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Stories by iginio boscolo contadin

liberta' di stampa

italian

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William Warren, direttore della «Southern Gazette» e Cao Lin, immigrato cinese, suo fedele assistente ed addetto alla stampa, discutevano soddisfatti di fronte alla redazione del giornale locale.
La «Southern Gazette» era stata fondata alcuni anni prima, quando Rio Rico, piccolo paese nei pressi di Nogales, aveva iniziato la sua veloce espansione figlia di un boom economico straordinario.
«Ho chiesto trenta cents in più per inserzione» disse Warren al suo aiutante «e nessuno ha osato neanche fiatare!».
«Con l’incremento di vendite dell’ultimo periodo, la visibilità per chi vuol farsi pubblicità è andata alle stelle» aggiunse Cao Lin.
«L’idea di aggiungere agli annunci ed alla cronaca locale una rubrica che celebra i miti della nostra frontiera è stata sensazionale» continuò Warren.
Il direttore si godeva il suo successo personale. Aveva avuto una grande intuizione. Credeva fortemente nella libertà di stampa e nella necessità di fare informazione in maniera dettagliata e corretta: il futuro di un grande paese dipendeva anche dalla formazione di un’opinione pubblica libera e critica. Gli inizi erano stati duri: considerato troppo liberal da alcuni allevatori e proprietari terrieri locali, aveva dovuto difendere strenuamente la sua testata giornalistica anche ricorrendo alle armi. Tempi passati, il XIX secolo volgeva al termine e l’intero paese sognava un progresso inimmaginabile solo pochi decenni prima. I tempi erano maturi per celebrare, con un po’ di mestiere e fantasia, i grandi pistoleros ed avventurieri che avevano forgiato quel selvaggio territorio.
Particolare attenzione da parte del pubblico era stata riscossa dall’ultima puntata della rubrica. Il giornale aveva dedicato il suo spazio alle imprese di una sorta di eroe locale, Bobby «Rattlesnake» Simmons che dopo una vita spesa a fare il Ranger, il cacciatore di taglie ed il Marshall in varie città era scomparso dalla scena senza lasciare alcuna traccia, incrementando con questo un alone di leggenda attorno a sé. Simmons era un eccentrico ed atipico personaggio, amava le armi ed il tavolo da gioco al pari della letteratura. Era una sorta di «gunman» intellettuale, un caso unico per l’epoca.
La sua ultima impresa consistette nello sgominare la banda di John Hardy, famosa per aver rapinato banche, diligenze e per aver assalito vari convogli ferroviari. Tutti reati efferati che non lesinavano vittime innocenti. Dopo una lunga caccia, la maggior parte dei componenti della gang era stata assicurata alla giustizia o era finita a mordere la polvere. Quello che più contava era stata la cattura del capo, John Hardy, morto poi suicida mentre scontava la sua pena ai lavori forzati a Yuma. Al termine di questa impresa Bobby Simmons era scomparso. Grande scalpore fece quindi la pubblicazione di un’intervista rilasciata da Rattlesnake proprio a William Warren e pubblicata sull’ultimo numero della Gazette. Inutile sottolineare l’incredibile successo editoriale che costrinse Cao Lin ad un gran numero di ristampe. Lo sguardo dei due interlocutori si rivolse al centro della strada.
«Buongiorno William» gridò sorridente Miss Cornelia Aldridge, la maestra del paese, che tornava a casa da scuola.
Warren e Cao Lin ricambiarono cordialmente i saluti e, mentre si guardavano sorridendo, il cinese aggiunse: «Forse è giunto il momento che la prendiate in sposa, signor Warren.»
* * *
La sera, a Sud di Rio Rico, nei pressi della pista che porta a Nogales, si erano accampati sette uomini. Erano Tim Hardy figlio di John Hardy, Pablo Laredo rinnegato messicano, i fratelli Slim, Clement e Joshua Aberdeen ladri di bestiame, John Hastings disertore e «Faccia Tagliata» un mezzosangue dall’oscuro passato e dal volto deturpato da una ferita .
Tim stringeva tra le mani una copia della «Southern Gazette» quando si rivolse ad Hastings, il suo più fidato scherano: «Se questo Warren è riuscito ad intervistare quella carogna di «Rattlesnake» Simmons, vuol dire che sa dove si trova!»
«Non vedi l’ora di avere tra le mani quel vecchio bastardo che ha fatto rinchiudere tuo padre a Yuma?»
«Claro! Un tipo come il mio vecchio non poteva resistere a lungo a spaccar pietre»
«Stai tranquillo, non sarà così difficile estorcere informazioni ad uno scribacchino»
«Sembra tutto così semplice, che a volte mi prende uno strano presentimento»
«Io invece ho solo la certezza che a breve Simmons si ritroverà gonfio di piombo con la faccia nel fango»
«Lo spero John. Da troppi anni lo stiamo cercando e adesso siamo finalmente giunti alla fine della pista».
Poi Hardy ordinò repentinamente : «Adesso tutti a nanna. Domani si scende in paese per farci conoscere. E saremo ben lieti di presentarci alla redazione del giornale locale.»
Tutti gli uomini si sistemarono nei loro occasionali giacigli mentre le tenebre cominciavano ad avvolgere l’accampamento.
* * *
Cao Lin se ne stava beatamente appoggiato al bancone del Saloon di Rio Rico, gustandosi una birra fresca. Alla redazione aveva finito di svolgere le proprie mansioni e, visto che Warren si era recato a Tucson per affari , poteva rilassarsi in santa pace. Stava per ordinare una seconda birra, il locale a quell’ora era affollato come al solito, quando le porte del Saloon si aprirono fragorosamente e sette brutti ceffi fecero il loro ingresso.
Erano armati di tutto punto e non davano l’impressione di essere giunti là per bere qualcosa di fresco, né tantomeno per intrattenersi con le ragazze che girovagavano tra i tavoli da gioco in cerca di clienti.
Il locale si zittì, mentre Tim Hardy e John Hastings si muovevano verso il bancone, seguiti da un codazzo di facce degne degli avvisi di taglia appesi nell’ufficio dello sceriffo .
«Whiskey!» ordinò uno dei fratelli Aberdeen «Whiskey per tutti, e del migliore che possiedi».
Il bartender obbedì velocemente ed i sette uomini cominciarono a bere lentamente avvolti da una atmosfera che diventava via via sempre più cupa e pesante.
«Cerchiamo William Warren» esordì Tim Hardy « e sono sicuro che sapete dirci dove si trova quell’imbrattacarte»
Il gestore del locale era bianco come un lenzuolo e non riusciva a proferire parola. Ci pensò Cao Lin a toglierlo dall’ imbarazzo : «Il signor Warren non è in città. Potete rivolgervi a me»
«Tu?» intervenne Laredo «Un cinese? Ma che cazzo di posto è mai questo?»
Senza aggiungere altro lo colpì con un pugno al volto, facendolo ruzzolare pesantemente a terra. Il cinese accennò ad alzarsi, ma raggiunto da tutti e tre i fratelli Aberdeen, si ritrovò sotto una pioggia di calci. Nelle mani di Hastings e di «Faccia Tagliata» si materializzarono delle Colt.
«Fermi tutti!» disse il disertore «Qualcuno potrebbe farsi del male. E non ne vale la pena, soprattutto per un cinese.»
A nessuno venne voglia di fare l’eroe e Cao Lin fu pesantemente maltrattato prima di rimanere a terra pieno di lividi e sanguinante.
«Qualcuna di voi rimetti in sesto questo sacco di letame» urlò Tim Hardy rivolgendosi alle ragazze che lavoravano nel Saloon.
Dopo pochi minuti il cinese si riprese. Faticava a rialzarsi. Eccitati dalla violenza gli uomini di Hardy avrebbero cominciato a divertirsi con le prostitute se in quel momento non fosse entrato nel Saloon lo sceriffo Malcom O’Sullivan con tre dei suoi vice. Erano tutti armati di shotgun.
«Che succede da queste parti?» domandò l’anziano tutore della legge.
«Niente di grave, sceriffo» disse Hardy «Stavamo aspettando William Warren ed intanto ci siamo divertiti un po’. Non è il caso di scaldarsi tanto per uno sporco muso giallo»
«Quello che è grave e lecito lo decido io. Avete mezz’ora per lasciare la città e per non ritornarci mai più»
«Ma noi dovevamo incontrare il signor Warren, sceriffo.»
«E per quale ragione?»
«Sono Tim Hardy, figlio di John Hardy. Warren deve dirmi dove si nasconde quel vecchio bastardo di Bobby «Rattlesnake» Simmons. Devo rivolgergli alcune domande su mio padre…..»
«Warren non è in paese e cinque minuti sono già passati»
«D’accordo. Siamo tra gentiluomini, non serve alzare la voce.»
Hastings fece cenno ai suoi di andarsene.
«Ci saluti il direttore della Gazette» disse Hardy prima di montare a cavallo, sempre tenuto sotto tiro dai tutori dell’ordine di Rio Rico.
Al suo ritorno Warren, oltre al malconcio Cao Lin, trovo anche lo sceriffo ad attenderlo.
«Tim Hardy la sta cercando William, vuole sapere dov’è Simmons.»
«Simmons non è reperibile, sceriffo. Non posso rivelarle dove si trova»
«Credo che torneranno a cercarla»
«Dirò loro quanto so, sceriffo, cioè che non ho alcuna idea di dove sia nascosto Rattlesnake»
Lo sceriffo era perplesso.
«Torneranno. E non sarà così facile convincerli. Sono delle bestie; guardi come hanno conciato il suo aiutante.»
«Ne sono profondamente dispiaciuto»
«E basta?»
«Sono solo un giornalista, le mie armi sono le parole. Tocca a lei garantire la sicurezza alla cittadinanza».
Pensieroso lo sceriffo se ne andò e Warren raggiunse il suo fedele collaboratore per confortarlo e capire bene cosa fosse accaduto in sua assenza.
* * *
Warren passò giorni d’angoscia. Neanche le ore trascorse con Cornelia riuscirono a sollevarlo. La sera si ritrovò nel suo alloggio intento a scrutare un vecchio dagherrotipo di Rattlesnake. L’uomo, poco più che trentenne, vestiva come i «gunmen» della frontiera ed era stato immortalato con tutte le sue armi addosso. Portava lunghi capelli neri ed una folta barba che gli scendeva fino al petto. Dal suo cappello scendeva il sonaglio di un crotalo. Si guardò allo specchio: aveva passato la cinquantina, la vita sedentaria lo aveva appesantito ed i capelli si erano gradualmente imbiancati e diradati. La barba aveva lasciato posto a dei candidi baffi. Solo gli occhi avrebbero potuto tradirlo se osservato con attenzione: erano sempre quelli di un feroce predatore.
* * *
I giorni trascorsero stanchi. Tornò lentamente la normalità. Cao Lin si stava rimettendo in fretta grazie anche alle visite di miss Cornelia e Warren lavorava al giornale. Aveva inaugurato due nuove rubriche: una si prefiggeva l’obiettivo di invogliare i pigri cittadini di Rio Rico a leggere, l’altra raccoglieva le opinioni dei lettori. In più, con Cornelia, cercavano i fondi necessari per aprire una biblioteca in città: il nuovo secolo si avvicinava e Rio Rico non poteva restare indietro. Intenti nelle loro iniziative, ignoravano i sette cavalieri capeggiati da Tim Hardy che cavalcavano dal confine messicano verso la città dello sceriffo O’Sullivan. I banditi, da giorni, scorazzavano nei pressi di Rio Rico e con vari appostamenti tenevano d’occhio la situazione. Grazie all’abilità del meticcio «Faccia Tagliata» si erano accorti che il vecchio «stella di latta» non si era fatto persuaso della loro ritirata e pattugliava periodicamente e meticolosamente i confini del territorio di sua giurisdizione. Questo era un problema per la banda Hardy che necessitava, invece, della più completa libertà di movimento. Decisero così di passare all’azione e di tagliare il problema alla radice. Mentre lo sceriffo, con quattro suoi collaboratori, ispezionava i resti di un bivacco, i sette sicari si erano nascosti nella vicina vegetazione impugnando i loro Winchester. O’Sullivan ed i suoi uomini furono sorpresi dall’imponente mole di fuoco e passarono a miglior vita senza aver neanche il tempo di mettere mano alle loro calibro .45. Non si presero nemmeno la briga di seppellirli. Si misero subito in sella in direzione Rio Rico, lasciandosi alle spalle un lauto pasto per gli avvoltoi.
Penetrare nella scuola di miss Aldridge fu un gioco da ragazzi. In pochi minuti l’intera classe con la sua maestra fu fatta prigioniera.
«Siete dei vigliacchi. Vi pentirete del vostro folle gesto!» li accusò Cornelia.
Per tutta risposta, Laredo la colpì con un sonoro ceffone lasciandola a terra in lacrime.
I bambini in preda al panico si stringevano attorno alla donna ed, intanto, attorno all’edificio si erano radunati alcuni abitanti del luogo.
Non si vedevano lo sceriffo ed i suoi uomini e questo turbò molto la cittadinanza, fatta da miti lavoratori e bottegai non avvezzi alla violenza. I tempi delle guerre indiane erano lontani e la modernità aveva sgrezzato quegli uomini, rendendolo più simili a quelli delle città più sviluppate della East Coast. Nessuno di loro sarebbe stato in grado di affrontare una situazione del genere. Mancava anche William Warren, e questo era un fatto alquanto strano.
«Fate venire subito il direttore del vostro giornale» urlò da una finestra Hardy « è l’unico che può salvare la vita di queste innocenti creature.»
«In che modo?» chiese il signor Withacker, avvocato di professione, che ora si trovava nell’insolito ruolo di negoziatore.
«Deve farci sapere dove si trova Bobby Simmons!»
«Ma se è scomparso da anni! Abbiamo avuto la certezza che è ancora vivo solo attraverso il giornale di Warren.»
«Per l’appunto» continuò Hardy «se ci farà sapere dove si trova Rattlesnake vi assicuro che non verrà torto un capello a nessuno. In caso contrario uccideremo un bambino all’ora e ci divertiremo con Miss Cornelia che ci sembra interessi particolarmente allo scribacchino!»
La folla attendeva attonita, indignata ed impaurita.
Nel frattempo Warren, avvertito da Cao Lin, aveva preso la sua decisione. I fatti imponevano una soluzione drastica. Si recò nella sua abitazione e da un vecchio baule prese le sue due vecchie Colt Army 1860, infilandosele nella cintura con i calci rivolti in avanti. Non aveva mai usato fondine, le considerava troppo scomode per estrarre velocemente. Aveva anche limato il mirino per velocizzare l’azione: chi spara d’istinto non ha bisogno di prendere la mira. Incrociò le braccia ed impugnò entrambe le pistole: da anni non ripeteva quel gesto ed avrebbe avuto bisogno di un po’ di allenamento. Il tempo stringeva, prese con sé anche un vecchio scattergun a canne mozze col calcio modificato e se lo infilò in una tasca interna dell’impermeabile. Dal fondo del baule raccolse il suo Winchester e dopo averne verificato l’efficienza si avviò di buon passo verso la scuola. Al suo arrivo la folla di cittadini si aprì come il Mar Rosso al passaggio di Mosè.
«Signor Warren, vogliono lei..»
«No. Vogliono Rattlesnake» disse il giornalista indossando il famoso cappello con il sonaglio pendente. Tutti si resero conto di chi avevano davanti e si ripararono in religioso silenzio tra i vicoli delle loro abitazioni.
«Sono qui, Hardy! Dopo tuo padre tocca a te!»
«Tu, scribacchino!» urlò Tim dalla finestra della scuola.
«Fate uscire Cornelia ed i suoi alunni. Volete me, e sono arrivato!»
«Non sarà un bello spettacolo farli assistere alla tua morte»
«Sei così sicuro di non andartene in camicia di legno da Rio Rico, Hardy? Anche tuo padre si sentiva tanto furbo….»
«Non nominare mio padre, bastardo!»
«Fai uscire tutti, Tim. Tocca a noi!»
Rapidamente Cornelia ed i suoi alunni lasciarono la scuola mettendosi al sicuro. Intanto Hardy ed i suoi uomini erano usciti e si erano schierati in linea, sulla Main street, di fronte al vecchio Simmons. Rattlesnake li fissava con occhi di ghiaccio: non li temeva.
«Ho già ordinato sette bare per voi, Hardy!»
«Sei morto Rattlesnake!!»
Mentre stavano per fare fuoco si udì un profondo boato e la banda Hardy fu avvolta dalla nebbia. Cao Lin ,dal tetto di una vicina abitazione, aveva scagliato un candelotto di dinamite contro di loro, lasciando a terra due dei fratelli Aberdeen. Frastornati, gli altri, cominciarono a sparare a casaccio, spaesati e con la vista offuscata dal fumo. Nella fretta non si erano accorti che Simmons aveva scartato verso sinistra ed, abbandonato il Winchester, aveva impugnato il canne mozze aprendo il fuoco protetto da due barili posti davanti all’emporio. Hardy ed i suoi furono investiti da un fuoco incrociato: da sinistra due rose di pallettoni spezzarono le vite del terzo fratello Aberdeen e di Laredo, da destra i precisi colpi di Winchester di Cao Lin centrarono in pieno Hastings e «Faccia Tagliata» spedendoli a mordere la polvere. Le ultime immagini che Tim Hardy vide nella sua breve esistenza sembravano al rallentatore: Rattlesnake incrociava le braccia portandole alle anche, due Colt si materializzavano tra le sue mani e una rapida successione di colpi metteva fine al suo progetto di vendetta. Simmons sparò con entrambi i revolver, tenendo premuti i grilletti ed azionando con i pollici i cani, da vero professionista. Non ebbe neanche il tempo di alzare la sua rivoltella che già l’ultimo respiro usciva dal suo corpo. Fu tutto così rapido che gli spettatori aspettarono qualche lungo minuto prima di uscire. Cornelia e Cao Lin corsero a sincerarsi che niente fosse accaduto all’uomo che era William Warren, ma che era tornato a chiamarsi Bobby Simmons.
«Ti devo delle spiegazioni, cara Cornelia» disse Rattlesnake alla maestra di Rio Rico. Poi si rivolse a Cao Lin: «Prendila come una lezione di giornalismo. In questo paese vige la libertà di stampa. Le fonti vanno citate, ma allo stesso tempo protette con ogni mezzo. Adesso vai alla redazione che bisogna preparare urgentemente un pezzo di cronaca locale».
Mentre tutti seguivano stupefatti la scena, Rattlesnake prese per mano Miss Aldridge ed assieme si diressero verso la sede della «Southern Gazette».
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