il dolce ritorno di blake
italian
Iniziò dai fianchi, i fianchi più deliziosi che avesse mai visto, poi i suoi occhi si spostarono lentamente sulle ginocchia e da lì, a poco a poco, sempre più su.
Dall'altra estremità della sala, le accarezzò con sguardo pieno di approvazione il busto sottile, i seni sodi e i capelli color del fuoco. Lasciò per ultimo il viso, e quando, infine, il suo sguardo raggiunse i profondi occhi color smeraldo e le labbra rosee e carnose, per poco il calice di champagne non gli scivolò di mano.
"Josephine?" mormorò incredulo, con un filo di voce. Vedendo che lei non si muoveva, le si avvicinò. "Ma... sei proprio tu?" Josephine sentì che il cuore cominciava a martellarle nel petto, le mani lievemente sudate. Ma non era solo perché aveva di fronte il più affascinante tra gli uomini presenti. No. Lui aveva sempre avuto quell'effetto su di lei.
"Certo, Blake" gli rispose, un sorriso forzato sulle labbra. "Mi hai riconosciuto, immagino." Pausa.
"No, invece." L'ultima volta in cui l'aveva vista, aveva l'apparecchio ai denti e le lentiggini. La ragazza della porta accanto, acqua e sapone. Nel piccolo paesino dove abitavano praticamente l'aveva vista crescere, da quando era una bambina fino all'adolescenza. E adesso? Blake deglutì, anche se il bicchiere era oramai vuoto. "Sei… sei cresciuta all'improvviso, mi pare." "Ho ventitré anni ora, Blake" gli ricordò lei con dolcezza.
"E vivi a Londra?" provò a indovinare lui.
"Sì. E tu?" "Mmm..." Santo cielo, quanto era bella! Bellissima, anzi. "Da quanto tempo non ci vediamo?" Josephine lo fissò negli occhi color azzurro ghiaccio. Avrebbe saputo dirgli il minuto esatto. "Devono essere più o meno sette anni" rispose, invece, con finta indifferenza. "Non da quando te ne sei andato via, comunque." Blake non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. "Che lavoro fai?" si informò.
"La modella." Modella. Sì. Sarebbe bastato questo a spiegare quell'improvvisa trasformazione da brutto anatroccolo a splendido cigno.
"Una di successo?" le domandò.
Josephine si trincerò dietro un sorriso pieno di modestia. "Più o meno." Sorseggiò un po' del suo drink e gli sorrise di nuovo. "E tu, invece?" Quel sorriso lo rapì. "Sono un venture capitalist, cioè un finanziatore di nuove imprese." "Una specie di bandito, insomma!" Blake scoppiò a ridere. "Dici?" Un bandito avrebbe potuto anche rapirla e portarsela a letto. Cosa che lui, piuttosto insolitamente, avrebbe proprio desiderato fare. "Ne ho forse l'aspetto?" Sì, pensò lei, ma scosse il capo in segno di diniego. "No, scherzavo!" "Ti va un altro drink?" Le labbra gli si incurvarono in un sorriso. "Oppure preferisci ballare?" Come se dovesse chiederglielo! Ma Josephine si strinse nelle spalle, come se davvero entrambe le possibilità le fossero indifferenti. "Adoro ballare" ammise.
Normalmente Blake, a questo punto, si sarebbe sentito libero di decidere, né riusciva a ricordare l'ultima volta in cui aveva danzato con una donna che non fosse Kim. Ma l'opportunità di stringerla tra le sue braccia era troppo allettante per farsela scappare. "Anche io. Andiamo, allora." Il destino doveva aver avuto un occhio di riguardo nei suoi confronti, perché proprio in quel momento la musica rallentò, e quando Blake la prese tra le braccia, Josephine sentì che la testa cominciava a girarle per la vicinanza improvvisa con quel corpo atletico e muscoloso.
"Mi… mi piace questa canzone" balbettò, tremando.
"Mmm." Quanto gli piaceva l'aroma vanigliato del suo profumo!
Con apparente noncuranza, Blake la strinse ancora più vicino a sé, affondandole le labbra tra i capelli. Del tutto impreparata, Josephine sentì un flusso di calore infiammarle la pelle.
Quando le sue morbide curve aderirono al suo corpo come burro, Blake si sentì bruciare di desiderio, e dalle labbra gli uscì un lieve gemito.
Forse la cosa più saggia sarebbe stata accompagnarla a casa e augurarle la
buonanotte.
Meglio farlo subito, anzi.
Ma era sedotto dal chiaro di luna e dal modo in cui lei camminava, da come lo faceva ridere. Senza contare che un passato condiviso poteva produrre un senso di nostalgia… e la nostalgia poteva provocare degli effetti inattesi e potenti.
Prese un caffè. E poi un altro, mentre gli occhi di Josephine con i loro bagliori smeraldini lo ipnotizzavano sempre di più.
"Credo sia ora che vada" disse Blake con riluttanza.
"Anch'io. È stato bello."
"Già… "
"Buonanotte, Blake" mormorò Josephine, persa nell'azzurro dei suoi occhi.
"Ciao, Josephine." L'avrebbe mai più rivisto? si domandò lei. E quando si alzò in punta di piedi per sfiorargli le guance in un bacio di saluto - le sue labbra si scontrarono contro la peluria del suo viso - un brivido di piacere le percorse la schiena, lasciandola senza fiato.
Blake sentì qualcosa di inspiegabile esplodergli dentro. Girando la testa, le catturò le labbra, conscio che quello sarebbe stato solo il primo passo verso la camera da letto.
"Di solito non mi comporto così" le sussurrò all'orecchio, mentre il bacio diventava sempre più appassionato.
Nemmeno lei, ma ancora una volta la bocca di Blake era sulla sua, e le parole le morirono in gola.
Per Josephine era stata la notte più bella di tutta la sua vita, ma il mattino seguente Blake l'aveva lasciata senza chiederle di rivedersi ancora, e qualche tempo dopo era venuta a sapere che era ritornato da Kim e si erano fidanzati ufficialmente.
Qualche settimana più tardi Josephine aveva incontrato suo cugino Luke, e tre mesi dopo si erano sposati.
Luke se n'era andato.
Non aveva portato via nemmeno lo spazzolino da denti, ma lei lo sapeva.
La verità la colpì con un'intensità anche maggiore di quella del fascio di luce che illuminava la specchiera del bagno. Josephine allontanò lo sguardo, scrollando le spalle.
Lo spazzolino era ancora lì, sì, ma un'ulteriore indagine le rivelò che l'uomo che da un anno era suo marito aveva ripulito il resto della casa come una cavalletta.
Della fila di completi di sartoria che riempivano l'armadio a muro non c'era più traccia, e nemmeno delle numerose paia di scarpe italiane di fattura artigianale. Sparite erano anche tutte le diverse opere d'arte di valore inestimabile che lui aveva sempre insistito per acquistare.
O, meglio, che lei acquistasse, rammentò Josephine a se stessa con rabbia.
I lampi nel cielo furono seguiti da un tuono che sembrava provenire direttamente dall'inferno. E poi cominciò a piovere, una pioggia così forte e insistente da coprire persino lo scampanellio della porta di ingresso.
Quando Josephine, finalmente, lo rilevò, si sentì raggelare, in preda quasi a un senso di genuino dispiacere.
Se n'era andato sul serio o stava rientrando a casa?
Attraversò di corsa l'atrio e aprì la porta. Ma la vista della figura alta e slanciata davanti a lei le fermò per un istante i battiti del cuore.
Perché l'uomo che stava lì di fronte, come un nero angelo vendicatore, non era Luke, ma suo cugino Blake. Blake. Lo stesso che non vedeva da più di un anno, da quando si era materializzato come un fulmine a ciel sereno sulla soglia del suo appartamento, dicendole che sposare un uomo come Luke era una pazzia bella e buona.
"B… Blake!" mormorò, mentre ogni altra parola le moriva in gola.
"Dispiaciuta?" esclamò lui. Almeno, però, era lì. E sembrava anche che stesse bene. "Credevi che fosse tuo marito, vero, dolcezza?" A disagio per quell'appellativo, Josephine scosse il capo. "Ha preso tutti i suoi vestiti e se ne è andato via."
"Lo so benissimo..." affermò Blake con una smorfia.
Josephine spalancò gli occhi, attonita. "Ma come diavolo fai a… " Ma Blake non la stava ascoltandolo. Senza troppe cerimonie l'aveva oltrepassata, entrando in casa, il cappotto che sgocciolava sul parquet perfettamente lucidato.
"Chiudi la porta!" le ordinò osservando con aria critica il succinto abito da sera che indossava. Il sangue cominciò a pulsargli nelle tempie. Era davvero mozzafiato. "O preferisci morire di freddo? Chiudi la porta, Josephine! Subito."
Lei gli obbedì in silenzio. Nel suo tono c'era una nota imperativa impossibile da ignorare. Ma forse, se gli avesse dato ascolto l'ultima volta che si erano visti, adesso non si sarebbe trovata in quella difficile situazione.
Lo fissò. Si dice che il tempo guarisse tutte le ferite. Poteva anche essere vero. Ma, di sicuro, non poteva far cambiare a una persona i propri sentimenti. Era da più di un anno che non incontrava quell'uomo, eppure mai come in quel momento la forza della sua personalità la stava sovrastando. Per non parlare, poi, del suo aspetto. Gli occhi azzurri erano vibranti come un cielo estivo e il corpo muscoloso più affascinante che mai.
Fortunata Kim, pensò sforzandosi di rammentare a se stessa che era già fidanzato.
"Cosa ci fai qui?" gli domandò in un soffio. "E come diavolo sai che Luke se n'è andato, quando io stessa l'ho appena scoperto?" Blake le rivolse un sorriso cinico, che la raggelò. "Perché mi ha telefonato dall'aeroporto."
"Dall'aeroporto?" ripeté lei, attonita. "Dove stava andando?"
"Non me l'ha detto."
"Non capisco" mormorò Josephine.
Blake si lasciò sfuggire un lieve sospiro. "Tra poco ti sarà tutto chiaro" ironizzò. "È con una certa Sadie." Gli occhi azzurri la guardarono, interrogativi. "La conosci?" Lentamente Josephine annuì. "Sì" sussurrò. Le migliori amiche non erano sempre come ci si sarebbe aspettati, no? E, comunque, a essere sinceri, Blake non le stava dicendo niente che lei stessa non avesse già sospettato da sola.
Nonostante Luke l'avesse lasciata, nella sua testa c'era una sola domanda.
"Per quale motivo sei qui, Blake?"
Blake scrollò le spalle. "Per rimettere insieme i pezzi." Sentendosi ancora come in mezzo alle nebbie di un terribile incubo, Josephine lo fissò, senza capire.
"E questa frase che cosa vorrebbe dire?" Lo sguardo di Blake l'accarezzò da capo a piedi, soffermandosi un istante sul suo collo da cigno e sui fianchi, mirabilmente sottolineati dalla stoffa impalpabile dell'abito. Essendo un'indossatrice, era sempre stata magra, ma ora sembrava che sarebbe bastato un semplice soffio di vento per farla volare via come una foglia secca. Possibile che il matrimonio con suo cugino l'avesse trasformata nell'ombra di se stessa?
"Come accidenti ha potuto permettersi una partenza così affrettata?" le chiese. Josephine lo fissò con aria assente. Quelle parole non avevano per lei il minimo senso. Niente sembrava avere senso, in quel momento.
"Scusa?"
"Credo che prima ti converrebbe dare un'occhiata ai vostri conti correnti" mugugnò lui. Ma tutto ciò che Josephine riusciva a percepire in quel momento erano i suoi ipnotici occhi azzurri fissi su di lei.
"Ai nostri conti correnti?" ripeté. Era solo un sospetto, certo, ma Blake conosceva abbastanza suo cugino per ipotizzare che avesse preso molto di più dei propri abiti.
"Fallo e basta, okay?" le intimò con calma. "Non credo che Luke abbia potuto finanziare il suo viaggio solo con il frutto delle sue fatiche."
Il progressivo senso di panico che si stava impadronendo di lei fece raggelare Josephine. E per quanto scuotesse il capo in segno di diniego, non poteva smettere di pensare al peggio. Non aveva preso anche il suo denaro, vero? Era già terribile che l'avesse lasciata per quella che lei credeva essere la sua migliore amica... Cosa poteva esserci di peggio? In fretta si recò nello studio per trovare il numero di telefono della banca, gli occhi di Blake incollati alla sua schiena. Le dita leggermente tremanti, afferrò la cornetta e lo compose.
"Buongiorno. Sono Josephine Spencer. Vorrei sapere il saldo del mio conto corrente, per favore" spiegò all'operatore. "E anche quello del mio libretto di risparmio."
La risposta la lasciò senza fiato, e quando si voltò di nuovo verso Blake vide che la stava guardando senza il minimo accenno di sorpresa.
"Tutti e due sono a zero" disse la voce in tono piatto. "Ha preso tutto." Blake strinse le labbra, maledicendo in cuor suo una vecchia zia che aveva lasciato in eredità al suo cugino bello e inaffidabile tutti i propri averi.
"A quanto pare, dunque, il tuo prezioso Luke non è nient'altro che ladruncolo qualsiasi."
"Oh, cielo!" sussurrò Josephine, il panico oramai tramutato in vera e propria angoscia. "Non può aver fatto una cosa del genere!"
"Be', a quanto sembra sì, maledizione!" Blake si lasciò scappare un sospiro frustrato. "Ti aveva avvertito che sposarlo sarebbe stata una pazzia, Josephine! Conosco mio cugino da una vita, so come è fatto. Avresti dovuto ascoltarmi."
Sì, avrebbe dovuto. Ma come poteva, quando la percezione che aveva di lui era così influenzata dalla notte che aveva trascorso tra le sue braccia? Anche lui l'aveva lasciata sola, dopotutto!
"Ti senti meglio, ora che mi hai detto che mi avevi avvisato?" lo provocò, una nota irritata e offesa nella voce. Blake scose il capo in segno di diniego.
"Dovresti sporgere denuncia alla polizia, lo sai?"
"Denunciarlo?" Davvero avrebbe dovuto fare una cosa del genere a suo marito?
"Certo!" ribadì Blake spazientendosi. "Non puoi permettere al tuo amato Luke di sparire con tutti i tuoi risparmi. Immagino che la maggior parte del denaro fosse tuo, no?"
Certo che lo era. La carriera da attore di Luke si era stranamente arenata nell'esatto momento in cui si erano sposati, così erano vissuti sfruttando i soldi che lei si era guadagnata come modella. E quando aveva deciso di studiare per dedicarsi a una carriera alternativa, le rette del master in economia e i mancati guadagni di entrambi ne avevano mangiato una buona parte.
"Sì" ammise con un filo di voce. "Praticamente era tutto mio."
"Ma guarda un po' che sorpresa!" Lunghe lacrime cominciarono a solcare il volto di Josephine, lasciandole un gusto salato sulle labbra.
"Oh, Blake!" singhiozzò, mentre lui continuava a fissarla impassibile. Poteva anche darsi che fosse un uomo irraggiungibile, ma in quel momento aveva un'aria così maledettamente forte!
"Potresti sempre ritornare in passerella" le suggerì Blake.
Ma Josephine scosse il capo. I giorni trascorsi sul mercato della bellezza, accettando di essere giudicata solo per la lunghezza delle gambe o la rotondità del seno, erano oramai acqua passata. "Basta con la moda." Gli occhi di Blake scintillarono. "Potresti sempre venire a lavorare per me."
"Per te?" Attonita, Josephine fissò quel viso bello da morire. "Tu offriresti un lavoro a me? Ho capito bene?"
"Be', non un lavoro come pensi tu. Se non sbaglio, mi hai detto che sei tornata a studiare. E che intendi farti strada nel mondo dell'alta finanza." Era sarcasmo quello che percepiva nella sua voce? Josephine non avrebbe saputo dirlo. Ma non era quello il momento per riflettere sul suo carattere.
"Ma io non so niente di venture capitalism." Un lampo divertito attraversò gli occhi azzurri. "Ah, quindi ti ricordi cosa faccio per procurarmi da vivere, eh?" Il tono era pieno di inaspettata dolcezza.
In verità, lei si rammentava ben altri dettagli, ma era un viaggio a ritroso nel tempo che non aveva la minima intenzione di compiere. "Mettiamola così, non è qualcosa che mi è familiare."
"Be', non si tratta esattamente di neurochirurgia" ironizzò volutamente lui.
"E tu impari piuttosto in fretta, no?" Si stava forse riferendo alle nozioni che le aveva insegnato quando erano a letto insieme? si domandò Josephine arrossendo. Respinse subito quel pensiero. "Perché?" gli chiese in un soffio. "Perché dovresti aver voglia di aiutarmi?" Le labbra di Blake si incurvarono leggermente. Era davvero convinta che, puntandogli addosso quei due occhioni smeraldo, sarebbe riuscita a rigirarlo tra le sue mani come una palla, come già aveva fatto una volta... quando l'aveva indotto a comportarsi in un modo che gli era totalmente estraneo? Quella con Josephine era stata, infatti, la prima e unica relazione da una notte che aveva avuto in vita sua.
"Non crogiolarti nell'idea che siano stati i tuoi singhiozzi a commuovermi.
Se ti sei trovata in questa situazione, è solo colpa tua. E una parte di me mi spingerebbe a dirti di cavartela da sola, ma…"
"Ma?"
"Luke sarà anche un verme senza cuore" proseguì Blake, impassibile. "Ma rimane sempre un mio parente, e il suo comportamento mi lascia una notevole amarezza in bocca."
"E lo scandalo non gioverebbe per niente alla tua reputazione, suppongo." Blake si lasciò scappare un sorriso freddo. "Non mi preoccuperei minimamente, di questo. La mia reputazione parla da sola, e un matrimonio di pochi mesi finito con una separazione non la danneggerebbe in alcun modo. No, diciamo che sono nella posizione di offrirti un lavoro, ecco tutto. Potrai lavorare per me, fino a quando non avrai deciso cosa vuoi fare."
"Che genere di lavoro?" indagò Josephine, sospettosa.
Blake inarcò le sopracciglia. "Quello che ti viene meglio, naturalmente:
essere... decorativa." Qualche donna avrebbe potuto scambiare quelle parole per un complimento, ma non Josephine. Gli uomini la consideravano sempre e solo alla stregua di un bel visino, senza mai andare oltre; al punto che qualche volta anche lei si chiedeva se tutto il glamour che appariva in superficie nascondesse in realtà qualcosa di più profondo. "Decorativa... in che senso, scusa?" Blake spalancò gli occhi. Credeva forse che le stesse chiedendo di usare le potenti armi seduttive di cui era dotata per compiacerlo? Magari girando seminuda per il suo ufficio? Un brivido di piacere gli attraversò la schiena.
"Sallie, la mia centralinista, sta per entrare in maternità e ho bisogno di qualcuno per rimpiazzarla. Qualcuno che sieda dietro una scrivania per rispondere al telefono e accogliere con un sorriso i clienti. Ricorrere a te potrebbe essere meglio che cercare una persona in un'agenzia di collocamento temporaneo. Pensi di potercela fare, Josephine?" Una centralinista. Non era proprio ciò che aveva in mente, quando studiava strategia aziendale e proiezioni economiche a lungo termine! Ma Blake Devlin era a capo di una compagnia di successo. Metterci dentro un piede, per quanto piccolo, non avrebbe potuto darle le credenziali che le mancavano?
"Ma il tuo ufficio è nel centro di Londra" obiettò riflettendo a voce alta.
"Da qui il tragitto è troppo lungo!" Non che ambisse a restare in quella casa, dove il fantasma di Luke avrebbe continuato ad aleggiare nelle stanze semivuote, schernendola per l'ingenuità con cui si era lasciata prendere in giro. "Dove potrei abitare?"
"Perché non vieni a stare da me, allora?" Con apparente noncuranza, Blake si strinse nelle spalle, nonostante il battito accelerato del cuore sottolineasse la speranza segreta che la sua proposta celava. "Il mio appartamento è piuttosto ampio… c'è molto spazio."
Josephine sentì che lo stomaco le si serrava. Una volta avrebbe dato tutto ciò che possedeva per sentirgli pronunciare quelle parole. "Potrei sempre chiedere ospitalità a una delle mie amiche… " provò a ribattere. Ma subito si fermò. La maggior parte delle ragazze che conosceva avevano già delle coinquiline. Avrebbe davvero potuto presentarsi alla loro porta, come una povera Cenerentola? In fondo Blake abitava proprio nel cuore di Londra, molto vicino al suo ufficio… Senza contare che la prospettiva di abitare sotto il suo stesso tetto le faceva battere il cuore all'impazzata nel petto, quasi pregustando un piacere delizioso e proibito nello stesso tempo.
"Non lo so" mormorò, la voce incerta come la mente.
"Credi che ti stia offrendo l'altra metà del mio letto?" la prese in girò Blake indirizzandole un sorrisino sarcastico. "È questo che ti preoccupa?" Josephine sentì le guance avvamparle, la memoria che lottava per ricacciare indietro il ricordo della loro infuocata notte di passione. "Certo che no!" protestò con veemenza. "E, comunque, che ne è di Kim?" aggiunse sforzandosi di pronunciare quel nome senza tradire alcuna emozione. "Non avrebbe niente da obiettare se un'altra donna abitasse in casa tua?"
"Quello che faccio non è un problema suo." Josephine lo fissò. "Cosa vuoi dire?" "Che non le deve importare più niente di come mi comporto." Nessuna traccia di emozione sul viso freddo come marmo. "Kim e io non siamo più fidanzati." Josephine guardò Blake, basita. "Non siete più insieme?"
"È quello che ti ho appena detto" ribadì lui, stringendo le labbra.
"Ah... perché?" Blake la fissò. Forse Josephine avrebbe dovuto rimettere ordine nel caos della propria vita, prima di pensare alla sua. "Questi non sono affari tuoi, credo... Adesso perché non vai a fare le valigie, così possiamo andare a Londra?" Ancora sconvolta per ciò che le stava accadendo, Josephine radunò gli abiti più adatti che aveva, lasciando Blake ad aspettarla, impassibile come
sempre, in salotto.
"Penso che affitterò questa casa" dichiarò una volta che i bagagli furono pronti. "Almeno potrò pagarti qualcosa." Quel denaro, insieme al salario che lui le avrebbe pagato, le avrebbe garantito una minima indipendenza economica.
Blake annuì. "Andiamo?" Senza attendere risposta, le prese la valigia dalle mani. Josephine chiuse la porta di casa e lo raggiunse, accoccolandosi sul sedile di pelle scura della sua lussuosa automobile.
Avviando il motore, Blake le lanciò una breve occhiata, ma subito riportò lo sguardo sulla strada, le mani ferme sul volante.
L'aveva persuasa a cambiarsi l'abito da sera ridicolmente provocante che aveva indosso, ma anche in jeans e maglioncino riusciva lo stesso a distrarlo. Com'era riuscito a dimenticare che razza di donna sexy e affascinante fosse, le braccia lunghe e sottili che una volta l'avevano stretto a sé con trasporto?
Scordati quei momenti! lo rimproverò una vocina. Scordateli.
Durante il tragitto verso Londra, Josephine provò a dormire un po', ma i mille pensieri confusi che le giravano per la mente provvidero a tenerla ben sveglia. Luke si era portato via tutto il suo denaro e la sua migliore amica, tradendola, le aveva dato lo schiaffo finale.
"Posso rintracciarlo, sai" disse Blake a un tratto con calma.
Josephine spalancò gli occhi, girandosi verso di lui. "Come?"
"Ci sono vari modi." Sicuramente vero, soprattutto se si era abbastanza ricchi. "Non lo so." Avrebbe sopportato di vederlo? Cosa avevano ancora da dirsi?
Blake vide che scrollava le spalle con indifferenza e si domandò cosa fosse accaduto alla sua vita e dove fosse finita tutta la passione che l'aveva sempre animata. Luke era riuscito a spegnerla del tutto? E perché lei gliel'aveva permesso?
"Magari speri che ritorni in sé e torni di corsa a casa da te" mormorò. Poi, senza nemmeno aspettare una risposta, parcheggiò davanti all'edificio elegante e signorile in cui era situato il suo appartamento. "Eccoci arrivati" le annunciò.
Quando furono dentro la lussuosa dimora, la realtà cominciò a emergere e Josephine comprese finalmente dove si trovava. E con chi. Era forse impazzita ad accettare di andare a vivere sotto lo stesso tetto con l'uomo che una volta aveva fatto l'amore con lei per un'intera notte, lasciandola il
mattino dopo senza nemmeno uno sguardo?
Si diede un'occhiata intorno, smarrita. L'unica cosa che avrebbe voluto fare era cercare rifugio nel sonno. "Dove dormirò?" Blake strinse le mascelle. Il più lontano possibile da me, pensò. Ma i suoi seni sodi, evidenziati dal maglioncino che indossava, riacceseto in lui i desideri più sensuali.
"Te lo mostro subito." In silenzio la precedette nella camera degli ospiti, dominata da un ampio letto a due piazze. Chissà cosa indossava per andare a dormire? si chiese appoggiando per terra le sue valigie.
Josephine si diede un'occhiata in giro. Tutto, pur di evitare l'improvviso lampo enigmatico che aveva illuminato il suo sguardo. "È bellissima, grazie."
"Vuoi andare a letto subito?" si informò Blake. Adesso, però, il tono era dichiaratamente malizioso.
Catturata dall'azzurro dei suoi occhi, Josephine fissò il letto e poi Blake, mentre realtà e fantasia si mescolavano pericolosamente nella sua testa.
"Al… a letto?" balbettò, il cuore che cominciava a batterle all'impazzata nel petto.
Era sempre così accondiscendente?, si interrogò furioso. Possibile che fosse così libera dal punto di vista sessuale da accettare le avances di chiunque le si avvicinasse? Gli avrebbe opposto resistenza, se adesso l'avesse presa tra le braccia, cominciando a fare l'amore con lei?
"Sì, a letto" ribadì lui in tono ironico, girandole le spalle. "Si sta facendo tardi e io sono molto impegnato. Buonanotte, Josephine. A domattina." Senza una sola parola di più, si richiuse la porta alle spalle con estrema calma.
Il mattino seguente, dopo una notte insonne, Josephine si alzò di buon'ora; nonostante la strana situazione in cui si trovava, con un inatteso senso di liberazione indossò un vecchio maglione e una gonna.
L'influenza che Luke aveva esercitato su di lei era stata davvero pessima, realizzò. Aveva sempre insistito per passare al vaglio i suoi vestiti, e quelli che gli piacevano di più erano gli abiti che mettevano in mostra la sua
figura snella e sinuosa.
Perché gli aveva permesso di manipolarla in quel modo?
Perché aveva voluto con tutta se stessa che il loro rapporto funzionasse.
Perché desiderava un matrimonio felice come quello dei suoi genitori.
Cedere sull'abbigliamento le era sembrato un piccolo prezzo da pagare per ottenere un'armonia che, in realtà, non c'era mai stata.
Quando fece la sua comparsa in salotto, Blake rimase per un istante a guardarla, un istante brevissimo che però lasciò Josephine sbigottita.
Indossava una gonna lunga fino al ginocchio, nei colori del violetto e del verde, abbinata a un maglioncino verde che metteva ancora più in risalto la sfumatura smeraldina dei suoi occhi. I capelli erano raccolti alla base della nuca in un elegante chignon, ma la cosa più sorprendente era che portava un paio di occhiali dalla montatura nera e sottile.
Aveva un'aria ordinata e dolce. Ma soprattutto estremamente efficiente.
"Hai gli occhiali?" esclamò Blake, sorpreso.
Josephine deglutì a fatica. In quel momento stava faticando non poco a concentrarsi. Blake indossava un completo sartoriale di squisita fattura, che oltre a sottolineare il suo fisico atletico, sembrava rendere le sue gambe ancora più lunghe e slanciate. Le donne con gli occhiali non attirano mai gli uomini, pensò tra sé prima di rispondergli.
"Non ti piacciono?"
"Non ho detto questo" puntualizzò lui freddo. "Non sapevo solo che li indossassi, ecco tutto."
"Io li preferisco. Luke, invece, voleva che portassi le lenti a contatto, così mi sono adeguata." Immaginarsi. Gli occhiali la facevano sembrare algida, quasi distaccata. E così in contrasto con la donna passionale che lui aveva avuto modo di conoscere. Blake deglutì a fatica. Per quanto distaccata era sempre bellissima, però. Maledizione!
"C'è del caffè nella caffettiera. E dei biscotti nel barattolo."
"Gr… grazie." Josephine si sforzò di ingoiare qualcosa, per quanto non fosse affatto facile, non con le gambe di Blake sotto il tavolo, a pochi centimetri dalle proprie.
Mentre si dirigevano in azienda, si chiese che tipo di accoglienza le sarebbe stata riservata. Ma finché non furono in macchina, non esternò i propri dubbi.
"Cosa hai detto esattamente ai tuoi dipendenti su di me?"
Blake scrollò le spalle. "Solo che sei una vecchia amica, e che resterai qui per un po'." Un'amica? Non era così che la faceva sentire. "Non che sono stata lasciata e imbrogliata dal mio ex marito?" Blake scosse il capo con impazienza. "Non stai rischiando di vittimizzarti un po' troppo, Josephine? O forse è questa l'immagine che hai di te stessa?"
"Forse in passato è stato così" ammise lei con calma. "Ma non accadrà più." "Bene" mormorò lui lottando per mantenere gli occhi fissi sulla strada.
Nonostante tenesse le ginocchia l'una vicina all'altra, Josephine aveva sempre il più bel paio di gambe che avesse mai visto in una donna. "Se lo volessi davvero, probabilmente potresti ritornare a fare la modella" osservò considerando tra sé che negare al mondo la vista di quella bellezza fosse un vero e proprio crimine. Poi rimase un istante in silenzio. "Ti è dispiaciuto quando Luke ti ha chiesto di smettere?" Josephine scosse il capo in segno di diniego. Con la motivazione che il suo lavoro la portasse via da lui, Luke si era sempre opposto con ostinazione alla sua carriera, e lei, illudendosi che questo nascondesse un autentico amore, era stata troppo impegnata a convincersi che fosse vero per avere tempo o voglia di dispiacersene. Alla fine era persino riuscita a convincersi che lasciare il mondo della moda fosse una buona idea. Solo ora si stava lentamente rendendo conto di quanto si fosse asservita. E solo ora stava realizzando che la vera gelosia di Luke non era per lei, ma per la sua carriera brillante, che oscurava del tutto la sua.
"Non molto" sospirò, chiedendosi come avesse potuto essere così cieca.
Non diede altra spiegazione, e Blake pensò che fosse una forma di lealtà piuttosto insolita, visto il modo in cui Luke si era comportato. A meno che, naturalmente, lei non ne fosse ancora innamorata. In questo caso, però, perché descriverlo come il suo ex?
"Ami ancora Luke, vero, Josephine?" buttò là mentre l'automobile scendeva nel parcheggio sotterraneo.
Era un interrogativo che gettava sale sulle ferite ancora aperte, e Josephine rimase per un istante a fissare gli occhi scintillanti di Blake. Che cosa provava nei confronti di Luke, adesso? "Non lo so" ammise con una smorfia.
Blake sentì un moto di gelosia pervaderlo, e non era preparato. "Avanti, Josephine, puoi fare meglio di così." Forse sì, rifletté lei, scrollando le spalle. "Hai già capito che il nostro matrimonio è stato un disastro, no? E il fatto che mio marito mi abbia abbandonato così all'improvviso senza nemmeno una parola non ne è che la conferma."
"Questo, però, non risponde alla mia domanda. Una donna può amare un uomo anche se lui l'ha trattata male." Un attimo… quelle parole sembravano descrivere alla perfezione ciò che era accaduto tra loro, realizzò Josephine sentendo montare dentro di sé una voglia crescente di mostrarsi decisa. "Spero di aver un po' più di orgoglio personale di così, Blake" replicò mettendo tutta l'energia che aveva per sfoderare un sorriso smagliante. "Non sono mai stata un fan del masochismo. Ma adesso non sarebbe meglio che andassimo?" Aveva evitato con grande abilità di rispondere alla sua domanda, notò Blake. "Certo" disse.
La osservò mentre saliva le scale davanti a lui, reprimendo a stento un fischio di ammirazione. Poteva anche darsi che la gonna che indossava fosse semplice, ma non nascondeva in alcun modo la curva alta e ben disegnata delle sue natiche.
Entrarono nella reception. "Ti presento Sallie" esclamò indirizzando alla biondina incinta dietro la scrivania un caloroso sorriso. "Sallie... ti presento Josephine: ti sostituirà mentre non ci sei. Puoi spiegarle tu il lavoro?"
"Certo, Blake." Blake abbozzò un impercettibile sorriso. "Ci vediamo più tardi, Josie" mormorò con inattesa dolcezza.
E se ne andò lasciandola in preda a un senso di smarrimento. Adesso avrebbe dovuto cavarsela da sola. Sarebbe dipeso da lei dimostrare - non solo a lui, ma a tutta la compagnia - di non essere solo un bel visino ma di saper svolgere con competenza il proprio compito.
Sallie le indicò una sedia. "Sai qualcosa di venture capitalism?"
"Niente di niente" confessò Josephine, scotendo il capo. "Ma sono pronta a imparare."
"Dovrai farlo" le assicurò l'altra donna con un sorriso.
Era da tempo che Josephine non lavorava un'intera giornata, e prima di allora non aveva mai lavorato in un ufficio, così alla fine del pomeriggio era esausta.
Ma all'ora di tornare a casa aveva già appreso come utilizzare il complicato sistema telefonico, imparando anche i primi rudimenti di informatica.
Stava cominciando anche a scorgere quanto vasto fosse l'impero finanziario di Blake, e quanto duramente lui lavorasse per espanderlo. Il contrasto tra lui e il cugino non avrebbe potuto essere più marcato.
"Tu e Blake, quindi, siete amici, vero?" indagò con discrezione Sallie durante la pausa caffè del pomeriggio. "Non sei la sua ragazza o qualcosa del genere… " Jospehine scosse il capo in segno di diniego. L'appassionata notte di sesso di quindici mesi prima non bastava certo a collocarla in quella categoria.
"No, perché?"
"Niente… È solo che da quanto ha rotto con Kim non è più uscito con nessuno" le confidò Sallie. "Siamo tutti convinti che ne sia ancora innamorato cotto."
"Ah..." Suo malgrado, Josephine sentì un moto di disappunto impadronirsi di lei.
Dunque, questa Kim non era ancora del tutto fuori di scena. Almeno il commento di Sallie era servito a farle capire ancora di più quanto sarebbe stato sciocco nutrire false speranze. Blake la disprezzava, punto e basta.
Quando, a fine giornata, si stava rimettendo il rossetto, un'ombra le si parò davanti all'improvviso. Sollevando lo sguardo, i suoi occhi incrociarono quelli color ghiaccio di Blake.
Aveva un'aria fredda e assolutamente non amichevole. Perché, del resto, avrebbe dovuto essere altrimenti? La considerava solo una persona fallita, una a cui lui, con riluttanza, stava facendo un favore.
E in quel momento Josephine realizzò che, sì, forse non avrebbe mai avuto il suo affetto. Costasse quello che costasse, però, avrebbe guadagnato il suo rispetto. La domanda le sorse spontanea: come?
I fine settimana sarebbero stati il momento peggiore, decise Blake. Durante la settimana, almeno, le giornate erano piene di impegni in ufficio e le serate trascorrevano tra le mille incombenze che c'erano ancora da sistemare. Ma il primo sabato di Josephine a casa sua lo stava facendo sentire irrequieto come una tigre in gabbia.
Si era appena imbattuto in lei fuori dal bagno, e la pressione gli si era alzata fino al soffitto. Niente occhiali o gonnelline da perfetta segretaria, ora, aveva pensato con irritazione. Solo due lunghe, morbide braccia imperlate di gocce d'acqua e i capelli bagnati sciolti sulle spalle, a sfiorare con erotica delicatezza i seni.
"Non puoi metterti qualcosa?" inveì d'istinto.
"Era proprio quello che stavo cercando di andare a fare!" replicò lei seccata. Ma intanto le sue guance erano diventate rosso fuoco. Non le era sfuggito l'improvviso incupirsi dei suoi occhi, né l'espressione ardente che gli aveva attraversato il viso. "Se… se mi fai passare."
"Ai tuoi ordini" rispose Blake con sarcasmo, spostandosi di lato. Ma per quanto si fosse appoggiato alla parete, continuava a sentire il calore che emanava da quel corpo bellissimo, coperto solo da un grande telo da bagno.
"Grazie." Josephine lo oltrepassò. La vicinanza forzata indotta dal luogo dove si trovavano la rendeva, se possibile, ancora più conscia della virilità di Blake, del suo viso dai tratti mascolini, della forza delle sue gambe, evidenziata dalla stoffa stretta dei jeans.
Si richiuse la porta della camera da letto alle spalle con mani tremanti, percependo un improvviso flusso di sangue raggiungerle la punta dei seni.
Blake non era immune dal suo fascino, realizzò, e per lei valeva la stessa considerazione. Anche se, ne era certa, lui odiava se stesso perché, pur disprezzandola, la desiderava da impazzire.
Quando finì di vestirsi, Blake era in salotto e stava bevendo un caffè.
Sentendola entrare, la guardò e subito si chiese come mai, ogni volta che se la trovava davanti provava l'impulso irresistibile di portarla nel letto più vicino. Lottando per cercare qualcosa di sensato da dire, la fissò abbozzando un leggero sorriso.
"Com'è andata la tua prima settimana di lavoro?" Josephine corrugò la fronte, insospettita. Cos'era, una critica in arrivo?
"Benissimo, direi."
"Non ha molto a che fare con la moda, vero?"
"No, ma è stimolante essere valutati per le proprie capacità, invece che per
l'aspetto fisico." Blake la guardò, in silenzio. Non aveva mai pensato alla questione in quei termini. "Ma lo stipendio non è un granché." "Il denaro non è tutto, nella vita" proclamò lei con una punta di orgoglio, un'espressione di sfida sul viso. Gli avrebbe dimostrato cosa sapeva fare!
"Senti, Blake… "
"Dimmi, Josephine." Come le sarebbe piaciuto che lui non le si rivolgesse con quel tono sarcastico! "Io… ehm… " Si bloccò, intimidita dal suo sguardo freddo e interrogativo. "Ho una proposta da sottoporti. Una specie di proposta, diciamo." La mente di Blake giocò un istante con una fantasia di tipo sessuale.
Anche lui, in quel senso, avrebbe avuto un paio di idee da sottoporle!
"Davvero? E di che cosa si tratta?"
"Di lavoro."
"Non sto nella pelle" ironizzò lui lanciandole uno sguardo carico di sarcasmo.
"Ti ricordi di Giuseppe Rossi?" gli chiese Josephine, cercando di ignorar quel sorrisetto odioso.
Blake corrugò la fronte, scandagliando negli archivi della memoria. "Il giovane chimico agrario di origine italiana?"
"Proprio lui. È già venuto in ufficio un paio di volte."
"E avete scambiato quattro chiacchiere, vero?" Blake strinse le labbra.
Riusciva a immaginarsi benissimo la scena. Il giovane italiano sembrava più una star del cinema che un topo da laboratorio.
"Sì." Josephine emise un profondo sospiro. "Mi ha detto che tu non intendi riceverlo, Blake… "
"Perché non serve" ribatté lui irritato, avendo oramai compreso dove la conversazione stesse mirando. "Non ho nessuna intenzione di investire nella sua azienda, Josephine. Perciò, se è questo che mi vuoi chiedere, risparmia pure il fiato."
"Ma è un ragazzo brillante!" replicò subito lei, ignorando il lampo sinistro che aveva notato nei suoi occhi. "Il diserbante organico a cui sta lavorando sembra un prodotto assolutamente rivoluzionario."
"Insomma, dopo una sola settimana sei già diventata un'esperta?"
"Non trattarmi in questo modo, per favore!"
"Sto cercando di farti capire com'è la situazione. E poi non è il tipo di impresa in cui desideri buttarmi."
"Quindi la mia opinione non conta niente?"
"Perché dovrebbe?" le domandò Blake con voluta arroganza.
"Forse perché sono uscita dal Master in economia con il massimo dei voti e la lode?" Per quanto impressionato, Blake non lo diede a vedere. "La teoria e la pratica sono cose differenti."
"Però mi hanno insegnato che a volte, solo a volte, dovremmo procedere per istinto, e il mio mi suggerisce che l'idea di Giuseppe Rossi è brillante."
"La mia risposta è no, Josephine." Il tono non ammetteva repliche. "La mia esperienza è maggiore del tuo istinto. Credimi, ho ragione io." Era come ricevere un calcio sui denti. E non solo per il modo in cui Blake aveva bocciato la sua proposta, ma anche e soprattutto per la sua totale mancanza di fiducia nella sua capacità di giudizio.
"Okay, ho capito: devo riuscire dimostrarti che ti sbagli."
"Anche sul lavoro hai intenzione di andare avanti a tenermi il broncio?" mormorò Blake, avvicinandosi al banco della reception, lo sguardo catturato dalla visione ipnotizzante della curva morbida dei seni sottolineata dalla lana leggera del golfino di cachemire.
Josephine alzò lo sguardo e corrugò la fronte. Perché continuava a mettersi quel dopobarba dal profumo così sensuale? Che almeno le stesse lontano!
"Non ti sto tenendo il broncio."
"Non mi pare! È da quando abbiamo parlato di quel ricercatore che sei arrabbiata con me." Era vero. Da quel momento, tutte le volte in cui le aveva rivolto la parola, Josephine l'aveva accolto con una cortesia gelida.
Il che, in modo piuttosto irritante, lo portava a desiderare che lei gli parlasse. Non era abituato al fatto che le donne lo potessero trattare con freddezza. Di solito erano più che felici di buttarsi ai suoi piedi. "Sei ancora infuriata per quella faccenda?" Josephine gli lanciò un'occhiata piena di freddezza. Certo che lo era! "Non è solo perché ti sei rifiutato di considerare la sua proposta, comunque. È stata la tua ovvia sfiducia nella mia intelligenza e immaginazione." Per quanto riguardava l'intelligenza non c'era molto da discutere. Una donna intelligente non si sarebbe buttata in un matrimonio avventato con
un soggetto come Luke. Ma sulla sua immaginazione, invece, Blake non nutriva il minimo dubbio. Durante la notte in cui avevano fatto l'amore, Josephine era stata fantasiosa come qualunque uomo avrebbe voluto.
"Diciamo che ci sto riflettendo su" le comunicò, in tono conciliante.
E adesso che cosa si aspettava? Che gli si inginocchiasse davanti, per ringraziarlo? La sua espressione gelida non mutò. Da quando era alla Devlin Associates, Josephine stava lavorando sodo, e anche se lui sembrava non essersene accorto, gli altri certamente l'avevano fatto.
Proprio quella mattina, per esempio, l'amministratore delegato si era complimentato con lei.
"E io dovrei essertene grata, Blake?" lo sfidò apertamente.
"Potresti provarci" replicò lui con noncuranza, prendendo tra le mani un petalo caduto da uno dei fiori del vaso che stava sulla scrivania. "Sei stata tu a metterceli?" si informò, severo.
Josephine annuì. Era stata lei a buttare via il vecchio e polveroso cactus che c'era prima. "Ho pensato che aggiungessero un po' di atmosfera alla stanza. Hai qualche problema, in proposito?" Blake scosse il capo in segno di diniego. "Ricordati solo di usare il denaro del pronto cassa."
"L'ho fatto." Con un sorriso, Josephine tentò di lottare contro la potenza del suo fascino. "Volevi altro, Blake?"
"Hai già pranzato?"
"No."
"Ti va un panino?" Non era l'invito più allettante che avesse mai ricevuto, ma accese la sua curiosità. Prima di allora non le aveva mai proposto di mangiare insieme, perciò perché iniziare proprio quel giorno?
"Ma sì..." rispose, scrollando le spalle.
L'irritazione di Blake di fronte alla sua noncuranza aumentò ulteriormente quando il proprietario del take-away italiano dietro l'angolo si profuse in stucchevoli smancerie nel sentirla ordinare un panino al prosciutto crudo con pane di segale. Blake la guardò attonito prendere il panino dalla mani dell'uomo, indirizzandogli un sorriso smagliante. Stava forse flirtando con lui? No, dovette ammettere subito. Non la stavano forse ammirando anche tutti gli altri uomini presenti nel locale?
Si sedettero. "Sei stato molto carino, Blake" mormorò lei cogliendolo di sorpresa.
"Non molto. Ho delle notizie da darti, e ho pensato che fosse meglio farlo
fuori dall'ufficio." C'era una nota sinistra nella sua voce, e Josephine raggelò, la mano che teneva il panino fermo a mezz'aria. "Che notizie hai?" chiese con un filo di voce.
"Solo che sono riuscito a rintracciare tuo marito" le annunciò Blake senza giri di parole. "Ho trovato Luke."
La mano di Josephine cominciò a tremare senza controllo. "Hai trovato Luke?" ripeté con un filo di voce. "Dove?" Blake la scrutò in volto con attenzione. "Tuo marito è su una spiaggia di Bali." Scrollò le spalle con noncuranza. "Non si può certo dire che non ti abbia lasciato con stile." Utilizzando il suo denaro. L'orgoglio di Josephine, che durante tutta quella settimana si era lentamente ripreso come un paziente in convalescenza, collassò di nuovo . Il suo sguardo si posò sul panino sbocconcellato, evitando di proposito quello di Blake per non scorgervi lo scherno né l'aria trionfante nel vederla di nuovo ridotta allo status di vittima.
"Posso indurlo a tornare in Inghilterra, eventualmente." Josephine alzò gli occhi. Sembrava così sicuro di se stesso. Così certo.
Così forte. "E come, scusa?"
"Potrei minacciarlo tramite la polizia."
"Il che lo porterebbe a restare lì, presumo."
"No, se gli dicessi che non l'hai ancora denunciato ma che lo farai se non ritorna immediatamente qui e ti restituisce il denaro che non ha ancora speso." Josephine scosse stancamente il capo. Blake l'aveva fatto cercare apposta per metterla alle corde? Per costringerla a contattare la polizia, come credeva che avrebbe dovuto fare fin dal principio?
Stava benino fino allo scoppio di quest'ultima bomba. Non benissimo, ma abbastanza bene, e la ragione stava soprattutto nella consapevolezza che la partenza di Luke l'aveva fatta sentire libera. Finalmente sciolta dal peso insostenibile di un matrimonio sempre in bilico, di una relazione senza futuro.
"Lo vuoi di nuovo qui?" le chiese Blake leggendole nel pensiero.
"No, certo che no!"
"Non intendo qui con te, Josephine" puntualizzò lui in un tono che, per le sue abitudini, avrebbe anche potuto definirsi gentile. "Voglio dire solo per sistemare l'intera faccenda in un modo che possa considerarsi soddisfacente." Come sarebbe stato? si chiese Josephine. Luke di nuovo in Inghilterra. A vedere che lei e Blake abitavano sotto lo stesso tetto e a fare “due più due”, fraintendendo tutto. Un brivido le percorse la schiena. "Non ancora" esclamò.
Mescolando il caffè, Blake si permise di porle la domanda che da molto tempo oramai gli ronzava nella mente. "Perché l'hai sposato?"
"Per lo stesso motivo per cui si sposano tutti quanti, suppongo: perché credevo di esserne innamorata." Credevo... in silenzio Blake registrò l'uso di quel vocabolo. "Non lo eri, invece?"
"Come avrei potuto? Lo conoscevo a malapena! È successo tutto così in fretta." L'unica notte che aveva trascorso con lui le aveva rubato tutte le energie, ferendola e rendendola vulnerabile. Le aveva azzerato la già scarsa autostima che aveva. La gente pensava che le modelle avessero tutto ciò che una donna voleva, ma nessuno sembrava rendersi conto come la bellezza andasse di pari passo con un senso strisciante di insicurezza. Le persone ti volevano, sì, ma per le ragioni sbagliate. Con Luke era stato così, e forse anche con Blake.
"È stato lui a metterti fretta" considerò Blake con calma.
Ma Josephine scosse il capo con veemenza, e una ciocca di capelli rossi le scivolò fuori dallo chignon. "Ha trovato terreno fertile e non gli è stato difficile convincermi" gli spiegò. "Era un tipo così divertente... Tutto con Luke sembrava leggero e senza pensieri. Mi faceva ridere." In un momento in cui non mi capitava quasi più, aggiunse tra sé con una punta di amarezza.
"L'hai sposato per una ripicca nei miei confronti?" le domandò allora lui con estrema calma.
Josephine aveva sperimentato raramente una collera cieca e genuina come quella che sentiva in quel momento verso Blake. "Di tutte le cose arroganti e presuntuose che ho udito in vita mia, questa vince davvero il primo premio, Blake! Sul serio il tuo ego è così smisurato da pensare che una notte con te, una sola notte..." puntualizzò, inferocita, "possa avermi spinto a sposare il primo uomo che me l'abbia chiesto?"
"Il fatto che Luke fosse mio cugino, insomma, non c'entra niente?" Josephine fece per aprire la bocca per continuare a esternare le proprie deduzioni, ma subito la richiuse. Non c'era forse un briciolo di verità nella sua domanda? Di sicuro era rimasta sedotta da Luke, il bell'attore che avrebbe potuto vincere un Oscar semplicemente per come sapeva manipolare la gente con il proprio fascino. Ma il fatto che fosse un parente dell'uomo dietro al quale lei aveva perso gli anni dell'adolescenza, non le aveva forse fatto provare un senso di trionfo? Di potere?
Soprattutto quando Blake si era presentato a casa sua per tentare di convincerla a posporre il matrimonio. In quel frangente si era convinta che fosse spinto solo dal proprio carattere egocentrico, nulla di più, e di certo non da una reale preoccupazione per lei. Blake non la voleva, non gliel'aveva forse già chiarito abbastanza? Ma non voleva nemmeno che l'avesse nessun altro. E non era stata proprio la sua indignazione di fronte alla sua richiesta di lasciarlo, che l'aveva resa più ferma nel suo proposito di sposare Luke?
"Forse un pochino" ammise con riluttanza.
Blake si lasciò scappare un sospiro lungo e profondo. Le relazioni da una notte e basta non erano così semplici come si credeva, realizzò. Forse per questo gli era successo una volta sola. Per un po' ci si sentiva appagati, ma poco tempo dopo vuoti. Con il suo comportamento, aveva ferito Josephine.
Adesso lo capiva.
Sospirò di nuovo. Avrebbe voluto rimetterle sulle labbra un sorriso. Nelle ultime due settimane ce n'erano stati così pochi! "Senti, Josie, dimentichiamoci per un istante di Luke. E se ti dicessi che ho dato un'altra occhiata al progetto di Giuseppe Rossi e che avevi ragione tu, nel senso che ha delle notevoli potenzialità? Forse è giunto il momento che anche io mi muova in direzioni differenti." Un lampo gli attraversò gli occhi.
"Credo che lo finanzierò." Josephine lo fissò, basita. Apprezzava il tentativo che stava facendo, ma sapeva bene di non poter accettare di sottostare del tutto alle sue condizioni.
Così si sporse verso di lui attraverso il tavolo. "Anch'io voglio partecipare.
Voglio investire in quest'impresa un po' di denaro." Blake aggrottò le sopracciglia. "Non c'è bisogno che tu… "
"Ma voglio farlo!" lo interruppe lei con veemenza. Quella era stata una sua intuizione, non di Blake.
"Perché?"
"Perché se avrà il successo che penso, allora ne voglio far parte anche io.
È' la mia creatura, Blake, non la tua." Blake abbozzò un sorriso. "Quanto denaro intendi investire?"
"Abbastanza."
"Quanto?" La somma che Josephine menzionò lasciò Blake di stucco.
"Non possiedi tutto questo denaro, Josephine. A meno che tu non intenda vendere la casa."
"È vero, non ce l'ho; ma posso ottenerlo."
"E come?"
"Ho una collana che posso vendere." Una collana che le era stata regalata da Luke nelle prime settimane della loro relazione. Un gioiello sgargiante, comprato più come simbolo di quanto lui sarebbe stato disposto a spendere per lei che non per la sua reale bellezza. A Josephine non era mai piaciuto.
"Vuoi rischiare tutto sulla base di cosa?" le domandò Blake, incredulo.
"Istinto, te l'ho detto" replicò lei lentamente, lanciandogli uno sguardo enigmatico. "Non agisci mai d'istinto, tu?"
"Di solito no." Qualcosa di non detto aleggiò tra di loro come un fantasma.
"Mai?" insistette ancora lei.
Pausa.
"Mi è capitato una volta sola."
"Quando?" chiese Josephine, pur conoscendo già la risposta.
Blake la guardò, calmo. "La notte che ho fatto l'amore con te, cara."
Josephine si sforzò di rimanere impassibile. "Credevo che ti fossi dimenticato tutto di quella notte" disse con calma.
"Dimenticare?" ripeté Blake, incredulo. Da quando si era trasferita a casa
sua non era trascorso giorno senza che se lo ricordasse. "Perché dovresti pensarlo?" "Perché non ne parli mai."
"Be', se per questo, nemmeno tu" la accusò Blake con dolcezza.
"No" concordò Josephine senza distogliere lo sguardo.
"E, comunque, non è l'argomento più semplice di cui discutere, no?" Il tono di Blake divenne volutamente scherzoso. "Scusa, Josephine, ti ricordi della notte in cui ci siamo rotolati a letto insieme, senza inibizioni?"
"Però questo è esattamente ciò che è accaduto" replicò lei appoggiando il panino sul piatto.
"...te ne sei pentita, vero?" Josephine lo fissò. "Non tanto quanto te, ovviamente." "In che senso, scusa?" le domandò Blake, perplesso.
"La mattina dopo non vedevi l'ora di scappare via, mi pare." Quanto sincero doveva essere?, si chiese Blake. Del tutto, decise. Glielo doveva, non importava quanto le sue parole avrebbero potuto sembrarle dure. Aveva già sperimentato abbastanza sotterfugi con Luke.
"Pensavo che entrambi avessimo capito." Josephine sbatté le palpebre, senza comprendere. "Capito cosa?"
"Che cose del genere a volte succedono. Un uomo e una donna finiscono a letto insieme anche se non l'hanno pianificato."
"E non significa niente… è questo che intendi?" Quella discussione si stava rivelando anche più faticosa di quanto Blake non avesse previsto, e l'aria confusa apparsa sul viso di Josephine non faceva che aumentare il suo sconforto. Se mai gli era venuto da chiedersi se ci fossero state altre notti come quella nella vita di lei, lo sguardo che ora leggeva nei suoi occhi gli stava dando una risposta più che eloquente.
"Sto dicendo che è stata piacevole." Piacevole da morire, gli suggerì una vocina, il sangue che, al ricordo, gli pulsava nelle tempie. "Ma a volte finisce tutto lì." Josephine deglutì a stento. Per quanto Blake avesse cercato di infiocchettarla, la verità era quella. Ma non le avrebbe permesso di ferirla ancora. "E tu sei tornato di corsa alla tua storia con Kim, vero?" Blake scosse il capo in segno di diniego. "Non mi sono precipitato nel suo letto, se è questo che intendi. Non stavo con Kim, allora… "
"E dovrei anche essertene grata, immagino."
"Be'... sì" proseguì lui con un sospiro, fissando il suo volto ferito e arrabbiato. "Dopo sono tornato da lei. Era da molto che stavamo insieme, e
mi è parso giusto dare alla nostra storia un'ultima possibilità Non era la nostra prima rottura. E in quel momento noi due non eravamo insieme." Adesso, invece?, avrebbe voluto domandargli lei. Ma si astenne.
L'orgoglio le impediva di osare. Il fatto che le colleghe credessero che la storia tra lui e Kim continuasse non significava niente, no? Da quando si era trasferita a casa sua, di questa Kim non si era ancora vista ombra. E Blake stesso le aveva detto che il loro fidanzamento era finito.
Quando si alzarono per andarsene, Josephine decise che, per quanto dolorosa, forse quella conversazione era servita a schiarire l'atmosfera tra loro.
E la loro unica notte di sesso bollente poteva essere consegnata alla storia per sempre.
Blake entrò in casa sbattendosi la porta alle spalle poco dopo le otto, il viso cupo come una tempesta. Josephine era in cucina, intenta a preparare il pollo al forno, la stretta stoffa della maglietta che le sottolineava la morbida curva dei seni.
"Tutto okay?" si informò vaga.
Blake si lasciò scappare un sospiro pieno di frustrazione. Da qualche sera, la sua ospite aveva preso l'abitudine di cucinare, e a lui non restava che sopportare la tortura di vederla affaccendarsi nella sua cucina. Una tortura deliziosa, decise in quel momento, osservandola mentre si puliva le mani nel grembiule; un gesto che sottolineava il suo ventre piatto.
Buttò la valigetta sul divano e allontanò lo sguardo. "Sì, certo" ironizzò.
"Tutto va per il meglio! Questo pomeriggio ho parlato al tuo amico Giuseppe. Sembra che sia passato dall'inferno al paradiso nello stesso giorno."
"Gli hai riferito la bella notizia? Sa che lo finanzierai?" Bella notizia per chi?, azzardò Blake, chiedendosi se non lei non nutrisse qualche speranza sul giovane e sexy italiano. "Sì, l'ho fatto." Sembrava che avesse avuto dei ripensamenti.
"Non mi pare che tu ne sia molto felice" osservò Josephine.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. "Che diavolo ti aspetti, Josephine?
Gliel'ho detto, sì. E basandomi sulle impressioni di una centralinista neo assunta, mi sono rimangiato la parola e ho accettato di finanziarlo. Che figura credi che ci abbiano fatto la mia professionalità e la mia reputazione?"
"E il tuo orgoglio..." lo prese in giro lei.
Il suo orgoglio? Forse Josephine aveva ragione. E magari proprio la mancanza di orgoglio gli avrebbe dato, ora, la libertà di domandarle ciò che lo stava assillando.
"Qualcosa da bere?" le propose per prendersi una pausa.
Qualcosa, nel suo sguardo che improvvisamente si incupì, le stava facendo battere il cuore all'impazzata nel petto. Josephine spense il forno con dita tremanti. "Certo, grazie." Blake le porse un bicchiere di prosecco e la guardò mentre lo bevevo.
"Non hai mai risposto alla mia domanda" disse lentamente.
Il tono profondo della sua voce le fece realizzare che non si riferiva più al lavoro. "Quale domanda, scusa?"
"Se ti sei pentita o no di quello che abbiamo fatto quella notte."
"Davvero non ho risposto?"
"Sai benissimo che è così."
"Per quanto possa servire, no, non me ne sono pentita. Diciamo che non mi è piaciuto com'è finita."
"Però ti sei ripresa abbastanza in fretta, mi pare. Così in fretta da sposare Luke dopo nemmeno tre mesi di conoscenza."
"E tu sei tornato da Kim" puntualizzò Josephine. "Anche tu ti sei ripreso abbastanza in fretta." Blake annuì, mentre un desiderio sempre più profondo si impadroniva di lui. "Ma le cose sono cambiate adesso, vero?" mormorò appoggiando il bicchiere sul tavolo.
Accorgendosi dell'improvviso incupimento del suo sguardo, Josephine cominciò a sciogliersi come neve al sole. "Co… cosa?" balbettò, mentre Blake attraversava la cucina per raggiungerla.
"Tu non stai più con Luke." La fissò. "E… "
"E… ?" Le labbra di Josephine tremarono leggermente, e Blake ne tracciò il profilo con la punta delle dita.
"Io non sto più con Kim. Quindi siamo entrambi liberi, no?" Le sue dita si spostarono sul suo mento, e da lì sul collo e poi più giù, fino alla morbida rotondità dei seni. Con un tremito incontrollabile, Josephine lo lasciò fare.
"E i liberi battitori possono fare ciò che vogliono, non è vero?"
"Oh, Blake… " sussurrò lei, deglutendo a stento di fronte alla sua espressione piena di desiderio.
"Vedrai che questo piacerà a tutti e due, tesoro" concluse Blake in tono arrochito, mentre le sue dita cominciavano a slacciarle i bottoni della camicetta.
"Blake!" gemette Josephine quando, con dita impazienti, l'ultimo bottone fu aperto e l'aria cominciò a solleticarle la pelle nuda.
Sembrava che lui avesse atteso quel momento per tutta la vita. "Cosa?" borbottò piegando il capo per succhiarle il capezzolo attraverso il pizzo leggero del reggiseno.
Josephine buttò indietro la testa, chiudendo gli occhi con un'espressione estatica di piacere quando Blake le spinse una gamba muscolosa tra le sue, sfregandovi contro con dolcezza.
Si aggrappò alle sue spalle, abbandonandosi alla promessa che quel movimento sensuale le stava facendo pregustare.
"Non ti piace quello che ti sto facendo?" le mormorò lui abbassandole la cerniera che le chiudeva la gonna, così da farla cadere per terra. "Allora?" Poiché la domanda era accompagnata dal movimento provocante di un dito sulla pelle sensibile della sua coscia, Josephine riuscì solo a emettere un lieve singulto, che si trasformò in un vero e proprio gemito qualche istante dopo, quando Blake ebbe finalmente raggiunto ciò che stava cercando.
Mentre si introduceva sotto la stoffa leggera delle mutandine per toccare il cuore pulsante della sua femminilità, sentì un brivido di desiderio impadronirsi di lui, dolce e potente allo stesso tempo. La guardò, e un respiro gli morì in gola. Era così che se la ricordava, capace di rispondere subito a tutto ciò che le faceva.
"Sai cosa voglio farti?" le sussurrò con voce roca.
Josephine scosse il capo, mordendogli un lobo dell'orecchio fino a strappargli un gemito di piacere.
"Tutto" mormorò lui in un soffio. "Voglio farti di tutto, Josephine, e poi ancora di più."
Dal modo in cui armeggiava con le sue mutandine, Josephine comprese immediatamente che non aveva in mente di portarla in camera da letto.
Con occhi semi chiusi, lanciò uno sguardo verso il basso. La forza della sua virilità avrebbe quasi potuto intimidirla, se non l'avesse desiderato così tanto. Eccitato com'era, Blake non sarebbe nemmeno riuscito ad avvicinarsi alla camera da letto.
Tremando leggermente, gli slacciò la cintura e la cerniera dei pantaloni, strappandogli un singulto di piacere quando il suo membro le fu finalmente tra le mani.
"Oh, tesoro!" gemette lui con voce instabile, guardandola, gli occhi azzurri scintillanti di passione. "Tesoro!" La sua bocca si impadronì di quella di Josephine, esplorandone ogni centimetro, leccandola fino a portarla a un passo dall'estasi. Poi, spostando febbrilmente i piatti pronti per la cena, l'appoggiò al tavolo, chinandosi su di lei e lasciandola in preda a una sensazione selvaggia e inebriante di ebbrezza.
Santo cielo, ma riusciva davvero a farlo impazzire! Scalciando via i pantaloni, la fissò di nuovo con desiderio, contemplando la sua nudità.
Nell'impeto della passione, i capelli le si erano sciolti e, scompigliati e selvaggi, le incorniciavano il viso arrossato, sfiorandole i capezzoli inturgiditi, mentre i suoi occhi verdi scintillavano di passione.
Spingendosi contro di lei, percepì che era umida, e lentamente si introdusse dentro di lei con un gemito di esultanza.
In quel momento Josephine provò una sensazione di completezza, di appartenenza, così totale che rimase senza fiato, ma quasi subito sia i pensieri che il corpo l'abbandonarono, e il più potente e animalesco orgasmo che avesse mai provato in vita sua la lasciarono tremante tra le sue braccia, poco prima che anche Blake si lasciasse andare con un singulto lungo e accorato.
La prima volta, dunque, non era stata un'esagerazione. Far l'amore con quell'uomo era sempre così bello. Josephine gli mordicchiò un orecchio.
"Grazie" gli sussurrò con tenerezza.
Blake stava per chiederle perché lo stesse ringraziando, quando il telefono cominciò a squillare, e Josephine, ancora disorientata, allungò senza pensarci la mano per afferrare la cornetta.
"Avresti dovuto lasciar perdere" le mormorò lui strappandole un sorriso.
"Sì?" esclamò lei, sbadigliando. Poi udì la voce all'altro capo del filo e
raggelò, una lunga e fredda goccia di sudore a imperlarle la fronte. "È per te" gli disse porgendogli il ricevitore, la voce quasi rotta. "È Kim."
Blake afferrò la cornetta, tentando nel frattempo di sfiorare con le labbra la bocca di Josephine, ma lei era troppo impegnata a sgusciare via: il viso truce, i seni sodi che sfregavano come una dolce tentazione contro il suo torace villoso.
Dalle labbra gli uscì un lieve sospiro. "Kim? Ciao." La ascoltò in silenzio per un istante. "Be', non è esattamente il momento migliore, no…" Ora Kim stava parlando velocemente, e a Blake non rimase che restare a guardare Josephine che quasi correva fuori dalla cucina, ancora nuda. Poi, dopo qualche minuto, la sentì entrare in bagno e sbattersi la porta alle spalle.
Tentò di concentrarsi su ciò che gli stava dicendo Kim.
"Okay, va bene. Ci vediamo lì. Ma non ho molto tempo" le spiegò. Poi riattaccò, si rimise i jeans e si affrettò anche lui verso il bagno.
"Josephine!"
"Vai all'inferno!" gridò lei con tutto il fiato che aveva in gola.
"Devo parlarti..."
"Perché non vai a parlare con Kim, invece?" Senza aggiungere altro, Josephine aprì il rubinetto al massimo e si mise sotto il getto d'acqua, tentando di ignorare il suono della sua voce e quello delle proprie lacrime.
Rimase sotto il getto bollente così a lungo che, quando riemerse, la pelle era rossa e raggrinzita. Poi restò qualche minuto in ascolto dietro la porta, ma nulla. Il resto della casa sembrava in silenzio perfetto.
Blake se n'era andato.
Dove, da Kim?
Come un automa, indossò dei jeans e un maglione senza nemmeno preoccuparsi di asciugare i capelli. Non le importava niente del proprio aspetto, e, del resto, le mani le tremavano così tanto che difficilmente avrebbero potuto reggere il phon.
Faceva male, realizzò, un male da morire... La consapevolezza che Blake fosse ancora così vicino a Kim da correre da lei non appena schioccava le
dita, persino in un momento speciale come quello.
E comprese anche un'altra cosa.
Che in un qualche momento imprecisato si era innamorata del suo capo.
Maledizione, adesso dove l'avrebbe portata quel sentimento? A essere vulnerabile e predisposta a qualsiasi genere di sofferenza, se tutto ciò che Blake stava cercando era una compagna di letto.
Tentando di ignorare le fitte al cuore, terminò il bicchiere di vino e non udì la porta d'ingresso aprirsi, né registrò alcun altro rumore. Almeno fino a quando Blake non fece capolino in cucina davanti a lei, il volto che trasmetteva tutta la collera che stava trattenendo a stento. Senza tradire il minimo senso di colpa, "Mi sorprende che tu sia ancora qui" commentò con calma.
Josephine alzò il viso, gli occhi scintillanti ma pieni di orgoglio. "Non ho molta scelta, no?" replicò. "Dove altro potrei andare a quest'ora della notte?" Con un sorriso amaro, Blake si versò del vino e lo bevve, poi si girò di nuovo verso di lei, un'espressione severa sul volto. "Ed è questa la sola ragione per cui sei rimasta, vero, Josephine? Ti senti una specie di prigioniera delle emozioni?" "Prigioniera e basta" lo corresse lei con freddezza. "Non c'era un granché di sentimento in quello che è appena successo."
"Insomma, la storia si è ripetuta" ironizzò lui con amarezza. "Se la memoria non mi inganna, anche l'altra volta è stato lo stesso." Josephine si girò temendo di mostragli le lacrime che cominciavano a solcarle il viso. Nessun sentimento era in gioco? Forse non per lui, ma per lei era stato esattamente il contrario. Un sentimento stupido e incomprensibile che la portava ad amare disperatamente un uomo che non l'avrebbe mai contraccambiata.
"Come sta Kim?" si informò, altrettanto gelida. "Ha perdonato anche stavolta la tua infedeltà, oppure si è un po' stufata della tua libidine che non conosce limiti?" Il respiro accelerato, Blake la fissò. "Kim mi ha telefonato per dirmi che è incinta."
"Oh, cielo!" mormorò Josephine, dopo un lungo, interminabile momento di silenzio.
Intuendo al volo che cosa aveva pensato, Blake la guardò, gli occhi fiammeggianti d'ira. "Guarda che non è figlio mio!" esplose.
"Davvero?"
"Certo che no! Sono mesi, ormai, che sta con un avvocato. Mi ha telefonato dal cellulare, dicendomi che era in taxi qui vicino, e sono sceso a congratularmi con lei. Del resto, credi davvero che avrei fatto l'amore con te, se… "
"Per favore, chiama le cose con il loro nome!" lo investì lei. "Essere spogliata e sbattuta sul tavolo della cucina non è esattamente ciò che definirei far l'amore!" "Non mi pare di averti sentito obiettare poco fa" puntualizzò Blake, con una punta di arroganza.
Josephine sentì le guance avvamparle. "È che… che… "
"Che cosa, Josephine?" la incalzò lui con dolcezza.
Che non si era mai trovata tra le spire di un piacere così intenso, maledizione! E questo l'aveva scossa fino nell'intimo della sua persona.
Ma non era sempre stato così, con lui?
"Mi sono fatta trascinare, come te." Non era proprio una dichiarazione d'amore, ma Blake annuì lo stesso, sforzandosi di trattenere l'irritazione che provava. Voleva assolutamente vietare di lasciarsi sfuggire parole di cui poi avrebbe potuto pentirsi. O, meglio, parole che non avrebbero dovuto essere pronunciate. Non ora, almeno, ma, forse, qualche tempo prima.
"Pensi davvero che potrei passare dalle tue braccia a quelle di Kim così, senza rimorsi?" le domandò di nuovo.
Josephine si morse un labbro, nervosa. "Come potrei saperlo, scusa? Tu non parli mai di lei, no? E l'unica volta in cui te l'ho chiesto, sei stato evasivo. Ma in ufficio, le ragazze ne parlano."
"E cosa dicono?"
"Be'... che non l'hai ancora dimenticata e che, da quando vi siete separati, non sei mai uscito con nessun altra." Blake si lasciò scappare un sospiro. "Be', una parte dell'equazione, almeno, è vera." Il suo sguardo incontrò gli occhi interrogativi di lei. "Dopo Kim non ho avuto più relazioni." L'implicazione di quella frase penetrò nella mente confusa di Josephine dopo un istante. "Questo significa che l'hai dimenticata?"
"Certo!" rispose convinto lui. "Non sono il tipo di uomo capace di tenere il piede in due scarpe. Non è nella mia natura."
"E la sera della festa, scusa?" lo provocò Josephine, il tono comunque controllato.
Ma Blake scosse il capo. "Te l'ho già spiegato. In quel momento, la mia relazione con Kim era in una pausa di riflessione. È sempre stata così, un prendersi e lasciarsi continuo; spesso anche per periodi di tempo piuttosto lunghi." L'espressione confusa sul viso di Josephine gli fece capire che voleva, anzi aveva bisogno, di qualche spiegazione ulteriore. "All'epoca ritenevo che sarebbe potuta diventare una buona moglie… "
"In virtù di quali caratteristiche, se non sono indiscreta?" lo interruppe Josephine, colpita da come sembrasse così nitidamente disilluso.
"Era determinata, logica, calma."
"Il contrario esatto della donna che si butta nel tuo letto senza nemmeno aver ricevuto prima un invito a cena, insomma."
"Non abbassarti a certi discorsi, ti prego."
"Perché? Stai per farlo tu al posto mio?"
"Smettila di stare così maledettamente sulle difensive e ascoltami, per una volta!" esplose Blake tentando subito di controllare il proprio respiro accelerato. "Kim aveva la stessa opinione di me. Dal punto di vista intellettuale riusciva a immaginarsi che saremmo andati d'amore e d'accordo. Due persone con molto in comune, che sarebbero potute diventare buoni compagni di vita."
"Cosa è successo, per farvi cambiare idea?" Blake scrollò le spalle.
"Una relazione sentimentale non è un problema di matematica. Non basta mettere i numeri al posto giusto per avere la soluzione. Dopo la nostra notte insieme, sono ritornato da Kim, ma ho scoperto…" Blake si interruppe, chiedendosi quanto ciò che era accaduto tra lui e Josephine non l'avesse aiutato a vedere le cose sotto un'altra angolazione. "Ho scoperto che tra noi non c'era una vera e propria scintilla, anche se c'era un buon livello di rispetto e affetto. Ma è la scintilla, quel qualcosa in più che tiene vivo un rapporto." Josephine lo guardò. Sì, tra lui e Kim era proprio finita, comprese. Tuttavia c'era dell'altro.
"Non credi che questo potrà cambiare qualcosa sul lavoro?" "A che cosa ti riferisci, scusa?" domandò lui, senza capire.
"Pensi sul serio che riusciremo ancora a lavorare nello stesso posto, adesso che andiamo a letto insieme?"
"Hai già elaborato una risposta alla tua domanda, tesoro?" scherzò Blake.
Josephine sbatté le palpebre, perplessa. Poco prima era passato alla reception, dicendo che doveva vederla con urgenza, ed ora eccola lì davanti a lui, nell'ampio ed elegante ufficio che occupava l'attico dell'edificio. "Quale domanda?"
"Se saremmo stati in grado di lavorare nello stesso posto, pur andando a letto insieme."
"Che brutto modo di porre la questione!" inorridì lei.
"Guarda che sei stata tu a scegliere le parole, Josephine" le rammentò Blake, indirizzandole un sorriso malizioso. "Secondo me sta andando piuttosto bene, no?" "S… sì" concordò lei con cautela. Ma solo riuscendo bene a distinguere tra il Blake freddo e calcolatore dell'ufficio e quello caldo e passionale di casa. Josephine deglutì a stento. Se non stava attenta, avrebbe finito per trasgredire alla regola aurea di tenere i due uomini ben separati.
"È questo che volevi dirmi?" Blake si alzò in piedi. Accidenti, quanto era bella quando si sforzava di essere arrabbiata con lui!
"No, ti ho convocato qui per chiederti due cose. La prima è perché hai cominciato a mandare in giro per l'azienda via e- mail la rassegna stampa."
"Perché è la via più veloce per diffonderla e offre a tutti l'opportunità di aggiornarsi, sentendosi più coinvolti."
"Non è così che facciamo d'abitudine, Josephine." Pur percependo con chiarezza la nota di disapprovazione che c'era nel suo tono, Josephine decise di ignorarla. "E allora? Se ci comportassimo sempre nello stesso modo, non progrediremmo mai, no, Blake?"
"Stai cercando un pretesto per litigare?" le domandò lui, irritato.
"No, sto solo provando a farti ragionare."
"Come hai fatto per Giuseppe, vero?" "Esattamente" asserì Josephine, determinata.
"Peccato, però, che sia ancora troppo presto per dire se il suo progetto decollerà." "Io ho fiducia."
"Lo so." Blake oltrepassò la scrivania e le si avvicinò, fissandola negli occhi con intensità. Che grande differenza poteva fare un mese di tempo!
La Josephine che, splendida, era seduta davanti a lui era mille miglia lontano dalla donna sconvolta che aveva portato a Londra con sé. "Tutti, qui dentro, pensano che tu sia meravigliosa."
"E tu, invece?" lo provocò lei.
"Sono perfettamente d'accordo con loro" replicò Blake, il tono leggermente malfermo.
"Be', grazie, Blake" mormorò Josephine, scattando istantaneamente in piedi. Per quanto fosse piacevole essere elogiata, qualcosa nell'improvviso incupirsi dei suoi occhi l'aveva messa in allarme, facendola sentire decisamente poco professionale. Cosa che aveva giurato di non permettere che accadesse mai.
"Qual è la seconda cosa per cui mi hai convocato?" Blake le prese con delicatezza una mano, appoggiandovi le labbra. "Un bacio."
"Blake… non dobbiamo… " provò a protestare Josephine, cercando di divincolarsi da quella presa d'acciaio.
"Non dobbiamo cosa?" mormorò lui, chinando il capo e cominciando a tracciarle con la punta della lingua la linea sottile del collo.
"Lo sai benissimo!" Di nuovo tentò di sgusciare fuori dalle sue braccia, ma proprio in quel momento Blake l'attirò a sé, e lei si ritrovò schiacciata contro il suo fisico prestante e muscoloso.
"Mmm, so tutto, è vero" scherzò lui, impadronendosi delle sue labbra.
"La situazione ci sfuggirà di mano, Blake" tentò di argomentare Josephine.
"È proprio ciò che voglio" rispose Blake in un soffio, facendole scivolare una mano sotto la gonna.
"Guarda che, se continui, non riuscirò a resistere." Il tono era quasi supplichevole.
"E allora lasciati andare." Per un istante ancora Josephine finse di lottare, ma fu una lotta debole, perché anche lei lo desiderava con la stessa intensità.
Fecero l'amore in modo veloce e selvaggio lì, sul pavimento dell'ufficio.
"Chiudi a chiave la porta!" gemette lei, mentre Blake stava già cominciando a slacciarsi i pantaloni.
"Già fatto" sussurrò lui, eccitato.
"Oh, cielo!" sospirò Josephine quando ebbero finito, stiracchiandosi. "È stato come essere in paradiso."
Blake la guardò. Era nuda, sdraiata sul pavimento del suo ufficio, gli occhi socchiusi, i vestiti sparsi per terra, un'espressione di soddisfatta beatitudine sul viso. In quel momento comprese tutto. Doveva mettere fine al suo passato. Ne avevano bisogno entrambi, benedizione!
"Rivestiti, Josie" le ingiunse, alzandosi in piedi all'improvviso. "Dobbiamo uscire." Josephine spalancò gli occhi, perplessa. "Per andare dove, scusa?" "A trovare Luke, mia cara. È di nuovo a Londra." Mentre l'automobile si faceva strada nel traffico delle vie londinesi, Josephine tentò di prendere atto della realtà: Luke era tornato. Lì, a Londra!
"Da quando è rientrato in città?" "Da un paio di settimane. Suppongo che credesse di poter passare inosservato, ma non appena ha rimesso piede in Inghilterra l'ho subito scoperto." "Però non ti sei preoccupato di dirmelo." Blake la fissò. "Se non sbaglio, hai dichiarato di non esserne interessata." Non lo era, infatti. Era vero. L'uomo che le stava accanto era riuscito a coinvolgerla completamente: cuore, anima e corpo.
"Inoltre" proseguì Blake con un lieve sorriso, "la sua presenza, sei rifiorita.
Sei diventata una donna ancora più bella, Josephine." Era probabilmente la frase più dolce che le avesse mai detto.
"Gr… grazie" replicò lei imbarazzata.
All'improvviso la porta dell'appartamento di Luke venne aperta e Josephine, sotto choc, si trovò di nuovo davanti quell'estraneo che era suo marito, con indosso solo un paio di pantaloni.
Era leggermente ingrassato, aveva il viso abbronzato e un po' sudato, gli occhi cerchiati di nero. In mano teneva un bicchiere di whisky.
Trovandoseli davanti, spalancò gli occhi, passandoli lentamente dall'uno all'altro.
"Bene, bene, bene..." bofonchiò. "Alla fine il mio potente cugino è riuscito a ottenere ciò che ha sempre desiderato, vero? Spero che nel tuo letto,
amico, lei sia stata un po' più passionale di quanto non lo fosse nel mio." Resistendo all'impulso di tirargli un pugno in faccia, Blake guardò Josephine di sottecchi. Era quello il motivo per cui l'aveva ringraziato, dopo che avevano fatto l'amore?, si chiese indirizzandole un sorriso pieno di tenerezza.
"In quel senso non abbiamo grandi lamentele, vero, tesoro?" Luke scrollò le spalle. "Che diavolo volete?"
"Possiamo entrare?" domandò Blake con calma.
"Se proprio insistete… " fu la risposta scortese che ricevette.
All'interno, l'appartamento era in disordine; tuttavia le prime cose che Josephine notò furono un paio di scarpe da donna con i tacchi vertiginosi e delle mutandine di pizzo, gettate in un angolo.
Blake la vide raggelare, poi si rivolse di nuovo a Luke.
"Stai ancora con Sadie?"
"No, santo cielo! L'ho già sostituita con una modella molto più giovane." Luke si lasciò scappare una smorfia viscida. "Cosa posso fare per te, Josephine?" Le parole le uscirono di bocca senza che lei nemmeno provasse a fermarle.
"Voglio il divorzio, Luke… il prima possibile." L'uomo rimase in silenzio, un'espressione calcolatrice sul viso.
"Perché? Per poter andare con il qui presente signor Riccone?" Le squadrò l'elegante tailleur blu con un'espressione piena di disprezzo . "Non ti sposerà mai, Josephine, mettitelo in testa. Non importa quanto ti sforzerai di trasformarti nella donna che vuole lui, seria e posata."
"Ti sbagli" intervenne Blake, sempre impassibile. "Io amo molto Josephine, qualunque cosa indossi, o non indossi." Un sorriso malizioso gli increspò le labbra. "E intendo sposarla il prima possibile, sempre che lei mi voglia, naturalmente. Ah, un'altra cosa, Luke…" Percependo una nota minacciosa nella voce del cugino, Luke raggelò.
"Cosa?"
"Suppongo che nemmeno le tue abitudini scellerate siano riuscite a sperperare tutto il denaro che hai rubato a Josephine… "
"Nella ricchezza e nella povertà" recitò Luke con ironia. "Non sono queste le parole della formula matrimoniale?"
"Taci!" gridò Blake secco. "Ti avverto che, se quanto resta dei suoi soldi non tornerà sul suo conto corrente entro la fine della settimana, allora dovrai vedertela con la legge. E voglio che tu ripaghi tutto ciò che hai speso. Tutto. Capito?" Luke resse lo sguardo di fuoco degli occhi azzurri per dieci secondi
appena, poi chinò il capo, sconfitto. "Okay" annuì rassegnato.
"And… andiamo" balbettò Josephine, il cuore che le martellava nel petto con un'intensità tale da toglierle il respiro e la mano serrata in quella di Blake.
Solo quando furono in macchina, lasciò che le lacrime a lungo trattenute le solcassero il viso.
"Perché piangi, amore?" le domandò Blake con dolcezza. "Ti ha addolorato, vederlo ridotto in quello stato?" Josephine scosse il capo in segno di diniego. "Perché hai dovuto dirlo, eh?" singhiozzò.
"A cosa ti riferisci in particolare?" chiese lui sorridendo.
"Alla storia dell'amore e del matrimonio, dannazione! Per velocizzare il divorzio, o per salvare quel poco che resta del mio orgoglio?"
"Per nessuno dei due motivi. Solo perché è vero. Lo è sempre stato, solo che ero troppo cieco e troppo testardo per ammetterlo, persino davanti a me stesso. Sei tu la scintilla che mi è sempre mancata, la scintilla di cui ho bisogno. Tu mi fai sentire vivo, amore mio, più vivo di quanto non avrei mai creduto possibile." Josephine lo fissò. In cuor suo sapeva che non le avrebbe mai detto delle parole simili, se non fossero state vere.
"Allora mi sposerai?" le mormorò Blake, sempre con dolcezza.
Seguì una lunga pausa, poi Josephine lo guardò con un'aria triste nei profondi occhi smeraldo. "No, Blake" sussurrò. "Non posso." Blake spalancò gli occhi, incredulo. "Puoi ripetere, scusa?"
"Non posso sposarti." Pausa.
"Ti dispiacerebbe spiegarmi il perché? Non perché non mi ami, questo lo so." Era una dichiarazione forse un po' arrogante, ma almeno vera. "Sei davvero così sicuro che io ti ami?" gli chiese Josephine con calma.
Possibile che fosse così cieca da non accorgersi di come lo guardava certe volte, quando credeva di non essere osservata? Come se all'improvviso
fosse apparso il sole. "Ma è vero, no?" A cosa serviva negare ancora?
"Sì, molto" ammise Josephine in un soffio.
"E allora, perché non vuoi diventare mia moglie?" insistette Blake.
Josephine si lasciò scappare un sospiro prolungato e profondo. "Perché così sarebbe troppo facile."
"Il matrimonio dovrebbe essere qualcosa di semplice, cara."
"Lo so, ma... vedi, Blake, io ne ho già uno fallito alle spalle. Non voglio buttarmi per la seconda volta, naufragando da un disastro sentimentale all'altro. Le ultime settimane sono state come delle montagne russe…" Blake corrugò la fronte. "In che senso?"
"La rottura con Luke. Il sollievo. Poi subito l'intimità con te. E se fosse tutto un'illusione? Cosa succederebbe se tra sei mesi scoprissimo che è stato tutto un fuoco di paglia?"
"Non accadrà" asserì Blake, scotendo il capo con decisione.
"Come fai a esserne così certo?" lo incalzò lei alzando la voce. Era conscia che, rinunciando a ciò che desiderava di più al mondo, si stava procurando una sofferenza. Ma sapeva anche, nel profondo, che doveva avere il coraggio di prendere una pausa di riflessione. "Una volta credevi di voler sposare Kim. Sei stato insieme a lei per anni, e solo alla fine ti sei reso conto di esserti sbagliato." "I sentimenti che provo per te sono ben diversi da quelli che nutrivo per Kim, però" replicò Blake con semplicità. "Con lei sentivo di recitare un ruolo... un ruolo che volevo recitare, è vero. Ma niente con lei mi sembrava autentico come con te. Tu sei esattamente il contrario di ciò che pensavo di volere. Sei orgogliosa e determinata, e mi fai venire voglia di far l'amore con te sempre e in qualunque posto." Rammentando come la sera prima avessero lavorato fino a tardi, e come poi l'avessero fatto a lungo in ascensore, Josephine arrossì.
"Tu mi sai stimolare" continuò Blake con trasporto. "E non intendo solo dal punto di vista sessuale, ma anche emotivo. Mi hai coinvolto a un livello che non credevo possibile. La notte che ti ho accompagnato a casa dalla festa, ho trasgredito tutte le regole. Non lo capisci, Josie? Noi ci apparteniamo, come a me e Kim non è mai successo." "Oh, amore!" sussurrò lei, commossa.
"Devo essere stato pazzo a non averlo ammesso con me stesso prima. Ho rischiato di perderti. Ti ho perso, maledizione! Ringrazio solo il cielo che il tuo matrimonio sia fallito, offrendomi così la possibilità di riprovarci."
Non era facile conciliare il Blake che conosceva, l'amante appassionato ma nello stesso tempo contenuto, con l'uomo che le stava dichiarando con così tanto slancio i propri sentimenti. Se avesse potuto farlo, Josephine avrebbe preso subito il cellulare per chiedere a Luke di divorziare il più rapidamente possibile, pur di darle la possibilità di diventare la signora Devlin alla prima opportunità.
Ma doveva tirare un po' il freno. Lo doveva a Blake e, soprattutto, a se stessa.
Gli prese una mano, baciandogli lentamente la punta di ogni dito. Gli occhi color ghiaccio scintillarono, come se fossero certi di avere vinto. Ma le parole di Blake la sorpresero molto di più del suo sorriso rassegnato.
"Non hai intenzione di cedere su questo punto, vero, tesoro?"
"Come fai a dirlo?"
"Lo so e basta." Come, del resto, sarebbe stato in grado di dire molte cose su di lei, visto che la conoscenza reciproca aumentava di giorno in giorno.
Blake emise un debole sospiro, sapendo che aveva ragione e rispettandola per le sue idee, per quanto il fatto che non si piegasse supinamente al suo volere un po' lo irritasse.
Ma non era quello uno dei motivi per cui l'amava con tutto se stesso?
"Okay" annuì. "Aspetterò. Ma non procrastinare la tua decisione troppo a lungo, Josephine" borbottò.
EPILOGO
"Insomma, amore, come ci si sente a essere miliardari?" domandò Blake con dolcezza.
Josephine sorrise. "Hmm… dimmelo tu! Dovresti saperlo!" Blake scoppiò a ridere. Il rivoluzionario diserbante organico di Giuseppe era stato lanciato da poco e aveva subito ottenuto un consenso pressoché universale. Le azioni erano state immesse sul mercato la settimana prima, conferendo a Blake il successo più grande che avesse mai ottenuto nella sua carriera.
No. Non il suo successo.
"Lo sai, tesoro, che il merito è tuo, vero? Tutto tuo." Si chinò verso di lei, sfiorandole le labbra. "Se non fosse stato per la tua testardaggine e per la
tua determinazione, non l'avrei mai finanziato. Avrei dovuto darti ascolto fin dal principio."
"Ma perché avresti dovuto farlo?" gli chiese Josephine. "L'esperto eri tu…" Blake fece una smorfia.
"In teoria sì."
"È stato solo l'istinto che mi ha portato ad aver fiducia che tutto sarebbe finito per il meglio." Proprio come era accaduto a loro. La loro relazione andava più che bene.
Una volta Blake aveva affermato che Giuseppe aveva l'aria di chi era passato dall'inferno al paradiso… be', adesso aveva perfettamente idea anche lui di come doveva essersi sentito!
"Eppure sei stata molto determinata nel non essere istintiva, per quanto riguardava l'ipotesi di diventare mia moglie" la prese in giro. "Anche se sapevo che lo volevi. Continuiamo a studiarci a vicenda, vero, Josie?"
"O forse è solo che riusciamo a tirare fuori l'uno il meglio dell'altro" rifletté Josephine. "Esploriamo i lati di noi stessi che non abbiamo mai considerato prima." Blake sorrise. "Sei felice?"
"In estasi è ancora poco."
"Sarebbe un sì, questo?" sorrise lui.
Erano seduti fuori, nel meraviglioso terrazzo della casa di Blake, di fronte a un tramonto mozzafiato. E stavano decidendo se andare o meno fuori a cena.
E forse anche altro.
Josephine aveva divorziato e Luke le aveva restituito la maggior parte del denaro. Adesso la sua situazione era tranquilla, dal punto di vista finanziario, e la sua posizione all'interno dell'azienda molto rispettata.
Soprattutto, poi, Josephine ora aveva rispetto di se stessa. Dalle labbra le uscì un lieve sospiro. Le cose non avrebbero davvero potuto andare meglio. Il consiglio di amministrazione aveva appena acconsentito a darle una promozione, e viveva con l'uomo che amava.
"Ormai è da più di un anno che mi sono trasferita qui da te" osservò, un po' sorpresa. "A volte stento a crederci, vero?" In un certo senso sì, in un altro niente affatto. Quando si era felici, il tempo volava, rifletté Blake. Ora era più felice di quanto non avrebbe mai immaginato.
La baciò di nuovo, per il puro gusto di farlo. "Sai, tesoro, forse avevi ragione, forse non abbiamo bisogno di un anello per sancire il nostro
amore." "Non mi pare di aver detto questo" obiettò Josephine aggrottando le sopracciglia.
"Non a parole, forse." Blake scrollò le spalle. "Ma il matrimonio con Luke ti ha spaventata a morte, lo so, e l'ultima cosa che voglio è costringerti di nuovo in un'istituzione che ti mette a disagio. Non ho intenzione di andare da nessuna parte, amore, e non ho bisogno di diventare tuo marito per dimostrartelo." La ruga sulla fronte di Josephine si accentuò. "Intendi dire che non vuoi più sposarmi?" Con grande difficoltà, Blake lottò per trattenere un sorriso. "Non esattamente" la corresse con dolcezza. "Solo che sono perfettamente contento anche senza il pezzo di carta. E tu?" All'improvviso Josephine comprese che non lo era affatto! "In realtà io voglio sposarti" esclamò, un po' interdetta. Ma l'espressione piena di tenerezza sul viso di Blake le strappò un sorriso. "Stavo solo aspettando che tu me lo chiedessi di nuovo." Blake scosse il capo, uno scintillio malizioso negli occhi azzurri. "Oh, no, quella strada l'abbiamo già percorsa, e tu mi hai risposto di no. Così, nello spirito di una relazione impostata sulle pari opportunità, penso proprio che questa volta dovresti essere tu a chiedermelo, Josephine."
"Guarda che non ho nessuna intenzione di inginocchiarmi davanti a te, se è questo che vuoi."
"Perché, invece, non ti siedi sulle mie gambe?" le propose lui con un sorriso.
Josephine obbedì, e dopo essersi accomodata su una delle sue cosce dure e muscolose, lo fissò negli occhi con intensità. "Mi vuoi sposare, Blake?"
"Ci devo pensare."
"Per quanto tempo?" gli chiese lei, tentando di non mostrarsi troppo allarmata.
Blake gustò quel piccolo momento di trionfo. "Be', diciamo per almeno…
cinque secondi?" Fece una smorfia divertita. "Certo che lo voglio, Josie.
Pensavo che non me l'avresti mai domandato, donna testarda che non sei altro!" Senza aggiungere altro, catturò le sue labbra in un bacio lungo e appassionato. E quando lei gli si abbandonò tra le braccia, il suo ultimo pensiero razionale fu che Blake sapeva esattamente come trattarla.
Proprio in tutti i sensi!