poverini (it)
Quanta ne è venuta giù, stanotte. Tanta, davvero tanta.
Quando ne fa tanta, io comincio a preparare la baita. Perché so che se ne crea un grosso mucchio dietro la curva della strada provinciale, dietro gli alberi fitti del bosco. E di sicuro qualche povero turista senza la trazione integrale ci finisce dentro, e non va né avanti né indietro.
Allora, di notte, si guardano attorno, poverini; pensano che fa freddo e che fino alla mattina non passerà nessuno per aiutarli. Si spaventano, poverini; e cercano riparo. Il bosco d’inverno fa paura, sapete; si pensa ai lupi, agli orsi, agli uccelli notturni e a chissà quale altra bestia che ti guarda dal buio.
Allora vedono la baita, calda e illuminata, e io li ricevo con tutti gli onori e li ospito. Preparo il fuoco, le coperte, il vino caldo; metto su un po’ di musica, così, poverini, si sentono a casa.
E affetto il prosciutto di cervo, e il formaggio di capra stagionato, e il pane croccante abbrustolito, con un filo d’olio buono.
La carne no.
La carne la portano loro.