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maurizio de giovanni

storia di maria (it)

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Tra le clandestine circola una storiella. In una strada di Kyev una bella ragazza aspetta l’autobus. Si accosta una fiammante macchina sportiva con alla guida un giovane elegantissimo.
Tania è in Italia da dieci anni, dopo tre ha ottenuto il permesso di soggiorno. È una cameriera bravissima e ormai una professionista affermata: lavora a ore ed è popolare tra le signore della Napoli bene, che se la contendono a colpi di decine d’euro. È popolare anche tra le nuove arrivate, che colloca a piene mani senza pretendere percentuali.
Le ho chiesto di raccontarmi una storia di degrado, di difficoltà e di sofferenza. Mi ha dato appuntamento di pomeriggio, in macchina. E mi ha dato un indirizzo.
Il giovanotto elegantissimo offre un passaggio alla ragazza che, ammirata da tanta opulenza, accetta. L’uomo propone alla giovane di andare a pranzo, nel ristorante più lussuoso della città. La ragazza, dopo essersi fatta un po’ pregare, dice di sì.
Incontro Nadia a casa sua, in un paese dell’agro aversano. Sono sorpreso: è un appartamento più che dignitoso, due camere con bagno e cucina, un televisore, centrini sui mobili. Pulitissimo. Guardo Tania: dov’è il degrado? Lei risponde con un cenno alla domanda di Nadia, vocali chiuse e consonanti gutturali. Può raccontare. La voce è profonda, matura. Contrasta con l’aspetto, una ragazza esile e bionda, giovane, vestita di nero, capelli raccolti in una coda, niente trucco. Sarebbe molto bella, Nadia, se non fosse per gli occhi, tristi e vecchi. Ci offre un caffè, fuori dei bambini giocano a pallone. Nadia comincia a raccontare.
Dopo il pranzo, il giovanotto propone alla ragazza di fare un giro. Si ferma in una gioielleria, regala alla donna un bell’orologio. Lei è sempre più affascinata da tanta ricchezza.
Maria, mia sorella, è arrivata in Italia cinque anni fa, dice Nadia. Aveva ventiquattro anni, due figli e un marito di cui era innamorata. Noi siamo moldave, ma è inutile cercare di spiegare dov’è il nostro paese, tanto qua siamo tutte russe come se trent’anni non fossero passati. Insomma, il marito di Maria non trovava lavoro e aveva cominciato a bere. È così, da noi. Il liquore costa poco, si fa in casa, nelle cantine.
La fame, la povertà, il bambino più piccolo con una brutta tosse che non passava mai. Maria si ricordò di una cugina che era in Italia da qualche anno, e che la famiglia di lei aveva comprato una casa e poi un’altra, da affittare. Prese contatto con lei e salì sul piccolo pullman, quello che parte ogni settimana. Sono i nostri gommoni, vanno avanti e indietro, non si fermano mai. Solo che all’arrivo la cugina non c’era, e Maria si ritrovò sola, senza soldi e senza parlare una parola di italiano.
Chiacchiera chiacchiera, si fa sera e naturalmente il giovanotto elegante porta la ragazza in albergo. Lei ormai è innamorata cotta e già immagina un futuro di ricchezze e agi.
Maria non trova la cugina, ma trova un tizio guarda caso moldavo proprio dove arriva il pullman. Comincia a chiacchierare, e quello le dice che c’è una famiglia ricca che cerca una cameriera giorno e notte; la porta da loro e incassa la metà dello stipendio per i primi sei mesi. Maria è contenta comunque, perché ha trovato un tetto, del cibo e può già cominciare a mandare a casa duecento euro al mese, una fortuna. La famiglia è costituita solo da una coppia, un signore e una signora non giovanissimi senza figli, molto gentili e affettuosi con lei. Maria sa lavorare, è forte e impara in fretta.
Dopo alcuni mesi, però, l’uomo comincia a guardarla con occhi diversi. Ogni volta che si trova solo con lei le parla all’orecchio, le accarezza la spalla. Maria prima ci scherza su, poi comincia ad avere paura. La moglie non si accorge di niente, anzi è sempre meno presente. Il marito si fa pressante, ansima, allunga le mani. Maria ha sempre più difficoltà a sottrarsi a quelle mani.
Naturalmente prendono la suite; il giovanotto elegante fa arrivare una bottiglia di champagne e dodici rose rosse.
Maria lo minaccia di parlare alla moglie. Lui, per tutta risposta, le dice che se gli resiste ancora la denuncia e la fa rimpatriare subito, con un calcio nel sedere. Maria è disperata: la sua famiglia a casa ha finalmente trovato gli agi sognati, il bambino non ha più la tosse e, andando avanti così, entro due anni riuscirà a comprare la casa. Non può perdere tutto questo, e allora cede.
Dopo tre mesi, scopre di essere incinta.
I due fanno l’amore per tutta la notte, tra lenzuola di seta e musica classica. La ragazza pensa alla macchina posteggiata sotto l’albergo e dà il meglio di sè.
Maria non conosce nessuno, non può chiedere aiuto ad altri. Crede che l’uomo per primo non abbia interesse a che il bambino nasca. Pensa che provvederà lui, un ricco e apprezzato medico dei quartieri alti. E lui invece dice di no, che il bambino lo vuole. Maria è sorpresa, non sa che cosa pensare; chiede all’uomo che cosa succederà a lei, che ha una famiglia e non intende averne un’altra. Lui ride, le dice che anche lui ha una famiglia e che appunto per questo ha cercato e trovato un modo per avere un figlio che altrimenti non arrivava. Che lui e la moglie le hanno tentate tutte, e poi hanno deciso così.
Maria non capisce, non può credere a una cosa così atroce. Ma non può fare niente, non ha dove andare nelle sue condizioni. Può solo continuare così e aspettare. I due la curano, non la fanno lavorare, sorvegliano che non parli con nessuno del suo stato. Le danno ancora più soldi da mandare a casa, il marito e i figli sono al settimo cielo.
Al mattino la ragazza, felice e innamorata, trova finalmente il coraggio di chiedere al giovanotto elegante che lavoro faccia, da dove prenda tutta quell’opulenza. È forse un industriale? Un petroliere?
Il bambino nasce, sano e forte. La coppia dice a Maria che, terminato l’allattamento, riceverà in un’unica soluzione lo stipendio di due anni. È la somma che lei aveva in mente di guadagnare prima di tornarsene a casa, e molto in anticipo; ma adesso che lo tiene in braccio, con i grandi occhi neri così diversi dai suoi e da quelli dei figli in Moldavia, Maria non sa se riuscirà a voltare le spalle a suo figlio. Figli dell’amore, figli della violenza, figli dell’inganno. Figli.
Le danno delle medicine, dei ricostituenti. Le dicono che le analisi del sangue mostrano una brutta anemia. Lei ha fiducia, l’uomo è un dottore importante. Prende le medicine, ma non migliora. Anzi, si aggrava sempre di più, finché entra in coma. Il dottore e la moglie mandano a chiamare il marito, gli pagano anche il viaggio. L’uomo arriva in aereo, è contento che la moglie sia assistita da un medico così importante. Maria non si riprende mai più e muore, un anno e due mesi dopo il suo viaggio disperato in pullman.
Il dottore e la moglie sono generosissimi, danno al marito di Maria due anni di stipendio in una sola volta; in fondo, Maria è stata la prima balia di loro figlio, e la ricorderanno sempre con amore. L’uomo torna a casa con Maria in una cassa, e con i soldi compra due case: una l’affitta, nell’altra va ad abitare con i due figli. Adesso ha anche una nuova moglie, si chiama Ludmilla.
Nel silenzio che segue, le urla dei bambini che giocano a pallone sembrano strida di gabbiani. Nadia si alza e prende dalla credenza una fotografia; si vede una donna bionda che le somiglia moltissimo, con un bambino dagli occhi neri in braccio. Guardo Tania, che sorride come una Monna Lisa dell’est; ha ragione, questo è l’orrore.
Il giovanotto elegante sorride e risponde: niente di tutto questo. Ho solo una moglie che fa la cameriera in Italia.
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