il marziano e il vampiro
italian
La riunione della Branch County Medical Association era un subbuglio.
Tutti i partecipanti blateravano tra di loro con aria imbronciata, finché il vecchio Dottor Ferguson interruppe il loro chiacchierio.
«Certo, sono a conoscenza del fatto che il Doctor’s Journal ha consegna-to qui a Batavia un articolo dal titolo ‘La città dimenticata dalla morte’ , sul perché abbiamo tante persone anziane in vita, e perché ne muoiano così pochi tra i più giovani. Ma voi, miei cari, non avete nessun motivo di al-larmarvi. Non sono affari che vi riguardano.»
«Come fa a dirlo?», insorse un corpulento medico di Coolwater.
«Perché tutto è cominciato molto, molto tempo fa, secoli fa, e in Europa, non qui, quando un vampiro si incontrò con un marziano.»
Ci furono respiri affannosi, una risata sbigottita, e occhi spalancati per la sorpresa. Poi una voce dalle ultime file sussurrò:
« Non compos mentis. »
«L’ho sentita, Dottor Schultz. Io sono più lucido di quanto lei non sia mai stato. Il vecchio Dottor Ferguson gli lanciò un’occhiata torva, poi si calmò e con tono pacato gli chiese: «Ad ogni modo, Schultz, come se la passa in questi giorni Tim Hogan?»
«Hogan? Che diamine ne so? È il campione dei pesi medi, no?»
«Piuttosto deboluccio come pugile, non le pare? Ed è affetto da un’ane-mia perniciosa, non è vero?»
Fece uno sforzo per ricordare.
«Sì, è giusto, ne era affetto.»
«Per quanto ne so, è stato uno dei suoi primi pazienti.»
«Sì e, dopo aver tentato tutte le cose che mi erano state insegnate alla Facoltà di Medicina, e dopo che nessuna aveva funzionato, io venni da lei a chiederle consiglio,» ammise il Dottor Schultz.
«Ed io le dissi di portare Jed Crawford e di fargli una trasfusione.»
«Gliel’ho appena detto: un vampiro si è imbattuto in un marziano.»
Tutta la sala fu percorsa da un brusio. Tutti i medici lì presenti conoscevano e stimavano il vecchio dottor Ferguson, tuttavia lui era un tipo molto particolare. Sempre lì a dire e a fare cose poco ortodosse: proprio come in quel momento. Quell’assurdità su un vampiro…
E un marziano?
«Lei ha detto già troppo per potersi fermare, Dottore,» intervenne uno dei medici più anziani. «Che ne dice, quindi, di darci una spiegazione… se veramente ne è in grado? Naturalmente, nessuno di noi crede ai vampiri, e per quanto riguarda l’ipotesi di un marziano qui sulla Terra…»
Gli occhi di Ferguson brillarono illuminati da una segreta allegria.
«Credo che sia arrivato il momento di raccontare tutto. Le cose andarono più o meno così.»
Si sistemò su un angolo del tavolo degli oratori sulla tribuna, e gli altri tornarono ai loro posti o si riunirono in gruppetti. Se non altro, il vecchio Ferguson aveva un modo davvero accattivante di raccontare le storie.
«Accadde sui Carpazi, alcuni secoli fa. In una notte buia, questo vampiro era in giro in cerca di sangue che gli era necessario per sopravvivere…
se voi volete chiamare la sua, vita. Si era già allontanato parecchio, quando vide un ragazzo addormentato sotto un albero.
«Una rapida incursione sul corpo disteso, i suoi denti affilati che affon-dano nel tenero collo, ed ecco che succhia il sangue del ragazzo. Quel sangue sembrava particolarmente gustoso, e lui ne bevve in gran quantità, molto più del normale.
«Ma quando alla fine si alzò di nuovo in volo, ormai sazio, sentì rie-cheggiare nella testa una risata beffarda. Afferrò il concetto molto chiaramente: ‘Sei troppo cattivo, amico mio. Ora non sarai mai più in grado di bere del sangue’.
«Ciò sorprese talmente il vampiro che decise di guardare più da vicino la sua vittima, la quale si era ora tirata su e lo guardava ghignando.
«Diamine, quello non era un ragazzo. Aveva solo l’aspetto di un ragaz-zino… con qualche sottile differenza.
«‘Chi… che cosa sei?’
« ‘Sono un marziano, ‘ gli comunicò l’altro telepaticamente, e continuò spiegandogli come, per millenni, i Marziani erano stati mandati sulla Terra ogni loro cinquant’anni, ad osservare lo sviluppo della civiltà.
«‘Ma cosa vuoi dire col fatto che non sarò mai più in grado di bere del sangue?’, chiese il vampiro preoccupato. ‘Sono, condannato a morire?’
« ‘Oh, no, niente di così bello. Vivrai con ogni probabilità per un periodo di tempo molto, molto lungo, ‘ sogghignò il marziano. Poi girò una mano-pola sulla sua cintura e sparì in una sfera dai contorni non ben definiti.
«Era un vampiro davvero sconcertato quello che fece ritorno nella canti-na del castello in cui viveva e che si trascinò fino alla sua bara sudicia e polverosa. E il giorno dopo, al tramonto, quando si svegliò dopo una giornata insonne, lo era ancora di più.
«Perché, quando uscì per la sua incursione notturna alla ricerca di sangue fresco, scoprì che non riusciva a sopportarne il gusto subito dopo aver trafitto il collo della sua vittima e aver bevuto la prima sorsata. Né riusciva a mandar giù quello che aveva succhiato.
«Piuttosto, era affamato: affamato di cibo! Era incredibile… finché non passò davanti ad una pozzanghera di acqua pulita, e vide la sua immagine riflessa. Allora si rese conto che stava diventando un essere umano… di nuovo.
«Ciò mandò il nostro vampiro su tutte le furie, e lui, notte dopo notte, continuò a provarci, ma succedeva sempre la stessa cosa. Non riusciva a tollerare il sangue. Ed era costretto a mangiare del cibo normale.
«Cosa ancora peggiore, scoprì che non riusciva a dormire di giorno e a stare sveglio di notte. Doveva fare tutto il contrario: come la gente normale. Il suo antico colorito pallido e macilento scomparve, e lui divenne paf-futo e rubicondo. Non era più possibile stabilire che età avesse: si poteva pensare che avesse quarant’anni portati male, o settanta portati benissimo.
«Prese a leggere e a studiare, a girare per varie vecchie scuole del paese e per le Università, sperando di scoprire quale fosse la causa del cambiamento. Man mano che gli anni passavano, divenne esperto di varie scien-ze… e nel nostro secolo trovò la risposta.
«Il sangue del marziano doveva essere stato leggermente radioattivo.
Perché il suo ora lo era. Inoltre, nel midollo della sua tibia e delle sue costole, dove si forma il sangue umano, lui trovò un elemento nuovo. Come risultato finale, scoprì che il suo corpo produceva sangue nuovo così in fretta che lui era costretto a togliersene circa un quarto ogni mese.
«Verso la metà del Diciottesimo Secolo un servo, che gli era molto caro, ebbe un terribile incidente e perse molto sangue. Come esperimento, il nostro ex vampiro si tolse un quarto del suo sangue e lo fece bere al servo.
Nel giro di un mese il servo si era completamente rimesso.
«Il vampiro venne in America subito dopo la Rivoluzione. Circa cento-cinquant’anni dopo, approdò a Batavia, a quel tempo un posto che contava solo cinquanta o sessanta anime.
«Ormai, quello che un tempo era stato un diavolo, era arrivato ad amare gli uomini così sinceramente, e a preoccuparsi a tal punto delle loro sofferenze e delle loro malattie, che aveva studiato per diventare medico. Quasi sempre, tentava di aiutarli facendo bere loro un po’ del suo sangue. Quando la scienza di praticare delle trasfusioni divenne conosciuta, fu in grado di mettere in pratica la sua invenzione usufruendo di questo ottimo metodo.
«Dal momento che non sembrava invecchiare mai, di solito era costretto a spostarsi da una comunità all’altra ogni venticinque anni circa. In seguito, provò sempre una grande attrazione per Batavia, dal momento che la prima volta che era stato lì fu proprio dopo un’epidemia di una certa gravità che aveva lasciato quasi tutta la popolazione anemica e denutrita. Quando ritornò, più o meno settantacinque anni dopo, erano pochissimi a non godere di una salute pressoché perfetta.
«A quelli che erano malati fece delle trasfusioni per rimetterli in sesto.
Circa venticinque anni fa venne di nuovo qui - fu allora che venni a conoscenza di questa storia - e trovò solo una o due persone che non fossero dei veri e propri campioni di salute fisica. E questi erano figli di gente che era arrivata qui dopo che lui era venuto la seconda volta.
«Così ora sapete perché sostengo che fu davvero l’incontro tra quel marziano e il vampiro che ha reso possibile questa storia del Journal, non l’ottimo lavoro di noi medici.»
Per qualche minuto ci fu un silenzio attonito, sebbene uno o due dei presenti avessero tentato di ridere come se quello non fosse altro che uno dei soliti bizzarri racconti del vecchio dottor Ferguson.
Poi, all’improvviso, il giovane Robert Stover si alzò in piedi.
«Dottor Ferguson, a proposito di quell’elemento radioattivo che è stato la causa di tutto ciò. C’è qualche possibilità di analizzarlo e di sintetizzarlo?»
Gli occhi e la voce del vecchio si animarono.
«Bob, è proprio pensando a giovani entusiasti come te che ho deciso di raccontare questa storia ora. Per rispondere alla tua domanda: ‘Sì, sono sicuro di sì.’»
«Perdiana! Ci pensa cosa vorrebbe dire?»
«Con il microscopio elettronico, e con i nuovi isotopi radioattivi delle nostre pile atomiche, credo che non passerà molto tempo prima che qualche brillante medico o biochimico sia in grado di isolare quel particolare elemento presente nel midollo, e quindi sintetizzarlo.»
Gli occhi del giovane Dottor Stover brillarono di un’estasi quasi fanatica mentre la sua mente rincorreva le possibilità che gli si stavano aprendo davanti.
«Mi aiuterà ad ottenere una borsa di studio, e a partire con questa ricerca?»
«L’aiuterò a trovare il denaro, ma lascerò la ricerca ai più giovani.»
«Se riusciremo a trovarlo, che Dio benedica quel marziano.»
Sul volto del vecchio Dottor Ferguson passò un fuggevole sorriso.
« Non è esattamente ciò che dissi di lui quella notte ormai così lontana,»
pensò.