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pier vittorio tondelli

circolo londinese (it)

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Non appena Ray vide quella fotografia, pubblicata a tutta pagina su una rivista di moda, pensò che forse questa volta ce l'avrebbe fatta. Nelle ultime edizioni della gara, in cui non si era mai classificato al di là del quarto posto, l'ostacolo maggiore, aveva realizzato, non era tanto costituito da una carenza di preparazione o, peggio, da una mancanza di qualità, ma proprio dall'inadeguatezza delle ragazze che aveva cercato di sedurre. Questa volta, di fronte alla fotografia ammiccante e sensuale di Kara Kissen, non avrebbe potuto sbagliare: seminuda, abbandonata sul letto, lo sguardo come implorante, le sopracciglia arcuate come quelle di una gatta e, soprattutto, quelle labbra dischiuse che sembravano non attendere altro che l'offerta di un bacio: tutto un mondo, pensò Ray, da bere e da mangiare. E le carni, la pelle lucente, la flessuosità delle membra, la fragranza e la tenerezza della schiena arcuata. No, con una ragazza del genere, non avrebbe potuto sbagliare. Semplicemente perché era lei a porsi come "preda"; era il suo sguardo a esigere insistentemente, senza mezzi termini, un cacciatore in grado di catturarla. Ray non si sarebbe sottratto alla sfida di quelle labbra carnose e tumide. Non gli era mai successo con nessun'altra ragazza. Era raggiante e sicuro: il trofeo, quell'anno, sarebbe stato suo.
Ray aveva ventinove anni ed era uno dei soci più giovani di un circolo londinese, abbastanza esclusivo e segreto, il cui nome, in italiano, potrebbe all'incirca suonare così: "Club dei baciatori viola." Perché fossero viola non saprei. Nelle cucine del club, dove ho il privilegio di prestare i miei servigi, si racconta che il fondatore dell'Ordine dei baciatori viola, Sir Bubasten, detto confidenzialmente "Bubi", avesse una predilezione per quel colore e strofinasse sulle labbra delle sue amanti more e frutti di bosco, nonché ciliegie nere e acquose come le visciole ungheresi, fatte arrivare apposta dalle campagne danubiane.
I tempi cambiano, e queste e altre raffinatezze si sono irrimediabilmente perdute. L'ultimo socio a essere cacciato dal club venne sorpreso con dei surgelati. I ragazzi si accontentano di melograni spaccati, di fragole, di frutti tropicali, di liquori, di droghe e altre porcherie. Un tempo, invece, l'accostarsi delle labbra, lo sfiorarsi e poi, finalmente, l'unirsi, erano un rito ricco di preliminari, giochi di posizione, avanzamenti e subitanei arretramenti. È anche per questo che il club è sopravvissuto, per custodire e difendere una pratica - quella del bacio - dall'involgarimento del presente.
Essere ammessi all'Ordine non è difficile: oltre al privilegio di nascita occorre dimostrare di aver baciato sulle labbra una diva o una femmina inserita dall'annuale classifica del Women's Journal fra le quindici bellezze mondiali. Una volta all'anno, il club organizza il trofeo che concede al vincitore prestigio e comando su tutti gli altri soci. Ogni partecipante deve fornire la documentazione fotografica della sua preda, ottenere l'assenso e, quindi, partire alla caccia. Inutile dire che quando Ray mostrò le fotografie di Kara, i componenti anziani si stirarono i baffi e si umettarono le labbra. "Vorremmo tanto che tu vincessi, caro Ray," disse commosso il Lord segretario, con gli occhi lucidi e acquosi.
Un paio di giorni dopo, Ray arrivò negli studi fotografici Pin-Up, nel XIVe arrondissement di Parigi, alle undici del mattino. Kara stava ancora lavorando con un fotografo americano. Ray l'aspettò nella caffetteria del pianterreno. Quando, verso mezzogiorno, Kara si presentò al bar, per Ray fu una rivelazione: il colore appena rosato della pelle del viso, il fulvo dei capelli, gli occhi azzurri intensi, i seni abbondanti e, finalmente, quelle labbra rosse e tumide. All'agenzia di Kara, Ray aveva detto di essere il segretario di un certo produttore musicale e di voler incontrare la ragazza per proporle una partecipazione a un videoclip. Aveva ottenuto un appuntamento dopo un'interminabile serie di telefonate, fax, telegrammi. Alla fine ce l'aveva fatta. E quando azzardò un invito a cena, stranamente, senza difficoltà, lei disse di sì.
Quella notte non accadde niente, e nemmeno quella successiva. A un certo punto Kara si ritraeva, diceva che era tardi, che le modelle devono dormire un certo numero di ore, che non possono bere. Ma dopo tre giorni di insistenze, complice la musica stordente del Bain Douche, Ray riuscì ad avvicinare la sua bocca a quella di Kara, e lei lasciò fare. Solo una minima parte delle meraviglie di quella bocca sarebbe bastata a fargli vincere il trofeo. Quando più tardi, nella sua stanza al George Fifth, la spogliò, delicatamente ma con decisione, fu certo del risultato. La carne di Kara era fragrante e profumata...
Ray tornò a Londra il giorno dopo, con l'espresso della Manica. Alla stazione di Victoria c'era ad attenderlo il suo cameriere, che ritirò il bagaglio.
"Porto tutto a casa, signore?" chiese il domestico.
Ray disse, con una specie di soddisfazione: "No, il baule va al club."
Le selezioni iniziarono quello stesso pomeriggio, alle cinque in punto, e proseguirono per un paio d'ore. Coloro che erano riusciti a catturare una preda non erano che una mezza dozzina. Per Ray non sarebbe stato difficile ottenere la vittoria. Finalmente, alle otto, il Lord segretario annunciò i risultati, e Ray si accorse di quanto fosse dolce sentirsi chiamare, con deferenza e orgoglio, "il vincitore". A questo punto, nelle cucine scoppiò la solita eccitazione del pranzo di gala. Tutto un viavai di inservienti e di garzoni. Si avventavano su un pezzo di carne che veniva preparato, lo facevano a pezzi, lo condivano, lo marinavano e, alla fine, lo buttavano al fuoco. Come ogni anno, tutto avrebbe dovuto essere pronto per mezzanotte. E, nonostante qualche inconveniente, a quell'ora si cominciò.
Non appena venne servito il consommé, mi accorsi che quella notte il pasto sarebbe stato veramente indimenticabile. Il giovane Ray sorbiva con orgoglio il potage e il Lord segretario appariva commosso da tanta bontà, al punto che mi fece chiamare per congratularsi. Guardava la foto di Kara stampata sul menù e si asciugava gli occhi.
Si continuò con un pasticcio di fegato in crosta, animelle, rognoncini e arrosti, per arrivare al cosciotto. Riconosco che non si trattava di un pasto leggero, ma la fragranza e la delicatezza della carne impiegata rendevano tutto lieve e saporito. I commensali erano felici, pieni di meraviglia a ogni nuova portata, e si rivolgevano a Ray per congratularsi. Quando fu il momento del dessert, fra un mormorio di eccitazione nella sala vennero spente le luci, e io potei entrare reggendo il grande vassoio. L'applauso fu scrosciante. Mi diressi verso Ray, che aveva l'onore del taglio. Sulla torta di crema si stagliavano un paio di labbra rosse, tumide, che avevo candito con un procedimento speciale: le labbra di Kara Kissen. Ray si piegò sul dolce e le baciò fra gli applausi. Come il resto del pranzo, avevano un ottimo sapore.
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