lo spazzino cerca il soldato perduto
italian
Un tempo non molto lontano gli straccivendoli passavano per le strade con cavallo e carretto lanciando il loro richiamo: «El strazzarooo! Strazeeossii ferrovecchioo». Ora ci sono i cassonetti e tutto viene buttato lí. Ma tra i rifiuti c’è sempre qualcosa da scoprire e chi va a curiosare dai raccattatori qualche volta può trovare delle sorprese. Personalmente ho trovato un coprilibro antico in lega di rame e stagno, alari in ferro battuto, lucerne, giornali dell’Ottocento. In una città, vicino al cassonetto per la raccolta del vetro, un mio amico raccolse una sedia in metallo e cuoio che ripulita e disinfettata si rivelò firmata da un famoso stilista, tanto che il modello si trova esposto nel Museo d’Arte Moderna di New York.
Anche tra gli spazzini si possono trovare degli amatori di oggetti e carte perdute, la loro curiosità svela delle sorprese che lasciano perplessi. È il caso di uno di questi che da una città delle Alpi, dopo essersi presentato, mi scrive: «… lavoro come operaio qui in questo Comune, operatore ecologico, spazzino faccia lei; ma tra lordure e rifiuti mi capita certe volte di scoprire qualcosa di interessante come le “Carte” di questo Alpino – eroe misconosciuto, che da quello che ho capito, nonostante fosse a braccetto con la Morte, si preoccupava dei pensieri dei suoi cari; ma non voglio anticiparle niente…»
Con la lettera erano compiegati tre documenti che lui aveva raccolto e salvato dalla discarica. Nel Biglietto Postale per le Forze Armate si trova scritto: «Bari, li 12.12.1941. Carissimi, Prima di salpare da Bari un ultimo saluto dalla madre patria. Domani sabato 13 corr. mese ci imbarcheremo da questo paese. La nostra meta è ancora incognita; gli ufficiali non sanno ancora dirci dove siamo destinati. Pare che per un primo tempo rimarremo in Albania, forse nel Montenegro a presidiare. Comunque per il momento dovete stare sereni sul mio conto. Il nostro viaggio, la nostra nave cioè, sarà molto bene scortata e quindi sarà ben difficile un attacco per mare. In caso questo avvenga, ci saranno tutti i mezzi di salvataggio che ci scortano. Quando leggerete la presente io sarò già sbarcato. E di laggiú vi scriverò ancora. Non sapendo dove andremo a finire non so ancora quale sia il mio indirizzo. Quaggiú il battaglione si trova assai bene. Morale altissimo e gente decisa. Chi ci incontra ci lascia volentieri il passaggio! In soli due giorni che siamo qui, marinai e gli stessi tedeschi gente molto in gamba, hanno voluto assaggiare gli alpini e li abbiamo subito soddisfatti. Sono gli scarponi, levatevi il cappello e lasciateli passare. Gente allegra sempre e se domani saremo al fronte (cosa forse vicina) qualunque nemico ci conoscerà a sue proprie dure spese. Ma per ora tutto è calmo e in guerra non ci siamo ancora. Convinto poter ritornare a riabbracciarvi un giorno vi saluto tutti caramente e vi abbraccio con affetto. XY. A… sente che dovrò partire?»
XY faceva parte di un battaglione Valle costituito con i richiamati delle classi anziane; A… era forse sua figlia e quell’assaggio che hanno voluto dare a marinai e tedeschi faceva parte di quelle scazzottature che, lo so per esperienza, avvenivano nelle viuzze di Bari attorno a San Nicola, dopo le solenni bevute nelle osterie verso il porto.
Da Bari, ho fatto qualche ricerca, questo «Gruppo Battaglioni Valle» partí tra il 12 e il 13 dicembre del 1941 e tra il 15 e il 16 sbarcò a Cattaro, Montenegro. Gli alpini non ebbero nemmeno il tempo di piantare le tende che, subito, dovettero marciare su una rotabile verso il villaggio di Grahovo, a una trentina di chilometri, dove un nostro presidio era circondato dai partigiani di Tito. Il 17 dicembre la compagnia del nostro richiamato ha uno scontro nella zona di Ubli, sulle montagne sopra le Bocche.
Questo è il secondo foglio allegato alla lettera dello spazzino, non ha indicato il mittente, non ci sono indirizzi, è una carta da lettere leggera, ripiegata in quattro, scritta con la medesima calligrafia di quella riportata sopra, ha la stessa firma, anche con la stessa penna. Dice: «Z.O. li 20.1.1942 (Z.O. sta per Zona Operazioni). Carissimi, Sono sempre bene, sano e salvo non impensieritevi se per caso avrete qualche notizia sul mio conto dal ministero. Saluti carissimi e baci XY».
Da qui inizia il caso alquanto misterioso. Scrive testualmente: «… non impensieritevi se per caso avrete qualche notizia sul mio conto dal ministero…» Ed ecco il terzo foglio che mi ha mandato lo spazzino. «Ministero della Difesa-Esercito Direzione Generale Leva Sottufficiali e Truppa - Ufficio Ricerche ecc. Roma 5 feb. 1949 - All’Ordinario Militare Sede. Prot… Risposta… Oggetto: Sold. XY cl. 1911. Il militare in oggetto è deceduto il 17.1.1942 in Montenegro in combattimento. La comunicazione ufficiale è stata fatta a tutti gli Enti interessati con espressoraccomandato p.n. del 31.1.1949. p. Il Colonnello Capo Ufficio apm (assente per malattia) Ten. Col…»
Com’è possibile? Cosa sarà successo? Le due date, quella scritta dal nostro alpino sul foglio che qualcuno avrà fatto recapitare alla famiglia, e quella indicata come decesso dal ministero sono in palese contraddizione. Da parte mia credo a quella dell’alpino della classe 1911, richiamato per un battaglione Valle, imbarcato a Bari per il Montenegro. Spero vivamente che sia ritornato. Ma probabilmente è rimasto laggiú per sempre, tra quelle montagne aspre e nude, ma in altra data: in diverso combattimento. Ma se fosse ritornato oggi avrebbe ottantasei anni. Chissà… Anche questi frammenti di storia, queste vicende si possono rintracciare tra le carte che la gente butta nella spazzatura.