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richard matheson

acciaio (it)

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I due uomini sbucarono dalla stazione facendo rotolare un oggetto coperto. Lo sospinsero lungo la banchina fino a raggiungere la metà del treno, poi lo sollevarono sbuffando su per i gradini, con i corpi che grondavano di sudore. Una delle rotelle si staccò e rimbalzò sui gradini metallici; un uomo che li seguiva la raccolse e la porse a quello che indossava un abito marrone tutto spiegazzato.
«Grazie» disse quest'ultimo, infilandosi la rotella nella tasca della giacca.
Entrati in carrozza, gli uomini fecero rotolare l'oggetto coperto lungo il corridoio. Avendo perso una rotella l'oggetto era in equilibrio precario, e l'uomo dal vestito marrone di nome Kelly era costretto ad appoggiarvi la spalla per evitare che cadesse. Respirava pesantemente e continuava a leccarsi via dal labbro superiore le goccioline di sudore che vi si formavano.
Quando furono giunti a metà della carrozza, l'uomo che portava un vestito azzurro sgualcito spinse in avanti uno degli schienali dei sedili così da avere quattro posti, due da un lato e due dall'altro. Poi i due uomini spinsero l'oggetto in mezzo ai sedili e Kelly infilò la mano in una fessura del telo che lo ricopriva, tastando fino a trovare il pulsante giusto.
L'oggetto coperto si accomodò pesantemente sul sedile accanto al finestrino.
«Oh Dio, senti come cigola» disse Kelly.
L'altro, di nome Pole, alzò le spalle e si mise a sedere con un sospiro.
«Che ti aspettavi?» chiese.
Kelly si stava sfilando la giacca. La lasciò cadere sul sedile opposto e si sistemò accanto all'oggetto coperto.
«Be', appena ci avranno pagato gli metteremo un po' di quella roba» disse Kelly, preoccupato.
«Se riusciremo a trovarla» rispose Pole, che era magro come un chiodo. Si era appoggiato allo schienale bollente e guardava Kelly che si asciugava il sudore dalla faccia.
«Perché non dovremmo?» chiese Kelly, passandosi il fazzoletto già umido sotto il colletto della camicia.
«Perché non ne fanno più» rispose Pole con la falsa pazienza di uno costretto a ripetere la stessa cosa per troppe volte.
«Be', è assurdo» disse Kelly. Si tolse il cappello e si asciugò la chiazza di calvizie circondata da una corona di capelli color ruggine. «Ci sono ancora tanti Bdue in giro.»
«Non così tanti» ribatté Pole, appoggiando un piede sopra l'oggetto coperto.
«Attento» gli disse Kelly.
Pole lasciò cadere pesantemente il piede, smozzicando un'imprecazione, mentre Kelly faceva scorrere il fazzoletto lungo la parte interna del cappello. Poi fu lì lì per rimetterselo, ma cambiò subito idea e lo gettò sopra la giacca.
«Cristo, se fa caldo» commentò.
«E farà ancora più caldo» disse Pole.
Dalla parte opposta del corridoio un uomo sistemò la valigia sulla rete portaoggetti, si tolse la giacca e si sedette, ansimando. Kelly gli rivolse un'occhiata, poi distolse lo sguardo.
«Pensi che a Maynard farà ancora più caldo, eh?» chiese.
Pole annuì e Kelly deglutì, con la gola secca.
«Quanto vorrei un'altra di quelle birre» disse.
Pole guardò fuori dal finestrino: vampate di calore salivano tremolando dalla banchina di cemento.
«Me ne sono fatte tre» disse Kelly «e ho più sete adesso di prima.»
«Già» rispose Pole.
«Forse era meglio non berne nemmeno una, da Filadelfia a qui» disse Kelly.
«Già» ripeté Pole.
Kelly rimase immobile per un momento, con lo sguardo puntato sul suo compagno. Pole aveva i capelli scuri e la carnagione chiara, e le sue mani erano quelle di un uomo che avrebbe dovuto essere più grosso di lui. Però erano mani abili, oltre che grosse. Pole è uno dei migliori, pensò Kelly. Uno dei migliori.
«Pensi che se la caverà?» gli chiese.
Pole grugnì e per un attimo sorrise, ma senza divertimento.
«Se non viene colpito» rispose.
«No, no, dico sul serio» insisté Kelly.
Gli occhi scuri e senza vita di Pole abbandonarono la stazione e scivolarono su Kelly.
«Anch'io» replicò.
«Andiamo» disse Kelly.
«Acciaio,» disse Pole «lo sai bene quanto me. Ormai è ridotto male.»
«Non è vero» ribatté Kelly, muovendosi a disagio sul sedile. «Bisogna solo lavorarci un po' su. Una piccola revisione e torna come nuovo.»
«Già, una piccola revisione da tre o quattromila bigliettoni» disse Pole. «Con pezzi che non si fabbricano più.» Tornò a guardare fuori dal finestrino.
«Oh... le cose non stanno così male» obiettò Kelly. «Gesù, da come parli sembra che sia pronto per la discarica.»
«Non è così?» chiese Pole.
«No» rispose rabbiosamente Kelly. «Non è così.»
Pole si strinse nelle spalle. Le sue dita bianche e allungate si alzarono e si abbassarono in grembo.
«Solo perché è un po' vecchio» disse Kelly.
«Vecchio.» Pole emise un grugnito. «Antiquato.»
«Oh...» Kelly respirò a fondo l'aria calda della carrozza e la esalò dalle ampie narici. Guardò l'oggetto coperto come un padre infuriato con il figlio per le sue malefatte, ma ancora più infuriato con quelli che ne parlano male.
«Gli è rimasta un bel po' di energia» disse.
Pole osservò la gente che camminava lungo la banchina, poi un facchino che spingeva un carrello pieno di valige ammucchiate.
«Insomma... è a posto o no?» chiese alla fine Kelly, quasi quella domanda lo spaventasse.
Pole lo guardò di sbieco.
«Non lo so, Acciaio» rispose. «C'è da lavorarci sopra, questo lo sai. La parte elettrica della molla d'innesco sul braccio sinistro è stata sostituita tante di quelle volte che è quasi fuori uso. Da quella parte non ha nessuna difesa. Il lato sinistro della faccia è tutto rovinato, la lente oculare è incrinata. I cavi delle gambe sono consumati, troppo lenti, e la tensione ce la siamo giocata. Cristo, non funziona nemmeno il giroscopio.»
Pole tornò a fissare la banchina, emettendo un fischio disgustato.
«Per non parlare del grasso che non gli abbiamo dato» aggiunse.
«Gliene metteremo un po'» disse Kelly.
«Già, dopo il combattimento, dopo il combattimento!» sbottò Pole. «E prima che succederà? Se ne andrà a spasso per il ring cigolando come una fottuta... pala meccanica. Sarà un miracolo se regge per due riprese. Probabilmente ci sbatteranno fuori dalla città.»
Kelly deglutì. «A me la situazione non sembra così grave» disse.
«Col cavolo» rispose Pole. «Anzi, è peggio ancora. Aspetta che quella gente veda Maxo il Guerriero da Filadelfia. Oh... Cristo, sai le risate. Saremo fortunati se riusciremo a portare a casa i nostri cinquecento dollari.»
«Be', il contratto è firmato» disse Kelly, convinto. «Adesso non possono cambiare idea. Ne ho una copia in tasca.» Si sporse in avanti e si spazzolò la giacca.
«Il contratto è per Maxo il Guerriero» osservò Pole. «Non per questa... pala meccanica qui.»
«Maxo farà il suo dovere» disse Kelly, come se volesse convincersene lui per primo. «Non è ridotto così male come dici tu.»
«Contro un Bsette?» chiese Pole.
«È solo un Bsette all'esordio» precisò Kelly. «Ancora non si è fatto le ossa.»
Pole si girò dall'altra parte.
«Maxo il Guerriero» disse poi. «Maxo unaripresaevia. La pala meccanica che non perdona.»
«E dài, falla finita!» sbottò improvvisamente Kelly, diventando tutto rosso. «Non fai altro che buttarlo giù. Be', sono dodici anni ormai che se la cava bene e continuerà a farlo. Certo, gli serve un po' di grasso. E magari una piccola revisione. E con questo? Con cinquecento dollari possiamo fornirgli tutto il grasso che gli occorre. E una nuova molla d'innesco per il braccio sinistro e... e nuovi cavi per le gambe! E tutto il resto, Cristo d'un Dio!»
Si accasciò contro lo schienale con il petto che ansimava, e si asciugò le guance con il fazzoletto bagnato. Diede un'occhiata a Maxo. D'istinto allungò la mano e accarezzò goffamente il ginocchio coperto; al suo tocco l'acciaio suonò a vuoto.
«Te la caverai, Maxo» disse Kelly al suo lottatore.
Il treno attraversava una prateria arsa dal sole. Tutti i finestrini erano aperti, ma il vento che entrava nella carrozza sembrava provenire da un forno acceso.
Kelly leggeva il giornale, con la camicia sudata che aderiva al petto massiccio. Pole si era sfilato la giacca anche lui e fissava imbronciato fuori dal finestrino la pianura erbosa che si stendeva a perdita d'occhio davanti a lui. Maxo se ne stava sotto il suo telo: la pesante struttura di acciaio ondeggiava leggermente al movimento del treno.
Kelly posò il giornale.
«Nemmeno una parola» disse.
«Che ti aspettavi?» chiese Pole. «Non coprono Maynard.»
«Maxo non è un semplice ferrovecchio di Maynard» disse Kelly. «È stato un grande. Mi aspetterei che se ne ricordassero» aggiunse poi, alzando le spalle.
«Per quale motivo? Solo per un paio di selezioni preliminari al Garden tre anni fa?» chiese Pole.
«Non è stato tre anni fa, amico» osservò Kelly.
«È stato nel 1994» ribatté Pole «e adesso siamo nel 1997. Per come la vedo io sono tre anni.»
«Eravamo alla fine del 1994» disse Kelly. «Mancava pochissimo a Natale. Non ti ricordi? Subito prima che... io e Marge...»
Kelly non concluse la frase. Abbassò gli occhi sul giornale come se sperasse di trovarci la foto di Marge... con quell'espressione che aveva il giorno in cui lo aveva lasciato.
«Che differenza fa?» chiese Pole. «Tanto non se li ricordano comunque, Cristo! Come potrebbero ricordarsene quando ce ne saranno in giro un paio di migliaia? Gli unici che ottengono un po' di spazio sono i campioni e i nuovi modelli.»
Pole diede un'occhiata a Maxo. «Ho sentito che quest'anno la Mawling tirerà fuori un Bnove» disse.
Kelly alzò gli occhi dal giornale. «Davvero?» chiese, ma senza interesse.
«Iperinneschi su entrambe le braccia... e sulle gambe. Tutto in alluminio corazzato. Triplo giroscopio. Impianto elettrico a triplo avvolgimento. Dio, devono essere splendidi.»
Kelly abbassò il giornale.
«Io credo che dovrebbero ricordarsene» borbottò. «Non è passato così tanto tempo.»
La sua faccia si rilassò nel piacere delle memorie.
«Ragazzi, come potrei mai dimenticarmi quella notte?» disse poi. «Nessuno avrebbe giocato un soldo bucato su di noi. Tutti puntavano su Dimsy la Roccia, Dimsy la Roccia. Tre contro uno per Dimsy la Roccia, quarto nella graduatoria dei mediomassimi. E pronto a scalare il titolo.»
Ridacchiò tutto di petto. «E lo abbiamo fatto fuori» disse. «Ohhh!» Emise una specie di grugnito di soddisfazione. «Ancora rivedo quel colpo incrociato di sinistro. Bang! Dritto nelle costole. E il vecchio Dimsy la Roccia che finisce al tappeto come... come una roccia, ecco, proprio come una roccia!»
Rise, tutto contento. «Ragazzi, che notte, che notte!» esclamò. «E chi se la scorda?»
Pole guardò Kelly con aria triste, poi si girò dall'altra parte e tornò a fissare la pianura polverosa, bruciata dal sole.
«Chissà se...» farfugliò.
Kelly vide l'uomo dalla parte opposta del vagone che osservava di nuovo Maxo, coperto dal suo telo. I loro sguardi si incrociarono e Kelly indicò Maxo con un cenno del capo.
«È il mio campione» disse ad alta voce.
L'uomo fece un sorriso di circostanza, mettendosi una mano a coppa intorno all'orecchio.
«Il mio campione» ripeté Kelly. «Maxo il Guerriero. Ne ha mai sentito parlare?»
L'uomo fissò un attimo Kelly prima di scuotere la testa.
Kelly sorrise. «Già, una volta è stato quasi campione dei mediomassimi» disse all'altro, che annuì garbatamente.
Kelly si alzò d'impulso e attraversò il corridoio. Sollevò lo schienale del sedile di fronte all'uomo e si mise a sedere.
«Fa un caldo boia» osservò.
L'uomo sorrise. «Già, fa proprio caldo» confermò.
«Su questa linea non ci sono treni nuovi, eh?»
«No» disse l'uomo. «Non ancora.»
«Quelli nuovi stanno tutti a Filadelfia» spiegò Kelly. «Noi...» indicò Pole con un cenno del capo «io e il mio amico veniamo da lì. E anche Maxo.»
Kelly protese la mano.
«Mi chiamo Kelly» si presentò. «Tim Kelly.»
L'uomo sembrò sorpreso. La sua stretta di mano fu poco convinta.
«Maxwell» disse poi.
Quando ritrasse la mano se la strofinò con discrezione sulla gamba dei pantaloni.
«Una volta mi chiamavano 'Acciaio' Kelly» disse Kelly. «Stavo nel giro anch'io. Prima della guerra, naturalmente. Ero un mediomassimo.»
«Davvero?»
«Già, proprio così. Mi chiamavano Acciaio perché non sono mai finito al tappeto. Nemmeno una volta. Ho anche raggiunto il nono posto in graduatoria, un tempo. Già.»
«Capisco.» L'uomo attese pazientemente.
«Il mio lottatore» disse Kelly, indicando di nuovo Maxo con un cenno del capo. «Anche lui è un mediomassimo. Stasera combattiamo a Maynard. Lei arriva fino a lì?»
«Ecco... no» rispose l'uomo. «No, io scendo ad Hayes.»
«Oh.» Kelly annuì. «Che peccato. Sarà un bell'incontro.» Esalò un lungo sospiro. «Già, una volta lui... era quarto in graduatoria. E tornerà a esserlo. Lui... ecco, lui ha messo al tappeto Dimsy la Roccia alla fine del '94. Forse lo ha letto sui giornali.»
«Non credo di...»
«Uh. Ahah.» Kelly annuì. «Be'... era su tutti i giornali della costa orientale, capisce. New York, Boston, Filadelfia. Già... se n'è parlato molto. È stata la notizia dell'anno.»
Si grattò la pelata.
«Lui è un Bdue, vede, ma... Questo significa che è il secondo modello messo in commercio dalla Mawling» gli spiegò, quando vide l'espressione perplessa sul volto dell'uomo. «Fu nel... vediamo... nel '90, mi pare. Sì, nel '90.»
Emise un suono schioccante con le labbra. «Già, proprio un ottimo modello» aggiunse. «Il migliore. Maxo è ancora in piena forma.» Alzò le spalle con un gesto di disprezzo. «I modelli nuovi non mi piacciono» disse. «Sa, quelli fatti di alluminio corazzato con tutti quegli accessori.»
L'uomo fissò Kelly con espressione vacua.
«Troppo... vistosi... tutto fumo e niente arrosto. Non sono...» Kelly chiuse la grossa mano a pugno davanti al petto e fece una smorfia. «Non sono solidi» aggiunse. «Proprio no. La Mawling non ne fa più come Maxo.»
«Capisco» disse l'uomo.
Kelly sorrise.
«Già» disse. «Anch'io stavo nel giro. Quando c'erano abbastanza uomini, naturalmente. Prima dei divieti.» Scrollò il capo, poi si affrettò a sorridere. «Be',» disse «quel Bsette lo sistemeremo per bene. Non so nemmeno come si chiama» aggiunse poi, ridendo.
Per un attimo divenne serio, e deglutì.
«Lo sistemeremo» ripeté.
Più tardi, quando l'uomo fu sceso dal treno, Kelly se ne tornò al suo sedile. Appoggiò i piedi su quello opposto, piegò all'indietro la testa e si coprì la faccia con il giornale.
«Mi faccio un pisolino» disse.
Pole grugnì.
Kelly si sistemò, con gli occhi sbarrati sul giornale che gli ricopriva la testa. Sentì Maxo che saltellava un poco accanto a lui, sentì le sue articolazioni che cigolavano. «Andrà tutto bene» borbottò fra sé.
«Cosa?» chiese Pole.
Kelly deglutì. «Niente, niente» rispose.
Quella sera alle sei, scesi dal treno, attraversarono la stazione sospingendo Maxo fino al marciapiede. Dalla parte opposta della strada un uomo accanto al suo taxi li chiamò.
«Non abbiamo soldi per il taxi» disse Pole.
«Ma non possiamo continuare a spingerlo per tutta la città» osservò Kelly. «E poi non sappiamo nemmeno dove si trovi lo stadio Kruger.»
«E allora con che soldi mangiamo?»
«Dopo l'incontro ne avremo a volontà» rispose Kelly. «Ti offrirò una bistecca alta dieci centimetri.»
Pole emise un sospiro e aiutò Kelly a sospingere il pesante fardello di Maxo; la strada era ancora così bollente che riuscivano a sentire il calore attraverso la suola delle scarpe. Kelly cominciò subito a sudare e a umettarsi il labbro superiore.
«Dio, ma come fanno a vivere, da queste parti?» esclamò.
Mentre caricavano Maxo a bordo del taxi si staccò la rotella della base e Pole l'allontanò con un calcio, emettendo un'imprecazione soffocata.
«Che stai combinando?» gli chiese Kelly.
«Oh... mer...» Pole salì sul taxi e si abbandonò contro la pelle calda dello schienale, mentre Kelly si affannava a raccogliere la rotella sull'asfalto ammorbidito dal sole.
«Cristo» farfugliò Kelly mentre saliva anche lui a bordo. «Ma che diavolo ti...»
«Dove si va, capo?» chiese il tassista.
«Stadio Kruger» rispose Kelly.
«Fate conto di esserci già.» Il tassista schiacciò il pulsante di avviamento e la vettura si scostò dal marciapiede.
«Ma che diavolo ti prende?» chiese Kelly a Pole a bassa voce. «Aspettiamo quest'occasione da più di sei fottuti mesi e adesso che ci siamo non fai altro che lamentarti.»
«Occasione» ripeté Pole. «Maynard, Kansas... proprio il centro del mondo.»
«È un inizio, non ti pare?» replicò Kelly. «Per un po' ci permetterà di campare decorosamente. Servirà a rimettere in forma Maxo. E se ce la facciamo potremmo anche puntare a...»
Pole guardò da un'altra parte, disgustato.
«Io proprio non ti capisco» disse con calma Kelly. «È il nostro lottatore. Perché continui a denigrarlo? Non vuoi anche tu che vinca?»
«Io sono un meccanico di classe A, Acciaio» ribatté Pole con il consueto tono di falsa pazienza. «Non sono un ragazzino che corre dietro ai sogni. Quello che abbiamo qui è un pezzo di ferro fuori uso, non un Bsette. È una semplice questione di meccanica, Acciaio, tutto qui. Maxo potrà ritenersi fortunato se ce la farà a uscire da quel ring con la testa ancora attaccata al collo.»
Infuriato, Kelly si girò dall'altra parte.
«Quello è un Bsette esordiente» borbottò. «Con la testa piena di idee bislacche. Piena!»
«Certo, certo» disse Pole.
Per un po' rimasero in silenzio, guardando fuori dal finestrino, con Maxo in mezzo a loro sballottato da una parte all'altra. Kelly osservava i palazzi, stringendo e aprendo le mani in grembo come se si stesse preparando ad affrontare quindici riprese sul ring.
«È un modello B quello che avete là dietro?» chiese il tassista, girando appena la testa.
Kelly trasalì e guardò davanti a sé. Riuscì a sorridere.
«Proprio così» rispose.
«Combatte stasera?»
«Già. Maxo il Guerriero. Forse ha sentito parlare di lui.»
«No.»
«Una volta è stato quasi campione dei mediomassimi» disse Kelly.
«Dice sul serio?»
«Sissignore. Avrà sentito parlare di Dimsy la Roccia, no?»
«Non mi pare.»
«Be', Dimsy è...»
Kelly lasciò la frase a metà e guardò Pole, che si agitava nervosamente sul sedile.
«Dimsy la Roccia era il numero tre nella categoria dei mediomassimi. Tutti dicevano che era vicinissimo al titolo. Be', il mio ragazzo l'ha messo al tappeto alla quarta ripresa. Un sinistro incrociato... bang! A momenti Dimsy usciva dalle corde. È stato magnifico.»
«Davvero?» chiese il tassista.
«Sissignore. Se capita da quelle parti, stasera venga allo stadio. Assisterà a un bell'incontro.»
«Lei ha mai visto questo Lampo di Maynard?» chiese improvvisamente Pole al tassista.
«Lampo? Ci può scommettere. Quello è uno che punta in alto. Ha vinto sette incontri di fila. E fra un po' arriverà al titolo, ci si può giocare la testa. Anzi, combatte proprio stasera. Con un cesso di Bdue che viene dall'est, a quanto mi dicono.»
Il tassista sghignazzò. «Lampo lo farà a pezzi» aggiunse.
Kelly fissò la nuca del tassista. Gli zigomi sporgevano sul suo volto teso.
«Davvero?» disse alla fine, senza convinzione.
«Senta, quello lo...»
Il tassista lasciò la frase a metà e girò la testa. «Ehi, non è che voi...» cominciò, poi tornò a voltarsi. «Ehi, non lo sapevo, signore» disse. «Dicevo così, tanto per dire.»
«Lasci perdere» disse Pole. «Lei ha ragione.»
Kelly girò la testa di scatto e, giallo in volto, fulminò Pole con un'occhiataccia.
«Chiudi il becco» gli disse a bassa voce.
Poi si appoggiò allo schienale e guardò fuori dal finestrino, con l'espressione offesa.
«Gli comprerò un po' di grasso» disse dopo avere superato l'isolato.
«Perfetto» rispose Pole. «Così poi ci mangeremo gli attrezzi.»
«Va' all'inferno» sibilò Kelly.
Il taxi si fermò di fronte alla facciata di mattoni dello stadio. Kelly e Pole fecero scivolare Maxo sul marciapiede. Mentre Pole lo inclinava di lato, Kelly si acquattò e infilò la rotella della base nel suo alloggiamento. Poi Kelly pagò al tassista l'importo preciso e i due cominciarono a sospingere Maxo verso l'atrio.
«Guarda» disse Kelly, indicando con un cenno del capo il manifesto affisso sulla facciata dello stadio. Il terzo incontro in programma era:
LAMPO DI MAYNARD
(BSETTE, MEDIOMASSIMO)
CONTRO
MAXO IL GUERRIERO
(BDUE, MEDIOMASSIMO)
«Bella roba» disse Pole.
Il sorriso di Kelly si dileguò. Fece per dire qualcosa, poi si limitò a stringere le labbra. Scosse la testa, contrariato, e grosse gocce di sudore caddero sul marciapiede.
Maxo cigolava mentre lo sospingevano lungo l'atrio; poi lo portarono di peso su per le scale, fino alla porta d'ingresso. La rotella si staccò di nuovo e cadde rimbalzando lungo i gradini di cemento. Nessuno dei due disse niente.
Dentro faceva ancora più caldo. L'aria era immobile.
«È fresco e accogliente come un cesso intasato» disse Pole.
«Cerca la rotella» ordinò Kelly, e si avviò lungo l'angusto corridoio lasciando Pole con Maxo. Pole appoggiò Maxo alla parete e si girò verso la porta.
Kelly giunse alla porta a vetri di un ufficio e bussò.
«Sì» disse una voce dall'interno. Kelly entrò e si tolse il cappello.
L'uomo grasso e calvo alzò gli occhi dalla scrivania. Il cranio gli luccicava per il sudore.
«Sono il proprietario di Maxo il Guerriero» disse Kelly, sorridendo. Protese la grossa mano, ma l'altro la ignorò.
«Mi stavo domandando se sareste arrivati in tempo» disse l'uomo, di nome Waddow. «Il suo lottatore è in buone condizioni?»
«Ottime» rispose gioviale Kelly. «In piena forma. Il mio meccanico è un classe A, lo ha portato in officina e lo ha rimesso in sesto appena prima di lasciare Filadelfia.»
Il signor Waddow appariva poco convinto.
«È in buona forma» ripeté Kelly.
«Lei è fortunato a poter sostenere un incontro con un Bdue» disse il signor Waddow. «Ormai sono più di due anni che ingaggiamo come minimo dei Bquattro. Però il lottatore che avevamo in programma di utilizzare è rimasto coinvolto in un incidente stradale e si è rovinato.»
Kelly annuì. «Be', non deve preoccuparsi di niente» disse. «Il mio lottatore è in condizioni eccellenti. È quello che ha messo al tappeto Dimsy la Roccia al Madison Square un anno fa, più o meno.»
«Io voglio un buon combattimento» disse il ciccione.
«Avrà un buon incontro» rispose Kelly, provando una morsa allo stomaco. «Maxo è in ottima forma, lo vedrà. È al massimo.»
«Io voglio solo un buon combattimento.»
Kelly fissò l'uomo per un attimo, poi disse: «Ha una stanza pronta da metterci a disposizione? Io e il mio meccanico vorremmo mangiare qualcosa.»
«Terza porta a destra lungo il corridoio» disse il signor Waddow. «Il vostro incontro è alle otto e trenta.»
Kelly fece un cenno di assenso. «D'accordo.»
«Siate puntuali» disse il signor Waddow tornando al suo lavoro.
«Ah... e per quanto riguarda...?» cominciò Kelly.
«Avrà i suoi soldi alla fine dell'incontro» tagliò corto il signor Waddow.
Il sorriso sulla faccia di Kelly si spense.
«Va bene» disse. «Ci vediamo più tardi.»
Quando vide che il signor Waddow non rispondeva, Kelly si girò per uscire.
«Non sbatta la porta» disse il signor Waddow. Kelly non la sbatté.
«Andiamo» disse a Pole quando fu tornato nel corridoio. Sospinsero Maxo verso la stanza libera e ve lo infilarono.
«Che ne diresti di dargli una controllata?» disse Kelly.
«E tu che ne diresti di mettere qualcosa sotto i denti?» ribatté Pole, quasi in un ringhio. «Sono a digiuno da sei ore.»
Kelly emise un profondo sospiro. «E va bene, allora andiamo» disse.
Sistemarono Maxo in un angolo della stanza.
«Sarebbe meglio chiuderlo a chiave» disse Kelly.
«Perché? Pensi che qualcuno possa rubarselo?»
«Ha un suo valore» osservò Kelly.
«Certo, è un pezzo d'antiquariato rarissimo» disse Pole.
Kelly dovette girare la chiave per tre volte prima che la serratura scattasse. Poi si allontanò scuotendo la testa con aria preoccupata. Mentre si avviavano lungo il corridoio si guardò il polso e notò per la centesima volta il segno bianco là dove teneva l'orologio che aveva impegnato.
«Che ora è?» chiese.
«Le sei e venticinque» rispose Pole.
«Dobbiamo sbrigarci» disse Kelly. «Voglio che tu gli dia una controllata prima dell'incontro.»
«A che scopo?» chiese Pole.
«Hai sentito quello che ho detto?» replicò rabbiosamente Kelly.
«Certo, certo» disse Pole.
«Maxo sistemerà quel fottuto Bsette» disse Kelly, a labbra quasi socchiuse.
«Come no» ribatté Pole. «A morsi.»
«Sbrigati» insisté Kelly, ignorandolo. «Non abbiamo tanto tempo. L'hai trovata la rotella?»
Pole gliela porse.
«Ma guarda tu in che città siamo capitati» disse Kelly disgustato mentre rientravano allo stadio da un ingresso laterale.
«Te l'avevo detto che qui non avremmo trovato il grasso» disse Pole. «Non c'è motivo che lo tengano. I Bdue sono estinti. Probabilmente Maxo è l'unico in un raggio di un migliaio di chilometri.»
Kelly percorse il corridoio a passo sostenuto, aprì la porta della stanza ed entrò. Si diresse verso Maxo e tolse il telo che lo ricopriva.
«Mettiti al lavoro» disse. «Abbiamo poco tempo.»
Pole trasse un profondo sospiro di stanchezza, si sfilò la giacca blu tutta spiegazzata e la gettò sulla panca addossata alla parete. Trascinò un tavolino verso Maxo, poi si arrotolò le maniche della camicia. Kelly si tolse il cappello e la giacca e restò a guardare Pole impegnato a svitare il dado che bloccava lo sportello della cavità in cui erano contenuti gli attrezzi. Stette lì con le grosse mani piantate sui fianchi mentre Pole estraeva gli attrezzi uno a uno e li disponeva sul tavolo.
«Ruggine» brontolò Pole. Fece scorrere un dito all'interno della cavità e lo sollevò, mostrandone la punta macchiata di rosso.
«Sbrigati» disse Kelly, infastidito. Si mise a sedere sulla panca e guardò Pole che estraeva le piastre mobili dal petto di Maxo. Lo sguardo gli cadde sulla sua testa leonina. Si disse per l'ennesima volta che, se non avesse visto tutti quegli ingranaggi, avrebbe potuto giurare che si trattava di un uomo in carne e ossa. Solo la parte meccanica interna distingueva un Bdue da un uomo. Qualche volta la gente s'ingannava e scriveva lettere indignate, perché era convinta che sul ring ci fossero degli esseri umani. I lineamenti e il colorito apparivano umani addirittura da bordo ring. Su quello la Mawling aveva un brevetto speciale.
La faccia di Kelly si rilassò quando sorrise affettuosamente a Maxo.
«Bravo ragazzo» mormorò. Pole non lo sentì. Kelly osservò il suo meccanico che maneggiava con destrezza la punta della sonda elettrica, esaminando i collegamenti e i centri di potenza.
«È a posto?» gli chiese senza pensarci.
«Certo, è un gioiello» rispose Pole. Poi sfilò un minuscolo tubo rivestito d'acciaio. «Se questo non salta» aggiunse.
«Perché dovrebbe?»
«È sotto livello» rispose Pole in tono fiacco. «Te l'avevo detto otto mesi fa, dopo l'ultimo combattimento.»
Kelly deglutì. «Gliene procureremo uno nuovo dopo questo incontro» disse.
«Settantacinque bigliettoni» borbottò Pole, come se vedesse i soldi che volavano via su un paio di ali verdi.
«Terrà» disse Kelly, rivolto più a se stesso che a Pole.
Pole scrollò le spalle. Inserì di nuovo il tubo e premette la fila di pulsanti sul pannello principale dei comandi. Maxo si mosse.
«Attento con il braccio sinistro» disse Kelly. «Trattalo bene.»
«Se non funziona qui non funzionerà nemmeno sul ring» osservò Pole.
Spinse un pulsante e il braccio sinistro di Maxo cominciò a tracciare piccoli movimenti circolari. Pole tirò la leva di sicurezza che impediva a Maxo di boxare e fece un passo indietro. Poi tirò un destro al mento di Maxo e il braccio del robot si sollevò di scatto per proteggersi il volto. Il suo occhio sinistro scintillò come un rubino attraversato da un raggio di sole.
«Se quella cellula oculare cede...» disse Pole.
«Non cederà» rispose Kelly, teso. Guardò Pole che sferrava un altro pugno sulla parte sinistra della faccia di Maxo. Vide la piccola increspatura sulla sintopelle della guancia, poi il braccio scattò di nuovo. Cigolando.
«Basta così» disse Kelly. «Funziona. Prova il resto.»
«Gli arriveranno ben più di due pugni in faccia» disse Pole.
«Il braccio è a posto» affermò Kelly. «Ti ho detto di provare qualche altra parte.»
Pole infilò la mano dentro Maxo e attivò i centri che regolavano i cavi delle gambe. Maxo cominciò a spostarsi. Sollevò la gamba sinistra e si liberò automaticamente della rotella alla base. Poi rimase dritto sui piedi con le scarpe nere, saggiando il pavimento come uno zoppo appena guarito che cerchi di trovare l'equilibrio.
Pole allungò la mano e premette il pulsante ON, poi balzò all'indietro quando le cellule fotoelettriche di Maxo si puntarono su di lui e il robot cominciò ad avanzare dondolando lentamente le spalle e sollevando le braccia per proteggersi il volto.
«Cristo,» borbottò Pole «lo sentiranno cigolare fin dalle file più lontane.»
Kelly fece una smorfia, a denti stretti. Vide Pole che tirava un altro destro e il braccio di Maxo che reagiva scompostamente. La sua gola si muoveva in modo convulso, e sembrava avere qualche difficoltà a respirare l'aria soffocante della stanzetta.
Pole si spostava veloce, muovendosi di lato. Maxo lo seguiva a fatica, cambiando direzione con movimenti visibilmente scoordinati.
«Oh, è proprio una meraviglia» esclamò Pole, fermandosi. «Proprio una meraviglia.» Maxo continuò ad avanzare, con le braccia sempre sollevate, e Pole protese la mano di scatto in mezzo a esse, premendo il pulsante OFF. Maxo si immobilizzò.
«Senti, Acciaio, sarà meglio programmarlo per stare sulla difensiva» disse Pole. «È il massimo che possiamo fare. Se lo facciamo avanzare, quell'altro lo farà a pezzi.»
Kelly si schiarì la gola. «No» disse.
«Oh, per... ma perché non usi la testa?» sbottò Pole. «È un Bdue, Cristo d'un Dio. Tanto lo strapazzerà comunque, e di brutto. Almeno salviamo i pezzi.»
«Lo vogliono all'attacco» disse Kelly. «È scritto nel contratto.»
Pole girò la testa con un fischio disgustato.
«A quale scopo?» farfugliò.
«Fagli qualche altro controllo.»
«A che serve? Tanto non può mica migliorare.»
«Vuoi fare quello che ti dico?» scattò Kelly, dando sfogo a tutta la tensione accumulata.
Pole si voltò e premette un pulsante. Il braccio sinistro di Maxo scattò. Si sentì un rumore secco all'interno del robot e il braccio ricadde sul fianco con un tonfo metallico.
Kelly sussultò, pallido in volto. «Gesù, che gli hai fatto?» urlò. Corse verso Pole, che stava premendo di nuovo il pulsante. Il braccio di Maxo non si mosse.
«Te l'avevo detto di non insistere con quel braccio!» sbraitò Kelly. «Ma che cavolo ti ha preso?» La sua voce s'incrinò nel bel mezzo della frase.
Pole non rispose. Raccolse la sonda e cominciò a smontare la piastra del braccio sinistro.
«Che Dio mi aiuti, se gli hai rotto il braccio...» lo minacciò Kelly con voce bassa e tremante.
«Se io l'ho rotto?» sbottò Pole. «Stammi bene a sentire, brutto scemo! Sono tre anni ormai che questo ferrovecchio tira avanti per miracolo! Non venire a parlare proprio a me di rotture!»
Kelly digrignò i denti e strinse gli occhi, fissando il meccanico come se volesse ucciderlo.
«Aprilo» gli disse.
«Figlio di una...» farfugliò Pole mentre sfilava la piastra. «Trovati un altro cavolo di meccanico che sia capace di far funzionare questo macinino meglio di quanto abbia fatto io in questi ultimi anni. Trovane uno solo!»
Kelly non rispose. Rimase lì impalato, guardando Pole che metteva da una parte la piastra ricurva e controllava all'interno del robot.
Quando Pole la toccò, la molla d'innesco si spaccò a metà, e un pezzo cadde a terra.
Kelly fissò con espressione inorridita il foro nella spalla del robot.
«Oh, Cristo» disse con voce rotta dal tremito. «Oh, Cristo!»
Pole fu sul punto di dire qualcosa, ma poi rimase zitto. Guardò la faccia cinerea di Kelly senza fare un movimento.
Gli occhi di Kelly si posarono su Pole.
«Aggiustala» gli disse con voce rauca.
Pole deglutì. «Acciaio, io...»
«Aggiustala!»
«Non posso! Quella molla era già partita...»
«L'hai rotta tu! E adesso aggiustala!» Kelly artigliò il braccio di Pole con le sue dita robuste. Pole si ritrasse.
«Lasciami!» disse.
«Ma che ti prende!» strillò Kelly. «Sei impazzito? Bisogna sistemarla. Bisogna farlo assolutamente!»
«Acciaio, ci serve una molla nuova.»
«Be', allora vedi di procurartela!»
«Qui non le hanno, Acciaio» disse Pole. «Te l'ho già detto. E anche se le avessero, ci mancano i sedici dollari e mezzo per comprarla.»
«Oh... oh, Gesù» esclamò Kelly. Mollò la presa sul braccio di Pole e si diresse a passo incerto verso l'altra parte della stanza. Si accasciò sulla panca e piantò gli occhi sulla sagoma immobile di Maxo.
Rimase lì a lungo, sempre con gli occhi fissi sul robot, mentre Pole guardava lui, stringendo ancora la sonda in mano. Vide l'ampio petto di Kelly che si sollevava e si abbassava con movimenti spasmodici. Il volto di Kelly era smorto e inespressivo.
«Se non viene a vedere...» farfugliò alla fine Kelly.
«Cosa?»
Kelly sollevò lo sguardo. La bocca era stretta a formare una linea dura e sottile. «Se non assiste all'incontro, funzionerà.»
«Ma di che stai parlando?»
Kelly si alzò e cominciò a sbottonarsi la camicia.
«Che stai...»
Pole s'immobilizzò, spalancando la bocca per lo stupore. «Sei diventato matto?» gli chiese.
Kelly continuò a sbottonarsi la camicia. Se la sfilò e la gettò sulla panca.
«Acciaio, ti ha dato di volta il cervello!» esclamò Pole. «Non puoi fare una cosa del genere!»
Kelly non disse nulla.
«Ma tu... Acciaio, sei impazzito?»
«O gli diamo un incontro oppure non ci pagano» disse Kelly.
«Ma... Gesù, quello ti ammazzerà!»
Kelly si tolse la canottiera. Aveva il petto robusto, ricoperto da una folta peluria rossa. «Dovrò radermi» disse.
«Acciaio, andiamo» disse Pole. «Tu...»
Pole sgranò gli occhi quando Kelly si mise a sedere e cominciò a sciogliersi i lacci delle scarpe.
«Non te lo lasceranno fare» disse Pole. «Non puoi fargli credere di essere un...» S'interruppe e fece un salto in avanti. «Acciaio, per l'amor del cielo!»
Kelly alzò la testa verso Pole e lo guardò con occhi spenti.
«Mi aiuterai tu» disse.
«Ma quelli...»
«Nessuno sa com'è fatto Maxo» disse Kelly. «E solo Waddow mi ha visto. Se non assiste all'incontro andrà tutto bene.»
«Ma...»
«Non lo verranno a sapere» disse Kelly. «Anche i B possono sanguinare e mostrare dei lividi.»
«Acciaio, per favore» disse Pole. Gli tremava la voce. Respirò a fondo e cercò di calmarsi, poi si affrettò a sedersi accanto all'irlandese dalle spalle larghe.
«Senti» gli disse. «Ho una sorella sulla costa orientale... nel Maryland. Se le mando un telegramma ci farà avere i soldi per tornarcene a casa.»
Kelly si alzò e si slacciò la cintura.
«Acciaio, a Filadelfia conosco un tizio che ha un Bcinque e lo vuole vendere a poco» insisté Pole, disperato. «Potremmo mettere insieme la somma e... Acciaio, perdio, ti farai ammazzare! È un Bsette! Non lo capisci? Un Bsette! Ti ridurrà in polpette!»
Kelly stava sfilando i calzoncini scuri dal busto di Maxo.
«Non te lo permetterò, Acciaio» disse Pole. «Adesso vado a...»
S'interruppe con un rantolo soffocato quando Kelly si girò di scatto e lo prese ai fianchi, sollevandolo. La sua stretta era robusta come le ganasce di una tagliola. Nei suoi occhi non c'era più niente di umano.
«Tu mi aiuterai» gli disse Kelly con una voce bassa e tremante. «Tu mi aiuterai oppure ti sparpaglio il cervello contro il muro.»
«Ti ammazzerà» disse Pole con un filo di voce.
«E va bene, mi ammazzerà» rispose Kelly.
Il signor Waddow uscì dal suo ufficio proprio mentre Pole accompagnava verso il ring Kelly, coperto dal telo.
«Muoviamoci, muoviamoci» disse il signor Waddow. «Vi stanno aspettando.»
Pole fece un cenno nervoso di assenso e guidò Kelly lungo il corridoio.
«Dov'è il proprietario?» chiese il signor Waddow.
Pole mandò giù a fatica la saliva. «Fra il pubblico» rispose.
Il signor Waddow rispose con un grugnito e, mentre camminavano, Pole sentì la porta del suo ufficio che si richiudeva, e riuscì a liberare il fiato.
«Avrei fatto meglio a dirgli tutto» borbottò.
«E io ti avrei ucciso» replicò Kelly, con la voce soffocata dal telone che lo ricopriva.
Il rumore del pubblico cominciò a filtrare in corridoio appena svoltarono l'angolo. Sotto la copertura, Kelly sentì un rivolo di sudore che gli scivolava lungo una tempia.
«Senti,» disse «fra una ripresa e l'altra dovrai asciugarmi il sudore.»
«Fra quali riprese?» ribatté Pole, rigido per la tensione. «Non finirai nemmeno la prima.»
«Chiudi il becco.»
«Credi di doverti battere solo con un buon combattente?» gli chiese Pole. «Ti troverai di fronte una macchina! Non lo...»
«Ti ho detto di chiudere il becco.»
«Oh... che idiota...» Pole deglutì. «Se ti asciugo il sudore, capiranno subito» aggiunse.
«Sono anni che non vedono un Bdue» tagliò corto Kelly. «Se qualcuno te lo chiede, digli che è una perdita di olio.»
«Certo» disse Pole, disgustato. Si morse le labbra. «Acciaio, non ce la farai mai.»
L'ultima parte della sua frase si perse quando, improvvisamente, i due si ritrovarono in mezzo alla folla, lungo la corsia in discesa che portava al ring. Kelly aveva irrigidito le ginocchia e camminava con andatura un po' impacciata. Cominciò a inalare l'aria e a liberarla lentamente. Una volta sul ring avrebbe dovuto fare brevi respiri, e solo attraverso il naso. Il pubblico non doveva vedere il suo torace muoversi, altrimenti avrebbe capito tutto.
Il caldo gli gravava addosso come un pesante sudario. Era come discendere lungo un pendio in mezzo a un oceano di rumore e di calore. Mentre avanzava sentiva le voci intorno a sé.
«Lo riporterete a casa dentro una scatola!»
«Ehi, quello sarebbe Maxo? Dategli un po' d'olio!»
E poi l'immancabile: «Ferrovecchio!»
Kelly aveva la gola secca. Deglutì a fatica, avvertendo una crescente sensazione di irrigidimento lungo i fianchi. È la sete, pensò. Ebbe una fuggevole visione del bar di fronte alla stazione di Kansas City. Il separé in penombra, il ventilatore che gli soffiava aria fresca sulla nuca, la bottiglia ghiacciata e sgocciolante stretta in mano. Deglutì di nuovo. Nell'ultima ora non si era concesso nemmeno un bicchiere d'acqua. Meno beveva, meno sudava, lo sapeva bene.
«Attento.»
Sentì la mano di Pole che scivolava attraverso l'apertura sul retro del telo, e che lo prendeva per un braccio in modo da regolare la sua andatura.
«I gradini del ring» disse Pole senza quasi aprire la bocca.
Kelly protese cautamente il piede destro fino a quando la punta della scarpa toccò il bordo del primo gradino. Poi lo sollevò e cominciò a salire.
Giunto in cima sentì le dita di Pole che si stringevano di nuovo intorno al suo braccio.
«Le corde» disse Pole, guardandosi intorno.
Fu difficile passare attraverso le corde con il telo addosso. Kelly per poco non cadde, e i fischi e le urla di disapprovazione lo investirono come spade, sovrastando il rumore di fondo. Kelly sentì il tappeto morbido sotto i piedi, poi Pole gli sospinse lo sgabello in mezzo alle gambe e lui si mise a sedere con un movimento un po' troppo meccanico.
«Ehi, levate di mezzo quel macinino!» strillò uno dalla seconda fila. Risate e fischi. «Ferrovecchio!» gridò qualcun altro.
Poi Pole tolse il telo di copertura e lo appoggiò a bordo ring.
Kelly rimase seduto a fissare il Lampo di Maynard.
Il Bsette era immobile, e teneva le mani con i guantoni incrociate sulle gambe. Dai pori del cranio spuntavano dei capelli biondi finti, tagliati a spazzola. Aveva il volto di un Adone impassibile. L'imitazione delle fasce muscolari sul corpo e sugli arti era quasi perfetta. Per un momento Kelly ebbe quasi l'impressione che non fossero passati tutti quegli anni e che lui fosse di nuovo in attività, di fronte a un giovane sfidante. Deglutì cercando di mantenere la gola immobile. Pole si era inginocchiato accanto a lui e faceva finta di armeggiare con una piastra del braccio.
«Acciaio, non farlo» gli disse di nuovo fra i denti.
Kelly non gli rispose. Sentiva un bisogno disperato di riempirsi d'aria i polmoni e di espellerla con violenza. Invece inalò l'aria a piccole dosi attraverso il naso e lasciò che gli uscisse un po' per volta. Continuò a tenere gli occhi fissi sul Lampo di Maynard, pensando alla serie di centri per la reazione istantanea contenuti in quel torace liscio e arcuato. La sensazione di irrigidimento raggiunse il suo stomaco, come una mano gelida che afferrasse e tirasse i fasci dei muscoli e dei tendini.
Un uomo dalla faccia paonazza vestito di bianco salì sul ring e afferrò il microfono che gli veniva calato dall'alto.
«Signore e signori» annunciò. «Ecco a voi il primo incontro della serata. Pesi mediomassimi, dieci riprese. Da Filadelfia il Bdue, Maxo il Guerriero!»
Il pubblico fischiò e strepitò, lanciando aeroplanini di carta e urlando: «Ferrovecchio!»
«Il suo avversario, il nostro Bsette, il Lampo di Maynard!»
Urla di incitamento e un battimani frenetico. Il meccanico di Lampo toccò un pulsante sotto l'ascella sinistra e il Bsette saltò su, alzando le mani sopra la testa in segno di vittoria. La folla rise soddisfatta.
«Gesù» farfugliò Pole. «Mai vista una cosa del genere. Dev'essere un nuovo marchingegno.»
Kelly sbatté le palpebre per alleviare la pesantezza agli occhi.
«Seguiranno altri tre incontri» disse l'annunciatore paonazzo, poi il microfono risalì e lui abbandonò il ring. Non c'era arbitro. Un modello di classe B non legava mai - era un atteggiamento non previsto nel suo programma - e non c'era conteggio in caso di atterramento. Quando cadeva rimaneva a terra. La pubblicità della Mawling affermava che i recentissimi Bnove si rialzavano subito, il che avrebbe prolungato gli incontri e li avrebbe resi più avvincenti.
Pole finse di fare un ultimo controllo a Kelly.
«Acciaio, è la tua ultima possibilità» lo implorò.
«Sparisci» disse Kelly senza muovere le labbra.
Pole fissò per un attimo gli occhi immobili di Kelly, poi tirò un respiro profondo fra i denti e si raddrizzò.
«Resta lontano da lui» lo avvisò mentre usciva dalle corde.
Lampo se ne stava nel suo angolo dall'altra parte del ring, colpendosi i guantoni come se fosse davvero un giovane pugile scalpitante prima di iniziare il combattimento. Kelly si alzò e Pole ritrasse lo sgabello. Kelly rimase immobile a studiare il Bsette, notando come le sue cellule oculari fossero sempre puntate su di lui. Sentì una contrazione gelida che gli opprimeva lo stomaco.
Suonò il gong.
Il Bsette lasciò il suo angolo con un movimento armonioso e avanzò con andatura meccanica, le braccia sollevate nella tradizionale posizione di difesa e i pugni guantati che mulinavano in piccoli cerchi davanti a sé. Raggiunse subito Kelly, che automaticamente si spostò dal suo angolo, sentendosi tutto a un tratto la mente come paralizzata. Sentì le sue mani che si sollevavano come sospinte da qualcun altro, mentre le gambe erano rigide e legnose sotto di lui. Continuò a tenere lo sguardo fisso sugli occhi chiari e indifferenti di Lampo.
Giunsero a contatto. Il sinistro del Bsette scattò in avanti e Kelly lo bloccò, sentendo il pugno duro come pietra anche sotto la protezione del guantone. Poi il pugno scattò di nuovo. Kelly spostò all'indietro la testa e sentì una folata calda che gli passava davanti alla bocca. Partì a sua volta di sinistro e picchiò contro il naso di Lampo. Fu come colpire la maniglia di una porta, e una fitta di dolore gli trafisse il braccio. Irrigidì i muscoli della mascella, nello sforzo di mantenere un'espressione impassibile.
Il Bsette fintò col sinistro e Kelly lo toccò sul fianco, ma non riuscì a bloccare il destro che seguì come una saetta e gli sfiorò la tempia sinistra. Kelly spostò di scatto la testa e il Bsette piazzò un sinistro che lo colpì sopra l'orecchio. Kelly barcollò all'indietro, scaricando un sinistro che il robot deviò di lato. Poi ritrovò l'equilibrio e centrò Lampo sulla mascella con un montante destro. Sentì un'altra fitta lancinante che gli correva su per il braccio. La testa di Lampo non si mosse nemmeno. Il Bsette reagì con un sinistro che colpì Kelly alla spalla destra.
Kelly si ritrasse d'istinto, mulinando le gambe. Poi sentì qualcuno gridare: «Dategli una bicicletta!» e si ricordò di quello che gli aveva detto il signor Waddow. Allora avanzò di nuovo, stringendo le labbra così forte da provare dolore.
Un sinistro lo sorprese appena sotto il cuore, e l'effetto del colpo si riverberò in tutto il corpo. Fu come una pugnalata dolorosa, alla quale reagì con un sinistro incontrollato che picchiò ancora contro il naso del Bsette. Ne ricavò solo dolore. Kelly fece un passo indietro e barcollò quando un destro violento lo centrò in pieno petto. Continuò a indietreggiare e il Bsette lo colpì di nuovo al petto. Kelly perse l'equilibrio e cercò di recuperarlo facendo un altro passo indietro. Il pubblico si mise a ululare. Il Bsette avanzò senza emettere il minimo rumore meccanico.
Kelly recuperò la posizione e si fermò. Partì con un destro deciso che mancò il bersaglio. Lo slancio del colpo gli fece perdere l'equilibrio e il Bsette picchiò di nuovo duro, colpendogli la spalla destra. Kelly non sentiva più il braccio. Cercò di riprendere fiato, stringendo i denti, e proprio mentre rilassava le pareti dello stomaco il robot entrò nella sua guardia con un violento destro e lo centrò in pieno. Kelly ebbe la sensazione che il fiato gli uscisse tutto dai polmoni. Tentò di reagire con un destro fiacco che s'infranse sulla guancia destra di Lampo senza procurargli il minimo danno. Gli occhi del robot ebbero un guizzo.
Mentre il Bsette continuava ad avanzare, Kelly si scostò di lato uscendo per un attimo dal campo visivo delle sue cellule oculari radiali. Stordito, Kelly si tenne fuori dalla portata dei suoi colpi, vacillando e inalando aria attraverso le narici.
«Togliete di mezzo quel catorcio!» urlò qualcuno.
«Ferrovecchio! Ferrovecchio!»
Kelly riprese fiato, con la gola che gli bruciava. Deglutì rapidamente e avanzò proprio mentre Lampo gli era di nuovo addosso. Approfittò dell'occasione e respirò profondamente con la bocca, augurandosi che tutto quel movimento impedisse al pubblico di accorgersene. Poi attaccò a sua volta. Si fece sotto, sperando di anticipare gli impulsi elettronici del robot, e sferrò un destro violentissimo al corpo di Lampo.
Il sinistro del Bsette reagì di scatto e il colpo di Kelly venne deviato dal polso metallico. Anche il suo braccio venne spostato e a quel punto scattò il sinistro del robot, lasciando di nuovo Kelly senza fiato. Il suo sinistro sfiorò appena il torace di Lampo, duro come la roccia. Allora Kelly si ritrasse barcollando, subito seguito dal suo avversario. Continuò a proteggersi con colpi di sbarramento, ma il Bsette li deviava tutti e contrattaccava a sua volta con il ritmo incessante di un pistone. Kelly seguitò a spostare indietro la testa, ma nell'ansia di indietreggiare si scoprì e vide il destro che gli arrivava proprio addosso. Non riuscì a evitarlo.
Il colpo giunse a segno come un ariete metallico. Schegge di dolore esplosero dietro gli occhi di Kelly e in tutta la sua testa. Fu come se il ring venisse ricoperto da una nuvola nera. Il suo grido soffocato si perse nel boato del pubblico. Kelly precipitò all'indietro, con il naso e la bocca che schizzavano sangue rosso apparentemente uguale alla tinta sintetica di cui erano dotati i modelli di classe B.
Le corde gli impedirono di cadere, premendogli dolorosamente contro la schiena. Restò lì a ondeggiare, con il braccio destro inerte e il sinistro sollevato a proteggersi. Istintivamente sbatté le palpebre, cercando di mettere a fuoco la vista. Sono un robot, si disse, un robot.
Lampo gli fu subito addosso. Con il destro lo centrò al petto, con il sinistro allo stomaco. Kelly si piegò su se stesso, cercando di respirare. Un destro gli si abbatté sulla testa come una martellata, scagliandolo di nuovo contro le corde. La folla urlò eccitata.
Kelly vide il profilo indistinto del Lampo di Maynard, poi sentì un altro pugno che gli schiantava il petto come un colpo di mazza. Quasi gemendo, sferrò un sinistro alla meno peggio, ma il Bsette lo evitò senza difficoltà. Un altro colpo violento si abbatté sulla spalla di Kelly, che poi sollevò la mano destra e riuscì a deviare in gran parte un sinistro dritto alla mascella. Un altro destro affondò nel suo stomaco, facendolo piegare in due. Un destro martellante lo scaraventò di nuovo contro le corde. Kelly sentì in bocca il gusto caldo e salato del sangue, e il ruggito della folla sembrò inghiottirlo. Resta in piedi! urlò a se stesso. Resta in piedi, accidenti a te! Il ring ondeggiava intorno a lui come se lo vedesse attraverso una cortina di acqua sporca.
Trovò un rigurgito insperato di energia e mollò un destro con tutta la forza che aveva contro il maestoso gigante davanti a sé. Qualcosa gli scricchiolò nel polso e nella mano, e il braccio fu percorso da un'ondata di dolore lancinante. Urlò a bocca chiusa, ma nessuno lo sentì. Il braccio gli ricadde, il sinistro si abbassò e la folla si scatenò, urlando a Lampo di finirlo.
Ormai li separavano solo pochi centimetri. Il Bsette colpì a raffica, senza mancare nemmeno un colpo. Malfermo sulle gambe, Kelly vacillò sotto l'impatto, con la testa che gli ballonzolava da una parte e dall'altra. Il sangue gli scorreva sulla faccia in lunghe strisce scarlatte, e il braccio era come un ramo morto lungo il fianco. Continuò a venire sballottato contro le corde, rimbalzando avanti e indietro. Non ci vedeva più. Sentiva solo il boato del pubblico e il continuo sibilare e colpire dei guantoni del Bsette. In piedi, pensò. Doveva restare in piedi. Ritrasse la testa e incassò le spalle per proteggersi meglio.
Mancavano appena sette secondi al suono del gong quando un destro si abbatté come una mazzata sul lato della faccia e lo spedì rovinosamente al tappeto.
Restò lì, ansimando per riprendere fiato. Istintivamente provò a rimettersi in piedi, ma si rese conto che non poteva farlo. Cadde in avanti e giacque a pancia in giù sul tappeto tiepido, con la testa pulsante per il dolore. Sentiva i fischi e gli ululati del pubblico insoddisfatto.
Quando alla fine Pole ce la fece a tirarlo su e a ricoprirlo con il telo, la folla sghignazzava così forte che Kelly non riuscì nemmeno a udire la voce del suo meccanico. Sentì la sua grossa mano che lo guidava sotto la copertura, ma quando passò in mezzo alle corde cadde a terra, e per poco non ricadde mentre scendeva i gradini. Le sue gambe erano come tubi di gomma. Resta su. Il suo cervello continuava a ripetere quelle parole.
Giunto nella stanza, Kelly stramazzò al suolo. Pole cercò di sollevarlo e metterlo a sedere sulla panca, ma non ci riuscì. Alla fine ripiegò la sua giacca blu e la sistemò sotto la testa di Kelly, poi s'inginocchiò e cominciò a tamponare i rivoli di sangue con il fazzoletto.
«Stupido bastardo» continuò a sussurrargli con una voce rauca e tremante. «Stupido bastardo.»
Kelly sollevò un braccio e scansò la mano di Pole.
«Va'... va' a farti pagare» disse in un rantolo.
«Cosa?»
«I soldi!» esalò Kelly fra i denti.
«Ma...»
«Subito!» La voce di Kelly si sentiva appena.
Pole si tirò su e per un attimo restò lì a fissare Kelly. Poi si girò e uscì.
Kelly rimase a terra inalando l'aria ed espirandola con un rumore sibilante. Non riusciva a muovere la mano destra e capì che era rotta. Sentiva il sangue che gli usciva dal naso e dalla bocca. Il corpo era un'unica pulsazione dolorosa.
Dopo un po' riuscì a sollevarsi sul gomito sinistro e voltò la testa, avvertendo un dolore atroce ai muscoli del collo. Quando vide che Maxo stava bene riabbassò la testa. Un sorriso si formò agli angoli della bocca.
Quando tornò Pole, Kelly sollevò di nuovo la testa, lottando per sopportare il dolore. Pole gli si avvicinò e ricominciò a tamponare il sangue.
«Ti ha pagato?» chiese Kelly in un bisbiglio soffocato.
Pole emise un lento sospiro.
«Allora?»
Pole deglutì. «Solo la metà» disse.
Kelly lo fissò come istupidito, spalancando la bocca. Aveva un'espressione incredula negli occhi.
«Ha detto che non poteva pagare cinquecento bigliettoni per un incontro che non è durato nemmeno una ripresa.»
«Che vuoi dire?» chiese Kelly con voce rotta. Cercò di tirarsi su e si appoggiò sulla mano destra, ma ricadde subito con un urlo strozzato, pallido in volto. Poi affondò la testa nel cuscino improvvisato e chiuse gli occhi.
«No» gemette. «No. No. No. No.»
Pole gli guardò la mano e il polso. «Gesù Cristo» disse con un filo di voce.
Kelly riaprì gli occhi e fissò il meccanico, frastornato.
«Non può... non può farci una cosa del genere» ansimò.
Pole si umettò le labbra secche.
«Acciaio, ecco... non possiamo fare niente. Nel suo ufficio c'è un gruppo di tipacci. Io non posso...» Abbassò la testa. «E se... se ci andassi tu capirebbe subito quello che hai fatto e magari... si riprenderebbe indietro anche i duecentocinquanta.»
Kelly giacque supino fissando la lampadina appesa al soffitto senza battere ciglio. Il petto era ancora scosso da fremiti affannosi.
«No» mormorò. «No.»
Rimase lì a lungo, senza dire niente. Pole si procurò dell'acqua, gli ripulì la faccia e lo fece bere. Poi aprì la valigetta e gli curò le ferite. Infine gli fasciò il braccio e glielo appese al collo.
Kelly riaprì bocca dopo un quarto d'ora.
«Torneremo con l'autobus» disse.
«Cosa?»
«Torneremo con l'autobus» ripeté lentamente Kelly. «Ci costerà solo... ecco, cinquanta o sessanta dollari.» Deglutì e si spostò sulla schiena. «Così ci rimarranno quasi duecento dollari. Potremo comprare una... nuova molla d'innesco e anche una... una lente oculare e...» Sbatté le palpebre, poi le tenne chiuse un attimo mentre la stanza cominciava a perdere i contorni.
«E il grasso» aggiunse poi. «Tutto quello che gli serve. Tornerà... come nuovo.»
Kelly guardò Pole.
«Allora saremo di nuovo a posto» disse. «Maxo tornerà in buona forma, e potremo procurarci qualche ingaggio decente.» Deglutì e respirò a fatica. «Tutto quello che gli serve è qualche riparazione. Una nuova molla, una nuova lente. Questo lo rimetterà in sesto. Glielo faremo vedere, a quei bastardi, cosa sa fare un Bdue. Il vecchio Maxo glielo farà vedere. Giusto?»
Pole abbassò lo sguardo sul grosso irlandese e sospirò.
«Giusto, Acciaio» disse.
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