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Stories / Poems

Stories by kirk washburn

la vendetta voodoo

italian

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1.
«Mi interesso di ricerche sugli psicopatici, dei suoi effetti sui crimini e cose del genere, ma non di affari privati,» informò freddamente i suoi visitatori il dottor Forest Loring. «Non c’è niente in questo caso che possa farmelo considerare come un’eccezione.»
Il Capitano Frane arrossì di rabbia sotto l’abbronzatura del suo volto magro ma dai lineamenti ben marcati. Gli occhi scuri della ragazza con il volto pallido che si trovava al suo fianco si riempirono di una sempre più cupa rassegnazione.
«Il nostro comune amico, il Procuratore Distrettuale, mi ha consigliato di venire da lei…», cominciò a dire Frane, ma venne bruscamente interrotto.
«Credo che lei me lo abbia già detto prima», ribatté il Dottor Loring.
«L’ho aiutato in un paio di casi perché coinvolgevano fattori interessanti per il tipo di ricerca psicologica di cui mi occupo. Nel vostro caso non si ravvisano neanche gli estremi del crimine. Sua moglie sembra soffrire di mania di persecuzione, il che non può davvero giustificare l’interruzione di alcuni esprimenti davvero molto urgenti e importanti che sto portando avanti.»
Cercando di controllare la rabbia mentre si girava verso la moglie, Frane disse semplicemente:
«Vieni, cara. Andiamo.»
Mentre si stava alzando, un cupo grugnito risuonò sotto la finestra aperta che si trovava a fianco del dottor Loring. Una testa ispida con un muso sottile e appuntito comparve alla vista; lunghe zanne ricoperte di saliva brillarono in un ghigno saturnino. Con le zampe anteriori poggiate sul davanza-le, un essere mostruoso dall’aspetto di un lupo, fece capolino dalla finestra con gli occhi rossi infuocati dalla ferocia.
Natalie Frane soffocò un grido.
«Ecco, ci siamo!», esclamò suo marito, con la voce non del tutto ferma.
«Probabilmente, la paura che mia moglie nutre nei confronti del suo fratellastro, è una “mania di persecuzione”, ma il suo cane poliziotto - a meno che quel mostro non sia davvero un lupo! - ci ha seguiti fin qui!»
Senza fretta, il Dottor Loring aprì un cassetto della sua scrivania. Ne tirò fuori un oggetto che rassomigliava a una piccola pistola automatica, la puntò in direzione della finestra e una sottile striscia di liquido, dello spes-sore di un ago, partì in direzione del cane.
Con un grugnito, che all’improvviso si mutò in rantoli soffocati, l’orribile muso scomparve dalla vista; i respiri affannosi diminuirono rapidamente.
L’odore di ammoniaca, che si era diffuso nella stanza, svanì quasi all’istante.
«Un’arma molto efficace, come ho già potuto constatare in altre occasio-ni,» annunciò con calma il Dottor Loring. «Diceva che il cane appartiene al poco simpatico parente di sua moglie? Chiamerò Tou-Tou per scoprire come ha fatto a penetrare nel mio giardino.»
«Quel selvaggio è in grado di scavalcare muri ben più alti del suo», gli rispose Frane con un sorriso triste.
Prese il suo cappello e il bastone proprio mentre la porta si apriva e Tou-Tou, l’emaciato servitore haitiano del Dottore, scivolava nella stanza. Porse al suo padrone una piccola scatola avvolta nella iuta, con questa laconica spiegazione:
«Hanno suonato alla porta; sono andato a rispondere e ho trovato questo.
Fuori, non c’era nessuno.»
Il Capitano Frane, ex marine con quattro anni di servizio ad Haiti al suo attivo, capì le parole del patois creolo. Appena l’uomo di colore fu uscito, il Capitano si rivolse a guardare con disagio il misterioso pacchetto.
«Non posso fare a meno di chiedermi,» prese a dire con fare esitante, «se Polynice Poynter non abbia qualcosa a che fare con questa faccenda. Il suo orribile segugio non si stacca mai da lui, ed è chiaro che siamo stati seguiti fin qui. Poynter potrebbe aver mandato quel pacchetto come avvertimento affinché lei non accetti di occuparsi del nostro caso. Se è così, e la cosa sarebbe perfettamente in sintonia con la sua natura teatrale, è probabile che si tratti di qualcosa di spiacevole, e persino di pericoloso.»
Il Dottor Loring agitò delicatamente il pacchetto, che apparentemente sembrava essere una scatola di cartone avvolta nella carta, e lo tenne vicino all’orecchio. Con un’espressione vaga dipinta sul volto, decise poi:
«Bene, andiamo a vedere di che si tratta! Vuole avvicinarsi, Capitano?»
Dopo aver chiesto a Mrs. Frane di accomodarsi di nuovo al suo posto e di aspettare, condusse il marito verso un bagno dove aprì i rubinetti del lavandino. Quando ci fu abbastanza acqua da riempirlo completamente, il dottore vi immerse la scatola, ancora avvolta nella carta così come l’aveva ricevuta. L’oggetto era leggero e galleggiava.
2.
Prendendo in prestito il bastone che Frane teneva ancora in mano, il Dottor Loring immerse il pacchetto. Con grande attenzione spinse il punta-le del bastone nella carta che lo ricopriva e poi nella scatola. Quando l’acqua entrò nel foro, si udì un lieve fruscio che proveniva dall’interno della scatola. Con un movimento del polso, il Dottor Loring allargò il buco nella scatola ormai fradicia e tirò via il bastone.
«Ora guardi,» invitò.
Per un attimo non accadde nulla. Poi, sgusciando attraverso il piccolo varco che lui aveva praticato, venne fuori un serpentello nero e ricoperto di scaglie; circa settanta centimetri di sinuosa e convulsa lunghezza seguirono la testa del serpente. Il rettile nuotò avanti e indietro con la lingua biforcuta che usciva fuori a intervalli brevissimi e con sorprendente rapidità mentre tentava vanamente di arrampicarsi sulla liscia porcellana del lavandino.
«Un Fer-de-lance, se ne ho mai visto uno!», esclamò il Dottor Loring.
Frane annuì, pallidissimo sotto la pelle abbronzata.
«Poynter potrebbe averlo rubato allo Zoo, o può averlo portato, insieme ad altri, da Haiti: è capacissimo di fare una cosa del genere!», disse il Capitano.
«Così questo Poynter è stato ad Haiti?», rifletté il Dottore.
«Lui è haitiano,» lo corresse Frane. Poi anticipò con sufficienza la domanda inespressa del dottor Loring. «Sì, è un meticcio con un ottavo di sangue nero. Si ricordi che ho detto che è il fratellastro di mia moglie.
«Se è stato lui a spedire il serpente, è senza dubbio un vero farabutto!», affermò accalorandosi il Dottore. «Quelle cose,» disse indicando il lavandino, «sono una specie maledettamente sgradevole e pericolosa.»
«Lo so,» convenne Frane con calma; «ho visto ciò che sono in grado di fare. Ma d’altra parte,» ricordò ironicamente, «a Polynice Poynter piacciono proprio le cose sgradevoli, come quella di creare “manie di persecuzione”, per esempio!»
«Mi racconti i particolari prima di ritornare da sua moglie, quelli che de-ve aver tralasciato prima,» gli chiese a bruciapelo il Dottor Loring. Storse la bocca e aggiunse: «Credo di aver preso in antipatia il suo Polynice Poynter!
«Forza, svelto!» lo incalzò dal momento che Frane esitava. «Mi riferisca i fatti veramente importanti: com’è possibile che un meticcio con un ottavo di sangue nero sia il fratello di sua moglie, e i motivi che ha per volerle fa-re del male.»
«È semplice,» rispose Frane. «Il padre di mia moglie Natalie era coltiva-tore di canna da zucchero ad Haiti. La madre di Natalie morì e suo padre si risposò con una donna haitiana che era stata la sua amante per molti anni; per così tanti anni che tutti a Port au Prince credono che Polynice, che ha circa trent’anni, sia figlio naturale del vecchio Poynter. Ad ogni modo, Poynter lo adottò legalmente dopo aver sposato la madre. Questa situazione risultò insopportabile per Natalie: io la sposai e, subito dopo, rassegnai le dimissioni per lasciare Haiti con lei.
«Per quanto riguarda il motivo di cui lei parla,» continuò in fretta, «a meno che non sia cambiata di recente, la legge di Haiti proibisce inderoga-bilmente ai bianchi di possedere terre ad Haiti. Così il vecchio Poynter ha investito i suoi guadagni qui negli Stati Uniti con tale accortezza che, alla sua morte, Natalie ha ereditato una notevole fortuna.
«È semplicissimo: se Natalie muore senza figli, tutto sarà suo. Capisce?»
«Il motivo è semplice,» ammise il Dottor Loring. «Ma, in effetti, che co-sa ha veramente fatto questo Polynice? Lei mi ha detto solo che sia la mente che il fisico di sua moglie si stanno distruggendo a causa della paura che ha di lui, ma su cosa si basino i timori di sua moglie, di questo lei non mi ha parlato. Mi racconti ciò che finora si è tenuto per sé.»
Il Capitano Frane esitò.
«Deve capire,» disse alla fine, «che Natalie è nata ad Haiti. Cose che sembrerebbero assurde per la maggior parte delle ragazze americane, sono invece molto serie per lei. Haiti è un’isola molto particolare, Dottor Loring, e Natalie crede nei riti vudù.»
«Ah!», annuì il Dottore: «Ho capito. È tutto molto chiaro! Questo Polynice ha convinto sua moglie di essere in possesso di oscuri poteri e sfrutta la situazione per influenzarla. Sa in che modo?»
Frane fece un gesto vago e imbarazzato.
«Le ha fatto credere che lei, la sua anima, o almeno una parte di essa…
oh, al diavolo! È infantile, ma finirà per uccidere Natalie se lei non lo fermerà. Lei crede che Polynice abbia messo una parte di lei in un pezzo di mogano, un pezzetto di legno essiccato non più grande di un libro di piccole dimensioni. E ogni giorno le ripete, per telefono o di persona, che lui distruggerà quel pezzetto di legno, e quindi anche lei, molto presto.»
«E lei morirà, se lui lo distrugge,» confermò prontamente il Dottor Loring. «La forza della suggestione rende la cosa ragionevolmente certa.
Ma,» disapprovò, «qualsiasi psicologo, anche alle prime armi, avrebbe potuto risolvere il vostro problema… Ad ogni modo lo farò io stesso. Lo ripeto: non mi piace questo Polynice che spedisce serpenti alla gente.»
Rifletté un attimo e poi aggiunse:
«L’unica difficoltà è rappresentata da quel pezzetto di legno. Fortunata-mente, averlo non è assolutamente necessario; ma renderebbe tutto più semplice.»
«È Natalie stessa che lo conserva,» gli rispose Frane preso dall’ansia.
«Ora si trova nella sua borsa.»
Il Dottor Loring strinse le labbra in un fischio silenzioso.
«Davvero furbo questo Polynice!», concesse. «Questa è stata una mossa da maestro: lasciarlo tenere a lei. In questo modo, il potere della sua suggestione si rafforza ogniqualvolta lei lo guarda, e tenta costantemente di tenerlo lontano da ogni pericolo. La suggestione è la forza più potente del mondo, Capitano Frane. In questo caso sarà il fuoco con cui combatteremo il diavolo.
«Venga! Abbiamo ancora a disposizione quasi tutto il pomeriggio, e lo useremo per disorientare questo Stregone vudù che è nato nella giungla africana.»
3.
Una volta tornati nello studio, Frane informò con calma sua moglie che il Dottor Loring ci aveva ripensato su e aveva deciso di accettare il suo ca-so. Il Dottore la guardò attentamente per la prima volta.
Natalie Frane era almeno di una dozzina d’anni più giovane del marito; doveva avere più o meno venticinque anni, giudicò il Dottor Loring. Avrebbe potuto essere bella, se non fosse stato per l’espressione ossessionata del volto e per i suoi occhi tristi. Istintivamente si ricordò del periodo in cui aveva esercitato l’attività di semplice medico generico, e automatica-mente disapprovò il suo pallore, che veniva messo ancora più in risalto dai capelli neri tirati indietro in una semplice crocchia all’altezza del collo. Assomigliava a una Madonna pallida e preoccupata; proprio il tipo impres-sionabile e ipersensibile facile preda di subdole influenze.
«Sono venuta perché John ha voluto così, Dottor Loring,» disse lei in tono di difesa. «Dubito che un medico sia in grado di aiutarmi, o anche so-lo capire ciò che fiacca la mia forza e la mia volontà.»
«Mia cara,» la rassicurò gentilmente il Dottor Loring, «è vero che sono un medico. Ma sono anche uno psicologo, che vuol dire molto di più. Inoltre sono uno psichiatra, e questo vuol dire ancora molto di più.»
Si chinò verso di lei confidenzialmente:
«Al di là di tutto questo, io ho vissuto e ho studiato ad Haiti. Ho vissuto tra gli indigeni come uno di loro, per portare avanti le mie ricerche scientifiche. Ne so dei Riti Vudù almeno quanto Polynice, più altre cose di cui lui non ha neanche una vaga cognizione. Io posso aiutarla. Me lo permetterà?»
Natalie Frane alzò la testa per guardarlo in volto; e ciò che vide portò uno spiraglio di lieve e incredula speranza sul suo viso. Impulsivamente gli prese la mano.
«Si!», bisbigliò, «oh, sì!»
C’era un divanetto nello studio, a causa dell’abitudine del Dottore di schiacciare un pisolino nei momenti più strani; e verso quel divanetto condusse la ragazza.
«Si stenda,» la persuase. «Si metta comoda e si rilassi.»
Dopo che si fu sistemata, riprese a parlare:
«Do per scontato che quando», contemporaneamente si avvicinò alla borsa che lei ancora teneva stretta tra le mani, «quando il fatto è accaduto, lei era o addormentata o in uno stato di coma apparente. Le stesse condizioni sono necessarie per sortire un effetto contrario…»
Continuando a parlare, il Dottore sistemò uno strano congegno sulla sua scrivania, una serie di piccoli specchi racchiusi in una normale cornice.
Una funicella inserita in una presa del muro faceva girare gli specchi.
Mentre giravano, si confondevano in un disco di luce scintillante e ipnoti-ca. Natalie Frane guardò quelle luminosità girevole che attirava inelutta-bilmente i suoi occhi; e, fissandola, tirò un sospiro e si rilassò. La preziosa borsa cadde dalle sue mani afflosciate.
«Un’utile aiuto meccanico alla pratica dell’ipnosi,» spiegò il Dottor Loring, facendo fermare gli specchi girevoli. Dopo aver rimosso il congegno, spinse un pulsante sotto la sua scrivania.
«Portami un’accetta, o un coltello pesante: quel machete che usi per po-tare le siepi sarebbe l’ideale», ordinò poi quando apparve Tou-Tou.
«Quando la sveglierò,» comunicò a Frane, «le diremo che qualsiasi parte dei suo ego potesse essere racchiusa nel pezzetto di mogano è stata obbli-gata ad uscire e le è stata restituita. Una volta che lei abbia accettato ciò, le mostreremo come prova il pezzo di legno spaccato in due. Dopo di ciò, lei non dovrà fare altro che tenere questo Polynice alla larga da sua moglie. A mano a mano che il tempo passerà, i ricordi che sua moglie ha di Haiti si offuscheranno e scompariranno.»
Tou-Tou ritornò con il machete, un arnese con la lama lunga e ben affilata. Frane prese il pezzo di legno dalla borsa di sua moglie, e il Dottor Loring lo mise su una rivista che si trovava sulla scrivania. Il machete si sollevò e, subito dopo, ricadde. Il legno, secco e stagionato, si divise esattamente in due parti. Ma né Frane né il dottor Loring videro cadere i due pezzi.
Esattamente nello stesso momento in cui la lama penetrava nel pezzo di legno, Natalie Frane urlò. Lanciò un urlo e poi sembrò che stesse per soffocare: quindi continuò a emettere dei gemiti strozzati come se le corde vocali non riuscissero ad articolare dei suoni normali. Si irrigidì in tutte le parti del corpo e, con un movimento inconsulto, tirò su le ginocchia.
«Mio Dio!», urlò il Dottor Loring «Questa non è una pagliacciata: è uno sconvolgente, terribile e genuino Rito Vudù!»
«Che sta succedendo? Che diavolo ha fatto?»
«Non è il momento delle spiegazioni ora!», tagliò corto il Dottore met-tendosi subito all’opera. «Si tolga da qui…»
Uscì precipitosamente dalla stanza e un attimo dopo fu di ritorno con una siringa ipodermica tra le mani.
«La sua maledetta macchinazione non può riuscirgli: almeno non completamente, mentre lei è sotto ipnosi,» mormorò più a se stesso che a Frane. «Ma lo stato di coma non durerà ancora molto; e, se si sveglia ora…
morirà! E allora…»
Il dottor Loring affondò l’ago nel braccio di Natalie e, mentre lo adagia-va di nuovo sul lettino, lei si rilassò sotto l’influenza del narcotico. Ma anche ora c’era una strana tensione nel suo corpo immobile. Il Dottore si girò verso Frane:
«Sa come rintracciare quel demonio?»
«Polynice? Sì, per telefono. Ma, per amor di Dio, che cosa…»
«Ora non c’è davvero tempo da perdere!», lo interruppe brusco il Dottor Loring. «Telefoni a Polynice: gli dica esattamente ciò che è accaduto. Gli dica che acconsentirà a tutte le sue richieste, se lui verrà qui immediatamente e mi aiuterà a sciogliere quest’incantesimo Vudù. Gli dica tutto ciò che vuole, ma lo faccia venire qui immediatamente. Si muova!»
4.
Frane cercò febbrilmente nell’elenco telefonico e lo gettò via con un’im-precazione. Compose il numero «Informazioni,» e il Dottor Loring gli sentì chiedere il numero di cui aveva bisogno. Poi Frane posò lentamente il ricevitore con un’espressione avvilita dipinta sul volto.
«Il suo numero telefonico è privato. L’operatrice non ha voluto darmelo.
E,» aggiunse disperato, «io non ho assolutamente idea di dove viva.»
«Se non riusciremo a portarlo qui entro breve tempo…»
Ciò che il Dottore voleva dire era perfettamente chiaro.
«Cosa?», sbottò l’ex Capitano della Marina. «Sta cercando di dirmi che, ora che ha scatenato la crisi, non è capace di riparare al malfatto? Faccia qualcosa! Lei si è vantato di saperne più di Polynice… non può fare ciò che farebbe lui?»
«Polynice non avrebbe potuto salvare sua moglie», rispose paradossal-mente il Dottor Loring. «Io invece lo farò. Ma Polynice è un elemento necessario.»
«Lei mi parla con degli enigmi,» si irritò Frane. «Io ho messo Natalie nelle sue mani, fidandomi ciecamente, ed ora ecco qual’è il risultato! Ha spinto le cose a un punto tale che ora non sa più controllarle. Ed io non so neanche cosa è accaduto a mia moglie, né perché. Se lei lo sa, è arrivato il momento di dirmelo!»
«Ho fatto un pasticcio,» ammise il Dottor Loring con amarezza. «È stata colpa di quel fer-de-lance. Pensavo che si trattasse di una volgare messa in scena, ma invece è stata una mossa astutissima. Mi ha portato fuori strada, mi ha fatto diventare una marionetta nelle mani di Polynice. Pensavo che stesse facendo leva sulle paure di sua moglie fino a farla cedere ai suoi fin-ti Riti Vudù. Ci sono pochissimi veri Adepti, anche tra gli haitiani papalois… ma Polynice è evidentemente uno di quelli.»
«Vuol dirmi forse che esiste davvero la Stregoneria?»
L’incredulità combatteva in Frane la terribile paura che le parole del Dottore fossero vere, mentre con gli occhi sbarrati guardava in direzione del divano.
«Stregoneria nel senso in cui la intende lei, no,» rispose prontamente il Dottor Loring. «Non c’è nulla che non possa essere spiegato in termini scientifici, anche se alcune volte le spiegazioni non sono molto chiare. Il Vudù, come Magia Nera, non è nient’altro che autosuggestione indotta. È
un fenomeno abbastanza comune tra i selvaggi e le popolazioni semicivi-lizzate, trovare degli individui dotati di un notevole controllo psichico.
Polynice ne è dotato perché ha una parte delle sue radici nella giungla.
«Ha dominato la mente di sua moglie facendole credere che lui ha costretto una parte di lei - qualcosa che in mancanza di un termine migliore, potremmo definire la sua essenza spirituale - a entrare in quel pezzetto di mogano. In effetti, dal momento che lui è riuscito a convincerla del fatto, lui è davvero riuscito a farlo!
«Il fatto sussisteva ma non la danneggiava in alcun modo finché le cose rimanevano così. Ma, quando ho violentemente distrutto il pezzo di legno, si è scatenata in sua moglie una reazione psicologica simpatica, come lei ha visto. Nel suo stato di coma, lo shock psicologico è stato parzialmente neutralizzato; ma, se si svegliasse ora, ciò che avverrebbe è paragonabile al tentativo di far partire un motore con la batteria praticamente scarica.
Dobbiamo ricaricare le sue batterie psicologiche prima che riprenda conoscenza ed esaurisca le poche forze che le rimangono. Altrimenti…»
Il Dottor Loring allargò le braccia in un gesto più eloquente di qualsiasi parola.
«E lei ha bisogno di Polynice per salvarla?», gemette Frane. «Perché?»
La ragazza sul divano riprese a muoversi e la domanda non ottenne alcuna risposta mentre il Dottore si precipitava al suo fianco. Le dita lunghe e sottili del Dottor Loring le sollevarono il polso poi, senza dire una parola, riempì di nuovo la siringa ipodermica.
5.
Dopo aver somministrato il sonnifero, il Dottor Loring si girò ad affrontare Frane.
«È la dose massima che posso azzardarmi a darle,» annunciò molto lentamente. «Una dose più forte la ucciderebbe. La manterrà in stato di coma per altre tre, quattro ore.»
I suoi occhi rimasero fissi in quelli di Frane per un lungo e terribile minuto. Sul volto di Frane era dipinto un inferno di disperazione quando si girò a guardare il corpo immobile e indifeso di sua moglie. Il Dottore spinse il bottone che stava sotto la sua scrivania.
«Tou-Tou,» chiese all’haitiano, «hai capito cosa è accaduto qui?»
Gli occhi di Tou-Tou avevano un’espressione lugubre mentre giravano intorno alla stanza. Annuì senza parlare.
«C’è un modo,» chiese esitante, quasi spaventato, il Dottor Loring, «un modo… per venirne fuori?»
«Uno,» rispose Tou-Tou con voce sommessa.
I due si scambiarono un’occhiata significativa; sembrava che si fossero capiti all’istante. Il Dottor Loring annuì lentamente mentre Tou-Tou usciva dalla stanza.
«Un solo modo,» mormorò tra sé e sé, pallido in volto. «Un solo modo…
e non si riesce a trovare Polynice.»
Frane sollevò il capo dalle mani. Nei suoi occhi si leggeva una rabbia omicida.
«Polynice…», bisbigliò cupamente. «Se Natalie morirà, la legge non po-trà toccarlo, ma Dio lo guardi!»
Poi rimasero seduti in attesa, senza parlare. La punta della lingua di Frane passava lentamente sulle sue labbra secche…
Squillò il telefono.
Il Dottor Loring portò il ricevitore all’orecchio con una mossa fulminea; poi fece segno a Frane.
«Vogliono lei,» disse.
Guardandolo, il Dottore vide che gli occhi vuoti di Frane si erano illuminati per l’eccitazione.
«È Polynice!», urlò Frane, stendendo una mano tremante verso il ricevitore. «Cosa devo dirgli?»
«Gli dica… no lasci fare a me!», scattò il Dottor Loring. Afferrò la cor-netta del telefono e parlò con voce secca e decisa.
«Pronto!… Parla il Dottor Loring. Mrs. Frane è qui e si trova in condizioni molto critiche per la distruzione di un certo pezzetto di mogano: lei mi capisce, naturalmente. Ho assoluto bisogno della sua assistenza per ri-portarla in condizioni normali, per guarirla dal potere mesmerico con cui lei la tiene in pugno.
«Per avere il suo aiuto, Mr. Frane è disposto ad accettare tutte le sue condizioni. Le do la mia parola d’onore che non ci sarà in futuro nessuna rappresaglia da parte sua o della Polizia… Oh, sì! Credo che la mia testi-monianza renderebbe piuttosto realistica un’azione criminale!»
Le labbra del Dottore si tesero in un risolino sardonico, e a bella posta aggiunse: «Lo stesso Capitano Frane è in condizioni pietose. Farà meglio a venire immediatamente.»
Dopo che il ricevitore fu rimesso al suo posto, si girò verso Frane con un’espressione trionfante.
«Quell’ultima frase sul fatto che lei fosse ridotto a pezzi, ha fatto colpo su di lui. Non ha saputo resistere a venire qui a gongolare. Tra l’altro si sente molto sicuro di sé.»
«Lei gli ha promesso l’immunità più completa!», controbatté amaramente Frane.
«Non è vero!», lo contraddisse il Dottor Loring. «Gli ho detto che lei era pronto ad accettare qualsiasi condizione per salvare sua moglie… il che è vero; e che non ci sarebbe stata alcuna azione criminale…»
Fece una pausa e con le dita armeggiò sotto il bordo della sua scrivania.
«Non ce ne sarà alcun bisogno!», aggiunse con calma, sottintendendo qualcosa che Frane non riuscì ad afferrare.
6.
Il Dottor Loring schiuse le labbra per parlare mentre Tou-Tou scivolava nella stanza, poi esitò. Dopo aver lanciato a Frane uno sguardo indeciso, cambiò la sua prima decisione e fece segno all’haitiano di andar via.
«Devo fare dei preparativi per quando arriverà il nostro ospite,» spiegò all’improvviso. La porta si chiuse dietro di lui.
Frane camminava avanti e indietro per lo studio e i suoi occhi spiritati continuavano a soffermarsi sul volto pallido ed esangue del corpo che giaceva immobile sul piccolo divano. Appena il Dottor Loring rientrò nella stanza, Frane sollevò lo sguardo.
«Ha l’aria di chi ha sistemato tutto,» osservò lentamente Frane, «e aspetta solo che accada qualcosa.»
«Certo,» annuì cupo il Dottore, «sono pronto a combattere il Diavolo con le sue stesse armi!»
Qualsiasi domanda Frane fosse stato pronto a fare, fu rimandata dal debole suono del campanello dall’altra parte della casa.
«Ci siamo,» esclamò piano il Dottor Loring, con gli occhi che gli brillavano, «il Diavolo sta arrivando!»
Attraverso la porta socchiusa, Tou-Tou parlò in fretta nel suo francese patois:
«È lui! Senza il cane non entrerà.»
Il dottor Loring fece schioccare le dita con un’esclamazione.
«Il cane, Tou-Tou! Sei d’accordo anche tu che il cane può benissimo sostituire una capra!»
Gli occhi dell’haitiano mandavano lampi mentre usciva dalla stanza.
Tornò introducendo un uomo a fianco del quale camminava un cane macilento del tutto simile a un lupo, con le zampe rigide per la paura. Era lo stesso animale che aveva ringhiato fuori dalla finestra del Dottore.
L’uomo, che non ebbe bisogno di nessuna presentazione essendo il tanto desiderato Polynice, era di statura media, ma robusto. La sua carnagione, leggermente itterica piuttosto che scura, non tradiva la sua origine ibrida, né tantomeno i capelli che erano lisci e neri. Il suo tratto più caratteristico erano gli occhi diabolici ed ipnotici: scuri e lucidi come l’ambra nera.
«Ah!», mormorò, con un leggero accento inglese ed un piccolo inchino,
«il Dottor Loring, presumo, e l’esimio Capitano Frane!» Poi con soddisfatta malizia, aggiunse: «E la mia povera sorellastra!»
I muscoli erano ben in evidenza sulle mascelle serrate di Frane, ma il Dottor Loring gli si rivolse con voce appena incalzante:
«Entri, prego. Non abbiamo tempo da perdere.»
Dopo avergli stretto a malincuore la mano, il meticcio avanzò nella stanza.
«Contrariamente a quanto crede il Capitano Frane, io non ho nulla contro sua moglie o, sì… contro i suoi possedimenti. Certo non sono io il colpevole del suo deplorevole disordine mentale, e non sono un uomo di scienza. Anche se sono molto desideroso di rendermi utile, non c’è nulla che io possa fare per aiutarla, Dottor Loring.»
«Così lei pensa di rimanere qui a godersi la scena di Mrs. Frane che muore quando uscirà dal suo stato comatoso?» La voce del dottor Loring era falsamente gentile. «Bene, allora si è completamente sbagliato. Lo shock che ha subito è troppo grande perché lei possa porvi rimedio, anche se volesse.»
«E allora perché mi ha fatto venire qui?», mormorò Polynice.
«Perché io ora sono in grado di aiutarla! Ma per lei sarà molto dura!»
Con un gesto improvviso, il dottor Loring chiamò in causa Tou-Tou che piombò come un’ombra impaziente.
Il macilento uomo di colore fece un balzo in avanti e il cappio di una corda andò a colpire le spalle del meticcio imprigionandogli le braccia. Ma non avevano considerato la reazione di quella specie di lupo feroce che si precipitò in difesa del suo padrone non appena quello lanciò un urlo di rabbia. Con balzi furiosi si avventò contro Tou-Tou che, per difendersi dalle sue zanne affilate, lasciò cadere la corda.
Polynice in un attimo si liberò del cappio e tirò fuori una pistola dalla tasca superiore della giacca. Con un salto si diresse verso la finestra aperta, ma subito Frane gli si parò davanti. Con la mano tesa colpì Polynice al polso, e dalla pistola partì un proiettile; la pistola rotolò quindi sul pavimento. Il pugno dell’ex marine andò a segno spingendo Polynice contro la scrivania, sulla quale era sistemato un pesante machete. Dita scarne e oli-vastre si protessero verso l’arma; la lama assassina sibilò in direzione di Frane che riuscì a stento a farsi da parte.
Mentre Polynice tentava di nuovo di guadagnare la finestra, dalla quale avrebbe avuto via libera, il Dottor Loring lanciò la sua figura sottile al suo inseguimento. Qualcosa brillò nel pugno del Dottore e si conficcò nella spalla sinistra dell’haitiano.
Lanciando un urlo di dolore e di rabbia insieme, Polynice fece roteare il machete che descrisse una curva assurda. Il Dottor Loring riuscì a malapena a evitare il colpo. Prima che riuscisse a voltarsi verso il Dottore, o a lanciarsi su Frane, che stava correndo di nuovo verso di lui, Polynice in-ciampò e lasciò cadere il machete sul pavimento.
«Non lo colpisca!», gridò il Dottor Loring. Ma Frane si era già bloccato e fissava il volto di Polynice contratto dal dolore.
«Dannazione a te!», sibilò l’itterico haitiano.
Sarebbe crollato sul pavimento, se non fosse stato per il Dottor Loring che lo afferrò e lo sostenne. Con l’aiuto di Frane, mise Polynice su una sedia.
«Decisamente forte il sedativo di quella siringa!», boccheggiò il Dottore.
«Ma non durerà ancora per molto. Leghiamolo.»
Erano stati troppo impegnati per seguire la battaglia di Tou-Tou con il cane. Ora, quando Frane si girò per raccogliere la corda, l’uomo di colore stringeva con una mano il cane alla gola e sembrava tenere la situazione sotto controllo. Il vestito di Tou-Tou era ridotto a brandelli e la mano che aveva libera sanguinava; ma il cane sembrava stordito, domato. Aveva gli occhi incredibilmente vitrei.
«Torci il collo di quella bestiaccia!», grugnì Frane mentre, con la corda tra le mani, attraversava con ansia la stanza verso la povera ragazza che era rimasta immobile sul divanetto.
«No,» lo contraddisse il Dottore; «ci sarà ancora utile. Portalo in giardino, Tou-Tou.»
Mentre il Dottor Loring si chinava su Natalie, Frane legava Polynice alla sedia. Soddisfatto che le condizioni della ragazza non fossero peggiorate, il Dottore rivolse la sua attenzione al prigioniero.
7.
Polynice dava già segni di riprendere conoscenza. Il Dottore aiutò il processo mettendogli sotto il naso una bottiglia di sali. Il meticcio spostò di lato la testa e con un lamento si contorse sulla sedia. Tirandolo per il mento, il Dottore gli fece trangugiare qualcosa che aveva miscelato in un bicchiere. Polynice aprì lentamente gli occhi che, piano piano, si schiarirono e si riempirono di odio.
«Ora l’effetto è passato,» osservò il Dottor Loring. «È un bene; perché voglio che capisca ciò che sto per dirle.»
Non dando a Polynice l’opportunità di interromperlo, continuò secca-mente:
«Lei sa tutto sui Riti Vudù, proprio come me! Li ho studiati per mesi sulle montagne vicino al confine con la Dominica. Il mio domestico è ori-ginario di quella regione, come avrà già avuto modo di capire.»
«Lei non ne sa abbastanza per salvare Mrs. Frane!», lo provocò Polynice.
«Ah! Qui si sbaglia,» lo corresse con calma il Dottor Loring. «Fino a che la sua influenza sarà così incondizionata è vero che non posso liberare la sua mente.» Si fermò deliberatamente e poi aggiunse: «Così ho pensato di eliminarla!»
Il suo interlocutore sbiancò, assumendo un colorito letteralmente cada-verico.
«Lei non oserà tanto!» Sibilò Polynice. «Mi sono preoccupato di far sapere a più di una persona che sarei venuto qui.»
«Lei mi crede troppo sciocco,» si prese gioco di lui il Dottor Loring.
«Non intendevo nulla di così brutale e, in questo caso, così inutile come la violenza fisica… Nel caso in cui Mrs. Frane muoia, non c’è alcun modo per farla sottoporre al giudizio della Legge; né la Polizia potrà proteggere Natalie Frane in seguito se io annullo solo temporaneamente la sua influenza.
Ma io propongo di farle conoscere le mie condizioni», la sua voce divenne furibonda, «cioè di punirla una volta e per tutte per il crimine che lei ha commesso!»
«Lei non oserà farmi del male!», ripeté Polynice, ma aveva le labbra tirate.
«Allora?», sibilò il Dottor Loring. «Senza dubbio lei ha già capito ciò che ho in mente. Si, parlo delle cerimonie petro: cosa le ricordano la ragazza e la capra? Bene, caro mittente di serpenti, Tou-Tou era un papaloi delle montagne haitiane; e lui dice che il suo cane potrà tranquillamente sostituire la capra. E, anche se certo lei non è una giovane vergine, tuttavia credo che ci riusciremo!»
Frane aveva ascoltato con impazienza e senza capirci praticamente niente, ma la minaccia del Dottore era atrocemente chiara per Polynice.
«Quello no!», urlò, cercando disperatamente della corda che lo legava.
Si affannò senza speranza e poi, all’improvviso, smise qualsiasi tentativo.
Un sorriso astuto e malvagio gli si dipinse sul volto.
«È in possesso della droga che si dà alla ragazza prima della cerimo-nia?», chiese con voce trionfante. «Io credo di no, e lei non può farne a meno. Il suo narcotico non potrà sostituirla: la mente deve essere sotto controllo, non resa insensibile. L’unico altro modo è quello di ipnotizzar-mi, e la mia mente non cederà mai alla sua! Lei non sarà in grado di ipno-tizzarmi, e non oserà uccidermi!»
«In tutti i casi, prendo in parola la sua sfida,» gli rispose il Dottor Loring, con un sorriso ironico. «Ma c’è troppo poco tempo per mettere a re-pentaglio la vita della mia paziente solo per soddisfare la mia vanità. Ho rimandato la cosa fino ad ora solo perché era necessario che la sua mente fosse del tutto consapevole di ciò che sta per accadere. Si sta già facendo scuro; e stanotte la luna sorge quasi al crepuscolo…»
Sulla scrivania venne di nuovo sistemato il congegno con gli specchi.
Mentre aggiustava gli specchi, il Dottor Loring, quasi scusandosi, disse a Polynice;
«I poteri psichici che lei ha ereditato dai suoi Stregoni africani non possono molto contro la scienza moderna.»
Senza riuscire a capire, ma molto a disagio, l’haitiano osservò gli specchi che cominciavano a girare. Realizzò troppo tardi che era ormai in trappola.
Tentò disperatamente di distogliere lo sguardo; le vene ingrossate erano ben evidenti sulle sue tempie sudate. Per alcuni lunghi minuti Polynice combatté un’angosciosa e silenziosa battaglia con quell’oggetto che fiacca-va la sua volontà. Con un sospiro soffocato si rilassò sulla sedia, con gli occhi spalancati che non vedevano nulla.
8.
Tou-Tou scivolò dentro come un’ombra misteriosa. Dietro all’impassibi-lità della sua faccia scura c’era una brama profonda. Un vistoso fazzoletto era legato intorno alla sua testa ricciuta e aveva in mano una bacchetta at-torcigliata in modo molto strano.
«Ho fatto un bastone con le ossa del serpente che quello ha mandato!», quasi cantò in quel suo impacciato patois. «Il cane è pronto e la luna sta per sorgere.»
«Anche lui è pronto,» gli comunicò cupo il Dottore. Indicando Natalie, disse a Frane ciò che doveva fare: «La prenda tra le braccia. Spero che una buona parte di quanto sta per accadere raggiunga il suo subconscio per registrare la sensazione della sua liberazione… Forza!»
Dopo aver afferrato Polynice per un braccio, mentre Tou-Tou prendeva l’altro, il dottor Loring mormorò in tono di comando:
«Alzati! Vai dalle tue divinità, vai da Damdalla!»
Un po’ strisciando, un po’ trasportato, Polynice avanzò in mezzo ai due.
Frane prese delicatamente tra le braccia Natalie e li seguì.
La luna, una falce crescente, fece capolino sopra l’alto muro che circon-dava il giardino. I fiori, che durante il giorno erano un tripudio di colori, volgevano verso l’alto le loro corolle bianche e spettrali sotto la luce della pallida luna. Il gruppo si mosse verso una macchia di arbusti secretivi nel centro del giardino. L’orribile cane, legato ai cespugli, prese a uggiolare man mano che si avvicinavano.
Frane adagiò sua moglie in una sdraio da giardino che trovò lì vicino. Il Dottor Loring lasciò la presa sul braccio di Polynice e aiutò Frane ad ag-giustare la sdraio finché la ragazza non giacque quasi completamente stesa.
Il Dottore quindi le passò leggermente le dita sulla fronte, con un ordine sommesso:
«Riposa e osserva come l’Inferno si riprende il suo Diavolo.»
Tou-Tou aveva costretto Polynice a mettersi carponi di fronte al cane che nel frattempo si era tranquillizzato. L’esangue macchia del volto dell’uomo si trovava a pochi millimetri di distanza dal muso della bestia.
«Lei deve seguire con molta attenzione le fasi del rituale,» bisbigliò il dottor Loring a Frane. «Sono psicologicamente vitali.»
Si allontanò e tirò fuori dalle tenebre qualcosa che era stato precedente-mente sistemato lì, pronta per l’uso; Frane si rese conto con stupore che si trattava di una grande chitarra. Accovacciatosi con quell’assurdo oggetto sul prato davanti a lui, il Dottore cominciò a tamburellare lievemente sul suo retro.
Tou-Tou si dondolò sui piedi seguendo il ritmo vibrante e misterioso delle dita tamburellanti.
«Legba, aprì la strada! Grande Damballa-Ouédo, prendi ciò che offria-mo!»
Smise di ballare e si chinò sulla coppia così malamente assortita. L’uomo e la bestia, con il volto e il muso che quasi si toccavano, mantenevano la loro singolare immobilità. La bacchetta, con le vertebre intrecciate del serpente, descrisse su di loro antichissime figure misteriose. Il Dottore prose-guì nel percuotere il tamburo improvvisato, sempre con lo stesso, monoto-no tempo.
«La cosa è fatta!», annunciò Tou-Tou, con la voce ridotta a un sussurro.
Il rullo del dottore divenne più alto e potente fino a raggiungere uno staccato acuto e imperativo. La luce della luna fece brillare per un attimo il coltello che Tou-Tou impugnava. Un accenno di urlo, disumano, ma che pure assomigliava a una voce umana, si spense in un gorgoglio soffocato.
Il cane ricadde sul fianco, contorcendosi per pochi secondi.
«Mio Dio!», Frane non riuscì a trattenere un grido. «Polynice…»
« È Polynice?», chiese il Dottor Loring con le dita ormai immobili.
Perché Polynice aveva gettato indietro la testa… e ululava come un lupo in direzione della luna!
«Porti di nuovo in casa Mrs. Frane. Subito! Potrebbe svegliarsi da un momento all’altro, e non voglio che veda nulla di tutto ciò, non quando sa-rà cosciente.»
9.
Natalie stava già cominciando a stiracchiarsi quando Frane l’adagiò di nuovo sul divanetto nello studio. Il Dottor Loring si chinò su di lei e le sentì brevemente il polso.
«Ancora pochi minuti e sarà completamente sveglia e normale. Nel suo subconscio la mente ha registrato la sua liberazione dalla minaccia di Polynice. Ciò dovrebbe aver compensato lo shock che ha subito quando ho spaccato il pezzo di mogano.»
«Ringrazio Dio per tutto ciò!», esclamò Frane con convinzione. «Ma Dottor Loring! E Polynice? Quel cane urlava come un essere umano, e Polynice ringhiava contro tutti e quattro noi come un cane. Avevo letto di Sacerdoti Vudù che riuscivano a fare scambi di questo genere, ma non ci credevo… Dannazione, non ci credo neanche adesso!»
«Naturalmente no,» convenne il Dottor Loring; «ma Polynice ci credeva! Ogni singola cellula del suo cervello è marcata per sempre dall’impressione che ha ricevuto e ci ha creduto nel momento in cui Tou-Tou ha tagliato la gola al cane. Per tutti i fini pratici, la sua personalità era nel cane quando quello è morto, e quella del cane in lui.
«È la stessa cosa che è capitata a sua moglie, che si è ripetuta in lui. Le avevo detto che avremmo combattuto il Diavolo con le sue stesse armi!
Così abbiamo evitato un efferato delitto e che la legge sarebbe stata impos-sibilitata a smascherare, e il criminale è stato punito.»
Controllò il suo orologio e aggiunse:
«Ho telefonato alla Polizia; dovrebbero venire a prendere Polynice nel giro di pochi minuti. Domani firmerò i documenti che lo faranno rinchiu-dere nel Manicomio Statale.»
S’interruppe per avviarsi velocemente verso il divanetto. Frane raggiunse per primo la moglie, mentre la ragazza stava aprendo gli occhi. Il marito, col viso tirato per l’ansia, l’aiutò a sollevarsi per mettersi seduta.
«Mi sento molto stanca,» sospirò lei.
Aveva il viso tirato ed era terribilmente pallida. Il Dottor Loring si fece deliberatamente da parte. Natalie Frane sgranò gli occhi e le dita le corsero alla bocca per soffocare un urlo. Poi, un’espressione sorpresa calò sul suo volto; un lieve rossore le colorò le guance esangui.
«Oh, John!», gridò rivolgendosi al marito con l’ombra di un sorriso che finalmente esprimeva un sollievo insperato. «Hai tagliato in due il pezzo di legno! Quindi il Vudù non esiste!»
«Precisamente!», approvò con decisione il Dottor Loring proprio mentre suonava il campanello. Con la moglie stretta tra le braccia, il Capitano Frane riuscì appena a trattenersi dall’impulso di contraddirlo.
Attraverso la finestra aperta arrivarono i lontani, terribili ululati di dolore di un cane, ululati che avevano una nota strana, misteriosamente umana.
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