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Stories / Poems

Stories by henry spicer

la donna-uccello

italian

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Gli eventi di questo strano racconto, benché di fatto si siano verificati in Inghilterra non molto tempo fa, non sarebbero del tutto fuor di posto in un libro di sogni e fantasticherie ambientate in Germania.
La narratrice, una ragazza della classe servile, ma d'educazione e maniere di stampo decisamente superiore suggerì alla sorella dello scrittore una storia riguardante un posto dove era stata raccomandata, e nel corso della conversazione riferì il racconto che segue parlandone come di una recente esperienza.
All'inserzione nella quale aveva espresso la sua volontà di prendersi cura di una persona invalida, inferma o sofferente di disturbi mentali o di assumersi un incarico che richiedeva una saldezza di nervi fuori dal comune rispose una signora che scriveva da una località nei sobborghi di una importante città commerciale e che la pregava di fissare un appuntamento per incontrarsi.
L'edificio si rivelò una squallida e solitaria casa abbandonata un tempo signorile e il fatto che le due abitazioni adiacenti fossero disabitate non la rendeva certo più allegra. Aveva un aspetto complessivamente sinistro, da vecchia casa degli spiriti e la ragazza, quando suonò il campanello, cominciò a provare un'apprensione che sulle prime non riuscì a spiegarsi. Un timido forse avrebbe esitato. Questa ragazza invece possedeva un'insolita saldezza di nervi e coraggio e, scacciato questo presentimento, decise, in ogni caso, a vedere cosa era stata invitata a incontrare.
Una persona venne ad aprirle la porta, una vera signora che doveva essere la padrona, e condotta l'aspirante governante in un appartamento vuoto, la informò in poche parole che il servizio che le si richiedeva era di natura molto particolare e pretendeva imperativamente delle precise qualità che la ragazza avrebbe dovuto presumibilmente possedere. Era giusto, aggiunse, ricordarle che la famiglia viveva in grande riservatezza, in parte per scelta, in parte per necessità, essendosi propagata nel vicinato l'idea che sussistesse qualcosa di strano e maligno in quel residence, in realtà noto nel circondario col soprannome di "casa degli spiriti".
Concluso questo preambolo, la signora suggerì all'aspirante di valutare bene se riaccettare l'impiego. La giovane, comunque, avendo ben poca paura degli uomini e nessuna delle apparizioni, accettò immediatamente i termini proposti, pretendendo unicamente che si chiarisse un po' più esplicitamente la causa degli strani rapporti relativi a quella vecchia casa e si definissero più dettagliatamente i suoi doveri personali.
La padrona acconsentì prontamente alle due condizioni e, precedutala in una stanza al pianoterra sul retro, aprì la serratura della porta e girò la maniglia come se volesse entrare, ma fermatasi all'improvviso avvisò la compagna, senza abbassare la voce al di sotto del suo tono ordinario, che stava per ritrovarsi faccia a faccia davanti a uno spettacolo che poteva sottoporre a dura prova anche i nervi più saldi. A parte tutto, però, non c'era nulla da temere se avesse saputo mantenere il suo autocontrollo. Con questo preambolo non molto rassicurante, entrarono nel locale.
Era piuttosto buio, perché la metà inferiore delle finestre era coperta da assi incrociate. Ma in un angolo, sul pavimento, si distingueva nitidamente quello che assomigliava a un mucchio di vestiti ammassati in disordine uno sopra l'altro. Sembrava esserci, comunque, del movimento e la padrona della vecchia casa voltandosi ancora una volta verso colei che la seguiva ebbe appena il tempo di pronunciare alcune misteriose parole: - Non mostrarti paurosa. Se le piacerai squittirà come un gufo; se no urlerà come una donna - in quel momento dalla cima dell'apparente mucchio di vestiti spuntò una testa che fece rabbrividire il sangue all'estranea. La struttura era in linea generale umana ma esibiva, al posto di un naso, un enorme becco ricurvo e appuntito come quello di un gufo. Due larghi occhi gialli che la fissavano accrescevano quella bizzarra somiglianza, mentre numerosi ciuffi di sostanza piumacea, sporgenti da una pelle dura e nera come una lingua di pappagallo, completavano quell'orribile simbiosi di donna e uccello.
Mentre si avvicinavano, l'infelice creatura si sollevò e s'aggrappò col misurato movimento d'un uccello a una stanghetta e subito dopo, spalancata la bocca, diede libero sfogo a un prolungato e abominevole bu-foo.
- Benissimo - disse la signora con tranquillità - le piaci!
Erano in piedi vicino a quello sfortunato scherzo di natura.
- Hai il coraggio di tirarla su? - la interrogò la signora. - Prova, dai.
La ragazza, pur provando un istintivo ribrezzo a quel contatto, tese al massimo i suoi nervi e, infilate le braccia sotto a quelle della creatura che ancora gufava, fece di tutto per sollevarla. Nel fare ciò, le mani si liberarono da quei panni. Erano nere e armate di lunghi artigli ricurvi, come quelli di un uccello da preda.
Anche questa nuova scoperta non avrebbe fatto vacillare il coraggio della ragazza, se non avesse osservato, nel sollevare quella creatura che non era, com'era parso in un primo momento, accovacciata a terra ma inequilibrio su un vero trampolo, una specie di sbarra di ferro, intorno alla quale stringeva i suoi piedi e s'aggrappava per mezzo d'artigli simili a quelli che spuntavano dalle mani.
La sensazione d'orrore che si impadronì della giovane fu talmente inesprimibile che ella, dopo un disperato tentativo d'autocontrollo, si sentì costretta a sbarazzarsi della cosa che stringeva. Un urlo selvaggio, non umano che squillò per tutta la casa segnalò il cambiamento dello stato d'animo della creatura. I suoi occhi minacciosi esplosero fuoco giallo e, urlo dopo urlo, la inseguì e nella sua fuga dalla stanza, seguita a un passo più costante, dalla signora.
Poi quest'ultima la portò in un'altra camera, fece tutto quello che era in suo potere per calmare la sua agitazione, ma non si mostrò sorpresa quando la ragazza dichiarò apertamente che anche per una somma dieci volte superiore di quella offerta, non avrebbe più tentato una simile impresa.
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