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Stories / Poems

Stories by agatha christie

le stalle di augia

italian

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I
– La situazione è estremamente delicata, signor Poirot.
Un lieve sorriso si delineò sulle labbra di Hercule Poirot, che dovette trattenersi dal rispondere: "Lo è sempre!".
Invece si compose sulla faccia un’espressione che si sarebbe potuta definire come quella di un medico pieno della massima discrezione, al capezzale di un malato.
Sir George Conway, intanto, procedeva in tono ponderoso. Le frasi fluivano scorrevoli dalle sue labbra – ... l’estrema delicatezza della posizione del governo... l’interesse del pubblico... la solidarietà del partito... la necessità di presentare un fronte unito... i poteri della stampa... il benessere del paese...
"Tutte cose bellissime... che non volevano dire niente". Hercule Poirot provò quell’indolenzimento familiare alle mascelle di chi ha una gran voglia di sbadigliare ma ne è impedito dalla buona educazione. Gli capitava lo stesso, qualche volta, leggendo il resoconto dei dibattiti parlamentari. Solo che, in quelle occasioni, non era costretto a trattenere gli sbadigli.
Si impose di sopportare pazientemente. Del resto, provava anche molta comprensione per sir George Conway. Era ovvio che voleva raccontargli qualcosa... ma era anche altrettanto ovvio che doveva aver disimparato l’arte di raccontare con semplicità. Le parole erano diventate per lui un mezzo di sollevare un gran polverone sui fatti – non di svelarli. Era un esperto nell’arte di formulare le frasi utili, quelle cioè che penetrano suadenti nelle orecchie e sono completamente prive di significato.
Le parole continuavano a sgorgare dalle sue labbra e il povero sir George diventava sempre più cianotico. Lanciò uno sguardo disperato all’altro personaggio, seduto a capotavola e costui capì.
Edward Ferrier disse: – Va bene, George. Glielo dirò io.
Hercule Poirot spostò gli occhi dal segretario di Stato al primo ministro. Provava un vivo interesse per Edward Ferrier, un interesse provocato dalla frase pronunciata casualmente da un uomo di ottantadue anni. Il professor Fergus McLeod, dopo aver risolto un problema di chimica indispensabile alla condanna di un assassino, si era occupato per un certo periodo di politica. Quando il famoso, e amatissimo John Hammett (attualmente lord Cornworthy) si era ritirato dalla vita pubblica, era stato chiesto a suo genero, Edward Ferrier, di costituire il Gabinetto. Come uomo politico, era considerato giovane: al di sotto della cinquantina.
Il professor McLeod aveva detto: "Ferrier è stato mio studente. È un uomo moralmente sano".
Tutto qui, ma per Hercule Poirot rappresentava un buon affare. Se MacLeod chiamava "sano moralmente" un uomo, era un tal segno di stima per il suo carattere a confronto del quale non contavano più né l’entusiasmo popolare né quello della stampa.
D’accordo che coincideva con il giudizio popolare. Edward Ferrier era considerato un uomo moralmente sano – solo questo – non un uomo brillante, né grande, né un oratore particolarmente eloquente, né fornito di una solida cultura. Era un uomo sano moralmente – nato e vissuto nella tradizione – un uomo che aveva sposato la figlia di John Hammett – che era stato il braccio destro di John Hammett e garantiva la continuità di governo del paese, nella tradizione di John Hammett. John Hammett era particolarmente benvoluto dal popolo e dalla stampa inglesi. Rappresentava ogni qualità cara agli anglosassoni. La gente diceva di lui: "Si ha la sensazione che Hammett sia ONESTO".
Raccontavano molti aneddoti sulla sua vita familiare, che era semplice, e sulla sua passione per il giardinaggio. E poi, c’era l’impermeabile di John Hammett, che equivaleva alla pipa di Baldwin e all’ombrello di Chamberlain. Lo portava sempre, invariabilmente – un indumento sciupato dalle intemperie. Era diventato un simbolo – del clima inglese, della prudente preveggenza della razza inglese, del suo attaccamento agli antichi possessi. Non solo, ma John Hammett, a modo suo, con quel suo brusco tono britannico, era un oratore. I suoi discorsi, sempre pronunciati con voce grave e pacata, contenevano quei semplici cliché sentimentali così profondamente radicati nel cuore inglese.
Gli stranieri li criticavano, qualche volta, perché li trovavano ipocriti e pieni di una nobiltà d’animo insopportabile. A John Hammett non importava affatto di essere nobile d’animo – al modo degli sportivi o di chi ha studiato in una scuola privata molto esclusiva, che minimizzano l’esistenza di questa qualità.
Per di più era un uomo di bell’aspetto, alto, dritto, con un colorito chiaro e luminosi occhi azzurri. Sua madre era danese e il fatto di essere stato per molti anni primo lord dell’Ammiragliato, gli aveva fatto affibbiare il nomignolo di Vichingo. Quando, alla fine, la cattiva salute lo aveva costretto a cedere le redini, si era diffusa una profonda inquietudine.
Chi avrebbe preso il suo posto? Il brillante lord Charles Delafield? (Troppo brillante... L’Inghilterra non ha bisogno di troppa vivacità d’ingegno.) Evan Whittler? (Intelligente... ma forse un pochino privo di scrupoli.) John Potter? (Il genere di uomo che si vede già nei panni di un dittatore... e in QUESTO paese non ne vogliamo, di dittatori, no, grazie tante.) Così tutti tirarono un gran sospiro di sollievo quando assunse l’incarico un uomo tranquillo come Edward Ferrier. Ferrier andava benissimo. Era stato addestrato dal Vecchio, aveva sposato la figlia del Vecchio. Secondo un classico modo di dire degli inglesi, Ferrier avrebbe continuato sulle linee prestabilite.
Hercule Poirot studiò l’uomo quieto dalla faccia cupa, dalla voce bassa e simpatica. Scarno e bruno e dall’aria stanca.
Edward Ferrier stava dicendo: – Conoscete forse, signor Poirot, un settimanale che si chiama "Notizie ai Raggi X"?
– Gli ho dato un’occhiata – ammise Poirot, arrossendo leggermente.
Il primo ministro disse: – Quindi sapete più o meno in che cosa consiste. Pettegolezzi fatti sempre sul filo del rasoio della calunnia. Trafiletti asciutti che accennano a UNA STORIA segreta, sensazionale. Qualcuno vero, qualcuno innocuo... ma il tutto viene presentato in modo piccante. Di quando in quando... – Fece una pausa e poi disse, con una lieve alterazione nella voce: – Di quando in quando c’è qualcosa di più.
Hercule Poirot non parlò.
Ferrier andò avanti: – Da due settimane ci sono stati accenni alla imminente rivelazione di uno scandalo di prim’ordine nei "più alti ambienti politici". "Rivelazioni stupefacenti di corruzione e peculato".
Hercule Poirot disse, alzando le spalle: – Un trucco molto comune. Di solito, quando queste famose rivelazioni vengono pubblicate, deludono profondamente la gente alla ricerca di notizie sensazionali.
Ferrier disse, asciutto: – Queste non deluderanno.
Hercule Poirot chiese: – Dunque voi sapete quali saranno le rivelazioni?
– Con una discreta dose di accuratezza.
Edward Ferrier tacque per un minuto, poi ricominciò a parlare.
Accuratamente, metodicamente, tratteggiò la storia. Non era edificante. Accuse di imbrogli sfacciati, di raggiri in campo borsistico, di pessimo uso dei fondi del partito. Le accuse avevano tutte come bersaglio l’ex primo ministro, John Hammett. Lo denunciavano come un mascalzone disonesto, un imbroglione ad alto livello che aveva sfruttato la fiducia altrui e si era servito della propria posizione per accumulare una grossa fortuna personale.
La voce pacata del primo ministro tacque, infine.
Il segretario di Stato si lasciò sfuggire un gemito. Poi farfugliò: – È mostruoso... MOSTRUOSO! Questo individuo, questo Perry, che pubblica un foglio scandalistico del genere dovrebbe essere mandato davanti al plotone di esecuzione!
Hercule Poirot disse: – Queste cosiddette rivelazioni dovrebbero apparire su "Notizie ai Raggi X"?
– Sì.
– Quali passi vi proponete di fare a questo riguardo?
Ferrier disse lentamente: – Costituiscono un attacco personale a John Hammett. Se vuole, niente gli impedisce di far causa al giornale per diffamazione.
– E la farà?
– No.
– Perché no?
Ferrier disse: – È probabile che niente potrebbe far più piacere a "Notizie ai Raggi X". Ne ricaverebbe una pubblicità enorme. Per loro difesa pubblicherebbero un bel commento e affermerebbero che tutto quanto è stato pubblicato corrisponde solo alla verità. L’intera storia sarebbe portata alla ribalta perché tutti ne possano prendere visione esaurientemente.
– Ma se perdessero la causa i danni sarebbero pesantissimi.
Ferrier disse lentamente: – Potrebbero non perderla.
– Perché?
Sir George disse con sussiego: – Credo proprio che....
Ma Edward Ferrier stava già parlando. – Perché quello che hanno intenzione di pubblicare è la verità.
Dalle labbra di sir George Conway proruppe un gemito, tanto si sentiva oltraggiato da una franchezza così poco parlamentare. Esclamò: – Edward, caro amico. Non ammettiamo certo...
L’ombra di un sorriso passò sulla faccia stanca di Edward Ferrier, che disse: – Sfortunatamente, George, ci sono momenti in cui bisogna dire la verità, nuda e cruda. Eccone uno...
Sir George esclamò: – Vi renderete conto, signor Poirot, che quanto vi stiamo dicendo è strettamente confidenziale. Non una parola...
Ferrier lo interruppe, dicendo: – Il signor Poirot capisce benissimo. – Poi continuò in tono più calmo: – C’è una cosa che potrebbe non capire, invece, e cioè che qui è in gioco l’intero futuro del Partito popolare. John Hammett, signor Poirot, era il Partito popolare. Era il simbolo di ciò che rappresenta per il popolo inglese – Decoro e Onestà, ecco. Nessuno ci ha mai considerati brillanti. Confusionari, sì. E abbiamo fatto anche noi i nostri errori. Però la tradizione del Partito è SEMPRE stata quella di fare del nostro meglio... un’onestà di base è sempre stata la nostra più importante qualità. La tragedia adesso è questa: l’uomo che era il nostro emblema, l’Uomo Onesto, il rappresentante "par excellence" del partito, si rivela essere uno dei peggiori truffatori di questa generazione.
A sir George sfuggì un altro gemito.
Poirot chiese: – Non ne sapevate niente, voi?
Di nuovo il sorriso apparve sul volto stanco. Ferrier disse: – Potrete non crederci, signor Poirot, ma anch’io sono stato ingannato in pieno come chiunque altro. Non ho mai capito il suo strano atteggiamento, le strane riserve che mia moglie mostrava nei confronti del padre. Adesso, le capisco. Conosceva il suo carattere per quello che era. – Fece una pausa, poi continuò: – Quando la verità ha cominciato a venire a galla, sono rimasto inorridito, incredulo. Abbiamo insistito perché mio suocero si dimettesse accampando il pretesto della cattiva salute e ci siamo dati da fare per... cercar di ripulire tutta quella sporcizia, vogliamo dire così?
– Sir George gemette: – Le stalle d’Augia!
Poirot sussultò.
Ferrier disse: – Ho paura che si rivelerà un’impresa troppo erculea per noi. Una volta che i fatti saranno di dominio pubblico, su tutto il paese si scatenerà un’ondata di reazione. Cadrà il governo. Ci saranno le elezioni anticipate e con ogni probabilità Everhard e il suo partito torneranno al potere. Conoscete la politica di Everhard.
Sir George farfugliò: – Un tizzone ardente... un vero e proprio tizzone ardente!
Ferrier disse in tono grave: – Everhard è abile... ma impetuoso, bellicoso, assolutamente privo di tatto. I suoi sostenitori sono inetti e deboli... diventerà praticamente una dittatura.
Hercule Poirot annuì.
Sir George belò: – Se tutta questa faccenda potesse venir messa a tacere...!
Lentamente, il "premier" scosse la testa. Fu un gesto di sconfitta.
Poirot disse: – Non credete che si possa soffocare lo scandalo?
E Ferrier: – Vi ho mandato a chiamare, signor Poirot, perché siete la nostra ultima speranza. Nella mia opinione, l’affare è troppo grosso, e troppa gente ne è al corrente, perché lo si possa tener nascosto. Gli unici due metodi di cui possiamo servirci, per parlare francamente, sono l’uso della forza o quello della corruzione – e con questi mezzi sappiamo di non essere in grado di ottenere nulla. Il segretario di Stato ha fatto un confronto fra i nostri guai e la pulizia delle stalle d’Augia. Occorre, signor Poirot, la violenza di un fiume in piena, lo sconvolgimento delle grandi forze fisiche della Natura... insomma, soltanto un miracolo.
– Insomma, occorre un Ercole – disse Poirot, facendo segno di sì con la testa e prendendo un’espressione compiaciuta. Poi aggiunse: – Il mio nome, ricordate, è Hercule....
Edward Ferrier chiese: – Siete capace di fare i miracoli, signor Poirot?
– È per questo che mi avete mandato a chiamare, vero? Perché avete pensato che io, forse, ci sarei riuscito, no?
– È vero... Mi sono reso conto che la salvezza poteva venire soltanto da qualche proposta incredibile e assolutamente non ortodossa. – Fece una breve pausa, poi disse: – O forse, signor Poirot, voi avete un concetto etico della situazione? John Hammett era un truffatore: ebbene, che si faccia crollare la leggenda di John Hammett! Si può costruire una casa onesta su fondamenta disoneste? Non lo so. Però so che mi ci vorrei provare. – Sorrise con improvvisa amarezza. – L’uomo politico vuole rimanere in carica... come sempre per i più alti motivi.
Hercule Poirot si alzò e disse: – Monsieur, la mia esperienza nel campo dell’investigazione non mi ha, forse, concesso di avere un’alta concezione degli uomini politici. E se John Hammett occupasse ancora la sua carica... non alzerei un dito... no, neanche il dito mignolo. Però vi conosco abbastanza. Mi è stato detto da un uomo veramente grande, uno degli scienziati e dei cervelli più grandi di oggi, che siete... "un uomo moralmente sano". Farò tutto quanto mi è possibile.
Fece un inchino e lasciò la stanza.
Sir George proruppe in un: – Be’, di tutti i maledetti sfacciati che...
Ma Edward Ferrier sempre sorridendo disse: – Era un complimento.
II
Mentre stava scendendo le scale, Hercule Poirot venne fermato da una donna alta, con i capelli biondi, che gli disse: – Vi prego, signor Poirot, passate nel mio salotto.
Lui si inchinò e la seguì.
Lei chiuse la porta, gli indicò una poltrona e gli offri una sigaretta. Poi si mise a sedere di fronte a lui e disse sommessamente: – Avete appena visto mio marito... e lui vi ha parlato... di mio padre.
Poirot la osservò con attenzione. Era una donna alta, ancora bella, sul cui viso si leggevano carattere e intelligenza. La signora Ferrier era una figura popolare. Come consorte del primo ministro, naturalmente, si trovava abbastanza spesso a dividere con lui le luci della ribalta. Come figlia di suo padre, la sua popolarità era ancora maggiore. Dagmar Ferrier rappresentava l’ideale popolare della femminilità inglese.
Era una moglie devota, una madre affettuosa, condivideva l’amore del marito per la vita di campagna. Si limitava a interessarsi soltanto di quegli aspetti della vita pubblica che l’opinione popolare considerava, generalmente, le sfere più adatte all’attività di una donna. Si vestiva bene ma senza seguire mai la moda con troppa ostentazione. Dedicava gran parte del suo tempo e delle sue energie a grandiose opere di beneficenza, e aveva inaugurato una serie di progetti speciali per dare aiuto alle mogli dei disoccupati. Era considerata dall’intera nazione come un elemento preziosissimo per il partito.
Hercule Poirot disse: – Dovete essere tremendamente preoccupata, madame.
– Oh, lo sono... non potete immaginare quanto! Per anni ho sempre temuto... qualcosa.
Poirot disse: – Non avevate idea di quello che stava realmente succedendo?
Lei scosse la testa facendo segno di no.
– No... assolutamente. Sapevo soltanto che mio padre non... non era quello che tutti credevano. Mi ero accorta, fin da bambina, che era un... impostore. – La sua voce era cupa, amara. Disse ancora: – È per avermi sposata che Edward... che Edward perderà tutto.
Poirot mormorò con voce pacata: – Avete dei nemici, madame?
Lei alzò gli occhi a guardarlo, sorpresa.
– Nemici? Non direi.
Poirot disse in tono pensieroso: – Secondo me avete... – Proseguì: – Avete coraggio, madame? È stata lanciata una grande campagna... contro vostro marito... contro voi stessa. Dovete prepararvi a difendervi.
Lei gridò: – Ma io non ho importanza. L’unica persona che importa è Edward!
Poirot disse: – L’una non esclude l’altra. Ricordate, madame, voi siete la moglie di Cesare.
La vide impallidire. Poi la signora Ferrier si chinò verso di lui e disse: – Cosa state cercando di dirmi?
III
Percy Perry, direttore di "Notizie ai Raggi X", era seduto dietro la sua scrivania e stava fumando.
Era un ometto con la faccia da furbo. Stava dicendo con una voce bassa, melliflua: – Li copriremo ben bene di fango. Che delizia... che delizia! Oh, ragazzi!
Il suo vice, un giovanotto smilzo e occhialuto, disse con una certa inquietudine: – Non siete nervoso?
– Credi che ci sia da aspettarsi un atto di forza? Non da loro. Non ne hanno il coraggio. E poi, non gioverebbe a nessuno di quella gente. È impossibile, se pensiamo al modo in cui abbiamo organizzato tutto... in questo paese e nel resto d’Europa, e in America.
L’altro disse: – Ci sono dentro fino al collo. Non faranno niente, secondo voi?
– Manderanno qualcuno che sappia parlar bene...
Si senti il gracchiare di un citofono. Percy Perry alzò il ricevitore e disse: – Come avete detto? Certo, fatelo salire.
Riattaccò e rise.
– Sono andati a pescare quell’investigatore belga così sussiegoso e gli hanno affidato la faccenda. Adesso sta venendo su a recitare la sua parte. Vorrà sapere se siamo disposti a collaborare.
Hercule Poirot entrò. Era vestito con la solita immacolata eleganza e portava all’occhiello una camelia bianca.
Percy Perry disse: – Piacere di conoscervi, signor Poirot. State per raggiungere la Tribuna reale ad Ascot? No? Sbaglio?
Hercule Poirot rispose imperturbabile: – Ne sono lusingato. Si spera sempre di dare l’impressione migliore possibile. Ed è tanto più importante, aggiunse dopo aver squadrato con aria innocente la faccia del direttore e il suo abbigliamento piuttosto trasandato, quanto meno si possiedono doti naturali di eleganza.
Percy disse, asciutto: – Per quale motivo volevate vedermi?
Poirot si sporse in avanti, gli batté familiarmente su un ginocchio e disse con un radioso sorriso: – Ricatto.
– Cos’accidenti volete dire? Ricatto?
– Ho sentito... me l’ha detto un uccellino... che in certe occasioni siete stato lì lì per pubblicare certe dichiarazioni molto compromettenti sul vostro giornale così "spirituel"... poi, c’è stato un simpatico, piccolo aumento sul vostro conto in banca... e, successivamente, quelle dichiarazioni non sono più state pubblicate.
Poirot tornò a riappoggiarsi indietro e fece segno di sì con la testa, come se fosse soddisfatto.
– Vi rendete conto che quanto insinuate potrebbe essere preso per una diffamazione?
Poirot sorrise, sicuro di sé. – Sono certo che non vi offenderete.
– Certo che mi offendo! Quanto al ricatto, poi, non esiste assolutamente la prova che io abbia mai ricattato qualcuno.
– No, no, ne sono sicuro. Mi avete frainteso. Non volevo minacciarvi. Stavo arrivando semplicemente a una domanda: QUANTO?
– Non so di che cosa state parlando, – disse Percy Perry.
– Di una questione di importanza nazionale, signor Perry.
Si scambiarono un’occhiata significativa.
Percy Perry disse: – Io sono un riformatore, signor Poirot. Voglio vedere ripulita la nostra politica. Sono un oppositore della corruzione. Conoscete lo stato in cui si trova la vita politica del nostro Paese? Le stalle d’Augia, né più né meno.
– "Tiens"! – esclamò Hercule Poirot. – Che strano! Usate anche voi questa metafora!
– È quello che conviene – proseguì il direttore del giornale, – occorre fare pulizia in quelle stalle con la grande fiumana purificatrice dell’Opinione Pubblica.
Hercule Poirot si alzò in piedi e disse: – Applaudo ai vostri sentimenti. – Poi aggiunse: – È un peccato che non abbiate bisogno di denaro.
Percy Perry ribatté pronto: – Ehi, aspettate un secondo... non volevo dire proprio quello...
Ma Hercule Poirot era già uscito.
Quanto agli avvenimenti che seguirono, adottò la scusa di non aver mai avuto simpatia per i ricattatori.
IV
Everitt Dashwood, il giovanotto straripante di cordialità che faceva parte della redazione de "Il Ramo", allungò una pacca affettuosa sulla schiena di Hercule Poirot.
Disse: – C’è sudiciume e sudiciume, mio caro. Il mio sudiciume è sudiciume pulito... tutto qui.
– Non intendevo dire che tu facevi il paio con Percy Perry.
– Maledetta mignatta! È una vergogna per la nostra professione, quello. Se potessimo, saremmo felici di sopprimerlo.
– Sto occupandomi – disse Hercule Poirot, – di chiarire una faccenda connessa a uno scandalo politico.
– La pulizia delle stalle d’Augia, eh? – disse Dashwood. – Un’impresa troppo grossa per te, caro ragazzo. L’unica speranza sarebbe quella di far deviare il Tamigi e di spazzar via il Parlamento.
– Sei un cinico – disse Hercule Poirot, scuotendo la testa.
– Conosco il mondo.
Poirot riprese: – Credo che tu sia proprio la persona che cerco. Sei audace, temerario, sei buon giocatore, sai prendere la vita con spirito, e ti piacciono le vicende insolite.
– E, dato per concesso tutto questo...?
– Avrei un progettino da mettere in pratica. Se non mi sono sbagliato riusciremo a smascherare un complotto. Sarà una faccenda sensazionale, uno scoop per il tuo giornale, amico mio.
– Ci sto – rispose allegramente Dashwood.
– Riguarda un’oscena macchinazione nei confronti di una donna.
– Di bene in meglio. Il sesso è un argomento che tira sempre.
– Allora siediti e ascoltami.
V
La gente aveva cominciato a parlare.
Alla locanda Oca e Piume di Little Wimplington.
– Be’, io non ci credo. John Hammett è sempre stato un onest’uomo, sicuro! Non come certi altri uomini politici.
– È quello che dicono di tutti gli imbroglioni prima che vengano scoperti.
– Si sono messi in tasca migliaia di sterline con l’affare del petrolio palestinese. È stata una vera e propria truffa, quella.
– Tutti uguali! Hanno tutti gli stessi difetti. Sporche canaglie, dal primo all’ultimo.
– Everhard non farebbe mai niente del genere. Lui, no. È ancora della vecchia scuola.
– Già, però io non riesco a crederci che John Hammett fosse un truffatore. Non bisogna dar retta a tutto quello che dicono i giornali.
– La moglie di Ferrier era sua figlia. Avete visto cosa dicono di LEI?
E si sprofondarono nella lettura di una copia molto sgualcita di "Notizie ai Raggi X".
– "La moglie di Cesare? Ci dicono che una certa signora, una signora molto vicina alle alte sfere della politica, è stata vista in uno strano ambiente l’altro giorno. Lei, insieme al suo gigolò. Oh Dagmar, Dagmar, perché di comporti così male?"
Una voce rozza disse lentamente: – La signora Ferrier non è di quelle lì. Gigolò? Cos’è uno di quei brutti ceffi stranieri?
Ma un’altra voce di rimando affermò: – Con le donne, non si può mai dire. Sono tutte da mettere in un fascio, tutte balorde, quelle.
VI
La gente parlava.
– Ma, tesoro, sono persuasa che è l’assoluta VERITA’. Naomi l’ha saputo da Paul che l’aveva sentito da Andy. È proprio una DEPRAVATA.
– Eppure è sempre stata tanto sciatta nel vestire, e così noiosamente perbene! Passava il suo tempo a inaugurare fiere di beneficenza!
– Tutto fumo negli occhi, tesoro! Dicono che è una ninfomane. Insomma, voglio dire! C’è tutto su "Notizie ai Raggi X". Non proprio spiattellato sfacciatamente, ma lo si legge fra le righe. Non capisco come fanno a sapere queste cose.
– Cosa ne pensi anche di tutto questo scandalo politico? Dicono che suo padre si è messo in tasca i fondi del partito.
VII
La gente parlava.
– Preferisco non pensarci, credetemi, signora Rogers. Voglio dire che ho sempre considerato la signora Ferrier una persona SIMPATICA.
– Credete che siano vere tutte quelle voci tremende?
– Come vi dicevo, preferisco non pensarci. Andiamo, via! Ha inaugurato una fiera di beneficenza a Pelchester non più tardi del giugno scorso. Le ero vicina, come sono vicina a questo divano. E aveva un sorriso così bello!
– Sì, però io dico che non c’è fumo senza arrosto.
– Be’, naturalmente, questo è VERO. Oh, poveri noi! Possibile che non si possa più avere fiducia in NESSUNO?
VIII
Stravolto, pallidissimo, Edward Ferrier si sfogò con Hercule Poirot: – Questi attacchi a mia moglie! Sono triviali... assolutamente triviali! Ho intenzione di far causa per diffamazione a quell’indegno giornalaccio!
Hercule Poirot disse: – Non ve lo consiglio.
– Ma bisogna farli smettere di dire queste maledette fandonie!
– Siete sicuro che SIANO fandonie?
– Sì, accidenti a voi!
Poirot aggiunse, piegando lievemente la testa da un lato: – Cosa ne dice vostra moglie?
Per un attimo Ferrier rimase interdetto. – Dice che è meglio non dar peso a queste porcherie... Ma io non posso... tutti ne parlano.
Hercule Poirot ammise: – Sì, tutti ne parlano.
IX
Poi su tutti i giornali venne pubblicato un audace piccolo annuncio.
"La signora Ferrier ha avuto un lieve esaurimento nervoso. È partita per la Scozia per rimettersi".
Congetture, voci... l’informazione sicura che la signora Ferrier NON era in Scozia... né c’era mai stata.
Storie, storie scandalose sulla località in cui si trovava REALMENTE la signora Ferrier...
E la gente continuava a parlare.
– Ti dico che L’HA VISTA Andy. In quel posto spaventoso... Era sbronza o drogata, con quell’orribile gigolò argentino, Ramon. Pensa un po’!!
Altre chiacchiere.
La signora Ferrier era scappata con un ballerino argentino. Era stata vista a Parigi, drogata. Prendeva la droga da anni. Beveva come un’otre.
Lentamente la mentalità virtuosa degli inglesi, inizialmente incredula, si era irrigidita nei confronti della signora Ferrier. Pareva proprio che ci fosse qualcosa di vero in tutte quelle storie! Non era QUELLA la donna adatta a essere la consorte del Primo Ministro. Una Jezebel, ecco cos’è, nient’altro che una Jezebel!
E poi arrivarono altre testimonianze fotografiche.
La signora Ferrier, fotografata a Parigi, semisdraiata sul divano di un night-club, con il braccio posato familiarmente sulle spalle di un giovanotto bruno, dalla pelle olivastra e l’aria perversa.
Altre istantanee – seminuda su una spiaggia – con la testa appoggiata sulla spalla di un altro giovanotto dall’aria indolente e viziosa.
E sotto: "La signora Ferrier se la spassa..."
Due giorni dopo veniva intentata una causa per diffamazione contro il giornale scandalistico "Notizie ai Raggi X".
X
La causa venne aperta da sir Mortimer Inglewood, un luminare del foro, avvocato del querelante. Si mostrò pieno di dignità e di giusta indignazione. La signora Ferrier era vittima di un’infame raggiro che poteva soltanto paragonarsi al famoso caso della Collana di Diamanti della Regina, familiare ai lettori di Alexandre Dumas. Quella macchinazione era stata ordita per diminuire Maria Antonietta agli occhi della plebaglia. Anche questa era stata organizzata per screditare una signora virtuosa e di nobili sentimenti, che nel paese aveva la posizione della moglie di Cesare. Sir Mortimer parlò in tono amaro e denigratorio di fascisti e comunisti, tutti ansiosi di minare la Democrazia mediante ogni disonesto raggiro possibile. Infine procedette alla chiamata dei testimoni.
Il primo fu il vescovo di Northumbria.
Il dottor Henderson, vescovo di Northumbria, era una delle figure più conosciute della chiesa anglicana, un uomo di grande santità e integrità di carattere. Era di larghe vedute e tollerante, oltre che squisito predicatore. Era amato e venerato da chiunque lo conoscesse.
Questi salì sul banco dei testimoni e giurò che, nel periodo intercorrente fra le due date summenzionate, la consorte di Edward Ferrier alloggiava nel Palazzo vescovile ospite sua e di sua moglie. Esaurita dalla fatica delle sue attività benefiche, il medico le aveva raccomandato riposo completo. La visita era stata tenuta segreta per evitare qualsiasi interferenza da parte della stampa.
Al vescovo seguì un illustre professore il quale dichiarò di aver ordinato alla signora Ferrier il più completo riposo e un taglio netto con ogni motivo di preoccupazione.
Un medico generico locale testimoniò di aver prestato la propria opera curando la signora Ferrier mentre si trovava ospite nella residenza del vescovo.
La testimone successiva fu Thelma Andersen.
Un brivido di eccitazione attraversò l’aula di tribunale quando costei salì sul banco dei testimoni. Tutti notarono immediatamente la grande somiglianza della donna con la signora Ferrier.
– Vi chiamate Thelma Andersen?
– Sì.
– Siete suddita danese?
– Sì. Vivo a Copenhagen.
– E, precedentemente, lavoravate in un caffè di quella città?
– Sì, signore.
– Per favore, raccontateci con le vostre parole quello che è successo il diciotto marzo.
– Ecco: un signore che viene al mio tavolo, lì... un signore inglese. Mi dice che lavora per un giornale inglese... "Notizie ai Raggi X."
– Siete certa che abbia menzionato questo titolo... "Notizie ai Raggi X"?
– Sì, ne sono sicura... perché, vedete, in principio ho creduto che si trattasse di una rivista medica. Ma no, pare di no. Poi lui mi dice che c’è un’attrice cinematografica inglese, sta cercando una controfigura e io sono proprio il tipo che ci vuole. Non vado molto al cinema e non riconosco il nome che mi dice, però lui dichiara, sì, che è molto famosa, che non è stata bene di salute e così vuole che un’altra persona si faccia vedere in pubblico al posto suo e che è pronta a pagare molti soldi per questo.
– Quanto vi ha offerto quel signore?
– Cinquecento sterline. Naturalmente non riesco a crederci, penso che sia uno scherzo, ma lui mi consegna subito metà della somma. Allora mi licenzio dal lavoro.
La storia era semplice. L’avevano condotta a Parigi, fornita di vestiti all’ultima moda e provvista anche di un accompagnatore. Un signore argentino simpaticissimo... molto rispettoso, molto gentile. Evidentemente la donna si era divertita alla follia. Poi aveva raggiunto Londra in aereo e lì il suo olivastro cavaliere l’aveva accompagnata in alcuni nightclub. A Parigi l’avevano fotografata con lui. Qualcuno dei locali che avevano frequentato, lo ammetteva, non era proprio come si deve... Insomma non era molto rispettabile! E anche qualcuna delle fotografie che avevano preso – sì, anche quelle – erano un po’ spinte. Però le avevano detto che tutte queste cose erano necessarie come pubblicità e il señor Ramon, personalmente, era sempre stato estremamente riguardoso.
In risposta alle domande che le fecero, dichiarò che il nome della signora Ferrier non era mai stato menzionato e non aveva immaginato neanche lontanamente che fosse quella la signora di cui faceva la controfigura. Non aveva pensato affatto che ci fosse qualcosa di male.
Poi identificò certe fotografie che le mostrarono dicendo che gliele avevano fatte a Parigi e sulla Riviera.
Thelma Andersen sprizzava onestà da tutti i pori. Era chiaro che si trattava di una donna simpatica ma un po’ sciocca. E la sua desolazione, quando riuscì a capire cos’era successo, fu visibilissima a tutti.
La difesa non sembrò convincente. Si negò disperatamente di aver avuto qualsiasi rapporto con la Andersen. Le famose fotografie erano state portate all’ufficio di Londra e credute autentiche.
L’arringa finale di sir Mortimer scatenò l’entusiasmo generale. Il penalista descriveva l’accaduto come un’indegna macchinazione politica organizzata per gettare discredito sul primo ministro e sulla moglie. Non si poteva che provare la massima simpatia per la sfortunata signora Ferrier.
La sentenza, ampiamente prevista, venne pronunciata fra scene di indicibile entusiasmo. La cifra richiesta per i danni risultò enorme.
Mentre la signora Ferrier, il marito e il padre lasciavano l’aula del tribunale, furono salutati dalle ovazioni di una gran folla inneggiante.
XI
Edward Ferrier afferrò la mano di Poirot e gliela strinse con calore, dicendo: – Mille, mille ringraziamenti, signor Poirot. Bene, questa è la fine per "Notizie ai Raggi X". Quello schifoso giornalaccio scandaloso. Adesso sono completamente liquidati. Se lo meritano per aver combinato quell’imbroglio volgare e osceno. Contro Dagmar, poi, la creatura più gentile del mondo! Grazie a Dio, siete riuscito a dimostrare come tutta quella storia non fosse altro che un’abominevole truffa... Cosa vi ha dato l’idea che avessero potuto servirsi di una controfigura?
– Non è un’idea nuova, – gli rammentò Poirot. – È stata adoperata con successo nel caso di Jeanne la Motte quando ha impersonato Maria Antonietta.
– Lo so. Bisogna che rilegga "La collana della regina". Ma come avete fatto a trovare proprio la donna di cui si erano serviti?
– L’ho cercata in Danimarca e l’ho trovata.
– Ma perché in Danimarca?
– Perché la nonna della signora Ferrier era danese e lei stessa ha uno spiccato tipo danese. E poi, anche per altre ragioni.
– La somiglianza è notevole. Che idea diabolica! Mi domando come ha fatto a pensarci, quel verme!
Poirot sorrise: – Ma non ci ha pensato lui. – E si batté un dito sul petto. – Sono stato io!
Edward Ferrier lo fissò sbarrando gli occhi. – Non capisco. Cosa volete dire?
Poirot spiegò: – Bisogna risalire e una storia più antica ancora di quella narrata nella "Collana della regina"... la pulizia delle stalle di Augia. Quello che adoperò Ercole fu un fiume... cioè una delle grandi forze della Natura. Modernizziamola! Qual è una delle grandi forze della Natura? Il sesso, vero? È un argomento come il sesso che fa vendere, che fa notizia. Offrite alla gente uno scandalo in cui ci sia immischiato il sesso e susciterà molto più interesse di una semplice truffa o frode politica.
"Eh, bien", ECCO QUELLO che è stato il mio compito! Prima di tutto cacciare le mie mani nella melma, come Ercole, per costruire una diga che deviasse il corso di quel fiume. Un mio amico giornalista mi ha aiutato. Ha frugato l’intera Danimarca finché non ha trovato la persona adatta per tentare l’impersonificazione. Ha preso contatto con lei, ha accennato casualmente a "Notizie ai Raggi X", con la speranza che se ne ricordasse. Ed è stato così, infatti.
E allora, cosa è successo?... FANGO... Tanto, tantissimo fango! La moglie di Cesare ne viene inzaccherata. Molto più interessante per tutti di qualsiasi scandalo politico. E il risultato... il "dénouement"? Evvia, La Reazione! La Virtù vendicata! La donna pura dichiarata innocente! Un’immensa ondata di Romanticismo e di Sentimentalità è passata, spazzandole, per le stalle d’Augia. Se adesso tutti i giornali del paese pubblicheranno la notizia delle truffe di John Hammett, nessuno ci crederà. Verrà presa per un’altra macchinazione politica per screditare il governo.
Edward Ferrier sbuffò.
Per un attimo Hercule Poirot corse il più grosso rischio di tutta la sua carriera di venir aggredito e malmenato.
– Mia moglie! Avete osato servirvi di mia moglie...
Per sua fortuna, forse, la signora Ferrier in persona entrò nella stanza.
– Bene – disse. – È scoppiata benissimo, la bomba.
– Dagmar... lo sapevi... fin dal principio?
– Naturalmente, caro, – disse Dagmar Ferrier. E sorrise – il sorriso dolce, materno della moglie devota.
– E non me lo hai mai detto!
– Ma, Edward, tu non avresti mai dato il permesso al signor Poirot di farlo.
– Certo che non glielo avrei dato!
Dagmar sorrise. – Proprio quello che pensavamo noi.
– Noi?
– Io e il signor Poirot. – Sorrise a Hercule Poirot e a suo marito. E aggiunse: – Ho riposato moltissimo in casa del caro vescovo... adesso mi sento piena di energia. Vogliono che faccia da madrina alla nuova nave da guerra a Liverpool il mese prossimo... credo che accetterò, mi sembra una buona occasione per riprendere le mie attività sociali!
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