l’idra di lerna
italian
I
Hercule Poirot guardò con aria incoraggiante l’uomo seduto di fronte a lui.
Il dottor Charles Oldfield doveva essere sulla quarantina. Aveva capelli biondi un po’ brizzolati alle tempie, e occhi azzurri che rivelavano una certa preoccupazione. Era un po’ curvo e i suoi modi apparivano vagamente esitanti. Non solo, ma sembrava che avesse un po’ di difficoltà ad abbordare il motivo della sua visita.
Balbettando lievemente, disse: – Sono venuto da voi, signor Poirot, con una richiesta piuttosto strana. E adesso che mi trovo qui, provo una gran tentazione di lasciar perdere. Perché, ora lo capisco benissimo, si tratta proprio di quel genere di faccende per le quali non si può fare assolutamente niente.
Hercule Poirot mormorò: – Quanto a questo, lasciatelo giudicare a me.
Oldfield borbottò: – Non so perché ho pensato che forse...
Ma non finì la frase.
Fu Hercule Poirot a concluderla. – Che forse avrei potuto aiutarvi? "Eh bien", forse è possibile. Raccontatemi qual è il vostro problema.
Oldfield si raddrizzò sulla persona. E Poirot poté constatare di nuovo che quell’uomo appariva stravolto, disfatto.
Oldfield disse – e nella sua voce si insinuò una sfumatura di disperazione: – Vedete, non serve andare alla polizia... Non possono far niente, quelli. Eppure... ogni giorno diventa sempre peggio. Io... io non so che cosa fare...
– "Che cosa" diventa sempre peggio?
– Il pettegolezzo... Oh, è molto semplice, signor Poirot. Poco più di un anno fa, è morta mia moglie. Era inferma già da vari anni. Dicono, tutti dicono che "io l’ho uccisa"... che l’ho avvelenata!
– Aha!, – commentò Poirot. – Ed è stato realmente così?
– Signor Poirot! – il dottor Oldfield scattò in piedi.
– Calmatevi, – disse Hercule Poirot. – Tornate a sedervi. Dunque, voi NON avete avvelenato vostra moglie. Suppongo che il vostro studio medico sia situato in una località di campagna...
– Sì. Market Loughborough... nel Berkshire. Ho sempre saputo che era uno di quei posti dove la gente si dedica al pettegolezzo, ma non avevo mai immaginato che potessero arrivare al punto a cui sono arrivati.
Tirò un po’ più avanti la seggiola.
– Signor Poirot, non potete immaginare che cosa ho passato. In principio non avevo nessun sospetto di quello che stava accadendo. Mi ero accorto che la gente sembrava meno cordiale, che c’era una tendenza a evitarmi... ma avevo attribuito tutto questo... al lutto recente che mi aveva colpito. Poi questo atteggiamento è diventato più marcato. Capitava addirittura che la gente scantonasse, in strada, per evitare di parlarmi. La clientela diminuiva. Dovunque andassi, mi accorgevo che si facevano commenti sottovoce, occhi malevoli mi sorvegliavano, lingue maligne bisbigliavano frasi velenose. Ho ricevuto anche un paio di lettere... cose ignobili.
Fece una pausa... poi continuò: – E... "e io non so cosa farci". Non so come lottare contro questa... rete fatta di vili menzogne e di sospetto. Come si fa a smentire quello che non vi è mai stato detto apertamente in faccia? Sono impotente... in trappola... e mi stanno distruggendo lentamente, senza pietà.
Poirot annuì con aria pensosa. Poi disse: – Sì. Il pettegolezzo è proprio come l’idra di Lerna, l’idra a nove teste che non poteva essere distrutta perché non appena ne veniva tagliata una, subito un’altra cresceva al suo posto.
Il dottor Oldfield disse: – Proprio così. Non c’è niente che io possa fare... NIENTE! Sono venuto da voi come ultima risorsa... ma non riesco a credere neanche per un minuto che ci sia qualcosa che potreste fare.
Hercule Poirot rimase in silenzio per un paio di minuti, circa, e poi disse: – Non ne sono così sicuro. Il vostro problema mi interessa, dottor Oldfield. Non mi dispiacerebbe fare un tentativo di distruggere quel mostro dalle molte teste. Prima di tutto; parlatemi ancora un poco delle circostanze che hanno dato origine a queste voci malefiche. Dite che vostra moglie è morta press’a poco un anno fa. Qual è stata la causa della sua morte?
– Ulcera gastrica.
– È stata fatta un’autopsia?
– No. Soffriva di disturbi gastrici da lungo tempo.
Poirot annuì. – E i sintomi di infiammazione gastrica e di avvelenamento da arsenico sono molto simili... un fatto che nessuno ignora, al giorno d’oggi. Negli ultimi dieci anni ci sono stati perlomeno quattro casi sensazionali di omicidio in ognuno dei quali la vittima è stata seppellita senza sospetti, con un certificato in cui il decesso veniva attribuito a una malattia gastrica. Vostra moglie era più giovane o più vecchia di voi?
– Aveva cinque anni più di me.
– Da quanto tempo eravate sposati?
– Quindici anni.
– Ha lasciato una certa sostanza patrimoniale?
– Sì. Era in condizioni finanziarie relativamente buone. All’incirca, complessivamente trentamila sterline.
– Una bella sommetta. L’ha lasciata a voi?
– Sì.
– Eravate in buoni rapporti con vostra moglie?
– Certo.
– Niente litigi? Né scenate?
– Ecco... – Charles Oldfield esitò. – Mia moglie era quel che si potrebbe chiamare una donna difficile. Era inferma, preoccupatissima per la propria salute, e quindi aveva un po’ la tendenza a essere irritabile e incontentabile. Certi giorni non le andava bene niente di quello che facevo.
Poirot fece segno che aveva capito. Poi disse: – Già, conosco il genere. Probabilmente si lamentava di essere trascurata, non apprezzata... diceva che il marito era stanco di lei e sarebbe stato felice il giorno in cui lei fosse morta.
La faccia di Oldfield rivelò che le supposizioni di Poirot erano giuste; e, il dottore ammise con un sorriso amaro: – Avete afferrato perfettamente la situazione!
Poirot continuò: – Un’infermiera l’assisteva? Oppure una dama di compagnia? O una cameriera devota?
– Una infermiera–dama di compagnia. Una donna molto sensibile e competente. Non credo proprio che fosse una chiacchierona.
– Perfino le persone sensibili e competenti hanno ricevuto in dono la lingua dal "bon Dieu"... e non sempre la usano con saggezza. Sono sicuro che l’infermiera–dama di compagnia parlava, che i domestici parlavano, che tutti parlavano! Ecco qui tutto il materiale necessario a far nascere un appetitoso scandalo provinciale. E adesso vi domanderò ancora una cosa. "Chi è lei"?
– Non capisco – il dottor Oldfield arrossì, infuriato.
Poirot disse con gentilezza: – E invece credo proprio il contrario. Vi sto domandando chi è la persona di sesso femminile il cui nome è stato accoppiato al vostro.
Il dottor Oldfield si alzò in piedi. La sua faccia era gelida e dura. Disse: – Non esiste alcuna "lei" in questa storia. Sono spiacente, signor Poirot, di avervi rubato tanto del vostro tempo.
E si avviò verso la porta.
Hercule Poirot disse: – Spiace anche a me. Il vostro caso mi interessa. E avrei avuto piacere di aiutarvi. Ma non posso far niente se non mi viene raccontata tutta la verità.
– Vi ho raccontato la verità.
– No...
Il dottor Oldfield si fermò. Poi si girò di scatto. – Perché insistete nell’affermare che c’è di mezzo una donna?
– "Mon cher docteur", credete che non conosca la mentalità femminile? Il pettegolezzo di un villaggio è basato sempre, sempre, sui rapporti fra i sessi. Se un uomo avvelena la moglie per andare al Polo Nord o per godersi la pace di un’esistenza da scapolo... costui non attirerebbe nemmeno un minuto di interesse e le persone che abitano nel suo stesso villaggio non si occuperebbero di lui. È perché sono tutti convinti che il delitto sia stato commesso per "consentire all’uomo di sposare un’altra" che le chiacchiere aumentano e dilagano: psicologia elementare.
Oldfield disse irritato: – Non sono responsabile di quello che può pensare un branco di maledetti ficcanaso pettegoli!
– Naturale, che non ne siete responsabile.
Poirot, poi, proseguì: – Di conseguenza tanto vale che torniate indietro a sedervi e a dare risposta alla domanda che vi ho fatto.
Lentamente, quasi con riluttanza, Oldfield tornò indietro e riprese il suo posto. Poi disse, arrossendo fino alla radice dei capelli: – Forse non è da escludere che abbiano detto qualcosa a proposito della signorina Moncrieffe. Jean Moncrieffe lavora nel mio dispensario ed è autorizzata a prepararmi le ricette. Una bravissima ragazza, davvero.
– Da quanto tempo lavora per voi?
– Da tre anni.
– Piaceva a vostra moglie?
– Ehm... no, non precisamente.
– Gelosa?
– Ma era assurdo!
Poirot sorrise e disse: – La gelosia delle mogli è proverbiale. Ma vi confesserò che, per mia esperienza, la gelosia, per quanto assurda e inconcepibile possa sembrare, è quasi sempre fondata sulla REALTA’. C’è quel detto, vero, che dice che il cliente ha sempre ragione? Ebbene, lo stesso vale per mariti, o mogli gelose. Per quanto piccola possa essere la prova CONCRETA, FONDAMENTALMENTE hanno sempre ragione.
Il dottor Oldfield rispose, accalorandosi: – Sciocchezze. Non ho mai detto a Jean Moncrieffe una sola parola che mia moglie non potesse sentire.
– Forse, sì.
– Ma questo non altera la verità di quanto ho detto.
Hercule Poirot si sporse in avanti. La sua voce si era fatta pressante, insistente. – Dottor Oldfield, ho intenzione di fare tutto quello che posso in questo caso. Però pretendo da voi la più completa franchezza, senza riguardi per le apparenze, le convenzioni sociali o per i vostri sentimenti. È vero, sì o no, che, già da qualche tempo prima che "vostra moglie" morisse, avevate cessato di provare affetto per lei?
Oldfield rimase in silenzio un minuto o due. Poi disse: – Questa storia mi sta uccidendo. Devo sperare, comunque? In un modo o nell’altro, ho la sensazione che riuscirete a far qualcosa per me. Sarò onesto con voi, signor Poirot. Non provavo un sentimento di vero affetto per mia moglie. Credo di essere stato un buon marito per lei, però non l’ho mai realmente amata.
– E questa ragazza, Jean?
Il sudore coprì, come un velo di rugiada, la fronte del medico, che disse: – Io... le avrei già domandato di sposarmi se non fosse stato per lo scandalo e le chiacchiere.
Poirot si riappoggiò allo schienale della seggiola, e disse: – Adesso, finalmente, siamo arrivati ai fatti autentici! "Eh bien", dottor Oldfield, mi occuperò del vostro caso. Ma ricordate una cosa... è la verità quella che andrò a cercare!
Oldfield disse con amarezza: – Non è la verità che potrà farmi male!
Esitò un attimo e aggiunse: – Sapete, ho preso in considerazione l’eventualità di intentar causa per diffamazione! Se potessi attaccarmi a un’accusa precisa... non credete che, in questo modo, potrei vendicarmi? Perlomeno, qualche volta lo penso... Qualche altra volta, invece, sono del parere che peggiorerebbe soltanto la mia situazione... darebbe pubblicità ancora maggiore all’intera faccenda e porterebbe la gente a dire: "Può anche darsi che non abbiano trovato le prove ma non c’è fumo senza arrosto".
E guardò Poirot.
– Ditemi, in tutta onestà, esiste UNA via d’uscita da questo incubo?
– Esiste sempre una via d’uscita – disse Hercule Poirot.
II
– Partiamo per la campagna, Georges – disse Hercule Poirot al suo domestico.
– Davvero, signore? – rispose l’imperturbabile Georges.
– E lo scopo del nostro viaggio è la distruzione di un mostro a nove teste.
– Davvero, signore? Qualcosa sul genere del mostro di Loch Ness?
– Meno tangibile di quello. Non mi riferisco a un animale in carne e ossa, Georges.
– Avevo frainteso, signore.
– Sarebbe più facile se si trattasse di un animale del genere. Non c’è niente di più sfuggente, di più difficile da inquadrare, dell’origine di un pettegolezzo.
– Oh, sì, è vero, signore. Qualche volta è difficile capire come fanno a nascere.
– Precisamente.
Hercule Poirot non andò ad alloggiare in casa del dottor Oldfield, ma preferì scendere all’alberghetto del villaggio. La mattina dopo il suo arrivo, ebbe il primo colloquio con Jean Moncrieffe.
Era una ragazza alta con i capelli ramati e gli occhi azzurri, calmi e controllati. Aveva l’aria un po’ guardinga come se fosse sul chi vive.
Disse: – Il dottor Oldfield è venuto da voi... sapevo che aveva in mente qualcosa del genere.
C’era una completa mancanza di entusiasmo nella sua voce.
Poirot le chiese: – E voi non avevate approvato?
Gli occhi della ragazza incontrarono i suoi. Disse, gelida: – Che cosa potevo fare?
Poirot rispose in tono pacato: – Forse c’è modo di affrontare la situazione.
– Quale modo? – gli aveva rilanciato quella parola in tono sprezzante. – Volete dire che dovrei andare in giro, da tutte quelle vecchiette che spettegolano, a dire: "Su da brave, per favore, dovete smetterla di parlare così. Non siete gentili con il povero dottor Oldfield". E loro risponderebbero: "Naturalmente, io non ho mai creduto a questa storia!". Ecco quello che c’è di peggio in tutta questa faccenda... non dicono: "Mia cara, non ti è mai venuto in mente che, forse, la morte della signora Oldfield non è stata proprio come sembrava?" affrontando l’argomento, ma insinuano: "Mia cara, naturalmente io NON CI CREDO a quella storia del dottor Oldfield e di sua moglie. Sono SICURA che non ha mai fatto niente di simile anche se non si può negare che IN REALTA’ la trascurasse un pochino e poi, secondo me, non mi pare proprio SAGGIO avere una ragazza così giovane a lavorare come farmacista nel suo dispensario... naturalmente, non oserei dire, neanche per un minuto, che ci sia stato qualcosa di IMMORALE fra loro. Oh, no, sono sicura che era TUTTO MOLTO corretto..."
Tacque. Era diventata paonazza e aveva il respiro affannoso.
Hercule Poirot disse: – Mi sembra che sappiate benissimo quello che si va dicendo in giro.
Lei richiuse la bocca di scatto. Poi rispose amara: – Lo so, eccome!
– E quale sarebbe la soluzione che avete scelto?
Jean Moncrieffe disse: – La cosa migliore per lui sarebbe vendere l’ambulatorio e ricominciare da capo in qualche altro posto.
– Non pensate che questa storia potrebbe seguirlo?
Lei alzò le spalle. – È un rischio che deve correre.
Poirot rimase in silenzio per un minuto o due. Poi disse: – Avete intenzione di sposare il dottor Oldfield, signorina Moncrieffe?
Lei non si mostrò sorpresa da quella domanda e rispose asciutta: – Non mi ha chiesto di sposarlo.
– Come mai?
Gli occhi azzurri della ragazza incontrarono i suoi e, per un attimo, ebbero un barlume di incertezza. Poi la ragazza disse: – Perché gliel’ho sempre impedito.
– Ah, che fortuna trovare finalmente una persona che sa essere franca!
– Sarò franca finché vuole! Quando mi sono resa conto che la gente si era messa a sparlare e a dire che Charles si era liberato dalla moglie per sposare me, mi è sembrato che, se ci fossimo sposati davvero, sarebbe stato come portare legna al fuoco. Speravo che, se davamo l’impressione che non si parlasse affatto di matrimonio fra noi, quello stupido scandalo sarebbe stato soffocato subito.
– E invece, no?
– Invece, no.
– Non vi è sembrato curioso?
Jean disse amaramente: – Qui, non hanno molti passatempo con cui divertirsi.
Poirot domandò: – Ma voi, "desiderate" sposare Charles Oldfield?
La ragazza rispose con discreta freddezza. – Sì che lo desidero. L’ho desiderato fin quasi dal primo momento che l’ho conosciuto.
– Quindi la morte di sua moglie è stata molto conveniente per voi?
Jean Moncrieffe disse: – La signora Oldfield era una donna singolarmente sgradevole. In tutta sincerità, sono stata molto sollevata quando è morta.
– Sì – ammise Poirot. – Non si può dire che vi manchi la franchezza!
Lei gli rispose con lo stesso sorriso sprezzante di prima.
Poirot disse: – Ho una proposta da fare.
– Sì?
– Qui occorrono azioni drastiche. Proporrei che qualcuno... magari voi stessa... scriveste al ministero degli Interni.
– Che cosa vorreste dire con questo? Non capisco.
– Voglio dire che il modo migliore per mettere la parola fine a questa storia una volta per tutte è quello di far riesumare il cadavere e sottoporlo a un’autopsia.
Lei indietreggiò di un passo. Socchiuse le labbra, poi le chiuse di nuovo. Poirot la osservava.
– Ebbene, mademoiselle? – disse infine.
Jean Moncrieffe rispose in tono sommesso: – Non sono d’accordo.
– Ma perché no? Non credete che un verdetto di morte naturale costringerà al silenzio tutte queste linguacce?
– Se otterrete quel verdetto certo!
– Ma vi rendete conto che state insinuando un terribile sospetto, mademoiselle?
Jean Moncrieffe disse in tono spazientito: – So di che cosa parlo. Voi state pensando a un avvelenamento da arsenico... potrete provare che non è stata avvelenata dall’arsenico. Ma esistono altri tipi di veleno... gli alcaloidi vegetali. Dopo un anno, ho i miei dubbi che se ne possa trovare traccia, anche nel caso che siano stati realmente usati. E poi, so che razza di gente sono questi analisti degli uffici governativi. Potrebbero arrivare a pronunciare un verdetto non impegnativo, dichiarando che non esistono elementi atti a indicare quello che ha provocato la morte... e allora le linguacce si metterebbero in moto peggio di prima!
Hercule Poirot rimase in silenzio per un minuto o due e poi disse: – Chi, secondo voi, è la più inveterata pettegola del villaggio?
La ragazza ci pensò un momento. Ed infine disse: – Direi che la vecchia signorina Leatheran dev’essere la peggior chiacchierona di tutte.
– Ah! E voi potreste presentarmi alla signorina Leatheran... così, come se ci incontrassimo per caso?
– Niente di più facile. Tutte le vecchie zitelle pettegole sono fuori a far le spese proprio a quest’ora del mattino. Non abbiamo che da incamminarci lungo la strada principale del villaggio.
Come Jean aveva previsto, non ebbero alcuna difficoltà. Fuori dall’ufficio postale, Jean fermò una donna alta, magra, di mezza età, con il naso lungo e due occhietti penetranti e inquisitori, e si mise a parlare con lei.
– Buongiorno, signorina Leatheran.
– Buongiorno, Jean. Bella giornata, eh?
Gli occhi penetranti squadrarono con aria indagatrice il compagno di Jean Moncrieffe e la ragazza disse: – Permettetemi di presentarvi il signor Poirot che si fermerà qui qualche giorno.
III
Sgranocchiando delicatamente un pasticcino e reggendo in bilico su un ginocchio una tazza di tè, Hercule Poirot si concesse di abbandonarsi alle confidenze con la padrona di casa. La signorina Leatheran era stata tanto gentile da invitarlo a prendere il tè da lei, e quindi, si era data un gran daffare per cercare di scoprire esattamente cosa facesse in mezzo a loro quel piccolo, curioso, straniero.
Per qualche tempo lui era riuscito a scansare con destrezza le sue stoccate... approfittandone, anzi, per rendere più acuta la curiosità dell’anziana signorina. Poi, quando aveva giudicato che fosse arrivato il momento opportuno, si era chinato verso di lei: – Ah, signorina Leatheran, – disse. – Mi accorgo che siete troppo intelligente per me. Avete intuito il mio segreto. Sono venuto qui su richiesta del ministero degli Interni. Ma, vi prego, e abbassò la voce, TENETE PER VOI QUEST’INFORMAZIONE.
– Certo... certo... – la signorina Leatheran era tutta in agitazione... eccitatissima. – Il ministero degli Interni... non vorrete dire che... non si tratta della povera signora Oldfield?
Poirot fece segno di sì con la testa, parecchie volte.
– Guaaarda! Guaaarda!
La signorina Leatheran pronunciò solo questa parola ma la arricchì, via via, di tutta una gamma di sfumature che erano l’espressione di emozioni gustose e piacevoli.
Poirot disse: – Si tratta di una questione delicata, capite. Mi è stato ordinato di riferire se esistono, o no, elementi sufficienti per chiedere l’esumazione.
La signorina Leatheran esclamò: – Avete intenzione di tirar su dalla terra quella poverina. Che cosa terribile!
Se avesse esclamato "Che cosa magnifica" al posto di quel "Che cosa terribile" sarebbero state parole più adeguate al tono della sua voce.
– Qual è la vostra opinione, signorina Leatheran?
– Signor Poirot, si sono fatte molte CHIACCHIERE. Ma io non bado mai alle CHIACCHIERE. Si sentono in giro TALMENTE TANTI pettegolezzi su cui non si può fare affidamento! Indubbiamente il dottor Oldfield si è comportato in un modo molto strano da quando è successo, ma come ho detto ripetutamente non si può certo attribuirlo alla COSCIENZA SPORCA. Potrebbe essere semplicemente il dolore. Non che lui e la moglie fossero in termini molto affettuosi, naturalmente. Questo io lo so bene... da un’AUTORITA’ DI PRIMA MANO. L’infermiera Harrison, che ha assistito la signora Oldfield per tre o quattro anni fino al momento della morte, ha ammesso almeno QUESTO. Io poi, sapete, ho avuto sempre l’impressione che l’infermiera Harrison avesse I SUOI SOSPETTI... non che abbia mai detto niente, ma lo si capisce, non è vero, dal modo di fare di una persona?
Poirot disse con aria triste: – C’è così poco a cui attaccarsi.
– Sì, capisco, però, signor Poirot, se il corpo viene esumato, allora SAPRETE!
– Sì, – ammise Poirot allora sapremo.
– Naturalmente ci sono stati altri casi come questo, in passato – disse la signorina Leatheran, con il naso che le fremeva per l’eccitazione e il piacere. – Armstrong, per esempio, e quell’altro... non riesco a ricordarmi come si chiamava... e poi Crippen, certo. Mi sono sempre chiesta se Ethel La Neve era d’accordo con lui, o no. Naturalmente, Jean Moncrieffe è una carissima ragazza, certo... Non vorrei dire che è stata lei a spingerlo, no, questo no... ma gli uomini commettono certe sciocchezze per le ragazze, non è vero? E poi, come è logico, naturalmente, si vedono TALMENTE SPESSO, quei due!
Poirot non parlò. La guardò con un’innocente espressione interrogativa calcolata apposta per provocare un’ulteriore rottura degli argini nella conversazione. Dentro di sé, si divertiva a contare il numero di volte che l’avverbio "naturalmente" era stato pronunciato.
– E, naturalmente, con un’autopsia e tutto il resto, è inevitabile che qualcosa venga fuori, no? I domestici e via dicendo. I domestici sanno sempre tante cose, non è vero? E, naturalmente, è quasi impossibile impedire che facciano qualche pettegolezzo, vi pare? La Beatrice degli Oldfield è stata licenziata quasi subito dopo il funerale... e io ho sempre pensato che fosse un FATTO STRANO... specialmente con la difficoltà di trovare le domestiche che abbiamo oggigiorno. Sembra quasi che il dottor Oldfield avesse paura che potesse SAPERE qualcosa.
– Certo, dà proprio l’impressione che ci siano basi fondate per un’inchiesta – disse Poirot con aria solenne.
La signorina Leatheran ebbe un piccolo brivido di riluttanza. – È un’idea talmente raccapricciante, – disse. – Il nostro caro, piccolo villaggio tranquillo... finire così sui giornali... e tutta la PUBBLICITA’!
– Vi inorridisce? – domandò Poirot.
– Sì, un poco. Sono all’antica io, sapete. Ma, come dite, probabilmente si tratta soltanto di chiacchiere! Be’... in tutta coscienza, QUELLO non mi sento davvero di affermarlo! Sapete, credo che sia così vero... il proverbio che dice: non c’è fumo senza arrosto.
– Personalmente, stavo pensando proprio la stessa cosa – disse Poirot.
Si alzò. – Posso fidarmi della vostra discrezione, mademoiselle?
– Oh, NATURALMENTE! Non PARLERO’ CON ANIMA VIVA!
Poirot sorrise e prese congedo.
Sulla soglia disse alla piccola cameriera che gli porgeva cappello e cappotto: – Sono venuto giù per indagare sulle circostanze in cui è morta la signora Oldfield, ma vi sarei molto obbligato se teneste per voi questa informazione.
La Gladys della signorina Leatheran inciampò nel portaombrelli e per poco non cascò lunga distesa. Poi disse, eccitata e ansante: – Oh, signore, allora è stato il dottore a FARLA FUORI?
– E un po’ di tempo che ne siete convinta, vero?
– Ecco, signore, non sono stata io. È stata Beatrice. Lei stava su, da loro, quando la signora Oldfield è morta.
E ha pensato che ci fosse stato...– Poirot scelse deliberatamente quelle parole melodrammatiche... – qualcosa di losco?
Gladys annuì eccitatissima.
– Sì, proprio così. E diceva che l’infermiera era dello stesso parere, l’infermiera Harrison. Così affezionata alla signora Oldfield, era la Harrison, e come le è dispiaciuto quando è morta, e Beatrice ripeteva sempre che l’infermiera Harrison doveva saperne di più perché, subito dopo, si è messa contro il dottore e non lo avrebbe fatto, vi pare, se non ci fosse stato qualcosa che non funzionava, eh?
– Dove si trova adesso l’infermiera Harrison?
– Assiste la vecchia signorina Bristow... giù, in fondo al villaggio. Impossibile sbagliarsi. La casa ha i pilastri e una veranda.
IV
Non molto tempo dopo Hercule Poirot si trovò seduto di fronte alla donna che, di certo, doveva saperne di più di chiunque altro sulle circostanze che avevano dato origine alle chiacchiere e ai pettegolezzi.
L’infermiera Harrison era una donna ancora piacente che si avviava verso la quarantina. Possedeva i lineamenti calmi e sereni di una madonna, e grandi occhi scuri pieni di comprensione. Lo ascoltò con pazienza e attenzione e poi disse, soppesando le parole: – Sì, sono al corrente dell’esistenza di queste spiacevoli storie. Ho fatto quello che potevo per impedire che continuassero a diffondersi, ma è inutile. Alla gente piace il pettegolezzo, sapete.
Poirot disse: – Ma deve pur esserci stato QUALCOSA per far nascere tutte queste voci, no?
Si accorse che l’espressione angustiata dell’infermiera si accentuava. Però la donna si limitò a scuotere la testa con aria perplessa.
– Forse – suggerì Poirot, – fra il dottor Oldfield e sua moglie non correvano buoni rapporti ed è stato questo dettaglio che ha fatto nascere i pettegolezzi?
L’infermiera Harrison scosse la testa con decisione.
– Oh, no, il dottor Oldfield era sempre estremamente gentile e paziente con la moglie.
– Le era proprio affezionato?
Lei esitò. – No... non potrei dire che fosse esattamente così. La signora Oldfield era una donna molto difficile, non era semplice accontentarla e pretendeva una comprensione e delle attenzioni continue che non sempre erano giustificate.
– Volete dire, – disse Poirot, – che esagerava in peggio le sue condizioni di salute?
L’infermiera annuì. – Sì... la sua cattiva salute, in gran parte, era solo frutto della sua immaginazione.
– Eppure, – disse Poirot con aria grave, – È MORTA...
– Oh, lo so... lo so...
Rimase a osservarla per un paio di minuti: notò la perplessità e la preoccupazione... la visibile incertezza.
Disse: – Credo... sono certo che DOBBIATE sapere che cosa ha dato origine a tutte queste voci.
L infermiera Harrison arrossì. Disse: – Forse, potrei azzardare un’ipotesi. Credo che sia stata Beatrice, la cameriera, a far nascere tutte queste chiacchiere e credo anche di sapere il motivo per cui se lo è messo in testa.
– Sì?
L’infermiera Harrison disse, con una certa mancanza di coerenza: – Vedete, si tratta di qualcosa che mi capitò di sentire per caso, senza essere vista... un brano di conversazione fra il dottor Oldfield e la signorina Moncrieffe... e sono quasi sicura che lo ha sentito anche Beatrice, solo che non credo che sarà mai disposta ad ammetterlo.
– E di che cosa si trattava?
L’infermiera Harrison tacque per un minuto come se volesse controllare l’accuratezza della propria memoria, e poi disse: – È successo tre settimane prima dell’ultimo attacco, quello che ha ucciso la signora Oldfield. Erano in sala da pranzo. Io stavo scendendo le scale quando ho udito Jean Moncrieffe che diceva: "Quanto tempo ci vorrà ancora? Non sopporto di dover aspettare ancora molto a lungo." E il dottore le rispose: "Non molto a lungo, ormai, tesoro. Lo giuro". Poi lei ha detto ancora: "Non sopporto questa attesa. Credi che tutto andrà bene, cosa ne dici?" E lui: "Naturalmente. Non è possibile che qualcosa vada male. L’anno prossimo a quest’epoca saremo sposati".
Fece una pausa. – Quella è stata la prima volta, signor Poirot, che ho subodorato che ci fosse del tenero fra il dottore e la signorina Moncrieffe. Naturalmente sapevo che lui aveva molta ammirazione per la signorina Moncrieffe e che erano ottimi amici, ma niente di più. Ho risalito le scale... era stato un brutto colpo... però mi sono accorta che la porta della cucina era spalancata e ho pensato che Beatrice, quindi, doveva aver ascoltato. Lo vedete, vero, che alle loro parole si possono dare due diverse interpretazioni? Potevano significare semplicemente che il dottore sapeva come la moglie fosse molto malata e non avesse più molto da vivere... e non ho dubbi che era proprio questo che lui intendeva... mentre a qualsiasi persona come Beatrice poteva suonare diverso... poteva dar l’impressione come se... ecco... come se il dottore e Jean Moncrieffe... insomma... avessero fatto un piano ben preciso per eliminare la signora Oldfield una volta per tutte.
– Ma VOI non pensate che sia stato così, vero?
– No... no, naturalmente no...
Poirot le frugò in faccia con gli occhi e disse: – Infermiera Harrison, c’è qualcos’altro di cui siete al corrente? Qualcosa che non mi avete detto?
Questa arrossì e rispose, piena di agitazione: – No. No. No di certo. Cosa volete che ci sia?
– Oh, non saprei. Eppure mi è sembrato che potesse esserci... qualcosa?
Lei scosse la testa, negando. L’espressione preoccupata di prima era ricomparsa sulla sua faccia.
Hercule Poirot disse: – Non è da escludere che il ministero degli Interni ordini l’esumazione del corpo della signora Oldfield.
– Oh, no! – l’infermiera Harrison restò inorridita. – Che cosa orribile!
– Pensate che sarebbe un peccato?
– Credo che sarebbe SPAVENTOSO! Chissà quante chiacchiere nascerebbero! Sarebbe terribile... assolutamente terribile per il povero dottor Oldfield.
– Non credete che potrebbe essere un’ottima cosa per lui, invece?
– In che senso? Cosa intendete dire?
Poirot rispose: – Se è innocente... l’autopsia lo potrà provare.
Tacque. Aspettò che quell’idea prendesse piede nel cervello dell’infermiera Harrison, la vide aggrottare le sopracciglia con aria perplessa e poi notò che il suo volto tornava a rischiararsi. Lei sospirò profondamente e lo guardò.
– A questo, non avevo pensato, – disse semplicemente. – Avete ragione, è l’unica cosa da fare.
Si sentì una serie di tonfi sul soffitto. L’infermiera Harrison balzò in piedi.
– È la mia ammalata, la vecchia signorina Bristow. Si è svegliata dal sonnellino. Devo andare a metterla in ordine prima che le venga portato il tè. Poi uscirò per la mia passeggiata. Sì, signor Poirot, credo che abbiate perfettamente ragione. Un’autopsia metterebbe in chiaro la faccenda una volta per tutte e così gli orribili pettegolezzi contro il povero dottor Oldfield cesseranno.
Gli strinse la mano e uscì rapidamente dalla stanza.
V
Hercule Poirot si diresse verso l’ufficio postale e qui chiese di poter parlare con Londra.
La voce all’altra estremità del filo si rivelò petulante.
– Dovete proprio andare a "cacciare il vostro naso" in queste faccende, mio caro Poirot? Siete ben sicuro che sia un caso per noi? Sapete benissimo qual è il valore di questi pettegolezzi in una città di provincia, di solito... nessuno, assolutamente nessuno.
– Questo è un caso speciale, – affermò Hercule Poirot.
– Oh, bene... se lo dite voi! Avete l’antipatica abitudine di vedere sempre giusto. Ma se risulteranno soltanto chiacchiere, non saremo per niente soddisfatti di voi, ricordatevelo!
Hercule Poirot sorrise tra sé e mormorò: – No, sarò IO ad essere soddisfatto.
– Come dite? Non riesco a sentirvi.
– Niente. Assolutamente niente.
E tolse la comunicazione.
Uscendo dalla cabina, si appoggiò al banco dell’ufficio postale e disse nel suo tono più suadente: – Sapreste dirmi per caso, madame, dove... sta adesso la cameriera che lavorava dal dottor Oldfield... mi pare che si chiamasse Beatrice?
– Beatrice King? Da allora ha già cambiato due posti. Adesso lavora dalla signora Marley, sopra la banca.
Poirot la ringraziò, acquistò due cartoline illustrate, una serie di francobolli e un pezzo di ceramica locale. Durante gli acquisti, riuscì a portare la conversazione sulla morte della defunta signora Oldfield. Non gli sfuggì l’espressione singolarmente furtiva apparsa sulla faccia della direttrice dell’ufficio postale.
Questa disse: – Molto improvvisa, vero? Ha fatto nascere un mucchio di pettegolezzi, come forse avrete sentito.
Negli occhi le apparve uno scintillio di interesse mentre domandava: – Magari è per questo che volevate vedere Beatrice King, eh? Abbiamo pensato tutti che fosse un po’ strano il modo in cui era stata mandata via tutto d’un tratto. Qualcuno deve aver creduto che sapesse qualcosa... E FORSE, ERA PROPRIO COSI’. E la ragazza non ha perso l’occasione di farlo capire con qualche insinuazione abbastanza rivelatrice.
Beatrice King era una ragazza piuttosto piccola di statura, l’aspetto furbetto e le adenoidi. All’apparenza si sarebbe detta poco vivace e piuttosto lenta di comprendonio ma aveva gli occhi più intelligenti di quel che il suo comportamento lasciava supporre.
Tuttavia, a quanto sembrava, c’era da cavare ben poco da Beatrice King. La ragazza ripeté: – Non so niente di niente... Non tocca a me dire cosa succedeva lassù... Non capisco cosa volete dire quando parlate di una conversazione fra il dottore e la signorina Moncrieffe, una conversazione che io avrei dovuto ascoltare senza essere vista. Non sono il tipo che va a origliare alle porte, io, e non avete nessun diritto di dire che l’ho fatto. Io non so niente.
Poirot disse: – Avete mai sentito parlare di avvelenamento da arsenico?
Un barlume di furtivo interesse apparve improvviso sulla faccia imbronciata della ragazza, che disse: – Dunque c’era QUELLO nella bottiglia della medicina?
– Quale bottiglia della medicina?
Beatrice disse: – Una delle bottigliette di medicina che la signorina Moncrieffe preparava per la signora. L’infermiera era tutta sconvolta... me ne sono accorta benissimo. L’aveva assaggiata, proprio così, e anche annusata, e poi l’ha rovesciata tutta nel lavandino e a riempito la bottiglia con acqua pulita, quella che veniva giù dal rubinetto. Ad ogni modo era una medicina bianca come l’acqua. E una volta che la signorina Moncrieffe ha portato su, dalla signora, un bricco di tè, l’infermiera lo ha riportato subito giù e lo ha rifatto... ha detto che non era stato preparato con acqua bollente... ma chi credeva di imbrogliare, dico io! Allora ho pensato che fosse una delle solite fissazioni delle infermiere... ma non saprei... forse c’era qualcosa d’altro, anche.
Poirot fece segno di sì. E insistette: – Vi era simpatica la signorina Moncrieffe, Beatrice?
– Non mi spiaceva... Stava un po’ troppo sulle sue. E poi, naturalmente, ho sempre saputo che aveva un debole per il dottore. Bastava vedere come lo guardava.
Di nuovo Poirot fece segno di sì con la testa. Poi rientrò nel suo alberghetto e qui diede determinate istruzioni a Georges.
VI
Il dottor Alan Garcia, analista del ministero degli Interni, si fregò le mani e strizzò l’occhio a Hercule Poirot, dicendo: – E allora, signor Poirot, suppongo che siate soddisfatto, vero? L’uomo che ha sempre ragione.
Poirot disse: – Siete troppo gentile.
– Che cosa vi ha messo su questa pista? Pettegolezzi?
– Precisamente... Entra il Pettegolezzo, raffigurato pieno di lingue.
Il giorno successivo Poirot prese un’altra volta il treno per Market Loughborough. Market Loughborough ronzava come un alveare. Del resto, era quello che aveva continuato a fare sotto sotto da quando si era proceduto all’esumazione.
Adesso che qualcosa dei risultati dell’autopsia era trapelato, l’eccitazione era diventata addirittura febbrile.
Poirot si trovava nell’alberghetto forse da un’ora e aveva appena finito un sostanzioso pranzo composto di bistecca e pasticcio di rognone, innaffiato di birra, quando gli venne annunciata la visita di una signora.
Si trattava dell’infermiera Harrison, pallidissima e con l’aria sconvolta.
Questa si diresse subito verso Poirot: – È vero? È proprio vero, signor Poirot?
Lui la fece premurosamente sedere.
– Sì. È stato rinvenuto dell’arsenico in quantità più che sufficiente a provocare la morte.
L’infermiera Harrison gridò: – Non avevo mai pensato... neppure per un attimo avevo pensato... – e scoppiò in lacrime
Poirot disse con dolcezza: – La verità è venuta a galla, sapete.
Lei singhiozzò.
– Lo impiccheranno?
Poirot disse: – Ci sono ancora molte cose da dimostrare. L’opportunità... l’accesso al veleno... il mezzo in cui è stato somministrato.
– Ma supponendo che lui non abbia niente a che farci, signor Poirot... che non abbia niente a che fare con quanto è successo...
– In tal caso, – Poirot si strinse nelle spalle, – sarà assolto.
L’infermiera Harrison disse lentamente: – C’è qualcosa... qualcosa che, forse, avrei dovuto dirvi prima... ma non credevo che avesse realmente importanza. Era solo una... stranezza.
– Lo immaginavo, che doveva esserci qualcosa – disse Poirot. – Fareste meglio a parlarmene, adesso.
– Non è granché. Solo che un giorno quando sono andata al dispensario, non ricordo più per quale ragione, Jean Moncrieffe stava facendo qualcosa di piuttosto... strano.
– Sì?
– Sembra una tal sciocchezza. Stava riempiendo il portacipria... un portacipria rosa, di smalto...
– Si?
– Ma non lo stava riempiendo di cipria, voglio dire. Ci stava rovesciando dentro un po’ del contenuto di una boccetta di quelle che tengono nell’armadietto dei veleni. Quando mi ha visto, ha sussultato e ha chiuso subito il portacipria facendolo scomparire nella borsetta... ha messo di nuovo a posto la boccetta, così in fretta nell’armadietto che non ho potuto vedere cos’era. Forse non voleva dir niente... ma adesso che ho saputo che la signora Oldfield è stata proprio avvelenata... – si interruppe.
Poirot disse: – Volete scusarmi?
Uscì e telefonò al sergente Grey della polizia del Berkshire.
Hercule Poirot rientrò nella stanza e rimase seduto al suo posto, in silenzio, con l’infermiera Harrison.
Nella sua mente, Poirot aveva l’immagine di una ragazza con i capelli ramati e udiva una voce squillante che diceva: – Non sono d’accordo.
JEAN MONCRIEFFE NON AVEVA VOLUTO UN’AUTOPSIA.
Gli aveva fornito una spiegazione abbastanza plausibile, però il fatto sussisteva. Una ragazza competente... efficiente... risoluta. Innamorata di un uomo legato a una moglie inferma e lamentosa, che avrebbe potuto continuare a vivere ancora per anni e anni, secondo la Harrison, dato che i suoi malanni erano di entità piuttosto modesta. Hercule Poirot sospirò.
L’infermiera Harrison disse: – A cosa state pensando?
Poirot rispose: – Peccato che certe cose...
L’infermiera Harrison disse: – Non credo assolutamente che lui ne sapesse qualcosa.
Poirot disse: – No. Sono sicuro che non ne sapeva niente.
La porta si aprì ed entrò il sergente detective Grey. Portava in mano qualcosa, avvolto in un fazzoletto di seta. Lo tirò fuori e lo depose sul tavolo con ogni cautela. Era un portacipria di smalto, color rosa vivo.
L’infermiera Harrison disse: – Eccolo! È quello che ho visto.
Grey disse: – È stato trovato in fondo al cassetto del comò della signorina Moncrieffe. Dentro un portafazzoletti. Per quel che ho potuto vedere, non ci sono impronte digitali sopra, ma dovrò stare attento.
Coprendosi la mano con il fazzoletto, premette la molla e lo scatolino si spalancò.
Grey disse: – Questa roba non è cipria. – Ci cacciò dentro un dito e la assaggiò cautamente con la punta della lingua. – Non ha nessun sapore particolare.
Poirot disse: – L’arsenico bianco non ha sapore.
Grey disse: – Verrà analizzato immediatamente. – Poi guardò l’infermiera Harrison. – Siete disposta a giurare che si tratta dello stesso portacipria che avete visto?
– Sì, ne sono sicura. È lo scatolino che ho visto in mano alla signorina Moncrieffe nel dispensario press’a poco una settimana prima della morte della signora Oldfield
Il sergente Grey sospirò. Guardò Poirot e fece segno di sì con la testa. Quest’ultimo suonò il campanello.
– Fate venir qui il mio domestico, per favore.
Georges, servitore perfetto, pieno di discrezione e di riserbo, entrò e guardò con aria interrogativa il padrone.
Hercule Poirot disse: – Signorina Harrison, avete identificato questo portacipria come quello che avete visto in possesso della signorina Moncrieffe più di un anno fa. Non vi sorprenderebbe sapere che questo particolare tipo di portacipria è stato messo in vendita dai signori Woolworth soltanto poche settimane fa e che, inoltre, sia per la forma sia per il colore corrisponde esattamente a un tipo che è stato prodotto soltanto negli ultimi tre mesi?
L’infermiera Harrison sussultò. Poi rivolse gli occhi scuri, sbarrati per lo stupore, verso Poirot il quale disse: – Hai già visto un portacipria come questo, Georges?
Georges fece un passo avanti: – Sissignore. Ho osservato questa persona, l’infermiera Harrison, mentre lo acquistava da Woolworth venerdì diciotto corrente. Seguendo le vostre istruzioni, pedinavo la signora ogni volta che usciva. Il giorno che ho menzionato ha preso un autobus per Darnington e ha comprato questo portacipria. L’ha portato a casa con sé. Successivamente, quello stesso giorno, si è recata nella casa in cui alloggia la signorina Moncrieffe. Sempre per ubbidire alle vostre istruzioni, io mi ci trovavo già a sorvegliarla. L’ho osservata salire nella camera da letto della signorina Moncrieffe e nasconderlo in fondo al cassetto del comò. Ho potuto vedere tutto benissimo da una fessura della porta. Poi lei ha lasciato quella casa, convinta di non essere stata notata da nessuno. Posso aggiungere che, quaggiù, nessuno chiude a chiave le porte e che stava scendendo la sera.
Poirot disse all’infermiera Harrison e la sua voce era dura e velenosa: – Potete spiegare questi fatti, infermiera Harrison? PENSO DI NO. Non c’era arsenico in quello scatolino quando è uscito dal negozio dei signori Woolworth, però ne era pieno quando ha lasciato la casa della signorina Bristow.
E aggiunse sommessamente: – È stato imprudente da parte vostra conservare una provvista di arsenico in vostro possesso.
L’infermiera Harrison si nascose la faccia fra le mani. E disse con voce bassa e spenta: – È vero... è tutto vero... sono stata io a ucciderla. E tutto per niente... niente... Ero pazza.
VII
Jean Moncrieffe disse: – Devo chiedervi di perdonarmi, signor Poirot. Ero così arrabbiata con voi... terribilmente arrabbiata. Mi sembrava che la vostra indagine stesse peggiorando la situazione.
Poirot rispose con un sorriso: – Ero furioso anch’io tanto per cominciare. È come l’antica leggenda dell’idra di Lerna. Ogni volta che le veniva tagliata una testa, ne crescevano due. Così, tanto per cominciare, le voci sono cresciute, si sono moltiplicate. Ma vedete, il mio compito, come quello del mio omonimo Ercole, era quello di raggiungere la prima... la testa originaria. Chi aveva fatto nascere il pettegolezzo? Non mi ci volle molto per scoprire che all’origine della storia c’era l’infermiera Harrison. Sono andato da lei. Mi è sembrata una donna molto simpatica, intelligente e piena di comprensione. Ma quasi subito ha commesso un errore madornale... mi ha ripetuto un dialogo che aveva udito senza essere vista, fra voi e il dottore, e quel dialogo era TUTTO SBAGLIATO, capite. Estremamente improbabile dal punto di vista psicologico. SE voi e il dottore avevate realmente studiato insieme il piano di uccidere la signora Oldfield, dovevate essere troppo intelligenti e freddi per poter conversare a quel modo in una stanza con la porta spalancata, dove potevate essere uditi con facilità da chi si trovava sulle scale oppure in cucina. Per di più, le parole a voi attribuite non corrispondevano affatto alla vostra struttura mentale. Erano le parole di una donna molto PIU’ VECCHIA e di un tipo completamente differente. Erano le parole che avrebbe potuto immaginare di usare l’infermiera Harrison "se si fosse trovata personalmente in circostanze analoghe".
– Fino a quel momento avevo considerato piuttosto semplice l’intera faccenda. Mi ero accorto che l’infermiera Harrison era una donna ancora discretamente giovane e bella. Aveva vissuto a stretto contatto del dottor Oldfield, per necessità di lavoro, per quasi tre anni e il dottore le era stato molto affezionato e grato per il suo tatto e la sua comprensione. Si era creata l’impressione che "se la signora Oldfield fosse morta", probabilmente il dottore le avrebbe chiesto di sposarlo. E invece, dopo la morte della signora Oldfield, scopre che "il dottor Oldfield è innamorato di voi". Subito, travolta dalla rabbia e dalla gelosia, si mette a spargere la voce che il dottor Oldfield ha avvelenato la moglie.
– Ecco, come dicevo, in che modo avevo visualizzato la situazione inizialmente. Si trattava del caso di una donna gelosa e di una chiacchiera senza reale fondamento. Ma il vecchio adagio: non c’è fumo senza arrosto continuava a tornarmi in mente con insistenza. E così cominciai a chiedermi se, per caso, l’infermiera Harrison non avesse fatto qualcosa DI PIU’, oltre a diffondere una voce falsa. Certe frasi che mi aveva detto mi suonavano strane. Mi aveva raccontato che la malattia della signora Oldfield era in gran parte frutto della sua immaginazione e che, in realtà, non soffriva molto. Eppure IL DOTTORE IN PERSONA non aveva avuto dubbi sulle reali sofferenze della moglie. Lui non era rimasto stupito dalla sua morte.
– Aveva chiamato un altro medico poco prima del decesso e costui si era reso conto della gravità delle condizioni della malata. A titolo sperimentale, tirai fuori il suggerimento della esumazione... In principio l’infermiera Harrison parve terrorizzata all’idea. Poi, quasi subito, la gelosia e l’odio ebbero il sopravvento. Che trovassero pure l’arsenico... nessun sospetto avrebbe sfiorato LEI. Sarebbero stati il dottore e Jean Moncrieffe a soffrirne.
– C’era un sola speranza. "Che l’infermiera Harrison si desse la zappa sui piedi". Se esisteva per Jean Moncrieffe anche una sola possibilità di sfuggire all’accusa, mi convinsi che l’infermiera Harrison avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per coinvolgerla nel delitto. Diedi istruzioni al mio fedele Georges... il più discreto degli uomini, che la Harrison non conosceva neppure di vista. Doveva seguirla continuamente. E così... tutto è andato a finir bene.
Jean Moncrieffe sospirò: – Siete stato MERAVIGLIOSO.
Il dottor Oldfield le fece eco, dicendo: – Sì, davvero. Non vi ringrazierò mai abbastanza. Che stupido, che cieco sono stato!
Poirot domandò incuriosito: – Siete stata cieca anche voi, mademoiselle?
Jean Moncrieffe rispose, soppesando ogni parola: – Io sono stata terribilmente in angoscia. Vedete, la quantità dell’arsenico nell’armadietto dei veleni non concordava...
Oldfield esclamò: – Jean... non avrai creduto...?
– No, no... non tu. Ho pensato invece che la signora Oldfield, chissà come, fosse riuscita a impadronirsene... e che lo prendesse per star male e farsi compiangere... e che, inavvertitamente, ne avesse consumata una dose eccessiva. Però avevo paura che "se ci fosse stata" un’autopsia e avessero trovato l’arsenico, non avrebbero mai preso in considerazione questa teoria e sarebbero saltati alla conclusione che eri stato TU. Ecco perché non ho mai detto niente dell’arsenico scomparso. Ho perfino falsificato il registro dei veleni! Ma l’infermiera Harrison era l’ultima persona al mondo che avrei sospettato.
Oldfield disse: – Anch’io. Era una creatura così dolce, così femminile. Sembrava una madonna.
Poirot disse in tono triste: – Sì, con ogni probabilità sarebbe stata una buona moglie e una buona madre... I suoi sentimenti sono stati un po’ troppo forti per lei.
Sospirò e mormorò sottovoce: "Che peccato!"
Poi rivolse un sorriso all’uomo di mezza età dall’aria felice e distesa, e alla ragazza dall’espressione vivace e appassionata che gli sedevano di fronte. Tra sé, invece, disse: "Questi due sono usciti dall’ombra nel sole e io... io ho compiuto la seconda fatica di Ercole."