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rainer maria rilke

domenica (it)

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Fu… fu… sul mar Baltico. Ero di ritorno da una passeggiata di primo mattino. Il bosco attorno a me era silenzioso, silenziosissimo. Anche il mio passo si spegneva sul morbido terreno bruno del bosco. Solo l’aria risuonava di canti d’uccelli. Felci alte fino alla spalla ostentavano la splendida rugiada perlata. I fusti diritti rilucevano e le alte chiome oscillavano quiete avanti e indietro, quasi volessero lustrare il cielo. E il cielo era così limpido!
Ecco ora apparire il villaggio. Le piccole case erano molto più bianche del solito, e le finestre, occhi dalle ciglia muscose, ammiccavano assai più lucenti. E il campanile della chiesa col rosso tetto a cipolla, curioso: pareva un sano, robusto ragazzino dalle guance paffute. In fondo il luccichio della ghiaia sulla strada, e ai bordi, nel verde, le pietre miliari come bambini in camiciola che preghino in ginocchio! No?
Sì, pregano! Una preghiera di ringraziamento!
Andai per le vie. Il mattino mi aveva preceduto con passo pesante. Vedevo le sue orme dorate. Ora a destra, ora a sinistra, dietro steccati verdechiaro fanciulle dai capelli di sole cantavano e coglievano rose di cui adornarsi. Ci scambiammo un sorriso e un cenno di saluto. E dalle finestre vecchiette antichissime alzavano benevole uno sguardo al cielo con occhi appannati ma ridenti. Bambini in camicia sulla soglia di casa. Battevano le mani con guance rosso pesca gonfie di torte domenicali…
Poi mi fermai sul mare. Il mare era come un drappo di pesante raso indaco. Una minuscola vela giallo ocra prendeva il sole al largo, e all’orizzonte, come un cigno bianco argento, passava il grande vapore per Rügen…
Contemplai ammirato quello splendore sfolgorante. Come un bambino che ha ricevuto in dono un bel giocattolo avrei voluto chiamare tutti coloro che mi sono cari per dire: «Venite a vedere, non è… magnifico?»
E il mio petto era gonfio di gioia e di risa.
Un vecchio pescatore bruno veniva proprio per la mia strada. Mi affrettai verso di lui e strinsi la sua mano callosa tanto da farmi male…
Sì, fu sul Baltico. Allora ero solito tenere diligentemente un diario. Quel giorno scrissi sul quaderno: «Una domenica… !» Non una parola di più.
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