri, mollemente trattenuti, le sfioravano il dietro dell'abito, il taglio senza forma e voluminoso della stoffa ad accentuarle le braccia e le gambe sottili. Chissà com'era, a guardarla dal di fronte?
"Desidera che ora le prepari il bagno?" Quando si voltò, il sole alle sue spalle le mise in ombra il volto, ma mentre gli si avvicinava, lentamente gli fu possibile metterlo a fuoco. Morbidi ricci le incorniciavano il delizioso viso, gli occhi scuri timidamente abbassati, le labbra piene e rosee che si muovevano imbarazzate mentre gli parlava e, notò Benito, i metri di stoffa che le coprivano il corpo senza, comunque, riuscire a nascondere del tutto la splendida curva dei seni.
Desiderando essere ancora sdraiato, mentre la ragazza si chinava su di lui per servirgli il caffè, Benito sollevò le ginocchia. Gli occhi scuri non erano neri, ma del verde più profondo, e quel profumo vanigliato stava momentaneamente superando l'aroma forte del caffè, turbandolo nel profondo.
"Desidera fare un bagno, signore?" gli domandò ancora Alisa.
Afferrandole la tazza dalla mani, Benito decise che doveva scoprire qualcosa di più su di lei. Erano tre notti che dormiva da solo e quella cameriera era davvero attraente.
"Sì." Il suo leggero cenno del capo avrebbe dovuto servire a congedarla.
Bianca, la sua vecchia governante, l'avrebbe colto al volo, ma la ragazza, chiaramente a disagio nel proprio ruolo, rimase lì ferma, mordendosi con nervosismo il labbro inferiore ed esitando a rivolgergli ancora la parola.
"Posso fare qualcos'altro per lei?" Un sorriso impercettibile increspò le labbra di Benito, un pensiero del tutto inappropriato che gli si faceva strada nella mente. Quella cameriera era davvero splendida. La tentazione di spostare le lenzuola e spiegarle esattamente cosa avrebbe potuto fare per lui era fortissima, e probabilmente per la prima volta in venticinque anni, di fronte alla propria depravazione, Benito arrossì.
"Metta in ordine il bagno" le ordinò congedandola con un cenno deciso della mano. "C'è un sacco di roba da donne in giro. Voglio che sparisca tutta. Sono stufo di guardare quelle schifezze. Le butti via, per favore." "Certo." Mentre lasciava scorrere l'acqua per riempire la vasca, aggiungendo olio profumato e preparando gli asciugamani, Alisa scorse la propria immagine riflessa nel grande specchio. Con quei ricci impazziti e quella carnagione arrossata, come sarebbe riuscita a sistemarsi senza nessuno strumento del mestiere? Tutto quello che guadagnava aveva già una precisa destinazione.
Affitto, medicine per Marietta, i libri per la scuola serale e, nella migliore delle ipotesi, anche del cibo!
E se non avesse buttato via proprio niente?
Aprendo un rossetto, proprio come una bambina persa nella borsa dei trucchi della madre, Alisa avvicinò il cilindretto colorato alle labbra. La tentazione di provarlo era irresistibile.
"Cosa sta facendo?" Il senso di colpa la fece sobbalzare. Alisa non sapeva da quanto il principe fosse lì a guardarla, solo un asciugamano a coprirgli i fianchi scolpiti.
Benito le si avvicinò, guardando la sua immagine nello specchio. La osservò con severità mentre arrossiva fino alla radice dei capelli per l'imbarazzo, non tanto per essere stata scoperta, ma per quello che di sicuro sarebbe successo.
Non c'era alcun dubbio che il suo tempo come governante fosse finito ancora prima di cominciare.
"Mi scusi!" Gli occhi colpevoli di Alisa incontrarono i suoi. "Non avevo intenzione di..." Sapeva bene cosa suggerivano le apparenze. Era perfettamente conscia di essere stata colta in flagrante mentre pensava di rubare. "Non avrei mai..." Benito rimase a fissarla mentre annaspava, impassibile, e la voce le morì in gola. "Mi sembrava un peccato buttare via tutto, quando mi è stato consigliato di sistemarmi un po'... " ammise con un filo di voce.
"Chi gliel'ha detto?" "Maria, la cuoca. E anche gli altri. Mi hanno spiegato che, se devo lavorare per lei, è meglio che mi sforzi." Gli occhi le si riempirono di lacrime, e Alisa li abbassò, al colmo dell'imbarazzo. "Non posseggo trucchi. Non ho nulla." "E allora li provi." Gli occhi scuri di lui la fissarono con severità attraverso lo specchio, un accenno di sorriso sulle labbra crudeli. "Chi lo sa? Magari, se riesce a riordinarsi, può essere che io decida di tenerla." Brutto bast...
Alisa avrebbe voluto girare i tacchi e scappare via, ma siccome questo avrebbe significato scontrarsi col suo torace nudo, non le restò altra scelta che acconsentire. Non aveva mai indossato il rossetto. Quando le sue dita poco esperte cercarono di metterselo, la fredda pasta cerosa le sembrò strana sulle labbra.
"Così." Benito si voltò verso di lei, afferrandole lo stick dorato dalle mani e stendendole il colore sulle labbra con delicatezza. Imbarazzata, Alisa chiuse gli occhi, sicura che lui la stesse deridendo, prendendosi gioco di lei, come un gatto che torturava l'uccellino prima di ucciderlo.
Che diavolo stava facendo?
Maledizione, non gli importava un bel niente che lei prendesse quei trucchi! Dopotutto, lui non ne aveva il minimo bisogno. Avrebbe dovuto cacciarla via, Benito lo sapeva bene, e chiudersi la porta alle spalle, ma quella ragazza era così adorabile... Quegli occhi attoniti, intimiditi, lo intrigavano, il rapido su e giù del suo florido seno lo eccitavano: E adesso lei era lì, la morbida pelle delle sue guance contro il suo palmo, le lunghe e folte ciglia ad accarezzarle il viso mentre chiudeva gli occhi per trattenere le lacrime. E quelle labbra! Così piene, carnose, rosse e brillanti come fragole... E lui era lì, nudo se non per un asciugamano che gli copriva a malapena i fianchi, con tutta quella bellezza tra le mani.
Quando Alisa aprì gli occhi, fissandolo intimidita, Benito lottò contro la tentazione di spogliarsi, baciandola con passione.
"Ecco fatto." Aiutandola a girarsi verso lo specchio, la osservò silenzioso mentre contemplava la propria immagine riflessa. Un brivido di desiderio lo colse quando Alisa increspò leggermente le labbra, facendovi scorrere la lingua.
"Cosa ne pensa?" "È ciò che pensa lei, che importa." Benito la vide deglutire a stento, gli occhi che si riempivano di lacrime.
"Mi scusi. Le assicuro che non si ripeterà più." "Bene." La voce di Benito si indurì all'improvviso. "Come si chiama?" "Alisa." "Be', Alisa, non ha bisogno del rossetto per... " Benito non terminò la frase. La sua linea di pensiero era completamente sbagliata. "Per ora è tutto." Arrossendo fino alla radice dei capelli, Alisa gli indirizzò un breve cenno di assenso, si girò e si precipitò fuori dalla stanza, dimenticando nella fretta di chiudersi la porta alle spalle.
Rimasto immobile a guardarla, Benito non la richiamò indietro. Meglio provvedere da solo, si disse lasciandosi sfuggire un lungo sospiro, il peso del corpo appoggiato per un istante al bordo della vasca.
Quella ragazza era davvero bellissima.
Immergendosi nell'acqua piena di schiuma, Benito tentò di allontanare dalla propria mente il profilo del suo viso. Ma anche con gli occhi chiusi, tutto ciò che riusciva a vedere era proprio quel volto, quelle labbra invitanti ad appena pochi centimetri dal suo, mentre le accarezzava le guance.
"Accidenti!" Senza essersi lavato, insoddisfatto e in preda a un puro istinto di lussuria, Benito sgusciò fuori dalla vasca, si asciugò e si vestì in un baleno. Poi afferrò la cornetta e compose il numero di telefono del cugino.
"Pronto! Luca?" "Come mai chiami così presto?" scoppiò a ridere l'uomo all'altro capo del filo. "Non è nemmeno ora di pranzo." Benito scrollò le spalle con noncuranza. "È un peccato sprecare la giornata restando a letto." "Vuoi fare un giro in barca?" suggerì Luca. "Se ti va, posso organizzarlo." "No" si affrettò a interromperlo Benito. "Penso piuttosto che andrò a dare un'occhiata al casinò, per vedere come sta andando il mio investimento." Luca Fierezza era l'azionista di maggioranza del casinò di Niroli ma, come socio, Benito ne era altrettanto interessato.
"Certo. Chiederò all'amministratore di preparare i libri contabili in modo che tu li possa esaminare. Vuoi che ci incontriamo lì, diciamo... tra mezz'ora?" "Non è questo a cui sono interessato. Avrei dovuto spiegarmi meglio. È un peccato sprecare la giornata a letto da soli." "Dunque, i pettegolezzi che girano sono veri. Tu e Victoria avete rotto definitivamente!" Luca si lasciò scappare una risata. "Immagino che tu sappia quante donne sarebbero più che felici di aiutarti a superare questo brutto momento." "Bene" rispose Benito riattaccando, lieto che Luca lo capisse. Luca era per lui più un fratello che un cugino. O, meglio, più come un fratello avrebbe dovuto essere, pensò Benito tra sé rimpinguando il portafogli di denaro e carte di credito. Il suo vero fratello, il più vecchio re Alessandro di Contarini, era più una severa figura paterna che un amico e un confidente come Luca. Non che Alessandro approvasse quel rapporto, anzi. La natura ribelle dei due cugini aveva tenuto a lungo sulle spine i due malcapitati medici di palazzo.
Del resto, qual era la novità?, rifletté Benito, dirigendosi in bagno per profumarsi. La sua stessa nascita era stata in realtà un esercizio di pubbliche relazioni. Era stato il bambino "cerotto" di Contarini, concepito molti anni dopo il fratello con il preciso scopo di salvare il matrimonio dei genitori. Suo padre e Alessandro erano stati troppo impegnati a governare il tempestoso regno per potersi occupare di un bambino annoiato e curioso.
Solo sua sorella Francesca gli aveva dato veramente attenzione, invitandolo nel corso degli anni a trascorrere del tempo sulla più ricca isola di Niroli e offrendogli un quadro più esatto di come un principe avrebbe dovuto vivere davvero.
E Benito viveva!
Dopo aver chiamato col telefono interno l'autista, uscì dalla camera da letto, fermandosi solo un istante alla vista del lauto pranzo che Alisa e altre cameriere stavano predisponendo sul terrazzo prospiciente la spiaggia.
"Oggi mangerò fuori" la informò lapidario. "E non rientrerò che tardi...
sempre che torni." Guardando la ragazza, si accorse che aveva gli occhi rossi di pianto e comprese che, senza dubbio, non stava aspettando altro che l'ascia che pendeva sulla sua testa cadesse.
"Le ho lasciato della biancheria da rammendare in un cestino sopra il mio letto. Veda di provvedere nel modo migliore." "Certamente, Sua Altezza." "Benito" la corresse lui, brusco. "Quando sono a casa, desidero essere chiamato Benito." "E da quando?" bofonchiò Alberto, il maggiordomo, un secondo dopo che la porta della terrazza si fu chiusa. Poi, prendendo un pasticcino dalla tavola, lo assaggiò.
"Dovresti andare a casa a vedere come sta tua moglie" gli suggerì Maria.
"Trascorrere del tempo con Anna finché..." La voce le si ruppe in gola, al pensiero che alla donna non restavano ancora molti giorni di vita. "Ce la caveremo benissimo anche senza di te." Al vedere altri membri della servitù avvicinarsi al tavolo per servirsi delle ghiottonerie che Benito aveva lasciato intatte, la cuoca corrugò la fronte indirizzando ad Alisa un'occhiata severa. "Hai sentito Sua Altezza, no? Devi sistemare la sua camera da letto e c'è anche un lavoro di cucito che ti aspetta." Dopo aver raccolto la pila infinita di asciugamani che Benito aveva distrattamente buttato per terra, Alisa si accinse a rifargli il letto. Ma mentre sbatteva i cuscini, le mani indugiarono lievemente. Sollevò la stoffa pesante e fredda, portandosela al viso e inspirando il profumo di Benito, ricostruendo ogni dettaglio di quella mattina. Non la paura e nemmeno l'umiliazione, ma solo ciò che aveva provato a stare vicino a un uomo così attraente, che la stringeva, il respiro contro le sue gote, la sua pelle nuda che l'aveva obbligata a chiudere gli occhi e quella strana morsa che le aveva attanagliato lo stomaco quando lui le si era avvicinato.
Immaginandoselo sdraiato in quel letto, mille pensieri imbarazzanti, promiscui, non familiari, emersero nella sua mente già turbata.
Non fare la sciocca! si rimproverò. Non aveva il diritto nemmeno di formulare pensieri di quel genere. Lui era un principe reale. Avrebbe potuto avere, anzi aveva tutte le donne che voleva.
Con un sospiro, Alisa afferrò il cesto corrugando la fronte per la sua inattesa pesantezza, e ritornò nella camera spartana che occupava. Ma quando alzò una maglietta per accingersi a ripararla, spalancò gli occhi attonita. Ogni profumo, ogni crema, ogni trucco che il suo sguardo bramoso aveva abbracciato, adesso era lì. Lì per lei.
Veda di provvedere nel modo migliore.
Le parole arrochite di Benito le risuonarono all'orecchio per tutto il giorno, mentre sbrigava i suoi compiti, pregustando in cuor suo la serata e lo stupore che sarebbe apparso sul suo volto quando fosse ritornato a casa, desiderando di scorgere almeno un lampo di approvazione maschile nei suoi occhi quando avesse visto com'era cambiata. Era impossibile studiare alla luce dell'unica lampada che illuminava la sua camera. Le parole del libro le ballavano davanti agli occhi e, tentando per la centesima volta di non lasciare che la testa le cadesse, Alisa fu tentata di chiuderlo.
E allora?
Doveva restare sveglia. Se il principe fosse apparso, avrebbe dovuto accoglierlo, sperando che non notasse l'assenza di Alberto.
Dopo il loro primo incontro, Alisa non aveva praticamente mai più visto il principe. Le sue nuove labbra rosse e gli occhi truccati avevano a malapena meritato un suo sguardo durante una delle sue brevi apparizioni.
Sarebbe andata a sedersi nell'atrio, decise. Lì c'era molta più luce e se davvero si fosse addormentata, se lui avesse scelto di ritornare a casa, allora il rumore dell'automobile in avvicinamento l'avrebbe di sicuro svegliata.
"Sua Altezza!" Sbattendo le palpebre, un sorriso forzato nella speranza che non si accorgesse della sua voce un po' impastata, all'entrata di Benito Alisa scattò in piedi.
"Dov'è Alberto?" domandò lui corrugando la fronte, visibilmente seccato di essersi dovuto aprire la porta da solo. "E poi gliel'ho già detto, preferisco essere chiamato Benito." "Posso servirle qualcosa... Benito?" provò a distrarlo Alisa. "Una cena leggera?" "Risponda alla mia domanda, per favore: dov'è Alberto?" "A casa." Rabbrividendo, piuttosto che abbassare gli occhi verso il pavimento, come avrebbe voluto fare con tutta se stessa, per il bene di Alberto Alisa si sforzò di sostenere lo sguardo incollerito del principe. "So che è irregolare, ma questo pomeriggio sua moglie è stata molto male.
Rientrerà al lavoro domattina presto." "Se sua moglie si è ammalata improvvisamente, di certo dovrebbe prendersi qualche giorno libero." Benito si avviò verso il salotto, facendole cenno di seguirlo e Alisa obbedì, nervosa.
"E' da un po' che non si sente bene. E oggi è peggiorata" provò a spiegargli, le parole che le uscivano di bocca tremando. Il libro che avrebbe dovuto nascondere ancora tra le mani, mentre pregava in cuor suo che il collega non venisse punito. "Le restano ancora una settimana o due di vita. Spero che lei riesca a comprenderlo." "Mi crede davvero uno specie di orco?" Benito si voltò di scatto verso di lei. "Pensa che, solo perché appartengo a una famiglia reale, io non provi sentimenti?" "No di certo." "Alberto può tornare a lavorare quando è pronto.Se questo dovesse causare problemi a palazzo, provvederò personalmente. Fino al suo ritorno non mi serve un maggiordomo." "No." Il monosillabo proibito le uscì dalle labbra prima che Alisa riuscisse a fermarsi, e il cuore le sobbalzò nel petto al vedere gi occhi del suo interlocutore ridursi a due fessure scure. La tensione nell'aria era palpabile.
Avrebbe dovuto scusarsi, eppure si sforzò di proseguire. "Questo non aiuterebbe Alberto. So che le sue intenzioni sono le migliori, Altezza...
intendo, Benito. Ma forse non capisce che...
"Io... non... capisco?" scandì lui, ogni parola secca come uno sparo. La frase di Alisa l'aveva irritato ancora di più. "Sono arrivato a casa senza trovare il maggiordomo, con la governante mezza addormentata su un libro da quattro soldi" aggiunse, brandendole il volume dalle mani. "E invece di licenziarvi in tronco tutti e due, ho proposto una soluzione." "Stavo studiando" mormorò Alisa con un filo di voce, cercando invano di recuperare il libro dalla sua presa d'acciaio. "Per favore, ne ho bisogno." "Perché?" "Gliel'ho detto. Stavo studiando." "Turismo" lesse Benito, aggrottando le sopracciglia. "Ha delle grandi aspirazioni, vedo.E' per questo che non riesce ad adattarsi?" Mentre le rendeva il volume, la smorfia di Alisa non gli passò inosservata. "Ho notato come le si rivolgono gli altri membri della servitù, e come lei preferisca rintanarsi in camera sua piuttosto che... " Benito si strinse nelle spalle. "Si sente forse superiore?" "No, ma questo è ciò che credono loro" ammise Alisa. "Dicono che dovrei accontentarmi di quello che ho ed essere onorata di avere un impiego a palazzo" "Pensa che sia sotto il suo livello, invece?" "Certo che no" si affrettò a smentire lei, sfregando il pavimento con un piede. "Sono felice del mio lavoro, ma sì... un giorno spero di avere qualcosa di meglio. Per favore, Benito... "Alisa chiuse gli occhi.
Incredibile come fosse riuscita a complicare tutto quanto. Ma non poteva sopportare il pensiero di vedersi davanti Alberto la mattina seguente e fu questo l'unico pensiero che le diede la forza di continuare. "La sua offerta per Alberto è incredibilmente generosa, ma..." "Non sopporto di essere trattato con questa condiscendenza da una cameriera" sibilò Benito. "Abbia il fegato di finire il discorso che ha iniziato, per cortesia. Mi dica che cosa non capisco." "Alb... Alberto ha bisogno di questo lavoro" balbettò Alisa, gli occhi umidi di lacrime nel rivelargli la verità. "Se stesse a casa, non verrebbe pagato e ora più che mai gli serve del denaro." "Di sicuro preferisce restare con sua moglie." "Volere e avere bisogno sono due cose diverse, a volte." In qualche modo quelle parole sortirono un effetto, anche se non quello sperato. L'ampia e arieggiata sala divenne all'improvviso piccola e soffocante. E anche quando Alisa si ricordò della sua posizione, aggiungendo un rispettoso signore alla fine della frase, la tensione che si percepiva nell'ambiente non diminuì.
"Il significato mi pare sia lo stesso." La voce di Benito era bassa, senza più traccia alcuna di rabbia, eppure ugualmente pericolosa. A poco a poco l'ora tarda e il fatto che fossero solo loro due svegli in tutta la villa si fecero strada nella coscienza di Alisa, come di sicuro era accaduto anche in quella di Benito. "Coraggio, è lei quella brava che sta studiando. Mi dica, qual è la differenza?" "Non lo so." Alisa si inumidì le labbra secche, la mente in subbuglio nel tentativo di dargli una risposta accettabile. "Volere ha a che fare con il desiderio, con la bramosia" azzardò.
"E avere bisogno?" "Bisogno è... " Sotto il suo sguardo intenso, Alisa sentì le guance avvamparle. Provò anche a sostenerlo, ma, lottando per mantenere il controllo, fu assalita da mille pensieri indecenti.
"Vada avanti." "Il bisogno riguarda l'obbligo, il fare ciò che è necessario." Seguì un interminabile silenzio, il cuore di Alisa che le martellava così tanto nel petto che di sicuro Benito doveva sentirlo. Il suo destino, quello di Alberto, era tutto nelle sue mani perfettamente curate.
"Crede di riuscire a sostituirlo durante la sua assenza? Se Alberto non è qui, può farsi carico lei dei suoi compiti, senza che io debba informare a palazzo." "Certo" mormorò Alisa. Avrebbe potuto osare anche parlargli di Marietta?, si chiese. Ogni sera anche lei avrebbe dovuto correre a casa dalla ragazzina per darle un bacio e somministrarle le medicine. Ma la necessità di Alberto, ora, era quella prioritaria e Alisa scelse di tacere.
"Quando io sono fuori, quando gli altri membri dello staff non ci sono..." Alisa trattenne il respiro. "...può usare lo studio e il computer" dichiarò Benito dopo un istante. Alisa non riuscì a trattenere un moto di sorpresa. Il prezioso denaro, il tempo che avrebbe risparmiato scrivendo al computer i suoi appunti, piuttosto che a mano o utilizzando quello della biblioteca, era molto di più di quanto non si sarebbe mai aspettata. Tuttavia, in mezzo alla contentezza, un leggero disappunto cominciò a serpeggiare dentro di lei.
"Grazie" esclamò, il tono neutro. "Grazie davvero." "Ora dovrebbe andare a letto." Le parole di Benito la stavano congedando, ma gli occhi erano ancora fissi nei suoi.
"Desidera cenare?" "No, sto bene così." Avrebbe dovuto girare i tacchi e andarsene, pensò Alisa, ringraziandolo ancora per la sua magnanimità, invece rimase lì immobile; ora c'erano soltanto pochi centimetri a separarli. Fu Benito a rompere il silenzio.
"Non riesco a decidere se il trucco le doni o meno." Alisa si lasciò scappare una risatina. "Non riesco a deciderlo nemmeno io" ammise. "Truccarmi mi crea qualche problema e il mio cuscino..." Si interruppe, arrossendo.
"Continui" la esortò Benito.
"Una sera mi sono dimenticata di togliermi il rossetto" gli confessò lei.
Non aggiunse altro, sapendo che in qualche modo stavano entrambi oltrepassando una linea di confine, soprattutto quando lei sostenne il suo sguardo e Benito, dopo una punga pausa, diede finalmente voce ai propri pensieri.
"Un cuscino davvero fortunato." "Su, Marietta" esortò Alisa, stringendo a sé la piccola, arrabbiata e in preda a una crisi di tosse. "Devi prendere la medicina, amore. Dovrebbe vedere un dottore" aggiunse poi, rivolgendosi alla sua vicina di casa e fedele amica Bella, in piedi accanto a lei.
"Le hai somministrato una dose supplementare di farmaco" le ricordò Bella. "Proprio quello che ti consiglierebbe il medico, ma facendosi pagare profumatamente. Il problema è che sente la tua mancanza." "Anche tu mi manchi" mormorò Alisa, abbracciando la sorella con ancora più forza, gli occhi che si riempivano di lacrime. "Domani, dopo l'oratorio, trascorreremo tutto il pomeriggio insieme." "Sembri esausta" osservò Bella con simpatia. "Sei molto occupata?" "Non molto. Non è che ci sia molto lavoro da sbrigare. Quando è fuori, Benito mi permette di usare il suo computer, così sono stata impegnata a studiare." "Benito?" Bella la fissò, perplessa.
"È così che vuole essere chiamato." "E perché ti fa tutti questi favori?" "Perché è... gentile." Alisa si lasciò sfuggire un sospiro, lieta per una volta della vista sempre più calante dell'amica, che così non avrebbe notato il rossore che le imporporava le guance, come sempre quando pensava a lui.
Dopo le sue parole provocanti, era corsa a rifugiarsi in camera sua, cercando invano di ignorare la crescente tensione che c'era tra loro, lottando per ricordare a se stessa di essere una pura e semplice cameriera, mentre lui era un principe: Tra loro, quindi, non avrebbe mai potuto esserci nulla. Nulla. Anche se l'opportunità di parlare di lui era troppo irresistibile per lasciarla perdere. "Molto gentile, a volte. Anzi, sai una cosa, Bella?
Nonostante tutte le voci che girano sul suo conto, è davvero un uomo affascinante.
"Uno che è abituato a ottenere tutto ciò che vuole" puntualizzò Bella con insolita durezza.
"Come se potesse mai volere una come me!" Alisa buttò lì una risata forzata, ma la donna non era il tipo da farsi ingannare.
"Sei giovane, sei bella" le ricordò l'altra accalorandosi. "E hai un cuore d'oro, un cuore che lui non esiterebbe a usare e poi buttare via senza la minima remora. Non metterti in testa delle strane idee. Se si sta dimostrando gentile, ha certamente un secondo fine." "Può darsi" concesse Alisa.
"Niente può darsi in merito" insistette Bella. "Ti conosco bene, cara. Sei sempre stata una sognatrice, ed è proprio ciò che stai facendo ora. Una notte tra le sue braccia non ti basterebbe. Meriti molto di più delle briciole che il principe Benito Fortesque ti darebbe." "Dovresti vedere come vive... Non ho mai visto tanto spreco in vita mia.
Perché lui deve avere tutto e Marietta niente?" "Lei ha te, Alisa" esclamò Bella. "Quando avrai terminato gli studi, le potrai offrire tutto ciò che vuoi. Tutto ciò che i vostri genitori avrebbero desiderato." Sentendo citare i genitori, un groppo strinse la gola di Alisa. Nonostante i cinque anni trascorsi, le mancavano ancora terribilmente.
"Sarebbero così orgogliosi di te!" proseguì Bella con dolcezza. "Sarebbe stato molto più facile permettere al tribunale dei minori di portarla via e invece te ne sei fatta carico, sopportando l'ingiusta vergogna di crescerla come una figlia illegittima qui a Niroli. Non dev'essere stato facile, lo so." "Non ce l'avrei mai fatta senza di te." Alisa strinse tra le braccia l'anziana signora. "Ma un giorno ti ripagherò" le promise. "Appena ne avrò la possibilità, ti manderò sulla terraferma per farti operare agli occhi." La donna scrollò le spalle. "Ecco, vedi? Stai di nuovo sognando!" "Un bel sogno, no?" replicò Alisa, sorridendo. "Adesso, però, devo andare.
Stasera sono da sola; se lui tornasse e non trovasse nessuno..." "È sabato sera" scoppiò a ridere Bella. "Perché Benito dovrebbe essere a casa?" Già, perché?
Entrando nel salotto immerso nel buio, Alisa per poco non svenne: lo trovò seduto in poltrona, un'espressione truce sul viso che le fece battere il cuore all'impazzata nel petto.
"Mi sono dovuto preparare la cena da solo!" sbottò fissandola con aria accusatoria. "Sono rientrato e la casa era buia e disabitata. Mi aveva assicurato che avrebbe sostituito Alberto. Stavo quasi per telefonare a palazzo." Se voleva avere una speranza di mantenere l'impiego, realizzò Alisa, avrebbe dovuto scusarsi e supplicarlo di perdonarla. Ma nelle orecchie le risuonavano ancora i singhiozzi di Marietta, e insieme ad essi le esortazioni di Bella, oltre a tutti i suoi consigli. E la vergogna di desiderarlo così tanto... Invece di spaventarla, la sua reazione la stimolò, dandole se non la forza, almeno la stupidità di replicare.
"Povero Benito" lo compatì, il tono pieno di sarcasmo. "Il povero Benito ha dovuto aprirsi la porta da solo, accendersi le luci e poi - santo cielo! - anche prepararsi la cena! Ho il cuore a pezzi." "Non osi rivolgersi a me in questo modo." Benito scattò in piedi e l'afferrò per un polso, costringendola a guardarlo in faccia. "Sono il suo capo." "Non in questo momento." Alisa non si lasciò intimidire. "Perciò eviti pure di umiliarmi pretendendo delle scuse, quando un istante dopo mi licenzierà. Non mi dispiace affatto essere tornata a casa mia per mezz'ora per dare il bacio della buonanotte a mia... mia figlia." "Ha una bambina?" "Ho una mia vita, Sua Altezza. Una vita che lei sta per distruggere, perciò si sbrighi." Avrebbe dovuto farlo, Benito ne era conscio. Sapeva benissimo come avrebbe dovuto comportarsi. La sua insolenza, il fatto che non fosse a casa ad accoglierlo, erano ragioni sufficienti per cacciarla via. Non che ne avesse bisogno, del resto. Ma la rabbia che in quel momento lo attanagliava non era per quello. Alisa aveva una figlia e, pur non capendo come mai questa realtà lo disturbasse tanto, la verità era che lo infastidiva.
Punto e basta. Aveva un marito a casa che l'aspettava, che tutte le notti sentiva la mancanza del suo corpo sinuoso; proprio come succedeva a lui.
Maledizione! Negli ultimi tre giorni era stato al casinò e aveva frequentato tutti i locali più in voga di Niroli, cercando di perdersi in tutto il glamour che l'isola poteva offrire. Ma non ne era stato capace. Tutto ciò a cui era riuscito a pensare era lei, Alisa, la ragazza che ora, furente, teneva quasi tra le braccia.
"Ha bisogno di questo lavoro?" le domandò, gli occhi fissi nei suoi.
"Sì." "E se le permettessi di rientrare a casa tutte le sere per dare il bacio della buonanotte a sua figlia?" La speranza sorta nello sguardo di Alisa si spense quasi immediatamente, quando Benito dettò le proprie condizioni.
"Basterebbe che dopo tornasse qui per baciare anche me." Avrebbe dovuto essere la più ignobile delle offerte. Chiunque altro gliel'avesse fatta, Alisa ne sarebbe rimasta disgustata. Ma fissandolo negli occhi, percependo il tocco delle sue dita contro la propria pelle, uno strano brivido che le percorreva la schiena, era tutto fuorché ignobile.
Troppo attonita per rispondere, troppo scioccata dalla proposta, rimase immobile, mentre le labbra di Benito si impadronivano delle sue, movendosi con delicatezza contro la sua pelle che gli resisteva, la sua mente che cercava di raccapezzarsi. Benito sapeva il fatto suo. Se si fosse mosso troppo in fretta, lei sarebbe fuggita, magari schiaffeggiandolo; invece il suo capo si inarcò leggermente per permettere alla sua lingua di scenderle verso il collo, tracciandone con dolcezza il profilo. Benito le baciò ogni centimetro della pelle con esasperante lentezza, spostandosi poi più in alto fino al piccolo punto sensibile alla base dell'orecchio. Alisa rabbrividì.
"Oppure" le sussurrò lui con maliziosa generosità, "sarò io a baciarti." Non fu un dolce assalto, questa volta. La sua bocca esigente infiammò di nuovo quella di lei, la sua lingua più deliziosa che mai. Ogni fibra del corpo di Alisa si tese. Sarebbe bastato un piccolo giro su se stessa e si sarebbe trovata schiacciata contro di lui. Le mani di Benito si allontanarono dai suoi polsi, perdendosi nel folto dei suoi riccioli mentre la baciava con passione, la sua virilità rigida ed eretta contro di lei. Perdersi in quel modo per la prima volta, dimentica di tutto e di tutti, intenta solo a sentire, era una vera beatitudine.
"Ti voglio" gemette Benito tra i baci. "Ti ho desiderato fin dalla prima mattina che ti ho visto. Non riuscirò a lasciarti in pace, se tu non..." Quelle parole la portarono dall'estasi all'inferno. I termini crudeli della sua offerta erano oramai palesi. Senza fiato e furiosa, Alisa lo respinse.
"Non sarò mai la sua sgualdrina!" gridò, correndo verso la porta. "Lavo i suoi pavimenti, Altezza, proprio per stare alla larga dalla strada. Non intendo raggiungerla per un'altra via." Tremando per la rabbia, si rifugiò in camera sua, sbattendosi la porta alle spalle. Dopo essersi tolta l'uniforme, si infilò nel letto, stringendosi tra le lenzuola, sconvolta dalla parole astiose che le erano uscite di bocca e dalle conseguenze che di certo avrebbero avuto. Per il bene di Marietta, forse avrebbe dovuto piegarsi a soddisfare i suoi evidenti bisogni.
I propri evidenti bisogni.
Contro la stoffa dura delle lenzuola, i suoi capezzoli inturgiditi sembravano chiodi, lo spazio tra le sue cosce caldo e pesante di insaziabile desiderio.
In preda a un genuino orrore, Alisa chiuse gli occhi. Le parole che nell'impeto della passione Benito le aveva detto avrebbero benissimo potuto appartenere anche a lei.
Ti ho desiderato fin dalla prima mattina che ti ho visto.
Anche lei lo desiderava.
Ma voleva di più di una notte con lui.
Voleva l'impossibile.
Andare in barca era una delle passioni di Alisa, uno dei rari lussi che si concedeva. La piccola barca, più volte riparata, apparteneva al palazzo ed era stata resa disponibile. Mentre Marietta era all'oratorio, Alisa colse l'opportunità di dimenticare i propri problemi. Stare in mezzo all'oceano, con il vento che le scompigliava i capelli e il sole che le scaldava la pelle, di solito riusciva a tranquillizzarla. Quel giorno, invece, no.
Sbarcando sul molo, mentre tirava la pesante corda di ormeggio, si chiese come avrebbe impiegato il resto della mattinata. L'idea di tornare alla villa e andare incontro al suo destino la spaventava, ma nello stesso tempo era sicura che non sarebbe riuscita a nascondere il proprio turbamento a Bella e Marietta.
La notte prima aveva desiderato che Benito la toccasse, che facesse l'amore con lei, e senza dubbio era stata in parte accontentata. Perché non si era lasciata andare del tutto?
Perché avrebbe voluto da lui qualcosa di più. Non lo voleva solo per il sesso, ma almeno come amante.
Nervoso, con indosso soltanto i pantaloncini, Benito camminava avanti e indietro sul ponte dello yacht, indeciso se salpare o tornare indietro al casinò. Si era alzato all'alba, dopo una notte praticamente insonne, conscio del fatto che avrebbe dovuto licenziare Alisa. Solo che non voleva affatto farlo.
L'ira che le lampeggiava negli occhi non gli era sfuggita e nemmeno il disgusto che aveva provato davanti alla sua proposta. E si vergognava. Per la prima volta nella sua esistenza dorata, Benito si trovò sul baratro dell'introspezione, e ciò che vide non gli piacque nemmeno un po'.
Le sue maniere frivole, l'elenco senza fine di donne, il dedicarsi esclusivamente a feste e divertimenti. Era sicuro di guadagnarsi il denaro che possedeva, avendo svariati investimenti sparsi in tutto il globo e non vivendo sulle rendite della terra come altri reali; tuttavia la sua occupazione principale era quella di riuscire a ottenere tutto ciò che desiderava.
E la notte prima, figlia o meno, marito o meno, era Alisa che aveva voluto con tutto se stesso.
Sulle prime non riconobbe la snella figura che stava ormeggiando la minuscola barca. Un paio di pantaloncini cachi evidenziavano le sue gambe lunghe e olivastre, i piedi in sandali di cuoio sdrucito e un piccolo bikini rosso che lasciava ben poco all'immaginazione. Fu la testa ricciuta a fargliela riconoscere.
Mentre si incamminava lungo il molo, liberi dall'elastico che di solito li costringeva, i suoi capelli danzavano nel sole del mattino. Il suo delizioso volto tradiva un certo turbamento, come se fosse persa in chissà quali pensieri.
Quando Benito chiamò il suo nome, Alisa si girò, stupita.
"Alisa, vorrei parlarle." "Perché?" domandò lei fissandolo con audacia, il sole che la obbligava a strizzare gli occhi. "Sono certa che non ci sia molto da dire. Ora rientrerò alla villa e scoprirò di essere stata licenziata." "Non ho dato affatto quest'ordine." "E io non ho cambiato idea sulla sua offerta della notte scorsa." Con un breve cenno del capo, Benito la invitò a salire sullo yacht. Poiché solo una sciocca in quel momento si sarebbe rifiutata, Alisa gli obbedì, lo sguardo abbassato. E annuì quando lui suggerì di scendere sottocoperta.
"L'altra sera sono stato sconsiderato... le mie parole... le mie azioni." Mentre le parlava, il principe Benito stava forse arrossendo? "So come deve esserle sembrato, ma la verità era che volevo più di un bacio." "E su questo è stato perfettamente chiaro!" sbottò Alisa. Ma stavolta fu lei ad arrossire.
"Sì, desideravo far l'amore, ma era soprattutto lei che volevo, Alisa. Avrei voluto parlarle, conoscerla meglio." "Non c'è molto da dire." "Non ci credo." Benito scosse il capo con decisione. "Ho visto quant'è orgogliosa, quanto lavora duramente." Uno sguardo confuso e turbato lo fissò. "Quando mi guarda, vedo nei suoi occhi disprezzo, e vorrei comprenderne il motivo. Avevo anche creduto di vedere..." Benito esitò, chiudendo gli occhi. "Pensavo che tra noi avrebbe potuto esserci qualcosa, ma evidentemente mi sbagliavo." "No!" singhiozzò Alisa, la voce che tradiva le lacrime. Di fronte alla semplice verità che Benito le aveva appena rivelato, il miscuglio di emozione, sconforto, turbamento che la agitava venne finalmente a galla.
"Il prezzo di una notte con lei sarebbe troppo alto per me." "E se non si trattasse di una notte e basta?" Le sue parole sussurrate, pesate, la bloccarono. Immagini sfocate di ciò che le stava offrendo le fecero girare la testa, e Alisa lo fissò con intensità. "Se dovessi venire a Niroli più spesso... " Adesso Benito la stava stringendo tra le braccia, asciugandole le lacrime che le rigavano il volto nel vagheggiare il proprio futuro come sua amante.
"Potrei prendermi cura di te." "La gente..." Le parole le morirono in gola, mentre il pollice di Benito giocherellava con il suo labbro inferiore. Ogni fibra del corpo di Alisa urlava per ricevere lo stesso trattamento, l'aria così satura di eccitazione da impedirle quasi di respirare.
"Se adesso ti baciassi, Alisa, sarebbe per bisogno o per desiderio?" "Sai già la risposta" mormorò lei chiudendo gli occhi, quasi arrabbiata con lui per il fuoco che era riuscito ad accendere, indebolendola nel corpo e nella mente.
"Dillo." "Per desiderio." Labbra umide e ardenti veicolarono la sua risposta. Prima ancora che tacesse, la bocca di Benito si era impadronita della sua, facendo rabbrividire con la sua smania ogni centimetro del suo corpo. Ah, il profumo della sua pelle! Così proibito e nello stesso tempo inebriante!
"Mi prenderò cura di te." Benito le stava baciando il collo, ora, una scia di baci caldi e passionali, la testa di Alisa che le girava vorticosamente nel capo. Con la lingua le leccò il lobo sensibile dell'orecchio, spostandosi poi più in basso, fino ai suoi seni sodi che gli accarezzavano il petto, strappandole un gemito strozzato quando la sua bocca si posò su un capezzolo, cominciando a succhiarlo con avidità.
"Ti aiuterò." Le dita di Benito giocherellarono con la cerniera lampo dei suoi pantaloncini, superando la leggera barriera di stoffa delle mutandine fino a toccarle con delicatezza il cuore infiammato della sua femminilità, mentre la sua bocca continuava a torturarla e l'altra mano finiva di spogliarla. "Potremmo vederci quando sarò a Niroli. Saremo discreti." Ma ora non c'era nulla di discreto nella sua virilità eretta che premeva per farsi strada dentro di lei, né in quello che stava desiderando Alisa. Forse avrebbe potuto diventare la sua amante, forse per qualche notte avrebbe anche potuto accettare di farsi adorare da quest'uomo bellissimo, assaporando per la prima volta nella sua vita il gusto di aver qualcuno che si prendesse cura di lei.
Benito la guidò verso la camera da letto reale, continuando a baciarla con passione, pelle contro pelle, mentre la sua bocca la toccava ovunque.
Rispondendo al desiderio con il desiderio, mani frenetiche buttarono a terra gli abiti, finché le gambe di Alisa non furono aperte per accogliere il dolce peso di lui. Ma nessuna passione, non importa quanto ardente, poteva preparare la sua carne vergine ad affrontare il primo assalto.
Mordicchiandogli il torace mentre Benito la penetrava, Alisa non riuscì a trattenere il singhiozzo che le era salito dalla gola, divisa tra desiderio e agonia mentre lui cercava di farsi strada più profondamente dentro di lei.
"No..." Il monosillabo le uscì con riluttanza, quasi come una disperata implorazione, e le sue cosce si chiusero, guidate da uno spiacevole riflesso incondizionato.
"Ti ho fatto male?" Benito si ritrasse, veloce com'era entrato, il viso sconvolto dalle sue lacrime mentre l'attirava contro di sé. "Credevo che tu volessi..." "Lo volevo" mormorò Alisa. "Lo voglio..." Stava piangendo, adesso, spaventata e turbata. Ma ancora timidamente in preda al desiderio. "Non l'ho mai fatto prima" gli confessò. Tremando contro di lui, ad Alisa parve quasi di udire i mille interrogativi che la sua mente stava formulando.
"Non ti ho detto la verità. Marietta non è mia figlia" singhiozzò coprendosi il viso con un lembo del lenzuolo, terrorizzata da quello che doveva spiegare a quell'uomo così potente. "È mia sorella, in realtà." "Tua sorella?" Benito la fissò, confuso. "Perché?" le domandò dopo un istante, scuotendo il capo. "Perché avresti dovuto mentirmi? Perché farmi credere che era tua figlia?" "Perché altrimenti me l'avrebbero portata via!" Il viso umido e arrossato di Alisa si girò verso di lui, una muta richiesta di comprensione nello sguardo.
"Ma tu e tuo marito potete sicuramente..." "Non c'è nessun marito. La sto allevando da sola." "E quando, scusa?" Rivolgendole la domanda che Alisa stessa si era posta più volte, Benito la lasciò andare, come se all'improvviso scottasse.
"Quando trovi il tempo per crescerla?" "Devo lavorare" sussurrò Alisa. "Devo racimolare il denaro necessario per comprarle le medicine. È ammalata, Benito, ha bisogno di cure... " "C'è forse da meravigliarsi?" La durezza nella sua voce la colpì più di uno schiaffo. Gli occhi scuri la fissarono con evidente disprezzo. "Non ci sei mai, per lei. E anche nel tuo giorno libero preferisci andare in barca e divertirti." Afferrando i propri abiti, il cuore scosso da quella sua reazione così aggressiva, Alisa si precipitò fuori dallo yacht. Ma non c'era modo di nascondersi, di fronte alla verità. Le parole orribili che Benito le aveva rivolto continuarono a perseguitarla mentre correva sul molo e anche dopo, quando, senza fiato e sudata, arrivò all'oratorio a prendere la sorella.
Forse starebbe meglio senza di te.
"Ha ragione" sussurrò Alisa con amarezza. Ancora una volta i singhiozzi e la tosse di Marietta non accennavano a diminuire, nonostante l'ora tarda.
"Non le dedico abbastanza tempo." "Però le vuoi molto bene" provò a farla ragionare Bella. "Non appena riuscirai a diplomarti, starai a casa con lei ogni mattina e ogni sera." "Tu stai vaneggiando!" Questa volta fu Alisa a scrollare le spalle, sconfortata. "Come posso studiare senza avere un impiego con cui pagare le bollette?" "Non lo sai ancora, cara. Almeno non fino a quando non torni alla villa..." Bella tentò di mostrarsi ottimista, anche se entrambe ben sapevano che non c'era molta speranza. Quando aveva raccontato all'amica ciò che era accaduto, ad Alisa non era sfuggita l'espressione preoccupata che era subito apparsa sul suo viso.
"Tieni in alto la testa quando ti licenzieranno, Alisa. Il principe non aveva alcun diritto di dirti certe cose. Come può un uomo nella sua posizione capire quanto sia dura la tua situazione?" Benito non voleva affatto capirlo.
Pensare alla vita di Alisa avrebbe significato mettere in discussione anche la propria. E lui non aveva la minima intenzione di farlo.
Girovagando qua e là per la villa, almeno un migliaio di volte si era fermato davanti al telefono, prendendo persino in mano la cornetta un paio di volte per organizzare il suo licenziamento; come tante altre volte, in passato, gli era capitato. Per un bicchiere di vino rovesciato per errore su un abito nuovo, per un caminetto trovato spento al suo inatteso arrivo a casa. Il disgusto che provava per se stesso non accennò a diminuire nemmeno dopo aver trangugiato un bicchiere di whisky, nel vano tentativo di convincersi di essere nel giusto.
In fondo lui lavorava duramente!
Anche loro, però. Lui meritava rispetto.
E per quale motivo?
"Perché sono un principe!" sbottò a un tratto, uscendo sulla terrazza, gli occhi fissi sulle acque azzurre del Mediterraneo e sulle isole che erano state teatro della sua gioventù solitaria e senza pensieri. Solitaria.
Ma no, non era stata così. Benito sorrise delle proprie riflessioni. C'erano state cameriere, tate e, più in là negli anni, una schiera innumerevole di feste e donne. Sì, è vero, i suoi genitori, suo fratello erano stati troppo impegnati a governare per prendersi cura anche di lui. Sua sorella Francesca ci aveva provato, difendendolo e viziandolo contro tutto e contro tutti fino al giorno della sua morte. Ma quando era stata davvero presente per lui? Quando lo erano stati, tutti i membri della sua famiglia?
E chi badava alla sorellina di Alisa?
Benito chiuse gli occhi, un misto di rimpianto e amarezza dentro di sé. Era furioso con se stesso, con lei, con tutti quanti. Al ricordo del singhiozzo che Alisa si era lasciata scappare quando era entrato dentro di lei, la sua mano si strinse con così tanta forza attorno al bicchiere vuoto che per poco non lo ruppe. Pur di scalfire la sua dignità a favore della sorella, aveva scelto, voluto, affrontare anche quel dolore.
Ma Alisa l'aveva mai desiderato davvero?
"Principe Benito..." La voce alle sue spalle non stava cercando di calmarlo, ora. Quando Benito si girò verso Alisa, il suo volto era scuro come un cielo tempestoso. "Se deve licenziarmi, lo capisco. Le chiedo soltanto di non rivelare a nessuno che..." Benito la vide deglutire a stento, le labbra contratte nello sforzo di formulare le parole, e cercò invano di non ricordare le sensazioni che aveva provato stringendola tra le braccia. "La supplico di non dire a nessuno la verità su mia sorella." "Ci sono delle regole, Alisa. Nei tuoi occhi vedo il disprezzo che nutri per la famiglia reale di Niroli, ma loro provvedono al proprio popolo. Tua sorella verrà nutrita, curata, e le verrà data un'istruzione adeguata." "Le daranno anche il bacio della buonanotte?" lo sfidò Alisa esasperata.
"L'ameranno anche quando a volte è così difficile farlo?" Benito non rispose, così lo fece lei stessa. "Nessuno le vorrà mai bene come me.
Tranquillizzi pure la sua coscienza, se vuole; creda pure che starà meglio con la pancia piena e senza amore. Ma io non sono affatto d'accordo." "Ma se per lei non ci sei mai!" la provocò lui a quel punto.
"La mia vicina di casa sì, però" puntualizzò lei con prontezza.
"La tua vicina di casa?" sogghignò Benito.
Alisa non si scompose. "Bella è una brava persona. Una brava persona che tra un paio d'anni perderà la vista perché non ha il denaro per pagarsi un intervento chirurgico. In quel momento mi prenderò cura di lei, proprio come ora fa lei con Marietta." "C'è un ospedale sull'isola. La famiglia reale assicura alla sua gente..." "L'ospedale non pratica l'operazione che serve a Bella. Crede davvero che la sua famiglia le pagherebbe il biglietto per la terraferma, per le visite e poi per l'intervento?" Alisa si lasciò scappare una risatina sarcastica. "Se sceglie di non vedere la disparità, sono affari suoi, Benito. Creda pure alla propaganda in cui è cresciuto, se questo le dona sonni più tranquilli." "Ti assicuro che di notte dormo benissimo." Benito la fissò con freddezza.
"Sabato sera, dopo il ballo, partirò. Continuerai a lavorare per me fino a quel momento, ma solo a una condizione." Di fronte a quelle parole Benito la vide agitarsi. "Verrai al ballo con me." "No!" Alisa scosse il capo con veemenza. "Praticamente equivale a licenziarmi. Se accettassi, non potrei mai più lavorare qui. Con la sua partenza tutta Niroli saprà che..." "È proprio questa la mia intenzione" puntualizzò Benito stringendo le mascelle. "Ti darò abbastanza denaro in modo che per i prossimi due anni tu non debba lavorare, ma soltanto studiare e badare a Marietta." "Perché se la prendi così tanto a cuore?" gli chiese Alisa, lunghe lacrime che le rigavano il viso. Oh, certo, sembrava un'offerta da sogno, ma Benito stava cambiando il suo mondo rovesciandolo completamente. E lasciandola da sola a pagarne le conseguenze, con la sua partenza,.
Domandarle di diventare la sua amante segreta era una cosa, ma metterla sotto gli occhi di tutti e poi andarsene? "Non l'hai mai nemmeno incontrata." "Mi ricorda qualcuno che conoscevo." Benito scrollò le spalle. "Allora, qual è la tua risposta? Intendi accettare la mia offerta?" "Suppongo che poi dovrò anche trascorrere la notte con te." "Certo." Benito scrollò di nuovo le spalle. "Merito una ricompensa, no?" "Anch'io." Il disgusto che traspariva dal suo sguardo fece da specchio a quello che anche Benito provava per se stesso. Mentre ascoltava le sue condizioni, invece di guardarla in faccia, si girò dandole le spalle.
"Pagherai anche l'intervento di Bella." "Non sei nella posizione di farmi richieste!" Benito la fissò, torvo. Chi diavolo credeva di essere, quella ragazza?
"Oh, può anche darsi che sia così, per ora..." Lentamente Alisa gli si avvicinò. In quel momento lo odiava, lo disprezzava, non per ciò che era ma per ciò che si rifiutava di essere, l'uomo che era certa si nascondesse sotto la prosopopea e il titolo nobiliare. Sollevandosi in punta di piedi, premette le labbra contro quelle rigide di lui. Gli afferrò la mano e la guidò verso di sé, le dita di Benito tese nel tentativo di resistere, il respiro che diventava via via più affannoso mentre cercava di restare impassibile. Ma quando Alisa gli si strinse contro con aria provocante, la forza della sua erezione le rivelò la verità.
"Come sai bene, non ho molta esperienza in questo genere di cose. Penso che dopo il ballo sarai costretto a mostrami in quale posizione mi vorresti avere." Mentre gli si strofinava contro, la voce di Alisa si ridusse a un sussurro arrochito, le mani che giocherellavano con la cerniera dei suoi pantaloni. Poi, scrollando all'improvviso le spalle, lasciò cadere le mani, rompendo il contatto. Solo i suoi occhi lampeggianti reiterarono la richiesta. Non le importava che il suo modo di agire apparisse sfrontato.
Alisa sapeva bene di possedere qualcosa che il principe Benito desiderava ardentemente, e aveva tutte le intenzioni di usare il proprio potere.
Usarlo per le persone che amava.
Il giorno del ballo nessuna donazione, per quanto illimitata, poteva assicurare un appuntamento alle Terme di Niroli.
Chiunque fosse stato invitato era qualcuno, il che significava che l'agenda dei fortunati era stata redatta con mesi di anticipo e comprendeva tutti i più importanti ricchi d'Europa. Ma quando era il principe Benito in persona a prenotare un posto, insistendo con il suo tono imperativo che la sua ospite avrebbe dovuto essere trattata con tutti i riguardi, dopo un piccolo moto di sorpresa, l'addetto alle prenotazioni prese una decisione davvero saggia e gli assicurò che accogliere la signorina Alisa Moretti non sarebbe stato affatto un problema. E sebbene quel giorno nessuno dello staff osasse esprimere le proprie perplessità, quando Alisa abbandonò i propri abiti per rivestirsi di un accappatoio rosa - come pure quando il suo corpo fu ricoperto di un leggero strato di fango vulcanico dell'isola, quando la sua pelle fu massaggiata con l'olio e i suoi capelli tagliati e messi in piega, quando la sua bellezza fu resa ancora più evidente dal trattamento di mani esperte - allora lesse con chiarezza la domanda che traspariva dai loro volti. La stessa domanda che il giorno prima era apparsa nello sguardo delle commesse dell'elegante boutique dove era stata indirizzata a fare acquisti e che Maria aveva formulato a voce alta, quando aveva scoperto cosa stava accadendo.
"Tu?" Il suo viso arrossato tradiva un assoluto stupore. "Perché dovrebbe portare proprio te?" "Ha deciso così e basta." A labbra serrate, Alisa aveva cercato di spiegare l'impossibile. "Ha detto solo che sabato voleva che lo accompagnassi e che dovevo prepararmi per lui." "E allora preparati per lui a porte chiuse!" aveva gridato Maria strappandole un singulto sconvolto. "Credi che io sia cieca? Sono quarant'anni, che lavoro a palazzo. Pensi che non sappia come funzionano queste cose?" "Non capisci" iniziò Alisa. Quando Maria scoppiò in lacrime e l'abbracciò – la stessa Maria che le aveva sempre urlato dietro, rimproverandola – Alisa rimase senza parole.
"Capisco che succeda, ma devi essere discreta, Alisa. Dopo il ballo lui se ne andrà e tu non potrai lavorare mai più qui. Anche se un uomo onesto ti volesse ancora, non lo ammetterebbe mai pubblicamente." "Ho già una bambina" sospirò Alisa. "Comunque, sotto le mie finestre non c'è certo una fila di uomini ad aspettarmi. Forse andrò sulla terraferma, ricominciando una nuova vita in un luogo dove nessuno mi conosce." Lo pensava davvero. Durante la penosa settimana che aveva preceduto il ballo, praticamente non aveva riflettuto su altro. Avrebbe accompagnato Bella in ospedale, poi, con Marietta come sorella e non più figlia, avrebbe studiato e iniziato tutto di nuovo.
"Fai come credi." Maria scosse il capo con tristezza. "In ogni caso, temo sia troppo tardi per dirgli di no." Di ritorno alla villa, Alisa sollevò l'abito argentato dal letto di legno a una piazza, infilandoselo dalla testa e lottando con la cerniera. Il suo sguardo si posò per un istante sulle ruvide lenzuola grigie che quella notte non l'avrebbero accolta. Si sarebbe sdraiata tra lenzuola di seta, insieme al principe Benito, dandogli non solo ciò che gli aveva promesso ma anche quello che lei stessa voleva offrirgli.
Non importava quanto avesse combattuto, quanto si fosse sforzata di pensare altrimenti. Nonostante le circostanze, nonostante il freddo scambio che quella notte si sarebbe attuato, nonostante se stessa, lei lo desiderava ancora.
Voleva che lui fosse il primo. Gli occhi socchiusi, rivisse la sensazione delle sue mani sul proprio corpo, rivide i suoi occhi arroganti addolciti dalla passione, risentì la tenerezza che per l'ultima volta avrebbe imperlato le sue labbra.
"Alisa?" Due tocchi sulla porta le annunciarono che lui era lì. E le sue mani non sembravano tremare com'era successo a lei quella prima fatidica mattina. Per quella sera sarebbe stata per lui soltanto un'altra donna, l'ennesima conquista, un altro gioco con cui divertirsi per un po'. Fitte lacrime le salirono alla gola e Alisa lottò per ricacciarle indietro. Avrebbe voluto confessargli i suoi veri sentimenti, ma quando la porta si aprì e lo vide davanti a sé, elegantissimo nel suo abbigliamento formale, i capelli scuri pettinati all'indietro a rivelare il suo viso perfettamente cesellato, cambiò subito idea. Cosa sarebbe importato a un uomo come Benito che lei lo amasse?
Aveva sempre saputo che era bellissima. Dall'istante in cui si era destato al suono soave della sua voce, ne era stato certo. Ma nel vederla, quella sera - i riccioli scuri trattenuti in alto sul capo, gli occhi di giada brillanti sotto il trucco, le labbra dipinte con cura - era, se possibile, ancora più bella.
Aveva un aspetto regale.
Degno di qualunque principe o re, pensò Benito, mentre percorrevano in silenzio il breve tragitto che li avrebbe condotti a palazzo. E di certo molto più meritevole di un titolo di quanto lo fosse lui.
Anche se il suo mondo era più ristretto del suo, anche se quella notte gli aveva offerto i suoi servigi, il suo intento era nobile. Alisa, una donna che avrebbe sacrificato se stessa per la propria famiglia, usava il potere che aveva per costruirsi una vita migliore.
Quanto avrebbe desiderato poter dire altrettanto di sé, rifletté Benito, mentre l'automobile svoltava verso il palazzo.
Le strade erano state transennate e una folla di cittadini osannanti era stipata per scorgere almeno una traccia dei loro amati reali, agitando le bandiere di Niroli a ogni macchina che imboccava l'ingresso della reggia, salutando e applaudendo con entusiasmo quando le eleganti coppie scendevano.
Salutando lei.
I pettegolezzi si erano sparsi come fiamme per tutta Niroli. La famiglia di Maria, i camerieri, tutti quanti avevano contribuito a spargere la voce di villaggio in villaggio.
Una governante era diventata l'amante del principe.
Una misera governante con una figlia illegittima aveva rubato il cuore del principe Benito.
Lo shock, il disdegno, lo scandalo furono però spinti via quando lui la guidò come un agnello al macello sui gradini di marmo del palazzo, la sua mano che la conduceva con dolcezza, la sua voce che le sussurrava di voltarsi indietro e salutare.
"Ti ho detto che sei bellissima?" "Mai." Benito vide le sue ciglia arricciate ricacciare indietro le lacrime, le morbide labbra sforzarsi con coraggio di sorridere, mentre salutava la folla. Non aveva mai odiato così tanto se stesso in tutta la sua vita.
Quella sera, realizzò, fissando la gente osannante, Alisa era una principessa, ma nel momento stesso in cui lui fosse partito, quelle stesse persone l'avrebbero massacrata.
L'indomani sarebbe stata una sgualdrina.
Era una sognatrice. E anche se a volte questo le creava dei problemi, quella sera la stava aiutando.
Aiutando a chiudere gli occhi e a fingere che tutto quanto sarebbe durato per sempre, a illudersi che le braccia che la stavano stringendo sarebbero state lì per lei anche l'indomani, che quell'uomo così sexy e complicato sarebbe stato suo per sempre.
Gustando le prelibatezze del buffet, danzando, ridendo sottovoce, persi in un mondo tutto loro, formarono la più bella della coppie. Alisa, schiva e audace nello stesso tempo, abbastanza coraggiosa da scambiare due parole con i dignitari di corte. E per la prima volta Benito si chiese l'impossibile.
Avrebbe potuto averla accanto a sé non in veste di amante, ma come moglie?
Per la prima volta nella sua esistenza superficiale, non stava pensando a se stesso, né ai suoi doveri reali e nemmeno all'approvazione della sua famiglia. Stringendola tra le braccia, sentendo il cuore di lei tamburellargli contro il petto e il suo corpo così delicato e nello stesso tempo così forte contro di sé... Benito non riusciva a fare altro che rifletterci.
Quella donna così determinata, così fiera e orgogliosa, avrebbe mai potuto accettarlo?
"Devo parlarti del nostro accordo" le disse a un tratto.
"Credevo che saremmo stati troppo occupati per farlo." "Alisa, non..." Abbracciandola mentre ballavano, il suo sguardo la implorò di ascoltarlo. "Anch'io la penso come te. Una notte non è abbastanza." La pausa delle danze fu all'improvviso benvenuta. Gli occhi pieni di lacrime, Alisa si affrettò a divincolarsi dalle sue braccia. "Non allontanarti così da me!" esplose Benito avvicinandosi di nuovo a lei sul bordo della pista da ballo, un bicchiere di champagne tra le mani.
"Cercherò di ricordarmi il mio posto" replicò lei, stizzita. "Ma bisogna che tu mi spieghi bene qual è. Devo rifarti il letto al mattino o infilarmici dentro?" "Non parlare come una donna di strada!" "Ma è così che mi hai fatto diventare!" Sotto il trucco, il volto di Alisa era pallido come uno straccio. "Tu detti le condizioni, tu mi dici quanto sei disposto a offrire e si suppone che io debba soltanto accettare." "Benito! Come stai?" Il principe Luca Fierezza, una bambolina bionda tra le braccia, non si accorse o decise deliberatamente di ignorare che il cugino stava discutendo con la sua accompagnatrice.
"Signorina Moretti, mi dispiace disturbarla." Giovanni, uno dei camerieri, un uomo al fianco del quale Alisa aveva lavorato per anni, le si rivolse in modo formale, come se fosse insicuro del suo nuovo status.
"Cosa c'è che non va, Giovanni?" gli domandò lei, preoccupata.
"C'è una telefonata per lei..." L'uomo tossicchiò e per un istante, vedendo l'espressione sul suo viso, Alisa sentì che il cuore le mancava un battito. "È la sua vicina, dall'ospedale. Sa che non dovrebbe disturbarla proprio stasera, dice che è conscia di quanto sia importante che lei resti qui, ma crede che sia giusto avvisarla. Marietta è stata appena ricoverata." L'unico pensiero di Alisa fu come raggiungerla.
Non le importava di essere al gran ballo, e nemmeno che quella serata avrebbe potuto rappresentare il suo biglietto di ingresso a un futuro migliore.
Senza Marietta non ci sarebbe stato nessun futuro. L'ultimo membro rimasto della sua famiglia, l'unica parente che aveva ancora al mondo, era ammalata e spaventata, e aveva bisogno di lei.
Mentre si precipitava fuori dal salone, per un attimo le venne in mente di avvertire Benito di che cosa stesse accadendo. Ma a cosa sarebbe servito?
Quando se la vide passare di fianco, il suo viso si oscurò, ma Alisa notò che continuava a parlare con Luca. Due seduttori, due playboy insieme.
Cosa poteva importare loro del mondo reale? Benito voleva il suo corpo, non i suoi problemi.
E l'aveva chiarito perfettamente.
"Sembra turbata!" commentò Luca, mentre Alisa correva via. "Devi essere stato molto crudele con lei, Benito. Di solito aspetti il mattino dopo per comunicare a una donna che è finita." "Veramente stavo cercando di dirle proprio il contrario." Benito si lasciò sfuggire un lungo sospiro. "Sfortunatamente per me, ho scelto di innamorarmi dell'unica donna di Niroli a cui il mio titolo non suscita la minima impressione." "Vedrai che presto tornerà sui suoi passi." Luca scrollò le spalle con un sorriso. "Diventare l'amante di un principe ha i suoi vantaggi." "Non la voglio come amante" puntualizzò Benito, indirizzando al cugino, visibilmente sconvolto da quella rivelazione, un timido sorriso. Un attimo dopo, con consumata maestria, Luca si riscosse. Dopo aver congedato la propria accompagnatrice, afferrò un calice di champagne, mentre il cugino si preparava a diventare l'oggetto della sua derisione.
Invece non accadde nulla di simile.
"Perché sei ancora qui?" gli chiese Luca.
"Non sono mai corso dietro a una donna." "Non ne hai mai avuto bisogno." Bisogno. Di nuovo quella parola. Che definizione ne aveva dato Alisa? Il bisogno riguarda l'obbligo, il fare ciò che è necessario. Be', lui non aveva il minimo obbligo verso di lei. Semmai era vero il contrario... eppure si sarebbe aspettato da Luca una presa in giro, una risata sarcastica. Suo cugino, che avrebbe dovuto essere l'ultimo a comprendere il suo stato d'animo, invece era il primo.
"Mi perdoni, Altezza!" si scusò Giovanni avvicinandosi ai due principi.
"Non mi sarei mai permesso di disturbare, in un'occasione come questa; ma quando ho sentito che le condizioni della bambina erano così critiche, mi è parso di non aver altra scelta." "La bambina!" Benito impallidì. "Marietta?" "Ha smesso di respirare." Benito conosceva bene l'ospedale.
Anche se abitava a Contarini, molti eventi l'avevano visto affrettarsi in quei corridoi. L'incidente mortale in barca di sua sorella, le nascite reali, le morti... Sì, conosceva i pavimenti lucidi di quel posto fin troppo bene.
O, almeno, ne era convinto.
L'espressione incredula apparsa sul viso dell'infermiera, quando fece la sua comparsa nel reparto riservato ai bambini, gli sarebbe rimasta impressa nella mente per sempre.
I suoi occhi scuri passarono in rassegna le due file di letti, mentre l'infermiera, contrita, gli trotterellava dietro.
"Credevo che avesse smesso di respirare, che fosse... " "È così, infatti." Alisa strinse con forza le mani esanimi delle sorella. "Ma ora sta meglio." "Dov'è il dottore?" "Non lo so." "Che cosa ha detto?" "Non lo so." "Che cosa significa, scusa?" Benito si passò nervosamente una mano tra i capelli, sforzandosi di mantenere il respiro e il tono di voce regolari. Dove accidenti erano finiti tutti quanti? "Non è possibile che non si sia pronunciato." "Con me non l'ha fatto." Gli occhi di giada incontrarono i suoi, la voce traboccante di amarezza. "Non siamo nel padiglione reale. L'infermiera mi ha detto che Marietta necessita di riposo, e che i farmaci le vengono somministrati tramite una fleboclisi. Se l'avessi portata qui prima..." "Non è colpa tua." Per la prima volta Benito notò l'anziana donna che sedeva all'altra estremità del letto, lo sguardo senza espressione rivolto ad Alisa. "Sono stata io a decidere di aspettare." "E io quella che se la stava spassando..." Alisa non terminò la frase, non poté farlo, perché uno stuolo di medici, personale amministrativo e infermieri si stavano dirigendo spediti al capezzale di Marietta. Adesso che c'era lì il principe, non doveva più aspettare.
Quella constatazione colpì Benito come una pugnalata. La disparità cui Alisa aveva alluso non gli era stata mai più palese di allora.
Abbassando gli occhi su Marietta, sul suo volto emaciato e stanco mentre lottava per respirare, Benito si domandò perché quella giovane vita avrebbe dovuto contare meno della propria.Vivere della generosità di Benito avrebbe anche potuto non essere così male.
Osservando il viso finalmente roseo e sorridente di Marietta mentre, seduta sul letto della sua stanza privata, giocava con la bambola che lui le aveva regalato, Alisa si rese conto - e non per la prima volta - che declinare l'offerta di diventare la sua amante era stata una mossa un po' affrettata. Anche se il suo cuore sanguinava per gli altri ventinove bambini rimasti in reparto, anche se l'ingiustizia della loro situazione la faceva arrabbiare, sapeva bene di non poter cambiare il mondo.
Ma almeno quello di Marietta sì.
"Ritorna alla villa" le suggerì Benito. "Fatti una doccia e sdraiati un po'." "Non voglio lasciarla." "Il principe ha ragione, cara" insistette Bella. "È da due giorni che sei seduta al suo capezzale. Hai bisogno di un po' di riposo." Riposo! L'innocente frase dell'amica strappò ad Alisa un lieve sorriso. Gli occhi di Benito erano stati puntati su di lei per tutta la mattina. Con la barba incolta e un paio di jeans neri abbinati a una maglietta dello stesso colore, aveva un aspetto così sexy e malizioso, così in attesa che il flusso di testosterone che riempiva la stanza non le era certo sfuggito. E se anche le stava consigliando di andare a letto, non era certo per dormire!
Aver qualcuno che le apriva la porta le sembrò surreale. Un maggiordomo che non conosceva la condusse alla stanza da letto reale.
"Alberto sta trascorrendo del tempo con la moglie" le spiegò Benito.
Strano, anche, restare seduta sull'orlo della sua chaise lounge mentre Bianca le preparava un bagno caldo pieno di schiuma.
"Credevo fosse stata licenziata" considerò, stupita.
"L'ho assunta di nuovo" le spiegò semplicemente Benito.
"A quanto pare, hai preso a cuore molte opere caritatevoli." Alisa accennò un sorriso.
"C'è molto da sistemare." Senza commentare oltre, Alisa si diresse verso il bagno. Contenta di potersi finalmente spogliare dagli abiti modesti che Bella le aveva portato per cambiarsi, guardò sconfortata la propria immagine riflessa nello specchio, i capelli irrigiditi dalla lacca, gli occhi cerchiati da vistosi segni neri, eredità della stanchezza e ultime tracce del trucco che aveva sfoggiato per il ballo.
L'acqua calda e profumata fu un vero toccasana per il suo corpo dolorante ed esausto. Fin troppo rilassante, pensò Alisa con una smorfia. Non era affatto pronta per la maratona di sesso che Benito aveva senza dubbio in mente. Se solo fosse riuscita a rinvigorire la passione che l'aveva colta pochi giorni prima sulla barca! Pochi minuti ancora e sarebbe stata tra le braccia dell'uomo che amava.
Sgusciando fuori dalla vasca, ignorò l'accappatoio immacolato che era stato preparato apposta per lei e si avvolse invece in un piccolo asciugamano. Dopo essersi spazzolata i capelli e messa qualche goccia di profumo sul collo e sulle braccia, inspirò profondamente, pregando in cuor suo che quel giorno le sue grazie fossero gradite a Benito.
"Grazie." Lui era ancora in piedi dove l'aveva lasciato, lo sguardo perso in un punto indefinito sulla parete. "Grazie per esserti preso così tanta cura di Marietta." Nervosamente, gli si parò dinnanzi, augurandosi che facesse la prima mossa e la sollevasse tra le braccia, ma conscia che probabilmente in quell'occasione sarebbe toccato a lei. "Grazie per esserti preso così tanta cura di me." Alzandosi sulle punte dei piedi, premette le labbra contro le sue, chiuse gli occhi e gli circondò il collo con le braccia, sperando che Benito avrebbe ricambiato il suo slancio, senza rendere tutta quella situazione più difficile di quanto già non fosse. Rifacendosi agli unici dieci minuti di esperienza che poteva vantare, tentò di duplicare il loro bacio passato, solleticandogli con la lingua le labbra nel vano tentativo di farsi strada nella sua bocca irrigidita.
"Smettila!" Il tono di Benito era pungente. Due mani la presero per i polsi, respingendola. "Ti ho fatto preparare la camera degli ospiti e degli abiti puliti. Indossa l'accappatoio e chiamerò il maggiordomo." "Non capisco..." Alisa aggrottò le sopracciglia, confusa. "Credevo che volessi... " "Non voglio che sia un dovere." Quasi urlando, Benito l'afferrò per le spalle, scotendola con vigore. "Non è così che si comporta la moglie di un principe." "La moglie?" Quella definizione le parve talmente impossibile che Alisa scoppiò in una risata fragorosa.
"Ti avevo detto che volevo parlarti." "Avevi intenzione di chiedermi di diventare tua moglie?" "A che altro pensavi, scusa?" Benito scosse il capo, esasperato. "So di essere stato egoista. So di essere viziato e incurante degli altri. Capisco i tuoi dubbi. Tutto ciò che posso prometterti è che cambierò, perché ora so di aver trascurato tutti i veri doveri che l'essere un reale comporta. Ti voglio al mio fianco, Alisa. Desidero che tu mi mostri ciò che è giusto e ciò che non lo è. Che mi aiuti a migliorare. Mi trasferirò a Niroli, se questa è la tua preoccupazione. Provvederò a Marietta e a Bella..." Alisa lo fissò, attonita. Benito non le stava offrendo le briciole. Non voleva solo una moglie di facciata, ma una compagna di vita. Se non fosse stato così impossibile, così incredibile, quasi quasi si sarebbe fatta convincere. "Ti amo, Alisa" continuò lui, le sue parole come un balsamo sul cuore, una coperta sotto cui ripararsi dopo un temporale. "Ti amo per come sei, perché daresti qualunque cosa per migliorare la vita delle persone, perché mi fai sorridere e dai un senso alla mia esistenza." Alisa lo guardò. "Non posso." Quando chiuse gli occhi, trafitto dal dolore, Benito si perse il lieve sorriso che le increspò le labbra. "Come sai, non mi importa molto né del dovere né delle convenzioni. Spero, quindi, che tu capisca come ora mi sia davvero impossibile andare nella stanza degli ospiti!" Benito rialzò lo sguardo. Santo cielo, quanto l'amava!
Due mani tremanti, ma per una ragione ora del tutto diversa, si avvicinarono lentamente al suo volto bellissimo e pieno di fascino. Il desiderio, quello stesso desiderio che poco prima Alisa aveva ritenuto quasi insopportabile far rinascere, cominciò a fluttuarle di nuovo nelle vene. Adesso che era tutto ciò che voleva, far l'amore con lui le sembrava la cosa più facile del mondo.
"Non è la scelta giusta..." Benito chiuse gli occhi, mentre lei gli sfiorava il volto con mille baci pieni di tenerezza. "Come mia futura moglie, dovresti stare nella camera degli ospiti" mormorò lasciandosi scappare un gemito strozzato.
Chi era questa donna? si interrogò Alisa infilandogli le mani sotto la maglietta per toccargli il torace solido e muscoloso. Chi era questa donna così smaliziata e focosa, che aveva il principe Benito ai suoi piedi? Invece di andarsene, non vedeva l'ora di arrivare al sodo.
"Non potrebbe piacere anche a una principessa?" "Ti farà impazzire, vedrai." Benito fermò i suoi incredibile progressi, formulandole delle richieste, lasciandola tremante di desiderio, l'asciugamano umido buttato come uno straccio sul pavimento. Poi, inginocchiandosi davanti a lei, lasciò che la sua lingua esplorasse ogni centimetro della sua pelle. Si assicurò con il tocco esperto delle sue mani che stavolta, quando il loro contatto fosse diventato più intimo, Alisa non solo l'avrebbe voluto, ma che fosse pronta e quasi lo implorasse.
Precauzione inutile e deliziosa al tempo stesso.
"Mi sei mancata" le sussurrò all'orecchio entrando lentamente dentro di lei.
"È tutta la vita che ti aspetto." "Anche tu mi sei mancato" replicò lei in un soffio, riempita nell'anima e nel corpo. Senza nemmeno saperlo, si era persa del tutto la bellezza dell'essere importante per un'altra persona. Con immensa tenerezza, Benito cominciò a muoversi sempre più velocemente, finché i loro gemiti non si unirono in un'estasi meravigliosa ed esclusiva.
Finalmente si sentivano a casa, per sempre.