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Stories by charles leonard harness

george washington ha dormito qui

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1.
Oliver Potts.
La signorina Catlin attese che il suo datore di lavoro avesse appoggiato la borsa sulla credenza falso - rinascimentale, e si fosse seduto alla scrivania. - Avete vinto la causa, signor Potts?
Lui le rivolse un gran sorriso. - Naturalmente no, signorina Catlin. Mi ha telefonato qualcuno?
- Le Figlie della Rivoluzione Americana vorrebbero che teneste una conferenza… qualcosa sull'America coloniale, di preferenza. Con rinfresco.
- Di cosa ho parlato l'ultima volta, da loro?
- La resistenza alle termiti della capanne in rovere bianco, credo.
- E questo esaurisce più o meno le mie conoscenze sull'America coloniale. D'altra parte… c'è il rinfresco, avete detto?
- Menù coloniale.
- Ditegli che accetto.
- Vorranno sapere l'argomento della conferenza.
- Penserò a qualcosa. E non assumete un tono così cinico, signorina Catlin. - Scrutò un biglietto artisticamente inciso sulla sua scrivania. - Cos'è questo?
La segretaria arricciò il naso. - Pubblicità, signor Potts. Non avrei dovuto neanche portarvelo. Si vede che qualcuno ha avuto accesso alla lista dell'Albo Forense.
- Ma signorina Catlin, è un invito. A entrare nell'Associazione per la Conservazione di Mount Vernon.
- Traduzione: vogliono soldi.
- Per una buona causa, senza dubbio. Non c'era un allegato?
- Oh, signor Potts! Siete così ingenuo. - Gli porse un pieghevole.
- Vedete: intendono fare delle copie di alcune cose andate perdute quando Washington morì, nel 1799. Una borsa da sella, donatagli dal Congresso nel 1783. Mutandoni lunghi, importati da Londra. Una moneta d'oro da dieci dollari del 1795. Eccetera. Dov'è il vostro patriottismo, signorina Catlin? Stanno cercando di riportare Mount Vernon alle condizioni in cui era quando lui morì.
- Il patriottismo, signor Potts, siete stato voi a dirlo, è l'ultimo rifugio dei mascalzoni.
- Mandategli cento dollari.
- Signor Potts, l'ufficio ha bisogno di essere dipinto. Ci vogliono mobili nuovi nella sala d'attesa. Il divano è in condizioni disastrose. Se volete ripristinare qualcosa, perché non cominciate da qui. Dieci dollari. Non un centesimo di più.
- Catlin… Oh, al diavolo, rispondete voi.
Catlin sollevò il ricevitore. - Ufficio Oliver Potts. - Dopo un momento gli disse: - È la segretaria del signor York, da Sena City. Vuole parlarvi.
- Rispondo qui. Sì, signorina Joyner? Incidente? Cosa? Morto? Buon Dio. - (Potts non bestemmiava mai). La signorina Catlin guardò sempre più allarmata la sua faccia, mentre ascoltava la voce affranta nel ricevitore. - Deve comparire davanti alla corte questo pomeriggio? Ma senza dubbio… i colleghi di Sena City… Nessuno vuole prendere la causa? Il giudice… Oh. Oh. Che… - Farfugliò qualcosa, guardando l'orologio. - L'aerobus parte fra mezz'ora. Faccio appena in tempo a prenderlo. - Balzò dalla sedia, afferrò la sua borsa e corse alla porta. Voltò la testa per dire alla signorina Catlin (che stava scuotendo la testa): - Telefonatemi la pratica sull'aereo… Sena contro Amministrazione del Ponte… giudice Roule… arrivederci!
Oliver Potts si era laureato al decimo posto, partendo dal fondo, in una classe di 147. Aveva accettato filosoficamente il suo basso punteggio. Iniziando la professione, aveva dato per scontato che i clienti ricchi, con cause facili da vincere, non avrebbero fatto la coda alla sua porta. In questo non si era sbagliato. "Come farò" si era chiesto "a pagare l'affitto, la segretaria, il vitto"? Era stato allora che aveva fatto una scoperta fondamentale: per ognuno che vince una causa, ce n'è un altro che la perde. Il 50 per cento di quelle facce ansiose, sono perdenti. "Quelli sono i tuoi clienti! Un campo intonso da arare! Vai da loro, Oliver"!
E così lui s'era comportato di conseguenza. I perdenti, sentendo in lui un'anima gemella, si affollavano nel suo studio con i loro casi. Incredibilmente, alcuni di loro avevano i soldi, e gli pagavano la parcella. E così si era fatto una certa reputazione, assolutamente unica nella sua contea: durante l'intera carriera, che durava ormai da due decenni, non aveva mai vinto una causa.
Dal momento che iniziava ogni processo aspettandosi di perdere, il risultato previsto raramente lo sorprendeva o lo deludeva. Ma c'era di più. Gli avvocati della parte avversa avevano paura a dibattere una causa contro Potts. Gli esempi abbondavano. Un prestigioso ufficio legale, con una causa per negligenza medica da cui ci si aspettava una sicura vittoria, dopo aver speso 90 mila dollari per lavori d'ufficio, aveva vinto con una sentenza che obbligava la parte avversa a pagare tre dollari, di cui si era tenuto un terzo. Un'altra volta, Potts aveva perso una causa per danni provocati da un famoso prodotto, a causa dei termini di proscrizione locali, ma la notorietà aveva stimolato un'altra dozzina di cause, dove i termini di proscrizione non erano scaduti.
Nella causa per un giornale non pagato, aveva a sua volta accusato con successo la parte avversa di falso, calunnia, sequestro di persona e percosse. Ma il suo cliente era stato lo stesso condannato a tirar fuori cinque centesimi per la carta del giornale.
L'occasione in cui Potts era arrivato più vicino a non perdere, era stata la famosa causa dei cani da caccia. Il suo cliente, condannato a scontare dieci anni di carcere, era stato incaricato di occuparsi del canile della prigione. Poco dopo era scappato. Dal momento che si era portato dietro tutti i cani, non era stato tanto facile inseguirlo. Dieci anni più tardi era stato catturato. Potts, che gli era stato assegnato come avvocato d'ufficio, aveva sostenuto che il direttore era colpevole di negligenza e condotta scorreta per aver messo il suo cliente a guardia dei cani. Inoltre, aveva argomentato che la condanna a dieci anni doveva ritenersi scontata, in quanto il suo cliente si era preso cura dei cani per dieci anni interi, e anzi aveva messo in piedi un allevamento conosciuto su scala nazionale, basandosi sul nucleo originale di animali della prigione. Le cure e il nutrimento ammontavano a 20 mila dollari, più gli interessi. Il suo cliente era stato liberato, lo stato gli aveva pagato una grossa somma come rimborso; ma Potts aveva sentito di non aver vinto, dal momento che il suo cliente aveva dovuto restituire al canile della prigione un numero equivalente di animali. Il direttore e il pubblico ministero avevano chiesto entrambi il pensionamento anticipato. Poi si erano messi insieme ad allevare galline nel Maryland orientale, e nessuno ne aveva più sentito parlare.
La maledizione d'uso, al bar del tribunale, era: "Che tu possa vincere una causa contro Oliver Potts".
Potts accettava il disonore con rassegnazione priva di rancori.
Un'ora dopo essere uscito dal suo ufficio, Potts guardava dal finestrino dell'aereo. Sotto di lui, scorrendo sinuosamente verso destra, c'era il fiume. Da quell'altezza, non appariva granché impressionante. C'erano i due piloni, uno su ciascuna riva del fiume, soprannominati George e Martha dagli irriverenti. Semplici giocattoli, da quell'altezza, ma ben presto ci sarebbe stata una campata fra i due, e il tutto si sarebbe trasformato nel grande Ponte George Washington. Senza alcuna intenzione di rivaleggiare con il famoso ponte sospeso George Washington di New York, naturalmente, ma così chiamato a ricordo dei primi viaggi di esplorazione di Washington. Aveva attraversato il fiume su una zattera, quando aveva diciotto anni, e sulla riva orientale aveva inciso le sue iniziali su Sena Rock: G.W. 1750. L'incisione era adesso ricoperta dal cemento e l'acciaio del pilone in via di costruzione, ma Potts aveva sentito dire che, prima che sparisse, ne era stato fatto un calco, e che le riproduzioni (made in Taiwan) erano in vendita presso le bancarelle di souvenir del luogo.
Il pilone sulla destra ("George") era l'argomento del contendere. Cercò di ricordare qualcosa di quello che aveva letto sui giornali. Il suo amico Fenleight York era stato matto ad accettare l'incarico. Oppure, la parcella era stata irresistibile.
- Il signor Potts? - chiamò la hostess. - Il signor Oliver Potts?
Lui alzò la mano.
- Una chiamata per voi.
- Grazie. - Catlin aveva già trovato i dati. Un buon lavoro. Raggiunse la cabina di comunicazione, si tirò la tenda alle spalle, e schiacciò il pulsante Ingresso sulla tastiera.
Osservò attentamente, mentre lo schermo si accendeva. Per prima cosa, un riassunto.
Sena contro Amministrazione del Ponte.
Il querelante chiede:
(a) che al querelato venga impedito l'esproprio di un certo appezzamento di terreno sulla riva del fiume; e che:
(b) il querelato smantelli il pilone del ponte dal suddetto terreno.
Buon Dio! pensò Potts. Fenn ha preso dei soldi per questo? Andiamo avanti. Adesso arrivano i protagonisti.
Ecco il giudice Maximilian Roule, che sale la scalinata del tribunale. (Ottima immagine olografica). Un uomo nervoso, scattante. Faccia torva. Un misto di Luigi XIV e Machiavelli. Forse era solo l'angolazione della telecamera? Le sentenze più dure dello stato. Maximùn Max. Sullo schermo cominciarono a scorrere delle parole. Patrimonio: indeterminato. Alcune fonti dicevano vicino alla bancarotta. Altre dicono che ha recuperato di recente la sua fortuna perduta. Hobby: i ponti. Chiuso col giudice.
Adesso Sena. Signorina? Signora? Cliente di York. E adesso mia. È il nome o il cognome? Chiamata così da Sena City? Sta camminando in un prato. Quella sarà la sua casa? Sì. L'Amministrazione del Ponte gliel'ha lasciata spostare dal luogo del condannato. Una bella linea. Si volta, agita la mano. Sorride. Un bel viso. Carnagione rame chiaro. Età incerta. Venticinque anni, pare. Entrate: indipendenti ma modeste.
E adesso, l'avvocato della parte avversa, Barton Badging. Scapolo. Presidente dell'Associazione Avvocati della contea. Presidente delle sezioni locali delle Associazioni Prime Famiglie della Virginia e Figli della Rivoluzione, Presidente dell'Associazione Numismatica di Sena City. Monografie: Immigrazione a Tidewater, Virginia, nel diciassettesimo secolo; Coniazioni di monete dall'argento di George Washington. La registrazione olografica mostrava Badging che teneva un discorso durante un banchetto.
- Voce - richiese Potts.
- Audio pessimo - si scusò la cassetta.
- Sentiamo.
Dalla piccola figura nello schermo venne una vocina stridente. - Amici numismatici, vent'anni fa ho detto a me stesso: da qualche parte c'è una perfetta moneta da dieci dollari d'oro del 1795 che mi aspetta. Dove? Non lo so. So solo che c'è. Qualcuno di voi sa dove si trova? In questo caso, vi prego di dirmelo. Prima di morire, voglio vedere quella meravigliosa moneta, coniata come prova. Non soltanto in ottime condizioni. Non soltanto mai circolata. Non soltanto nuova di zecca. Questa moneta alla fine dell'arcobaleno, questo elusivo pezzo d'oro sarà né più né meno che una prova di coniazione.
- E tu - mormorò Potts - sei né più né meno che un asino. - Ma poi si fermò a pensare. - D'altra parte, forse questo genere di cose sono la norma a Sena City. Occhi aperti, Ollie.
Poi veniva Marcus Reed, presidente dell'Amministrazione del Ponte. Stava uscendo dall'Athletic Club di Sena. Si guarda a destra e a sinistra prima di attraversare la strada, per raggiungere la sua limousine. Imprenditore. Uomo politico. Miliardario. Reed è il maggiore azionista della Reed Construction Inc., che costruisce il ponte.
Potts schiacciò il tasto stop. La figurina olografica di Marcus Reed si immobilizzò, fissandolo torvo, come se fosse offeso per la pausa.
Potts chiese al computer: - Chi sono gli altri azionisti della Reed Constructions?
- La signorina Reed…
- E…?
- C'è una quota del 25 per cento, il cui possessore non è noto.
- Scoprilo.
- Dati insufficienti.
Schiacciò il tasto avanti. La portiera posteriore della macchina di Reed si aprì, e il grande uomo entrò.
Chi gli aveva aperto la porta? pensò Potts. Naturalmente l'autista poteva averlo fatto a distanza.
Schiacciò il tasto ritorno, poi avanti.
Ecco. Una mano; una faccia indistinta. Potts ingrandì il particolare. Scarsa definizione. Tuttavia… Possibile? Il cuore cominciò a battergli forte. Il giudice Roule. Maximum Max.
Forse non significava nulla, si disse. Magari sono vecchi amici dai tempi dell'università. Magari sono insieme in qualche istituto di beneficienza. E magari io sono la regina madre.
- Elenco dettagliato dei beni di Roule - disse con voce secca.
- Dati non disponibili.
- Roule ha qualche investimento nella Reed Constructions?
- Dati non disponibili.
- Basta con Reed. Dammi il rapporto della polizia sulla morte di Fenleight York, ieri sera.
Osservò le parole scorrere sullo schermo.
"La macchina di York, seguita da un furgone, ha sfondato il parapetto di Palisade Drive. Il veicolo di York è stato ritrovato capovolto in fondo alla scarpata. Il furgone si è incendiato a metà strada. Un testimone non identificato afferma che il furgone ha spinto la macchina fuori strada, ma all'ultimo momento i paraurti si sono agganciati, ed è precipitato insieme a essa. Il furgone era stato rubato mercoledì scorso".
Poi il rapporto dell'ambulanza. Quello dell'ospedale. Sia York sia l'autista del furgone erano morti prima dell'arrivo.
- Nessun ologramma? - chiese Potts.
- No.
- Dove sta andando?
- Dati non disponibili.
- Palisade Drive conduce all'aereoporto?
- Sì.
- Il signor York aveva prenotato un posto?
- No.
Questo non significava molto, né in un senso né nell'altro. Su un volo locale di solito non c'è bisogno di prenotazione.
- Ha fatto una chiamata telefonica a Capital City ieri?
- Sto controllando. Sì.
- A chi?
- Il destinatario è indicato semplicemente come Comitato per i Reclami Giudiziari.
Buon Dio. Fenleight stava per denunciare qualcosa o qualcuno. Il giudice? Marcus Reed? Ma l'avevano scoperto. E l'avevano fermato prima. Definitivamente. Il suo amico era stato ucciso.
"E io adesso che faccio"? si chiese.
- Allacciate le cinture di sicurezza - ordinò la voce tranquilla e impersonale della hostess. - Spegnete le sigarette. Stiamo per atterrare all'aereoporto di Sena.
2.
Sena.
Mise l'auto presa a nolo in un vicino parcheggio, salì di corsa i gradini del tribunale e trovò l'aula giusta per istinto. Percorse il passaggio, aprì il cancelletto, andò al tavolo degli avvocati.
Stavano aspettando tutti lui.
La donna era straordinariamente bella. Carnagione color ambra chiara, capelli e occhi neri lucenti. - Oliver Potts - disse lui con voce ansimante. - Il vostro nuovo avvocato, se mi volete.
Lei alzò le spalle, come per dire: "Ho forse qualche possibilità di scelta"? Poi la sua bocca si piegò in un mezzo sorriso. - Certo, signor Potts. Naturalmente vi voglio.
Lui annuì, e andò al banco del giudice. - Oliver Potts, vostro onore, in sostituzione del signor York.
Il giudice Roule aggrottò la fronte. - Benissimo. Rivolgetevi allo stenografo, signor Potts.
Tornando al tavolo, Potts diede il suo biglietto allo stenografo della corte e si fermò per presentarsi all'avvocato della parte avversa. Notò che Barton Badging era un signore dall'aria compassata che portava polsini d'oro, una spilla da cravatta ricavata da una moneta, e una pesante catena da orologio in oro che gli passava sul gilé. L'avvocato della parte avversa lo guardò con austero disgusto. - Barton Badging - disse. Non fece il minimo movimento per prendere la mano che Potts gli porgeva.
Il giudice batté col martelletto. - Se avete finito coi convenevoli, abbiamo un processo in corso. - Guardò il nuovo venuto con aria sospetta. - Vi conosciamo di fama, signor Potts. Lasciate che vi dica subito che nel mio tribunale voglio le cose chiare e precise. Chi vince vince, e chi perde perde, e basta. Bianco o nero. Avete capito, signor Potts?
- Non potrei essere più d'accordo, vostro onore.
- Bene. Sedetevi, signor Potts.
Potts si sedette vicino alla sua cliente.
- Mozioni? - chiese il giudice Roule.
Potts si rialzò subito. I suoi occhi incontrarono quelli del giudice per un lungo momento. I peli gli si rizzarono sulle guance, le braccia, la schiena. I bicipiti gli si contrassero. Le sue vene erano inondate di adrenalina.
La stessa cosa stava succedendo anche al giudice. L'avvocato lesse chiaramente il linguaggio corporale. L'uomo dietro il banco si agitò; si bagnò le labbra con la lingua, grossa e umida. Armeggiò con il martelletto. Restituì all'avvocato uno sguardo incerto.
Durante quei millesimi di secondo (mentre nessun altro nella sala se ne accorgeva) i due si misurarono, come abili spadaccini. Girarono l'uno attorno all'altro come un cobra e una mangusta. Ostrica e stella di mare. Il problema era: chi era la preda e chi il cacciatore? Non c'era ancora modo di saperlo. Ma Potts sospettava che l'avrebbe saputo presto.
Cominciò a parlare, e insieme, con un movimento casuale, aprì la sua valigetta e accese il cubo tekt - x. Disse: - Vostro onore, come saprete il caso è del tutto nuovo per me. Al fine di poter meglio conoscere i termini della questione, chiedo una sospensione di una settimana.
Il giudice Roule fissò l'avvocato con occhi profondamente infossati sotto folte sopracciglia, e molto distanziati. Lentamente, i cuscinetti di grasso che aveva sulle guance si ritrassero, e la labbra si sollevarono un un ghigno da lupo. - No, signor Potts. Nessuna sospensione.
"Allora è così" pensò Potts. "Adesso lo sappiamo. I ruoli sono stabiliti. Sei il duro. Proprio come immaginavo. Sei stato tu a mandare quel furgone per uccidere Fenleight? Bene, Roule. Prevedo di perdere, ma nel frattempo tu andrai a fondo". Disse: - Se non posso avere una settimana vostro onore, potrei almeno conferire per un'ora con la mia cliente?
- Andiamo, avvocato! Non li leggete i giornali? Senza dubbio saprete che questo è il famoso processo per il ponte George Washington. Sono giorni che se ne discute in quest'aula. Guardate i giornalisti alle vostre spalle, in prima fila. - Il giudice aggrottò la fronte, poi sospirò, come se non riuscisse a sopportare l'incompetenza degli avvocati venuti da fuori. Si chinò in avanti. - Ascoltatemi attentamente, signor Potts. Non avete bisogno né di una sospensione né di un'inutile e confusa discussione con la vostra cliente, perché vi spiegherò io tutto quanto. L'Amministrazione del Ponte sta costruendo un ponte, noto come Ponte George Washington. In via preliminare, lo stato ha espropriato certi terreni sui due lati del fiume. Lo stato aveva il potere di appropriarsene? Questo è il problema principale, signor Potts. La querelante sostiene che l'esproprio è illegittimo, in quanto l'appezzamento su un lato del fiume comprende la Roccia di Sena, concessa dagli Stati Uniti a una potenza straniera come luogo per un'ambasciata, un consolato, una stazione commerciale, o qualcosa del genere. La querelante afferma inoltre che la Roccia di Sena non possiede la resistenza alla compressione necessaria per sostenere il peso delle strutture che vi verranno appoggiate. Afferma che non appena altri 2.500 chili verranno aggiunti al pilone occidentale, il cosiddetto pilone "George", la Roccia di Sena andrà a pezzi e il pilone cadrà nel fiume. Per impedire questo evento, mi chiede di ordinare la sospensione dei lavori, e che il cantiere venga spostato a monte di 400 metri. - Rivolse alla donna seduta vicino a Potts un sorriso ironico. - Ho detto bene, signora querelante?
- Sì, vostro onore - disse lei con voce calma.
- Perciò - continuò il giudice - ritenendo che gli interessi della supposta ambasciata della querelante, e dell'Amministrazione del Ponte saranno adeguatamente protetti da una conclusione rapida del processo, e tenendo presente che questa corte serve i pubblici interessi ricercando una soluzione immediata della questione, respingo la richiesta della parte querelante per una sospensione. Procederemo. Per vostra informazione, signor Potts, la parte querelante ha completato ieri l'esposizione delle sue tesi. Oggi sentiremo la parte querelata, l'Amministrazione del Ponte. Signor Badging?
Mentre si sedeva, Potts, rivolse un sorriso rassicurante alla sua cliente. Lei non glielo restituì.
Al tavolo della parte avversa, Barton Badging si alzò. - Vostro onore, rinnoviamo la nostra richiesta di non luogo a procedere. Questa farsa è andata avanti abbastanza.
- Capisco il vostro punto di vista - disse Roule. - D'altra parte, gli atti di questa corte hanno valore di prove testimoniali. Dovete esporre le vostre ragioni.
- Sì, vostro onore. Per prima cosa, il presunto trattato, la Prova Numero Uno della querelante. La querelante afferma che è scritto in una lingua straniera, incomprensibile a tutti tranne che a lei. Anzi, afferma che la parte concedente, una presunta tribù di presunti indiani, è svanita da queste zone circa tremila anni fa. Questo presunto trattato è pura follia, vostro onore. - Fece una pausa e si voltò per sbirciare al di sopra degli occhiali a mezza luna verso Oliver Potts. - Ma non basta, vostro onore. Oh, no! C'è la faccenda della natura della roccia di fondazione, la cosiddetta Roccia di Sena, che secondo la querelante sarebbe il luogo della misteriosa ambasciata. Questa roccia, vorrebbe farci credere, non fa parte del basamento roccioso della zona. Non è, dice lei, basalto locale, sgorgato dalle viscere della nostra madre terra, duecento milioni di anni fa, parte di altre svariate migliaia di chilometri quadrati di un'analoga colata. Oh, no davvero. Niente di così geologicamente banale. La sua roccia è speciale. È apparsa dal nulla, dal vuoto assoluto, se volete, mediante un processo esoterico noto solo ai compaesani della querelante. E perché è speciale? Non si sa. La querelante afferma solo che non sopporterà il peso del pilone occidentale. - Il signor Badging ridacchiò con aria di commiserazione. - In verità, vostro onore, se volete solo dare un'occhiata fuori dalla finestra - indicò, e tutti quanti guardarono - potete vedere che il pilone è sostanzialmente finito, e che la roccia aliena, se così possiamo chiamarla, se la sta cavando benissimo. - Si prese fra le mani rosee il bavero della giacca. - Se mai un caso non doveva arrivare davanti a una corte, è questo. - Si inchinò profondamente verso il giudice, brevemente all'avvocato della parte avversa e si sedette.
Potts, che aveva contemporaneamente ascoltato, letto e preso appunti, si alzò. - Ci opponiamo alla richiesta di non luogo a procedere. L'Amministrazione del Ponte sta cercando di affossare questo processo completando il pilone occidentale durante il dibattito. Ricordo all'Amministrazione che se il trattato fosse infine riconosciuto valido, il ponte dovrebbe essere smontato e spostato. A spese della parte querelata, aggiungo. Ma questo problema è secondario, paragonato a quello del rischio per le vite umane derivante dalla continuazione dei lavori. Secondo i dati statistici, non ci sono mai meno di dieci operai sul pilone, e quaranta è un numero normale, compresi ribattitori, saldatori, gruisti e altri. Se la Roccia di Sena dovesse cedere, il pilone cadrebbe e la maggior parte degli uomini verrebbe uccisa. - Si risedette.
Il giudice parve studiare la superficie di rovere del banco. Poi alzò gli occhi e scrutò il viso della donna seduta vicino a Potts. Disse soppesando le parole: - Gli elementi raccolti non sono sufficienti per accogliere la mozione del querelato di non luogo a procedere. Comunque, ho un paio di domande da rivolgere al querelante. Signora… Sena, esatto?
Lei si alzò con grazia. - Semplicemente Sena, vostro onore. È un'abbreviazione di Asenaapeeneniwa, che nella lingua degli indiani Algonchini significa "Spirito della roccia".
- Mm. Siete indiana?
- No.
- Davvero? Di che razza siete? Chi sono i vostri antenati?
- Non ho né razza né antenati.
- Niente giochetti, per favore. Ricordatevi che posso incriminarvi per disprezzo della corte. Tutti hanno antenati.
- Io no, vostro onore.
Gli occhi del giudice mandarono un lampo. - Neppure una madre?
- No.
- E allora come siete nata?
- Sono stata fatta da… certa gente.
- Quando?
Lei esitò. - Ho passato i ventun'anni, vostro onore.
Il giudice sospirò. - Capisco. Passiamo alla Roccia. Mi pare di capire che la gente che vi ha "fatto", ha fatto anche la roccia.
- Sì.
- E quando l'hanno fatta?
Lei alzò le spalle. - Prima di fare me.
La faccia di Roule diventò rossa. - State rispondendo in maniera evasiva. Posso accettare una certa dose di evasività quando è in discussione l'età di una donna. Ma l'età della roccia di Sena è una faccenda completamente diversa. Se sapete quando la vostra gente ha fatto la roccia, vi impongo di dirlo.
- La Roccia ha almeno 10 mila anni; forse 12 mila.
- Ma non più di 12 mila?
- Non di più.
Il giudice aggrottò la fronte. Gettò un'occhiata severa al pubblico che ridacchiava, poi a Oliver Potts, poi ancora alla donna. - Siete a conoscenza del rapporto steso dal geologo di stato, e già acquisito agli atti.
- Sì, signore.
- Saprete allora che questo rapporto afferma che il basamento roccioso nella zona delle fondazioni del pilone è basalto metamorfico, vale a dire roccia solidissima, apparsa alla superficie circa 230 milioni di anni fa?
- Sì.
- Non semplicemente 10 o 12 mila anni fa.
- Sì, vostro onore.
- E come spiegate questa discrepanza? - Si appoggiò allo schienale imbottito della sua poltrona, sicuro nella sua certezza che non poteva esserci una spiegazione razionale.
- È semplice, vostro onore. Il geologo ha prelevato campioni a un chilometro e mezzo di distanza l'uno dall'altro. Ha saltato completamente il luogo dell'ambasciata.
- Il luogo dell'ambasciata, ossia la Roccia di Sena, non sarebbe dunque granito?
- No. Sembra granito.
Roule assunse un'aria pensierosa. - Torniamo indietro un momento. In questa pietra che non è granito, i costruttori hanno praticato grandi fori. Vi hanno infilato gigantesche travi, vi hanno versato grandi quantità di cemento resistente alla corrosione. Su questo fondamento di roccia hanno costruito un pilone, con braccia a sbalzo proiettate verso la riva e verso il fiume. La Roccia di Sena sembra granito, si comporta come granito; il pilone vi è fermamente ancorato. La roccia lo sopporta perfettamente, proprio come ci si immagina debba fare il granito. Ma voi dite che non è granito.
- Non lo è.
- Cos'è, allora.
- Materia sintetica, vostro onore.
- Sintetica? Come una stoffa sintetica, volete dire? Plastica? Qualcosa del genere?
- Niente affatto. La materia è stata sintetizzata dal nulla… dallo spazio, usando un catalizzatore energetico. Gli intervalli atomici… silicone, ossigeno, i metalli alcalini, vanno abbastanza bene per una roccia di imitazione, ma sono completamente sbagliati per del vero granito.
Durante questo scambio di battute, Potts aveva diviso la sua attenzione fra la sua cliente, il giudice, l'avvocato della parte avversa e il cubo tekt - x nella sua borsa. Questo apparecchio era in effetti un lettore laser a distanza. Proiettava una rete laser di 360 gradi e ne riceveva gli impulsi riflessi che mostravano le funzioni vitali standard in un gruppo selezionato di persone circostanti: battito cardiaco, pressione, respirazione, reazioni galvaniche della pelle, intensità della voce. In breve, il lettore era un rilevatore di bugie che operava senza bisogno di essere collegato al soggetto. In precedenti processi, Potts lo aveva utilizzato con successo per controllare contemporaneamente i testimoni, il giudice, l'avvocato suo avversario e il suo cliente. Non gli era mai capitato di trovarsi in un processo dove tutti dicevano la verità per tutto il tempo. Questo fatto non lo stupiva più. Lo accettava, con triste riluttanza, come una misura della condizione umana, probabilmente lui compreso.
Osservò le luci incassate nel piccolo pannello. La lettura su Barton Badging era piuttosto interessante. Il suo avversario nascondeva qualcosa. "Temo che tu non abbia condotto una carriera in cui specchiarsi signor Badging. Ma sei un giglio, a paragone di quello che ci fa vedere Maximum Max". Quell'uomo era totalmente corrotto. "Dovrò tornarci sopra". Ma il giudice non era il problema più immediato. Poteva affrontare la corruzione. Il vero problema era la sua cliente.
Sena non dava alcun segnale.
Non era una questione di reazioni troppo alte o troppo basse. Era molto peggio. Il tekt - x semplicemente non riceveva alcun dato dal suo corpo. Niente di niente. Una statua di marmo avrebbe mostrato più vita.
Forse il raggio laser aveva una falla nella sua direzione? Fece fare un quarto di giro al cubo. Ancora niente. Riportò lo strumento nella posizione di prima. Mentre lo faceva, si accorse che lei lo stava guardando con la coda dell'occhio.
"Ah" pensò. "Ha visto. Sa a cosa serve il tekt - x. Sa che non registra alcun segnale. E adesso"?
- Scusate - mormorò. - Adesso accendo.
Le lucine assegnate a lei d'improvviso si accesero. La lettura di base su tutte le sue funzioni era assolutamente normale: battito 70; pressione 125 - 65; respirazione 16; sudorazione normale; voce normale. Come per compensare il livello emozionale zero di lei, le luci sul pannello di Potts cominciarono a lampeggiare. Battito, pressione e indice galvanico stavano uscendo dalla scala. Aveva smesso di respirare, ma adesso il suo petto stava cominciando a funzionare.
- Volete un tranquillante? - sussurrò lei.
- Sto… bene.
No. Non poteva crederci. Doveva essersi verificato un guasto nella macchina. Capita. Queste moderne meraviglie elettroniche… Quando funzionano, funzionano alla perfezione. Ma quando non funzionano, va tutto a rotoli. Forse un cortocircuito. "Lo farò controllare a un tecnico. Adesso sembra che funzioni bene. Mi sono agitato troppo. Che mi succede? Questa donna è pazza. Perché mi sono messo in mezzo? Fen non era uno stupido. Lui perché ha accettato? Per soldi, probabilmente. E adesso ci sono io, e ho una specie di dovere nei confronti di questa donna. Il manicomio dev'essere qui vicino. Forse ci finiremo tutti e due, prima che sia finita".
Per l'ora successiva ascoltò la voce monotona dell'esperto designato dalla parte avversa, che veniva guidato da Badging.
- Dottor Davis, avete sentito la testimonianza della querelante, che la pressione altera la morfologia delle rocce e dei minerali? - disse Badging.
- Sì, signore.
- Ciò nel nostro caso costituisce un pencolo?
- Per niente.
- Perché no?
- Sono soltanto le altissime pressioni che alterano le caratteristiche dei materiali. A 10 mila atmosfere il mercurio si solidifica, a temperatura ambiente. A una pressione leggermente superiore si solidifica l'acqua bollente, e la grafite si trasforma in diamante. A 100 mila atmosfere il ferro diventa non magnetico. A un po' meno di un milione di atmosfere lo spinello si trasforma in perovskite. Tutte queste trasformazioni possono essere facilmente ottenute in una cella a pressione per diamanti, e tutte comportano una riduzione di volume. Tuttavia, non possono in nessun modo aver luogo alle pressioni esercitate dal pilone ovest, il cosiddetto "George".
- Qual è la pressione media sulla zona del pilone George? - chiese Badging.
- Circa quattro chilogrammi per centimetro quadrato… più o meno quattro atmosfere.
Sena si chinò verso Potts. - Non è la pressione media il fattore critico… è il peso totale. E questo verrà senza dubbio superato.
- Capito - sussurrò il suo avvocato. - Tireremo fuori la cosa durante la replica. - ("Se ci arriveremo" si disse).
- Il testimone è vostro - disse Badging.
Potts affrontò l'esperto. - Avete appena fornito una notevole quantità di dati sugli effetti della pressione sui minerali.
- Sì, signore.
- Avete condotto voi stesso gli esperimenti?
- Esperimenti? Non capisco.
- Be', per esempio: siete andato in laboratorio, avete preso un pezzo di carbone, l'avete compresso, diciamo in una cella per diamanti, osservando così che a una certa pressione il carbone si trasforma in grafite? Avete fatto una cosa del genere?
- Oh no. Ho solo copiato alcuni dati da un manuale per ingegneri.
Potts si rivolse al giudice. - L'intera testimonianza del dottor Davis è stata fatta ovviamente per sentito dire, vostro onore. Chiedo che venga cancellata.
Roule indicò lo schermo del computer, in un angolo della sua scrivania. - Vedete la luce verde, signor Potts. Mozione respinta.
Potts diede segni di meraviglia. - Ma vostro onore, c'è una lista di cause in cui…
- Il computer ha parlato, signor Potts. In questa corte l'ammissibilità è decisa dal computer. Il nostro computer ha accesso a tutte le cause rilevanti, ed è infallibile. L'errore è inconcepibile; perciò, non c'è possibilità di appello alla corte suprema di stato. E certamente in questa causa è nell'interesse pubblico che la nostra decisione sia definitiva e rapida. Avete capito, signor Potts?
- Sì, vostro onore.
- Qualche altra domanda?
- Vorrei sottoporre al dottor Davis un ipotetico problema.
- Concernente cosa?
- Sulla tettonica della piattaforma continentale.
Badging gridò: - Obiezione! La domanda è irrilevante.
Roule esitò. Disse: - Sentiamola, poi deciderò.
- Dottore - disse Potts - non è vero che la piattaforma atlantica è soggetta a tensioni interne?
- Questa è la teoria corrente - ammise il dottor Davis.
- Queste tensioni nella piattaforma provocarono, in effetti, il grande terremoto di Charleston nel 1886?
- Sì, così si crede.
- Bene, se "George" dovesse cadere, le vibrazioni nella piattaforma non potrebbero provocare a loro volta la caduta di "Martha"?
- Rinnovo la mia obiezione! - Badging si era alzato in piedi, agitando le braccia. - Questa domanda è altamente impropria. Vostro onore, non è stata avanzata nessuna ipotesi credibile che il pilone George corra qualsiasi pericolo.
- La signora Sena ha testimoniato in questo senso! - insistette Potts.
- Nessuna ipotesi credibile, ho detto - replicò Badging.
- Signori, signori, calmatevi - brontolò Roule. - Sono d'accordo con voi, signor Badging. Cancelliamo la domanda e la risposta. - I suoi occhi scuri fissavano l'avvocato esterno. - Signor Potts, la corte prende nota che forti legami di amore e di affetto esistevano fra George e Martha Washington, e che in effetti, quando lui morì lei lo seguì dopo poco. Tuttavia, questi legami non hanno conseguenze sulla moderna costruzione dei piloni, qualunque sia il nome di questi ultimi.
Potts sospirò. - Nessun'altra domanda, vostro onore.
Mentre si sedeva, la donna gli passò un bigliettino. Il pannello del computer è truccato. Il giudice lo controlla mediante dei bottoni sotto il banco.
"Probabilmente è vero" pensò Potts "ma lei come fa a saperlo? Possiede qualche sensore elettronico nel suo corpo e/o cervello"? Le rivolse un cenno con la testa, e appallottolò il foglietto. C'era un altro mistero. Dal momento che erano destinati a perdere nel merito, perché il giudice ricorreva a trucchi poco puliti?
Dopo la pausa per il pranzo, Badging portò altri testimoni: un agente immobiliare, che testimoniò sul valore dell'appezzamento espropriato; un ingegnere il quale giurò che il progetto del ponte era assolutamente sicuro e rispettava tutte le norme; un signore del dipartimento di stato che spiegò le procedure seguite nella scelta dei luoghi per ambasciate e consolati, e che negò che il dipartimento possedesse alcun documento relativo a un'ambasciata straniera sulla Roccia di Sena; uno psichiatra che evitò di guardare Sena, mentre testimoniava che la donna era affetta da illusioni e allucinazioni.
Potts sollevò obiezioni contro tutti, per varie ragioni, senza alcun risultato. La luce verde di ammissibilità si accese in ogni occasione.
Nel tardo pomeriggio, Badging disse: - Io ho finito, vostro onore.
- Sì… Mm… Una presentazione molto completa, signor Badging. - Il giudice scrutò l'orologio sulla parete della sala. - Sono le sei. Volete replicare, signor Potts?
- Vorrei consultare la mia cliente sull'argomento, signor giudice. Non ho avuto alcuna opportunità…
- Avete avuto un'ora intera per pranzare e per parlare con la vostra cliente, signor Potts.
L'avvocato soffocò un grugnito.
- Ma - disse il giudice - questa è una corte generosa. Vogliamo essere soprattutto, equi.
Guardò l'avvocato con gli occhi sardonici. - Vi concedo il fine settimana. La corte si aggiorna alle dieci di lunedì mattina. - Facendo frusciare la toga, scese dal banco.
- Tutti in piedi…
Potts provò un grande sollievo. Poteva andare peggio. Almeno aveva un paio di giorni. I fine settimana sono doni degli dèi per gli avvocati impegnati in un processo. Tempo per compiere ricerche, per parlare col proprio cliente, cercare testimoni, trovare quel particolare dato cruciale o quella citazione fondamentale da mettere in campo il lunedì. Quarantott'ore per riaversi dai traumi del venerdì.
Richiuse con attenzione la borsa. - Dobbiamo parlare - disse alla sua cliente.
- Dove alloggiate?
- Al Colonial, se mi hanno tenuto ancora la stanza.
- Venitemi dietro in macchina. So dov'è. C'è un buon ristorante dall'altra parte della strada.
3.
Dhora.
Sena insisté per salire nella stanza con lui. Quando furono entrati, alzò un dito alle labbra. Lui la guardò stupito. Lei gli si avvicinò e gli mormorò all'orecchio: - Microfoni.
Potts annuì. Non ne era molto sorpreso. Frugò nella borsa, prese un micro - registratore e lo mise sul comodino.
Uscirono silenziosamente, imboccarono le scale del retro e furono in strada.
- Cosa c'è sul nastro? - chiese Sena mentre entravano nel ristorante dall'ingresso di servizio.
- Qualcosa di molto divertente. Serve a tenere gli spioni incollati agli auricolari per un paio d'ore.
- È uno strumento abituale degli avvocati?
- Non esco mai di casa senza. Cosa c'è di buono da mangiare qui, Sena?
- A me piace la trota. Non le pescano più dal fiume, naturalmente. Probabilmente arrivano dalla Spagna o dall'Alaska.
Potts fece rapidamente le ordinazioni. - Dobbiamo parlare. Scusatemi se sono un po' brusco.
- Dite pure.
- Quanti anni avete?
- Avete sentito quello che ho detto al giudice.
- Vorrei sentirlo da voi.
Lei evitò di guardarlo. - Tutti pensano che io sia matta. Anche voi?
- No. - (Bugia numero uno, Potts. Ma cos'altro poteva dire?) - Lo siete?
- Qualche volta penso di sì.
- Quali sono i vostri ricordi più antichi?
- È importante?
- Capisco la vostra riluttanza. - Potts alzò le spalle. - Una volta un mio giovane amico mi ha chiesto: "Devo raccontare di quando ho visto un disco volante"?. E gli ho detto: "Non dirlo mai a nessuno"!. Ma da allora ci ho ripensato. Anche l'onestà ha i suoi vantaggi. Vi prego di rispondere, se potete.
- Non l'ho mai detto a nessuno prima. Neppure a lui. - Sospirò.
Lui? Meglio non approfondire, per il momento. Aspettò.
- Sono uscita dalla Roccia all'alba - disse Sena. - Questa è la prima cosa che ricordo. C'era la grande nave. Tre o quattro della Gente erano intorno a me, e mi guardavano. Sapevo che mi avevano creato. Avevano copiato una ragazza indiana dei dintorni. Sapevo anche che mi avevano dato una grande conoscenza, e sapevo quello che avrei dovuto fare per preservare la Roccia. Dopo un po' sono tornati nella nave, che ha emesso un sibilo lieve ed è svanita.
- Questa gente… che aspetto aveva?
- Galleggiavano nell'aria… pulsavano… vibravano… di solito erano sfere di luce… qualche volta ne uscivano delle cose, come raggi di luce attorcigliati…
- Andate avanti. Cosa è successo poi?
- Quella mattina un branco di grandi creature con le corna è venuto al fiume per abbeverarsi.
- Cervi?
- Molto più grandi. Bisonti giganti, credo. Le corna erano larghe almeno due metri, da una punta all'altra.
- Ne siete sicura? Il bisonte gigante si è estinto nel Nord America cica 10 mila anni fa.
- Però li ho visti.
- C'erano anche cammelli? Cavalli?
- Anche. E bradipi giganti. E grandi gatti, quelli che si chiamano tigri dai denti a sciabola. Adesso sono tutti spariti.
Fauna preistorica, pensò Potts. Tutta estinta prima del 7000 a.C. - Siete stata "copiata" da una ragazza indiana? Avete avuto molti contatti con gli indiani primitivi?
- Non molti. Ma c'erano. Cacciavano i bisonti e gli altri quadrupedi.
- Con archi e frecce?
- Questo era prima degli archi e delle frecce. Avevano lance, ed erano abili con l'atlatl… il lancia - frecce. E c'era un dirupo lì vicino… quello dove è morto il signor York. Gli indiani spingevano le mandrie giù dal burrone, e andavano sotto a raccogliere la carne e le pelli. Il dirupo era molto più ripido, allora.
- Perché la Gente ha scelto questo luogo particolare per la Roccia?
- È uno dei pochi posti che potevano mettere a fuoco con un piano analogo su Dhora. I piani si allineano ogni 200 anni, e formano una specie di ponte. Così possono passare.
- Dhora?
- Il loro mondo.
- Capisco. - (In effetti non capiva niente). - Perché vi hanno creata femmina?
- Credo che pensassero che così gli indiani mi avrebbero considerata meno pericolosa. In questo hanno avuto parzialmente ragione.
- Oh?
- All'inizio gli indiani volevano uccidermi, ma poi gli ho fatto vedere che potevo entrare nella Roccia, e dopo di questo hanno avuto molta paura di me. Mi hanno chiamato Asenaapee - neniwa, Spirito della Roccia. Mi portavano pezzi di carne allo spiedo, e focacce di granturco.
- Ah, perciò avete un sistema alimentare?
- In un certo modo. Ma non è come il vostro. Posso mangiare o farne a meno.
- Vediamo se ho capito. Non siete un vero essere umano. Siete una specie di creatura artificiale aliena. E così pure la Roccia.
- Esatto.
- E avete circa 10 mila anni.
- Sì.
- Il fiume, la città, la contea… prendono tutti nome da voi? Non viceversa?
- È alquanto improbabile, vero, signor Potts. - Pareva provasse una specie di amaro divertimento.
Potts la fissò rudemente negli occhi. Lei lo fissò a sua volta. Alla fine, lui tirò un sospiro. - La vostra storia è in effetti improbabile. Ma mi piacerebbe molto crederci.
- Allora stiamo facendo progressi.
- Voi ed io, forse. Ma non la causa. Non c'è alcun modo per fermare la costruzione del ponte. Se avete ragione voi, la Roccia andrà a pezzi, e insieme cadrà il pilone. Se avete torto, il ponte verrà tranquillamente finito. In una maniera o nell'altra, perderete. Non posso fare nulla per voi. Tanto vale che me ne torni a casa.
- Forse dovreste farlo. Sarebbe più sicuro, per voi.
- York è stato assassinato, vero?
- Sì.
- Perché?
- Aveva scoperto che il giudice possedeva una grossa quota nelle obbligazioni del Ponte. Aveva trovato prove sicure. Perciò tornatevene a casa, Oliver Potts. Fate ancora in tempo a prendere l'ultimo volo.
- No. Non ancora. Comunque, rimarrò per assistere al funerale di Fenleight, domani mattina. Non posso fermare il ponte, Sena, ma forse potete pensare a qualche piccola cosa che possa fare per voi.
- Non per me, Oliver. Pensate agli uomini sul pilone. Ci sono due ascensori. Li chiamano tartarughe. Per prima cosa, lunedì mattina, dieci uomini saliranno in cima al pilone con un ascensore. Poi il secondo verrà riempito di travi: circa due tonnellate e mezzo. E allora sarà troppo tardi. Non appena dovrà sopportare quel peso, la Roccia sparirà, e il pilone crollerà, e quei dieci uomini moriranno. Se davvero siete deciso a fare qualcosa per me, forse potete trovare un mezzo per impedire che quei dieci uomini si trovino sul pilone quando cadrà. Forse se spiegaste tutto ciò al giudice, potrebbe ordinare agli operai di non salire, almeno per un certo tempo.
- Non lo farebbe mai. Lo considererebbe un'ammissione che la vostra tesi ha qualche possibile fondamento.
- Forse potreste parlare col signor Badging?
- Peggio che peggio. - Notando quanto fosse preoccupata, si affrettò ad aggiungere: - Però lasciatemi pensare.
- Sì.
- Dobbiamo fare un piano. Dopo il funerale di Fenleight, domani, vorrei parlarvi ancora.
- Era vostro amico?
- Avevamo fatto l'università insieme.
- Mi dispiace.
Mentre uscivano dal ristorante, Potts chiese: - Cos'è quel grande edificio di mattoni, di fronte al motel?
- Il manicomio - disse lei. - Forse è il posto per noi.
- Non ancora, non ancora - disse Potts con aria assente. E si ricordò di una cosa che aveva voluto chiederle. - Prima avete detto che non l'avevate detto neanche a lui. Chi è lui?
- George. George Washington, cioè. Eravamo… amici.
- Oh. - Guardò dall'altra parte della strada. La facciata dell'edificio era ben illuminata. Cercò di leggere le lettere dorate sopra la porta, dietro la recinzione e il cancello di ferro, ma erano troppo lontane. - Buona notte, Sena.
4.
La valigetta nera.
Mentre i becchini facevano scendere la bara nel rettangolo nero e vuoto, Potts chiese sottovoce alla signorina Joyner: - Aveva preso un anticipo?
- È nel portabagagli della mia macchina.
Finita la cerimonia, andarono insieme alla macchina. Lei aprì il portabagagli e lo aiutò a tirare fuori una pesante valigia nera di pelle. Potts l'appoggiò sulla ghiaia del parcheggio.
- Cosa diavolo… - mormorò.
- Un sacco di vecchie monete - disse la signorina Joyner. - Lui voleva farle valutare, ma non ne ha avuto il tempo.
Potts guardò cupamente la valigia. La pelle era vecchia, puzzava e aveva parecchie crepe. Sospirò. Fen aveva preso i soldi di Sena, probabilmente vecchie monetine. A giudicare dal peso, forse anche falsi in piombo. E adesso toccavano a Potts.
Disse a bassa voce: - Che cosa ne pensava? Della signora Sena.
L'ex segretaria di York alzò le spalle. - Non lo so. Credo che qualche volta pensasse che era pazza. Gli aveva detto che le monete contenevano oro, ma erano false.
- Oro? - Alzò ancora una volta la valigia, e combatté contro l'impulso di aprirla sul posto. - Voi non lo credete?
- Non lo so. Sono solo una segretaria, signor Potts.
- E una delle migliori, signorina Joyner.
- Posso aiutarvi a portare la valigia sulla vostra macchina?
- Grazie, no. - Potts aprì la portiera per la donna, e la guardò allontanarsi. La settimana successiva avrebbe dovuto aiutarla a sistemare gli affari di Fenleight. Per il momento aveva altri problemi.
Una volta entrato nella sua stanza Potts tirò le tende, chiuse a chiave la porta, e aprì con grande cautela la valigia. In cima, c'era una pezza di stoffa color avorio, che gli parve tessuta rozzamente con lino e lana. La scostò adagio.
Malgrado l'illuminazione soffusa, il riflesso dell'oro lo abbagliò. Guardò incredulo. Allungò una mano e prese una moneta a caso. Si sistemò gli occhiali e lesse la data, poi chiuse un momento gli occhi, poi li riaprì e rilesse la data. Questa volta ad alta voce, come per convincersi: - 1795.
"Una moneta d'oro del 1795. Mio Dio!… Questo mi ricorda qualcosa. Anzi, due cose. L'Associazione per la Conservazione di Mount Vernon mi ha mandato un annuncio… una moneta d'oro da dieci dollari del 1795. E Barton Badging. Barton, stai ancora cercando un dieci dollari d'oro del 1795? Prova di coniazione"?
Rimise giù la moneta e ne prese un'altra. 1795. Un'altra: 1795. E un'altra. Tutta la valigia? Signore santo! La valigia doveva pesare almeno venti chili. Venti chili di 1795? "False" aveva detto la signorina Joyner? "Sena, dove te le sei procurate"?
Prese il telefono e si mise in contatto con Catlin, a casa di lei. - Ho bisogno di informazioni sulle vecchie monete. Usate la banca dati. Aspetto.
Lei tornò pochi minuti dopo. - Ci sono varie fonti.
- Le tre principali.
- Associazione Numismatica Americana, Società Professionale di Numismatica, e Collezionisti Nazionali di Monete. E indovinate chi era l'ex presidente della CNM?
- Non Barton Badging…
- Sì, Barton Badging. Signor Potts, non sarà meglio accendere il circuito di disturbo?
Potts sorrise, ma le sue labbra avevano una linea dura. - Non importa, per ora. C'è qualcos'altro su Badging?
- Ha scritto un libro: Guida alla classificazione delle monete d'oro da dieci dollari del diciasettesimo secolo. Inoltre è Autenticatore Associato. Può guardare una moneta, e rilasciare il certificato. Un vero esperto. Signor Potts, metto il circuito di disturbo adesso?
- No, non ancora. Richiedete il libro, e trovatemi quello che dice sulle monete d'oro da dieci dollari del 1795.
- Eccolo qui. Testa della libertà. Incisa da Robert Scott. Coniata a Filadelfia. 17,5 grammi, diametro 33 millimetri, bordo scanalato. 91,7 per cento oro, il resto rame. - Si fermò.
- Quante ne sono state coniate.
- 5.583.
- Quanto vale una?
- La migliore dell'elenco è Nuova di Zecca - 65, mai circolata, pagata all'ultima asta 100 mila dollari. La prova di conio è migliore. Si sa di una sola coniata, e data a George Washington per l'approvazione. Ma non si sa dove si trovi.
- Molto bene signorina Catlin. Adesso usiamo il circuito di disturbo. - Appoggiò l'apparecchio elettronico sul microfono e aspettò che il ronzio cessasse. - Pronto?
- Sì, signore.
- La stanza qui ha dei microfoni, naturalmente. Nessun problema. Ho una cassetta per quelli. Ma la cosa interessante è un'altra. Credo che abbiamo attivato un allarme nell'output del computer non appena abbiamo chiesto notizie sulla moneta del 1795. Potete controllare?
- Ci provo. Aspettate. Sì, ecco: c'era un allarme. Diretto a Sena City. Qualcosa lì scatta ogni volta che vengono richiesti i dati sulla 1795. Ma oltre Sena City non posso andare. Nessun nome. Nessun numero telefonico. Vi è di qualche aiuto?
- Oh, sì, senz'altro. Grazie, signorina Catlin. E buona notte.
La chiamata successiva la fece a Sena. - Vi prego di venire da me il più in fretta possibile.
"Bene, Badging" pensò. "Hai messo un allarme nel circuito. Hai tutte le domande. Vediamo se Sena ha qualche risposta".
Non appena lei entrò, Potts le diede un fogliettino: La stanza è ancora controllata. Ho messo la Cassetta Per Spioni Numero Due. Possiamo parlare a bassa voce.
Andò alla valigia di pelle, appoggiata sul pavimento, e ne sollevò il coperchio. - Una collezione straordinaria, Sena.
- Spero che bastino come anticipo.
Potts fece un sorriso amaro. - Mi risulta che una moneta, una sola, vale più di 100 mila dollari. E quante ce ne sono qui?
- In origine ce n'erano 800, ma nel corso degli anni ne ho spese 20, forse 25.
- Tutte identiche?
- Sì.
Fece un po' di calcoli mentali. Quasi 60 milioni di dollari. Non tanti, naturalmente. Dopo che le prime fossero state immesse sul mercato, il prezzo sarebbe cominciato a scendere.
- Oliver - disse lei gentilmente - non pensateci neppure. L'ho detto a Fenleight e adesso lo dico a voi: sono false.
- False. Capisco.
- No, non capite. Sono sempre venti chili di oro da conio; vale circa 300 mila dollari sul mercato di New York. Naturalmente potrebbe esserci qualche problema per il rame.
Aveva la sensazione di non doverlo chiedere. - Ditemi del rame.
- Dovettero programmare il rame per conformarsi alla formula della zecca di Filadelfia. Il rame viene aggiunto all'oro per dargli durezza, sapete.
- Andate avanti. Qual è il problema?
- Non badavamo molto agli isotopi, a quell'epoca. Il rame naturale è un misto di Cu - 63 con circa un 29 per cento di isotopo Cu - 65. Il nostro rame è tutto Cu - 63.
- La mancanza del Cu - 65 è rilevabile?
- Ci sono dei modi. Ma per prima cosa, uno deve sapere cosa cercare.
- Un autenticatore di professione penserebbe a controllare il Cu - 65?
- No. Sarebbe al di fuori della sua esperienza. E comunque non avrebbe gli strumenti.
- Interessante. - C'era qualcos'altro che lo preoccupava adesso. - La segretaria del signor York mi ha detto che l'avvocato aveva preso la valigia alla condizione che se perdeva, voi non pagavate. È così?
- Sì, questo era il nostro patto.
- Ma voi avete pagato. Queste monete hanno certamente un valore intrinseco, a 600 dollari l'oncia. Se perdo, devo restituirvele?
- No, non sarebbe necessario. Lasciate che vi spieghi. È vero che adesso hanno un valore intrinseco. Ma sono anche parte della Roccia. Se la Roccia svanisce, svaniscono anche loro.
Oliver Potts soppresse un lamento. - Così torniamo da capo. Se svanisce la Roccia, svaniscono anche loro? Puf? - Fece finta di soffiare una piuma dal palmo. - Così? - Guardò Sena alzando le sopracciglia.
- Puf, così.
- Non c'è che dire: bisogna vincere per essere pagati.
- Esatto.
- Ma come le avete fabbricate, Sena?
- In effetti non le ho fabbricate io. Loro le hanno fabbricate per me. Con un duplicatore di materia.
- Loro…?
- La Gente che ha fabbricato la Roccia, e che ha creato me. I Dhoran.
Stava cominciando a crederle? Basta, Potts! Ricordati di quel grande edificio in mattoni rossi dall'altra parte della strada, con la recinzione metallica. Disse pensierosamente: - E hanno fatto la Roccia come terminale di un ponte… il loro ponte. È un po' buffo, no?
- Non state ridendo.
Lui fece un pallido sorriso. - La vostra moneta originale era appena uscita dalla zecca di Filadelfia quando la Gente l'ha copiata. Questo è successo duecento anni fa. Da allora sono venuti sulla Terra?
- No. Dovrebbero arrivare fra un paio di mesi.
- Da dove vengono? Dove si trova Dhora?
- Dhora è il secondo pianeta di Alpha Centauri.
Potts dovette pensarci. - L'hanno già fatto su altri pianeti?
- Credo di sì, anche se non ho mai visto gli altri posti.
- Perché lo fanno, Sena? Cosa vogliono?
- La Roccia è parecchie cose. Oltre a essere l'estremità di un ponte, è anche una stazione metereologica. Registra la polvere interspaziale, la temperatura cosmica, la radiazione interstellare, cose del genere. Hanno bisogno di sapere queste cose, perché c'è un grande commercio interstellare. Inoltre, le ultime volte che sono venuti, la Roccia serviva come stazione di scambio con gli indiani. I Dhoran compravano pelli di castoro con coltelli, perline, coperte.
- I castori sono spariti da un pezzo.
- Lo so. Anche gli indiani.
- Oggi dubito che avremmo qualcosa che loro vorrebbero.
- Non so. Sono grandi commercianti. Potrebbero trovare qualcosa. Avete orchidee, farfalle, legno di rosa, conchiglie. Possono fornirvi una lista.
- E che cosa ci offrirebbero in cambio?
- Tecnologia.
Naturalmente. Ma niente di tutto quello sarebbe successo. Non adesso. - E voi, Sena, perché siete qui?
- Io cerco di mantenere la Roccia pulita, almeno per gli arrivi bicentenari. Fino a oggi, si è trattato solo di spazzare le foglie e il terriccio. Questa è la prima volta in cui la Roccia stessa viene minacciata. Come guardiana non me la sto cavando tanto bene, vero?
- Ve la state cavando benissimo, Sena. - Non voleva crederle. Perché si comportava in quella maniera con se stesso? Scosse la testa con forza, come per scacciare un sogno, ma non ci riuscì. Rimase lì con lui. - La moneta originale, Sena, da dove veniva?
- Me l'ha data lui. George.
- George Washington?
- Il vostro primo presidente.
- Passava di lì per caso? Nel 1795?
- Qualcosa di più. Non avete studiato la storia? Gli stavano rendendo la vita impossibile per quel trattato che John Jay aveva negoziato con la Gran Bretagna, per porre fine alla Guerra e stabilire i confini e i diritti commerciali. La proposta aveva diviso in due il paese. Alcuni gli dicevano: gli inglesi ci vogliono fregare, non firmare. Il Senato diceva: firma subito, prima che cambino idea. Doveva pensare, valutare i pro e i contro. Si rifugiò a Mount Vernon, ma lo seguirono fin lì. E una domenica lui sparì davvero.
- Venne qui?
- Non era la prima volta. Eravamo… vecchi amici.
Potts si accorse di arrossire. - Capisco.
Lei rifletté. - Quell'estate, mentre lui era ancora a Filadelfia, il Direttore della Zecca, David Rittenhouse, gli diede quella prima moneta da dieci dollari, coniata espressamente per avere la sua approvazione. George la diede a me. I Dhora la usarono qualche settimana dopo per farne ottocento copie.
Oliver Potts stava pensando. George Washington: Comandante Supremo, Primo Presidente, Padre della Nazione, Modello di Moralità e Rettitudine, che alleviava i suoi ultimi giorni con quella donna bellissima. - Andate avanti - disse.
- Be', tornò a Filadelfia e firmò il trattato, e così i vostri Stati Uniti cominciarono con il piede buono. Pochi anni dopo morì. Mi credete, Oliver?
Potts non rispose subito. Guardava la valigia di pelle. Su un fianco, erano incise delle lettere in oro sbiadito. - G.W. - sussurrò Potts. - Era la sua borsa da sella?
- Se l'è dimenticata. Oggi, immagino che lo chiamereste un desiderio freudiano di ritornare. Andava molto bene per metterci le monete.
Potts fissò a lungo la borsa. Alla fine disse: - Non posso impedire che il ponte venga costruito. - Spinse la borsa con un piede. - Anche con queste.
- Già. Immagino che sia così.
Potts aggrottò la fronte, concentrandosi. Un'idea cercava di prendere forma nel suo cervello. Se fosse riuscito a cristallizzarla… - Quegli uomini in cima al pilone. Quando verrà caricato l'ascensore con le travi, la costruzione crollerà, e saranno tutti uccisi. - (Dopo che l'ebbe detto, si rese conto di non aver fatto una domanda, ma un'affermazione).
Lei lo fissò con grande interesse.
Potts continuò: - E "George" crolla sia che gli uomini siano sul pilone, sia che non ci siano.
- Sì.
- Perciò sarebbe un atto di umanità impedire agli operai di salire prima dell'ascensore col carico?
- È quello che vi dicevo. Ma avete detto che non potete ottenere un ordine del giudice…
- Dal giudice no. Bagding. Forse. - La sua idea adesso era quasi completa. Mancava solo una cosa. - È possibile dimostrare che queste monete sono state coniate nel 1795?
- Sì. Misurando l'ossidazione superficiale del rame. Ci vuole un'apparecchiatura a raggi x, ma non è difficile da trovare e la misurazione è semplice e non altera la moneta. È molto simile all'analisi Bragg dei cristalli.
- Badging possiede l'apparecchio?
- Sono sicura di sì. - Sena l'osservò con crescente interesse. - Avete delle profondità nascoste, Oliver.
- Grazie. - Le rivolse un sorriso di gratitudine. - Posso essere un vero figlio di puttana, se mi ci metto. Adesso gli telefono.
Pochi minuti dopo, disse: - È a casa, e mi aspetta.
- Voi da solo?
- Voglio parlargli da solo. Succederà una cosa che non dovreste vedere.
- Siete voi il dottore.
- L'avvocato.
5.
La stanza delle monete.
Gli occhi di Barton Badging saettarono dalla faccia di Potts alla borsa che teneva fra le braccia. Fissò la borsa, senza dire nulla.
("È il nostro spione numero uno" pensò Potts. "Naturalmente c'è dentro anche il giudice"). - Posso entrare, signor Badging?
- Certo, certo. Sono rimasto solo un po' sorpreso.
("Sicuro. Ma non hai ancora visto niente").
- Scendiamo nella stanza delle monete - disse Badging. - È più tranquilla. Siete anche voi collezionista, signor Potts?
- Non proprio. Non ne so niente. Conosciamo naturalmente la vostra esperienza nel campo. In effetti, è per questo che sono qui.
- Non per la causa?
- No. - ("Anche se potremo arrivarci").
- Giù per la scala, signor Potts. Tenetevi alla ringhiera. Posso aiutarvi con la borsa?
- No, grazie, tutto a posto.
- Potete metterla sul tavolo.
- Sì, grazie. - Potts si guardò intorno con genuina ammirazione. Vetrine piene di monete si allineavano lungo le pareti. C'erano serie di monete incorniciate, appese alle pareti come quadri, accuratamente illuminati. Il suo ospite era davvero un collezionista serio.
Gli occhi di Badging non abbandonarono mai la valigetta nera. Si passò la lingua sulle labbra. Si toccò una collanina fatta con delle perline strane.
("Tiriamola un po' per le lunghe" pensò Potts). - Interessante quella collana - disse.
La mano di Badging ebbe uno scatto. - Oh, questa dite. È un wampum irochese. Fabbricato verso il 1637 con pezzi di conchiglie, tagliati e lucidati con grande cura. Un tempo erano usati come moneta, a corso legale. Sei bianche o tre rosse valevano un penny inglese. - Badging teneva gli occhi fissi sulla valigetta nera, ma adesso esalò un lungo respiro e si rilassò un po'. - La gente non apprezza veramente il denaro, signor Potts.
- No.
- C'è qualcosa di speciale nella vista e nel suono delle monete lucide e tintinnanti. Averle, guardarle, perfino odorarle.
- Sì, naturalmente. - Potts guardò verso una parete piena di libri. - E studiarle?
- E studiarle. Amo i libri sulle monete: monete antiche, monete moderne. Ne ho scritto un paio anch'io. E ho un libro di ritagli di giornali sulle zecche americane ed estere.
- Questo mi pare molto generale. Avete una specialità?
- Naturalmente. Tutti i collezionisti seri hanno una specialità. La mia sono le monete americane del diciottesimo secolo.
- Affascinante, signor Badging. Ma come avete cominciato?
Badging allungò una mano e accarezzò delicatamente la valigetta. Disse: - È cominciato anni fa, quando avevo appena aperto il mio studio. Mi occupai di un'eredità che, ahimè, si rivelò un fallimento. La vedova mi pagò con la cassetta di sicurezza del defunto, "ereditata così com'è dal pro - pro - zio Philip". L'aprii. Cerano una o due monete d'oro. Non valeva neanche la pena di farle fondere. E c'erano parecchi altri esemplari. Una grossa delusione. Ma essendo un tipo prudente, le feci valutare. Il risultato fu una vera sorpresa. C'erano reali spagnoli, scellini con il salice piangente del Massachusetts, penny del Maryland, mezzi penny della Virginia, token di New Yorke, farthing di Pitt… Il valutatore mi offrì una cifra con cinque zeri. Non mi sono mai pentito di averla respinta. Oh, posso aver avuto un brutto momento mentre tornavo dall'orefice: ero moralmente obbligato a dire alla vedova il valore reale? No, decisi.
("E" pensò Potts "la tua coscienza non ti ha mai tormentato da allora"). Disse: - Adesso capisco. È straordinario pensare che da quel nucleo originale la vostra collezione è diventata quella che è ora. E naturalmente, nel frattempo, voi siete diventato un'esperto internazionale nelle antiche monete americane.
Badging annuì. Aveva appoggiato la mano sul coperchio della valigetta. Stava per aprirla.
("E ora" pensò Potts. "Sta diventando pazzo"). - Guanti di plastica? - disse calmo.
Silenziosamente, Badging aprì la scrivania e ne tirò fuori due paia. Se li misero.
- Avanti - disse Potts. - Apritela.
Badging lo fece. Con mano tremante prese una moneta, la guardò e quasi la lasciò cadere. L'appoggiò vicino alla valigetta e fece parecchie cose: i suoi occhi si velarono, mise le mani sotto il tavolo, smise di respirare.
Potts aveva visto i cani da caccia comportarsi in maniera simile prima di puntare. Basta che non svenga, pensò.
Lentamente, Badging tornò alla vita. Gli occhi ripresero la vista. Sussurrò: - Quante ne avete qui?
- Circa 775, così mi è stato detto.
Badging pensò un momento. - Circa 20 chili?
- Sì.
- Tutte identiche?
- Sì, credo di si.
L'esperto in monete chiuse gli occhi. Li riaprì. Questa volta le sue mani erano sul tavolo, ma tremavano ancora. - Signor Potts, mi permettete di portare una di queste monete nel retro per un'esame più accurato? Vi assicuro…
- Oh, non avete bisogno di farlo, signor Badging. Sono convinto che si tratta di falsi. Certamente le vostre prove lo dimostreranno. In parte è per questo che sono qui.
- Falsi? - Le guance di Badging si afflosciarono, mentre impallidiva.
- Mi pare ragionevole, no, signor Badging? Quasi 800 monete d'oro del 1795, ancora in condizione di prove di zecca dopo 200 anni? Non sono uno sciocco, signore. E neppure voi. Il problema è come farle fondere.
Potts osservò gli occhi del collezionista. "Sarei un buon lettore del pensiero" decise. "L'avidità rende un uomo sordo, muto e cieco. Lui pensa di saper riconoscere una 1795 genuina come Leonardo riconoscerebbe Monna Lisa, o Parsifal il Santo Graal. Gli leggo nel cervello. In questo momento sta pensando che il rame produce una lenta ossidazione sulle monete d'oro non circolanti. Lo strato è spesso solo pochi micron, ed è invisibile a occhio nudo. Tuttavia è individuabile mediante tecniche ben accessibili alle sue conoscenze e alle sue apparecchiature".
- Fate pure - disse Potts gentilmente. - Provate a voi stesso che sono false.
- Sì. Grazie. Vi prego di scusarmi. - Badging prese la moneta con le dita rivestite di plastica e sparì nell'alcova dietro di lui.
Dieci minuti dopo era di ritorno. Evitò di guardare Potts negli occhi.
- Mi spiace - disse Potts sinceramente. - Ve l'avevo detto che erano false. Ottime imitazioni, tuttavia. Be', adesso possiamo parlare del loro valore intrinseco?
- Valore intrinseco…? - Pareva che Badging avesse difficoltà a concentrarsi.
- C'è un piccolo problema - spiegò Potts delicatamente.
- Il possesso…
- Possesso…? Oh, volete dire possesso di denaro falso?
- Sì. Articolo 18/485. Il Servizio Segreto potrebbe avere qualcosa da ribadire sul possesso di quasi 800 monete d'oro contraffatte. Bisogna fonderle.
Badging impallidì. - Fonderle… Ah… no… be'…
Potts osservò la scena con interesse. Sorrise. - Questo solleva un'altra difficoltà. A causa dei problemi legali, la cosa dovrà essere fatta con grande discrezione. Il mio cliente non conosce alcun orafo; e neppure io. Ma pensavamo che voi forse sì.
La faccia dell'altro d'improvviso brillò. - Ne conosco… un paio. - Tossicchiò delicatamente. - Ci dovrebbe ovviamente essere un compenso.
- Mio caro signor Badging, voi non capite. Lei vuole liberarsi completamente delle monete. Non vuole indietro l'oro fuso. Sta solo cercando di non incappare nella legge.
- Lei? Ah! La signorina Sena?
- Sì.
- Quella pazza.
- Così dicono.
- Voi cosa ne pensate, signor Potts?
- È certamente un tipo poco comune.
Si guardarono l'un l'altro. Badging sospirò. Cominciava a funzionare. Le cose dette più le cose non dette. - Cosa vuole? - Badging parlò con voce quasi petulante.
- Trentamila dollari. Più un piccolo favore.
- La cifra è ragionevole. Ma non posso rinunciare alla causa, Potts.
- No, certo no.
- E allora quale sarebbe questo piccolo favore?
- Lunedì mattina, quando i primi due carichi di travi saliranno sul pilone occidentale "George", ci saranno dieci uomini ad aspettarli in cima, con le chiodatrici. La mia cliente crede che i piloni cadranno non appena gli ascensori cominceranno a salire, e quei dieci uomini rimarranno uccisi. Perciò chiede che gli uomini stiano lontani da entrambi i piloni, finché i montacarichi non saranno saliti su George. Dopo di che, potrete fare tutto ciò che preferite.
- Eh? Volete dire che gli uomini tanto di Martha che di George dovranno aspettare finché i montacarichi non saranno saliti su George?
- Esatto.
- È tutto quello che vuole?
- Più i 30 mila, naturalmente. A questo punto, lei cerca solo di salvare delle vite umane. Entrambi i piloni potrebbero essere coinvolti, a causa delle tensioni interne della piattaforma continentale.
- Se George cade, volete dire - disse Badging.
- Quando George cade - disse Potts fermamente.
- Oh, Dio. Anche voi?
- Anch'io.
Badging guardò la mitica valigetta di pelle, e di nuovo Potts. Esalò lentamente un respiro. Potts si rilassò.
Badging si strofinò il mento. - Pazzia a parte, Potts, dovrò convincere gli ingegneri del cantiere. Faranno un sacco di storie. Perderanno una ventina di minuti, a far salire gli uomini dopo le travi. Nessuna spiegazione razionale. Dovranno essere pagati. Non sono sicuro di riuscirci.
Potts sorrise. - Abbiamo fiducia in voi, Badging. - Spinse la valigetta verso l'altro.
Il suo ospite vi appoggiò sopra una mano. - Vi faccio un assegno.
- Vogliamo complicare la faccenda con pezzi di carta?
- Oh. Ah, no, certo che no. Contanti. Li volete subito?
- Sarebbe un'ottima idea.
Badging andò alla cassaforte a parete e ne tornò con tre mazzi di monéte da cento dollari. - Volete contarli?
- Certamente no, signor Badging. Volete una ricevuta?
- Non c'è bisogno. Mi tengo la valigetta.
Potts sorrise. - Già certo. Avete tempo per ascoltare una storia?
- Sì, certo.
- Riguarda proprio quella valigetta. Si dice che il Congresso l'abbia regalata a Washington quando diede addio all'esercito, ad Annapolis, nel 1783. Immagino che un esame, da parte di un antiquario competente, mostrerà che la pelle non ha più di venti o trent'anni. Quelle iniziali d'oro sono probabilmente di uno chiamato Gerald Whipple, o qualcosa del genere. Vi sentite bene, signor Badging?
- Sì - disse il suo ospite debolmente. - Era fra le cose mancanti a Mount Vernon, dopo la sua morte nel 1799.
- Come? Cosa mancava?
- Niente. Niente.
Potts si alzò e rimise la sedia sotto il tavolo. - Oh, c'è una cosa…
Badging alzò gli occhi. La sua bocca si strinse in una linea dura. - Ecco l'inghippo - disse amaramente. - Sentiamo.
- L'inghippo - disse Potts amabilmente. - Mi è stato detto che le monete hanno una maledizione. Ho promesso a Sena che ve l'avrei detto. Se la Roccia crolla, le monete svaniscono. - Fece un largo sorriso.
I due si guardarono. Dopo un momento anche Badging sorrise. Poi cominciò a ridere. Si piegò in due dalle risate. Gli scesero delle lacrime lungo le guance. Finalmente, la risata si calmò. Ignorando il suo ospite, Badging afferrò la valigetta e se la strinse al petto, coprendola di baci.
- Trovo da solo la strada - sussurrò Oliver Potts.
6.
Domenica da Sena.
Potts accettò l'invito di Sena di cenare da lei, domenica.
Nel farlo entrare, lei disse: - In effetti, Oliver, dovrei dare una grande festa in tuo onore, come ai vecchi tempi coloniali, quando arrivava in visita qualcuno di importante. - Gli sorrise, mentre lo accompagnava in sala da pranzo.
- Non mi pare il caso, Sena.
- Hai ragione, certo. Ma almeno avremo un pranzo come ai vecchi tempi: zuppa, ostriche, pesce, tacchino arrosto, pollo, anatra, oca, manzo, montone, gelatina, budino alla prugna, torte, paste, crostata, punch alle spezie…
Lui la guardò atterrito.
Lei rise allegramente. - Non c'è da meravigliarsi che gli uomini avessero la gotta e le donne l'idropisia. No, Oliver caro, avremo solo qualche assaggio di varie cose, tutte dal buffet, questa sera. Prendi quello che vuoi: solo zuppa e cracker, se preferisci.
Presero i vassoi e si servirono.
Lei gli versò un boccale di liquido rosato, spumeggiante. - Sillabub - spiegò. - Vino e crema. Antica ricetta coloniale. I lipidi della crema facilitano l'assorbimento dell'alcool attraverso le pareti dello stomaco. Ti stende secco.
- Come un martini doppio.
- Come uno triplo, più che altro.
"Fantastico" pensò Potts. "Oh, bene, forse finalmente arriveremo al fondo della faccenda".
Mentre si sedevano, Potts notò una strana musica che giungeva dal lato opposto della stanza.
Lei spiegò: - È una spinetta automatica, per il resto autentica del periodo. Le corde sono pizzicate da piccole penne.
- Che canzone è?
- Questa è High Betty Martin. Poi viene Old Father George.
- Ancora G.W.?
- No, nessun rapporto. Anche se erano molto popolari a quell'epoca, e a lui piaceva accompagnarmi col piffero quando io suonavo la spinetta.
- Sembra una bella vita.
- Era diversa. Una volta avevo una stanza museo, dove tenevo cose caratteristiche del periodo. Ma è finito tutto in cantina, quando ho dovuto spostare casa.
- Di che cosa è fatta la tua casa?
- Niente legno o pietra o plastica. È lo stesso materiale della Roccia. Quando la Roccia sparirà, sparirà anche la casa e tutto quello che c'è dentro.
Potts si guardò intorno. - C'è un sacco di tappezzeria.
- In effetti sono tappeti. All'epoca coloniale erano troppo preziosi per camminarci sopra. Li appendevamo alle pareti e li mettevamo sui tavoli.
Si era abbandonata ai ricordi. Questo lo preoccupava. Una volta aveva osservato lo stesso umore in un uomo in attesa dell'esecuzione. - Come te la passavi con i primi coloni?
- Abbastanza bene. Poi hanno deciso che ero una strega e che dovevo essere bruciata. È successo verso il 1690. I padri della città mi hanno inseguita fin qui con torce e archibugi. Ma mentre mi guardavano, sono affondata nella Roccia. Il pastore ha maledetto il posto con una cerimonia complicata; poi i guardiani hanno svuotato la mia casa e hanno cercato di bruciarla. Ma non voleva bruciare. Sono rimasta nella Roccia per anni. Quando ne sono uscita di nuovo era il 1725, e tutto era stato dimenticato. Nelle colonie era arrivato il tè, e le tazze dalla Francia, senza manici. Quando si andava a prendere il tè da qualcuno, ci si portava la tazza e il piattino, e lo si sorseggiava delicatamente dal piattino, non dalla tazza. Adesso è tutto diverso.
- Entrare nella Roccia ha avuto qualche effetto negativo su di te?
- È stato noioso. E mi sono presa un po' di radioattività. Ma aveva un semiperiodo veloce, e presto è sparita. Non sono più stata nella Roccia da allora. Non ce n'è più bisogno. Adesso sono del tutto innocua, Oliver. Tu hai un livello radioattivo superiore al mio.
- Non si sono insospettiti vedendo che non invecchiavi mai?
- Oh, ho imparato a cavarmela. Invecchiavo con il trucco e parrucche grigie. Quando diventavo molto vecchia, sparivo; "morivo", e tornavo sotto forma di mia "nipote" per ereditare la casa e la Roccia. - Indicò un ritratto incorniciato, alla parete. - Vedi là? Ero una "gran dama" quando Stuart mi ha dipinto, nel 1782. Quel parruccone bianco era l'ultima moda. Mi è costato quattro ghinee. Ho dovuto dormire per parecchie notti appoggiata alla testiera, per conservare l'acconciatura.
Potts guardò il ritratto. - Molto ben fatto.
- Ti piace? Anche a George piaceva. Era diventato un ottimo conoscitore.
- Aveva un gusto eccellente - disse Potts.
- Alcune delle cose odierne gli sarebbero piaciute; alcune no. Era un grande ballerino. Faceva chilometri per andare a un ballo. Ti piacerebbe ballare, Oliver?
- Non conosco molto bene i balli moderni…
- Neanche io. Un successo dell'epoca coloniale, magari.
- Ottimo.
- The Rolling Hornpipes. Io prendo la spinetta. Lui mi accompagna al piffero. Quello che gli mancava in talento, compensava con l'energia.
- Eh?
- George e io suonavamo insieme, nel 1795. Ne avevo fatto una registrazione olografica a grandezza naturale. Non gliel'ho mai fatta vedere. Credo che non l'avrebbe capita. - Attraversò la stanza e schiacciò un bottone.
Ed eccoli lì. Il generale in piedi, alto, con le labbra sporgenti, che soffiava nel piccolo cilindro d'argento. Le dita di Sena si muovevano agilmente sui tasti della spinetta. Guardava con occhi pieni di gioia il suo ospite musicale.
Potts balzò in piedi come se fosse stato punto da un ago infuocato. - Gesù Cristo - mormorò. L'uomo alto, dai capelli bianchi, era completamente nudo, a parte un asciugamanto attorno alla vita.
L'avvocato emerse lentamene dalla sua paralisi. Ripensò alla famosa frase di Hawthorne: "Qualcuno ha mai visto George Washington nudo? È inconcepibile. Lui non aveva nudità; immagino che sia nato con i vestiti addosso, i capelli incipriati, e abbia fatto un solenne inchino, alla sua prima apparizione nel mondo".
"È un sillabub molto forte" pensò Potts.
- Vieni - disse Sena. - Balliamo. - Lo prese per mano.
- Ma…
- Ti spiegherò dopo.
E così Sena lo guidò nelle vivaci giravolte di un'epoca lontana, alla musica fornita dal Padre della Patria.
La musica finì. La registrazione si spense automaticamente. La visione dei secoli passati svanì.
Potts si passò una manica sulla fronte umida. - Allora?
- Passò per la prima volta da queste parti nel 1750, in un viaggio di esplorazione per incarico di Lord Fairfax. Aveva solo diciotto anni, anche se ne dimostrava di più. Oh, com'era bello, con i suoi folti capelli rossi, le spalle larghe, la vita sottile. Eravamo amanti, Oliver. Ci sono ancora alcune lettere sparse negli archivi in cui si parla di me. Io era la sua Bella del Fiume. Metteva maiuscole dappertutto. Non sono stata la sola donna della sua vita, ma credo di essere stata la prima. Sally, Martha, Eliza, sono venute tutte dopo.
- Lui è tornato?
- Sì, quella volta sola, nel luglio del 1795. Il paese era in una situazione terribilmente difficile, la peggiore dalla Rivoluzione. Il Trattato di Jay avrebbe dovuto riportare la pace con l'Inghilterra. Se non avessimo firmato, gli inglesi ci avrebbero dichiarato guerra. Se firmavamo, rischiavamo la guerra civile. John Jay venne impiccato in effigge. Alexander Hamilton cercò di difendere il trattato, e venne preso a sassate. La casa del ministro inglese venne presa d'assalto dalla folla. La bandiera inglese venne trascinata per le strade di Charleston e bruciata davanti alla porta del consolato. George non poteva rivolgersi da nessuna parte per avere un consiglio sereno. Knox e Hamilton avevano dato le dimissioni dal governo. Rimaneva solo Randolph, ed era sospettato di tradimento. E a parte il trattato, George doveva tornare a Filadelfia per il rapporto annuale al Congresso. "Sena" mi disse "cosa diavolo devo fare"? "George caro" dissi io, "Per il momento la cosa più importante è mantenere lo status quo. Evita ad ogni costo la guerra per almeno quindici o vent'anni. Lascia che questo giovane e vigoroso paese si arricchisca e diventi capace di difendersi… contro gli inglesi, i francesi, gli spagnoli, i pirati della Barberia, e tutti quanti". "Ma il Sud" disse lui. "Vogliono spedire il loro cotone in Europa, ma a causa dell'articolo Dodici del Trattato non possono, perché entrerebbero in competizione con il cotone delle Indie Occidentali. Il Sud solleverà un pandemonio se firmò". "Senti, tesoro" gli dissi "riscrivi l'articolo che riguarda le Indie Occidentali, poi firma il trattato e portalo a Londra prima che il Congresso si convochi di nuovo. Gli inglesi firmeranno, credimi".
- Ricordo come mi guardò. Non voleva mettersi gli occhiali, così non poteva decidere se ero giovane o vecchia. In effetti, a quell'epoca, mi ero truccata in maniera da sembrare che avessi circa quarant'anni, ma con un bel corpo e una bella carnagione. Insistetti ancora. "George caro, gli inglesi non vogliono fastidi con noi. Ne hanno già abbastanza adesso in Europa. I francesi stanno facendo una rivoluzione sanguinosa. Un giovane capitano di artiglieria di nome Bonaparte li ha appena cacciati da Tolone". "Sei bene informata, ragazza mia". "Leggo i giornali, generale". Lui disse: "E immagino che tu abbia dei suggerimenti da darmi circa il mio settimo rapporto al Congresso". "Infatti. Di' loro, e al paese, che le cose non sono mai andate così bene. La vittoria di Wayne sugli indiani a Fallen Timbers ha portato la pace nel sudovest. Nel nordest il trattato di Jay porterà la pace con gli inglesi. Inoltre il trattato metterà una gran paura addosso agli spagnoli, e ci concederanno diritti di traffico per l'intero corso del Missisipi. La nostra popolazione continua a crescere, e il paese prospera. Nuovi canali e nuove strade si stanno aprendo dovunque". George mi fissò. Aveva la bocca spalancata, e potevo vedergli il meccanismo d'argento dei denti falsi. "Be', per Dio" disse "hai ragione! Qualcos'altro"? "Amico mio" dissi "sei arrivato qui che tremavi, anche con i mutandoni. Ti ricordo che è la metà di luglio. Anche con le porte e le finestre aperte fa piuttosto caldo. E adesso hai smesso di tremare, e stai sudando. Mi farebbe piacere che mi lasciassi la tua biancheria". - Si interruppe e guardò Potts. - Così gli ho dato un asciugamano.
- Sì. Siamo arrivati a questo punto.
- Aveva bisogno di riposare. Un paio di giorni… e di notti.
- Sì.
- In effetti, credo che abbia dimenticato qualche capo di biancheria.
Potts pensò alla borsa delle monete e annuì.
Sena disse: - Tornò a Filadelfia, firmò il trattato in agosto, e tenne il discorso sullo stato della nazione in settembre. Naturalmente, dovette tenerlo nello stile paludato dell'epoca: "Vi invito a unirvi insieme a me nella profonda gratitudine verso l'Autore di ogni bene, per le numerose e straordinarie benedizioni di cui godiamo". Ma c'era tutto quanto.
Potts rimase pensieroso. - Ed è andato tutto come avevi previsto tu.
- Quasi esattamente. Ma oggi a chi importa?
- A me importa.
- Tu sei un'anima buona, Oliver. - Gli prese la mano e lo condusse alla finestra, da dove si vedeva splendere la luna piena, mentre scendeva lentamente ma percettibilmente sull'orizzonte, proprio dietro il pilone, dando l'illusione che uno scheletro colossale si stesse sollevando dalla terra. Potevano quasi sentire un grido di vittoria.
Potts sentì Sena tremare. - La tua Gente verrà a prenderti - disse.
- No, non credo che a loro importi. Non sono veramente reale, capisci. Sono solo una finzione della mia immaginazione.
- A loro importa, e verranno.
- Anche se volessero, non sono sicura che potrebbero farlo. La porta non si apre per altri sessanta giorni.
- Questa è un'emergenza. Faranno qualcosa di speciale. Verranno. - La strinse a sé.
- Continua a parlare - disse lei. - Dimmi come verranno.
- Una grande nave bianca, con i razzi lampeggianti, scenderà sul prato davanti al tribunale…
- No, nessuna nave.
- Bene: niente nave. Siamo in aula, il giudice è sul punto di pronunciare la sua sentenza, quando d'improvviso la stanza si riempie di una luce accecante. Significa che il loro ponte si è unito. Ti chiamano. Tu non sei sicura di volere andare. Spieghi loro che vuoi restare con me, per parlare, per ballare, per fare l'amore. Loro dicono: "Sena, non puoi rimanere. Devi venire con noi, perché ti amiamo, e abbiamo fatto un lungo viaggio per te". Tu mi rivolgi una lunga occhiata sofferente, e io per un momento penso di poter venire con te. Ma sappiamo tutti e due che non funzionerebbe. E l'istante successivo, tu sei sparita, e la luce è sparita.
- E il ponte, e la Roccia, e la mia casa e tutto ciò che contiene. E le monete.
- Tutto. Il giudice Roule rimarrà un po' sconvolto, per non parlare di Barton Badging.
- Quando morirò mi piacerebbe sognare. Sognerò te.
- Sena, smettila di parlare così. Tu non morirai.
Lei lo ignorò. - Ma non sono capace di sognare. Dormo quando voglio, ma non sogno. Non so come si fa. È una cosa che fate solo voi uomini. Se potessi sognare, non morirei, vero?
Potts pensò: "Sommio ergo sum".
- Forse - disse lei tristemente - sarebbe stato meglio se non ti avessi mai incontrato. Sarebbe stato molto più facile morire. Non avrei avuto rimpianti. È stato crudele da parte tua venire.
- Adesso ragioni come una donna.
- Davvero? Una vera donna di carne e di sangue? Forse mi sto trasformando in un essere umano. Sai, come Pinocchio che si è trasformato in un bambino vero. Allora sarei salva, vero?
Potts ricordò dei versi di Andrew Marvell: "I cavalieri sfrenati passando hanno sparato al mio cerbiatto, e morirà". Disse: - Sei già salva.
- Puoi stare qui questa notte, vero?
Lui le strinse la mano.
Parecchie ore dopo, mentre scivolava nel sonno, Potts fece uno sforzo per svegliarsi. Le batté sulla spalla. - Sei sveglia? - sussurrò.
- Cosa c'è?
Lui esitò. C'era qualcosa che si agitava nel lobo analitico della sua corteccia cerebrale. "Sputa fuori, Potts". - Sena ricordi il tuo livello di radioattività nel 1750, quando l'hai incontrato per la prima volta?
Nel buio avvertì il suo stupore. - Era ancora abbastanza alto. George può aver assorbito parecchie centinaia di rem. Oh mio…
Potts cercò di ricordare le cifre. Sì, la dose massima ammessa era mediamente mezzo rem all'anno.
- L'ho sterilizzato, vero? - mormorò lei a voce molto bassa.
- Dormi Sena. - ("È storia antica ormai").
Lui rimase sdraiato a pensare. Sena aveva sterilizzato il giovane George. E dal momento che non poteva avere figli, i giovani ufficiali dell'armata erano diventati suoi figli: Hamilton, Lafayétte, Greene, Wayne, Fitzgerald, Benjamin Lincoln… Tutti quanti. Non c'era da meravigliarsi se riusciva a risolvere gli ammutinamenti con un solo gesto. Non c'era da meravigliarsi se gli uomini con le spalline avevano pianto quando aveva dato loro l'addio, a Fraunces Tavern. E come presidente, aveva adottato l'intera popolazione come una sua famiglia. Naturalmente era il Padre della Patria… cosa che non sarebbe mai diventato, se avesse avuto figli del suo corpo. Curiosa la concatenazione delle cause! "Questa donna, stesa accanto a me, ha reso un grande uomo ancora più grande, facendo sì che vivesse in tal modo una lunga e disperata guerra per l'indipendenza, e assicurando la nascita felice e gli anni dell'infanzia di una nuova nazione. Senza di te, 'Bella del Fiume', potremmo essere ancora sudditi della Gran Bretagna. O peggio".
E pensando questo, sorrise e si addormentò.
6.
Non luogo a procedere.
La corte, tre minuti prima delle dieci.
Sentì che lei gli toccava il ginocchio, sotto il tavolo. Capì subito che il contatto non intendeva essere una seduzione. Sena voleva essere rassicurata. Le batté sulla mano.
Poi alzò gli occhi. Badging era in piedi vicino al tavolo, e si guardava intorno nervosamente. - Potts, avrei solo una domanda rapida da farvi sulle monete. - Aggiunse con diffidenza: - Se avete un momento.
- Certo Badging. Volete ritirarvi dall'affare? Nessun problema. Ecco…
- No, no. Niente del genere. È per il panno in cui erano avvolte le monete. Sembrano dei mutandoni lunghi, di lino tessuto a mano, per un uomo molto alto. Ne sapete niente?
- Tutto quello che posso dirvi, è la vecchia filastrocca: "George corse via senza mutande". Non so proprio altro, Badging.
- Sì, certo. Grazie, Potts, oh, grazie, grazie. - La sua faccia splendeva. Tornò lentamente al suo tavolo.
"Sono contento di poterti dare un po' di felicità" pensò Potts "anche se è solo temporanea".
- Tutti in piedi! - intonò il messo. - Questa onorevole corte è in sessione. Presiede l'onorevole Maximilian Roule. Sena contro l'Amministrazione del Ponte.
Roule entrò di gran carriera, si guardò attorno, poi si sedette e fissò accigliato la querelante e il suo avvocato. - Qualche eccezione, signor Potts?
- Sì, vostro onore. Vorrei mostrare qualche registrazione olografica.
- Di cosa?
- Vari crolli di ponti. Come sono successi. Quali ne erano le cause.
- Che importanza può avere nel nostro caso, signor Potts? Le condizioni non sono uguali.
- Il ponte di Quebec era molto simile, vostro onore. Il basamento roccioso sotto il pilone occidentale era instabile. La roccia cedette di mezzo centimetro. Il pilone pesava 20 mila tonnellate, come il nostro. Tuttavia la campata del ponte venne installata ugualmente… circa 5 mila tonnellate. Dopo di che l'intero ponte crollò, uccidendo numerosi uomini.
Badging era in piedi. - Vostro onore!
- Signor Badging.
- La querelante sostiene che altre due tonnellate e mezzo di travi sul pilone occidentale sarebbero sufficienti per superare il peso sopportabile dal basalto sottostante, causando la, caduta del pilone. Il querelato non è per nulla d'accordo con i timori della querelante circa i rischi per le vite umane. Neppure un po'. Tuttavia, per una pura questione umanitaria, la parte querelata ha deciso di far allontanare tutti gli uomini da entrambi i piloni, mentre il carico successivo di travi salirà sul pilone occidentale.
Roule guardò severamente Potts. - Questo dovrebbe bastarvi, signor Potts. È una concessione molto generosa: la parte querelata non aveva alcun obbligo di farla. Ritengo la vostra richiesta di mostrare le registrazioni olografiche inammissibile. Qualcos'altro, signor Potts?
L'avvocato lasciò cadere un poco le spalle. - No, vostro onore.
Roule gli sorrise freddamente. - Be', non siate così afflitto. Avete fatto del vostro meglio, considerando che non c'era niente da fare. Non sedetevi. Signor Badging?
- Sì, vostro onore?
- Dal momento che il signor Potts non ha alcuna eccezione, e voi non avete contro - eccezioni, la parola torna al signor Potts. Avete qualche dichiarazione finale da fare?
- Sì, vostro onore. - Cominciò lentamente: - Primo: questa corte non ha giurisdizione sulla materia. La Roccia di Sena è territorio di un paese straniero, ossia dei Dhoran, un popolo extraterrestre. È stato acquistato da loro mediante un trattato con gli indiani, migliaia di anni fa. Il trattato è stato automaticamente assunto dagli Stati Uniti quando questi hanno assunto la sovranità sulla Roccia. I territori stranieri non possono essere espropriati, ma solo acquisiti mediate trattato o guerra, oppure mediante abrogazione di un trattato. Nessuna delle quali cose è successa.
- Un momento - obiettò Roule. - Conoscete l'articolo 33/532?
- Sì. Assegna agli stati e agli enti autorizzati dagli stati la facoltà di acquisire proprietà per la costruzione di ponti. E presumo che vostro onore conosca l'articolo 33/531, che dice che il 532 non autorizza la costruzione di alcun ponte che colleghi gli Stati Uniti con un paese straniero.
Roule alzò gli occhi al cielo. - Ci risiamo, signor Potts. Insistete col sostenere che la Roccia è il terminale di un ponte che congiunge gli Stati Uniti con un pianeta extrasolare?
- Si, vostro onore.
- Signor Potts, vi rendete conto che il manicomio della contea si trova proprio su questa strada?
- Ne sono consapevole, vostro onore.
- Avete qualcos'altro da dire, avvocato?
- Un altro punto, vostro onore. Il caso apre un problema. Nell'espropriare la Roccia dei Dhoran, questa corte ha acquisito una proprietà senza seguire le dovute procedure di legge, in violazione del Quinto Emendamento alla Costituzione. Sorge perciò un problema di legittimità. Con il dovuto rispetto, vostro onore, questo caso non avrebbe mai dovuto giungere davanti a una corte di stato. Solo le corti federali hanno giurisdizione. Grazie. - Si sedette.
- Grazie a voi, signor Potts, per la vostra originale presentazione. Signor Badging?
- Vostro onore, all'inizio di questo processo, avevo chiesto il non luogo a procedere. Dopo l'esposizione delle ragioni della parte querelante, ho rinnovato la richiesta. Ora la presento per la terza volta.
- Prima di decidere sulla vostra richiesta, signor Badging, ho qualche commento da fare sui ponti, in particolare sulla loro progettazione e costruzione. In effetti, la progettazione è arrivata a un punto di perfezione tale che i crolli sono praticamente un ricordo del passato. L'abilità degli ingegneri è aumentata. I materiali sono migliorati. I progettisti hanno fatto l'autopsia delle loro catastrofi, e hanno imparato. - Il giudice pareva di ottimo umore. - Le grosse trasformazioni hanno avuto luogo alla fine del diciannovesimo secolo, quando i costruttori dovettero affrontare il problema di treni sempre più pesanti. Certo, avevano ancora molto da imparare. Infatti nel decennio fra il 1870 e il 1880, quattrocento ponti crollarono. Ma queste cose appartengono al passato. I ponti non sono più pericolosi. Oggi padroneggiano i principi fondamentali della progettazione.
- Ma naturalmente, queste sono considerazioni di ordine generale, e non si riferiscono ai particolari della mozione del signor Badging. Per farlo, dobbiamo rivolgerci ai dati specifici in nostro possesso. E qui incontriamo un problema preliminare, fondato sulla legge dell'evidenza, ossia: quale peso assegnare alla testimonianza giurata di una persona che afferma di avere diecimila anni, di essere stata creata da esseri provenienti dallo spazio, e che la Roccia di Sena è sul punto di frantumarsi. Io affermo che la testimone o mente o è pazza, o entrambe le cose, e che la sua testimonianza dev'essere perciò ignorata.
Si appoggiò allo schienale. - E avendo deciso questo, arriviamo alla questione finale, ossia se la Roccia è proprietà dei suddetti alieni, e, in tal caso, se costoro hanno certi diritti in base a un trattato. Penso che porre la questione sia come darle una risposta. E la risposta dev'essere, ed è: no.
- Deciderò ora sulla richiesta di non luogo a procedere del signor Badging.
- Richiesta accolta. Il caso è chiuso. Nessun appello. - Guardò severamente Potts e Sena ancora una volta, come se fossero colpevoli di delitti innominabili contro la legge e l'umanità. - Voglio vedere entrambi gli avvocati nel mio studio. Anche voi, signora Sena. Datemi solo cinque minuti. Devo fare una telefonata. La seduta è tolta. - Batté col martello e si alzò.
Sena guardò Potts ansiosamente. - È finita. E allora cosa ha in mente adesso?
"Niente di buono" pensò l'avvocato. - Vedremo.
7.
Ponti che hanno fatto la storia.
- Adesso che è tutto finito - disse Roule - pensavo che potremo osservare la prosecuzione dei lavori sul ponte dal mio ufficio, in circuito chiuso. - Guardò l'orologio. - Gli ascensori sono stati caricati con due tonnellate e mezzo di travi metalliche. Non c'è alcun uomo sui piloni… gentile concessione del signor Badging, mi risulta. E fra esattamente venti minuti i motori si avvieranno, e i montacarichi inizieranno a salire su "George". Perciò abbiamo un po' di tempo a disposizione. Ho notato che voi signor Potts, e voi, signora Sena, state guardando, un po' di nascosto posso aggiungere, i quadri appesi alle pareti. Tutti ponti, vero? E ponti molto particolari, con una caratteristica interessante in comune. Sono tutti crollati. Sì, signor Potts, l'erba cresce, le donne partoriscono, il sole splende, e i ponti crollano. È tutto quello che fanno. Ma prego. Mentre aspettiamo che il ponte George Washington crolli, vi accompagnerò in un viaggio guidato.
- Cominciamo da lontano. Questo è il ponte costruito da Serse sull'Ellesponto, per l'invasione della Grecia. Spazzato via da una tempesta nel 481 a.C. Segue un esempio letterario: il ponte di San Luis Rey, di Wilder, poco prima che crollasse. Quelle sei persone rimarranno uccise precipitando nel burrone sottostante. Wilder credeva che Dio facesse loro un favore. E qui abbiamo un vero ponte: una struttura reticolare progettata da Ithiel Town per il traffico ferroviario su Catskill Creek, nello stato di New York. Crollò nel 1840, uccidendo un operaio: la prima sciagura di un ponte ferroviario negli USA.
- E questo è il mio orgoglio e la mia gioia. La foto è stata scattata prima, naturalmente. Il 29 dicembre 1876 questo ponte crollò nella gola sottostante, visino ad Ashtabula, Ohio. Insieme, caddero due locomotive e undici carrozze. Morirono ottanta persone, senza contare l'ispettore addetto ai ponti, che si suicidò. Amasa Stone, l'architetto, cadde in disgrazia. Non conosciamo ancora la causa.
- E questa è un'altra foto scattata prima. In Inghilterra, nel 1879, questo meraviglioso ponte di ferro sul Firth of Tay crollò insieme a un treno, uccidendo 75 persone.
- Proseguiamo. Questo è il ponte Quebec, sul St. Lawrence. Ne avete parlato anche voi, signor Potts. In realtà, i fatti si sono svolti in maniera ancora più orrenda di quanto abbiate riferito. Il primo crollo avvenne nel 1907. Il pilone sud crollò durante la costruzione, e 75 uomini morirono. E, come avete notato, in effetti i costruttori erano stati avvertiti: sotto il peso del braccio sud, la fondazione si era abbassata di mezzo centimetro. Dopo il crollo, ricostruirono il pilone, ma nel 1916, mentre sollevavano la campata centrale, questa cadde, uccidendo undici uomini.
- Successivamente, possiamo vedere 'Galopping Gertie', il ponte sospeso costruito su Puget Sound Narrows, a Tacoma, Washington. Dopo capriole degne di una ballerina hawaiana, precipitò nell'abisso.
Potts aveva sentito altre volte discorsi sarcastici, compresi certuni rivolti a lui. Ce n'erano di diversi tipi: alcuni (a un'estremo) scherzosi e divertenti (come fra amanti o amici intimi); altri (all'estremo opposto) crudeli e stupidi, come la corona di spine di Cristo. Ma mai prima di allora aveva sentito qualcosa di altrettanto spietato, cinico, selvaggio, sadico, come l'esposizione di Roule. Era sarcasmo moltiplicato dalla malignità. Lo trovò orripilante.
Roule guardò il trio. - Ce ne sono molti altri, ma il tempo stringe, e intendo passare all'ultimo esempio. - Lo seguirono fino alla parete più lontana. - È la rappresentazione fatta dall'architetto del nostro ponte George Washington. Dopo il completamento, ma prima del crollo - aggiunse maliziosamente. Sogghignò rivolto a Potts, con gli occhi mezzo nascosti dalle profonde arcate sopraccigliari. - Impressionato, avvocato.
- Infatti, giudice.
- Ormai manca pochissimo. Torniamo alle nostre sedie, e guardiamo lo schermo. Il grande spettacolo sta per cominciare.
Mentre si sedevano, Potts studiò lo schermo TV. La vista era eccellente: il gigantesco pilone occidentale fatto di travi metalliche incrociate. Forte e leggero. Ma non abbastanza forte, e abbastanza leggero da sopravvivere alla sparizione della Roccia. Da quella elegante struttura, secondo le intenzioni degli ingegneri, si sarebbero allungate grandi ali, da una parte per l'accesso al ponte dalla terra, dall'altra per connettere il pilone alla mensola est, che già si stava allungando dalla riva opposta.
Potts si sentì triste… Nelle intenzioni degli ingegneri.. nelle intenzioni dello stato e della contea… nelle intenzioni di commercianti, banchieri, costruttori di paesi e centri commerciali… E tutte quelle belle intenzioni sarebbero andate in fumo.
Sena gli prese la mano. - Dove sono? - sussurrò.
- Verranno - disse lui. Ma non ci credeva veramente. La contava già come morta.
- Vedo che i montacarichi sono pronti - osservò Roule. - E sono certo che tutti voi vi state chiedendo cosa succederà quando cominceranno a salire lungo il pilone. Bene, signora e signori, ve lo dirò io. Non succederà niente. E questa sarà la prova che voi, signora Sena, e voi, signor Potts, siete pazzi. - Sorrise crudelmente. - Quanto a voi, giovane signora, non è il caso di preoccuparsi troppo. Ma nel caso vostro, avvocato, è un'altra faccenda. Signor Potts, ho già avvertito il manicomio. Ho ordinato il vostro ricovero. I ragazzi con la camicia di forza saranno qui fra dieci minuti. Naturalmente, se volete andarvene subito, la macchina vi aspetta qui di fronte, e fate in tempo a prendere il volo di mezzogiorno.
"Dunque era questa la tua telefonata" pensò Potts. "Avrei dovuto immaginarmelo". Mormorò: - Una coincidenza interessante. Fenleight York stava dirigendosi verso l'aeroporto quando la sua macchina venne spinta giù dal burrone.
Roule sospirò. - Sì, capisco il vostro punto di vista. Un evento sfortunato. Ci credereste, Potts? Il vostro amico credeva di aver scoperto qualche succulenta prova di corruzione nell'Amministrazione del Ponte. Qualcosa circa la vendita di una grossa fetta di obbligazioni al sottoscritto, a un dollaro l'una. Pure calunnie. Abbiamo cercato di farlo ragionare. Ma niente. Era deciso a portare la cosa davanti al Comitato per i Reclami Giudiziari, e ai giornali. Molto ingenuo da parte sua. Che peccato. Un triste evento. Non siete d'accordo, signor Potts?
"Molto interessante" pensò Potts. "Barton Badging se ne sta seduto qui, testimone di questa conversazione. O al giudice piace vivere pericolosamente, o l'esperto in monete è inestricabilmente coinvolto in tutta la faccenda". Cercò di guardare Badging negli occhi, ma l'altro l'evitò.
Il giudice gli stava parlando. - Non siete d'accordo, signor Potts?, vi ho chiesto.
Potts alzò le spalle. - Come preferite - disse con aria assente. La sua attenzione era concentrata momentaneamente sullo schermo Tv. Un uomo vicino al montacarichi stava facendo dei segni a un altro fuori campo. Il montacarichi era evidentemente sul punto di partire.
Roule fissò Potts. - Fate attenzione, signore. Potrei far includere la vostra cliente nel certif… - La sua minaccia venne interrotta a metà sillaba.
Simultaneamente Badging ebbe un sussulto, e fece cadere col gomito il portacenere sul bracciolo della poltrona. Ma il portacenere non cadde. Si fermò sul bordo, rovesciando della cenere che rimase sospesa a mezz'aria. "Molto strano" pensò Potts. Guardò il giudice, che adesso sembrava una statua. La faccia e gli occhi dell'uomo non mostravano nessuna particolare emozione: né paura, né allarme. Poi Potts si accorse che ogni suono era cessato. Il giudice… Badging… l'intera stanza.. tutto era come una fotografia, incorniciata nel tempo morto. Si girò e guardò Sena. Lei lo fissò a sua volta, a occhi spalancati, poi alzò le spalle, come per dire: "Non chiederlo a me"!
Be', almeno loro due parevano liberi. E fuori? Il ponte? Guardò la televisione: la scena sullo schermo era immobile, e nessun suono usciva dall'altoparlante. Il braccio del caposquadra era ancora alzato in un immobile segnale a qualcuno di invisibile, presumibilmente l'operatore del montacarichi. Un gruppo di uomini con i caschi, che stavano camminando verso la base del pilone, si erano completamente fermati, come sorpresi in un'istantanea.
Era come una scena della Bella Addormentata, quando le fate gettano l'incantesimo, e ogni movimento cessa. Il re e la regina si addormentano. I cavalieri e le dame si arrestano a metà dei loro gesti. Il coltello del macellaio si ferma in ària. Un incantesimo di grande potenza ha stregato tutto.
Potts spalancò la bocca. Poi la richiuse lentamente. Perché adesso aveva capito. I Dhoran stanno arrivando. "Forse sono già qui. Sono venuti a prendere Sena. Proprio all'ultimo momento". I suoi pensieri erano confusi. "Come faranno? Che aspetto hanno"? Gettò un'occhiata alla donna. Sena stava guardando… fuori… Cosa? E adesso era lui ad avere paura. Le strinse la mano più forte.
La parete dov'era la libreria del giudice cominciò a brillare. L'intero settore con gli Atlantic Reports, seconda serie, risplendette, poi scintillò, poi svanì. Potts poté vedere attraverso la parete. Vedere cosa? Certamente non il parcheggio, né la strada, né l'edificio del Tribunale per la Cause di Famiglia. Vide delle cose per cui non aveva nome. Luci fuggevoli… oggetti luminosi, simili a fronde dai colori strani. E suoni… bizzarri, tintinnanti, armoniosi. Sapeva che non c'era niente del genere sulla Terra.
Sena gli lasciò andare la mano, si alzò, poi si chinò a baciarlo. - Me ne vado, Oliver.
- Non possono salvare la Roccia?
- No, è troppo tardi. Se rimanessi, morirei quando la Roccia svanirà. Sono stata creata dalla Roccia. - Esitò. - Oliver, in questi diecimila anni tu sei la sola persona con cui sia stata capace di parlare. Ci sono molte cose meravigliose su Dhora. Potremmo essere felici, insieme. Ti prego, vieni con me.
- No, sai che non posso. Non funzionerebbe. Tu sei immortale, Sena. Rimarrai giovane per sempre, mentre io invecchierò e morirò. Vai, Asenaapeeneniwa, Spirito della Roccia, e lascia che ci ricordiamo a vicenda.
Lei emise un gemito selvaggio e desolato, e corse verso la luce.
Gli Atlantic Reports, seconda serie, si rimaterializzarono immediatamente.
La vita riprese.
Lo schermo Tv mostrava che i montacarichi, con le due tonnellate e mezzo di travi metalliche, aveva cominciato a salire.
In quell'istante la Roccia svanì.
Per un momento il pilone, incautamente e impietosamente chiamato "George", sembrò rimanere immobile, sospeso su dieci metri di vuoto assoluto, come se avesse dimenticato del tutto gli insegnamenti di Sir Isaac Newton. O forse credeva di essere appeso a qualche colossale gancio che scendeva dal cielo. Ma poi la realtà lo raggiunse, e cadde, silenziosamente e pigramente, all'inizio, in verticale. Ci fu un breve intervallo fra la vista e il suono, come se gli artefici di quello scenario si fossero sbagliati a sincronizzare questi elementi vitali della rappresentazione. Ma alla fine tutto tornò secondo le regole, e il crollo si vide, si udì, si sentì, in una sorta di ordine sparso, nell'ufficio di Roule. Le vibrazioni quasi fecero cadere l'apparecchio Tv dal tavolo.
Raccapricciati e insieme affascinati, i tre uomini guardarono. L'assenza di Sena passò inosservata.
Il vero basamento roccioso, dieci metri sotto la Roccia svanita, scendeva di sbieco, di modo che il lato del pilone rivolto verso il fiume aveva uno spazio maggiore per cadere. Questo fece inclinare il pilone in direzione del fiume. Ma non precipitò tutto di un pezzo. Le sezioni più alte dovevano percorrere un tratto più lungo, e non si poteva fargli fretta. "George che balla, per l'ultima volta" pensò Potts. "Un vero titano". Alla fine, il pilone si spezzò in tre parti, che crollarono tutte con gesti magniloquenti, come se facessero dei segni a Martha, dall'altra parte del fiume. "Una Grande Anima che chiama una Grande Anima" meditò Potts. Alla fine anche le sezioni più alte piombarono nel fiume sollevando spruzzi giganteschi e prolungati, che inzupparono gli operatori Tv, sulla strada di accesso per il ponte, a settecento metri di distanza.
Il tremito della terra continuò, e la catastrofe assunse dimensioni gigantesche. Le telecamere inquadrarono Martha, dall'altra parte del fiume. Il pilone gemello aveva cominciato a oscillare, lentamente e grandiosamente, come aprendo un solenne minuetto. Era un movimento complicato, una specie di oscillazione avanti e indietro, unita a un tremito da destra a sinistra. Alcune cose cominciarono a cadere dal pilone, forse travi metalliche. All'inizio lentamente, e una alla volta. Poi il tempo della distruzione si fece più veloce, come se una folata di vento spazzasse le foglie morte da un albero, nel tardo autunno.
Con un grande sospiro, Martha si scosse. Crollò non come un pezzo intero di acciaio traforato, ma come una massa confusa di giganteschi spaventapasseri.
Barton Badging si voltò lentamente a guardare Potts. La bocca del Presidente dell'Associazione Numismatica di Sena City formò una grossa O, e all'inizio le parole non ne uscivano chiaramente. - Le… le… La… Cosa…?
Potts aspettò, ma in effetti non c'era nulla che potesse fare.
Alla fine, Badging lanciò un urlo, poi uscì di corsa dall'ufficio. - Le mie monete! Le mie monete! La maledizione!
Il giudice osservò la scena con una faccia bianca come il gesso.
Si mosse barcollando verso la sua sedia, ma crollò a terra prima di riuscire a raggiungerla. Rimase lì, come un mucchio di stracci, vicino alla sua scrivania.
Potts scosse la testa. "Un colpo? Meglio chiamare l'ambulanza. E che brutto momento, poi: saranno tutte partite per il ponte". Si mosse verso il telefono del giudice, ma si fermò, sentendo dei passi alle sue spalle.
Due giovanottoni in giacchetta bianca erano fermi sulla soglia. Guardarono lui, poi la figura stesa a terra.
- Venite dal manicomio? - chiese Potts. - Per ordine del giudice Roule?
- Sì.
- Il vostro uomo è quello lì in terra. Avrete bisogno di una barella. E ha bisogno di urgenti cure mediche.
- Okay, capo. Avete le carte?
- Ve le manderemo dopo.
- Va bene. Lo portiamo via subito. Avete visto cadere il ponte?
- Sì. Ma non era niente di speciale. È quello che fanno i ponti. Le donne partoriscono, l'erba cresce, gli avvocati tengono arringhe, i ponti crollano.
I due infermieri si guardarono l'un l'altro, come se si chiedessero: "Chi è che dobbiamo portar via"?.
Potts capiva il loro problema. Sorrise, poi alzò le spalle, come per dire: "È una domanda giusta". - Oh, ancora una cosa. - Andò alla parete e staccò il disegno fatto dall'architetto del ponte George Washington. - Quando si riavrà, vorrà vederlo. Metteteglielo sul comodino. Dovrebbe avere un grande effetto calmante su di lui.
8.
"S" come sillabub.
- Bene, signor Potts, come è andato il processo di Sena City? - La signorina Catlin si era accorta che Potts era perso nei suoi pensieri, e lo era stato fin dal suo ritorno, quella mattina, e fece la domanda con cautela.
- Sena? Bene.
- Vi hanno trattato bene?
- Oh, sì, benissimo. Un'accoglienza memorabile. Il giudice era straordinariamente ospitale… voleva darmi vitto e alloggio gratis. L'avvocato della parte opposta era singolarmente disposto ad aiutarmi. La versione della mia cliente, alla fine, è stata compresa da tutti. Tutto come succede di solito qui da noi.
C'era qualcosa che non andava nella sua risposta, ma la signorina Catlin non riusciva a individuarlo. Disse: - Avete visto il ponte crollare? Hanno interrotto i programmi Tv in tutto il paese per farlo vedere.
- Sì, l'ho visto.
- State bene, signor Potts?
- Certamente. Ed è tempo di tornare sulla Terra. Dov'eravamo prima che partissi, venerdì scorso?
La segretaria esaminò la sua agenda. - Mi avevate appena chiesto di mandare un assegno di dieci dollari all'Associazione di Mount Vernon, poi avete ricevuto quella terribile chiamata circa il signor York.
- Ricordo. Dieci dollari?
- Sì, signore.
- Questo mi rende membro dell'Associazione?
- Immagino di sì. Qualsiasi cosa significhi.
- Vorrei iscrivere un altro membro, anzi due, un paio di clienti.
- Eh?
- Sull'assegno scrivete solo: "Per Sena e George". Mandate all'Associazione 10 mila dollari.
- Signor Potts! Siete impazzito! Non avete 10 mila dollari!
Con aria di nonchalance, lui le diede una grossa busta. - Qui ce ne sono 30 mila, signorina Catlin. Sarà meglio depositarli, prima di emettere degli assegni. Inoltre, vi prego di mandarne 10 mila all'esecutore testamentario del signor York.
Lei lo guardò sospettosamente. - Possiamo tenerci gli altri 10 mila, signor Potts?
- Ma certamente signorina Catlin.
- Volete dire che avete vinto?
- No. Ho perso. Il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere. Il mio record rimane imbattuto.
Lei non riusciva mai a capire quando parlava in maniera sarcastica.
- So che ce stata un po' di burrasca, dopo il crollo del ponte. - Lo scrutò in faccia.
Lui la guardò con aria di completa innocenza. - Davvero?
- Ho sentito al telegiornale che gente importante ha lasciato la contea. Marcus Reed, presidente dell'Amministrazione del Ponte.
- Sì. È partito per il Brasile.
- E il signor Badging è andato con lui?
- Così si dice - disse Potts.
- E non abbiamo trattato di estradizione col Brasile, vero, signor Potts?
- Oh. No, mi pare di no.
- E quel poveretto, il giudice Roule, è ancora completamente paralizzato.
- Così ho sentito.
La signorina Catlin si morse le labbra. "Non vuole proprio parlare. E va bene. Torniamo al lavoro". - C'è ancora la faccenda delle Figlie della Rivoluzione Americana. Volevano che teneste una conferenza. Avete accettato. Vorrebbero sapere il titolo, per metterlo sul programma. Preferibilmente qualcosa sugli inizi della nazione.
- Ah, sì. - Potts intrecciò le dita dietro la testa, e si appoggiò allo schienale, studiando il soffitto. (Catlin aveva ragione: doveva essere pitturato). Chiuse gli occhi, e rivide quell'immagine. George con un asciugamano intorno alla vita, che suonava il piffero, mentre le sue mutande si asciugavano. Sena alla spinetta. Quella registrazione senza prezzo… sparita, con la casa di Sena. Così sia. Sentiva ancora nelle orecchie la musica. Cominciò a battere il piede. "Ah, Sena, hai mai rallegrato i sogni del Vecchio Ragazzo (come Sally Fairfax, come Eliza Powell) nella camera da letto di Mount Vernon? Spero di sì"!
"E così, torniamo alla realtà. Ahimè". - Ditegli che il titolo sarà: "1795: Anno di crisi".
Lei gli sorrise. Non si aspettava che fosse così facile. Forse cominciava a comportarsi in maniera ragionevole, dopo tutto. - E adesso, un'altra piccola faccenda. Come devo registrare questa causa. Sotto "S" come Sena? "P" come Ponte? "Y" come York? Oppure…?
- "S" - disse lui con voce lontana. - Come Sena. Come Spinetta. Come settecentonovantacinque. Come sterilità. Ma soprattutto come sillabub.
Avrebbe dovuto immaginarselo. Era sempre il solito.
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