Korimba

Stories / Poems

Stories by sean mcmullen

porta sull'ignoto

italian

Save as PDF
Questa mattina, mentre mi accompagnavano in auto al lavoro, ho visto sui muri di una piazza vicina all'ospedale dei nuovi fori di proiettili e nel canaletto del marciapiede c'erano i vetri rotti di un parabrezza: i segni e le tracce lasciati da un ennesimo tentativo di omicidio. Un attentato alla vita di qualcuno talmente nuovo nel governo da non meritarsi neppure un cenno nel notiziario del mattino. Il tentativo di uccidere qualcuno non più importante di quanto lo fossi io stesso, un ufficiale medico capo. - Non è così che si fa, se fior, non è proprio così che si fa - ho sussurrato fra me e me mentre ci allontanavamo. Io non sono nato in questa repubblica. Sono venuto qui soltanto a causa delle potenza e della libertà che vi regnano e che sono generate da una situazione violentemente compromessa. Per sua stessa natura, il mio lavoro di ricerca richiede una buona dose di entrambe.
Mentre la macchina proseguiva verso l'ospedale, mi sono ritrovato a pensare al mio lavoro a Los Angeles e alla prima volta che vidi Brian Muir. Gli occhi e il naso erano tutto quello che si riusciva a vedere attraverso le bende bianche della fasciatura e lui era sotto l'effetto di una forte dose di sedativi. Faceva l'assistente sociale in un gruppo organizzato dalla chiesa. Era stato legato da uno dei suoi pazienti e quando aveva cercato di convincerlo a lasciarlo andare quello gli aveva sparato in bocca. Il proiettile, di piccolo calibro e a bassa velocità, aveva tracciato uno strano percorso attraverso i denti, la cartilagine, le ossa e i tessuti per poi fermarsi nella ghiandola putuitaria.
- Si è svegliato parecchie volte da quando è uscito dalla sala operatoria - disse Tyler, il capo dell'equipe di ricerca nella quale lavoravo. - Manifesta la perdita totale della capacità di assimilazione della memoria a lungo termine.
Stava parlando con la dottoressa Franklin, la nostra specialista in elettronica. Lei si limitò ad alzare le sopracciglia e a stringersi nelle spalle, la tipica reazione che aveva ogni volta che le veniva presentato un problema di cui lei già conosceva la soluzione.
- Se c'è un chirurgo bravo abbastanza da entrare là dentro e innestare l'Ingresso a Effetto Quantico io posso riprodurre le funzioni dei tessuti lesi - disse a Tyler, lanciandomi un rapido sguardo e sorridendo. Maledetta femmina, pensai. Non riuscivo mai a capire se stava elogiando le mie capacità o se le stava prendendo in giro. Con Tyler non aveva dubbi. Per la prima volta si girò verso di me.
- L'ospedale è disposto a provare il nostro apparecchio, a patto che non peggiorino le sue condizioni. Ci hanno offerto l'aiuto del chirurgo che ha estratto il proiettile, ma avrà bisogno di lei come osservatore e naturalmente per consigliarlo, dottor Hall.
Sapevo qual era il mio posto ed annuii. Nonostante avessi innestato questi Ingressi a Effetto Quantico nel cervello di dozzine di scimmie e fossi un chirurgo ormai affermato, ora che si trattava di innestarlo in un essere umano, Tyler non si fidava di me.
- Ho guardato la videocassetta dell'operazione di estrazione del proiettile - dissi - è un chirurgo molto bravo, ma esistono delle nuove tecniche di interfaccia dei nervi che lui non può conoscere. Potrei…
- Potrebbe insegnargliele lei - mi interruppe Tyler sorridendo. - Bene, glielo faccio conoscere subito.
Ma adesso basta, pensai tra me e me, mentre guardavo entrare nel cancello dell'ospedale la camionetta verde oliva della mia scorta armata. Qui ero io a dare gli ordini e qui poteva fare tutti gli interventi che volevo. Molti dei miei assistenti erano così poco preparati che non avevano idea di cosa stessi facendo. Gli altri, quelli che sapevano, si facevano il segno della croce, scegliendo di tenersi un lavoro ben pagato in questa vita anche se il prezzo lo avrebbero pagato poi nell'aldilà.
Juarez telefonò mentre stavo controllando la posta nel mio ufficio. Gli portavo il rispetto che si deve portare a qualsiasi presidente di una repubblica sudamericana mantenendo però la fermezza del medico nei confronti di un suo paziente. Lui non era mio paziente nel senso medico del termine, ma le mie ricerche avevano un grande ascendente sul suo comportamento e di riflesso sulla guida del suo paese.
Quell'uomo era allo stadio terminale di una malattia, anche se non mi avevano mai detto esattamente di quale malattia si trattasse. Penso avesse il cancro, o AIDS, ma non era comunque la salute del suo corpo che mi preoccupava. A parte essere un ladro, un depravato e un assassino, quell'uomo era anche un cattolico apostata e la prospettiva di quello che la vita dell'aldilà poteva avere in serbo per lui era diventata un'ossessione. Una cosa è prendere coscienza del fatto che un assassino potrebbe colpirti da un momento all'altro, ma sapere con certezza che la morte ti aspetta tra pochi mesi è tutta un'altra cosa. La sua religione gli metteva davanti lo spauracchio della dannazione eterna e io gli avevo prospettato una soluzione scientifica.
- È pronto per un intervento? - chiese ansioso.
- Ho già provveduto, senor Presidente. Si tratta di un prete ferito con un manganello durante una manifestazione la scorsa settimana. Le ferite sono così gravi che se disattiviamo le macchine che lo tengono in vita morirà sicuramente, ma ho fatto in modo che l'intervento sembrasse un erpico tentativo di salvargli la vita. L'esperimento di questa sera ci darà degli ottimi risultati.
- Le mando un altro uomo, dottor Hall. È forte e sano, ed è convinto di partecipare ad un progetto che gli farà ottenere il condono della pena di morte. La sua ospite, venuta dagli Stati Uniti, ha portato un altro di quegli apparecchi quantici: lo dovrà innestare oggi stesso.
- Ma questo è omicidio! - esclamai. - Quando le proposi questo progetto avevo messo in chiaro che avrei utilizzato solo pazienti in fin di vita.
Juarez non poteva vedere che stavo sorridendo. Già da qualche tempo mi aspettavo che avrebbe rotto il nostro patto.
- Obbedisca ai miei ordini - disse bruscamente. - Non ho intenzione di discutere.
- Ma perché tanta fretta? Per quale motivo il suo soggetto dovrebbe essere migliore dell'uomo che ho già preparato?
- Non migliore, peggiore… e per questo molto più adatto. Raone è stato condannato per omicidio, ed è uno stupratore abituale. Gode nel dominare gli altri e nel provocare dolore. Io ho avuto modo di parlargli… in incognito naturalmente. Senza dubbio è un uomo molto crudele.
- Io… credo di cominciare a capire - dissi lentamente. - Quanto tempo gli resta ancora?
Ci fu un attimo di silenzio all'altro capo del filo. Mi chiesi se mi ero spinto troppo in là. Questo non era un paziente qualsiasi, era un uomo la cui morte avrebbe avuto conseguenze a livello internazionale… e che avrebbe potuto ordinare la mia stessa morte.
- Dieci mesi. Il declino sarà molto rapido verso la fine - ammise con riluttanza. - Devo sapere il più possibile. Quando potrà procedere con l'intervento?
- Con un paziente sano non ci vorranno più di sei ore. Il suo uomo si sveglierà questa sera stessa.
- E starà abbastanza bene da rispondere alle domande?
- Così presto? Ma sì, non vedo perché no.
- Bene, sarò lì per le ore otto. Faccia in modo di essere puntuale per l'esperimento. Voglio essere presente e fare io stesso le domande questa volta, non voglio limitarmi a vedere i video in un secondo momento.
Lentamente mi lavai e mi vestii, preparandomi per l'intervento: controllai le apparecchiature e gli strumenti personalmente. Il personale a mia disposizione era il migliore nel paese, eppure spesso erano talmente imprecisi nel seguire anche solo le procedure di base. La vita qui è estremamente a buon mercato e chi ha i soldi va negli Stati Uniti o in Gran Bretagna a farsi curare.
Con l'intervento su Muir a Los Angeles non avevo avuto questi problemi. Avevamo a disposizione le apparecchiature più sofisticate del mondo, eppure anche allora ci erano volute quindici ore per innestare l'interfaccia dell'Ingresso a Effetto Quantico nel cervello leso del paziente. La maggior parte del lavoro doveva essere fatta al microscopio e il chirurgo era stato abbastanza sensibile da lasciare questo compito alla ifiia esperienza, permettendomi di procedere personalmente all'effettivo collegamento dei nervi. Al termine dell'intervento mi ero trascinato fino al pomeriggio del giorno successivo.
Era stata la dottoressa Franklin a svegliarmi, e mi accorsi che era molto ben vestita, portava i capelli sciolti e pettinati con cura. Si era addirittura leggermente truccata il viso. Tutto questo significava dichiarazioni, interviste, interventi alla televisione… insomma tutti gli onori del successo. Con insolita euforia la dottoressa Franklin mi disse che Muir aveva recuperato la capacità di assimilare la memoria a lungo termine. Eravamo famosi.
O per lo meno Tyler, la dottoressa Franklin e il paziente erano famosi. Io li avevo semplicemente aiutati a innestare quel miracolo di sintetizzazione di organi e micro-collegamenti elettrici che era l'Ingresso a Effetto Quantico. Già a quel punto credo di avere provato del risentimento per non aver avuto alcun riconoscimento. Per tutta la vita ero stato considerato abile, ma mediocre. La reputazione che mi avevano affibbiata era di ferro e io non avrei in alcun modo potuto fare qualcosa per cambiarla… ma questo non mi preoccupava. Raramente cercavo di forzare la situazione.
L'Ingresso Quantico venne applicato poco sopra l'ombelico di Muir: una guaina flessibile permetteva ai tubicini di attraversare i polmoni e 0 collo e di giungere alla base del cranio. Qualcuno più cinico di altri sostenne che il lavoro che avevamo fatto non aveva avuto unicamente scopi altruistici, e che ora la nostra equipe aveva a disposizione l'eccezionale possibilità di studiare direttamente la fisiologia della percezione e della memoria. Ed era vero, Tyler aveva già steso un programma dettagliato di esperimenti che intendeva effettuare. Avremmo potuto alterare il flusso degli ormoni chiudendo selettivamente alcune parti dell'Ingresso a Effetto Quantico mentre Muir avrebbe potuto descrivere le sensazioni che provava. Gli esperti avevano suggerito di usare innesti di colture di tessuto fetale per riparare le lesioni ai tessuti celebrali anziché sostituirli con una macchina, ma i Gruppi per la Difesa della Vita erano intervenuti condannando le tecniche di impiego di colture di tessuto fetale a favore del nostro approccio cibernetico. Anche Muir era dalla nostra parte, molto contento di essere potuto sfuggire a una specie di limbo dove sarebbe stato confinato solo agli ultimi minuti vissuti e al passato più remoto.
Fui io da solo ad accorgermi per primo del fenomeno di proiezione nel tempo provocato dall'Ingresso Quantico, realizzando veramente di cosa si trattava. Feci la scoperta proprio sotto il naso di Tyler, senza che lui sospettasse niente. Lo stavo aiutando a regolare il processore dell'Ingresso Quantico attraverso un computer esterno per permettergli di tracciare i percorsi della memoria sensibile al tatto. Mentre stavo aprendo la confezione di una siringa ipodermica, Muir improvvisamente emise un'esclamazione di dolore. Si trovava a qualche metro da me, era sdraiato su un lettino e aveva gli occhi chiusi.
- Qualcosa non va? - chiesi alzando la siringa per guardarla alla luce.
- Oh, be', preferirei che magari mi avvertisse prima di… ma, mi ha già fatto l'iniezione? - Sembrava perplesso mentre guardava la siringa e poi il suo braccio nudo.
- No, ma stenda il braccio e andrà tutto a posto. Ha sentito una fitta, vero?
- Ehm, sì. Come se mi infilassero un ago nel braccio.
- Non si preoccupi, a volte i nervi si irritano da soli - lo rassicurai mentre gli facevo l'iniezione. - Adesso lei…
L'uomo trasalì e girò di scatto la testa verso destra.
- Un'altra fitta? - gli chiesi leggermente preoccupato.
- Io… mi era sembrato che qualcuno mi toccasse la spalla. È una strana sensazione, sa. Da un lato mi sento come intorpidito, e dall'altro ho la sensazione di muovermi.
- Be', ora si muoverà davvero - gli dissi assestandogli un colpetto sulla spalla e spingendo la barella verso il quadro di controllo dove Tyler stava aspettando.
- Ha avuto la mano leggera con l'iniezione dottore - disse quando stavo per andarmene - mi ha preso proprio dove avevo provato la fìtta eppure non ho sentito niente.
Solo venti minuto più tardi al bar dell'ospedale mi resi conto di quello che era successo. Muir aveva percepito delle sensazioni che avrebbe sentito circa venti secondi più tardi, nel futuro.
Se in quel momento fossi stato con Tyler gli avrei sicuramente raccontato tutto quello che avevo visto, ma quando me ne accorsi ero solo, e così riuscii a non perdere il controllo e feci il punto della situazione. Era una scoperta fantastica. La mia scoperta. Eppure già mi vedevo davanti agli occhi l'articolo sulla rivista Nature. "Tyler si accorse per la prima volta del fenomeno quando un assistente gli fece notare che le reazioni del paziente agli stimoli precedevano gli stimoli stessi di circa venti secondi. Le condizioni nelle quali…".
Sarebbe diventata la scoperta di Tyler, e naturalmente la dottoressa Franklin avrebbe avuto la sua parte di gloria. Potevano anche ignorare la mia abilità chirurgica a favore dell'invenzione stessa, ma questo era diverso. Questa era la mia scoperta. Al diavolo quelli che avevano progettato e costruito l'Ingresso a Effetto Quantico. Noi ricordiamo Armstrong perché è stato il primo a. mettere piede sulla Luna, e la sua fama non è certo sminuita dal fatto che sono stati altri a progettare e costruire i veicoli che ce l'hanno portato.
Studiai attentamente gli appunti che Tyler aveva preso quel giorno. Aveva fatto passare i collegamenti elettrici dell'Ingresso a Effetto Quantico attraverso un insolito tracciato nervoso per nessun'altra ragione se non per praticità. Dato che non gli erano rimaste più linee disponibili per l'esperimento che stava conducendo, aveva semplicemente unito diversi tracciati usando i nervi delle piante dei piedi di Muir, delle braccia e delle spalle, e il suo senso di equilibrio. Se quell'uomo avesse cercato di camminare sarebbe probabilmente caduto a terra perdendo l'equilibrio e a questo punto sarebbe saltata fuori la verità. Invece l'uomo era rimasto sdraiato tranquillamente sulla barella e Tyler non aveva notato niente di strano.
Più tardi quel giorno dissi a Tyler che il suo mosaico tra i tracciati nervosi del paziente e i collegamenti elettrici dell'Ingresso a Effetto Quantico stavano provocando in Muir un senso di intorpidimento e di disorientamento. Gli dissi che secondo me dovevamo creare un'unità separata di commutazione dei circuiti per quella serie specifica di esperimenti. Lui accettò il mio parere senza fare storie e non ne parlò più. Forse pensò di avere agito in modo troppo affrettato e di avere fatto qualche errore stupido. Gli errori visibili che ogni tanto commetteva venivano sempre ammessi laconicamente e poi subito dimenticati, ma quelli, anche leggeri, che commettevo io me li ricordavano continuamente. "Non si dimentichi l'elettrolisi della superficie nervosa, dottor Hall. Si ricordi di quella volta…" Anche se quella volta risaliva a quattro anni prima e nel frattempo avevo praticato dozzine di interventi perfettamente riusciti.
Nei giorni che seguirono riuscii a malapena a dormire. Sognavo alternativamente che mi veniva consegnato il premio Nobel e progettavo la configurazione dei circuiti necessaria per verificare la mia scoperta. Utilizzando le stesse tecniche che aveva precluso a Tyler, riuscii a portare la sensibilità al tatto di Muir fino a ventidue secondi nel futuro. Oltre questi tempi, il calore generato nei semiconduttori degli ingressi creava dei fattori di disturbo, ma calcolai che utilizzando l'elio liquido per il raffreddamento avrei potuto proiettare le sensazioni di Muir fino a venticinque secondi nel futuro.
Tenevo Muir sempre sotto l'effetto dei sedativi e facevo gli esperimenti utilizzando dei semplici stimoli elettrici. Se lui fosse arrivato a capire di cosa si trattava avrebbe sicuramente raccontato a Tyler e alla dottoressa Franklin quello che avevo scoperto. Quello che io aveva scoperto. La mia scoperta. Sempre più spesso pensavo alle parole del mio supervisore quando frequentavo la facoltà di medicina: "Specializzati in chirurgia, Sig. Non hai abbastanza fantasia per dedicarti alla ricerca". Mi avevano sempre umiliato, così come mi aveva amareggiato il successo raggiunto da mio fratello. Lui era un grande innovatore e aveva fatto guadagnare un sacco di soldi alla Ford progettando congegni rivoluzionari che potevano vedersi su tutte le macchine in circolazione.
Io mi feci un dovere di viaggiare su una Porche vecchio modello, anche se i pezzi di ricambio diventavano sempre più difficili da trovare.
Passarono nove settimane prima che io mi rendessi conto di trovarmi davanti a un dilemma. Come avrei potuto annunciare la mia scoperta senza ammettere di avere ingannato il resto dell'equipe? Ben lontano dal ricevere gli onori, sarei apparso come un uomo disonesto e calcolatore. Avrei potuto fingere di avere appena fatto la scoperta, ma poi come avrei potuto spiegare i risultati di esperimenti condotti nel corso di nove settimane? Senza quei risultati nulla avrebbe impedito a Tyler di appropriarsi della mia scoperta.
E per di più volevo che Muir non fosse perfettamente cosciente per riferire solo gli episodi di attività neurale registrati nei miei esperimenti, mentre Tyler avrebbe potuto tenere Muir sveglio e farlo parlare. Se ci avessi provato io, Muir avrebbe presto capito tutto e lo avrebbe riferito a tutti quanti. C'era sempre l'ostacolo costituito da quell'idiota innocente dalle buone intenzioni. Cominciai ad odiare Muir, a odiarlo abbastanza da… ucciderlo. Se fosse morto mentre l'Ingresso Quantico era in funzione avrebbe potuto aprire una finestra su quello che c'è oltre la morte per ben venti minuti, e non avrebbe potuto raccontarlo a nessun altro. L'idea era estremamente affascinante e più ci pensavo più mi attirava. Divenni sempre più entusiasta mentre cominciavo a fare progetti, Muir ormai era diventato per me come una sonda spaziale che stava per entrare in collisione con la superficie di un pianeta - era fondamentale importante mantenerlo in perfetta salute fino all'ultimo momento, ma il suo destino era la morte.
Non sarebbe stato difficile per un medico causare la morte di un suo paziente senza destare sospetti. Muir era fortemente allergico a certi tipi di farmaci rilassanti e sarebbe morto per shock se gliene fosse stata somministrata anche solo una dose normale. L'inserviente addetto al magazzino non era molto preciso nel registrare i farmaci più comuni che consegnava, e io avrei solo dovuto aspettare l'occasione in cui lui mi avesse fornito un farmaco rilassante da somministrare per via endovenosa senza ricordarsi di annotarlo nel registro. Grazie a un fornitore noh rintracciabile io ero già riuscito ad ottenere una dose del farmaco rilassante proibitivo per Muir. La sua morte sarebbe sembrata un incidente, e la colpa sarebbe caduta sull'inserviente.
A questo punto continuavo a tenere Muir sotto controllo, apparentemente per assicurarmi che al paziente non derivassero effetti dannosi dagli altri esperimenti che stavano facendo Tyler e la dottoressa Franklin. Nessuno metteva in discussione il mio operato, e i tracciati nervosi che utilizzavo generati automaticamente dal computer sarebbero sembrati innocui persino a un osservatore esperto.
Muir era di umore strano, era pensoso mentre preparavo le attrezzature e cercavo di installare una telecamera portatile in modo da poter inquadrare il lettino. Ancora oggi mi chiedo se Muir avesse sviluppato la capacità di anticipare il futuro anche senza l'ausilio delle nostra attrezzature.
- Mi stavo chiedendo cosa sarà della mia vita, dottore - disse mentre gli inserivo l'ago in una vena del braccio e attaccavo un tubicino collegato ad una pompa automatica. La pompa conteneva il farmaco rilassante e il timer l'avrebbe messa in funzione automaticamente dopo pochi minuti. Se non fossi intervenuto io Muir sarebbe stato un uomo morto. Lo legai strettamente con le cinghie al lettino.
- Penso che noi ci stiamo prendendo cura abbastanza bene di lei - lo rassicurai. - Dover portare quel congegno legato allo stomaco non è poi un fastidio tanto grave, mentre invece il contributo che sta dando alla nostra ricerca è unico al mondo. Io sono un uomo di Dio, dottore. Dovrei essere là fuori ad aiutare la gente.
- Ma lei è qui ad aiutare la gente. Pensi soltanto alle vittime di incidenti futuri che, senza le tecniche mediche che stiamo studiando grazie a lei, rimarrebbero per sempre dei vegetali.
- Ma non sono io a fare qualcosa. Io non sto facendo niente… non vede? Lei mi sta esaminando come se fossi un cadavere in un obitorio,' dottore. Voglio dire, io alla fine della giornata vorrei poter dire al Signore "Questo è quello che ho fatto per te, questo e il lavoro che ho fatto io". Oh, non credo che lei possa capirmi.
"Questo è il lavoro che ho fatto io". Certamente che lo capivo, anche se non era a Dio che facevo la mia offerta.
- Ma lei capisce che noi preferiamo che non venga a trovarsi in nessun tipo di pericolo - dissi calmo, anche se il cuore mi scoppiava. - Forse in effetti potremmo fare di lei un cappellano dell'ospedale.
- Oh, dottore, io sono abituato ad avere a che fare solo con i drogati e i delinquenti.
- Drogati e delinquenti finiscono all'ospedale molto più spesso del resto della popolazione. Potrebbe risultare molto utile avere qui un cappellano che conosca la vita di strada.
- Già, già, lavorare su di loro mentre sono costretti a stare tranquilli e sono lontani dai loro compagni. Dottore, ma questa è, Un'ottima idea.
Sorrideva sereno mentre collegavo il computer centrale al congegno legato al suo stomaco. Per la prima volta in tutta la mia carriera professionale mi tremavano le mani. La malvagità è simile all'anoressia - più ti divora e più la desideri. Collegai il computer che era stato programmato per proiettare il suo senso tattile nel futuro di circa venti minuti, ma questa volta avevo collegato anche il nervo ottico. Non avevo mai osato farlo fino a quel momento perché Muir avrebbe sicuramente capito la natura dei suoi poteri se avesse visto verificarsi due volte la stessa situazione. Gli coprii gli occhi con dei tamponi di cotone in modo che non potesse distrarsi, pensando che se esisteva una cosa chiamata anima forse avrebbe potuto utilizzare anche i tracciati ottici mentre lasciava il corpo. Lasciai il centro della parola e l'udito nel presente. Dovevo essere in grado di parlargli per sapere cosa provava e cosa vedeva.
- È possibile che ora lei provi delle leggere allucinazioni - lo avvertii mentre passavano i secondi e i suoi sensi cominciavo ad essere proiettati nel futuro. Mancava meno di un minuto all'iniezione mortale del farmaco. - Mi racconti quello che vede e che sente. È possibile che questo esperimento non si pòssa più ripetere.
- Finora è tutto normale, dottore. Lo sa, l'idea di poter fare il cappellano mi ha risollevato parecchio il morale.
Venti minuti nel futuro Brian Muir stata ricevendo una dose mortale del farmaco rilassante.
- Il cuore! Dottore il cuore! - gridò cercando di liberarsi delle cinghie.
- Il dolore è solo un'illusione - gli dissi premendogli i polsi, ma il suo senso tattile era già passato oltre il mio gesto di conforto. - Mi dica quello che sente, mi dica se vede qualcosa.
- Sento dolore, un dolore come se avessi degli aghi nel cuore. Ho paura dottore. - Aveva il viso imperlato di sudore e l'espressione era contratta in una smorfia.
- Si fidi, Brian. Sto controllando il monitor e tutto è normale. Il dolore è causato dai suoi nervi, è solo un'impressione. Continui a parlare, mi racconti tutto. Il dolore dovrebbe passare.
- Sì, sì, è come se gli aghi uscissero. Ora il cuore è tranquillo, sembra quasi che si sia fermato.
- Se si fosse fermato lei non sarebbe qui a raccontarmelo. Cosa sente? Caldo, freddo?
Era già morto da un minuto eppure il farmaco mortale non gli era ancora stato iniettatto.
- Sento una sensazione di fresco, ma anche un senso di calore. Come se mi fosse stata somministrata una dose di petidina, sì è così, mi sembra di galleggiare e sto così bene che non ho voglia di muovere neanche un muscolo. E, dottore, mi sento felice, felice come lo ero nel momento in cui mi ha detto che avrei potuto fare il cappellano, ma la sensazione ora rimane al culmine dell'intensità.
Era già morto da un minuto eppure il farmaco mortale non gli era ancora stato iniettato. Era morto, ma non lo avevo ancora ucciso. Improvvisamente mi resi conto che non avrei potuto uccidere un uomo a sangue freddo e strappai di colpo l'ampolla della pompa automatica, sostituendola con quella che mi aveva dato l'inserviente. Ora nulla avrebbe potuto ucciderlo, eppure aveva già sfiorato la morte a causa della sua reazione allergica! Cos'era successo tre minuti fa nel futuro? Come poteva essere morto?
- Tutto diventa più luminoso, dottore - disse mentre io rivolgevo di nuovo la mia attenzione verso di lui. Devo togliergli i tamponi dagli occhi, pensai tra me e me.
- Molto bene, e la stanza le appare normale, niente visioni a tunnel o cose del genere? - chiesi, rendendomi conto della differenza nel tono della mia stessa voce per il sollievo dopo quanto avevo fatto.
- No, dottore tutto è più luminoso ma non con un sopra e un sotto. Ci sono come dei disegni tutto intorno a me, ma… non sono proprio visibili, è come se cercassi di leggere alla luce della Luna. Tutto questo ha un senso, però non lo si riesce bene a distinguere.
Improvvisamente tutto questo stava andando oltre la mia capacità di comprensione. Informazioni! Avevo bisogno di tutte le informazioni che potevo riuscire ad ottenere. Questa finestra aperta sull'oblio poteva non rimanere aperta per molto tempo… se lui era morto.
- Mi racconti tutto! Ha paura? Sente caldo? Freddo? Che colori vede? Le sembra che le cose scivolino via come il fumo?
- Sento una specie di pressione nelle orecchie, come se qualcuno stesse suonando un tamburo qui vicino, o se mi trovassi vicino a un sistema di diffusione sonora. Non.riesco a sentire ma… mi pare di sentire qualcosa che non è suono, lo so per certo, ed è difficilissimo concentrarmi per ascoltarla. In effetti anch'io sto parlando, ma con un'altra parte di me stesso. Mi sento molto più grande, non so se riesce a seguirmi. Le sto parlando con una parte piccolissima di me.
Quésto non aveva senso. Il suo centro della parola e l'udito erano nel presente.
- Ma che cosa vede? - insistetti. - Colori? Forme? Quadrati e triangoli?
- I colori non hanno importanza, dottore. Voglio dire, posso vedere quello che voglio, e quello che vedo sono spazi e fluidi e densità… Poi però non è in effetti così, ma non trovo le parole giuste che lei potrebbe riuscire a capire.
Disponevo di più qualifiche davanti al mio nome di quante lettere lui possedesse nel suo, eppure lui sapeva che non sarei riuscito a capirlo! Sarebbe morto ormai da nove minuti, se l'ampolla avesse contenuto il farmaco mortale.
- Si sta facendo più chiaro, più luminoso - disse. Il tono della sua voce si stava appiattendo, come se si stesse stancando di parlarmi. - Riesco a pensare le sensazioni intorno a lei più di quanto riesca a parlarne, ma lei è piccolo, piccolo… offuscato da un senso di colpa, diffìcile da… mettere a fuoco…
Questo non era lo stesso Brian Muir di qualche minuto prima. Qui si trattava di qualcosa di estremamente sconosciuto che stava crescendo come il fungo della bomba nucleare. Tremando di paura indietreggiai dal lettino.
- Lei… lei continui a parlare Brian - lo implorai - ho bisogno che lei parli per capire. È come gli effetti speciali nei film di avventure spaziali, o è qualcosa di simile?
- No, no… mi sto staccando, come una crosta che viene via. Fa un po' male e un po' solletica, ma sotto è tutto nuovo e fresco. E più viene via più… io…
- Muir! Mi racconti quello che sente, non smetta.
- Devo faticare per diventare… persino quella piccola parte che le parla ha dovuto… integrarsi senza…
- Sì, sì? Vada avanti! Vede Dio, Muir? Cosa vede?
- …ucciso il mio… precursore - disse debolmente.
Il suo corpo sembrava emanare luce e calore, e mi accorsi che il sudore gli evaporava dal viso, come se fosse un atleta esausto dalla fatica. - …le ha fatto pensare…
Mi accorsi che nella stanza ora faceva caldo, l'ambiente era molto umido e c'era l'odore che si sente nelle docce dopo una partita di football. Poi sentii un debole sibilo e un odore diverso: di grasso che brucia. Il corpo di Muir prese fuoco.
Trattenendo il respiro e con la pelle delle mani e della faccia che si stava coprendo di bollicine, afferrai la telecamera e mi lanciai verso la porta attraverso le nubi di fumo acre e l'acqua che proveniva dal sistema antincendio.
All'inchiesta rimasi esterrefatto quando seppi che l'inserviente, per sua negligenza, aveva veramente dispensato un'ampolla del farmaco rilassante al quale Muir era allergico e che la sua morte sarebbe stata davvero un incidente. Sarebbe stata. La dose mortale del farmaco non gli era mai stata iniettata perché il suo corpo era bruciato prima di quel momento. Dentro di me pensai che Muir era destinato a morire, eppure era stato l'incredibile sovraccarico sopportato dai suoi nervi proiettati nel futuro a bruciare il suo corpo prima che il farmaco rilassante potesse ucciderlo. Come gli effetti della relatività ad alta velocità, sembrava sfidare la logica, eppure la relatività ha una solida base scientifica.
In sede di inchiesta il giudice istruttore accettò la mia versione sugli esperimenti apparentemente innocui che stavo conducendo. Attraverso l'Ingresso a Effetto Quantico non erano state somministrate scariche eccessive di corrente e il lettino di Muir non conteneva materiali infiammabili. Di Muir non rimanevano altro che scure ceneri grigie mescolate all'acqua dell'impianto antincendio. Il lenzuolo sotto ai suoi resti era completamente bruciato e i due strati di plastica subito sotto si erano sciolti, ma sebbene il materasso fosse parzialmente carbonizzato, la base di metallo sottostante non era nemmeno scolorita. Tutto era stato costruito con materiale resistente al fuoco.
In mezzo a tutto quel trambusto e alle indagini approfondite che venivano condotte sul caso, non ebbi il coraggio di annunciare la mia scoperta sulle possibilità di proiezione nel tempo attraverso l'Ingresso Quantico. Lo shoc per quanto era successo a Muir mi aveva del tutto sconvolto e mi ritenevo fortunato di non esserp stato implicato direttamente. Venne pronunciata una sentenza aperta, ma il giudice istruttore non escluse del tutto l'Ingresso Quantico come fattore della morte di Muir.
Qualche giorno dopo andai a trovare la dottoressa Franklin a casa, nella speranza di recuperare almeno parte delle attrezzature. La casa era talmente pulita che sembrava il set di uno spot pubblicitario e nell'aria c'era un vago odore di disinfettante. Il tutto rifletteva il suo aspetto personale: vestita elegantemente, ma talmente pulita da sembrare quasi maniacale. Tutto questo confermava il mio sospetto che ancne lei, come me, fosse ipocondriaca.
Quando arrivai stava studiando il rapporto del giudice istruttore.
- Mi ricorda un articolo che lessi anni fa nella rivista New Sdentisi - disse indicando la raccolta sul tavolo. - L'aveva scritto un ufficiale forense in servizio presso la polizia di Gwent e parlava di un caso di morte provocata dal fuoco. Fatta eccezione per i piedi e il cranio, la vittima si era ridotta in cenere, ma la sedia sulla quale stava seduta era bruciata solo in parte. Tutto il resto nella stanza era rimasto solo leggermente bruciacchiato. Nessuno è mai riuscito a trovare una spiegazione convincente.
- Stai alludendo all'autocombustione? - chiesi. - Ha la stessa fama dei dischi volanti.
- Alcuni dei dischi volanti avvistati nel 1965 sono risultati essere i prototipi segreti degli SR-71 - disse versandomi un bicchiere di vino.
- Pensi che si tratti di cospirazione?
- Io… vorrei che lo fosse. Probabilmente l'Ingresso Quantico ha messo in funzione un meccanismo che non siamo neppure in grado di incominciare a capire. L'elettronica è la mia materia, io costruisco le attrezzature in base alle specifiche di altri. L'Ingresso Quantico c'entra sicuramente Sig, ma io non ho sufficienti cognizioni di biologia per fare delle indagini per conto mio. Sto lasciando il campo della medicina, sai? Mi vogliono assumere in un laboratorio elettronico per fare un lavoro che riguarda quasi esclusivamente i semiconduttori.
Era l'opportunità perfetta per me, riuscivo a malapena a trattenere il mio entusiasmo.
- Anch'io ho intenzione di ritirarmi dalla ricerca scientifica - ammisi con un sospiro ben calcolato. - Mi piacerebbe lavorare in un paese del terzo mondo, li sì che potrei davvero fare del bene. - Mi costrinsi a fare una pausa e sorseggiai un po' di vino. - Però ho ugualmente trovato estremamente interessante il lavoro che abbiamo fatto con l'Ingresso Quantico e mi piacerebbe portarlo avanti se riuscissi a trovare qualche scimmia e un po' di tempo libero. Per caso ti è avanzato qualcuno di quei congegni che potrei usare?
Lei alzò il capo sorpresa. - Ho ancora un paio di Ingressi Quantici nel mio laboratorio - disse un po' incerta. - Vuoi dire che avresti intenzione di lavorare ancora sui congegni? Dopo tutto quello che è successo?
- Non sapremo mai come è successo se non ci lavoriamo ancora. L'Ingresso Quantico è qualcosa di speciale, Kaye. Ho molta fiducia nel tuo progetto.
Lei sorrise con sincera sorpresa, agitandosi sulla sedia. Improvvisamente pensai che era piuttosto attraente. Aveva una figura un po' appesantita, questo è vero, però è anche vero che era proprio quello il tipo che mi sarebbe potuto piacere. Sono talmente ipocondriaco che il timore delle malattie mi impedisce di instaurare delle relazioni occasionali.
- Ok, ti presto gli Ingressi Quantici che mi rimangono - disse lei alzandosi in piedi. - Però tienimi informata se scopri qualcosa.
Senza pensarci la seguii nel laboratorio e quando mi accorsi di quello che c'era appeso alle pareti restai senza fiato: c'erano delle bacheche di vetro, usate di solito per le collezioni di farfalle, che contenevano centinaia, forsé migliaia di profilattici! La dottoressa Franklin non si era accorta che l'avevo seguita fino lì ed era imbarazzata almeno quanto me.
- Io… ehm… li colleziono - cercò di spiegare.
- Ah, certamente. È molto previdente oggigiorno.
- No, no, voglio dire… non li ho mai usati.
Ci fu un lungo e alquanto imbarazzante silenzio.
- Be', fin tanto che non si frequentano cerchie ad alto rischio, ritengo siano sufficientemente sicuri - cercai di dire - io ehm, personalmente sono un tantino ipocondriaco e non mi sono mai fidato abbastanza di qualcuno per… - improvvisamente mi resi conto di quello che le stavo confidando e mi interruppi arrossendo.
Con gesto nervoso lei mi mise in mano due Ingressi a Effetto Quantico, poi si voltò verso una delle bacheche, con la ferma intenzione di mostrarmi la sua collezione per nascondere il suo imbarazzo.
- Questa cosa marrone un po' arcuata che vedi ha più di duecento anni - spiegò. - Io però adoro questi, sono giapponesi, su ogni confezione c'è una poesia haiku originale. Costano più di cinquanta dollari l'uno.
- Penso abbiano lo scopo di rendere la seduzione qualcosa di veramente speciale - mormorai pensosamente.
- Io… non saprei neanch'io Sig. Vedi, io sono ipocondriaca e li colleziono credo solo perché per me hanno un fascino morbóso. Ma non ne ho mai usato uno. Non ne ho mai avuto bisogno. Sono troppo ansiosa anche solo per baciare qualcuno.
- Oh, vuoi dire che anche tu non sei mai riuscita a fidarti di qualcuno? - Sorrisi con un certo sollievo, felice di avere conosciuto qualcuno che potesse capire le mie paure. La Franklin interpretò male il mio sorriso. Un po' titubante appoggiò la mano sul mio braccio.
- Ti ho osservato nel bar Sig. Ho visto che indossi i guanti mentre mangi e metti nel bicchiere delle pastiglie per depurare l'acqua minerale. Io ero, be', mi sentivo troppo timida per parlartene.
Ora ero davvero sconcertato. Questa era la stessa dottoressa Franklin che di solito mi sorrideva con condiscendenza, o per lo meno così aveva pensato. Non avevo mai considerato la possibilità che qualcuno potesse provare qualcosa per me che non fosse disprezzo od ostilità.
- E io ho notato che pulisci le posate con l'alcool disinfettante - risposi. - Ehm, tu e Tyler non eravate… ehm, intimi?
- Non più di quanto fosse necessario per andare fuori a cena o assistere insieme a delle conferenze. Quell'uomo è insopportabile, deve sempre chiedere l'opinione di altri esperti per controllare il mio operato e non fa altro che prendermi in giro. Non mangiamo neanche più insieme. Se solo cerco di pulire o strofinare una posata si mette a fare cose come chiedere al cameriere una tovaglia sterilizzata oppure mette un misuratore di Ph nel vino invece di assaggiarlo.
Quasi senza accorgermi appoggiai i mie preziosi Ingressi Quantici su una panca, mi tolsi i guanti e presi le sue mani fra le mie. Aveva delle mani calde, liscie e molto, molto pulite.
- La maggior parte della gente non capisce - concordai con lei - ride di noi costringendoci a nascondere le nostre paure. È difficile conoscere qualcuno che abbia le nostre stesse preoccupazioni, qualcuno che si sa davvero essere pulito e responsabile.
Probabilmente ci sono poche cose tanto assurde quanto una coppia di ipocondriaci trentacinquenni vergini che cercano di insegnarsi il sesso a vicenda. Ma nonostante la nuova intimità che si era creata fra noi, non rivelai a Kaye la mia scoperta. Non pensavo più che7avrebbe cercato di rubarmela, ma avevo paura che chiunque poteva venire a sapere quello che avevo fatto a Muir. La migliore soluzione era condurre una serie di esperimenti su pazienti allo stadio terminale in qualche paese del terzo modo. Sarei stato relativamente libero da sguardi indagatori e avrei potuto organizzare il mio lavoro in modo da farlo apparire come un'opera umanitaria. Poi avrei annunciato la mia scoperta sulle possibilità di proiezione nel tempo mostrandomi sorpreso.
Dopo qualche ricerca preliminare, decisi che Juarez e la sua miserabile repubblica avevano tutti i requisiti che mi servivano - e cioè un proiettore potente e sufficiente libertà per poter praticare una medicina di dubbia moralità. Durante il periodo della nostra relazione, Kaye mi insegnò molto sulle pratiche di intervento e su come usare gli Ingressi Quantici, e promise che me ne avrebbe costruiti degli altri se ne avessi avuto bisogno. Finalmente fui pronto. Preparai i miei appunti e le attrezzature e prenotai un volo verso sud. Kaye mi accompagnò all'aeroporto.
- Sei sicuro di doverci andare? - mi chiese mentre aspettavamo il mio volo. - Queste ultime settimane sono state davvero… be', mi mancherai davvero.
- E tu mancherai a me, almeno altrettanto - dissi con sincerità. Avevo imparato ad amare quella donna a tal punto che ormai non volevo più andarmene. Lei non faceva che ricordarmi quanto fosse retrogrado il sistema sanitario del paese dove stavo andando, cosa questa che mi spaventava almeno quanto la nostra separazione. Quando la baciai per salutarla stavo quasi per cedere alle sue, pressioni. Ora vorrei averlo fatto.
L'operazione di oggi su Raoul Raone non gli aveva fatto propriamente bene, ma è stata comunque un successo. Verso sera aveva ripreso conoscenza e io avevo già fatto un certo numero di esperimenti di proiezione del senso tattile, più per le spie che Juarez aveva infiltrato nell'equipe che altro. Qualche volta le mie paranoie possono risultare utili: riuscii a falsificare i risultati con tanta cura che nemmeno Tyler se ne sarebbe accorto.
Raone era un uomo maleducato, dissoluto, scaltro e abituato a dare libero sfogo alle sue passioni. Faceva quello che gli piaceva e lo faceva senza alcuna considerazione per gli altri. Le vittime di Raone erano state carne da macello, nient'altro. Era pericoloso, e lo si capiva anche dal suo atteggiamento di presuntuosa arroganza, ma io sapevo anche che mi temeva. Tutti mi temevano. La mia equipe, El Presidente e anche gli altri miei pazienti. Soltanto Juarez sapeva che uccidevo per vedere oltre la morte, ma restavo comunque un uomo capace di tanto e questo mi rendeva impercettibilmente e fastidiosamente diverso.
- E così posso andarmene appena guarisco alla testa, eh dottore? - chiese mentre stavo controllando i risultati. - Il mio amico che conosce Juarez ha detto che potrò andarmene.
- Sarà libero - dissi - ma soltanto dopo che avremo fatto tutti gli esperimenti.
- Vuole dire che c'è dell'altro oltre all'operazione?
- Sì, ho in programma alcuni esperimenti. Proverà sensazioni di caldo e freddo, vedrà dei colori strani. Dovrà riferirci fedelmente tutto quello che vede. I risultati sono estremamente importanti per me e per il presidente Juarez.
Sapevo come avrebbe reagito, lo sapevo perfettamente, gli avevo fatto seguire un percorso che avevo scelto con cura. È molto più efficace schiacciare un attacco provocato intenzionalmente che attaccare direttamente.
- Se le cose stanno così le converrà trovarmi dei buoni motivi per cui dovrei riferire quello che vedo - cominciò a dire, ma si interruppe quando vide il sorriso che stava apparendo sul mio viso.
- Le conviene sin d'ora essere sincero, Raoul. Noi la porteremo molto vicino alla morte, e quello che ci racconterà ci permetterà di regolare determinate apparecchiature in modo da tenerla in vita. Una sola parola fuori posto e sarà la fine.
- Santa Maria - esclamò con un tono di voce di almeno due ottavi più alto. Pensò per un attimo alle conseguenze. - Io… non credo di voler continuare.
- La scelta non è nelle sue mani.
- Allora voglio vedere un prete. Ho molte cose da confessare.
- Perfetto. Lei non potrà vedere un prete.
- Io… cosa? - aveva gli occhi fuori dalle orbite per la paura e mi fissava stupidamente con espressione incredula.
- Raoul, proprio la paura della dannazione farà sì che lei sia sincero. Non potrà vedere un prete, e il diavolo starà grattando alla porta mentre noi la terremo sospesa sugli abissi dell'Inferno. Una sola bugia e noi non potremo fare altro che lasciarla andare.
Mi fissò con lo sguardo tranquillo per quasi un minuto. Io dapprima gli sorrisi e poi mi voltai per controllare i miei esperimenti e i risultati.
- Il diavolo alla porta, eh? Il diavolo è già qui. Sta seduto vicino a me e scarabocchia su un taccuino.
Il ruolo mi calzava, in modo un po' perverso.
- Se avessi voluto la sua anima Raoul, avrei potuto prenderla questo pomeriggio. In questo momento lei sarebbe appeso per le dita dei piedi su un letto di carboni incandescenti, e le gocce del suo sudore starebbero bruciando fuori il grasso dalla carne eterna della sua anima. Lei provi a fare qualche scherzo durante l'esperimento di questa sera, e domattina si troverà esattamente in quella situazione. Ora si stenda e riprenda le forzè. Ne avrà bisogno.
Juarez arrivò. Presentava sintomi che potevano far pensare a un certo numero di malattie: leggero tremore delle mani, un tic nervoso ai muscoli del viso, notevole perdita di peso, la pelle molto spessa e squamosa. Davanti agli altri membri dell'equipe manteneva una facciata formale e sicura di sé, ma nel mio ufficio era timoroso e distratto. Mi confidò che non si fidava del fatto che Raone avrebbe raccontato la verità. Gli raccontai di come avevo minacciato il paziente soltanto un'ora prima.
- Ma lei non può riportarlo indietro! - esclamò - Credevo che l'idea fosse di ucciderlo quando la sua anima fosse ancora macchiata dal peccato per vedere quale è il destino dei dannati.
- Questo è vero, ma glielo direbbe così? La speranza di sopravvivere e la paura della morte lo terranno in riga.
- E così… lei gli ha mentito? - disse rilassandosi nuovamente.
- Gli ho mentito. Presto lo ucciderò, senza che lui possa confessarsi. Così sarà dannato per l'eternità… perlomeno per quanto riguarda la sua religione. Cos'è mai una bugia di fronte a questo?
- Non mi interessa la sua bugia. Voglio solo sapere con esattezza quello che sta succedendo.
- Io glielo dirò sempre, sefior Presidente - lo rassicurai - le dirò anche quello che sta per succedere.
Alla mia promessa fece un debole, timido sorriso. Il suo disagio e la sua fiducia erano in un certo senso quasi divertenti, specialmente considerando che non aveva nessun altro con cui confidarsi e aveva voglia di parlare.
- Quando era un ragazzo - disse piano, con la voce un po' roca - una suora raccontò alla mia classe che l'Inferno è come tenere la mano sulla fiamma di una candela per sempre. Io ero un ragazzo cattivo, duro, e così ci provai. Ci devo essere riuscito per mezzo minuto - girò la mano e mi mostrò la vecchia cicatrice sul palmo. - Dottor Hall, io riesco a sopportare il dolore; riesco persino a sopportare l'idea di cessare di esistere, ma non quella di bruciare in eterno, o quella di congelare, come risulta da alcuni dei suoi esperimenti.
- Ma allora perché ripetere l'esperimento? Ha già visto cosa succede ad una persona come Raone. Ho ancora la videocassetta con registrata la morte del suo ministro.
- Ah! Ho visto film di fantascienza molto più convincenti. Voglio essere vicino al suo letto mentre muore, per vedere con i miei occhi che il suo Ingresso Quantico non sia uno scherzo del diavolo.
Sapevo che quando Juarez parlava contemporaneamente dell'Ingresso Quantico e del soprannaturale aveva bisogno di essere rassicurato dalla scienza. Lo accontentai.
- L'Ingresso Quantico è fondato su solide basi scientifiche. È costruito intorno a un congegno detto obiettivo macroscopico quantico, un Congegno Superconduttore a Interferenza Quantica, detto anche SQUID. Gli SQUID esistono dal I960 e possono essere usati come magnetometri dotati di alta sensibilità oppure come voltmetri.
"Sono di valore inestimabile nel campo delle ricerche neurologiche. La dottoressa Franklin, una mia ex collega, ha costruito un Monitor di Controllo a Effetto Quantico, che consiste in un insieme di sistemi SQUID che controlla i campi elettromagnetici dei tracciati percorsi dalle informazioni nel cervello. Più tardi ha costruito gli Ingressi Quantici: si tratta in questo caso di una versione interattiva che oltretutto è in grado di riprodurre alcune funzioni biologiche. Gli obiettivi quantici comunque possono creare dei problemi. Lo SQUID possiede un fluido magnetico anche quando non viene controllato? E se non lo possiede, o comunque non sempre, il flusso cessa di esistere del tutto oppure si sposta in un altro tempo? Io credo in quest'ultima possibilità, e posso spiegarglielo con dei calcoli matematici…
- Basta così dottore - protestò Juarez, che ora stava di nuovo sorridendo. - Non sono uno scienziato, ma sono un uomo politico sufficientemente in gamba per capire quando una persona è sincera - come molti uomini politici, dopo aver mostrato il suo lato più debole passava subito all'offensiva, e così stava facendo anche adesso. - Un giorno anche lei dovrà morire, dottor Hall. Non ha paura di venire punito per quello che sta facendo, uccidere delle persone per vedere nel mondo dell'aldilà?
- Recentemente ci sono state delle nuove scoperte per quanto riguarda i processi di interruzione dell'invecchiamento e io ho soltanto trentacinque anni. Potrei non morire mai.
- Potrebbe venire colpito da una malattia mortale, o morire in un incidente - sfoderò un largo sorriso - potrebbe perfino venire condannato a morte.
- La prego di non parlare per enigmi, senor Presidente - dissi impazientemente. - Che cosa sta cercando di dirmi?
- Lei è molto rigido nella sua scelta dei soggetti da sottoporre ai suoi esperimenti, dottore. I malati terminali non sono i soggetti più adatti sui quali lavorare.
- Io ho operato Raone.
- Sì, ma ho il sospetto che lo abbia fatto soltanto perché era un uomo condannato. Non lo fa sentire più colpevole di quanto si possa sentire il giustiziere ufficiale. Io voglio che gli esperimenti vengano fatti su tutta una serie di persone diverse, e non posso certo aspettare che una malattia o un incidente li metta in pericolo di vita.
Avendo io stesso una vena di paranoia, ne riconosco i segni quando li vedo in altre persone. E Juarez stava diventando pericoloso.
- Lei mi ha dimostrato che non a tutti è riservato lo stesso destino dopo la morte - continuò - quel virtuoso assistente sociale sul quale ha fatto il suo primo esperimento ardeva come il sole, eppure quando il mio primo ministro è morto di tumore al cervello è diventato solo un blocco di carne congelata. Se anche Raone congela, questo confermerà la nostra scoperta che le anime malvagie cessano semplicemente di esistere, mentre i buoni diventano qualcosa di luminoso e magnifico. Dopo Raone, al prossimo soggetto dovremo permettere d vedere un prete prima di morire, per vedere se la confessione e l'assoluzione possono salvarci da diventare un nulla.
- Io ho a disposizione soltanto due Ingressi Quantici ancora in buone condizioni, compreso quello che intende usare lei.
- Nessun problema, dottor Hall. La vacanza della dottoressa Franklin in questo paese verrà prolungata affinché lei possa costruirne altri. Dovrebbe essere contento di rimanere in sua compagnia, o perlomeno così mi è stato raccontato.
Lo guardai per un attimo, fingendo di essere in preda ad una rabbia impotente.
- Non ho intenzione di lasciare che Kaye venga coinvolta in una delirante cospirazione di morte - lo avvertii.
- Oh, ma lo farò dottore, ed io ho il potere di farlo.
Lei era arrivata il giorno prima portandomi un nuovo Ingresso Quantico. Io non mi aspettavo una sua visita. Ma le notizie che mi portava erano di gran lunga più importanti del pacchetto di circuiti che aveva con sé.
- So cos'è successo a Brian Muir - mi disse appena ci trovammo soli nel mio appartamento super protetto. - L'Ingresso Quantico ha proiettato i suoi sensi in avanti nel tempo, oltre il momento della morte.
Per un attimo mi sembrò che la stanza vacillasse, mi sedetti pesantemente sul letto che avevamo preparato per coricarci.
- E così mi hai scoperto - dissi con un tono piatto. Ora era il turno di Kaye di essere sorpresa.
- Scoperto? Ma allora sapevi!
La guardai perplesso: lei si sedette di fianco a me sul letto e mi mise un braccio intorno alle spalle.
- Sig, c'è un giovane e brillante matematico canadese che ha fatto delle nuove e interessanti ricerche nel campo delle teorie quantiche. Nella sua ultima relazione si dice che certi stati quantici possono essere influenzati da eventi collocati al di fuori del nostro tempo. Io ho riconosciuto delle analogie con gli effetti del mio Ingresso a Effetto Quantico e così ho cominciato a controllare le configurazioni che avevamo utilizzato nel nostro lavoro su Muir. Nel computer ne sono memorizzate più di una dozzina che avrebbero potuto causare un effetto di proiezione nel tempo. Ho fatto alcuni esperimenti molto semplici che lo confermano.
- E Tyler che cosa ne pensa?
- Tyler! È l'ultima persona alla quale lo direi. Quell'uomo ci sa fare con le interviste e prima che uno riesca a pronunciare le parole Ingresso a Effetto Quantico lui sarebbe già là davanti alle telecamere della televisione con la cravatta a farfalla e i capelli in piega. Si prenderebbe lui tutto il merito e invece è la mia scoperta.
La mia scoperta stavo per farle eco. Invece dissi: - Dovresti pubblicare subito la notizia. Ci potrebbero essere altri che stanno lavorando in questo campo… io, per esempio.
- Stavo per farlo, ma avevo il sospetto che tu avessi scoperto già il fenomeno per conto tuo. Tu, un chirurgo con poca pratica di fisica, di elettronica e persino di neurochimica. Sig io… ho cercato di pubblicare un rapporto per conto mio, ma non sarebbe stato giusto nei tuoi confronti. Ero così orgogliosa di te, volevo dividere tutto questo con te. Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere se avessimo messo insieme i nostri risultati e avessimo pubblicato un rapporto tutti e due. Tu hai fatto delle altre ricerche?
Cercai di farle un resoconto accuratamente censurato di ciò che avevo fatto, ma non so come mi venne fuori tutta la storia. Le raccontai anche del mio esperimento illegale sul ministro di gabinetto in fin di vita. Invece di vedere colori è disegni e poi prendere fuoco, lui aveva raccontato soltanto delle sensazióni di buio e di freddo prima di smettere di parlare. Poi il suo corpo si era congelato, la temperatura era scesa al punto che sulla pelle gli si era formata una spessa crosta di ghiaccio. L'interfaccia dell'Ingresso ad Effetto Quantico che gli avevamo innestato era stata danneggiata da un fenomeno di isteresi che normalmente si verifica soltanto quando si arriva ài di sotto del punto di congelazione dell'elio.
Le raccontai anche di Juarez, e di come ora non intendesse lasciarmi smettere con questi esperimenti. - Anche se fuggissi dal paese, lui potrebbe sempre denunciarmi pubblicamente, accusarmi di omicidio. Credimi Kaye, io posso anche avere fatto delle cose immorali, ma non sono un assassino.
- Sig, Sig - sospirò accarezzandomi la testa che teneva fra le mani - se soltanto fossi rimasto con me, se solo ne avessimo parlato prima.
- La paranoia ha i suoi vantaggi, ma anche i suoi lati negativi - dissi.
Restammo svegli a letto quasi tutta la notte, parlammo quasi sempre di quella piccola e misteriosa finestra che permetteva di vedere oltre la morte stessa. Io avevo provato che c'è qualche forma di esistenza nell'aldilà, e che soltanto alcune persone possono raggiungerla. Forse diventano parte di una coscienza più elevata. Ma quella coscienza degenererebbe e morirebbe se le ricerche sull'inversione dei processi di invecchiamento portassero alla scoperta di un siero che permettesse di raggiungere l'immortalità in questa vita? E noi dovremmo preoccuparcene? Possiamo comunicare con quella coscienza?
Kaye stava sdraiata su di me, pesava talmente sul mio fisico così magro che non riuscivo quasi a respirare. Ma non le volevo chiedere di spostarsi, avevo un disperato bisogno di sentire un contatto con lei finché potevo. Non ce l'avevo con lei per avere copiato la mia scoperta. Sarebbe stato facile chiedere a Juarez di tapparle la bocca, ma ora non aveva più un sènso. L'amore che provavo per quella donna mi faceva desiderare di dividere tutto questo con lei. Juarez. Lui sapeva di lei, sapeva che sarebbe potuta essere di grande aiuto per noi. Mi resi conto che stavo diventando esageratamente protettivo nei confronti della mia unica amica e amante.
- Se sapessi di avere ancora solo una settimana da vivere Sig, credo che sarei disposta a prestarmi al tuo esperimento - sussurrò mentre il tepore dell'oscurità si andava tramutando in alba. - Non c'è niente di criminale in questa idea. Si tratterebbe soltanto di dare tempo alle autorità per rendersene conto e dare la loro approvazione.
- Non siamo a Los Angeles, Kaye - le ricordai. - Qui sono le autorità stesse i criminali, e la più alta di queste autorità sta cercando di instradare il mio lavoro di ricerca in direzioni addirittura impensabili. Mi sentivo come il Diavolo mentre tenta Faust quando ho avvicinato Juarez per la prima volta. Ora mi rendo conto che in realtà è successo esattamente il contrario. Lui Vuole costringermi a condurre gli esperimenti su persone scelte da lui, persone che non sono malate allo stadio terminale.
Mi strìnse così forte che non riuscivo quasi a respirare.
- Cosa possiamo fare? - sussurrò dolcemente. - Cercare di scappare da qui e negare qualsiasi accusa pubblica che Juarez possa fare contro di te?
- E forse contro di te. Io avrei un piano, ma è pericoloso per me. Se io… dovessi morire, e tu riuscissi a pubblicare un rapporto su tutto questo, metteresti una riga anche per me? Qualcosa come "Il fenomeno venne rilevato per la prima volta dal dottor Sigmund Hall, che lo portò all'attenzione dell'autore".
- Direi molto più di questo, tesoro. Non mi fido di te solo a letto, io ci tengo veramente a te.
Teneva a me. C'era qualcuno a cui davvero importava di me. Il suo dolce sussurro aveva appena condannato a morte Juarez.
- Se io dovessi morire… - cominciai.
- Io penserei a te Sig, e non vorrei vivere a lungo.
L'esperimento su Raoul Raone verrà condotto in una cella frigorifera appositamente predisposta nell'interrato dell'ospedale. Juarez si sente sicuro perché anch'io sarò lì con lui. Hanno ispezionato la stanza per cercare eventuali armi e lui è soddisfatto di vedere che ci sono soltanto le attrezzature per la rianimazione, il paziente, le periferiche dell'Ingresso ad Effetto Quantico e il computer. Ora è piuttosto tranquillo.
Entriamo nella stanza e le guardie rimangono ad aspettare fuori. La pesante porta viene chiusa dietro di noi. Juarez controlla apertamente la sua mitraglietta mentre io controllo il paziente, il suo volto è irriconoscibile dietro alle bende. Il mio protettore attraversa la stanza fino alla porta che è stata modificata in modo da poter essere aperta solo dall'interno. È soddisfatto di sentirsi così sicuro e di sapere che non potremo venire interrotti. Il fermo della porta è una leva azionata a molla, di modello molto vecchio, il peso del mio corpo è appena sufficiente per azionarlo. Il peso di Juarez ormai è molto più ridotto del mio.
Ho caricato su soli undici minuti nel futuro il timer che disattiverà l'attrezzatura che tiene in vita il prete, poi ho collegato il computer all'Ingresso ad Effetto Quantico. L'ignaro prete è un uomo buono e generoso, uno che avrebbe dato la propria vita per salvare quella dei contadini della sua parrocchia. Come Muir, anche lui prenderà fuoco come una specie di bomba termica, riempirò la stanza di fumo soffocante e consumerà tutto l'ossigeno. Juarez potrà riuscire a raggiungere la porta prima di soffocare, ma avrà bisogno del mio aiuto per sganciare il chiavistello.
Juarez mi chiede perché Raone non è cosciente. Raone si trova sei piani sopra di noi, ha il capo avvolto nelle bende ed è imbottito di tranquillanti. Dico a Juarez che il paziente deve essere tenuto sotto l'effetto dei sedativi fino all'ultimo e che l'esperimento comincerà tra dieci minuti, quando avrò completato gli esami.
Penso a Kaye Franklin, a quando sarà ricoperta di onori per la nostra scoperta. La nostra scoperta. Per quello che riguarda l'opinione pubblica e i mass media sarà la sua scoperta, ma fintantoché lei conosce la verità ed è orgogliosa di me, non mi importa quello che possono pensare gli altri. Mi chiedo se questo mio nuovo atteggiamento di altruismo mi abbia reso diverso da Raone, da Juarez e dal ministro di gabinetto. Io lo spero, e spero di continuare ad esistere - e magari di non allontanarmi tanto da dimenticare la mia amata quando morirà e mi raggiungerà. Ho un fremito, anche se l'aria improvvisamente si è fatta calda e umida.
Save as PDF