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Stories / Poems

Stories by john flanders

nudo con un pugnale

italian

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Il vecchio Gryde era un usuraio, uno di quelli senza cuore. Nel corso della sua carriera, cinquemila clienti gli erano stati debitori, era stato la causa di centododici suicidi, di nove delitti sensazionali, di cessioni, ban-carotte e tracolli finanziari innumerevoli.
Centomila maledizioni erano state lanciate sul suo capo, e lui aveva riso di tutte. Ma la centounomillesima lo uccise, nel più bizzarro e spaventoso dei modi.
Io gli dovevo duecento sterline, e lui mi spremeva ogni mese pagamenti con gli interessi più abominevoli, eppure aveva fatto di me un suo intimo amico. In realtà, questo era solo un modo per torturarmi, perché io ero costretto a sottomettermi a ogni sorta di crudeltà e di malignità, a fare eco al-la sua risata chiassosa quando le sue vittime lo imploravano, lo supplica-vano o persino morivano ai suoi piedi.
Lui registrava scrupolosamente tutte quelle sofferenze e tutte quelle morti violente nel suo diario e nel suo libro mastro, mentre la sua fortuna, così malvagiamente ottenuta, cresceva di giorno in giorno.
Ma oggi non rimpiango il male che mi ha fatto, perché alla fine mi è stato concesso di assistere alla sua mortale agonia. Ed auguro a tutti i suoi esimi colleghi la stessa sorte.
Una mattina lo trovai nel suo ufficio intento ad una discussione con un cliente, un giovanotto molto pallido e avvenente.
Il ragazzo stava dicendo:
«Per me è davvero impossibile pagarla, Mr. Gryde, ma la supplico di non mandarmi via. Prenda questo quadro. È l’unico pezzo di valore che io abbia mai fatto. Ci sono ritornato su centinaia di volte; ci ho messo davvero tutto il cuore. Anche ora mi rendo conto che non è completamente finito. C’è ancora qualcosa che manca - non riesco a dire esattamente cosa -
ma so che lo scoprirò in tempo, e quindi lo porterò a termine.
«Prenda questo per il debito che mi sta uccidendo…e che sta uccidendo la mia povera madre!»
Gryde singhiozzò. Quando si accorse di me, attirò la mia attenzione su un quadro di dimensioni piuttosto grosse che stava poggiato alla sua libre-ria. Quando lo vidi, rimasi colpito per la sorpresa e l’ammirazione. Mi sembrava di non aver mai visto niente di più perfetto.
Si trattava di un nudo a grandezza naturale, un uomo bello come un Dio, che si stagliava su un fondo vago e nuvoloso, uno sfondo di tempesta, notte e fiamme.
«Non so ancora che titolo dargli,» disse l’artista con voce addolorata.
«La figura che vedete lì, l’ho sempre vista in sogno, fin da quando ero bambino; mi viene in sogno proprio come certe melodie venivano di notte dal cielo a Mozart e Haydin.»
«Lei mi deve trecento sterline, Mr. Warton,» disse Gryde.
Il ragazzo giunse le mani.
«E il mio quadro, Mr. Gryde? Vale il doppio di quella somma, vale tre volte quella somma, dieci volte!»
«Tra cento anni,» acconsentì Gryde. «Non vivrò tanto a lungo per po-termi godere il guadagno.»
Ma, mentre parlava, mi sembrò di scorgere nei suoi occhi uno scintillio che era molto diverso dal suo solito sguardo d’acciaio, quello che gli avevo sempre visto. Era ammirazione per un capolavoro d’arte, o la prospettiva di un profitto favoloso?
Poi Gryde continuò:
«Mi dispiace per lei,» disse. «Nel profondo del mio cuore ho un debole per gli artisti. Prenderò il quadro e le faccio credito di cento sterline sul suo debito.»
L’artista aprì la bocca per replicare. L’usuraio tagliò corto.
«Lei mi deve trecento sterline, pagabili a rate di dieci sterline al mese.
Firmerò una ricevuta a dieci mesi. Non dimentichi di essere pronto a pagare tra undici mesi a partire da oggi, Mr. Warton!»
Warton si era coperto la faccia con le sue belle mani.
«Dieci mesi! Lei mi sta dando dieci mesi di libertà dalle mie preoccupa-zioni, dieci mesi di sollievo per mia madre, che è malata e in una penosa condizione nervosa, Mr. Gryde, e io potrò lavorare solo in questi dieci me-si…»
Presi la ricevuta.
«Ma,» aggiunse Gryde, «lei stesso ha ammesso che al quadro manca ancora qualcosa. Lei deve metterci il tocco finale, e deve trovargli un titolo entro la fine dei dieci mesi.»
L’artista promise di sì, e il quadro venne appeso sul muro dietro la scrivania del vecchio Gryde.
Passarono undici mesi e Warton non fu in grado di pagare la sua rata di dieci sterline. Lui pregò e supplicò Gryde di lasciargli ancora un po’ di tempo, ma senza nessun risultato. L’usuraio si assicurò in ordine per la vendita degli effetti di quel povero ragazzo. Quando gli ufficiali giudiziari arrivarono, trovarono madre e figlio che dormivano il sonno della morte in una stanza piena di fumi asfissianti emanati da un braciere di carboni ardenti.
Sul tavolo c’era una lettera per Gryde.
«Avevo acconsentito a trovare un titolo per il mio quadro,» gli aveva scritto l’artista. «Può chiamarlo La vendetta. E, per quanto riguarda il mio impegno di finire il quadro, anche in questo caso manterrò la promessa.»
Gryde fu molto seccato.
«Quel titolo non si addice affatto al quadro,» obiettò «e come è possibile che un morto venga a finire un quadro?»
Ma la sua sfida all’altro mondo fu accolta.
Una mattina trovai Gryde terribilmente preoccupato ed eccitato.
«Guarda il quadro!», urlò nel momento stesso in cui mettevo piede nella stanza. «Non ti pare che ci sia qualcosa di strano?»
Io studiai il dipinto, ma non riuscii a vederci nessun cambiamento. La mia assicurazione sembrò sollevarlo enormemente.
«Sai…», cominciò a dire. Si passò una mano sulla fronte e vidi le gocce di sudore sulle sopracciglia.
«È stato l’altra notte, poco dopo la mezzanotte. Ero andato a letto; poi, tutt’a un tratto, mi ricordai che avevo lasciato delle carte molto importanti sulla mia scrivania.
«Mi alzai immediatamente per metterle al sicuro. Non ho mai avuto problemi a trovare la strada anche al buio, perché conosco anche l’angolo più remoto della casa. Sono arrivato qui nel mio ufficio senza prendermi la briga di accendere neanche la luce. Non ce n’era davvero bisogno visto che la luce della luna cadeva proprio sulla mia scrivania. Quando mi chinai sulle carte, ebbi come la sensazione che qualcosa si stesse muovendo tra me e la finestra…
«Guarda il quadro! Guarda il quadro!», urlò Gryde all’improvviso, atter-rito.
Poi, un attimo dopo, mormorò: «Credo di avere delle visioni. Ho sentito parlare di allucinazioni, ma non ricordo di averne mai avute… pensavo di aver visto di nuovo l’uomo del quadro muoversi.
«Ad ogni modo, quando entrai qui l’altra notte, mi è sembrato di vedere… no, potrei giurai di aver visto l’uomo del dipinto che stendeva il braccio per afferrarmi!»
«Tu stai diventando matto,» dissi io.
«Vorrei che tutto potesse spiegarsi così,» disse Gryde; «sarebbe meglio di…»
«Bene, perché allora non distruggi il quadro, se credi che tutto ciò sia solo frutto della tua immaginazione?»
Il volto di Gryde si illuminò.
«A questo non avevo pensato,» disse. «Suppongo perché è troppo semplice.»
Aprì un cassetto e ne tirò fuori un pugnale a lama molto lunga con un manico finemente intagliato.
Si avviò in direzione del quadro con il pugnale tra le mani. Poi, all’improvviso, sembrò aver cambiato idea.
«No!», disse. «Non ho intenzione di buttare al vento cento sterline solo perché ho fatto un brutto sogno. Tu sei pazzo, amico mio.»
E gettò via con rabbia l’arma sulla scrivania.
Quando tornai il giorno dopo, non trovai lo stesso Gryde. Al suo posto c’era un vecchio ormai a pezzi, con gli occhi di una bestia braccata, che tremava a causa di un insano terrore.
«No,» gemette. «Non sono pazzo, non sono un imbecille! So di cosa sto parlando. Mi sono alzato di nuovo l’atra notte e sono venuto qui a vedere se quello dell’altra volta era stato un sogno. E ti dico, ti dico, che lui è venuto fuori dal quadro,» sbraitò Gryde, torcendosi le mani, «e… e… guarda il quadro, maledetto idiota! Mi ha preso il pugnale!»
Io mi portai le mani alla testa. Sentivo di impazzire così come era capitato al vecchio Gryde. La cosa era inverosimile, ma vera. La figura nuda del dipinto teneva nella mano un pugnale che il giorno prima non c’era, un pugnale che. riconobbi dal manico artisticamente intagliato. Era l’arma che Gryde aveva gettato sulla scrivania quando ero stato lì l’ultima volta!
Implorai Gryde, in nome di tutto ciò che gli era sacro, di distruggere il dipinto. Ma, anche sconvolto dal terrore com’era, non riuscì a convincersi a distruggere un oggetto che aveva un valore monetario.
Ancora non credeva che Warton avrebbe mantenuto la sua promessa!
Gryde è morto.
Lo abbiamo trovato nella sua poltrona, con il corpo completamente privo di sangue e la gola tagliata di netto. L’acciaio assassino era affondato nella pelle della poltrona.
Quando guardai il quadro, vidi che la lama del pugnale dipinto era rossa fino all’elsa.
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