KorimbaDonate

Robots  ROMs  Stories  Books

AuthorsStories

pier vittorio tondelli

madrid, itinerario notturno (it)

Save as PDF
All'arrivo a Madrid, leggermente frastornati come succede anche dopo un viaggio di poche ore, ecco, improvvisamente, sale di sbarco, corridoi, gabinetti, saloni di attesa intasati di cartacce e spazzatura per lo sciopero dei dipendenti. Non dico semplicemente "pattume" o "sporcizia", ma tonnellate di carta bianca ammassata negli angoli, disposta come un tappeto soffice e crepitante, instabile e svolazzante. Tanta carta, appallottolata, ovunque. Da dove sarà uscita? Questo mi sono chiesto immediatamente. In un aeroporto, che se ne faranno di tutta questa carta, per altro non utilizzata: carta candida, fogli, foglietti, strisce, rotoli, biglietti... In questo sciopero c'era già una certa sinuosità madrilena, non disgiunta da una buona vena di stranezza o di follia, come avrei imparato nei giorni seguenti, frequentando i locali notturni della movida, i ristoranti tradizionali attorno a Plaza Mayor, come il Botin, dove fanno la festa più succulenta a cocillos ("porcellini di latte") e corderos ("agnelli"), o nei ristoranti postmoderni - alla Philip Stark - dei quartieri trend di Almirante e Recoletes, come il Teatriz di Calle Coello; e poi nei caffè storici della Gran Via, come il Chicote, con il suo pubblico molto soft, elegante e un po' assonnato fra grandissimi specchi e arredi anni trenta.
Cos'è dunque o, più precisamente, cos'è stata la movida spagnola? L'eccitazione della ritrovata libertà politica? Lo sviluppo economico? La fine della censura? L'apertura all'Europa? Tutto questo, e molto altro. Una nuova musica come la Nueva Ola, per esempio, iniziata da band come La Union e che prosegue ora con un filone revivalistico-demenziale (alla Los Marcellos Ferial) di gruppi che si chiamano Los Toreros Muertos o Gatos Locos, quattro ragazzini assai perbene che cantano: "No me gusta studiar, vamos a bailar", e non temono di proporre titoli come La ley del bar o Vamos a la bodega. (E, in effetti, la movida è il trionfo della fauna dei bar.) Nuovi stilisti come Montesinos, nuovi designer, nuovi artisti, nuovi fumettari, ma soprattutto una fauna colorata, chiassosa, estroversa, nottambula e, se mi è consentito, parecchio incline a ogni sorta di polveri, pasticche ricostituenti e ai più efferati miscugli alcolici. Senza questa gente, così incline a tirare mattina e a chiacchierare, poiché tutti gli spagnoli parlano, parlano, fino a stordirti, credo che la movida non sarebbe stata quel fenomeno che conosciamo. Forse solo una moda o un atteggiamento, ma non il volto più eccitante, divertente, ironico, anche coinvolgente degli anni ottanta madrileni.
Forse allora quel famigerato e genialoide gazpacho andaluso che trionfa in Donne sull'orlo di una crisi di nervi rappresenta senz'altro qualcosa. Stende come la sangria offertami in un videobaretto di Calle Santa Teresa... All'Archy di Calle Marqués del Riscal si raduna una fauna ottimamente vestita, educata, che qualche anno fa avremmo definito "fashion": modelle, indossatrici, fotografi, stilisti emergenti, commessi nei negozi più trend, architetti, designer... La porta del bagno si apre sulla stanza del bar per cui non è possibile non notare un andirivieni continuo, frenetico, insistente. Cosa faranno?
L'Archy è un locale frequentato solitamente da mezzanotte alle due, per attendere l'apertura delle altre discoteche, anche se al piano di sotto si balla scatenati con giovani artisti che tracciano sul pavimento dei graffiti con gessetti colorati, e ragazze che vi saltano dentro, ne seguono i contorni come su un filo da equilibrista, si sdraiano per farsi disegnare la silhouette: il tutto fra la calca sudata e frenetica dei discotecari e un tasso assordante di decibel... Un po' annoiati, si passa il tempo a bere delle "vodka bum-bum": nel bicchierino dal fondo piatto il barista aggiunge alla vodka dell'acqua tonica. Poi, velocemente, copre il bicchiere con il palmo della mano e lo sbatte con decisione su un supporto di sughero. Il cliente deve immediatamente bere d'un fiato. Effetti? Non miracolosi, ma dopo un po' si comincia a ricordare un verso di García Lorca e una ricetta di Manuel Vásquez Montalbán. Cos'era? Trippa catalana ai funghi?
Nonostante siano così stilisticamente diversi, nonostante la differenza generazionale e il fatto che uno racconti prevalentemente di Barcellona e l'altro invece di Madrid, fra Montalbán e Almodóvar ci sono almeno tre temi ricorrenti: la politica, che nei gialli di Montalbán assume gli aspetti vendicativi, le angosce, le disillusioni rivoluzionarie del dopo Franco, mentre in Almodóvar il terrorismo politico è ormai solo un pretesto per una sceneggiatura postmoderna; la cucina tradizionale: i romanzi di Montalbán sono ricchi di elenchi di ristoranti e di ricette, mentre del gazpacho almodovariano abbiamo già parlato; il folklore, cioè la persistenza o la cancellazione delle tradizioni della nuova società, vitale e disinibita, creatasi con la scomparsa di Franco: per Montalbán c'è tristezza, un certo sarcasmo per il fenomeno del consumismo, in Almodóvar è sempre un'occasione per una compiaciuta e divertita satira sociale che mescola pubblicità, giornalisti, snobismo editoriale, set cinematografici e segreterie telefoniche...
In Almodóvar, inoltre, anche il sesso è rappresentato nei suoi aspetti kitsch e nel suo côté porno, da giornalismo da caserma: feticci, maschere, cinghie, borchie, sottanone, guêpières, fruste... Nella Legge del desiderio, il film che lo ha fatto conoscere in Italia, sono presenti tutti gli stereotipi della commedia sentimentale, però in chiave gay. E in questo Almodóvar è sicuramente dotato: così come Montalbán è stato in grado di rifare, con effetti inediti, Raymond Chandler a Barcellona, allo stesso modo Almodóvar è riuscito a proporre il cinema hollywoodiano degli anni quaranta-cinquanta in versione movida, cioè ironica e postmoderna. Le sue vamp, le sue dive sembrano (o sono) dei travestiti: Carmen Maura è sempre cattivissima, Rossy De Palma sembra uscita da un disegno di Picasso, e poi tutte le altre donne, le mamme, le amanti, le fattucchiere, le mammane, i trans, i "femminielli" sempre alle prese con pannolini, assorbenti igienici, mutande, rosari alla vergine Macarena, una zarzuela e una sevillana... Eppure anche se il repertorio dei suoi personaggi femminili appare così bizzarro, passeggiando per Madrid, osservando la gente su Plaza del Sol e lungo le vie adiacenti, non puoi far altro che dire: "È un puro Almodóvar." Passano automobili a gran velocità, e ti accorgi che i rivestimenti interni sono di peluche, leopardati, giaguarati, zebrati o di chintz fiorito, damascato, a losanghe, a pois. Entri negli appartamenti della fauna trend e trovi candele sempre accese, iris e rose e garofani e calle, soprattutto sul viola o sul rosso intenso, fiori secchi o freschi ovunque, immagini sacre di sacratissimi cuori o sacratissime vergini, poster di Isabelle Pantoja (un Mario Merola con nacchere e mantiglia), ventagli ovunque, specchiere liberty o déco, curiosi oggetti di design, come fasci di tulipani in plastica nel cui calice è racchiusa una luce...
Come nei film di Almodóvar si vive in gruppo, e le compagnie si sfaldano, si associano, si ritrovano da un locale all'altro. Tutta la notte va avanti così, fino al mattino, quando, verso le sei, aprono altre discoteche come l'Alex oppure il Traffic, o videobar nei quali i più insonni tireranno mezzogiorno... Questo spirito di gruppo, Almodóvar lo ha ben interpretato, formandosi una rete di collaboratori-amici un po' simile alla factory warholiana, a cominciare da un nucleo di attori come Antonio Banderas e Carmen Maura, per proseguire con il disegnatore Javer Mariscal, di cui racconta abbondantemente Daniele Brolli nella prefazione al fulmineo romanzetto Fuoco nelle viscere, fino al raffinatissimo grafico Juan Gatti. D'altra parte, a Madrid ogni barista, ogni dee-jay, ogni commesso, ogni parrucchiere vi dirà di avere partecipato a "un film di Pedro", di aver fatto la comparsa o girato addirittura qualche posa. Il set del regista spagnolo si allarga così alla vita. La movida entra nel cinema, e la finzione si rispecchia nella realtà. Anche in questo è il fascino del cinema di Almodóvar: una specie di dolce vita in cui i confini fra sogno e realtà appaiono ormai labili e indefiniti...
Save as PDF