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pier vittorio tondelli

papergang (it)

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Il progetto Under 25 conta ormai cinque anni di attività, durante i quali si sono realizzate tre pubblicazioni e sono stati presentati ai lettori ventisei giovani autori italiani. Se vogliamo fare un primo bilancio dell'andamento del nostro progetto, dobbiamo necessariamente tornare all'estate del 1985, quando la proposta di raccogliere i racconti di autori al di sotto dei venticinque anni fu varata. Allora non esisteva nessun altro tipo di ricerca paragonabile alla nostra. Né in Italia né all'estero. Con buona pace dell'articolista Sergio Perosa che, in un citatissimo intervento sulla Book Review del 16 agosto 1987, ha parlato di Under 25 come dell'equivalente italiano dell'antologia 20 under 30 di Debra Spark, successivamente pubblicata anche in Italia sull'onda del successo dei minimalisti americani. Mentre la Spark antologizzava testi già pubblicati e di autori già conosciuti, Under 25 voleva invece indagare il sommerso e il nascosto, fornire uno strumento letterario a quanti, fra i giovani, leggono e scrivono. Non si tratta di differenze di poco conto. Credo che sia abbastanza scorretto far passare una iniziativa originale, qual è Under 25, come la copia di qualcos'altro. Alla cattiva informazione preferiamo il silenzio, anche se in questo caso parla, e con refusi, il New York Times.
Ma il problema delle iniziative analoghe a Under 25 rimane. Abbiamo già avuto modo di segnalarne alcune nell'intervento conclusivo di Belli & perversi. Oggi aggiungiamo l'esperienza del Concorso letterario per teen-ager svoltosi nel 1988 nelle scuole medie del distretto di Faenza e culminato nella pubblicazione di un volumetto dal titolo Penna su carta. Ventotto scrittori Under 15. Di questa e di altre iniziative siamo venuti a conoscenza semplicemente frequentando le librerie e acquistando volumi che ci hanno incuriosito. Per questa ragione è assai probabile che esperienze didattiche o concorsi del genere siano molti di più di quanto non sappiamo. Ma, anche se il proliferare di simili iniziative apparisse sporadico e casuale, gli interrogativi restano: è giusto che la scuola insegni non soltanto a scrivere e a leggere, ma anche a narrare? È importante che gli adolescenti apprendano le tecniche della narrazione?
La mia risposta è senza dubbio affermativa, se l'obiettivo che si pongono gli assessorati alla cultura, le direzioni didattiche, i circoli culturali è quello di creare dei buoni lettori; e non c'è lettore migliore di quello che sa come si costruisce un romanzo. È invece decisamente negativa nel caso in cui ci si prefigga di creare i nuovi scrittori del futuro. O, al peggio, di premiare i più bravi. Da nessuna edizione dello Zecchino d'oro, a quanto posso sapere, è mai uscito un cantautore o un interprete decente. Né l'attribuzione di un premio letterario, in Italia, ha mai sancito la qualità di un testo. Anzi.
Quello che Under 25 ha cercato di fare, in questi cinque anni, è stato semplicemente accostare alcuni giovani, lavorare con loro e pubblicare il risultato di questo lavoro. Fin dall'inizio, ho detto assai esplicitamente che non volevo diventare un talent-scout, né che Under 25 intendeva consacrare nuovi autori. Pur nella loro autonomia espressiva e tematica, i racconti si rafforzavano l'uno con l'altro. Si creavano corrispondenze interne fra una narrazione e l'altra. Non esistevano autori più forti e altri più deboli, ma i testi si succedevano in una scansione ritmica ordinata dal curatore. In questo senso era già implicita, nella sequenza dei testi, un'indicazione di lettura.
Che poi alcuni di questi ex under 25 siano stati "scoperti" dagli scout di altre case editrici e lanciati sul mercato letterario tacendo il lavoro fatto con noi, questo un poco ci ha rattristato. È il caso di Andrea Canobbio e del suo, per altro notevole, Vasi cinesi pubblicato dall'editore Einaudi. Ma anche altri under 25 hanno continuato a scrivere, ottenendo buoni risultati. Ricordo Sottoroma di Andrea Camarca, pubblicato nei Quaderni della Fondazione Pasolini (Garzanti), e Dire fare baciare di Alessandra Buschi (Il Lavoro editoriale). Altri ex under 25, dicono i bene informati, sono in procinto di pubblicare il loro primo testo autonomo. Per tutti, indistintamente, e con affetto sincero, incrocio le dita.
Ma torniamo nel piccolo del nostro laboratorio. Non sarà sfuggito il fatto che Papergang esca un po' in ritardo rispetto al volume precedente. Non si tratta di un problema insormontabile, se non - forse - per le scadenze del nostro editore. È invece sintomo di un'incrinatura insita nel nostro progetto e che, forse, la marea di manoscritti pervenutaci all'inizio ci ha portati un poco a sottovalutare. Il nostro lavoro si regge sulla casualità. L'abbiamo voluto così e ci sta bene. Non abbiamo ritenuto giusto programmarlo, istituzionalizzarlo, né tanto meno burocratizzarlo. Abbiamo evitato di consolidare una rete di raccolta dei testi nonostante alcuni amici continuino a segnalarci dattiloscritti. Abbiamo preferito lasciare la più completa libertà ai ragazzi. In questo modo, si pensava - e si pensa tuttora - che chi viene a conoscenza del nostro progetto è qualcuno che legge e che ha visto le precedenti pubblicazioni. Questa diffusione non direi "clandestina", ma senz'altro protetta, evita di essere sommersi dai grafomani e da quintali di stupidaggini. La fragilità del progetto è tutta qui: così come in una settimana possono arrivare decine di racconti, per alcuni mesi tutto può anche tacere.
Ma non è stata tanto la mancanza di buon materiale a ritardare l'uscita di questo terzo volume, quanto piuttosto l'emergere di un mio, personale, ripensamento di cui ho fatto partecipe, attraverso interminabili discussioni, anche l'editore, il quale alla fine si è dimostrato d'accordo con le mie obiezioni. Si tratta in sostanza di questo: ciò che era perfetto per il primo volume e andava ancora bene per il secondo, non può essere giusto per il terzo. Sto semplificando, ovviamente, ma la sostanza è questa. A un certo punto della ricerca, ho avuto il sospetto che corressimo il rischio della maniera. O meglio, avvertivo l'ombra della noia sul mio lavoro. Leggevo manoscritti anche ben formati, puliti, alle volte divertenti e piacevoli, ma non riuscivo a provare l'entusiasmo che mi aveva mosso nella compilazione e nell'elaborazione dei volumi precedenti. Come lettore - Under 25 è in ultima analisi un lavoro di lettura "applicata" - l'entusiasmo è fondamentale. Se leggete un racconto e non sentite che qualcosa cambia dentro di voi, che avete imparato nuove nozioni, che siete riusciti attraverso il testo a ricordare e rivivere e illuminare di nuove considerazioni un episodio del vostro passato, un frammento della vostra memoria, se un libro non vi mette addosso la voglia di viaggiare o di conoscere, credo sinceramente che la cosa più onesta che possiate fare è smettere, e divertirvi un po' con la vostra ragazza. L'entusiasmo mi stava abbandonando, e così è venuta la crisi. Mi dicevo: "Tutto l'Est europeo sta facendo la rivoluzione; ogni facoltà universitaria italiana è occupata dagli studenti della "Pantera"; possibile che in nessun testo si trovi traccia di questo?" Avevo intenzione di privilegiare questi argomenti, sentivo che Under 25 sarebbe cresciuto se avesse trovato dei racconti in grado di narrare queste situazioni. Nello stesso tempo, andavo a caccia di materiali in cui lo spessore letterario fosse predominante. Fra queste due opposte esigenze - vorrei dire "fra questi due desideri" - ho bloccato il progetto. Mi sono messo a lavorare con gli autori già selezionati e, per il resto, ho aspettato. Il risultato è un terzo volume: Papergang.
Come avrete visto, non si parla della situazione dei paesi dell'Est, né delle giornate di occupazione nelle università di Palermo o di Roma. I miei desideri sono rimasti tali. Eppure, come i lettori più sensibili avranno colto, la band che abbiamo messo insieme dà voce a un volume diverso dai precedenti. Senz'altro più riflessivo, e questo - senza far torto a nessuno - grazie soprattutto alla scrittura e al lavoro delle ragazze, i cui testi hanno dato uno spessore inedito, meditato, sofferto, talvolta ironico, spesso cinico, ma sempre estremamente vitale, all'intero progetto. Così, dopo i ripensamenti e le crisi, l'entusiasmo è ritornato. E, con l'entusiasmo, il desiderio di continuare. In altre parole, non aspettiamo altro che di partire per l'avventura del quarto volume.
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