le cavalle di diomede
italian
I
Suonò il telefono.
– Pronto, Poirot, siete voi?
Hercule Poirot riconobbe la voce: era quella del giovane dottor Stoddart. Gli era simpatico Michael Stoddart; gli piaceva la cordialità un po’ timida del suo sorriso, era divertito dal suo ingenuo interesse per il delitto e lo rispettava perché si dedicava alla professione, scelta con passione, con alacrità e sagacia.
– Mi spiace disturbarvi... – la voce continuò, e poi ebbe una piccola esitazione.
– Ma c’è qualcosa, invece, che DISTURBA voi? – suggerì Hercule Poirot con il solito acume.
– Proprio così – la voce di Michael Stoddart prese un tono pieno di sollievo. – Avete colpito nel segno!
– "Eh bien", cosa posso fare per voi, amico mio?
Stoddart parve diffidente. E, rispondendo, cominciò a balbettare.
– Suppongo c-c-che sarebbe terribilmente sf-f-facciato se vi c-c- chiedessi di venir qui a quest’ora di notte... M-m-ma mi trovo in un bel p-p-pasticcio.
– Certo che vengo. A casa vostra?
– No... non precisamente, mi trovo nei Mews che passano proprio dietro. Conningby Mews. Il numero diciassette. Potreste venire davvero? Vi sarei enormemente grato.
Arrivo al volo – rispose Hercule Poirot.
II
Hercule Poirot imboccò i Mews avvolti nell’oscurità con gli occhi alzati a guardare i numeri. Era ormai l’una passata e si aveva l’impressione che buona parte degli abitanti dei Mews fossero andati a letto anche se c’era ancora luce a una o due finestre.
Mentre raggiungeva il 17, la porta si aprì e il dottor Stoddart mise fuori la testa a guardare.
– Bravo! – disse. – Volete salire?
Una scala ripida e stretta conduceva al piano superiore. Qui, sulla destra, c’era un locale piuttosto ampio arredato con divani, tappeti, cuscini triangolari d’argento e un buon numero di bottiglie e bicchieri.
C’era anche parecchia confusione, mozziconi di sigarette dappertutto e molti bicchieri rotti.
– Ah! – disse Hercule Poirot. – "Mon cher Watson", ne deduco che qui c’è stata una festa!
– Certo che c’è stata una festa, – disse Stoddart con aria truce. – E che festa, direi!
– Allora voi non c’eravate?
– No, sono qui per dovere strettamente professionale
– Cosa è successo?
Stoddart disse: – La padrona di casa è una donna. Si chiama Patience Grace... la signora Patience Grace.
– Che suono gradevole! – disse Poirot, – è uno di quegli incantevoli nomi di una volta!
– Non c’è niente di incantevole, niente che ricordi i tempi passati nella signora Grace. È una bella donna, per quanto un po’ vistosa, dura. Si è lasciata alle spalle un paio di mariti, e adesso ha un amico, ma ha anche fondati sospetti che lui voglia piantarla. Hanno cominciato la festa bevendo e l’hanno finita con la droga – cocaina, per la precisione. La cocaina è roba che comincia con il farti sentire magnificamente: si vede tutto colorato di rosa. Ti eccita e ti dà l’impressione che puoi fare il doppio di quello che fai di solito. Ma basta esagerare un po’ a prenderla e procura una grande eccitazione mentale, allucinazioni, e delirio. La signora Grace ha avuto un violento litigio con il suo amico, un tipo sgradevole che si chiama Hawker. Risultato, lui l’ha piantata in asso ed è uscito; lei si è affacciata alla finestra e ha cercato di fare il tiro al bersaglio con lui prendendolo di mira con una pistola nuova di zecca che qualcuno era stato tanto idiota da metterle in mano.
Le sopracciglia di Hercule Poirot si alzarono.
– L’ha colpito?
– Figuriamoci! I proiettili l’hanno mancato e di parecchio, anche. QUELLO CHE ha colpito, invece, è stato un poveraccio, uno straccione che veniva avanti per i Mews frugando nei bidoni della spazzatura. L’ha preso nella parte carnosa del braccio. Lui, naturalmente, ha tirato giù i santi con le sue bestemmie, ha fatto un baccano del diavolo, e questa gente l’ha fatto salire in gran fretta. Poi si sono spaventati per tutto il sangue che perdeva e sono venuti a chiamarmi.
– Sì?
– Io l’ho medicato a dovere. Niente di serio. Poi un paio degli uomini lo hanno preso da parte, hanno insistito, insomma lo hanno lavorato per benino e, alla fine, lui ha detto di essere disposto ad accettare due biglietti da cinque sterline e a non parlarne più. Gli andava a meraviglia, povero diavolo. Un colpo di fortuna mai visto.
– E voi?
– Io ho avuto altro da fare. Intanto, a quel punto, la signora Grace si era fatta prendere da un attacco isterico e smaniava a più non posso. Le ho fatto un’iniezione per calmarla e l’ho mandata a letto. C’era un’altra ragazza che sembrava svenuta o qualcosa di simile, giovanissima, mi sono occupato anche di lei. Allora, però, tutti avevano già cominciato a squagliarsela il più in fretta possibile.
Fece una pausa.
– E così – disse Poirot, – vi è rimasto tutto il tempo di meditare sulla situazione.
– Precisamente – disse Stoddart. – Se si fosse trattato di una di quelle baldorie di ubriachi, tutto finiva lì. Ma con la droga è diverso.
– Siete assolutamente certo del fatto vostro?
– Oh, sì, assolutamente. Impossibile sbagliare. È cocaina, non ci sono dubbi. Ne ho trovata un po’ in una scatola laccata: la annusano, sapete. Adesso la domanda è questa: da dove arriva? Mi è venuto in mente che qualche giorno fa stavate parlando dell’abitudine di prendere la droga che sta dilagando e di un aumento nel numero dei drogati.
Hercule Poirot annuì. E disse: – Alla polizia interesserà la festicciola di stasera!
Michael Stoddart disse, con aria malcontenta: – Ecco, è proprio questo il punto...
Poirot lo guardò con un interesse che si era improvvisamente acuito. Disse: – Ma voi... voi non siete molto ansioso che la polizia se ne interessi, vero?
Michael Stoddart borbottò: – Ci sono persone innocenti che si trovano immischiate in queste cose... e sarebbe duro per loro.
– È per la signora Patience Grace che mostrate tutta questa sollecitudine?
– Signore Iddio, ma neanche per sogno! Se esiste una donna navigata, è proprio lei!
Hercule Poirot disse con delicatezza: E allora sarebbe... l’altra ragazza?
Il dottor Stoddart disse: – Naturalmente è un tipo navigato anche lei, sotto un certo aspetto. Voglio dire, che lei SI DESCRIVEREBBE come un tipo navigato. Ma, in realtà, è semplicemente molto giovane, un po’ scapestrata, ma è soltanto idiozia giovanile, la sua! Si è lasciata coinvolgere in un giro di gente corrotta perché è convinta che faccia moderno, che sia "chic" o qualcosa del genere.
Sulle labbra di Poirot si delineò un lieve sorriso. Disse con voce bonaria: – Questa ragazza, la conoscevate già prima di stasera?
Michael Stoddart annuì. Improvvisamente sembrava molto giovane, e imbarazzato.
– L’ho conosciuta per caso nel Mertonshire. A un gran Ballo dei Cacciatori. Suo padre è un generale a riposo – tuoni e fulmini, sparategli addosso – pukka Sahib e roba del genere. Sono quattro, le sue figlie, e tutte scatenate: per forza, con un padre simile, non potrebbero essere diverse. Non solo, ma la zona della contea in cui vivono è orrenda: nelle vicinanze ci sono fabbriche di armi e ci corre molto denaro, manca completamente quell’atmosfera di campagna un po’ all’antica... è tutta gente ricca e, in gran parte, piena di vizi. Le ragazze si sono infilate proprio nel giro peggiore.
Hercule Poirot lo guardò pensieroso per qualche minuto e poi disse: – Adesso intuisco perché desideravate la mia presenza. Vorreste che prendessi in mano la faccenda?
– Sareste disposto a farlo? Sento di dover fare qualcosa... però confesso che preferirei che il nome di Sheila Grant non apparisse in primo piano, se fosse possibile.
– Suppongo che ci si possa riuscire. Vorrei vedere la ragazza.
– Venite con me.
E lo precedette fuori dalla stanza. Una voce si alzò a chiamare, agitata e inquieta, dalla porta opposta.
– Dottore... per amor di Dio, dottore, io divento pazza.
Stoddart entrò nella stanza e Poirot lo seguì.
Era una camera da letto che si trovava in un disordine spaventoso – cipria sparsa sul pavimento – barattoli e bottigliette ovunque, abiti gettati qua e là.
Sul letto, una donna con i capelli di un biondo che non aveva niente di naturale, e una faccia vacua, viziosa.
Costei gridò: – Sono tutta coperta di insetti... mi strisciano addosso... Eccoli... Eccoli... Giuro che ci sono. Li vedo! Divento pazza... per amor di Dio, fatemi un’iniezione di qualche cosa.
Il dottor Stoddart si fermò vicino al letto: il suo tono era suadente... professionale.
Hercule Poirot uscì senza rumore dalla camera.
C’era un’altra porta di fronte a lui. La aprì.
Si trattava di un locale minuscolo, una stanzetta piccolissima, arredata semplicemente. Sul letto, era distesa immobile la figura snella di una ragazza appena adolescente.
In punta di piedi, Hercule Poirot si avvicinò al letto e la osservò. Capelli neri, un volto lungo, pallido... e... sì... giovane... molto giovane...
Qualcosa di bianco baluginò fra le palpebre della ragazza. Gli occhi si aprirono, stupiti, spaventati. Lo guardò fisso, a lungo, sedette, buttando indietro la testa nel tentativo di ricacciare sulle spalle la folta massa di capelli corvini dai riflessi azzurrognoli. Aveva l’aspetto di una puledrina terrorizzata, trasalì, tirandosi leggermente indietro... come un animale selvatico che si insospettisce quando uno sconosciuto si fa avanti a offrire un po’ di cibo.
Disse, la voce era sottile, giovane e brusca: – Chi accidenti siete?
– Non abbiate paura, mademoiselle.
– Dov’è il dottor Stoddart? – Il giovanotto entrò nella stanzetta in quell’istante. La ragazza disse, con una nota di sollievo nella voce: – Oh, siete qui! Chi è quest’uomo?
– Un mio amico, Sheila. Come vi sentite adesso?
La ragazza disse: – Malissimo. Orribilmente... Perché ho preso quella roba schifosa?
Stoddart disse asciutto: – Non la prenderei una seconda volta, se fossi in voi.
– Io... io... non la prenderò.
Hercule Poirot chiese: – Chi ve l’ha data?
La ragazza sbarrò gli occhi, e le tremò lievemente il labbro superiore. Disse: – È stato qui... alla festa. L’abbiamo provata tutti. È stato... è stato magnifico in principio.
Hercule Poirot disse gentilmente: – Chi vi ha portato qui?
Lei scosse la testa. – Non lo so... Potrebbe esser stato Tony... Tony Hawker. Ma non lo so con sicurezza.
Poirot disse gentilmente: – È la prima volta che prendete la cocaina, mademoiselle?
Lei annuì.
– Sarà meglio che sia anche l’ultima – disse Stoddart, brusco.
– Sì... immagino di sì... però È STATO abbastanza meraviglioso.
– Adesso ascoltatemi bene, Sheila Grant – disse Stoddart. – Sono un medico e so di che cosa parlo. Una volta che si comincia con questa pazzia della droga si va a finire in una serie di guai che non si immaginano neanche! Mi è capitato di vederlo succedere e lo so. La droga rovina le persone, nel corpo e nell’anima. L’alcol è una bazzecola a confronto della droga. Smettetela subito, all’istante. Credetemi, non è divertente! Cosa pensate che direbbe vostro padre di quello che è successo stasera?
– Mio padre? – la voce di Sheila Grant si levò acuta. – Mio padre? – cominciò a ridere. – Mi sembra già di vedere la sua faccia! Non deve assolutamente saperlo. Gli verrebbe un colpo!
– E avrebbe perfettamente ragione – disse Stoddart.
– Dottore... dottore... – il lungo lamento della signora Grace li raggiunse dall’altra stanza.
Stoddart mormorò qualcosa di poco complimentoso sottovoce e uscì.
Sheila Grant riportò gli occhi su Poirot. Era perplessa. Disse: – Chi siete realmente? Non vi ho visto alla festa.
– No, non c’ero, infatti. Sono un amico del dottor Stoddart.
– Siete medico anche voi? Non ne avete l’aria.
– Il mio nome – disse Poirot, riuscendo come al solito a trasformare quella semplice dichiarazione in qualcosa di simile alla battuta finale del primo atto di una commedia, quando cala il sipario, – il mio nome è Hercule Poirot...
L’affermazione non mancò di fare il suo effetto. Di quando in quando Poirot restava sconvolto nello scoprire che c’era una generazione, più giovane e incallita, la quale non aveva mai sentito parlare di lui. Invece fu subito evidente che Sheila Grant ne aveva sentito parlare. Era rimasta di stucco... ammutolita. E lo fissava... lo fissava...
III
È stato detto, giusto o non giusto che sia dirlo, che tutti hanno una zia a Torquay.
È stato anche detto che tutti hanno perlomeno un secondo cugino nel Mertonshire. Il Mertonshire si trova a una distanza ragionevole da Londra, lì non mancano le possibilità di cacciare, sparare, andare a pesca. Ci sono parecchi villaggi molto pittoreschi, ma un pochino presuntuosi perché sanno di esserlo, una buona rete ferroviaria e una nuova grande strada che facilita i viaggi in automobile da e per la metropoli. I domestici sollevano meno obiezioni ad andarci di quanto non ne abbiano per altre zone, più rurali, delle isole britanniche. Come risultato, è praticamente impossibile vivere nel Mertonshire a meno che non si abbia un reddito che si aggiri sulle quattro cifre, e con la tassa sul reddito, una cosa e l’altra, se le cifre sono cinque, è ancora meglio.
Hercule Poirot, essendo uno straniero, non aveva secondi cugini che vivessero in quella contea, però ormai si era fatto una vasta cerchia di amicizie e non gli fu difficile trovare il modo di farsi invitare in quella parte del mondo. Non solo, ma si era scelto, come padrona di casa, una simpatica signora il cui principale diletto era quello di spettegolare sui vicini di casa, e, quindi, l’unico punto negativo in tutta la faccenda era che Poirot doveva sopportare di sentire una gran quantità di chiacchiere su persone che non lo interessavano minimamente, prima di arrivare a parlare di quelle che lo interessavano veramente.
– Le Grant? Oh, sì, sono quattro. Tutte femmine. Non mi meraviglio che il povero generale non riesca a tenerle sotto controllo. Cosa può fare un uomo con quattro ragazze? – e le mani di lady Carmichael si alzarono al cielo eloquenti.
Poirot disse: – Già, cosa può fare?
E la signora continuò: – Aveva l’abitudine di imporre una disciplina ferrea nel suo reggimento, così mi dicono. Ma quelle ragazze fanno quello che vogliono. Non come quando ero giovane io! Il vecchio colonnello Sandys era talmente rigido, ricordo, che le sue povere figlie...
(Lunga disgressione per esaminare le prove a cui erano state sottoposte le ragazze Sandys e altre amiche di gioventù di lady Carmichael.)
– Badate bene – disse lady Carmichael tornando al tema primitivo. – Non che io voglia dire che c’è qualcosa di cattivo in quelle ragazze. È solo una gran vivacità... e il caso che le ha fatte incontrare tutto un giro di persone poco raccomandabili. Anche qui da noi, non è più come una volta. Ci viene la gente più strana. Non c’è quasi più quella che una volta si poteva chiamare la nobiltà di provincia. Soltanto soldi, soldi, soldi, oggigiorno. E poi, si sentono certe storie così incredibili! Chi avete detto? Anthony Hawker? Oh sì, lo conosco. È quello che chiamo un giovanotto estremamente antipatico. Ma, a quanto sembra, nuota nell’oro. Viene qui per la caccia, dà molte feste, feste lussuosissime, e anche un po’ particolari, se c’è da credere a quello che raccontano... e non che io ci creda, perché trovo che la gente è così maligna. Pensa sempre al peggio. Sapete che è diventata addirittura una moda dire che una persona beve o si droga? Qualcuno mi diceva, l’altro giorno, che le ragazze più giovani sono delle alcolizzate croniche e non trovo che sia una cosa molto gentile da dire. Se poi uno è un po’ strano o svagato, allora tutti parlano subito di droga e anche questo non è giusto. Lo dicono della signora Larkin e, per quanto non sia una persona che ho molto in simpatia, sono sinceramente convinta che la sua non è altro che distrazione. È amicissima del vostro Anthony Hawker, ed ecco il motivo per il quale, se volete saperlo, non può vedere le ragazze Grant, dice che sono mangiatrici di uomini! Sì, non posso negare che corrano un po’ dietro agli uomini, perché no? È naturale, in fondo. E sono molto carine, dalla prima all’ultima.
Poirot interloquì con una domanda: – La signora Larkin?
– Caro amico, non serve chiedermi CHI È? Chi sono le persone, oggigiorno? Dicono che spende e spande, ed evidentemente è ben fornita di quattrini. Il marito era un pezzo grosso nella City. È morto, non divorziato. Non è molto tempo che sta qui, ci è venuta subito dopo i Grant. Ho sempre pensato che...
La vecchia lady Carmichael si interruppe bruscamente. Restò a bocca aperta, con gli occhi che le uscivano dalle orbite. Sporgendosi verso Poirot, gli allungò un colpetto secco sulle nocche delle dita con il tagliacarte che stringeva in mano.
Senza badare al suo sussulto di dolore, esclamò concitata: – Ma certo, naturalmente! Ah, è questo il motivo per cui siete venuto giù! Oh, brutto imbroglione, dovete raccontarmi tutto, dalla prima parola all’ultima!
– Ma cos’è che dovrei raccontarvi?
Lady Carmichael tentò un altro colpetto scherzoso col tagliacarte che Poirot evitò abilmente. – Non fate l’ostrica, Hercule Poirot! Vedo benissimo che vi tremano i baffi. Naturalmente è il CRIMINE che vi conduce qui... e finora non avete fatto che pomparmi vergognosamente! Adesso vediamo un po’, si potrebbe trattare di un delitto. Chi è morto ultimamente? Soltanto la vecchia Louisa Gilmore ma aveva ottantacinque anni, e l’idropisia per di più. Non può essere lei. Il povero Leo Staverton si è rotto il collo andando a caccia ed è tutto ingessato... non può essere lui. Forse non si tratta di un omicidio. Che peccato! Non riesco a ricordare nessun furto di gioielli che abbia fatto scalpore di recente... Forse siete qui a cercare un criminale... Potrebbe trattarsi di Beryl Larkin? HA AVVELENATO IL MARITO? Magari è il rimorso che la rende così svagata.
– Madame, madame – esclamò Hercule Poirot. – Andate troppo in fretta.
– Sciocchezze. Avete qualche cosa in mente, Hercule Poirot.
– Conoscete i classici, madame?
– Cosa c’entrano i classici, adesso?
– C’entrano, invece. Emulo il mio grande predecessore Ercole. Una delle fatiche di Ercole è stata quella di domare le cavalle selvagge di Diomede.
– Non vorrete farmi credere che siete venuto giù a domare i cavalli, alla vostra età, voi, che portate sempre quelle scarpe di vernice! A ben guardarvi poi, mi date l’impressione di non esser mai stato in sella a un cavallo!
– Le cavalle, madame, sono simboliche. Erano cavalle selvagge che si nutrivano di carne umana.
– Molto sgradevole da parte loro. Ho sempre pensato che questi antichi greci e romani fossero estremamente antipatici. Non vedo perché i sacerdoti ci tengano sempre tanto a citare i classici, tanto per cominciare non si capisce mai cosa vogliono dire e a me sembra che i classici – in genere, siano una materia assolutamente inadatta ai sacerdoti. Tutti quegli incesti, e tutte quelle statue che non hanno niente addosso... non che me ne importi, ma lo sapete anche voi come sono i sacerdoti, entrano in agitazione se una ragazza si presenta in chiesa senza le calze... vediamo un po’, dov’ero rimasta?
– Non lo so proprio.
– Suppongo, uomo sciagurato, che non vorrete dirmi se la signora Larkin ha assassinato il marito, vero? O se, per caso, Anthony Hawker è l’assassino del baule di Brighton?
Lo squadrò speranzosa ma la faccia di Hercule Poirot rimase impassibile.
– Potrebbe trattarsi di soldi falsi – fu la congettura successiva di lady Carmichael. – Ho visto la signora Larkin in banca, l’altro giorno, e aveva appena cambiato un assegno intestato a lei con cinquanta sterline in moneta sonante – mi è sembrato che fossero molti soldi da avere in contanti. Oh, no... è il contrario, se fosse una falsaria, li verserebbe, quei biglietti di banca, non li ritirerebbe, vero? Hercule Poirot, se continuate a star lì, seduto come un gufo senza dire una parola, vi tiro addosso qualcosa.
– Abbiate un po’ di pazienza – la esortò Hercule Poirot.
IV
Ashley Lodge, la residenza del generale Grant, non era una casa grande. Si trovava sul pendio di un colle, aveva buone scuderie e un giardino disordinato e, nel complesso, abbastanza negletto.
Nell’interno, era una di quelle abitazioni che un agente immobiliare avrebbe descritto come "completamente arredate". Alcuni Budda a gambe incrociate sogghignavano dall’alto di comode nicchie che parevano create apposta per loro, vassoi di ottone di Benares e tavolini ingombravano ogni spazio sui pavimenti. Elefanti, con i paramenti di gala per le processioni, guarnivano le mensole dei camini e altri ornamenti di ottone, dalla lavorazione ancor più intricata, abbellivano le pareti.
Nel bel mezzo di questa casa in stile anglo-indiano si trovava, comodamente sprofondato in una capace poltrona, piuttosto malandata all’aspetto, il generale Grant, con una gamba vistosamente bendata, che riposava sollevata e appoggiata a una seggiola.
– Gotta – disse. – Mai avuto la gotta, signor... ehm... Poirot? Vi fa diventare di cattivo umore! Tutta colpa di mio padre. Non ha fatto che bere Porto tutta la vita – e anche mio nonno. È stato la mia rovina. Volete bere qualcosa? Suonate quel campanello, per piacere, così chiameremo il mio domestico, eh?
Un servitore in turbante si presentò. Il generale Grant gli rivolse la parola chiamandolo Abdul e gli ordinò di portare whisky con seltz. Quando questo arrivò, ne versò una porzione talmente generosa che Poirot fu costretto a protestare.
– Purtroppo, non posso farvi compagnia, signor Poirot. – Il generale occhieggiò il mobiletto-bar con aria triste. – Il mio medico "wallah" dice che è veleno e non devo neanche toccarlo. Secondo me non capisce niente. Gente ignorante, i medici. Guastafeste. Se la godono un mondo a togliere a un pover’uomo quello che mangia e che beve per ridurlo a una dieta a base di pesce cotto a vapore. Pesce cotto a vapore... puah!
Nella sua indignazione il generale mosse incautamente il piede malato e si lasciò sfuggire un ululato di dolore per la fitta che provò a fare quel movimento.
Chiese scusa per il proprio linguaggio.
– Sono come un orso con il mal d’orecchio, ecco come son ridotto. Le mie ragazze mi girano alla larga quando ho un attacco di gotta. Non posso dar torto a quelle poverine. Ho saputo che ne avete conosciuta una.
– Sì, ho avuto questo piacere. Ma ne avete parecchie, di figlie, o sbaglio?
– Quattro – disse il generale con aria tetra. – E neanche un maschio. Quattro dannate ragazze. Danno un sacco di pensieri, di questi tempi.
– Son tutte e quattro incantevoli e molto belle, ho sentito dire, vero?
– Non troppo male... non troppo male. Badate bene, che non so mai cosa stanno combinando. Oggigiorno è impossibile tenere le ragazze sotto controllo. Tempi di lassismo... c’è troppo lassismo dappertutto. Cosa può fare un pover’uomo? Non posso tenerle sotto chiave, vi pare? Devo concludere che sono molto popolari nel circondario. C’è qualcuna di queste vecchie pettegole che le ha in antipatia – disse il generale Grant. – Molti lupi vestiti da agnelli circolano da queste parti. Bisogna stare in guardia. Una di queste vedove, con gli occhioni azzurri, c’è mancato poco che non mi accalappiasse, aveva preso l’abitudine di venir qui a fare le fusa come una gattina. "Povero generale Grant, dovete aver avuto una vita così interessante".
Il generale strizzò un occhio e si portò un dito contro il naso. – Un po’ troppo ovvio, signor Poirot. Tutto sommato, ci sono posti dove si sta peggio. Un po’ troppo mondano e rumoroso per i miei gusti. Mi piaceva la campagna quando era veramente campagna, non tutto questo andar su e giù in automobile e il jazz e quella maledetta, eterna radio. Io non ne voglio qui, e le ragazze lo sanno. Si avrà pur diritto a un po’ di pace in casa propria.
Garbatamente, Poirot spostò la conversazione su Anthony Hawker.
– Hawker? Hawker? Non lo conosco. Oh, sì, un momento. Sì. Un tipo dall’aria antipatica con gli occhi troppo vicini. Mai fidarsi di un uomo che non guarda dritto in faccia.
– È un amico di vostra figlia Sheila, mi pare?
– Sheila? Non lo sapevo. Le ragazze non mi raccontano mai niente.
Le folte sopracciglia spettinate calarono fin sul naso, e due occhietti azzurri e penetranti, dal fondo della faccia rubizza, guardarono dritto dritto in quelli di Hercule Poirot.
– Sentite un po’, signor Poirot, si può sapere cos’è tutta questa storia? Vi dispiacerebbe spiegarmi per quale motivo siete venuto a trovarmi?
Poirot disse lentamente: – Sarebbe un po’ difficile... forse, non lo so bene neanch’io. Posso dire soltanto questo: vostra figlia Sheila... forse tutte le vostre figlie... hanno fatto certe amicizie poco raccomandabili.
– Si sono cacciate in un brutto giro, è così? Era quello di cui avevo un po’ paura. Di tanto in tanto si sente una parola qui, una parola là – fissò Poirot con aria patetica. – Ma cosa devo fare, signor Poirot? Cosa devo fare?
Poirot scosse la testa, perplesso.
Il generale Grant continuò: – Cosa c’è che non va nel gruppo di persone che frequentano?
Poirot rispose con un’altra domanda. – Avete mai notato, generale Grant, che qualcuna delle vostre figlie sia stata di umore variabile, eccitata... e poi depressa... nervosa... incerta?
– Dannazione, signore, parlate come una di quelle specialità medicinali... No, non mi sono accorto di niente di simile.
– È una fortuna – disse Poirot con aria grave.
– Cosa accidenti volete dire con questo, signore?
– Droga!
– COSA!
La parola gli uscì dalla bocca come un ruggito.
Poirot disse: – Si è tentato di far diventare tossicomane vostra figlia Sheila. L’assuefazione alla cocaina si forma molto rapidamente. Bastano una o due settimane. E una volta presa l’abitudine, un tossicodipendente è pronto a pagare qualsiasi cosa, a fare qualsiasi cosa, pur di procurarsi un’ulteriore quantità di stupefacente. Può comprendere che ricco bottino possa mettere insieme uno spacciatore di droga!
Restò ad ascoltare in silenzio le bestemmie che uscirono a getto continuo, dalle labbra del vecchio pieno di collera. Poi, quando il bombardamento finalmente si placò con una descrizione finale di quello che il generale avrebbe fatto a quel... figlio di... non appena se lo trovava sotto le mani,
Hercule Poirot disse: – Ma, prima, occorre prendere la lepre, come dice la vostra ammirevole signora Beeton. Una volta colto con le mani nel sacco il nostro spacciatore di droga, ve lo consegnerò con il massimo piacere, generale.
Si alzò, inciampò in un tavolino di legno abbondantemente intagliato, riprese l’equilibrio aggrappandosi al generale, e mormorò – Mille scuse e posso pregarvi, generale... mi avete capito, PREGARVI... di non dire niente di tutto questo alle vostre figliole.
– Cosa? Dovranno dirmi tutta la verità, altro che storie!
– È proprio quello che non farete. Non avrete in risposta altro che bugie.
– Ma, dannazione, signore...
– Vi assicuro, generale, che DOVETE tacere. È vitale... mi capite? VITALE!
– E va bene, fate come volete – ringhiò il vecchio soldato.
Era domo, ma non convinto.
Hercule Poirot, facendosi strada con attenzione fra tutti gli ottoni di Benares, se ne andò.
V
Il salone della signora Larkin era pieno di gente. La signora Larkin in persona stava mescendo i cocktail a un tavolino.
Era una donna alta con i capelli di un color fulvo chiaro raccolti in una crocchia sulla nuca. Gli occhi erano color verde-grigio con grandi pupille nere. Si muoveva con gesti sciolti, e una specie di grazia sinistra. Dall’aspetto, si poteva giudicarla sulla trentina o poco più. Soltanto un esame più attento rivelava le rughe agli angoli degli occhi e suggeriva che avesse una decina di anni più di quelli che dimostrava.
Hercule Poirot era stato accompagnato da lei da una donna vivace e sbrigativa, di mezza età, amica di lady Carmichael. Si vide offrire un cocktail e proporre di portarne uno anche a una ragazza seduta nel vano della finestra. La ragazza era piccola e bionda, aveva un faccino bianco e rosa, tanto angelico da insospettire.
Gli occhi, Hercule Poirot se ne accorse subito, erano attenti e sospettosi. Disse: – Alla vostra salute, mademoiselle!
Lei rispose con un cenno della testa e bevve. Poi disse brusca: – Voi conoscete mia sorella.
– Vostra sorella? Ah, dunque sareste una delle signorine Grant?
– Sono Pam Grant.
– E dov’è vostra sorella, oggi?
– Fuori a caccia. Dovrebbe rientrare presto.
– Ho conosciuto vostra sorella a Londra.
– Lo so.
– Ve lo ha detto?
Pam Grant fece segno di sì. Poi disse bruscamente: – Si era cacciata in qualche pasticcio, Sheila?
– Dunque non vi ha raccontato tutto?
La ragazza fece segno di no con la testa e domandò: – C’era anche Tony Hawker?
Prima che Poirot potesse rispondere, la porta si spalancò ed entrarono Hawker con Sheila Grant. Erano in tenuta da caccia e Sheila aveva uno schizzo di fango su una guancia.
– Salve, gente, siamo venuti a bere qualcosa. La fiaschetta di Tony è a secco.
Poirot mormorò: – Quando si parla del lupo...
Intanto Beryl Larkin si era fatta avanti. Disse: – Ecco qui, per te, Tony. Raccontami come è andata? Avete battuto il bosco di cedri di Gelert?
Lo condusse con abilità verso un divano vicino al fuoco.
Poirot si accorse che il giovanotto aveva voltato la testa e dare un’occhiata a Sheila prima di seguire la padrona di casa.
Sheila aveva visto Poirot. Ebbe un attimo di esitazione, poi si avvicinò ai due che stavano seduti nel vano della finestra e disse senza preamboli: – Così, siete stato VOI a venire a casa nostra ieri?
– È stato vostro padre a dirvelo?
Lei fece segno di no con la testa. – Vi ha descritto Abdul. Io... ho intuito.
Pam esclamò: – Siete andato da papà?
Poirot disse: – Ah... sì. Abbiamo... qualche amico in comune.
Pam disse tagliente: – Non ci credo.
– Cos’è che non credete? Che vostro padre e io abbiamo degli amici in comune?
La ragazza arrossì. – Non fate lo stupido. Voglio dire... che la ragione della vostra visita non era proprio quella... – Si rivolse alla sorella. – Perché non dici qualche cosa, Sheila?
Sheila trasalì. E disse: – Non c’entrava... non c’entrava, per caso, Tony Hawker?
– Perché mai?
Sheila arrossì e si allontanò per andare a unirsi agli altri.
Pam, a bassa voce, esclamò con improvvisa veemenza: – Non mi piace Tony Hawker. C’è... c’è qualcosa di sinistro in lui... e anche in lei... nella signora Larkin, voglio dire. Ma guardateli un po’ adesso.
Poirot seguì il suo sguardo.
La testa di Hawker era vicina a quella della padrona di casa. Pareva che cercasse di calmarla. Per un attimo, la voce di lei si alzò:
– ...ma non posso aspettare. La voglio ADESSO!
Poirot disse con un sorrisetto: – "Les femmes"... di qualsiasi cosa si tratti... la vogliono sempre subito, all’istante, non è vero?
Ma Pam Grant non gli rispose. Aveva l’aria abbattuta. Si era messa ad arricciare e lisciare alternativamente la gonna di tweed.
Poirot mormorò nel tono di chi vuole sostenere la conversazione: – Siete un tipo completamente diverso da vostra sorella, mademoiselle.
Lei buttò indietro la testa di scatto; non sopportava quelle banalità. Disse: – Signor Poirot. Cos’è la roba che Tony si è messo a dare a Sheila? Cos’è che la rende... diversa?
Il detective la guardò fisso negli occhi e domandò: – Avete mai preso la cocaina, signorina Grant?
Lei scosse la testa. – Oh, no! Allora è di questo che si tratta! Cocaina? Ma non è molto pericolosa?
Intanto Sheila Grant si era avvicinata di nuovo con un bicchiere riempito di fresco in mano. Disse: – Cosa sarebbe pericoloso?
Poirot disse: – Stiamo parlando degli effetti dell’assuefazione agli stupefacenti. Della morte lenta del cervello e dello spirito... della distruzione di tutto ciò, di bello e di buono, che c’è in un essere umano.
Sheila Grant restò con il fiato sospeso. Il bicchiere che aveva in mano ebbe un tremito e un po’ di liquido si rovesciò sul pavimento.
Poirot andò avanti: – Mi pare che il dottor Stoddart abbia spiegato chiaramente che cosa comporta quella morte nella vita. Avviene con tanta facilità... ed è così difficile tornare indietro! La persona che approfitta deliberatamente della degradazione e della disperazione degli altri è un vampiro che si nutre di carne e sangue.
Poi voltò le spalle alle due ragazze e si allontanò.
Dietro di sé, udì la voce di Pam Grant che diceva: – Sheila! – e colse un mormorio... un debole sussurrio da parte di Sheila Grant. Ma era così impercettibile che quasi non raggiunse il suo orecchio.
– La fiaschetta...
Hercule Poirot andò a salutare la signora Larkin e uscì nell’anticamera. Sul tavolo c’era una fiaschetta da caccia insieme a un frustino e a un berretto. Poirot la prese in mano. Sopra c’erano le iniziali: A.H.
Poirot mormorò tra sé: – La fiaschetta di Tony è a secco?
La scosse delicatamente. Non sentì alcuno sciacquio di liquore. Ne svitò il tappo. La fiaschetta di Tony Hawker non era vuota. Era piena... di polvere bianca...
VI
Hercule Poirot si trovava sulla terrazza della villa di lady Carmichael e stava perorando la propria causa con una ragazza.
Diceva: – Siete molto giovane, mademoiselle. Sono convinto che non sapevate, non avevate capito proprio bene, quello che stavate facendo, voi e le vostre sorelle. Come le cavalle di Diomede, vi siete nutrite di carne umana.
Sheila fu scossa da un brivido e le sfuggi un singhiozzo.
Disse: – Sembra orribile, detto in questo modo. Eppure è vero! Non me ne sono mai resa conto fino a quella sera a Londra quando mi ha parlato il dottor Stoddart. Era così grave... così sincero. Allora ho visto che quanto stavo facendo era orribile... Prima di allora pensavo che si trattasse... Oh, qualcosa come bere alcolici fuori dall’orario consentito dalla legge, qualcosa che la gente era disposta a pagare pur di averla, ma non che avesse realmente TANTA importanza!
Poirot disse: – E adesso?
Sheila Grant disse: – Farò tutto ciò che direte. Io... io parlerò con gli altri – aggiunse... – credo che il dottor Stoddart non vorrà rivolgermi mai più la parola...
– Al contrario – disse Poirot. – Sia il dottor Stoddart che io personalmente siamo pronti ad aiutarvi con ogni mezzo in nostro potere perché possiate ricominciare da capo. Potete fidarvi di noi. Però bisogna fare una cosa. C’è una persona che dev’essere distrutta, distrutta a fondo, e soltanto voi e le vostre sorelle potete riuscirci. È la prova fornita da voi, e soltanto quella, che può farlo condannare.
– Volete dire... mio padre?
– Non vostro padre, mademoiselle. Non vi ho detto che Hercule Poirot sa tutto. La vostra fotografia è stata riconosciuta senza difficoltà dalla polizia. Voi siete Sheila Kelly, una ladruncola che ha continuato a rubare la merce nei negozi fintanto che, qualche anno fa, è stata mandata in riformatorio. Quando ne siete uscita, una persona ha preso contatto con voi: un uomo che si fa chiamare generale Grant e che vi ha offerto questo posto, il posto di "figlia". Ci sarebbe stata abbondanza di soldi, divertimenti in quantità e il modo di spassarsela. Tutto quello che voi dovevate fare era passare la "neve" ai vostri amici, sempre fingendo che fosse stato qualcun altro a passarla a voi. Le vostre "sorelle" erano implicate nello stesso lavoro affidato a voi. – Fece una pausa e aggiunse: – Su, andiamo, mademoiselle... quest’uomo dev’essere smascherato e condannato. Dopo di che...
– Sì, e dopo?
Poirot tossicchiò. Disse con un sorriso: – Vi dedicherete al servizio degli dei...
VII
Michael Stoddart guardò Poirot stupito.
Disse: – Il generale Grant? Il generale GRANT?
– Precisamente, "mon cher". L’intera "mise en scène", sapete, era quel che si può definire "molto fasulla". I Budda, gli oggetti di ottone di Benares, il servitore indù! E anche la gotta! È fuori moda, la gotta. Sono soltanto i signori molto, molto vecchi ad averla, non i padri di ragazze di diciannove anni. E poi, ho voluto assicurarmene. Uscendo, ho inciampato e mi sono aggrappato al piede gottoso. Il brav’uomo era tanto sconvolto da quello che avevo appena finito di dirgli che non se ne è neanche accorto! Oh, sì, è proprio tutto un falso, il generale! "Tout de même", la sua è stata un’idea brillante. Il generale a riposo, il passato coloniale, una macchietta famosa, affetta dal male di fegato e da un temperamento collerico, viene a stabilirsi... non fra altri ufficiali a riposo dell’esercito anglo-indiano... oh, no, va ad abitare in un "milieu" eccessivamente dispendioso per il solito militare in pensione. Lì c’è gente ricca, gente che viene da Londra, una magnifica clientela a cui smerciare quella roba. E chi volete che vada a sospettare quattro ragazze, giovani, vivacissime, attraenti? Se dovesse trapelare qualcosa, saranno considerate vittime... questo è garantito!
– Qual era esattamente la vostra idea quando siete andato a trovare quel vecchio diabolico? Volevate metterlo in allarme?
– Sì. Volevo vedere COSA SAREBBE SUCCESSO. Non ho dovuto aspettare molto. Le ragazze avevano ordini precisi. Anthony Hawker, che in realtà era una delle loro vittime, sarebbe stato il capro espiatorio. Sheila doveva informarmi del contenuto di quella fiaschetta lasciata in anticamera. Ma ci mancò poco che non se la sentisse di svelarmelo... però l’altra ragazza glielo impose con un "Sheila" furibondo e lei, balbettando, è stata costretta a avvertirmi.
Michael Stoddart si alzò e cominciò a camminare su e giù. Disse: – Sapete, caro amico? Non ho nessuna intenzione di perdere di vista quella ragazza. Ho una teoria piuttosto precisa su queste tendenze criminali dell’adolescenza. Se si va a guardare nella loro vita familiare, si scopre quasi sempre...
Poirot lo interruppe e disse: – "Mon cher", ho il più profondo rispetto per la vostra scienza e non ho il minimo dubbio che le vostre teorie si riveleranno mirabilmente valide per quel che concerne la signorina Sheila Kelly.
– E anche le altre.
– Le altre, forse. Può darsi. L’unica della quale sono sicuro è la piccola Sheila. La saprete domare, non ho il minimo dubbio! Del resto, viene già a mangiarvi in mano...
Arrossendo, Michael Stoddart disse: – Che assurdità state dicendo, Poirot.