chiazze verdi (it)
Finalmente era riuscito a scivolare a bordo dell'astronave. Insieme a centinaia di suoi compagni era rimasto in agguato al di là della Barriera percorsa dalla corrente così a lungo, che ormai pareva che attendere non servisse più a niente. Poi la corrente era cessata per non più di un paio di minuti (il che dimostrava la superiorità degli organismi unificati sui frammenti di vita) e lui era riuscito a passare al di qua.
Nessun altro era stato altrettanto rapido da approfittare dell'occasione; ma che importava? Bastava che fosse passato uno solo, non erano necessari altri.
Il senso di orgoglio svanì e cedette il campo a una sensazione di solitudine.
Era un pensiero terribile, non naturale, quello di essere diviso da tutti gli altri organismi unificati, sentirsi un frammento. Come potevano sopportare di sentirsi frammenti, questi esseri? La sua simpatia per queste creature di un altro mondo crebbe: ora che provava cosa voleva dire essere un frammento, riusciva ad avvertire il terribile isolamento che incuteva loro tanta paura. Ed era quella paura, nata dall'isolamento, che caratterizzava le loro azioni. Quale altra ragione che non fosse una folle paura della propria condizione aveva potuto indurli a incendiare un'area del diametro di un miglio prima di atterrare con la loro astronave? Perfino gli organismi viventi tre metri sotto terra erano rimasti distrutti dalla vampa dell'esplosione.
Si dedicò alla ricezione, ascoltando attentamente e lasciando che gli strani esseri saturassero la sua mente del loro pensiero. Gradì moltissimo quel tocco di vita sulla sua coscienza. Avrebbe dovuto assaporare quel piacere a piccole dosi. Non doveva dimenticarsi di se stesso...
Ma ascoltare i loro pensieri non poteva fargli alcun male. Alcuni dei frammenti di vita dell'astronave pensavano con grande chiarezza, tenuto conto del fatto che erano creature primitive e incomplete. I loro pensieri erano come campanelli.
Roger Oldenn disse: - Mi sento contaminato. Capisci cosa voglio dire? Continuo a lavarmi le mani, ma non serve a niente.
A Jerry Thorn non piaceva drammatizzare e non sollevò lo sguardo. Stavano ancora manovrando nella stratosfera del Pianeta di Saybrook e Jerry preferì tenere gli occhi sui quadri di comando.
- Non c'è ragione di sentirsi contaminati - disse. - Non è accaduto nulla.
- Spero di no - disse Oldenn. - Hanno sottoposto tutti gli uomini provenienti dall'esterno a un bagno di radiazioni. Spero che non sia successo niente.
- Perché sei nervoso, allora? - Non lo so. Vorrei che la Barriera non fosse caduta.
- Tutti lo vorremmo. Ma è stato un incidente.
- Non ne sono tanto sicuro. Ero presente quando è accaduto. Non c'era motivo di sovraccaricare di energia la linea.
- Lo so. Ma la gente è stupida.
- Non tanto. Ero da quelle parti quando il vecchio stava controllando l'accaduto. Nessuno di loro sapeva dare una spiegazione logica. Nella linea erano stati immessi duemila watts. Mi chiedo se gli uomini non siano stati ipnotizzati da quelle cose là fuori.
Lo sguardo di Thorn incontrò quello del compagno.
- Non ripeterei a nessuno quello che hai detto. La corrente è mancata solo per due minuti. Se fosse successo qualcosa, se la Barriera fosse stata attraversata sia pure da un filo d'erba, ne avremmo visto le conseguenze sui nostri batteri in meno di mezz'ora, e nei vivai di piante in pochi giorni.
Prima del nostro ritorno sulla Terra le conseguenze sarebbero evidenti fra le colonie, di topi, di conigli e di capre. Mettiti in testa una volta per tutte, Oldenn, che non è successo niente, assolutamente niente.
Oldenn girò sui tacchi e se ne andò. Mentre usciva il suo piede si trovò a poco più di mezzo metro dall'oggetto nell'angolo della stanza. Ma non se ne accorse.
Staccò i propri centri di ricezione e lasciò che i pensieri passassero a ondate sopra di lui, senza afferrarli. Questi frammenti di vita non erano importanti comunque, dal momento che non erano adatti a continuare la vita.
Anche come frammenti, erano incompleti. Ed ora attenzione agli altri tipi di frammenti. Erano diversi. La tentazione era grande, ma non doveva assolutamente rivelare la sua presenza a bordo prima di sbarcare sul loro pianeta.
Gran parte dei pensieri che riceveva dai frammenti più piccoli erano vaghi e discontinui, com'era naturale. Da loro non c'era da aspettarsi gran che, ma questo voleva dire anche che loro avevano ancora più bisogno di completezza.
Ecco perché lo commuovevano tanto.
C'era per esempio il frammento di vita che dondolava aggrappato alla rete che separava la sua gabbia da quella del compagno. I suoi pensieri erano molto chiari, ma limitati: concernevano in gran parte il frutto giallo che il compagno stava mangiando. Si vedeva e si capiva che lui desiderava quel frutto intensamente. Se non ci fossero state le gabbie, il frammento avrebbe usato la forza per portar via il frutto al compagno.
Staccò la ricezione con un profondo senso di disgusto. Questi frammenti lottavano per il cibo! Fu pervaso da una grande nostalgia della pace e dell'armonia del suo mondo, ma ormai ne era enormemente lontano. Ricordava quando si era insinuato attraverso la Barriera, la notte precedente, e il momento in cui era entrato nell'astronave, muovendosi cautamente fra i piedi che andavano e venivano. E ora giaceva sul pavimento, frammento di vita come gli altri, inerte e non visto.
Con grande cautela rinnestò la ricezione, sintonizzandola sull'oggetto di prima. Il frammento di vita berciava dondolandosi sulle anche e scuotendo furiosamente la rete della gabbia. Voleva ancora il cibo del compagno, benché fosse il meno affamato dei due.
- Non dare da mangiare a quella maledetta carogna - disse Larsen. - Non ha fame. - È soltanto arrabbiata perché vede mangiare Tillie. Vorrei essere già a casa e non dover più rivedere il muso di un animale.
Guardò accigliato il vecchio scimpanzé nella gabbia e questo gli rispose con boccacce e grugniti.
Rizzo disse: - Va bene, va bene. Cosa stiamo a fare qui? L'ora del pasto è finita. Andiamocene.
Si fecero strada tra i recinti delle capre, le gabbie dei topi, le conigliere.
Rizo si arrestò un istante per estrarre un topolino da una gabbia.
- Ehi - fece - hai mai pensato che forse uno di questi topi ha qualche topolino dentro la pancia, qualche feto di topolino appena agli inizi? - Scemo! Gli fanno i controlli ogni giorno.
- Certo, certo. - Rizo strinse il muso della piccola creatura, che puntava verso di lui il naso vibrante. - Ma supponi che una mattina scendi e li trovi coi topolini: piccoli topolini appena nati che ti guardano con chiazze di pelo soffice e verde al posto degli occhi.
- Chiudi il becco, per amor di Mike - grida Larsen.
- Piccole chiazze verdi di pelo lucente disse Rizzo, posando il topo nella gabbia con un'improvvisa sensazione di malessere.
Già una volta questi frammenti di vita erano venuti sul suo pianeta, e gli altri suoi simili avevano cercato di aiutarli. Ma avevano avuto troppa fretta.
Non erano riusciti a completarli. Stavolta doveva aver pazienza: purché i frammenti non si accorgessero di lui.
Fino a quel momento non se n'erano accorti. Non si erano accorti di lui, nell'angolo della cabina di pilotaggio. Nessuno si era chinato a raccoglierlo.
E fino a quel momento lui non s'era potuto muovere: qualcuno avrebbe potuto voltarsi a fissare la cosa rigida, simile a un verme e cominciare a gridare, e allora per lui sarebbe finito tutto.
Ma forse adesso aveva aspettato abbastanza: il decollo era già avvenuto da molto tempo, la rotta regolata automaticamente e la cabina di pilotaggio vuota.
Non gli ci volle molto a trovare la crepa nella rivestitura di lamiera che portava al recesso dove si trovavano i fili metallici: erano fili in cui non passava corrente.
La parte anteriore del suo corpo terminava con una specie di lima che usò per tagliare in due un filo del diametro voluto. Quindi operò un secondo taglio quindici centimetri più avanti sullo stesso filo. Tolse il segmento di filo e lo cacciò in un angolo nascosto dello scomparto. La parte isolante che ricopriva il filo era fatta di una sostanza elastica, di colore bruno, mentre la parte interna era di metallo lucente e rossastro. Lui non poteva naturalmente riprodurre la parte interna, ma non era necessario. Bastava che la pellicola di cui era ricoperto rassomigliasse alla parte isolante del filo.
Si volse e afferrò le due estremità dove il filo era stato tagliato, davanti e di dietro, mettendo in azione i piccoli dischi aspiranti alle proprie estremità.
Adesso non potevano più trovarlo: non si vedeva la minima connessura. Anche se gli avessero posato gli occhi addosso, non avrebbero visto altro che un segmento continuo di filo metallico. Soltanto se si fossero chinati e avessero osservato da vicino, avrebbe potuto notare, in un certo punto di un certo filo, due minutissime chiazze verdi di pelo soffice e lucente.
- È incredibile - disse il dottor Weiss - che questa piccola peluria verde possa fare tanto.
Il capitano Loring versò con cura il cognac nei bicchieri. Stavano festeggiando il loro prossimo ritorno: fra due ore sarebbero stati pronti per iniziare il balzo attraverso l'iperspazio e in altri due giorni avrebbero potuto rivedere la madre Terra.
- Allora è proprio convinto che il pelo verde costituisca un organo sensoriale? - chiese.
- Convintissimo. Abbiamo incontrato difficoltà nel corso degli esperimenti, ma sono stati pieni di risultati significativi.
Il capitano sorrise.
- Io non avrei mai corso i rischi che ha corso lei per fare i suoi esperimenti.
- Sciocchezze. Siamo tutti eroi a bordo di questa astronave, tutti volontari.
- Ma lei è stato il primo a metter piede fuori della Barriera.
- Non correvo rischi particolari - disse Weiss. - Ho bruciato il terreno davanti a me mentre procedevo, per non dire della Barriera portatile che mi circondava. Sciocchezze, capitano: prenderemo tutti egualmente la medaglia al nostro ritorno. Del resto, io sono maschio.
- Ma è pieno di batteri fin qui - il capitano alzò la mano sopra la sua testa - e questo la rende vulnerabile come una femmina.
Fecero una pausa per bere.
Il capitano alzò il bicchiere verso il punto dello spazio in cui si trovava il Pianeta di Saybrook, ormai invisibile, mentre il suo sole non era più che una pallida stella.
- Alla piccola peluria verde che forni a Saybrook la prima traccia.
Bevvero; e Weiss disse: - Dovremo mettere in quarantena il pianeta.
Il capitano rispose: - Non mi pare una misura abbastanza drastica. Supponga che un giorno qualcuno vi sbarchi per caso e non abbia l'intuizione di Saybrook o il suo coraggio. Supponga che non faccia saltare la propria astronave come fece Saybrook, e supponga che ritorni sulla Terra e qui sbarchi in un posto disabitato.
- Preferisco non supporre. Che altro possiamo fare? Non possiamo mica fare saltare l'intero pianeta.
Il capitano era pessimista.
- Crede che siano in grado di intraprendere viaggi interstellari con i propri mezzi? - Ne dubito, benché non abbia alcuna prova. Il fatto è che la loro vita ha un orientamento completamente diverso: nella loro organizzazione gli strumenti sono inili. Per quello che sappiamo, neanche un'ascia di pietra esiste sul loro pianeta.
- Spero che sia così A proposito, Weiss, potrebbe vedere qualche minuto Drake? - Chi, quel tale della Stampa Galattica? - Sì. Quando sbarcheremo, la storia del Pianeta di Saybrook sarà resa di pubblico dominio e credo sia meglio non lasciare che la stampa ne faccia qualcosa di sensazionale. Ho chiesto a Drake di consultarla: lei è un biologo.
Può farlo? - Ma certo, con piacere.
Il capitano chiuse gli occhi e scosse la testa.
- Mal di testa, capitano? - No. Pensavo soltanto al povero Saybrook.
Era stanco di stare sull'astronave. Tutto era così utile intorno a lui. Questi frammenti di vita erano molto abili nelle loro costruzioni, eppure tutto questo non era che la misura della loro infelicità. Essi lottavano per trovare nel controllo della materia inanimata quello che non riuscivano a trovare in se stessi. Nel loro inconsapevole desiderio di completezza fabbricavano macchine per correre attraverso lo spazio, in cerca di qualcosa...
Ma lui sapeva che queste creature non avrebbero mai trovato quello che cercavano. Almeno fino a quando lui non glielo avesse dato. Provò un senso di angoscia.
Completezza! Questi frammenti non ne avevano nemmeno l'idea. E nella loro ignoranza non volevano riceverla. La prima astronave giunta sul pianeta conteneva molti di questi frammenti dal pensiero acuto. Erano di due specie: produttori di vita e sterili. (Come era diversa, invece, questa seconda astronave: i frammenti di pensiero acuto erano tutti sterili, mentre gli altri frammenti, quelli privi di pensiero, erano tutti produttori di vita. Che strano!) E come era stata accolta allegramente quella prima astronave da tutto il pianeta! Ricordava l'impressione che tutti ebbero quando per la prima volta capirono che i visitatori erano soltanto frammenti e non organi puri, unificati, completi. L'impressione aveva avuto come conseguenza la compassione, e da questa si era subito passato all'azione. Nessuno era in grado di dire se i nuovi venuti avrebbero potuto adattarsi alla comunità, ma non ci fu esitazione nel tentare l'esperimento.
Ogni vita era sacra e in un modo o nell'altro si sarebbe trovato posto per i nuovi venuti, per tutti, sia per quelli grandi dal pensiero acuto, sia per quelli più piccoli che si moltiplicavano nel buio. Ma il calcolo era sbagliato. Non avevano analizzato correttamente il modo di pensare dei frammenti. Quelli dal pensiero acuto si erano accorti di quanto stava succedendo e vi si erano opposti. Si erano spaventati, naturalmente: non capivano.
Prima avevano messo in funzione la Barriera, poi si erano autodistrutti disintegrando la loro astronave. Poveri frammenti folli.
Stavolta, invece, era diverso. Sarebbero stati salvati, loro malgrado.
Drake lesse l'inizio dell'articolo e quindi guardò il dottore.
- Che cosa ne pensa, dottore? - Mi sembra che cominci bene - disse Weiss.
Drake annuì.
- Pensavo che avrebbe potuto cominciare da Saybrook addirittura. Vorrei aver avuto la possibilità di esaminare il rapporto di Saybrook. Come è riuscito a inviarlo, a proposito? - Per quanto ne so io, passò l'ultima notte a mandare il rapporto attraverso il sub-etere. Quando ebbe finito staccò i motori e nello spazio di un milionesimo di secondo l'astronave era sparita in una spessa nube di vapore.
Lui stesso fu annientato con tutto l'equipaggio insieme all'astronave.
Weiss non poté trattenersi dal ripensare a tutta la faccenda. Aveva letto il rapporto, rendendosi conto subito di quanto meraviglioso doveva essere apparso il pianeta a Saybrook e alla sua spedizione sbarcata là per la prima volta. Il pianeta era praticamente un duplicato della Terra, con vita vegetale abbondante e vita animale puramente vegetariana.
La sola stranezza era costituita da quelle piccole chiazze verdi di peluria.
Nessuna creatura vivente sul pianeta possedeva occhi: al loro posto c'era quella peluria. Anche le piante ne erano fornite, anche le foglie e i petali dei fiori.
In seguito, Saybrook aveva notato, con grande meraviglia, che sul pianeta non esisteva lotta per la sopravvivenza. Ogni pianta produceva una specie di appendice polposa che veniva mangiata dagli animali e che ricresceva in poche ore. Nessun'altra parte delle piante era toccata dagli animali: pareva che le piante nutrissero gli animali spontaneamente, obbedendo a un ordine naturale.
E le stesse piante non crescevano in disordine, ma erano disposte razionalmente, quasi fossero coltivate con discriminazione.
Weiss non sapeva quanto tempo avesse avuto Saybrook per osservare e studiare le strane leggi e lo strano ordine naturale di quel pianeta, dove il numero degli insetti era limitato, benché nessun uccello si nutrisse di loro; e gli erbivori non pullulavano ovunque, sebbene non esistessero carnivori che potessero ridurne il numero.
Poi erano avvenuti gli incidenti dei topi bianchi.
Il pensiero fece tornare in sé Weiss.
- Oh, una correzione, Drake. I primi animali colpiti non furono porcellini, ma topi bianchi.
- Topi bianchi - ripeté Drake, apportando la correzione sui suoi appunti.
- Ogni astronave di coloni trasporta un gruppo di topi bianchi allo scopo di provare su di loro ogni specie di cibo sconosciuto. I topi sono molto simili agli uomini, dal punto di vista del nutrimento. Naturalmente le colonie sono costituite soltanto da individui femmina, per scongiurare, nel caso che il pianeta si presenti adatto alla colonizzazione, il pericolo di un'eventuale moltiplicazione incontrollata della specie.
- A proposito, perché non si usano i maschi? - domandò Drake.
- Le femmine sono più resistenti - rispose Weiss. - E questo fu una fortuna, perché così si poté scoprire la cosa. Improvvisamente infatti risultò che tutte le cavie erano gravide.
- Perfetto. Fin qui sono giunto anch'io. Ora mi dica, dottore, come scoprì Saybrook che le cavie stavano per metter su famiglia? - Fu per caso. Nel corso di controlli circa l'effetto del nutrimento alcuni topi vengono sezionati per scoprire eventuali danni interni. E così si fece l'incredibile scoperta. Allora ne vennero sezionati una decina e tutti con lo stesso risultato. Alla fine, le femmine che vissero partorirono i piccoli, senza che vi fosse a bordo un solo maschio! - E tutti i piccoli avevano al posto degli occhi quelle piccole chiazze verdi di pelliccia? - Proprio così. Dopo i topi anche la gatta di uno dei bambini venne messa incinta; e alla fine mise alla luce un certo numero di gattini, che avevano al posto degli occhi le stesse piccole chiazze di pelo verde. Eppure non c'era nessun gatto a bordo.
"Allora Saybrook si decise a controllare le donne. Non fece parola della cosa, per non spaventarle. Trovò che ognuna di loro era nel primo stadio della gravidanza, a parte naturalmente quelle che erano già incinte al tempo della loro partenza della Terra. Saybrook non attese che i bambini nascessero; sapeva perfettamente che non avrebbero avuto occhi, ma soltanto chiazze lucenti di peluria verde.
"Controllò anche le colture di bacilli e scoprì che ogni piccolo bacillo recava su di sé microscopiche macchie verdi." Drake era impressionato.
- Ammesso che la vita sul Pianeta di Saybrook sia organizzata in modo unitario, come può avvenire ciò? - Pensi alle cellule del suo corpo; non sono forse organizzate in un tutto unico? Stacchi una cellula dal suo corpo, sia pure una cellula cerebrale; che cosa è di per sé? Nulla. Una goccia di protoplasma con le stesse possibilità di un'ameba di aver in sé qualcosa di umano; anzi con possibilità ancora minori, giacché non può vivere da sola. Ma metta tutte le cellule insieme e avrà qualcosa che sarà in grado di costruire una nave spaziale o scrivere una sinfonia.
- Afferro l'idea - disse Drake.
Weiss continuò: - Sul Pianeta di Saybrook ogni organismo ha il suo posto, come ogni cellula ha il suo nei nostri corpi. I batteri e le piante producono cibo, la cui eccedenza costituisce il nutrimento degli animali, che a loro volta producono anidride carbonica e nitrogeno. Niente vi si produce in quantità minore o maggiore del necessario. Nessun gruppo o specie si riproduce di più o di meno di quanto abbisogna, così come le cellule del suo corpo cessano di moltiplicarsi quando sono in numero sufficiente per raggiungere un dato scopo.
Quando esse non cessano di moltiplicarsi si ha il fenomeno che noi chiamiamo cancro. E questo è proprio il tipo di vita che esiste sulla Terra: il tipo di organizzazione che noi possediamo, nei confronti di quella esistente sul Pianeta di Saybrook, è un enorme cancro. Ogni specie, ogni individuo fa del suo meglio per prosperare alle spese di ogni altra specie e di ogni altro individuo.
- Sembra quasi che lei approvi il modo di vivere del Pianeta di Saybrook, dottore.
- In certo qual modo, lo approvo. Riesco a capire il loro punto di vista nei nostri riguardi. Supponga che una delle cellule del suo corpo sia consapevole dell'efficienza del corpo umano confrontata con quella della cellula stessa, e possa rendersi conto del fatto che ciò è soltanto il risultato dell'unione di molte cellule in un organismo più evoluto. Supponga quindi che essa venga a sapere dell'esistenza di cellule libere che non abbiano altro scopo tranne quello di vivere isolatamente. È probabile che, in questo caso, provi un forte desiderio di attrarre le povere creature solitarie nell'organizzazione, che si senta addolorata per loro, che sia animata da una specie di spirito missionario. Forse gli esseri del Pianeta di Saybrook - o l'essere, poiché si dovrebbe usare il singolare - sentono in questo modo.
- E fecondano le femmine vergini, dottore? - Non c'è nulla di male in questo, Drake. Per secoli noi siamo stati capaci di fecondare uova di api, di rane, eccetera, senza l'intervento del maschio.
Basta la immersione in una apposita soluzione salina. L'essere del Pianeta di Saybrook potrebbe produrre la fecondazione a mezzo di un appropriato uso di energia radiante. Ecco perché una Barriera elettrica è capace di arrestarlo: interferenza, capisce? Ma possono fare di più che fecondare: possono imprimere le loro caratteristiche sulle proteine nucleari dell'uovo fecondato così che i nuovi esseri nascono con le piccole chiazze di peluria verde, che servono loro come organi di senso e mezzo di comunicazione. I neonati, in altre parole, non sono più individui, ma diventano parte dell'essere del Pianeta di Saybrook. E loro sono in grado di fecondare ogni specie, sia essa vegetale, animale o batterica.
- Sono potenti - mormorò Drake.
- Onnipotenti - disse Weiss con forza. - Ogni frammento è onnipotente. Se gli dà un po' di tempo, un singolo batterio del Pianeta di Saybrook è capace di convertire tutta la Terra in un singolo organismo! Di ciò abbiamo la prova sperimentale.
Drake, dopo un attimo di riflessione, disse: - Sa dottore, sono milionario. È capace di tenere un segreto? Weiss, stupito, annuì.
- Ho qui un ricordo del Pianeta di Saybrook - riprese Drake ridendo. - È soltanto un sasso, ma con la pubblicità che si farà e col fatto che il pianeta sarà messo in quarantena, il sasso sarà la sola cosa che un essere umano potrà vedere del pianeta. A quanto pensa possa venderlo? Weiss lo fissò.
- Un sasso? - Gettò un'occhiata all'oggetto che Drake gli mostrava grigio e ovoidale. - Non doveva fare una cosa simile, Drake! Era rigorosamente proibito.
- Lo so, per questo le ho chiesto se poteva tenere un segreto. Se potesse darmi un attestato scritto di autenticazione... Che succede, dottore.
Weiss riuscì a emettere soltanto qualche balbettio facendo segno col dito.
Drake si chinò a guardare da vicino il sasso: era come prima... solo che la luce adesso rivelava in un angolo due macchioline verdi. Drake guardò ancora più da vicino: erano chiazze di peluria verde.
Si sentiva poco tranquillo. Nell'astronave adesso c'era una precisa atmosfera di pericolo, aleggiava il sospetto della sua presenza a bordo. Come era possibile? Non aveva fatto ancora niente. Forse un altro frammento del pianeta era salito a bordo e si era comportato con minore cautela. No, impossibile: aveva sondato tutta la nave col pensiero e non aveva ricevuto risposta.
Poi, pur senza svanire del tutto, il senso di sospetto si attenuò. Uno degli esseri dal pensiero acuto dubitava ancora avvicinandosi alla verità.
Quanto tempo mancava all'atterraggio? Possibile che un intero mondo di frammenti di vita sarebbe stato ancora privato della completezza? Si aggrappò con maggior forza alle due estremità del filo metallico che il suo corpo aveva imparato a imitare, timoroso di essere scoperto, preoccupato per l'esito di quella missione altruistica.
Il dottor Weiss si era chiuso a chiave nella sua cabina. L'astronave si trovava già nel sistema solare e doveva atterrare di lì a tre ore. Bisognava prendere una decisione in quelle tre ore.
Il maledetto "sasso" di Drake era morto, non appena lo avevano introdotto nel motore iper-atomico e convertito in un lampo di calore puro. Inoltre lo stato della coltura di batteri era risultato perfettamente normale. Non era questo che preoccupava Weiss.
Drake aveva raccolto il "sasso", nelle ultime ore di permanenza sul Pianeta di Saybrook, "dopo" la caduta della Barriera. E se la caduta fosse stata il risultato di un'insistente pressione mentale da parte degli esseri del pianeta? E se parte di quegli esseri fossero stati spinti all'invasione nel momento in cui era mancata la corrente? Se il "sasso" non era stato abbastanza rapido e si era mosso soltanto dopo la ripresa della corrente, doveva essere stato ucciso e Drake lo aveva visto e raccolto mentre giaceva a terra già morto.
Era un "sasso", non una specie vitale. Ma non poteva darsi che anche il "sasso" fosse una specie vitale? Poteva essere una deliberata creazione dell'unico organismo esistente sul pianeta: una creatura appositamente designata ad assumere l'aspetto di un sasso, inoffensivo, e che non attirava sospetti. In altre parole un camuffamento.
E non poteva allora darsi che anche qualche altra creatura camuffata fosse riuscita ad attraversare la Barriera prima che la corrente fosse ristabilita nel circuito? Non avrebbe potuto prendere l'aspetto, per esempio, di uno dei grossi chiodi ornamentali nella poltrona vecchio stile del capitano? Sarebbe stato possibile individuarla? E come? Non era possibile esaminare ogni più piccola parte dell'astronave, fino ai microbi più microscopici.
Un'infezione a sbarco avvenuto non si poteva prevenire facendo saltare l'astronave. Entro un anno creature non umane sarebbero nate ovunque a miliardi sulla superficie della Terra.
Weiss chiuse gli occhi e pensò che forse non sarebbe stato un gran male. Non ci sarebbero state più malattie, dal momento che nessun batterio si sarebbe moltiplicato a spese dei suoi nemici ma si sarebbe contentato della parte assegnatagli. Non ci sarebbe stata più sovrappopolazione; non più guerre, né delitti, né ingordigia. Ma non ci sarebbe stata più neppure individualità.
L'umanità avrebbe trovato la sua sicurezza nel diventare il dente di un ingranaggio biologico. Un uomo sarebbe divenuto fratello di un verme o di una cellula epatica.
Weiss si alzò in piedi. Doveva parlare col capitano Loring. Dovevano inviare un rapporto e quindi annientare l'astronave, come aveva fatto Saybrook.
Ma si rimise a sedere. Saybrook aveva delle prove, mentre le sue erano soltanto congetture di una mente terrorizzata, sconvolta dalla vista di due macchioline verdi su di un sasso. Poteva uccidere i duecento uomini a bordo dell'astronave in base a un debole sospetto? Doveva pensarci! Perché aspettare ancora? Era divorato dall'ansia; se avesse potuto agire subito...
Ma la parte più fredda e più raziocinante di lui gli diceva di aspettare. I piccoli esseri che si moltiplicavano nel buio avrebbero rivelato il loro stato nel giro di quindici minuti; gli esseri dal pensiero acuto li tenevano sotto continuo controllo. Anche a un miglio di distanza dal loro pianeta sarebbe stato troppo presto, perché essi potevano autodistruggersi nello spazio.
Meglio aspettare che il boccaporto fosse aperto, che l'atmosfera del pianeta entrasse insieme a milioni di piccoli batteri moltiplicatori. Meglio accogliere ciascuno di loro nella fratellanza della vita unificata e lasciarli quindi uscire con l'aria a spargere il messaggio, a fare di questa Terra un nuovo mondo organizzato e completo! Aspettava. Avvertì il cupo rombo dei motori che lavoravano potentemente per rallentare la velocità di caduta e poi il tremito dell'astronave a contatto con la superficie del pianeta.
Innestò la ricezione e percepì con la mente la gioia degli esseri dal pensiero acuto, e indirizzò verso di loro la sua felicità. Presto anche loro sarebbero stati capaci di ricevere i pensieri; forse non proprio questi frammenti ma certamente quelli che sarebbero nati in futuro.
Il boccaporto principale stava per essere aperto... E in quell'istante ogni pensiero cessò.
Jerry Thorn pensò: "Accidenti, proprio adesso deve andare a guastarsi". Si rivolse al capitano Loring.
- Mi spiace. Pare che ci sia una caduta di tensione. Il boccaporto non si apre.
- Ne sei certo, Thorn? La luce non manca.
- Sì, signore. Controlliamo subito.
Si voltò e corse a raggiungere Roger Oldenn impegnato a controllare lo scomparto delle trasmissioni elettriche dei boccaporti. - Cos'è successo? - Dammi un po' di tempo, accidenti. - Le mani di Oldenn erano occupatissime.
Alla fine disse: - Perbacco, c'è un'interruzione di quindici centimetri nel conduttore da venti ampere.
- Cosa? è impossibile! Oldenn sollevò il filo con le due estremità nettamente tagliate.
Il dottor Weiss li raggiunse. Aveva l'aspetto sofferente e il fiato gli puzzava di alcool. Disse: - Che succede? Glielo dissero. In fondo allo scomparto, in un angolo c'era il pezzo di filo mancante. Weiss si chinò e vide un frammento nero sul ripiano dello scomparto: lo toccò e il frammento gli impiastricciò il dito di una sostanza untuosa. Il dottore si ripulì il dito con aria indifferente.
Qualcosa aveva preso il posto del segmento di filo mancante; qualcosa di vivo che aveva l'aspetto di un filo metallico.
Quella "cosa", però, era morta carbonizzata in una frazione di secondo quando era stato chiuso il circuito elettrico che manovrava l'apertura del boccaporto.
Gli esseri, o l'Essere, del Pianeta di Saybrook, pensava Weiss, non potevano capire a che cosa servissero gli oggetti inanimati. E questa creatura non aveva capito che un filo non percorso da corrente non sempre rimane tale.
- Come stanno i batteri? - chiese.
Un membro dell'equipaggio andò a controllare e tornò poco dopo.
- Tutto normale, dottore.
Il filo nel frattempo era stato riparato, i boccaporti vennero spalancati e il dottor Weiss uscì fuori nell'anarchico mondo terrestre.
"Anarchico" ripeté, ridendo fra sé, con sarcasmo. E COSÌ resterà."