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Stories / Poems

Stories by agatha christie

la cintura di ippolita

italian

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I
Da cosa nasce cosa, – come ripete volentieri Hercule Poirot anche se la frase non è molto originale. E aggiunse – che non è mai stato tanto chiaro come nel caso del Rubens rubato.
Non che avesse mai provato molto interesse per il Rubens. Tanto per cominciare, Rubens non è un pittore che ammira e, secondariamente, le circostanze in cui era avvenuto il furto si erano rivelate del tutto ordinarie.
Decise di occuparsene per fare un favore a Alexander Simpson il quale aveva la fama di essere un suo amico e, per determinati motivi personali, non era del tutto incompetente in fatto di classici!
Dopo il furto, Alexander Simpson mandò a chiamare Poirot e gli confidò tutti i suoi guai. Il Rubens era una scoperta recente, un capolavoro rimasto sconosciuto fino a quel giorno, ma non c’erano dubbi sulla sua autenticità. Era stato messo in esposizione alla Galleria Simpson e trafugato alla piena luce del giorno. Il furto era avvenuto in un momento in cui i disoccupati si erano messi a seguire la tattica di sdraiarsi in mezzo alla strada e di infilarsi anche nel Ritz. Un gruppetto era entrato nelle Gallerie Simpson e ci si era sdraiato, esponendo in bella vista cartelli con lo slogan: "L’Arte è un Lusso". "Date da mangiare agli Affamati".
Avevano chiamato la polizia, era accorsa una discreta folla incuriosita e soltanto quando i dimostranti erano stati portati fuori, a forza, dal braccio della legge, ci si era accorti che il nuovo Rubens era stato tagliato tutt’intorno alla cornice e fatto sparire!
Si tratta di un quadro di piccole dimensioni, capite – spiegò il signor Simpson. – Un uomo poteva metterlo sotto il braccio e andarsene mentre tutti stavano lì a guardare quei miserabili idioti dei disoccupati.
Gli uomini in questione, lo si scoprì dopo, erano stati pagati per la parte innocente che avrebbero avuto nella rapina. Dovevano andare a fare una manifestazione davanti alle Gallerie Simpson. Ma soltanto in seguito ne avevano saputo il motivo.
Hercule Poirot fu dell’opinione che il trucco era stato divertente, però non vedeva cosa potesse farci lui! Fece notare che ci si poteva fidare della Polizia per risolvere una questione semplice come quella di un furto del genere.
Alexander Simpson disse: – Ascoltate, Poirot. Io so chi ha rubato il quadro e dove andrà. Secondo il proprietario della Galleria Simpson, era stato rubato da una banda di ladri internazionali su commissione di un certo milionario il quale non disdegnava di comperare opere d’arte a un prezzo incredibilmente basso... e senza far domande!
– Il Rubens, – disse Simpson, – sarebbe stato portato in Francia di contrabbando e qui sarebbe entrato in possesso del milionario. La polizia inglese e francese erano state avvertite ma, nonostante questo, Simpson era convinto che non sarebbero riuscite a niente. E una volta che sarà entrata in possesso di questo brutto tipo, le cose si faranno complicate. I ricchi vanno trattati con rispetto. È a questo punto che venite chiamato VOI in causa. La situazione si farà delicata. E voi siete l’uomo che ci vuole.
Alla fine, senza entusiasmo, Hercule Poirot venne indotto a occuparsi della cosa.
Acconsentì a partire immediatamente per la Francia. Non provava un particolare interesse per quello che doveva ritrovare eppure fu proprio a motivo del furto che venne a conoscenza del caso della Collegiale Scomparsa che, invece, lo interessò moltissimo. Ne sentì parlare per la prima volta dall’ispettore capo Japp il quale passò a salutare Poirot proprio mentre questo stava manifestando la piena approvazione per il modo in cui il cameriere gli aveva preparato i bagagli.
– Ah! – disse Japp. – Andate in Francia, vero?
Poirot disse: – "Mon cher", siete incredibilmente bene informati a Scotland Yard.
Japp fece una risatina chioccia e disse: – Abbiamo anche noi le nostre spie! Simpson vi ha convinto a occuparvi della faccenda del Rubens. Pare che non abbia fiducia in noi! Lasciamo perdere; piuttosto io volevo chiedervi una cosa del tutto differente. Visto che andate comunque a Parigi, ho pensato che si potevano prendere due piccioni con una fava. C’è in Francia l’ispettore Hearn a lavorare in collaborazione con i francesi... conoscete Hearn? Brav’uomo, ma forse manca un po’ di fantasia. Mi piacerebbe la vostra opinione su questa storia.
– Di che cosa state parlando, si può sapere?
– È scomparsa una ragazza. Ci sarà sui giornali della sera. Sembra che sia stata rapita. Figlia di un canonico, giù a Cranchester. King, si chiama, Winnie King.
E procedette con il resto della storia.
– Winnie era partita per Parigi, per entrare nel convitto della signorina Pope, una scuola eccellente per ragazze inglesi e americane della miglior società. Winnie era venuta su da Cranchester con il primo treno del mattino, era stata accolta da una delle Elder Sisters Ltd. che si assumevano l’incarico di accompagnare le ragazze da una stazione all’altra, aveva attraversato Londra con lei, era stata affidata, alla Victoria Station, alla signorina Burshaw, la vice della signorina Pope. Successivamente, in compagnia di altre diciotto ragazze, era partita da Victoria Station, con il treno che doveva condurle alla nave.
– Diciannove ragazze avevano attraversato la Manica, passato la dogana a Calais, erano salite sul treno per Parigi e avevano cenato nel vagone-ristorante. Ma quando, alla periferia di Parigi, la signorina Burshaw aveva contato le loro teste, si era scoperto che ce n’erano soltanto DICIOTTO!
– Aha! – esclamò Poirot. – Il treno, per caso, si è fermato in qualche posto?
– Ad Amiens, ma in quel momento le ragazze erano nel vagone-ristorante e ci hanno confermato tutte indistintamente che, allora, Winnie si trovava con loro. L’hanno perduta, per così dire, durante il ritorno negli scompartimenti. Cioè, non è entrata in quello dove aveva il suo posto insieme a altre cinque ragazze. Queste non hanno sospettato niente di strano, hanno semplicemente pensato che si trovasse in un altro dei due scompartimenti riservati per il loro gruppo.
Poirot fece segno che aveva capito. – Quindi, l’ultima volta che l’hanno vista... dove è stato esattamente?
– Una decina di minuti dopo che il treno era partito da Amiens. – Japp tossicchiò imbarazzato. – E stata vista per l’ultima volta... ehm... mentre entrava nella toilette.
Poirot mormorò: – Molto naturale. – Poi proseguì: – Non c’è nient’altro?
– Sì, un indizio. – La faccia di Japp si era fatta scura. – Hanno trovato il suo cappello lungo la linea ferroviaria... in un punto approssimativamente a una ventina di chilometri da Amiens.
– Ma il corpo, no?
– Il corpo, no.
Poirot chiese: – Voi personalmente, cosa ne pensate?
– Un po’ difficile dirlo! Dal momento che non si è trovata traccia del suo corpo... non può essere caduta dal treno.
– Si è fermato dopo aver lasciato Amiens, il treno?
– No. Ha rallentato una volta... per un segnale, ma non si è fermato e ho i miei dubbi che abbia rallentato talmente da consentire a una persona di saltar fuori senza farsi male. State pensando che la ragazzina si sia lasciata prendere dal panico e abbia cercato di scappare? Era il primo trimestre di scuola e può darsi che sentisse un po’ la nostalgia di casa, è abbastanza logico, d’altra parte era una ragazzina di quindici anni e mezzo... un’età in cui devono avere un po’ di buon senso, e dicono che è stata allegrissima per tutto il viaggio, non ha fatto che chiacchierare.
Poirot chiese: – Hanno frugato nel treno?
– Oh, sì, l’hanno passato da cima a fondo prima che arrivasse alla Gare du Nord. La ragazza non era sul treno, di questo non c’è dubbio. – Japp aggiunse in tono esasperato: – E scomparsa... semplicemente... svanita! Non ha senso, signor Poirot. È assurdo!
– Che tipo di ragazza era?
– Un tipo normale, una ragazza delle solite, da quello che sono riuscito a capire.
– Voglio dire... che aspetto aveva?
– Ho qui la sua fotografia. Un’istantanea. Non è esattamente quel che si dice una bellezza in fiore.
Tese l’istantanea a Poirot il quale la esaminò in silenzio.
Rappresentava una ragazza scarna e sparuta, con due treccine flosce. Non si era messa in posa. Evidentemente le avevano scattato la foto di sorpresa, nell’atto di mangiare un mela: aveva le labbra socchiuse che mettevano in mostra una fila di denti un po’ sporgenti stretti in un apparecchio odontoiatrico. Portava gli occhiali.
Japp disse: – Una bambina scialba, quasi brutta... d’altra parte, è anche vero che sono ben bruttine a quell’età! Ieri ero dal dentista e ho visto su un rotocalco la fotografia di Marcia Gaunt, la bellezza di questa "season" londinese. Me la ricordo bene a quindici anni quando sono andato giù al loro castello per quel furto che avevano avuto! Piena di foruncoli, goffa, con i denti in fuori, i capelli lisci e radi, spettinati. Diventano bellezze dalla sera alla mattina... non so proprio come fanno! È un miracolo.
Poirot sorrise. – Le donne – sentenziò – sono un sesso miracoloso! E cosa mi dite della famiglia della ragazzina? Hanno detto qualche cosa che potesse aiutare le indagini?
Japp scosse la testa. – Niente di veramente utile. La mamma è inferma. Il povero vecchio canonico King è assolutamente stravolto, fuori di sé. Giura e spergiura che la ragazza aveva una voglia matta di andare a Parigi... non sospirava che quel momento. Voleva studiare pittura e musica... roba del genere, insomma. Le ragazze della signorina Pope imparano l’Arte con l’A maiuscola. Come saprete probabilmente, la scuola della signorina Pope è molto nota. Ci vanno molte ragazze della buona società. È severa lei... una vera strega, e molto costosa... non solo ma anche estremamente schizzinosa nella scelta delle alunne da accettare.
Poirot sospirò. – Conosco il tipo. E la signorina Burshaw che ha accompagnato le ragazze durante il viaggio dall’Inghilterra?
– Non si può dire che brilli per eccessiva intelligenza. Era terrorizzata all’idea che la signorina Pope dicesse che era colpa sua.
Poirot disse, pensieroso: – Nessun giovanotto, in questa storia?
Japp gesticolò in direzione dell’istantanea. – Vi sembra il tipo?
– No, affatto. Ma può avere un cuoricino romantico malgrado le apparenze esteriori. A quindici anni non sono poi così bambine.
– Be’ – brontolò Japp, – se è stato il suo cuoricino romantico a farla scomparire senza lasciar tracce da quel treno, vi giuro che mi metto a leggere i romanzi per signorina. – Guardò speranzoso Poirot. – Non vi viene in mente niente di strano... eh?
Poirot fece segno di no, lentamente. Disse: – Non hanno trovato anche le sue scarpe, per caso, lungo i binari? Scarpe?
– No. Perché proprio le scarpe?
Poirot mormorò: – Così, solo un’idea...
II
Hercule Poirot stava scendendo perché c’era il tassì che lo aspettava quando suonò il telefono. Alzò il microfono.
– Sì?
Era la voce di Japp.
– Sono contento di essere riuscito a trovarvi ancora. La faccenda si è risolta. Ho trovato un messaggio a Scotland Yard quando sono rientrato. La ragazza è ricomparsa. Sul ciglio della strada maestra a venticinque chilometri circa da Amiens. È intontita e non riescono a cavarle di bocca una storia coerente, il dottore dice che è stata narcotizzata... Comunque, sta bene. Non è ferita o altro.
Poirot disse lentamente: – Così non avete più bisogno dei miei servizi?
– Temo di no! Anzi... addoloratissimo di avervi disturbato. – Japp rise della propria spiritosaggine – quelle r mosce alla francese – e riattaccò.
Hercule Poirot non rise. Riabbassò il microfono lentamente. La sua faccia era preoccupata.
III
L’ispettore detective Hearn guardò Poirot con curiosità.
Disse: – Non avevo idea che vi interessasse a questo modo, signore.
Poirot disse: – Avete saputo dall’ispettore capo Japp che, forse, vi avrei consultato a proposito di questa faccenda?
Hearn fece segno di sì. – Ha detto che venivate qui per tutt’altra cosa e che ci avreste dato una mano per questo enigma. Ma non vi aspettavo adesso che tutto si è chiarito. Pensavo che foste impegnato con il vostro lavoro.
Hercule Poirot disse: – I miei affari possono aspettare. È questa storia che mi interessa. L’avete definita un enigma e dite che adesso si è risolto. Ma il problema resta, a quel che sembra.
– Signore, abbiamo ritrovato la ragazza. Non è ferita. Questa è la cosa principale.
– Ma non offre la soluzione al problema DEL MODO IN CUI l’avete avuta indietro, vi pare? Cosa dice lei? Un dottore l’ha visitata, o no? E qual’è stata la sua opinione?
– Ha detto che l’avevano narcotizzata. Era ancora intontita. A quanto sembra, non riesce a ricordare molto dopo la partenza da Cranchester. Sembra che tutti gli avvenimenti successivi siano stati cancellati dal suo cervello. Il dottore pensa che possa aver avuto anche una leggera commozione cerebrale. Ha una contusione alla nuca. Dice che spiegherebbe un vuoto di memoria così completo.
Poirot disse: – Il che potrebbe essere molto conveniente per... qualcuno!
L’ispettore Hearn disse in tono dubbioso: – Non penserete che sia tutta una finta, vero?
– E voi?
– No, sono sicuro che non finge. È una ragazzina simpatica... un po’ giovane per la sua età.
– No, non finge. – Poirot scosse la testa. – Però vorrei sapere COME È SCESA DA QUEL TRENO. Mi piacerebbe sapere chi ne è responsabile... e PERCHÈ?
– Quanto al perché, direi che è stato un tentativo di rapimento, signore. Volevano tenerla prigioniera per far pagare un riscatto.
– Ma se non c’è stato niente di simile!
– Hanno perduto la testa con i suoi pianti, gli urli... e l’hanno abbandonata subito lì, sulla strada.
Poirot domandò con aria scettica: – Ma quale riscatto credevano di poter ottenere da un canonico della cattedrale di Cranchester? I sacerdoti della chiesa anglicana non sono milionari.
L’ispettore Hearn disse in tono giulivo: – La mia opinione è che l’intera faccenda sia stata un grosso pasticcio, signore.
– Ah, questa è la vostra opinione.
Hearn disse, arrossendo leggermente: – E quale sarebbe la vostra, signore?
– Voglio sapere come è stata portata giù dal treno.
La faccia del poliziotto si rabbuiò. – Effettivamente il vero mistero è questo. Un minuto prima era lì, seduta nel vagone ristorante a chiacchierare con le altre ragazze. Cinque minuti dopo era sparita... così, in un batter d’occhio, come in uno di quei giochi di prestigio.
– Precisamente, come in un gioco di prestigio! Chi c’era d’altro nella carrozza del treno in cui la signorina Pope aveva fatto prenotare gli scompartimenti?
L’ispettore Hearn fece segno che aveva capito. – Questo è un punto importante, signore. Particolarmente importante, perché si trattava dell’ultima carrozza del treno e, non appena la gente è tornata ai propri posti dal vagone ristorante, le porte fra le singole carrozze sono state chiuse a chiave; il reale motivo era quello di impedire ai viaggiatori di affollare il vagone ristorante e di pretendere che fosse servito il tè prima che avessero avuto tempo di sparecchiare le tavole dopo il pranzo e di preparare tutto. Winnie King è tornata nella sua carrozza con le altre, la scuola aveva prenotato tre scompartimenti.
– E negli altri, chi c’era?
Hearn tirò fuori il taccuino. – La signorina Jordan e la signorina Butters – due zitelle di mezza età che andavano in Svizzera. Niente di losco qui, sono rispettabilissime e ben conosciute nell’Hampshire da cui provengono. Due viaggiatori di commercio francesi, uno di Lione, uno di Parigi. Persone rispettabili, di mezza età. Un giovanotto, James Elliott con la moglie, un tipino vistoso, LEI. Elliott non ha una buona reputazione, è sospettato dalla polizia di essersi immischiato in certi affarucci poco puliti... però non è mai stato coinvolto in un rapimento. Ad ogni modo hanno frugato anche nel suo scompartimento e non si è trovato niente nel bagaglio a mano che potesse lasciar supporre che c’entrava in questa storia. Non vedo come avrebbe potuto esserci in mezzo anche lui. L’unica altra viaggiatrice era una americana, la signora Van Suyder, diretta a Parigi. Non sappiamo niente di lei. All’apparenza si direbbe okay. Tutti qui.
Hercule Poirot disse: – Possiamo essere sicuri al cento per cento che il treno non si è fermato dopo la partenza da Amiens?
– Sicurissimi. Ha rallentato una volta, ma non tanto da permettere a una persona di buttarsi giù... perlomeno senza farsi molto male e rischiando addirittura di restar uccisa.
Hercule Poirot mormorò: – Ecco ciò che rende particolarmente interessante il problema. La collegiale sparisce, scompare "appena fuori Amiens". E ricompare, come se piovesse dal cielo, "appena fuori Amiens". Dov’è stata nel frattempo?
L’ispettore Hearn scosse la testa. – Sembra pazzesco, messo in questa forma. Oh, a proposito, mi hanno detto che avevate chiesto qualcosa a proposito delle scarpe, le scarpe della ragazza. Aveva le scarpe ai piedi quando l’hanno trovata, però C’ERA ANCHE un paio di scarpe lungo i binari, li ha trovati un segnalatore. Le ha portate a casa perché sembravano in buone condizioni. Scarpe nere, robuste, da passeggio.
– Ah! – esclamò Poirot. Sembrò soddisfatto.
L’ispettore Hearn disse, incuriosito: – Non riesco ad afferrare il significato delle scarpe, sapete? Vogliono dire qualche cosa?
– Confermano una teoria – disse Hercule Poirot. – Una teoria sul modo in cui è stato realizzato il gioco di prestigio.
IV
Il convitto della signorina Pope, come molte altre scuole dello stesso genere, si trovava a Neuilly.
Hercule Poirot, fermo a osservarne la facciata rispettabile, venne improvvisamente travolto da una fiumana di ragazze che uscivano dal suo portone.
Ne contò venticinque, tutte vestite allo stesso modo con gonna e cappotto blu scuro, uno scomodo cappellino all’inglese di velluto blu scuro anche quello, intorno al quale era legato il nastro rosso e oro scelto dalla signorina Pope come distintivo della scuola. La loro età variava dai quattordici ai diciotto anni, erano grasse e magre, bionde e brune, goffe e aggraziate. Per ultima uscì, in compagnia di una delle ragazzine più piccole, una donna dai capelli grigi, dall’aria meticolosa che, secondo Poirot, non poteva che essere la signorina Burshaw.
Poirot rimase a osservarle un momento, poi suono il campanello e domandò di parlare con la signorina Pope.
La signorina Lavinia Pope era ben diversa dalla sua vice e assistente, signorina Burshaw. La signorina Pope aveva personalità. La signorina Pope incuteva soggezione. Per quanto costretta a mostrarsi affabile e garbata con i parenti, conservava ugualmente quella evidente superiorità sul resto del mondo che è una qualità positiva tanto formidabile nella direttrice di una scuola.
I suoi capelli grigi erano pettinati in modo distinto, il suo tailleur severo ma "chic". Era competente e onnisciente. Il locale in cui ricevette Poirot era il salotto di una donna colta. Aveva mobili eleganti, fiori, qualche fotografia in cornice, firmata, di quelle allieve della signorina Pope che si erano affermate nel mondo, molte, indossavano il vestito con il quale erano state presentate a Corte in pompa magna.
Alle pareti erano appese le riproduzioni di celebri capolavori artistici e qualche buon acquarello. Tutto era lindo, pulito e lucido al massimo. Non un briciolo di polvere, lo si sentiva, avrebbe avuto la temerarietà di depositarsi in un simile sacrario.
La signorina Pope ricevette Poirot con la competenza di chi raramente sbaglia nei suoi giudizi. – Il signor Hercule Poirot? Vi conosco di fama, naturalmente. Suppongo che siate venuto per la disgraziata faccenda di Winnie King. Un incidente estremamente penoso.
Però la signorina Pope non ne sembrava penosamente colpita. Prendeva le disgrazie come si dovevano prendere, occupandosene con competenza e quindi riducendole a proporzioni quasi insignificanti.
– Una cosa del genere disse la signorina Pope, non era mai successa!
"E non succederà mai più!" pareva dicesse il suo modo di fare.
Hercule Poirot disse: – Era il primo trimestre dell’anno scolastico che la ragazza avrebbe dovuto frequentare qui, vero?
– Precisamente.
– Avevate avuto un colloquio preliminare con Winnie... e con i suoi genitori?
– Non ultimamente. Due anni fa mi trovavo nelle vicinanze di Cranchester... in casa del vescovo, a dire la verità...
I modi della signorina Pope lasciavano intendere: (Badate bene, per piacere. Io sono una di quelle persone che vengono ospitate in casa dei vescovi!)
– Mentre mi trovavo là, ho fatto la conoscenza del canonico e della signora King. Disgraziatamente la signora King è inferma. È stato in quell’occasione che ho incontrato Winnie. Una ragazza molto ben educata, con un talento spiccatamente artistico. Ho detto alla signora King che sarei stata felice di accoglierla qui un paio di anni dopo, quando avesse terminato il corso di studi inferiori. Noi, signor Poirot, ci specializziamo in Arte e Musica. Le ragazze vengono accompagnate all’Opera, alla Comedie Française, e assistono alle conferenze del Louvre. I migliori insegnanti vengono qui a istruirle nella musica, nel canto e nella pittura. Una cultura più vasta, ecco il nostro scopo.
La signorina Pope si ricordò improvvisamente che Poirot non era un genitore e aggiunse brusca: – Cosa posso fare per voi, signor Poirot?
– Sarei lieto di sapere qual è la situazione attuale per quel che riguarda Winnie?
– Il canonico King è venuto ad Amiens e tornerà a casa con Winnie. È la cosa più saggia da fare dopo lo shock subito dalla piccina.
Poi continuò: – Non accettiamo ragazze di salute delicata. Non abbiamo quelle comodità particolari che occorrono alle persone inferme. Ho detto al canonico che, secondo me, avrebbe fatto bene a ricondurre sua figlia a casa.
Hercule Poirot domandò senza perifrasi: – Secondo la vostra opinione, che cosa è successo realmente, signorina Pope?
– Non ne ho la minima idea, signor Poirot. L’intera storia, da quel che mi è stato riferito, mi sembra incredibile. Non riesco a vedere in quale modo si possa rimproverare la mia incaricata che doveva occuparsi delle ragazze... se non, forse, per il fatto che avrebbe potuto accorgersi un po’ prima della sparizione della ragazza.
Poirot disse: – Avete ricevuto una visita della polizia, per caso?
Un leggero brivido attraversò la figura aristocratica della signorina Pope, la quale disse in tono glaciale: – Un certo monsieur Lefarge della "Préfecture" è venuto a trovarmi per vedere se potevo gettare un po’ di luce sulla situazione. Naturalmente non sono stata in grado di farlo. Dopodiché, ha domandato di esaminare il baule di Winnie che, naturalmente, era arrivato qui con quelli di tutte le altre ragazze. Gli ho detto che era già venuto a occuparsene un altro suo collega della polizia. Evidentemente mi è parso di capire che, qualche volta, il lavoro dei singoli reparti finisce per coincidere. Poco dopo ho avuto una telefonata con la quale insistevano dichiarando che non avevo consegnato tutto ciò che Winnie possedeva. In questa occasione, sono stata molto asciutta. Non ci si deve mai adattare a subire le prepotenze delle autorità.
Poirot respirò a fondo e disse: – Avete un carattere battagliero e vi ammiro per questo, mademoiselle. Devo presumere che il baule di Winnie fosse stato aperto e vuotato al suo arrivo?
La signorina Pope sembrò che avesse perduto un po’ del suo contegno impassibile.
– Routine – disse. – Viviamo seguendo una routine rigidissima. I bauli delle ragazze sono stati aperti e vuotati all’arrivo e la loro roba è stata messa via, a posto, nel modo in cui esigo che la tengano. La roba di Winnie era stata tolta dal baule e messa a posto con quella delle altre. Naturalmente, dopo, il baule è stato riempito di nuovo di tutto ed è stato restituito esattamente com’era arrivato.
Poirot disse: – ESATTAMENTE?
E si spostò, senza fretta, di qualche passo in direzione di una parete.
– Questa è, senza dubbio, una tela che rappresenta il famoso Ponte di Cranchester con la cattedrale che si intravvede in lontananza.
– Avete perfettamente ragione, signor Poirot. Evidentemente Winnie l’ha dipinta per portarmela come sorpresa. Era nel baule, incartata, con queste parole scritte sopra: "Per la signorina Pope da Winnie". Un pensiero molto gentile da parte della piccina.
– Ah! – disse Poirot. – E qual è il vostro giudizio... come quadro?
Personalmente, Poirot aveva visto molti dipinti che riproducevano il ponte di Cranchester. Era un soggetto che si trovava sempre rappresentato all’Accademia ogni anno, qualche volta si trattava di una pittura a olio... qualche altra era esposto nel salone degli acquarelli. Lo aveva visto dipinto bene, dipinto in modo mediocre, dipinto in modo piatto e scialbo. Però non lo aveva mai visto dipinto tanto rozzamente e in modo tanto grossolano come nell’esemplare che aveva sotto gli occhi.
La signorina Pope stava sorridendo con indulgenza. Disse: – Non bisogna scoraggiare le ragazze, signor Poirot. Winnie, naturalmente, verrà stimolata a fare qualcosa di meglio.
Poirot disse pensieroso: – Non pensate che sarebbe stato più naturale, per lei, dipingerlo ad acquarello?
– Sì. Non capisco perché abbia voluto tentare con i colori a olio.
– Ah! – disse Poirot – mi permettete, mademoiselle?
Staccò il quadro dal muro, lo portò alla finestra lo esaminò attentamente e poi, alzando gli occhi, disse: – Adesso, mademoiselle, vi chiederò di consegnarmi questa tela.
– Davvero, signor Poirot...
– Non potete pretendere di esserle molto affezionata. È abominevole.
– Non ha alcun merito "artistico", sono d’accordo. Ma è il lavoro di un’allieva e...
– Vi assicuro, mademoiselle, che è il quadro meno adatto da avere appeso a una parete del vostro salotto.
– Non capisco perché dobbiate dire una cosa del genere, signor Poirot.
– Ve lo proverò fra un minuto. – Tirò fuori di tasca una bottiglietta, una spugna e qualche straccetto e disse: – Prima, però, vi devo raccontare una piccola storia, mademoiselle. Assomiglia a quella del Brutto Anatroccolo che si è trasformato in Cigno. – Intanto, mentre parlava, si dava un gran daffare. L’odore della trementina riempì presto la stanza. – Non andate molto a vedere la rivista, vero?
– No davvero, mi sembrano così triviali...
– Triviali, certo, ma qualche volta anche istruttive. Ho visto un’attrice di rivista brava e intelligente la quale ha saputo trasformare la sua personalità in un modo quasi miracoloso. In una scenetta fa la diva da "cabaret", affascinante e piena di "glamour". Dieci minuti dopo, eccola diventare una bambina macilenta, anemica, con le adenoidi, vestita in tuta da ginnastica... passano altri dieci minuti, ed eccola nelle sembianze di una zingara stracciata che predice il futuro vicino a un carrozzone.
– Possibilissimo, senza dubbio, ma non vedo...
– Eppure vi sto mostrando il trucco da illusionista che è stato eseguito, e ha funzionato, sul treno. Winnie, la scolara, con le sue treccine bionde, gli occhiali, quell’apparecchio sui denti che la sfigura... va alla "toilette". Ne emerge un quarto d’ora dopo sotto le apparenze di – per adoperare le parole dell’ispettore detective Hearn – un "tipino vistoso". Calze di seta sottilissime, scarpine con il tacco alto, una pelliccia di visone per nascondere l’uniforme della scuola, un audacissimo pezzetto di velluto chiamato cappellino inalberato sui riccioli... e una faccia... oh, sì, una faccia. Rossetto, cipria, rosso sulle guance e mascara! Qual è il vero volto di quell’"artiste" così abile nel trasformarsi? Lo sa Dio! Ma voi, mademoiselle, voi stessa avete visto più di una volta il modo in cui una scolaretta impacciata si trasforma quasi miracolosamente in una "débutante" attraente e ben truccata.
La signorina Pope restò senza fiato.
– Volete dire che Winnie King si è travestita da...
– Non Winnie King... no. "Winnie è stata rapita mentre attraversava Londra". La nostra "artiste" così abile nel trasformismo ha preso il suo posto. La signorina Burshaw non aveva mai visto Winnie King... come poteva sapere che la collegiale con le treccine e la macchinetta sui denti non era affatto Winnie King? Fin qui, tutto è chiaro: però la persona che l’aveva sostituita non poteva correre il rischio di arrivare fin qui sotto quelle spoglie perché VOI conoscevate bene la vera Winnie. Così, oplà, presto, Winnie sparisce nella toilette e ne emerge sotto l’aspetto della consorte di un tale di nome Jim Elliott nel cui passaporto è inclusa, infatti, la moglie! Le treccine bionde, gli occhiali, le calze di filo di Scozia e l’apparecchio per i denti, sono tutte cosette che occupano poco posto. Ma quelle grosse scarpe prive di eleganza e quel cappello, un cappello di pretto stampo anglosassone, quelli devono esser fatti sparire in un altro modo... e finiscono fuori dal finestrino. In seguito, la vera Winnie viene porta al di là della Manica... chi volete che badi a una bambina malata, mezzo intontita dai narcotici che viene trasferita dalla GRAN BRETAGNA alla FRANCIA... e depositata senza chiasso da un’automobile sul ciglio di una strada maestra. Se fosse stata narcotizzata con la scopolamina non ricorderebbe quasi niente di quello che è successo.
La signorina Pope stava fissando Poirot con gli occhi sbarrati. Domandò: – Ma PERCHÈ? Quale sarebbe stata la ragione di una mascherata così priva di senso?
Poirot rispose gravemente: – Il bagaglio di Winnie! Quella gente voleva far uscire di contrabbando dall’Inghilterra un oggetto e portarlo in Francia, si trattava di un oggetto per cui ogni funzionario della dogana era stato istruito a stare all’erta, insomma, era roba rubata. Ma quale posto è più sicuro del baule di una collegiale? Siete ben conosciuta, signorina Pope, e il vostro collegio è famoso. Alla Gare du Nord, i bauli delle mesdemoiselles le piccole "pensionnaires" sono stati fatti passare "en bloc". È la scolaresca della celebre signorina Pope! E poi, dopo il rapimento, cos’era più naturale che si mandasse a ritirare il bagaglio della ragazzina... ostensibilmente da parte della "Préfecture"?
Hercule Poirot sorrise: – Ma disgraziatamente c’era l’abitudine della scuola di aprire e vuotare i bauli subito dopo l’arrivo... e poi quel quadro di Winnie per voi... "ma non si trattava dello stesso regalo che Winnie aveva impacchettato a Cranchester". – Venne avanti, verso di lei. – Mi avete dato quel quadro. Osservatelo, adesso, e dovrete ammettere che non è adatto per la vostra scuola che ha un tipo di allieve così selezionato!
E le mostrò la tela.
Come per incanto il Ponte di Cranchester era sparito. Al suo posto c’era una scena classica, dalle tonalità intense, dai colori opulenti. Poirot disse sottovoce: – LA CINTURA DI IPPOLITA. Ippolita porge la sua cintura a Ercole: un quadro di Rubens. Una grande opera d’arte... "mais tout de même" assolutamente inadatto al vostro salotto.
La signorina Pope arrossì lievemente.
– La mano di Ippolita era sulla cintura e Ippolita non indossava nient’altro... Ercole aveva una pelle di leone buttata su una spalla. Le carni di Rubens sono opulente, voluttuose...
La signorina Pope, riacquistando la propria imperturbabilità, disse: – Una bella opera d’arte... Con tutto ciò... come dite... dopo tutto, bisogna considerare le suscettibilità dei genitori. Ce n’è qualcuno che ha una certa tendenza alla ristrettezza mentale... se capite quello che voglio dire...
V
Fu proprio quando Poirot stava per lasciare il convitto che l’attacco si verificò. Fu circondato, aggredito, sopraffatto da una folla di ragazze, grasse, magre, brune e bionde.
– "Mon Dieu"! – mormorò. – Ma questo è proprio un assalto delle Amazzoni!
Una ragazzona bionda stava gridando: – Si è sparsa la voce...
Avanzarono impetuosamente. Hercule Poirot venne circondato. Sparì travolto da quell’ondata di femminilità giovane, vigorosa. Venticinque voci si alzarono, modulate in varie chiavi ma pronunciando tutte la stessa frase lapidaria: – Signor Poirot, volete scrivere il vostro nome sul mio album degli autografi?
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