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rainer maria rilke

vitali si destò (it)

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Vitali si destò. Non riusciva a ricordare se aveva sognato. Ma sapeva che a svegliarlo era stato un sussurro.
Istintivamente guardò l’orologio. Erano da poco passate le quattro. Nella penombra della stanza si stava diffondendo pian piano un chiarore uniforme. Alzatosi, si avvicinò alla finestra nella camicia da notte di lana che gli conferiva l’aspetto di un monaco. Davanti a lui si stendeva il giardino… quieto e vuoto. Doveva essere piovuto la notte. Attraverso neri rami spogli si vedeva il suolo scuro che pareva pesante e saturo, come se la notte, in cerca di rifugio, invece di levarsi verso il cielo vi si fosse lasciata cadere. Le cime erano brulle, avvolte da nubi e scosse in alto dai venti. Ma quando Vitali lasciò vagare senza meta lo sguardo sulle nubi, udì di nuovo il sussurro e solo allora seppe che erano le prime lontane allodole che festeggiavano il mattino. I loro canti echeggiavano dovunque, lontano e vicino, come disciolti nella mite aria gocciolante, e si avvertivano più col cuore che con l’orecchio. E a un tratto egli comprese che a quest’ora così satura di voci non è possibile dare un nome, e che non si può leggerla su nessun orologio. Che non è ancora mattino e non è più notte. Con l’animo si sentì più vicino al giardino sotto le finestre, come se ora ne comprendesse meglio il carattere; e riconobbe ciò che prima non aveva notato, il vigoroso arbusto sui cui rami, grosse come uccellini, stavano le gemme, in attesa. E tutto, lì sotto, era attesa e pazienza. Gli alberi e le piccole aiuole rotonde, che erano state già preparate per qualcosa di nuovo, attendevano dai cieli quel giorno: e non un giorno assolato, radioso, ma un giorno da cui cadesse la pioggia, senza far loro del male, perché ogni cosa in natura era diventata mano pronta ad accoglierlo. Il piccolo giardino pazientava in modo commovente. E Vitali esclamò a voce alta, oltre il giardino: Io guardo come attraverso una finestra gotica. Poi indietreggiò e con passo tranquillo tornò al suo giaciglio. Con docilità accolse il sonno. Ma riuscì ancora a sentire che fuori, scrosciando, cadeva una grande pioggia.
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