Korimba

Stories / Poems

Stories by chet williamson

fayhorn e il nido dorato

italian

Save as PDF
Fayhorn guardò nel crogiolo e sospirò. L'esperimento non aveva funzionato: Il ferro era ancora ferro.
Non che Fayhorn si fosse realmente aspettato che si trasformasse in oro, ma almeno, pensava, avrebbe potuto avere la cortesia di trasformarsi in rame, o in piombo, zinco, nichel, come aveva già fatto altre volte. Sebbene Fayhorn avesse cercato per tutta la vita di mutare metalli vili in oro, era diventato involontariamente esperto nel trasformare metalli vili in altri metalli vili. Pure, vendere il rame e il nichel che aveva prodotto accidentalmente aveva sempre portato qualche moneta nella sua borsa, abbastanza da permettergli di continuare la sua ancestrale professione di mago e alchimista, e garantirsi i servigi di Hopnard, che in quel momento entrò dalla porta del laboratorio, con i suoi lenti e tristi occhi canini speranzosamente rivolti al suo padrone.
- Nulla? - chiese Hopnard.
- Ferro - disse Fayhorn.
Hopnard rifletté un momento. - Lei ha iniziato col ferro - disse.
- Giusto.
- Così… non era nulla.
- Anche questo è giusto. Hai un dono di natura per afferrare il sugo di un concetto.
- Per favore, non dica sugo, padrone. Peggiora solo la situazione. - Hopnard si sedette e si strofinò lo stomaco piatto. Simile d'aspetto a una carota con le gambe, la dieta da fame imposta dai falliti incantesimi di Fayhorn non aveva fatto nulla per il suo fisico. Adesso sembrava un bastoncino carota con le gambe. - Dobbiamo trovare i soldi per il mangiare - borbottò, passandosi le dita ossute fra i capelli.
- Sì - riconobbe Fayhorn, svuotando il crogiolo in un secchio d'acqua sporcò. - Ma per far soldi, devo compiere qualche magia.
- Allora, perché non ci riesce? - esclamò Hopnard in un insolito scoppio di collera, immediatamente represso. - Voglio dire, con dovuto rispetto, padrone, che c'era un tempo in cui lei era capace di far entrare dalle finestre quaglie a dozzine, costringerle a spennarsi a vicenda, trascinare una teglia nel forno, infarinarsi da sole e sistemarsi l'una accanto all'altra. E tutto quello che dovevamo fare era tirarle fuori quando erano cotte e insaporite.
Fayhorn scosse rabbiosamente la testa bitorzoluta, e i suoi capelli bianchi luccicarono come un pino innevato al sole. - È quest'epoca in cui viviamo - grugnì, lasciandosi cadere su una sedia. - La magia si fonda sulla fede. È la Prima Legge della Taumaturgia di Ranasagues, e Ranasagues sapeva quel che diceva. Questi dannati umanisti stanno rovinando la stregoneria. Nessuno viene più a chiedermi incantesimi o fatture. Perfino i contadini non hanno più quella fede semplice che li faceva ottimi clienti quando ero più giovane. Vai a trovarmi oggi un contadino o un mercante o un nobile che creda nei demoni o nei troll o negli elfi o nei draghi… Torna indietro, Hopnard! Era solo un ordine retorico.
Hopnard si inchinò con aria sciocca e si sedette di fronte al suo padrone. - Così - disse lentamente, cercando di indovinare - se la gente credesse nella magia, le cose magiche che lei faceva funzionerebbero ancora, e poi tornerebbero tutti a comprare cose magiche da lei.
- Ranasagues lo diceva più succintamente, ma è così.
- Allora… questo significa che non possiamo più avere rame da vendere?
La risposta di Fayhorn fu impedita da uno scoppio di risa proveniente dalla strada. Sebbene le risate non fossero inaudite in città, erano tanto rare che i due uomini andarono alla finestra per vedere cosa aveva provocato tanta ilarità.
Nella strada una dozzina di uomini si erano raccolti intorno al vecchio Woolwhisker, un uomo cadente ma agile che aveva fatto il pastore, diceva qualcuno, da quando esistevano le pecore. La sua faccia abbronzata e indurita dal sole era segnata ancora di più dalle ciglia aggrottate, e gli uomini stavano ridendo in modo tale che Fayhorn capì immediatamente che era il pecoraio la fonte della loro ilarità.
- È vero dannazione! Vi dico che è vero! - insisteva Woolwhisker, usando il suo bastone per colpire la gamba di un giovane troppo lento, che iniziò a zoppicare. - L'ho visto!
- Che cosa hai visto, pastore? - chiese gentilmente Fayhorn, sperando di non diventare il bersaglio di un lancio del bastone.
- Ha visto un grifone! - urlò concitatamente uno degli uomini, balzando lestamente da parte mentre il bastone solcava l'aria verso di lui. - Ha visto un uccello che non esistei - aggiunse il bifolco, ridacchiando.
- No! - esclamò un altro. - Non è un uccello; è un leone con le ali. Rooar! Guarda, Wolly!
Lo scherno provocò un coro di risatine, che si interruppe temporaneamente quando Woolwhisker assestò all'importuno un bel colpo sul fondoschiena.
- Non è un leone con le ali - corresse dottamente Fayhorn.
- Un grifone è un essere mitico… cioè, una creatura con le parti anteriori di un'aquila, e quelle posteriori di un leone.
- E che se ne fa di tutte queste parti, Sua Stregoneria? - lo canzonò uno dei bifolchi. - Zuppa?
Di certo, pensarono i suoi compagni, questa era la miglior beffa di tutte, e si sganasciarono dalle risate.
- Zoticoni, ignoranti! - gridò Fayhorn con un po' dello spirito che l'aveva reso l'uomo più temuto e rispettato del villaggio, nei suoi giorni verdi. - Ridete di cose di cui non sapete nulla!
- Giusto! - riconobbe Hopnard, assentendo.
- Ne sappiamo abbastanza, perché non c'è da sapere niente! - rispose uno degli schernitori.
- All'inferno che non c'è niente! Io l'ho visto! - disse il pecoraio.
- Avrai visto un falco o roba simile.
- Era un grifone, giovinastro!
- Vivente un tempo nella Scitzia - spiegò Fayhorn, come se si rivolgesse a una classe di studenti chiassosi - il grifone sorveglia il suo nido, che, raccontano gli antichi, è ricoperto di oro puro.
- Oro puro! - lo canzonò Peavey lo spalmamerda. - Adesso vai lì, Wolly; vai dietro al grifone e portaci quell'oro. Dopo ti crederemo! Nel frattempo, io andrò dietro alle donne!
Le risate isteriche che questa facezia suscitò furono troncate da una voce profonda e con uno strano accento, che nessuno nel villaggio aveva mai sentito prima. - Il grifone esiste - disse. - E io ho viaggiato più di mille miglia per trovarlo.
Tutte le teste si voltarono per scorgere il nuovo partecipante allo scherzo, e tutte le risate cessarono quando lo videro. Era un uomo alto e spigoloso, con forti lineamenti orientali e la pelle del colore della pergamena. Sebbene sembrasse ancora più vecchio di Fayhorn, i suoi occhi erano giovani, e un sorriso giovanile increspava la pelle sotto i suoi baffi bianchi. Nella mano destra teneva un bastone con una testa di drago scolpita, e con la sinistra teneva le redini di un cavallo stanco, carico di grosse borse di cuoio. Il suo abito era umile, con rammendi e polvere, ma Fayhorn, potè vedere i resti di ricchi ricami e di stoffe dorate. Quando l'uomo apri ancora la bocca, mostrò denti magicamente bianchi.
- C'è davvero un grifone - ripetè. - Lo so, perché l'ho inseguito per molto tempo.
Nonostante il portamento regale del vecchio, i furfanti cominciarono lentamente a ridacchiare ancora. Le risatine divennero risa soffocate, poi risate, e infine le risate si fecero ghigni.
- Come ha fatto, vecchio? - chiese Limèkin lo spargiletame. - Ha annusato i suoi escrementi?
Allora i dodici scoppiarono a ridere tutti assieme, tenendosi i fianchi finché Simptooth il becchino dovette essere portato dai suoi compagni nella taverna alla fine della strada, dove si ubriacarono e risero fino a sera della credulità dei vecchi e dei loro servi.
Ma Fayhorn vide molto più di un vecchio rimbambito nella faccia avvizzita dell'orientale. - Signore - gli disse - si spolveri il vestito, e venga nella mia casa a bere e a riposare. E tu, Woolwhisker, penso che questo gentiluomo e io parleremo ancora con te della tua scoperta.
L'orientale si inchinò in segno di rispetto, e Woolwhisker, lieto di essere creduto, entrò dalla porta di Fayhorn in meno tempo di quanto ci volesse a dirlo. Hopnard guidò il cavallo del vecchio nella piccola stalla dietro la casa del mago, poi tirò un secchio d'acqua dal pozzo e andò dentro.
I tre vecchi erano seduti sulle sedie di giunchi intrecciati, e Fayhorn scrutò il suo servo. - Cos'è quella? - chiese, additando il secchio nella mano di Hopnard.
- Acqua.
- Acqua?
- Non aveva parlato di bere?
- Io offro ai mie ospiti solo vino, Hopnard, come ben sai. Ora vai alla taverna e comprane un po'.
Hopnard restò pensieroso. - Come? - chiese finalmente.
- In fretta, stupido - replicò il padrone.
- Un momento - disse l'orientale, prendendo una borsa sgualcita dalla cintura e togliendone qualche moneta. - Permette che sia io a comprare il vino.
- Oh, signore - disse Fayhorn. - Non potrei mai…
- La prego - disse il viaggiatore. - Devo sempre ripagare la gentilezza che ricevo. È così che faccio. - Senza altre parole, lasciò cadere le monete nella mano di Hopnard, che le fissò con desiderio e guardò il suo padrone, che arrossì brevemente ma annuì. Hopnard fu fuori in un lampo.
- Il mio nome è Fayhorn, e sono un mago. Questo è Woolwhisker, e pascola pecore. E…?
- Il mio nome è Sum Lin. Vengo dall'Oriente.
- Sum Lin? - chiese Fayhorn. - Non sarà quel Sum Lin che ha scritto…
- Il libro delle bestie? Sono io. Io e la mia famiglia, per nove anni, abbiamo tramandato le descrizioni e le abitudini di ogni animale e uccello che cammini o voli sulla Terra. Il primogenito di ogni Sum Lin è chiamato anch'egli Sum Lin, e continua il suo incarico. - Il volto del vecchio si fece improvvisamente solenne.
- Quando c'è un figlio.
- Lei non ha figli? - chiese il mago.
- Non ne ho. L'ultimo Sum Lin sono io, e l'ultimo degli animali per Il libro delle bestie è il grifone, una creatura che nessun Sum Lin ha mai visto.
- Il grifone - disse Fayhorn - come ha appena visto dalla reazione dei quegli scemi del villaggio là fuori, è creduto da molti un animale mitico.
- Così il mirmecollone, il basilisco, il catoblypas. Ma Sum Lin li ha scoperti tutti.
- Il catoblypas? - disse Fayhorn. - Questo non c'è nella mia edizione del libro.
- La sua edizione è vecchia. Mio padre trovò il catoblypas in Etiopia quando era anziano, un anno prima che io prendessi il suo posto. Ogni animale nel libro è stato osservato di persona da Sum Lin. Tutti i miti scaturiscono dalla verità.
- E tutta la magia dalla fede - mormorò Fayhorn.
L'orientale alzò le sopracciglia. - Cosa ha detto?
- Nulla, nulla. Ma lei dice che ha individuato un grifone qui? Uno vero?
- Per sette anni ho seguito le sue tracce, e sono invecchiato durante il viaggio. Ma la fine è vicina. Le montagne scoscese sopra questa città sono perfette perché ponga il suo nido, rozzo e inaccessibile a tutti fuorché ai veri ispirati. E ora quest'uomo dice di aver visto la creatura…
- Certo che sì, Sua Signoria - si intromise Woolwhisker, che era stato seduto in mezzo ai due uomini, con la bocca aperta penzoloni come un cestino vuoto.
- La prego - disse Sum Lin, oscillando leggermente una mano. - Io non sono un signore, ma un semplice studioso in cerca della verità.
- Oh… va bene, Sua… Studiosità. L'ho visto in carne e ossa. Ero a nord e guardavo il gregge, quando mi mancò l'acqua, così lasciai il pascolo. Oh, c'è un ruscello che ci passa in mezzo, ma quelle dannate pecore ci pisciano dentro tanto quanto bevono. Mi arrampicai sulle rocce fino a dove cominciava il ruscello, quando sento questo suono come un corvo, ma come il più grosso, grasso e cattivo corvo del mondo. Guardai su, e c'era la cosa più dannata che avessi mai visto che veniva verso di me. Sembrava una grande aquila, con le ali più lunghe di cinque uomini sdraiati in fila. Bene, non persi tempo, le dico. Corsi giù più forte che potevo. Mi sono rotto la testa, pure. Qui, vede il taglio?
Sum Lin annuì. - Ho un unguento per quello. La prego, continui.
- Bene, guardai in alto quando sentii il vento che mi arrivava addosso, e giuro sulla tomba di mio padre che quel bastardo aveva il culo e le zampe di un leone. E c'è di più, aveva una delle mie pecore! Girava attorno nell'aria così potevo vederlo chiaramente, e dalle storie che mi raccontava la mia vecchia madre capii che era uno di quei grifoni, anche se lei mi aveva sempre detto che queste cose non esistevano. Così tornai in città più presto che potevo, e nessuno di quei bastardi mi crede!
- Io le credo - disse tranquillamente Sum Lin. - Così sono passate solo poche ore da quando ha visto la bestia.
- Ci ha azzeccato.
- Allóra non c'è tempo da perdere. - Lo studioso si alzò in piedi. - Maestro Fayhorn, potrebbe interessarla abbastanza accompagnarmi nell'ultimo tratto del mio viaggio?
Fayhorn si alzò e si inchinò profondamente. - Ne sarei onorato, Sum Lin. La mia anima ha bisogno di magia oggi, e sarebbe un grande piacere provare che i miscredenti abitanti di questa città hanno torto. Anche il mio servo si unirà a noi.
Come se avesse udito le sue parole, Hopnard entrò dalla porta, portando un fiasco pieno di vino. - Oh, grazie, padrone! Non bevevo da chissà quanto tempo!
- Il vino può aspettare Hopnard. Andiamo in cerca del grifone.
- Se questo cortese pastore - aggiunse gentilmente Sum Lin - accetterà di guidarci.
- Spiacente, Sua Studiosità - disse Woolwhisker, scuotendo la testa - ma se lei avesse visto quell'uccello sollevare quella pecora grassa, come un gufo con un topo, non sarebbe così rapido ad andargli dietro. Come qualche diavolo dell'inferno che portava via un peccatore, era.
- Potrebbe almeno mostrarci dove si trovava quel posto? - chiese Sum Lin. - Non occorre che lei ci accompagni oltre.
Gli occhi del pecoraio si restrinsero sospettosamente. - Forse sì, e forse no. Che mi dice dell'oro?
- Oro? - La reazione di Sum Lin, pensò Fayhorn, si era fatta improvvisamente inscrutabile. - Di che oro parla?
- L'oro puro che quei grifoni tengono nel nido, ecco di che oro. L'oro che custodiscono.
Sum Lin si strinse nelle spalle. - Io cerco saggezza, non oro. Se ne troveremo, ne avrà la sua quota equa.
Woolwhisker aggrottò le ciglia e si grattò una crosta, poi assentì. - La porterò. Ma si ricordi della quota, ora.
- Dobbiamo portare qualche attrezzo? - chiese Fayhorn.
- Tutto ciò di cui avremo bisogno è sul mio cavallo - disse Sum Lin, andando verso la porta.
Hopnard guardò i tre vecchi che uscivano dalla stanza. - Nessuno vuole un po' di vino? - piagnucolò, poi li seguì.
Il Sole era basso a occidente, quando raggiunsero il posto dove Woolwhisker diceva di aver visto la creatura. - Volava lassù - disse a Sum Lin. - Su quell'ammasso di rocce. Probabilmente ora starà masticando le ossa della mia povera pecora. L'oro puro che troveremo basterà a malapena per risarcirci della perdita.
- Sarei sorpreso - disse Fayhorn - se bastasse una sola pecora per l'appetito del grifone. Hai contato il tuo gregge di recente?
Woolwhisker impiegò un solo istante a considerare le possibilità, poi corse giù per la collina, lasciandosi indietro un Fayhorn che ridacchiava e un sorridente Sum Lin. - La ringrazio - disse Sum Lin. - Le sue ciarle erano uno sgradevole sottofondo perla mia ricerca. Lasciamo qui le nostre cavalcature, e saliamo a piedi.
Hopnard scese dal suo mulo ciondolante, e guardò nervosamente verso le rocce. - Non dovremmo avere un'arma o qualcosa di simile?
- Quelli che cercano la verità non devono avere paura - disse Sum Lin.
- Be', forse non al suo Paese, però…
- Silenzio, Hopnard! - ordinò Fayhorn. - Bevi un po' di quel vino, e la tua paura sparirà in fretta.
Hopnard rabbrividì, ma obbedì. - Speriamo che sia l'unica cosa a sparire qui intorno… - disse sottovoce, poi seguì il suo padrone e Sum Lin mentre si facevano strada attraverso le rocce frastagliate.
- Non sono… mai stato… così vicino - disse Sum Lin, sbuffando dalla fatica. - Un giorno più tardi, a volte… ma adesso… solo un'ora o due… e lo troveremo.
Poco tempo dopo videro il nido in cima a una grande piattaforma di pietra. Da dove si trovavano, potevano vederne solo un pezzo di circonferenza lungo forse un decimo del totale, ma quel decimo era lungo almeno tre metri. Era composto di rami interi, piegati e intrecciati come un groviglio di archi. I rami erano freschi, e il fogliame era ancora verde sulle cime di molti di essi. Sum Lin osservò emozionato: - Il nido è nuovo!
Hopnard deglutì con forza. - Dobbiamo arrampicarci lassù?
- Non penso che scenderà da noi - rispose Fayhorn. - Bevi ancora vino, per l'amor del cielo. - Ancora una volta, Hopnard obbedì.
- Andiamo - sospirò Sum Lin, e iniziò ad arrampicarsi, con una velocità che smentiva i suoi anni.
Quando si trascinò finalmente sull'orlo della piattaforma, Fayhorn udì il suo gemito. - Che c'è? Che cosa succede? - chiese.
Sum Lin si voltò, afferrò il braccio di Fayhorn, e lo aiutò a sollevarsi. - Guardi.
Fayhorn guardò, e vide il nido, simile a un'enorme crostata, con l'interno striato di una sostanza gialla che splendeva nel tramonto come…
- Òro - esclamò Fayhorn, sbalordito.
- Qualcuno… qualcuno potrebbe aiutarmi… per favore… - disse la voce di Hopnard da dietro di loro, seguita dal suono della sua mano che cercava disperatamente di afferrare le pietre del bordo.
Ignorando il servo, Fayhorn e Sum Lin camminarono verso il nido a passo lento, a causa, almeno per quanto riguardava Fayhorn, della paura che arrivare troppo in fretta l'avrebbe fatto svanire. Ma presto entrambi si chinarono sul basso orlo del nido, simile a uno steccato, guardando il suo interno dal monotono splendore.
- Ehi, lassù?… Signori? - continuò la supplica di Hopnard.
Fayhorn allungò la mano e passò le dita lungo la superficie d'oro. Il suo viso si incupì. - Cosa… - grattò la superficie, e frammenti gialli vennero via, infilandosi sotto le unghie come argilla.
In quel momento un grido scese dall'aria gelida, e Fayhorn si voltò di scatto. - Hopnard? - chiese esitante, e fu lieto di vedere le dita ossute del suo servo agitarsi sull'orlo dello strapiombo. Poi sentì la mano dello studioso scivolare nella sua, e tirarlo verso un mucchio di rocce poco lontano.
- Venga! - urlò. Sum Lin. - Dobbiamo nasconderci!
Si erano appena accovacciati dietro un macigno, quando l'aria intorno a loro fu agitata da un turbine, e polvere e sassolini si sollevarono in alto. Quando la nuvola si dissolse, Fayhorn guardò intorno al macigno.
Il grifone era enorme. Riempiva il nido, seduto su zampe posteriori coperte di folto pelo giallo, con muscoli simili a grossi alberi viventi che si muovevano come baionette, ma molto più spessi. Stava spiegando le grande ali dorate contro il crepuscolo; poi le ripiegò, e gridò ancora, così che qualcosa si ruppe, e qualcosa di rosso cadde dalle sue terribili fauci. Il respiro di Fayhorn si mozzò nella sua gola, quando riconobbe ciò che restava della testa e del tronco di Woolwhisker.
- Suggerisco di non rivelarle la nostra presenza - bisbigliò a Sum Lin.
- Suggerimento sensato - sospirò l'orientale, e Fayhorn, incapace di distogliere gli occhi dai miseri resti del pecoraio sparsi su quello che sembrava oro fuso, sperò che Hopnard avesse abbandonato i suoi sfòrzi per tirarsi su.
La testa del grifone si alzò, ruotò una volta, due volte, in modo che Fayhorn potè scorgere le orecchie grandi e curve come scimitarre; la cresta di piume scarlatte; il becco, simile a un gancio per appendère giganti; la lingua lunga, spinosa e appuntita. Sembrava una creatura forgiata nell'acciaio.
Mentre Fayhorn formulava questi pensieri, le ali di aprirono ancora una volta, e le file di piume appuntite sembravano sinistri mazzi di spade. Gli occhi lampeggiarono come metallo, e la grande testa ruotò ancora come se cercasse nel nido qualcosa che aveva perduto. La bestia colpì il corpo del pastore con un artiglio, poi lo prese ancora nel becco, lo lasciò, lo maciullò, guardandosi intorno con occhi folli, lo sollevò, lo fece cadere ancora, più volte, facendo pensare Fayhorn a un uccello che cercasse di cibare il suo piccolo, ma senza nessun cucciolo attorno.
Alla fine la creatura colpì i resti dell'uomo con tanta forza che volarono oltre i bordi del nido, ricaddero a non più di cinque metri da dove Fayhorn si acquattava terrorizzato, con gli occhi del pastore rivolti verso i suoi. Era solo vagamente consapevole della presenza di Sum Lin dietro di lui. Il respiro pesante dello studioso sembrava molto lontano, attutito dalle violente grida che la bestia stava mandando.
Ma improvvisamente si rovesciò su un fianco, le grida folli diminuirono lentamente fino a trasformarsi in gemiti disperati, e le sue massicce zampe iniziarono a contrarsi. Poi un urlo più terribile di qualsiasi suono che la bestia avesse emesso prima tagliò l'aria gelida come una falce. La sua testa e le ali si contorsero, le zampe si raddrizzarono selvaggiamente, e Fayhorn potè vedere i suoi fianchi sollevarsi, il grande addome rotondo spingersi in dentro e in fuori come nella stretta della peristalsi. Allora, nella buia fenditura tra le gambe, apparve la linea di orifizio, che si allungò finché, con un urlo ancora più forte, un denso fluido iniziò dal corpo del grifone.
Nell'ultima luce del giorno morente, Fayhorn vide che i flussi di liquido erano gialli, striati da filamenti cremisi. Uscivano dalla bestia, si spandevano sulle essudazioni precedenti, già secche, scorrevano nei crepacci, riempivano i vuoti, finché la bestia squassata dalle convulsioni sembrò nuotare in una piscina dei suoi stessi fluidi. I suoi occhi lampeggiarono dal dolore, mentre i suoi sforzi scagliavano gocce gelatinose nell'aria, e queste le ricadevano addosso. Una goccia cadde su una pietra a pochi centimetri da Fayhorn, ed egli vide una sottile crosta ricoprirsi immediatamente.
Entro un minuto il copioso flusso di secrezioni si ridusse ad un gocciolio, e la bestia esausta giacque immobile, coi fianchi che si sollevavano lentamente.
Quando Fayhorn sentì che la sua bocca poteva formare ancora parole, bisbigliò a Sum Lin: - Che facciamo adesso?
- Sia paziente - rispose il vecchio. - Non possiamo andarcene mentre la creatura è ancora qui. Ne va della nostra vita. Spero che il suo servo sia abbastanza saggio da restare nascosto.
Fayhorn non rispose. La saggezza di Hopnard era una di quelle cose di cui non era mai certo, ma sperò per il meglio. Invece, il mago alzò la mano per mostrare a Sum Lin le tracce di polvere dorata sulle sue unghie. - Non è oro - disse con calma.
- No. Certamente non oro. Pezzi di uova non fertilizzate, forse, o liquido seminale, considerato che la sua provenienza è dalle parti inferiori di quella creatura… ibrida. - Sum Lin scosse lentamente la testa. - Povera bestia.
- Povera bestia? - ripetè Fayhorn incredulo. - Ha massacrato Woolwhisker, e farebbe lo stesso con noi senza esitazione.
- Aveva bisogno di carne, ecco tutto. Carne per nutrire il suo piccolo.
- Quale piccolo? È sterile, e lo è stato per secoli. Dev'esserci voluto questo tempo per creare e diffondere la leggenda.
- Quale leggenda?
- La leggenda del nido d'oro. Ecco come ha avuto inizio: qualcuno ha visto il nido colmo di questo fluido indurito, ma non è riuscito ad avvicinarsi tanto da accorgersi che non si trattava di oro. - Sum Lin prese un frammento del materiale secco dalle dita di Fayhorn, ci sputò sopra, e lo strofinò, lasciando solo una macchia gialla. - La pioggia lo ha spazzato via, lasciando solo il nido. E quelli che lo hanno trovato, hanno sicuramente creduto che il grifone abbia portato via l'oro.
- Niente oro - singhiozzò Fayhorn.
- No, niente oro. Ma di sicuro un grifone. La mia aggiunta al libro consisterà di un'accurata descrizione fìsica, specificando che il grifone osservato è indubbiamente una femmina, e probabilmente l'ultima femmina della sua specie… sterile e senza figli. - D vecchio sorrise. - Proprio come il suo scopritore, sembra. Ma almeno la mia ricerca è finita. Ora almeno io sono soddisfatto.
Guardarono arrivare le tenebre. Il grifone dormiva, ma non osarono andarsene, perché l'unico modo per scendere era quello di passare a pochi metri dalla testa della bestia assopita, e avevano paura di svegliarla.
Così si sedettero e rabbrividirono fino all'alba. Fayhorn dormì a intervalli, reso nervoso dalla presenza del grifone e del pecoraio morto, e timoroso che russando avrebbe allertato quell'essere. Sum Lin non chiuse gli occhi neanche una volta, ma sedette a guardare le stelle con l'aria di un uomo che non aveva mai conosciuto la stanchezza.
Quando sorse il Sole, il grifone si levò con esso, si diede una scossa, si guardò intorno una volta, e osservò il suo nido, con la grande testa spaventosa che pendeva bassa. Poi spiegò le ali, e, con un grido assordante, balzò in cielo.
- Sta volando a nord - disse Sum Lin - eternamente in cammino, cercando un altro posto per ricostruire il suo nido vuoto. - Sospirò e si alzò, stirando le gambe. - Suggerisco di andare a vedere come il suo servo ha passato la notte.
Attraversarono la piattaforma e guardarono oltre il bordo, dove, su una cengia alcuni metri più in basso, Hopnard giaceva col volto tra le rocce aguzze. - Oh, dei del cielo! - gridò Fayhorn, pieno di rimorso e di angoscia.
Hopnard si mosse pigramente, e il mago fu pervaso di speranza quando vide che l'uomo non era ancora morto. La speranza, comunque, fu rimpiazzata da un fastidioso sollievo quando Hopnard si rotolò per rivelare il fiasco vuoto accanto al quale stava dormendo.
- Oh, buongiorno, padrone. Io… Ahi! - Hopnard si afferrò la testa come se fosse stata un essere vivente da tenere sotto controllo. - Non potevo scendere da qui la notte scorsa… non sapevo che stava succedendo lassù a lei e al suo amico, così sono rimasto, lo sa? Vicino al mio padróne e tutto quanto. Ho bevuto il vino per farmi forza… forse un po' troppo vino, in retro… retro… ripensandoci adesso.
Le loro cavalcature erano dove le avevano lasciate, ed essi cavalcarono sotto un cielo nuvoloso finché furono a un tiro di pietra dalla città, dove Sum Lin frenò il suo cavallo.
- Ci separiamo qui. Io sono vecchio, e sarò ancora più vecchio quando ritornerò al mio Paese, e scriverò l'ultima aggiunta al Libro delle bestie.
- Addio, allora, Sum Lin - disse Fayhorn. - È stato molto istruttivo. La mia fede nelle cose leggendarie di questo mondo è aumentata. Mi auguro che lo stesso sia vero per quei solenni idioti che si prendevano gioco di noi.
- Può sempre dir loro del grifone, no?
- Oh, glielo posso dire, ma non mi crederanno. Posso mostrargli il corpo di Woolwhisker, ma diranno che sono stati i lupi. Posso mostragli il nido, ma diranno che l'ho costruito io.
- Può mostrargli i residui nel nido, no? - suggerì il vecchio.
Una scarica di lampi attraversò il cielo a nord, seguita da un rumore di tuono. La pioggia prese a cadere lentamente, e Fayhorn rise. - Gli dei hanno appena distrutto questa possibilità. No, la sola cosa che potesse provargli l'esistenza della bestia era l'oro. Perché sanno che non ne ho.
- Una situazione temporanea, forse - disse Sum Lin. - Poiché devo sempre ripagare quel che mi viene dato, devo ripagarla per il suo aiuto a completare il lavoro non solo della mia vita, ma della vita di ogni Sum Lin.
Fayhorn alzò una mano. - La prego, amico mio. Non ho fatto nulla, e ogni aiuto che posso averle dato è già compensato dalla mia gioia per il completamento del suo superbo lavoro. Non c'è bisogno di un pagamento.
- Padrone! - piagnucolò Hopnard.
- Inoltre - continuò Fayhorn - lei ha ancora un lungo viaggio davanti, e avrà bisogno di tutta la modesta somma che ha risparmiato dal viaggio di andata…
La parola fu mozzata dal luccichio dell'oro nella bisaccia di Sum Lin. Era piena del prezioso metallo, e conteneva l'equivalente di un barilotto. - Credo di averne abbastanza per il viaggio - disse Sum Lin, sorridente. - L'altra bisaccia è altrettanto piena.
- Ma io… credevo che lei fosse un povero studioso! - balbettò Fayhorn.
- La mia famiglia è antica e grande, ma io ho scoperto in molte terre che nessuno dà fastidio a un uomo povero. Tenga. - Lo studioso sollevò una delle bisacce dal suo destriero, e la poggiò orientata verso est. Fayhorn restò a guardare a lungo la borsa d'oro che giaceva nella strada.
- Raccoglila, Hopnard - disse finalmente. - Ma prima di raccontare la storia a quegli sciocchi nella taverna, ci fermeremo a casa e riscalderemo il crogiolo. Dubito che perfino loro crederebbero che un grifone porti fin qui monete d'oro dall'Oriente. Ma oro fuso… ebbene, è un'altra storia. - Fece scorrere le dita lungo la sua barba. - Sì, è una storia cui potrebbero credere. Io penso, in questo caso - disse a Hopnard, sovraccarico del peso dell'oro e dei postumi della sbornia - che la fede può essere comprata.
Fayhorn aveva ragione. Il popolo della città, vedendo l'enorme ammasso di oro fuso, credette alla storia del grifone, e tornò a credere alla magia di Fayhorn. Alcuni tornarono anche a chiedergli incantesimi e impiastrile accettò le commissioni cortesemente, sebbene non ne avesse più bisogno per vivere.
Ma meglio di ogni altra cosa, entro una settimana trasformò ferro in zinco, e capì che in futuro avrebbe fatto ancora di più.
Save as PDF