vecchi (it)
Compiuto il settantacinquesimo anno, Herr Peter Nikolas aveva dimenticato una quantità di cose: i ricordi buoni e cattivi, le settimane, i mesi e gli anni. Solo dei giorni aveva ancora una vaga idea. E quando con i suoi occhi sempre più deboli riusciva a vedere brillare ogni tramonto come una macchia di porpora sbiadita e ogni mattino come un vieux rose, egli avvertiva, tuttavia, il cambiamento. Di solito questo lo turbava, e il vecchio guardava a tale sforzo come a cosa sciocca e inutile. Pure la primavera e l’estate non avevano per lui più nessun valore. Era sempre tremante per il freddo, eccetto qualche momento; e gli era completamente indifferente ringraziare il sole o il caminetto per il loro calore. Sapeva solo che quello era molto a buon mercato: perciò ogni giorno si dirigeva zoppicando dove era certo di trovare il sole, ai giardini pubblici, e sedeva sulla larga panchina sotto i tigli tra il vecchio Pepi e il vecchio Christoph dell’ospizio dei vecchi.
I suoi quotidiani vicini di panchina erano molto più vecchi di lui. Non appena Herr Peter Nikolas si era lasciato cadere sulla panchina, emetteva un gemito e scuoteva il capo. Alla sua destra e alla sua sinistra il movimento si ripeteva come per contagio. Quindi Herr Peter Nikolas puntava il bastone sulla sabbia e appoggiava le mani sul manico ricurvo.
A un certo punto vi posava sopra anche il mento tondo e glabro, e ammiccava a sinistra, verso Pepi. Egli osservava, per quel che poteva, il capo rotondo che, come appassito, pendeva dalla grassa nuca e sembrava scolorito, perché i bianchi mustacchi erano alla loro base di un giallo sporco. Pepi sedeva piegato in avanti, teneva i gomiti appoggiati sulle ginocchia e di tanto in tanto, attraverso le mani giunte, sputava sulla sabbia, dove si era già formata una piccola pozza. Durante la sua vita egli aveva bevuto molto, e ora sembrava condannato a pagare ratealmente alla terra almeno gli interessi del liquido consumato.
Come Herr Peter non trovava in Pepi nulla di nuovo, faceva descrivere al mento appoggiato sulle mani strette a pugno un mezzo giro verso destra. Christoph aveva appena finito di fiutare tabacco, e con le sue accurate dita gotiche toglieva via dalla logora giacca le ultime tracce di cotesta operazione. Aveva un aspetto incredibilmente fragile; e nel tempo in cui era ancora abituato a meravigliarsi ogni tanto, Herr Peter aveva spesso pensato a come il vecchio Christoph fosse riuscito a mantenersi così, per tutta la vita, senza spezzarsi qualche cosa. Più di tutto gli piaceva immaginare Christoph come un esile arboscello, legato per il collo e le caviglie a una pertica sana e vigorosa. Quando Christoph riteneva di essersi a sufficienza pulito, ruttava un poco, indice, questo, di benessere o di cattiva digestione.
Prendeva quindi a biascicare senza tregua tra le sue mascelle sdentate, e sembrava che le sue labbra sottili si fossero affilate una con l’altra. Era come se il suo stomaco non potesse digerire più neppure i minuti, e Christoph dovesse masticarli uno per uno, per bene che andasse.
Herr Peter Nikolas riportava in avanti il suo mento e guardava con gli occhi cisposi nel verde. Ma lo disturbavano i bambini con gli abiti estivi, che come chiari riflessi saltellavano dinanzi ai verdi cespugli.
Abbassava un poco le palpebre. Non dormiva. Udiva il leggero ruminare del magro Christoph, al quale crepitava la barba di due giorni, e il fragoroso sputacchiare di Pepi, che bestemmiava di tanto in tanto nel suo linguaggio catarroso, quando un cane o un bambino si avvicinavano. Percepiva un rastrellare di ghiaia in viali lontani e i passi di gente a passeggio e i dodici pieni colpi del vicino orologio. Non li contava più, ma sapeva che era mezzogiorno, quando suonava tanto rapido che non era più possibile contare. Insieme all’ultimo colpo, una vocina sussurrava al suo orecchio: «Nonno, è mezzogiorno».
Herr Peter Nikolas si alzava appoggiandosi sul suo bastone a gruccia, quindi posava lievemente una mano sul biondo capo della bambina di dieci anni. La piccina si toglieva ogni volta la mano dai capelli come una foglia appassita, e la baciava; e il nonno allora accennava con il capo una volta verso sinistra e una volta verso destra. E a destra e a sinistra di lui si annuiva meccanicamente. Pepi e Christoph dell’ospizio dei poveri guardavano ogni volta come Herr Peter Nikolas con la sua fanciullina bionda spariva dietro il prossimo cespuglio.
Accadeva talvolta che sul posto di Herr Peter Nikolas fossero rimasti alcuni poveri fiori abbandonati, che la piccina aveva dimenticato. Allora il magro Christoph allungava timidamente le sue dita gotiche verso di loro, e più tardi, sulla via del ritorno, li stringeva in mano come qualche cosa di raro e prezioso. Il rosso Pepi sputava sprezzante, e l’altro si vergognava davanti a lui. Ma giunti all’ospizio, Pepi lo precedeva e come per caso posava un bicchiere d’acqua sulla finestra della loro stanza. Quindi sedeva silenzioso nell’angolo più buio, attendendo che Christoph immergesse quei poveri fiori nel bicchiere sulla finestra.