la casa dei segreti
italian
Le accuse che gli rivolgevano erano abbastanza insolite. Comprendevano l'aggressione di un medium, e il tentativo di scavare nel seminterrato di un divo del rock. Le cose potevano andar peggio, comunque, perché Lud Jardinian aveva anche pensato di ricattare un ex-presidente degli Stati Uniti. Ma non aveva funzionato.
Lud era un uomo magro e bruno, aveva trentasette anni ed era cinque centimetri più basso di quanto volesse. In teoria era uno scrittore per il cinema e la televisione, sebbene non avesse avuto incarichi da diciassette mesi. Poiché né sua moglie né la sua amante volevano aver più a che fare con lui, viveva in una casa in affitto nella zona più pidocchiosa di Westwood. Il giorno in cui scoprì di essere in arretrato di due mesi con l'affitto e le cambiali, Lud decise di far visita ad un vecchio amico di Hollywood.
Ecco perché, due settimane prima, si era seduto nella sala d'aspetto degli studi della Monogram-International Pictures di Burbank. Era un pomeriggio di martedì, e Lud aveva visto avvicinarsi lentamente il tramonto da una scomoda poltrona di cuoio e di metallo.
Spostò il suo peso un'altra volta, e molte delle sue ossa più importanti emisero stanchi suoni scricchiolanti.
La segretaria incredibilmente bella sorrise con simpatia. - Il signor Erdlatz dovrebbe riceverla da un momento all'altro.
- Sarà un onore.
- È molto occupato.
- Ho avuto modo di capirlo, mentre aspettavo qui.
Dopo aver ordinato una pila di carta, la segretaria disse: - Sembra che lei e il signor Erdlatz siate amici fin dall'università.
- Compagni di stanza - riconobbe Lud.
- Eravate nella stessa confraternita?
Assentendo col capo, lui disse. - Eravamo confratelli, sì. Abbiamo diviso un sacco di bei momenti. E Kane ha diviso anche la mia macchina, le mie donne, la maggior parte dei miei guadagni, e buona parte dei soldi che ricevevo da casa.
- Certo, certo. Seduto qui a insultare e a lamentarsi. - L'uomo massiccio e abbronzato che aveva aperto la porta a destra della segretaria stava scrutando fuori. - Che diamine d'altro…
- Aiuta a far passare il tempo. - Lud si alzò, senza dargli nemmeno la mano.
Kane Erdlatz agitò un pollice verso il suo immenso ufficio. - Vieni dentro - lo invitò. - Ricevi tu la telefonata, Elana.
- Non si può considerare un calo di successo. - Erdlatz stava dietro l'enorme scrivania argentea, picchiettando con le dita su un ammasso di riviste. - Perché non sei arrivato tanto in alto da raggiungerlo, Lud. Ma finire a scrivere articoli per riviste come Gente nuda, Donne in Calore, è un tradimento delle capacità che avevi una volta. Riviste porno da quattro soldi, stampate in posti come Glendale e…
- Disgusto è una rivista umoristica.
- E firmare questa roba col tuo nome è…
- Kane, ho bisogno di qualche lavoro. E siccome ora sei capo della Monogram, speravo che tu…
- Non è con la speranza che si vincono le partite. Tu…
- Mi getteranno in strada se non gli porto l'affitto entro…
- Dove hai vissuto quando tua moglie ti ha cacciato di. casa?
- A Westwood. Ho un piccolo ma lussuoso…
- Bene, non gliene frega niente a nessuno di quello che succede a Westwood. Così quando ti getteranno in mezzo alla strada, nessuno se ne accorgerà.
- Hai appena fatto firmare un contratto pluriennale a Coke Dakers - esclamò Lud, sporgendosi dalla poltrona larga e profonda. - Uno dei più famosi divi rock d'America, e sta per girare il primo film per te. Quando ero con la Alch Films io ho sceneggiato La classe, L'ultimo esame, La classe II e…
- Tutte stronzate - disse Erdlatz. - Ho sentito che la Difesa Civile pensava di usare La classe II come un modo infallibile per evacuare le città, in caso di…
- Ti posso scrìvere un'ottima sceneggiatura, con rabbia giovanile e…
- Perché non sei mai cresciuto. Mentalmente, sei ancora all'età dell'acne. - Cercò sulla sua scrivania, trovò un'agenda blu pallido, e la mostrò. - Qui c'è qualcosa da mille… facciamo milleduecento, in ricordo dei vecchi tempi… alla settimana.
- Per quante settimane?
- Due.
- Non c'è abbastanza tempo per scrivere una…
- Non devi scrivere proprio niente.
- E il film di Coke Dakers?
- È già stato assegnato. Abbiamo preso Elroy Flurch per scriverlo, e abbiamo avuto una fortuna dannata ad acchiapparlo.
- Mai sentito nominare. Che ha fatto prima?
- Finora niente, ma capisce i giovani. Come dovrebbe, visto che ha quattordici anni.
Dopo aver emesso un piccolo suono strozzato, Lud chiese: - E questo lavoro da milleduecento a settimana?
Strofinandosi il foglio dell'agenda sul mento, Erdlatz disse: - Molte persone di talento sono superstiziose.
- L'ho sentito dire.
- Coke Dakers è fra queste - continuò. - Ha paura soprattutto dei fantasmi.
Lud si raddrizzò. - Aspetta, aspetta. Ho sentito che stava per comprare la vecchia villa di Maggie Marable, quel posto enorme a Beverly Hills dove esercitava il mestiere coi politici, scrittori e attori prima di…
- E anche il posto dove si uccise tredici anni fa.
- È un sacco di tempo, soprattutto a Hollywood. Coke Dakers non penserà che il suo fantasma continui a infestare…
- Ha sentito delle voci - disse Erdlatz. - Voci incoraggiate dal fatto che l'ultimo proprietario, un piccoletto che aveva fatto due film di karaté nel 1980, è scappato via urlando una sera e non è più tornato.
- Quando è stato?
- Tre anni fa, e nessuno ci è più vissuto da allora. Coke sta comprando la villa a prezzo stracciato, appena novecentomila dollari.
- Ma non ha paura di trasferirsi?
- Preferirebbe che qualcuno sondasse le acque prima.
- Fanno qualcosa di simile in India, per catturare le tigri.
Erdlatz disse: - Insomma, tu vivi nella villa per due settimane. Controlla tutto; guarda se è infestata o no. Farai duemilaquattrocento dollari, un bel po' più di quanto ti paga Gente Nuda per compromettere quel po' di…
- Tu non hai mai fatto elemosine. Così questa non è un'idea che ti è venuta per allungarmi dei soldi.
- È esattamente come ti sto dicendo - disse l'abbronzato produttore cinematografico. - Coke è molto ansioso di trasferirsi lì. Ci vivrà con Mintzy White-Melville appena tornerà da Montreal.
- Che c'è andata a fare?
- A girare Chicago.
Scuotendo la testa lentamente, Lud disse: - Non lo so. Sembra uno di quei fumetti scemi che leggevo da ragazzo. Roba tipo La casa dei segreti, La casa dei misteri. Passare-una-notte-nella-vecchia-casa-buia.
- Tranne che hai la paga migliore.
- Nelle storie, il fesso che lo fa finisce morto stecchito la mattina dopo, oppure lo trovano nella brughiera, gridando come un disperato, e coi capelli bianchi.
- Tu sei già disperato adesso e non hai più tanti capelli di cui preoccuparti. - Erdlatz sventolò il foglio. - Allora?
- Metà dei soldi in anticipo?
- Un terzo.
- Accetto - disse Lud.
La pioggia gelida e il vento infierirono su Lud mentre correva dalla sua vecchia Toyota verso il grande portone di quercia della casa grigia. Il vento strappò una tegola rossa dal tetto inclinato, e la fece sfrecciare fino a colpire l'unica valigia che aveva.
Cercando di ripararsi sotto il portico, Lud pescò la chiave del portone. Erdlatz aveva attaccato un cartellino che diceva Casa stregata.
- Scemenze. - Dopo un minuto circa di lotta, riuscì ad aprire il portone. Con uno scricchiolio impressionante, lo spesso battente ruotò verso l'interno sotto la sua spinta.
Appoggiò la valigia accanto a un pesante tavolo di sequoia, allungò il braccio e accese tutti i sei interruttori che trovò.
Lampadine arancioni, avviate in portalampade di ferro contorto, illuminarono le pareti color pesca del lungo corridoio. Altra luce polverosa venne dal lampadario che pendeva a metà altezza.
La casa odorava di polvere, fumo, e muffa.
Inspirando profondamente, Lud prese la sua valigia cosparsa di pioggia e la portò lungo il corridoio nella stanza principale.
C'erano altri quattro interruttori là. C'erano ancora tappeti Navajo sul pavimento di legno, un basso divano di cuoio nero e due poltrone simili. Il caminetto di pietra era buio e profondo; la pioggia scendeva all'interno su un cumulo di cenere vecchia.
Lud appoggiò la valigia sul focolare coperto di polvere, e iniziò a girare per la stanza grande e fredda.
Improvvisamente sobbalzò. Il telefono sul tavolino da caffè aveva preso a suonare.
Dopo un altro respiro profondo, rispose. - Pronto?
- Beverly Hills. Sto facendo il custode di una casa come favore a…
- Lo so che è Beverly Hills. Non è il mio lavoro sapere queste cose? Milioni di persone in tutto il paese leggono la mia rubrica "Il marcio di Hollywood", perché so tutto quello che…
- Pearl, il motivo per cui ti avevo chiamato prima è che…
- Quella è un'altra cosa. Avevo appena cominciato a dimenticare di essermi sposata con te. Siamo stati separati un anno e mezzo; la gente comincia a scordarselo. Ma poi tu dici alla segreteria telefonica che devo chiamare questo numero misterioso di Beverly Hills, e sembra…
- Pearl, ho bisogno di un po' di aiuto riguardo.;.
- No, niente, assolutamente no. Non ti presterò più neanche un dollaro - disse sua moglie con quella voce che una volta aveva trovato attraente. - Be', aspetta un minuto. Se stai morendo di un male incurabile e mi puoi giurare… sarebbe meglio una dichiarazione autentica… mi puoi assicurare che hai solo poche settimane da vivere… meglio giorni… allora potrei prestarti fino a duecento dollari. E ti rivedrò alla pietra tombale. Una piccola.
- Non sto morendo, Pearl.
- È che altre cattive notizie hai per me? Per stasera ho una cena, due spettacoli da vedere e un incarico, così…
- Maggie Marable - cercò lui di interromperla.
- E allora?
- È la sua casa che custodisco.
La voce di sua moglie si ingentilì. - Ah, sì? Potrei trarne una storia.
- Non ancora.
- Che significa "non ancora"? Tu devi dirmi quello che sai prima di tutto…
- Alla fine certo. Adesso, però, Pearl, ascoltami solo un momento. Il motivo…
- Ecco che ricominci, Lud. Lagnarti che mia-moglie-non-mi-ascolta-mai. Onestamente, questo è il più scemo…
- Coke Dakers ha comprato la villa di Maggie Marable, e io…
- Lo so già. Era nella mia rubrica martedì scorso, e se tu la leggessi regolarmente, non saresti così…
- Dakers ha saputo che la casa è infestata.
- Tutti hanno sentito quella panzana. È solo robaccia pubblicitaria, sparata dal suo agente per…
- Io dovrei vivere qui un paio di settimane, per vedere se ci sono fantasmi o demoni o qualcos'altro.
- Questo può interessarmi. Cinquanta o sessanta parole su…
- Quello che voglio da te è sapere qualcosa su Maggie Marable. La sua carriera, i suoi amori - disse Lud. - E il motivo del suo suicidio.
- Può darsi che non fosse un suicidio.
- Significa?
- Ti farò mandare un po' di materiale da Jody - promise sua moglie. - Nel frattempo, chiamami se sai qualcos'altro su quello che fa Coke.
- Io non lo conosco nemmeno. Questo lavoro…
- E se vedi davvero un fantasma, dillo a me prima di tutti gli altri. Fotografalo, ma usa qualcosa di meglio della macchina scassata che…
- Non ho intenzione di vedere fantasmi - le disse lui. - Il motivo per cui voglio sapere qualcosa di più su Maggie Marable è che così posso fare una conversazione intelligente con Kane Erdlatz e chiunque altro mi chieda…
- Adesso devo andare. Jody ti spedirà la roba. Ciao.
Lui riattaccò.
La pioggia cadeva più fitta, c'era un nuovo odore nella stanza.
- Profumo - disse Lud annusando.
Decise che non si sarebbe lasciato turbare.
Lud non incontrò nessun fantasma fino alla terza mezzanotte. Si era seduto sull'enorme letto a quattro piazze, leggendo la grossa cartella di materiale che sua moglie gli aveva inviato quel pomeriggio.
- Anche Andrew Willis? - mormorava. - Non lo sapevo proprio. Allora era il senatore Willis, e non divenne presidente finché lei non morì. Interessante.
Una pioggia leggera picchiava leggermente sul tetto di tegole.
Sbadigliando, Lud si distese, e la sua testa affondò nel cuscino. La cartella gli cadde in grembo, col suo indice come segnalibro.
Dormiva sempre con la sola giacca del pigiama. E mentre si appisolava, Lud divenne cosciente di un tepore che aumentava intorno alla sua gamba sinistra nuda.
Sbattendo la palpebre, guardò alla sua sinistra e poi si rimise a sedere. - Pearl, sei tu?
C'era una donna sotto le coperte con lui. Il corpo e la testa erano coperti dalla trapunta blu pallido. Ma quel posteriore non era familiare, non era di sua moglie. Quello di Pearl era molto più piccolo.
- Mi scusi, signorina. - Si allungò verso la figura distesa al suo fianco. - Non so come si sia intrufolata qui, ma…
Quando tentò di batterle leggermente su una spalla, l'intera coperta si abbassò. Non toccò niente, tranne il solido materasso.
- Uau! - esclamò. Saltò giù dal letto, mandando il dossier su Maggie Marable a volteggiare nell'aria e spargere pagine intorno.
Non riuscì a liberarsi completamente dalle lenzuola di satin, così cadde per terra su un ginocchio. Dopo essere scivolato su un tappeto, si fermò contro la porta del vasto guardaroba.
- Lei. - Guardò il letto, che in apparenza era tornato vuoto. - Quella era lei. Maggie Marable. Certo, avrei dovuto riconoscere il suo corpo.
Uscì lentamente fuori di lì, camminando all'indietro. Il divano nel soggiorno non era affatto comodo. Ci rimase disteso per tutta la notte piovosa e insonne.
La notte dopo lei gli parlò.
Successe nella grande cucina bianca, col soffitto di travi. Lui stava oziando là dentro, preparandosi un po' di cioccolata calda nella speranza che l'aiutasse a passare la notte sul divano per la seconda volta. Oltre al cacao, ci versò dentro un po' di Ovomaltina che aveva trovato in fondo a uno scaffale. Tempo prima, da giovane, sua madre l'aveva quasi convinto che l'Ovomaltina aiutasse a dormire. Per buona misura, voleva aggiungere rum che aveva comprato in un negozio di liquori quel pomeriggio.
Lud stava sorvegliando il latte che bolliva, con indosso un grembiule che aveva scovato nel ripostiglio delle scope.
- Ehi, tu, devi aiutarmi.
Lasciò perdere il latte e scrutò dalla porta dentro il salone. Non c'era nessuno.
- Altrimenti sarò condannata a vagare in questo immondezzaio per l'eternità. E questo è molto, molto noioso - disse la voce che veniva dal salone. - È una rottura. La gente dice ancora che le cose sono una rottura? È da molto che non parlo con nessuno.
- Molta gente sì, credo - rispose lui, con una voce sottile e molto più giovanile del solito.
- Quasi tutti gli idioti che hanno vissuto qui scappavano via prima di sentire cosa volevo.
Lud chiese: - Sta entrando qui dentro?
- Non stanotte. È un vero sforzo materializzarsi, e intendo risparmiarmelo fino a domani, probabilmente.
- Bene, magnifico.
- L'altro problema è che, sai, posso comunicare solo per pochi minuti ogni notte. Così, per favore, non essere sciocco e non fuggire urlando nella notte. Va bene?
STAVA CHIACCHIERANDO COL FANTASMA DI MAGGIE MARABLE.
- Come posso aiutarla esattamente, signorina Marable - Non aveva nessuno dubbio che quello fosse davvero il suo fantasma.
- Chiamami Maggie. E tu sei…?
- Lud Jardinian.
- È un nome armeno.
- Mio padre era armeno, sì.
- Va bene, ci siamo presentati abbastanza. Ecco la situazione; fai attenzione. Da quando sono stata assassinata, devo infestare questo porcile finché…
- Assassinata?
Dal corridoio lungo e buio venne solamente silenzio.
- Ha detto che è stata assassinata, signorina Marable?
Non ci fu risposta.
Gli ci vollero approssimativamente tre minuti per camminare dai fornelli alla porta aperta.
Inspirò profondamente più volte, prima di sporgere la testa all'interno.
Ma non c'era nulla, sebbene un forte profumo muschiato aleggiasse nell'aria.
Nel tardo pomeriggio del giorno dopo era seduto in soggiorno, sfogliando ancora una volta le note mandate da Pearl.
- Andrew Willis sembra il sospetto più probabile - disse a se stesso. - Sposato, con ambizioni presidenziali. Ma è in questo modo che vanno le cose nella vita reale? Certo, in una sceneggiatura si scopre sempre che il maggior indiziato è completamente innocente, a meno che non si aggiunga un colpo si scena e…
Squillò il telefono, e lui rispose.
- Quella puttana ossuta - disse la voce di Kane Erdlatz.
- Quella puttana ossuta?
- Tua moglie, Pearl Seabride. Non leggi "Il marcio di Hollywood" tutti i giorni?
- Lo guardo ogni tanto. Esattamente che cosa…
- Ha scritto un pezzo su Coke. Dice che ha paura dei fantasmi, e non vuole trasferirsi nella nuova casa.
- Oh, questo?
- Non avrai mica parlato del tuo incarico a quella stronzetta denutrita…?
- È ancora mia moglie. Naturalmente, devo dividere con lei i miei trionfi e le mie…
- Coke è fuori dai gangheri, e questo rovina la sua immagine.
- Un sacco di gente crede nel mondo degli spiriti. Ammettere che crede nei fantasmi può migliorare la sua…
- Un tipo che sta per interpretare La vendetta dello squartatore non può dire di aver paura di tutto - fece notare Erdlatz. - Ora è estremamente infelice.
- La sofferenza fa bene agli artisti, li aiuta a…
- Coke vuole fare qualcosa di drastico se non gli do' una calmata. Se, per esempio, gli assicurassi che non hai incontrato neanche l'ombra di un fantasma nel tuo lungo e costoso soggiorno lì, lo aiuterebbe.
Lud non rispose immediatamente.
- Allora, amico?
- Non ho propriamente incontrato qualcosa - mentì Lud. - Ma posso percepirlo. Ora ti spiego: quando le due settimane saranno passate, sonò sicuro che potrò dare alla casa una patente di salubrità. È solo che non voglio impegnarmi proprio a…
- Forse non avrai due settimane. Coke è dannatamente irritato dal pezzo nella rubrica di quella smilza di tua moglie, e può cercare di…
- Pearl è snella. Quando uno guadagna quanto lei, non può essere definito smilzo. Soltanto i poveri sono…
- Dammi risultati - lo ammonì Erdlatz, e riattaccò.
Lud mise giù il telefono, poi salì per le scale fino alla stanza da letto principale.
Fermandosi vicino al grande letto, si guardò intorno. - Maggie - disse forte. - Adesso mi possono buttare fuori di qui in qualunque momento. Così se c'è qualcosa che vorrebbe airmi dall'oltretomba… bene, è meglio che lo faccia al più presto.
Fece una pausa, con le spalle curve.
Non successe niente.
Finalmente la rivide, un minuto prima di mezzanotte. Lui era in cucina, a prepararsi il cacao.
- Sei scemo o che altro? Come scrittore, dovresti sapere che i fantasmi possono comunicare solo nell'ora delle streghe. - La graziosa ragazza bionda era inquadrata nella soglia, con indosso quello che sembrava un abito da cocktail nero.
- È un bel vestito.
- È quella scemenza in cui il mio agente mi ha fatto seppellire. - disse Maggie Marable. - Per qualche motivo, non chiedermi perché, ce l'ho sempre quando mi materializzo. Personalmente mi sarebbe piaciuta un po' più di varietà nel guardar…
- È bello incontrarla, finalmente. Io ero un grande ammiratore dei suoi film, specie La pistola nuda e Quale bionda ha …
- Ascolta, non ho tutto questo tempo. Taglia corto coi complimenti.
Lui assentì. - Giusto, farebbe meglio a raccontarmi del suo omicidio.
- Sei davvero sposato con quella giornalista ossuta, uh?
- Snella, e siamo separati. Chi l'ha fatta fuori, esattamente?
- È stato Andy.
- Andrew Willis?
- Lui, sì. - L'attrice defunta fece un passo nella cucina. - Chi l'avrebbe pensato? Sapevo che lo infastidivo un sacco, quando gli chiedevo di lasciare quella sciocca di sua moglie. È buffo come uomini altrimenti razionali sposino delle sciocche. Io feci quella che, in retrospettiva, fu una mossa falsa. Minacciavo di rendere pubblica la nostra storia se lui non la scaricava. Un politico come Andy…
- Questo non fu saggio, perché si stava preparando proprio allora a concorrere alla…
- Ti pare che non lo sappia, che non fu saggio? - Lei si puntò un pollice al petto. - Lui mise un paio di dozzine di sonniferi nel mio scotch, e… bam! Vado a letto, e mi risveglio nell'aldilà. E non sono nemmeno una cittadina dell'oltretomba a pieno titolo, perché c'è una stupida regola che ogni spirito deve vendicare il suo assassinio prima di…
- Per vendicarla in modo veramente efficace, Maggie, dobbiamo avere le prove di quello che fece Willis.
- In realtà non ho alcuna prova che abbia drogato il mio drink. Quando ero sull'altra sponda, ovviamente, l'ho sentito che ne parlava a uno dei suoi soci. Questa però, è solo una prova per sentito dire.
- Lei è aggiornata sulla politica, vero? Andrew Willis è stato presidente. Prima che possiamo accusare un ex-presidente degli Stati Uniti…
- So dannatamente bene che quel bastardo è stato presidente. Quando uno è condannato a vagare in questo livello di esistenza, guarda un mucchio di televisione. Non che io non ami il fesso che è in carica adesso, ma nessuno faceva discorsi più scemi di Andy. Poteva… Ehi! I miei diari!
- Uh? - fece lui.
- Io tenevo un diario, fin da quando era una goffa ragazzotta di loia, Wisconsin - spiegò la spettrale attrice. - Alcune delle ultime aggiunte sono roba che scotta. Parlavo di Andy un sacco di volte.
- Questo non proverebbe che Willis la uccise, ma sicuramente lo collegherebbe a lei. Da qui potremmo…
- Ricordo di aver buttato giù qualcuna delle nostre discussioni, con le minacce che mi fece.
- Dove sono questi diari?
- Li nascosi in questa dannata casa, abbastanza bene da non farli più trovare da nessuno.
- Bene, deve solo dirmi dove li ha… Maggie!
Lei stava facendo una smorfia, piegandosi leggermente e stringendosi il busto. - Dobbiamo aspettarcene alla prossima…
- Dove sono? - Indicò il pavimento. - Devi scendere nel…
Poi non ci fu più. La sua immagine scomparve, e lui fu solo.
Completamente solo.
La luce del sole faceva risplendere l'oceano. Pearl, in piedi accanto alla vetrata della sua casa sulla spiaggia, era illuminata da raggi giallo oro. - Non fare l'idiota. Dove sono i dannati libri?
- Li troverò stanotte - le assicurò Lud. - Quello che voglio sapere da te è: questi diari, quanto varrebbero?
- I diari sentimentali di Maggie Marable? Un casino. Milioni. - Sua moglie si voltò verso il luccicante Pacifico. - Per prima cosa, mettiamo all'asta i diritti editoriali e facciamo scannare fra loro quelli di Manhattan per averli. Posso vendere i diritti giornalistici alla mia catena per un sacco enorme di soldi. Ne posso fare anche un film, uno special televisivo, una commedia a Broadway. Diavolo, e questo è solo il principio.
- Noi - la corresse lui. - Noi possiamo venderli.
- È quello che volevo dire, Lud.
- E il presidente Willis?
- Ormai non è più presidente, quindi non può…
- È tornato a fare il consulente legale a San Francisco. Ma voglio dire… fino a dove possiamo spingerci per insinuare che ha ucciso Maggie Marable?
- Molto vicino - rispose sua moglie. Una volta che avremo i diari e potremo mostrare che lei bighellonava intorno… Sei assolutamente sicuro che non ti abbia detto dov'erano?
Lui scosse la testa. - No, aveva appena incominciato quella parte.
- Va bene, stanotte - decise Pearl. - Forse è meglio che venga anch'io alla casa.
- No, non muoverti da qui. Io ho stabilito un rapporto con Maggie. Una giornalista scandalistica lì rovinerebbe tutto.
- Io? Non ho già intervistato i più misantropi e sposati uomini famosi del mondo? Non li ho spinti a confidarsi e a rivelare i loro segreti più reconditi?
- Con i fantasmi è diverso.
Sua moglie lo guardò. - Non starai pensando di fregarti quei diari per te solo, vero?
- Volevo il tuo consiglio. Naturalmente, dividerò i profitti con te.
- Forse non sei un fossile vivente come pensavo. - Pearl gli sorrise. - Perché non resti a cena?
Passò rimproverandosi la maggior parte del percorso dalla spiaggia a Beverly Hills.
- Stupido, straordinariamente stupido - disse Lud, guardando l'orologio ancora una volta e scoprendo che la mezzanotte incombeva su di lui. - Per non dire cretino. Dormire con mia moglie. Peggio ancora, perdere tanto tempo a casa sua che forse perderò l'appuntamento con Maggie stanotte.
Una pioggia leggera cominciò a cadere mentre percorreva l'ultimo tratto della strada tortuosa.
- E Pearl non si fida neanche di me - aggiunse. - Pensa che voglio sfruttare i diari da solo.
Accese i tergicristalli.
- Durante la cena ha insinuato che fossi così vile da prendere quei dannati diari e usarli per ricattare il presidente Wills. - Rise sdegnosamente. - La sua opinione di me è ancora più bassa di quanto… dopotutto, non è più presidente adesso. Così se vado a parlargli, il servizio segreto non mi può sparare o altre cose. E quel tipo è un multimiliardario, no? Tutti i soldi che ha fatto scrivendo le sue memorie… ed era già ricco di famiglia.
Guidò attraverso i cancelli in ferro battuto della tenuta di Maggie Marable, e si diresse verso le rimesse.
- Potrei vendere a Willis solo il volume che lo riguarda… No, neanche il volume. Solo le pagine. Certo, e tengo il resto per pubblicarlo in libro e tutte le altre cose che ha detto Pearl stasera. Willis pagherebbe… anche un milione per proteggersi la reputazione. Questo, più tutti i soldi del libro, farebbe… ehi!
Un vecchio furgone rosa era parcheggiato davanti alla rimessa.
Frenando, parcheggiò la macchina nella strada, spense il motore, e balzò fuori nella notte piovosa. La mezzanotte era passata da undici minuti.
Incespicò nei gradini scivolosi, e cadde sulle ginocchia. Prima che si alzasse, il portone della casa si aprì.
Ne emerse un uomo tarchiato, in una sgualcita tuta marrone. Aveva un viso roseo, folte basette grigie, e occhiali di plastica tenuti insieme con due cerotti. Stretta nella sua mano paffuta c'era una valigetta logora.
- Devo presentare il conto a lei, signore? Oppure inviarlo per posta al signor Coke Dakers?
- Conto per che cosa?
Afferrandolo con la mano libera, l'uomo roseo e paffuto aiutò Lud a rialzarsi. - I miei servigi.
- Che servigi ha potuto svolgere a quest'ora dannata?
- Ah, signore, questa è proprio l'ora giusta per questo tipo di cose. - Con un grugnito, allungò la mano sotto il cappotto spiegazzato e ne trasse un foglio di carta gialla. - C'è un supplemento per gli attrezzi, ovviamente. Gli incantesimi sono gratis, ma c'è un addebito di centocinquanta dollari per ogni ora del mio tempo, o parte di essa.
Uno strano odore pungente esalava dalla casa. - Che cosa fa, esattamente?
- Mi perdoni, signore, se non mi sono presentato. Incontrarla sulla veranda con le gambe all'aria mi ha fatto scordare le buone maniere, temo - disse. - Io sono Abdul il Medium. Il mio nome d'arte, capisce.
- Che cosa stava facendo qui, Abdul?
- Be', ho esorcizzato lo spirito inquieto di Maggie Marable - rispose. - Ho impiegato solo sette minuti, ma devo farle pagare un'ora intera perché è in questo modo che…
- L'ha esorcizzata? Se n'è andata?
- Per tutta l'eternità. C'è una garanzia stampata in fondo alla fattura, che spiega che, per scopi legali, l'eternità è definita come…
- Perché diavolo ha fatto una cosa idiota come…
- Il signor Dakers ha insistito. Siccome è stato ridicolizzato dalla stampa, ha deciso di trasferirsi qui subito - spiegò Abdul il Medium. - Poiché non voleva incontrare un fantasma, ha fatto quello che avrebbe dovuto fare molto tempo prima, e ha assunto un esorcista.
- Ma lei doveva dirmi dove… dirmi qualcosa di importante.
- Ah, dev'essere per questo che strillava tanto prima che le concedessi il meritato riposo.
Lud afferrò il medium per le spalle. - Che cosa? Che cosa ha detto?
- Qualcosa sul seminterrato, se ricordo, ma non ho fatto molta attenzione. I lavori come questo li faccio da solo, e tenere lo zolfo acceso e recitare tutti gli incantesimi richiede molta concentrazio…
- Pensa, Abdul!
- Temo di non ricordare altro, signore. - Agitò il foglio di carta gialla. - Forse farei meglio a lasciarle questo, perché lei è certamente il custode che mi hanno detto…
- Tu, idiota. Mi sei costato milioni, e ora vuoi farmi pagare centocinquanta dollari per…
- Non centocinquanta dollari. Quello è solo il compenso orario. Le ho addebitato lo zolfo, il… Oof!
Lud lo colpì ripetutamente in testa con la sua stessa valigetta. Appena Abdul il Medium crollò sul pavimento, Lud lo scavalcò con un balzo e corse nel seminterrato.
- Maggie? Sei ancora qui?
Lei non gli rispose.
Trovò una pala e un piccone fra le ombre e la muffa. - È questo che voleva dire. Ha seppellito i diari qua sotto, in qualche posto.
Due ore dopo era ancora nel seminterratp, e aveva quasi forato il cemento, quando Erdlatz e la polizia arrivarono.