Korimba

Stories / Poems

Stories by debbi rawlins

baciami, kate

italian

Save as PDF
"Che cosa vuol dire che hai prenotato una stanza sola?"
"Vuol dire che ho prenotato una stanza sola. Questo soggiorno ci serve solo per dare un'occhiata al posto e per decidere se può andare bene o meno. Ho preferito risparmiare per il regalo. Sempre che riusciamo a decidere, dal momento che non siamo mai d'accordo su niente."
"Fantastico. Adesso non vuoi collaborare con me per cercare un regalo adatto per la luna di miele dei nostri genitori? Non che il fatto che tu voglia tirarti indietro mi sorprenda particolarmente..."
"Ho forse detto che non voglio collaborare con te, per quanto l'impresa sia impossibile? E che cosa significa che non sei sorpresa che io voglia tirarmi indietro? Detto così sembra che io lo faccia regolarmente."
E non era vero. Josh Sawyer non lo aveva mai fatto, ma in quell'occasione si sentiva davvero pronto a piantare in asso Kate Holloway.
Peccato che in quel caso la stanza che aveva prenotato non sarebbe servita.
Forse si sarebbe potuto consolare con un bacio di commiato. In fondo poteva anche accontentarsi. Non è vero, ammise. Lui voleva di più. Molto di più. E lo voleva ormai da tantissimo tempo.
Ed era quasi sicuro di non essersi sbagliato nell'interpretare i segnali che Kate gli lanciava da circa un anno e cioè da quando il padre di lei aveva rincominciato a frequentare sua madre.
No. In questo caso non si trattava semplicemente di trovarsi con le spalle al muro. E lei non si stava agitando per trovare una via di fuga, anche perché quello non era il modo di agitarsi per il quale lui aveva invitato Kate a raggiungerlo all'Hush Hotel di Manhattan.
"Bene" commentò lei alla fine, allontanandosi dalle portefinestre che si aprivano su un balcone. "Vuol dire che chiamerò io il banco delle prenotazioni."
Buona fortuna, pensò Josh e, lasciandosi cadere su una poltrona, incrociò le gambe e infilò le mani intrecciate dietro la nuca. Quando era arrivato quel pomeriggio, fermandosi alla reception per ritirare la carta magnetica che dava accesso alla stanza, aveva chiesto all'impiegata per quale motivo la hall fosse così affollata e la ragazza gli aveva spiegato che l'albergo era al completo, prenotato dagli invitati al matrimonio di una celebrità. Kate non avrebbe trovato una stanza neanche a pagarla oro. Se voleva restare, doveva accontentarsi di condividere la camera con lui.
Josh la osservò raggiungere il telefono sul comodino e comporre il numero. Gli voltava le spalle come se lui non fosse presente. Era stata trattenuta in tribunale fino alle quattro, il che aveva giocato a favore di Josh e del suo piano diabolico.
Mentre lui scopriva le attrattive dell'albergo, lei si trovava su un treno che da Hartford la portava nel centro della città e, a giudicare dal tono di voce che aveva assunto da quando era arrivata, aveva usato il tempo del tragitto per attizzare la collera e farla montare a livelli pericolosi.
"Ne è sicura? Mi accontenterei di qualsiasi cosa, di una stanza in cantina, nelle cucine, nel retro del bar."
Josh rise sommessamente, guadagnandosi un'occhiataccia. Con gli occhi sottili come fessure, Kate si era voltata quel tanto che bastava per incenerirlo con lo sguardo. Se ne stava in piedi con un braccio stretto sotto il seno e il gomito dell'altro appoggiato sopra, il ricevitore contro l'orecchio.
Il suo aspetto di donna in carriera con le scarpe di vernice blu in tinta con il tailleur, gli orecchini di perla e la treccia nella quale teneva legati i capelli scuri e ondulati lo aveva intrigato fin dal primo incontro.
Josh riusciva a percepire lo spirito libero che Kate nascondeva sotto quella corazza. Era forse un crimine voler imparare a conoscerla meglio e a capire se potevano davvero andare d'accordo come la sua fervida immaginazione gli suggeriva?
"No, certo, me ne rendo conto. Grazie per averci provato" mormorò Kate, prima di riagganciare.
"Senti" la esortò lui, sporgendosi in avanti. "Non è poi una tragedia."
"In questa stanza c'è un solo letto, Josh" gli fece notare lei, voltandosi a guardarlo. "La tragedia incombe."
A quell'ammissione, Josh fu percorso da un fremito di eccitazione. Allora aveva ragione. C'era vita dietro la corazza. Kate non era la regina dei ghiacci con il cuore di pietra come credevano tutti. Era viva e provava sentimenti, e durante quel fine settimana lui sarebbe riuscito a trovare una crepa nell'armatura dentro la quale si intestardiva a volersi proteggere.
"Avanti, vedrai che dopo aver cenato la situazione non ti sembrerà più così tragica. Ho riservato un tavolo all'Amuse Bouche per le nove."
Kate atteggiò le labbra a un broncio, poi lanciò un'occhiata all'orologio e annunciò: "Vado a farmi una doccia veloce, poi mi cambio".
Josh si alzò, passando le mani sulle gambe come a lisciare i jeans. "Perché non mi raggiungi al bar quando sei pronta?"
Kate inarcò un sopracciglio, squadrandolo dalla testa ai piedi. "Tu non ti cambi?"
Bene, quella sì che era la boriosa signorina Kate che lui conosceva ormai da un anno. Josh aprì l'anta dell'armadio in cui aveva appeso i pochi indumenti che si sarebbero spiegazzati in un cassetto, prese una giacca nera e se la infilò sopra la maglietta anch'essa nera. "Va meglio così?"
Kate sollevò gli occhi al cielo, prese la trousse e scomparve nel bagno. Il rumore della chiave che girava nella toppa strappò una risata a Josh che uscendo dalla stanza si diresse verso l'ascensore. Quando arrivò nella hall stava ancora ridendo.
Non vedeva l'ora che quel fine settimana incominciasse.
Kate rimase in ascolto e quando sentì la porta della stanza chiudersi alle spalle di Josh, si sedette sul bordo dell'enorme vasca con idromassaggio e affondò il viso nelle mani. Che cosa ci faceva lì? Il soggiorno regalo per i loro genitori avrebbe potuto benissimo essere prenotato tramite e-mail e con lo stesso mezzo avrebbero potuto ottenere tutte le informazioni che volevano riguardo all'albergo. E, se non fossero stati ancora soddisfatti, avrebbero sempre potuto chiamare direttamente e farsi dare tutti i chiarimenti per telefono.
E invece no. Kate aveva acconsentito a trascorrere il fine settimana con lui all'Hush per verificare se un soggiorno all'albergo poteva essere un regalo adatto ai loro genitori e ora si ritrovava a dover condividere la stanza con lui. E che cosa aveva fatto oltre a vociare come una comare e a fingere di chiamare la reception? Niente. Non aveva fatto niente perché era una codarda. Josh Sawyer era la personificazione di tutto quello che Kate cercava di evitare da sempre e ora si trovava a desideralo come non aveva mai desiderato nessun altro uomo.
Josh era alto e forte ed era immune al giudizio altrui, quindi si vestiva quasi sempre in modo sportivo, teneva i capelli biondi troppo lunghi e scarmigliati e non si ricordava mai di rasarsi. Era un selvaggio e Kate era pazza di lui.
Così pazza da temere di essersi innamorata.
Alzandosi si sfilò i collant, la gonna, poi lasciò cadere la camicetta e la giacca di maglia sopra gli altri indumenti.
In piedi davanti agli enormi specchi, con indosso solo la biancheria intima bianca di cotone, si chiese se sarebbe riuscita davvero a portare avanti il piano che aveva studiato per sedurlo.
Fino a quel momento non era andata così bene. Kate non riusciva a capire come mai non avesse nessun problema a perorare una causa davanti a una giuria e invece diventasse un fascio di nervi nel momento in cui doveva affrontare Josh.
Probabilmente si trattava di una questione di autoconservazione. Kate ne era quasi certa. In passato aveva scelto uomini poco adatti a lei e temeva che desiderare Josh come lo desiderava fosse semplicemente uno sforzo per gettare la cautela alle ortiche, pensiero che la indusse a lanciare un'occhiata alla sua trousse.
In fondo all'astuccio, avvolti in carta velina, c'erano un paio di mutandine nere di satin con il cavallo tagliato e un reggiseno a balconcino senza coppe dello stesso colore e dello stesso materiale. Il solo pensiero di indossare quel completino nell'intimità della sua stanza dove aveva avuto il coraggio di provarlo una sola volta, bastava per farle tremare le ginocchia, nonché altre parti del corpo.
Pensare poi di indossarlo per Josh...Kate rabbrividì, quindi si tolse la biancheria intima e si infilò sotto il getto freddo della doccia.
Quando Kate entrò all'Erotique dove Josh l'aspettava seduto su una poltroncina di pelle a un tavolino basso, gli bastò guardarla per sentire il cuore colmarsi di desiderio. Quando poi registrò che quella donna bellissima era Kate, l'ondata di eccitazione si spinse più in basso.
Josh era abituato a vederla con scarpe di vernice, fili di perle, pratici tailleur o pantaloni classici e maglioncini accollati e trovarsela davanti così...Be', era una visione a cui avrebbe potuto abituarsi molto in fretta.
I capelli, trattenuti da un cerchietto prezioso, le lasciavano il viso scoperto, scendendo sulle spalle in morbide onde. Kate portava scarpe nere dal tacco alto e un abito sempre nero che metteva in risalto le sue favolose gambe chilometriche.
Era più che bella e lui si sentiva un cretino. Avrebbe dovuto fare uno sforzo per presentarsi un po' meglio, così come lei aveva fatto per lui. E se davvero l'aveva fatto per lui...
Josh chiamò con un cenno della mano la cameriera che indossava dei pantaloni neri, una fascia stile smoking al posto della cintura e una camicia rosa senza maniche. "La signora gradirebbe..."
"Una vodka Collins, grazie" ordinò Kate e, prendendo posto nell'altra poltroncina, accavallò le gambe e lasciò penzolare un piede che catturò l'attenzione di Josh fin troppo a lungo.
"Per me un altro di questi" aggiunse quando trovò la voce. La cameriera sorrise e tornò al bar. Josh avrebbe voluto osservarla mentre si allontanava e gli sarebbe piaciuto vedere l'ondeggiare delle sue natiche nei pantaloni aderenti. Ma in quel momento aveva occhi solo per Kate.
"Sei...bellissima" riuscì a dire alla fine dopo che furono rimasti a lungo a guardarsi in silenzio. "Dovresti vestirti così più spesso."
"E tu come fai a sapere che non lo faccio?"
Josh non lo sapeva, ma non riusciva a immaginare la Kate che nell'ultimo anno aveva visto presenziare alle cene di famiglia e alle funzioni religiose, vestita in quel modo, adatto a conquistare un uomo.
Sorpreso, non poté fare a meno di chiedersi quando avesse cambiato idea, dal momento che mezz'ora prima sembrava decisa a mettere più distanza possibile tra loro.
La cameriera tornò con le loro ordinazioni e Josh si sporse in avanti. Con i gomiti sulle ginocchia, teneva il grande bicchiere tra le mani. Quando parlò la sua voce assunse un tono profondo. "Be', adesso che me lo fai notare, in effetti non lo so. La Kate che ho sempre visto è quella che mi hai permesso di vedere."
"C'è una sola Kate, Josh" replicò lei accarezzando con un dito il bordo del bicchiere. "Ci sono solo io."
"Non ne sono così sicuro" obiettò lui. "Mezz'ora fa, nella stanza che condivideremo, mi sembrava di parlare con un'altra persona."
Kate abbassò lo sguardo e sorridendo sorseggiò la vodka. "Ti devo delle scuse. È stata una settimana molto dura e arrivare qui e scoprire che avremmo dovuto condividere la stanza..." Sollevando su di lui gli occhi brillanti, aggiunse: "Non ero pronta. Almeno non lo ero prima".
Il che significava che ora lo era? "Non capisco. Per che cosa non eri pronta?"
In camera si era arrabbiata tantissimo e adesso era tutta sguardi maliziosi e sorrisi sensuali. Che cosa le aveva fatto cambiare atteggiamento? Ci sono, pensò Josh. Si tratta di un test. Qualcosa che deve aver letto su Cosmopolitan. Qualcosa su come mettere un uomo alla prova.
Poi però Kate prese un lungo respiro, con mano tremante appoggiò il bicchiere sul tavolo e con gli occhi lucidi mormorò: "Per noi, Josh. Non ero pronta per noi. Per affrontare quello che c'è tra noi".
Josh deglutì a fatica, appoggiò il bicchiere vicino a quello di Kate e si passò le mani tra i capelli. Si era preparato a doverla sedurre e invece lei gli si stava offrendo su un piatto d'argento.
E lui che cosa stava facendo invece di prendere il toro per le corna? Se la stava facendo addosso, ecco cosa.
Non volendo che lei intuisse quella triste verità, le chiese: "E quello che c'è tra noi che cosa potrebbe essere?".
Kate atteggiò le labbra a un sorriso caldo e sensuale che minacciò di fargli perdere il controllo. "C'è una ragione se tu e io finiamo sempre per ritrovarci al centro dell'attenzione ogni volta che le nostre famiglie si riuniscono."
"Ti riferisci alle frecciatine e ai battibecchi? Al sarcasmo e agli insulti malcelati?" Quello che era successo poco prima nella stanza non era niente in confronto agli spettacoli che loro due riuscivano a dare in determinate situazioni.
Kate chinò la testa da un lato. "Tutto questo scambiarsi ingiurie ci fa battere più forte il cuore e alzare la temperatura. Qualcuno li definirebbe preliminari di un corteggiamento."
Kate lo sorprese con il discorso dei preliminari, il che non era affatto sconcertante, dal momento che Josh era un tipo facile da confondere, benché non lo avrebbe mai ammesso. Forse non se ne rendeva nemmeno conto, ma Kate se ne era accorta, osservatrice com'era. E quale momento migliore di quello per giocare l'asso che aveva nella manica?
Dall'Erotique si spostarono all'Amuse Bouche. Josh aveva ordinato una costata con patatine mentre lei aveva preferito restare sul raffinato ordinando degli squisiti gamberi alla griglia.
Sapeva che non sarebbe riuscita a mangiare neanche la metà del cibo che aveva nel piatto perché non si trovava lì per gustarsi la cena, ma per vedere Josh agitarsi e stare sulle spine e per provare a se stessa che era una bravissima attrice, che sarebbe riuscita a non dare a vedere che anche lei si trovava nella medesima condizione.
"Qual è la tua impressione fino a questo momento?" gli chiese lei e, prendendo un asparago con le dita, avvolse le labbra intorno alla punta.
"La mia impressione riguardo a che cosa? Al cibo? Al servizio?" I suoi occhi si incupirono prima di aggiungere: "Al modo in cui mangi con le mani?".
Kate si leccò le dita ridendo sommessamente. Si augurava che Josh non si accorgesse di quanto era agitata. Aveva lo stomaco stretto in una morsa. "No. Voglio sapere che cosa ne pensi dell'albergo. Credi che ai nostri genitori piacerebbe soggiornare qui? O pensi che preferirebbero un luogo più tranquillo dove festeggiare le loro nozze?"
Josh si schiarì la voce, gettando il tovagliolo sul tavolo. "Dipende, se uno dei due incomincia a mangiare con le mani..."
Kate prese un gambero per la coda e lo passò nel burro chiarificato. "Ti dà così fastidio?"
Josh aspettò che Kate facesse scomparire il gambero tra le labbra prima di annuire. "Sì" dichiarò con voce roca e strozzata. "Mi dà molto fastidio, ma per favore, continua. Non smettere."
Kate sentì il cuore balzarle in gola e per poco non si soffocò con il boccone. Quando allungò la mano verso il bicchiere con il vino, Josh le afferrò il polso.
Lo tenne fermò per parecchi istanti duranti i quali nessuno dei due parlò né si mosse, se non quel poco che serviva per respirare. Kate riusciva a sentire il battito del suo polso là dove era a contatto con il proprio ed era certa che, per lo stesso motivo, anche lui percepisse il suo stato di agitazione.
All'improvviso Josh scattò in piedi, girò intorno al tavolo, la invitò ad alzarsi, prese il suo posto e la esortò a sedersi sulle sue ginocchia. Non le concesse nemmeno il tempo di protestare - non che lei ne avesse l'intenzione - né il tempo di fare nient'altro se non appoggiare le mani sul suo torace. Attirandole il viso vicino al suo, la baciò.
La sua lingua, insistente contro le labbra di Kate, la convinse a dischiuderle. Josh sapeva di vino rosso e la baciava come se non ne avesse mai abbastanza. La passione con cui divorava le sue labbra le tolse il respiro e lei premette le dita nelle sue spalle, grata per l'intimità fornita dall'alcova in cui si trovavano, anche se non le sarebbe importato che chiunque passasse di lì potesse vederli.
Era da troppo tempo che aspettava quel momento. Sentire Josh sotto di sé, la forza delle sue gambe muscolose, la pressione della sua mano sulla nuca...Voleva tutto quello che lui poteva offrirle, così come lo aveva sognato per tanto tempo, quindi rispose al bacio con altrettanta passione.
Cingendogli il collo con le braccia affondò le mani nei suoi capelli, godendo della sensazione che si scatenò lei quando l'accenno di barba entrò in contatto con la sua guancia. Josh era eccitato, il suo corpo era teso, il suo desiderio evidente.
Sollevando una mano le sfiorò il seno poi, quando scoprì quanto la lingerie che aveva scelto lasciava esposto il suo corpo, si lasciò sfuggire un lungo gemito che riecheggiò nella bocca di Kate.
"Kate, ma che cosa ti sei messa?" Trovando un capezzolo lo stuzzicò con le dita. "O meglio, che cosa non ti sei messa?"
"Qualcosa che ero convinta ti piacesse" mormorò lei contro la sua bocca.
"Che mi piacesse vedere o che mi piacesse toglierti?" le chiese lui, posandole una fila di baci sulla linea della mascella prima di muoversi sull'incavo della gola, dove appoggiò le labbra per sentire il battito del suo cuore. Con la mano intanto continuava ad accarezzarle il seno.
"Be', non c'è molto da togliere." Le piaceva quello che lui stava facendo con l'indice e il pollice. "E nemmeno da vedere, se è per questo."
"Io invece ho la sensazione che ci sia molto da vedere" obiettò lui mordicchiandole il lobo dell'orecchio. "E non mi riferisco a quello che indossi."
Kate si domandò se era pronta per quello che stava succedendo. Se era pronta per vedere i suoi sogni realizzarsi. Se quello che aveva da offrire era abbastanza per lui.
"Credo che..."
Kate si irrigidì.
"...che forse dovremmo..."
Kate si scostò da lui, incapace di guardarlo negli occhi.
"...rinunciare al resto della cena e goderci il dolce nella nostra stanza."
Eh, no. Kate aveva altri programmi.
Alzandosi, invitò lui a imitarla, poi tornò alla sua sedia, lasciandolo in piedi da solo.
Josh scosse la testa e si affrettò a coprire il cavallo dei jeans con la giacca. Quindi, quando Kate richiamò l'attenzione di un cameriere, tornò a sedersi.
"C'è nient'altro che posso portarvi?" chiese il ragazzo.
"Il conto" rispose Josh con voce strozzata.
"Sì, può portarci un'altra cosa" intervenne Kate. "Vorrei una porzione del dolce più morbido che avete. Qualcosa con del cioccolato fuso o una crema al caramello oppure delle fragole con la panna montata."
"Ho quello che fa per lei" annunciò il cameriere sorridendo.
"Perfetto. Potrebbe aggiungerlo al conto e farcelo recapitare in camera?" chiese poi, guardando Josh.
Quella donna voleva farlo morire.
Non gli aveva più permesso di avvicinarsi da quando avevano lasciato il ristorante. Aveva continuato a mantenere una certa distanza nel tragitto verso l'ascensore, nell'ascensore e lungo il corridoio che conduceva alla stanza.
E adesso che erano in camera, che cosa stava facendo? Si era nascosta in bagno, maledizione!
Avevano appena consegnato il dolce e Josh non vedeva l'ora di assaggiarlo insieme a lei. Doveva essere molto golosa dal momento che, non appena si era parlato di dessert, lei aveva incominciato a ignorarlo.
Quando sentì la porta del bagno aprirsi, prese in una mano il contenitore con il coperchio e nell'altra un cucchiaio, poi si voltò per offrirle quello che aveva ordinato. Solo che d'un tratto non era più sicuro di sapere che cosa lei volesse in realtà. Se aveva considerato bellissima la Kate che l'aveva raggiunto al bar, quella che vedeva ora era così sensuale e provocante che Josh temette di cadere in ginocchio da un momento all'altro.
Kate aveva tolto il cerchietto e indossava una vestaglia nera sopra a un reggiseno e un paio di mutandine che non lasciavano niente all'immaginazione.
Quando si avvicinò, lui indietreggiò fino a scontrarsi con la poltrona. Con in mano la ciotola e il cucchiaio si sedette.
Inarcando un sopracciglio e atteggiando le labbra a un sorriso voluttuoso, Kate lo raggiunse e si sedette cavalcioni su di lui. Poi gli tolse la ciotola di mano, lasciò cadere a terra il coperchio e inalò l'aroma del cioccolato e del caramello. Sorridendo prese il cucchiaio e disse: "Ecco, adesso va meglio".
"Che cosa va meglio?" chiese lui con voce roca.
"Le tue mani. Adesso sono libere."
Oh. Le mani. Josh non sapeva da che parte incominciare. Kate gli facilitò il compito affondando il cucchiaio nella ciotola e facendo poi gocciolare la cioccolata su uno dei suoi seni. Josh, che le cingeva la vita con le mani, si sporse verso di lei e leccò la cioccolata dalla sua pelle, affondando il viso tra le sue soffici rotondità.
Poi, all'improvviso, si scostò. Non perché volesse, ma perché doveva. "Dimmi una cosa, Kate. Che cosa stiamo facendo?"
Kate chinò la testa da un lato e, benché sembrasse sicura di sé, Josh percepì una certa esitazione, una nota di incertezza. "Stiamo godendoci il nostro dolce, Josh. Tutto qui."
"Tutto qui?" ripeté lui. Josh la desiderava. La voleva come dessert, ma prima di divorarla, doveva sapere se quello che stavano facendo si limitava a soddisfare la lussuria che li animava o se c'era di più. "Ho bisogno di sapere se questo è un gioco, l'avventura di un fine settimana, se è un modo per vendicarti di un offesa ricevuta che non ricordo di aver pronunciato o..."
"Ssh..." Kate gli premette un dito sulle labbra. "Mi rendi nervosa. Gli uomini non devono analizzare, devono solo..."
"Che cosa?" chiese lui, interrompendola. "Dobbiamo saltare addosso alle donne senza fermarci a riflettere?"
"La maggior parte degli uomini lo fa."
"Oh-oh. Generalizzare in questo modo ti farà passare dei guai, dolce Kate."
Kate abbassò lo sguardo sul dessert e lo mescolò con il cucchiaio. "D'accordo. Diciamo che la maggior parte degli uomini che ho conosciuto si comporta così."
Josh avvolse le dita intorno alla mano di Kate che reggeva il cucchiaio. "Tu mi conosci, tesoro, e io non appartengo a quella categoria."
All'improvviso gli occhi di Kate divennero lucidi. "Oh, Josh, sono così spaventata."
Josh provò un'ondata di panico. "Hai paura di me?"
Kate scosse la testa. "Del fatto che non riesco a smettere di pensare a te. Di come cerco il litigio perché so che in quel caso tu ti fermerai a battibeccare con me."
"Kate, ma che cosa dici? Io ti starei vicino anche se tu non dicessi una parola. Io sono pazzo di te." L'emozione gli chiuse la gola e Josh deglutì a fatica. "Sono pazzo di te da sempre."
"Allora posso riavere la mia mano?" gli chiese lei, ridendo sommessamente. "Così potremo goderci il dolce."
Per tutta risposta Josh infilò la mano tra i loro corpi e la fece scivolare tra le gambe di Kate dove le mutandine con il taglio sul cavallo gli davano un più facile accesso. Josh l'accarezzò, felice di costatare quanto fosse pronta.
Kate rabbrividì, scossa da un tremito, liberò la mano da quella di Josh e affondò il cucchiaio nella crema al cioccolato, poi glielo mise in bocca.
A quel punto si sporse verso di lui per baciarlo e, facendo scivolare la lingua tra le sue labbra, condivise con lui la dolcezza della crema. Josh intanto continuava ad accarezzarla, a esplorare il suo corpo, scoprendola impaziente di riceverlo e Kate si lasciò sfuggire un gemito.
Josh non si fermò. Era bravissimo con le dita e a mano a mano che il bacio si faceva sempre più appassionato, Kate si avvicinò pericolosamente al momento del piacere supremo. Agitandosi sulle ginocchia di Josh, fece cadere la crema dalla ciotola su entrambi.
Basta così, pensò lui.
Josh le tolse la ciotola di mano e la appoggiò sul tavolino, quindi sollevò Kate tra le braccia e la adagiò sul letto. Era appiccicosa e dolce e lui la lambì, pensando che il suo sapore era più buono di qualsiasi dessert.
Qualche istante più tardi, Kate perse il controllo e raggiunse l'orgasmo, regalando a Josh il momento più bello della sua vita.
"Questa non è e non sarà mai una relazione a senso unico" dichiarò Kate, appoggiando le spalle al torace bagnato di Josh che la strinse ancora più forte contro di sé.
"Io sono un uomo paziente. Ti ho aspettata per anni, minuto più o minuto meno che cosa vuoi che sia."
Kate immerse il ginocchio nell'acqua. "Non è vero."
"Sì che è vero."
Josh mentiva. "Io ero convinta che non mi sopportassi."
"Il che non significa che non avrei voluto portarti a letto."
"Che cosa?" L'acqua spruzzò dappertutto quando lei si voltò nella grande vasca per guardarlo in faccia. "Non mi sopportavi, ma volevi venire a letto con me?"
"L'amore e l'odio sono divisi da una linea molto sottile, tesoro" le fece notare lui e, quando sorrise, sulle sue guance, ai lati della bocca, si formarono due fossette nascoste dall'ombra della barba.
Il fatto che Josh avesse pronunciato la parola amore colse Kate alla sprovvista, così come l'espressione dolce dei suoi occhi mentre la guardava. "Josh?"
"Kate?"
"Credo di amarti."
"Considerato il fatto che io so da tempo di amarti, mi sembra che sia un'ottima notizia."
"Oh, Josh!" Kate si lanciò in avanti e gli gettò le braccia al collo. Era proprio una donna fortunata. "Perché abbiamo perso così tanto tempo a litigare?"
"Molte persone lo considererebbero un preliminare del corteggiamento" dichiarò lui, strizzandole l'occhio quando lei tirò fuori la lingua. "Ma adesso che abbiamo capito che cosa vogliamo, ritengo che sia inutile continuare con i preliminari e che sia arrivato il momento di passare al sodo."
"Sei incorreggibile" mormorò lei scuotendo la testa e trattenendo a stento un sorriso.
"In realtà sono eccitato."
Kate immerse una mano nell'acqua tra le gambe di Josh e scoprì che aveva detto la verità. "Sì, lo vedo che sei eccitato."
"Io preferirei che lo sentissi."
"Non è quello che sto facendo?"
"Sì, ma non abbastanza velocemente."
"Hai appena detto di essere un uomo paziente."
"Ho mentito" ammise lui, improvvisamente serio. "Ti amo. Ti voglio. Ho bisogno di te. E adesso baciami, Kate, baciami subito."
Kate lo baciò. Era così emozionata che quando aprì la bocca sopra la sua, si lasciò sfuggire un singhiozzo. Josh la calmò, accarezzandole la schiena con lunghi movimenti delle mani e, invitandola ad avvicinarsi di più, con le mani e con la bocca le chiese di fare l'amore con lui.
Sostenendosi sulle ginocchia, Kate lo accolse dentro di sé, scivolando sopra di lui fino a quando non furono completamente uniti, fino a diventare un solo essere.
"Hai idea di quanto sia bello per me?" gli chiese lei, sussurrando le parole contro il suo orecchio.
"Se è bello per te come lo è per me è semplicemente fantastico. Ma non credo che tu possa provare niente di più bello di quello che sto provando io."
Kate sorrise. "Vogliamo scommettere?"
"Per perdere anche le mutande? Meglio di no."
"Tu hai già perso le mutande."
"Mmh, ecco perché mi sento così nudo" scherzò lui, lasciandosi sfuggire un gemito quando Kate prese a muoversi con ancora più energia. "Sì, continua così."
"Sei insaziabile" commentò lei prima di essere travolta dalle emozioni.
"Puoi giurarci ed è meglio che tu ci faccia l'abitudine. Ho aspettato questo momento per troppo tempo e ne passerà altrettanto prima che io possa ritenermi sazio."
Kate capiva che cosa voleva dire e fu scossa da un fremito sentendolo irrigidirsi sotto di lei. "Josh?"
Josh chiuse gli occhi ed emise un lungo sospiro di piacere. Con le mani le strinse forte la vita. "Non è il momento giusto per parlare, Kate."
"Ma io volevo solo che sapessi..."
"Davvero, non adesso."
"...che non mi importa..."
"No, ti prego."
"...di dover condividere la stanza con te."
"Lo sapevo" confermò lui con voce rotta dall'emozione. Stava per perdere il controllo. "È per questo che ne ho prenotato una sola" mormorò sollevandosi e portandola con lui fino alle stelle.
Qualche minuto più tardi, accasciati l'uno contro l'altro, i corpi ancora uniti, Kate gli confessò la verità.
"Lo sapevo. Ho chiamato l'albergo la settimana scorsa per verificare le prenotazioni."
"E sei venuta ugualmente qui all'Hush."
"Certo che l'ho fatto. Te l'ho detto, credo seriamente di amarti."
"Allora baciami, Kate."
Save as PDF